Fico della Mirandola

  • Bando “La Lumaca”, puntata 1

    La cucina di Schrödinger: fuori dalla gestione, dentro agli impianti

    Cappello introduttivo

    Questo è il primo di una serie di post con cui il Fico proverà a leggere il bando di gestione del futuro asilo che, per coerenza zoologica e velocità amministrativa, chiameremo “La Lumaca”.

    L’idea è semplice: meno inaugurazioni, più capitolati.
    Perché quando un Comune costruisce un edificio nuovo e poi ne mette a gara la gestione, la domanda non è solo “quanto costa?” oppure “chi se lo prende?”.

    La domanda vera è: ma questo edificio è stato progettato davvero per il tipo di gestione che il Comune sapeva già di voler fare, oppure prima si è gettato il cemento e poi si è cominciato a pensare?

    E qui, già alla prima lettura, salta fuori una meraviglia tutta mirandolese:
    La attuale maggioranza ama esternalizzare i servizi come certi devoti amano i santi patroni,
    perché quando realizza opere nuove sembra dimenticarsi di progettare anche le condizioni materiali dell’esternalizzazione?


    Il capitolato, a voler essere generosi, una cosa la spiega abbastanza bene.
    L’operatore economico gestisce il nido e tutta la sua allegra trincea quotidiana: personale educativo e ausiliario, materiali didattici, pulizie, cura dei bambini, lavanderia, manutenzione ordinaria, distribuzione dei pasti, apparecchiatura, sparecchiatura, pulizia e disinfezione delle aree in cui si mangia.

    Tradotto dal burocratese al mirandolese:
    al gestore viene affidata la vita vera dell’asilo.

    Quella fatta di pannolini, pennarelli, mocio, stoviglie, bavaglini, turni, piccoli guasti e grandi rogne.

    Poi però si arriva alla cucina.
    E lì il bando comincia a scricchiolare…

    Perché i documenti dicono che la fornitura dei pasti resta al Comune.
    “Tutto il necessario per l’espletamento del servizio mensa” lo mette la committenza.
    Il gestore invece prenota, somministra, prende e riporta i carrelli, assiste i bambini mentre mangiano e poi pulisce gli spazi dove il pasto si consuma.

    Cioè:
    il gestore non gestisce la cucina,
    ma si prende tutto ciò che ruota attorno al fatto che la cucina esista.

    Una genialata amministrativa quasi poetica:
    la cucina c’è, ma anche no.

    Sta nell’edificio, ma a metà fuori dalla gestione.
    Produce effetti, consumi, esigenze, problemi e costi, ma contrattualmente viene trattata come una creatura istituzionale semifantasma.

    Insomma: la cucina di Schrödinger.
    Fuori dalla gestione, dentro agli impianti.
    Non gestita, ma decisiva.
    Non tua, ma un po’ sì.

    Peccato che poi uno vada a leggersi il progetto edilizio e scopra che non stiamo parlando della macchinetta del caffè messa in un corridoio.
    No. Qui compare una cucina vera: cucina, dispensa, lavaggio stoviglie, locale dedicato, predisposizioni impiantistiche elettriche e idrauliche, piano di cottura con cappa, forno a vapore, lavastoviglie, frigorifero, freezer, tutta roba che consuma acqua ed energia, e non poca!

    Cioè: nel progetto dell’edificio la cucina non è un accessorio.
    Non è un soprammobile.
    Non è un optional messo lì per bellezza.
    È una funzione strutturalmente incorporata nel fabbricato.

    Ed è qui che il bando diventa un piccolo spettacolo di illusionismo.

    Perché da un lato ci raccontano una separazione gestionale elegante:
    i pasti li garantisce il Comune,
    il gestore distribuisce e pulisce,
    la TARI è a carico del gestore solo “per la parte in gestione”,
    la manutenzione straordinaria se la tiene il Comune,
    e le utenze di luce, acqua e gas passeranno al gestore

    solo quando verranno separate le utenze tra parte nido e parte cucina.

    Bellissimo.
    Pulito.
    Ordinato.
    Peccato che questa pulizia esista soprattutto nella fantasia del capitolato.

    Perché gli impianti, a differenza degli amministratori, non si impressionano davanti alle formule scritte bene.

    E infatti il progetto racconta un edificio NZEB (edificio a emissioni “quasi” zero), con pompa di calore aria/acqua, riscaldamento a pavimento, VMC, locale tecnico comune e soprattutto un fotovoltaico da 40 kWp pensato per compensare gran parte dei consumi dell’immobile.

    Tradotto: dal punto di vista energetico e impiantistico, qui non abbiamo due mondi separati che un giorno, da adulti, si divideranno civilmente le bollette.
    Qui abbiamo un organismo unico, nato per vivere come un organismo unico.

    E allora entra in scena lui:
    Salomone impiantistico.

    Solo che stavolta il bambino da tagliare in due non è un neonato conteso da due madri.
    Il bambino è l’edificio.
    Le due madri sono il nido e la cucina.
    E il Comune, invece di chiedersi prima come organizzare la convivenza, arriva dopo con la spada del capitolato e dice:
    “bene, adesso dividiamo tutto.”

    Peccato che pompa di calore, fotovoltaico, locale tecnico e quadri elettrici non si taglino in due con la spada della determina.

    Perché la domanda tecnica, quella seria, è semplice:
    come la fate davvero questa separazione?

    Con quali contatori?
    Con quali sottocontatori?
    Con quale criterio di riparto?
    Con quale contabilizzazione dell’energia autoprodotta dal fotovoltaico?
    Con quale faccia tosta si pensa di distinguere con precisione i consumi della cucina da quelli del resto del nido, quando il progetto nasce come sistema integrato?

    Perché una cosa è scrivere:
    “poi separiamo le utenze”.
    Un’altra è progettare da subito un edificio in cui quella separazione sia davvero misurabile, governabile, trasparente e credibile.

    Altrimenti siamo nel pieno della grande tradizione amministrativa padana:
    prima fai il progetto come viene,
    poi fai il bando come speri,
    poi affidi tutto alla Provvidenza, a un paio di contatori mai nati e a un elettricista con la pressione alta.

    Con il fotovoltaico unico, con gli impianti integrati e con la cucina già infilata nel corpo edilizio, la frase “poi separiamo” suona più o meno come questa:
    più avanti, con calma, provvederemo a separare il brodo dal dado.

    E qui arriva il pezzo politico.
    Perché nella relazione di progetto del 2023 si parla di economicità di gestione, ottimizzazione dei costi di manutenzione e di esercizio e attenzione all’intero ciclo di vita dell’edificio.

    Benissimo.
    Bellissime parole.
    Morbide.
    Responsabili.
    Quasi commoventi.

    Ma proprio per questo la domanda diventa ancora più cattiva:
    se nel 2023 si ragionava già sul ciclo di vita dell’edificio, e se nel 2023 la Lety era vicesindaca con delega alle opere pubbliche, com’è possibile arrivare al bando di gestione con una separazione tra nido e cucina evocata sul piano contrattuale ma ancora fumosa sul piano impiantistico?

    Perché a questo punto non siamo davanti a una grana caduta dal cielo sulla scrivania della sindaca all’ultimo minuto.
    No.
    Siamo dentro la stessa filiera politico-amministrativa che ha accompagnato l’opera mentre nasceva.

    E allora il punto non è solo:
    “oggi la Lety si trova il problema”.
    Il punto è:
    ma questo problema, quando l’opera veniva seguita sul fronte dei lavori pubblici, non doveva essere visto prima?

    Perché qui sta la contraddizione vera di Mirandola:
    il Comune ama esternalizzare,
    ma quando costruisce opere nuove sembra non progettare fino in fondo le condizioni concrete dell’esternalizzazione.

    Prima fai il contenitore.
    Poi scopri che dentro ci saranno soggetti diversi, costi diversi, oneri diversi, responsabilità diverse, bollette diverse.
    Prima il cemento.
    Poi il capitolato.
    Poi, se Dio vuole, la separazione delle utenze.
    Infine, a chiudere il cerchio, San Contatore Martire.

    E allora la sintesi di questa prima puntata sulla Lumaca è molto semplice:

    il capitolato distingue abbastanza bene chi fa cosa tra nido e cucina;
    il progetto distingue molto meno chi consuma cosa e chi paga cosa.

    E quando un Comune che vive di esternalizzazioni scopre troppo tardi di non aver progettato bene il confine tra i servizi, il rischio è che la gestione futura assomigli meno a un asilo moderno e più a un esperimento di spiritismo contabile con supporto elettrotecnico.

    Per ora, più che una separazione impiantistica, sembra una promessa affidata alla fede, alla burocrazia e a un santo che ancora aspetta la canonizzazione ufficiale:

    San Contatore Martire, protettore delle volture impossibili, dei sottocontatori immaginari e delle opere pubbliche pensate a metà.

    Fonti / documenti letti
    Determinazione n. 209 del 16/03/2026; Capitolato Speciale d’Appalto; relazione tecnico-economica di gara; Relazione Generale di progetto (Tav. 101 – REVA); Computo metrico estimativo (Tav. 112 – REVA).

  • 🎵 C’era una scuola molto carina

    (versione mirandolese) Sergio Neri feat Sergio Endrigo

    C’era una scuola molto carina
    senza giardino,
    senza cucina.

    Non si poteva correre fuori
    perché mancavano prato e fiori.

    C’erano ruspe, terra fresata,
    una montagna non ancora spianata.

    Cumuli alti quasi due metri
    che sembrano dune più che tappeti.

    Il prato?
    Arriverà, dicono piano.
    Magari con il bel tempo…
    l’anno prossimo o quello lontano.

    E la cucina?
    Per ora riposa,
    come una promessa un po’ misteriosa.

    Però la scuola è molto carina,
    dicono tutti dalla collina:

    “È quasi pronta, manca pochino,
    solo il giardino…
    e pure il fornellino.”


    🍐 Il Fico osserva

    Ora, il Fico lo dice subito:
    la scuola Sergio Neri è una cosa seria e importante.

    I lavori di adeguamento sismico, ampliamento ed efficientamento energetico sono stati un intervento necessario.
    Meglio una scuola sicura che una scuola vecchia.

    Su questo non si discute.

    Però.

    Come spesso accade nelle opere pubbliche mirandolesi, la realtà ha sempre quel piccolo dettaglio poetico che sfugge ai comunicati ufficiali.

    Per esempio.

    Nel comunicato si parla di consegna dell’edificio e di trasferimento dei bambini.
    Tutto molto ordinato, tutto molto istituzionale.

    Peccato che:

    • il giardino, a oggi, sembri più un campo arato che un’area giochi;
    • il prato è ancora un concetto filosofico;
    • e tra i cumuli di terra qualcuno giura di aver visto dune alte quasi due metri.

    Un piccolo Sahara pedagogico.

    La cucina invece, da quanto si racconta informalmente, pare essere entrata nella categoria delle entità quantistiche:
    esiste nel progetto, ma nella pratica è difficile da osservare.

    Un po’ come certe date di fine lavori.


    📋 Il dettaglio curioso

    Il Comune comunica che:

    • la consegna dell’immobile è prevista il 6 marzo
    • il trasferimento dei bambini il 16 marzo

    Quindi tutto è pronto.

    O quasi.

    Perché nel frattempo:

    • il giardino deve ancora diventare un giardino
    • e la cucina deve ancora diventare una cucina

    Ma a Mirandola siamo gente pratica.

    Se non c’è il prato si gioca sulla terra.
    Se non c’è la cucina si userà quella provvisoria del palacomini e pazienza se arriverà cibo freddo.

    Dopotutto siamo cresciuti con Sergio Endrigo.


  • Il sacrificio del casellino

    Nella pubblica amministrazione esistono decisioni strategiche.

    Piani urbanistici.
    Investimenti.
    Politiche per il territorio.

    E poi esistono decisioni ancora più profonde, quelle che toccano il vero motore della macchina pubblica: la macchinetta del caffè.

    Con la Determinazione n.168 del 3 marzo 2026 il Comune di Mirandola ha ridefinito la geografia dei distributori automatici nelle sedi comunali.

    Motivo ufficiale: la prossima riapertura del Palazzo Comunale storico in Piazza Costituente.

    Da qui la necessità di ridistribuire alcune macchinette attualmente presenti nella sede provvisoria di via Giolitti.

    La tabella allegata alla determina è, come spesso accade negli atti amministrativi, un piccolo esercizio di fantasia numerica

    — probabilmente figlio di un copia-incolla troppo entusiasta — ma la ricostruzione più plausibile è questa:

    in via Giolitti erano presenti tre coppie di distributori
    (caffè e snack).

    Con la riapertura del municipio storico una di queste coppie viene trasferita in Piazza Costituente.

    Fin qui nulla di drammatico.

    Le macchinette seguono il potere.

    Ma la vera notizia non è questa.

    La vera notizia è il sacrificio del casellino ferroviario di via Curiel.

    Per anni quel piccolo edificio ha ospita il servizio Promozione del Territorio e Accoglienza Turistica.

    Turisti (pochi).
    Mappe (tante, alcune anche belle).
    Dépliant (tanti).
    Gadget inutili (il posacenere portatile in plastica, i portachiavi…).

    E, soprattutto, una macchinetta del caffè.

    Ora però la determina stabilisce che quel distributore verrà trasferito all’Auditorium Rita Levi Montalcini, su richiesta di Emilia-Romagna Teatro.

    Il casellino perde la tazzina.

    Il turismo perde il caffè.

    Il teatro lo guadagna.

    Un perfetto riassunto delle priorità amministrative.

    Il piccolo presidio di accoglienza della città viene privato della sua unica infrastruttura caffeinica, mentre la macchina culturale istituzionale si rafforza con un nuovo distributore.

    È la redistribuzione delle risorse secondo il principio fondamentale della pubblica amministrazione locale:

    il caffè va dove c’è il potere.

    e l’assesorelfo ultime reduce della lega;
    con ombre che incombono sul suo operato, oramai del potere, conserva solo il ricordo.

    Così il glorioso ex casello ferroviario resta con le mappe e i dépliant.

    Ma senza macchinetta.

    Un dettaglio minimo, certo.

    Eppure incredibilmente simbolico.

    Perché a Mirandola può anche mancare una strategia turistica.

    Può anche mancare una tabella scritta bene dentro una determina.

    Ma una cosa è sicura.

    Quando c’è da redistribuire il caffè,
    l’amministrazione sa esattamente da dove prenderlo.


    Fonte

    Determinazione Comune di Mirandola
    n.168 del 03/03/2026
    “Concessione del servizio di somministrazione di alimenti e bevande mediante distributori automatici – modifica sedi servite”

  • Il Distretto della Disabilità… o il Distretto del Consenso?

    Piccolo derby tra la Lety e la Seppia finito nel verbale ufficiale

    I verbali amministrativi sono documenti meravigliosi.
    Scritti con la stessa vivacità narrativa del manuale della caldaia, dovrebbero raccontare solo cose tecniche: numeri, programmazioni, slide.

    E invece ogni tanto succede un piccolo miracolo:
    tra una riga e l’altra si intravede la politica vera.

    È quello che accade nel Comitato di Distretto del 2 febbraio, dove si parlava di un tema serissimo: servizi e politiche per la disabilità nell’Area Nord.

    Tema importante.
    Tema delicato.
    Tema che meriterebbe molto più di qualche slide.

    Ma nel mezzo della discussione emerge una parola interessante:

    il forum.


    Il forum che spunta dal nulla

    Dal verbale si scopre che gli assessori ai servizi sociali avevano iniziato a lavorare a un’idea: creare un forum sulla disabilità con le associazioni del territorio.

    Bellissimo.

    Partecipazione.
    Condivisione.
    Ascolto.

    Peccato che a un certo punto si capisca anche un’altra cosa:

    i sindaci non erano esattamente stati coinvolti prima.

    E infatti il presidente del distretto ricorda che servirebbe:

    maggiore coordinamento tra assessori e sindaci.

    Traduzione dal dialetto amministrativo della Bassa:

    prima di organizzare tavoli politici, magari fate un fischio a chi dovrebbe guidare il distretto.


    La Lety rincara la dose

    A questo punto interviene la Lety, con la calma istituzionale che si addice a una sindaca e con quella sua nota passione per il puntiglio, che nelle assemblee diventa spesso una sua vera arte marziale.

    Ricorda che:

    • serve coordinamento tra assessori e sindaci
    • gli inviti alle associazioni devono essere condivisi
    • bisogna evitare di vanificare il lavoro fatto.

    Tutto molto elegante.

    Ma il messaggio è chiarissimo:

    la regia politica sta ai sindaci.


    La Seppia chiarisce

    Subito dopo prende la parola l’assessora ai servizi sociali di Mirandola, la Seppia, quasi a difendersi.

    Ed è un dettaglio curioso: tra tutti gli assessori presenti è l’unica a intervenire durante quella parte della discussione.

    Il suo intervento nel verbale è molto breve:

    il lavoro svolto è stato informale.

    Quattro parole, registrate così, senza ulteriori spiegazioni.

    Una precisazione che arriva subito dopo l’intervento della Lety sul tema del coordinamento tra assessori e sindaci e sulla necessità che gli inviti alle associazioni siano condivisi.


    Il forum e il piccolo mercato del consenso

    Ed è qui che la faccenda diventa interessante.

    Perché un forum con le associazioni sulla disabilità non è solo un tavolo tecnico.

    Le associazioni su questi temi sono:

    • famiglie
    • volontari
    • operatori
    • reti sociali.

    In altre parole: territorio vero.

    E chi organizza tavoli, incontri e forum con quel mondo diventa inevitabilmente un riferimento politico per quella comunità.

    Per questo il passaggio nel verbale assume un significato particolare.

    Da una parte la Lety, che richiama il coordinamento tra sindaci e assessori.
    Dall’altra la Seppia, che precisa che il lavoro svolto con le associazioni è stato informale.

    Il forum sulla disabilità, per un attimo, smette di essere soltanto un tavolo tecnico.

    Diventa anche una questione di chi convoca, chi coordina e chi tiene i rapporti con il territorio.

    Dettagli.

    Ma nella politica locale sono proprio i dettagli che, qualche anno dopo, decidono chi guida il carro e chi porta la biada.


    Arriva la burocrazia e mette pace

    Per evitare che la seduta del distretto si trasformi in una discussione politica tra amministratori, interviene il presidente.

    La soluzione è quella classica delle assemblee:

    l’incontro con le associazioni verrà convocato ufficialmente dall’Ufficio di Piano.

    Così:

    • la politica smette di pizzicarsi (almeno in distretto)
    • la burocrazia rimette il coperchio

    Morale della riunione

    Si parlava di disabilità.
    E per fortuna.

    Ma per qualche minuto il verbale ha fatto intravedere anche un’altra cosa:

    le dinamiche interne alla politica locale.

    Quelle che nei documenti ufficiali non si raccontano mai davvero.

    Ma che ogni tanto, tra una riga e l’altra, si leggono lo stesso.


    Fonte

    Verbale Comitato di Distretto di Mirandola – seduta del 2 febbraio 2026, protocollo Comune di Mirandola n. 7315/2026.

  • Una doccia fredda a Quarantoli

    Ci sono opere pubbliche che cambiano il volto di una città.
    Ponti, piazze, teatri.

    E poi ci sono quelle che cambiano la temperatura delle docce.

    A Quarantoli, nella palestra Muhammad Alì, l’epopea amministrativa degli spogliatoi ha raggiunto un nuovo capitolo. Tutto parte con una missione apparentemente semplice: sostituire dodici miscelatori doccia.

    Un intervento da 9.516 euro.
    Dodici docce. Dodici miscelatori. Fine della storia.

    O almeno così si pensava.

    Quando gli operai iniziano i lavori, rimuovono il rivestimento in maiolica e fanno una scoperta che definire sorprendente è poco: dietro le piastrelle le pareti in cartongesso sono deteriorate.

    Il muro, in sostanza, ha deciso di non fare più il muro.

    La determina spiega con tono sobrio che il deterioramento non era riscontrabile se non a seguito delle demolizioni.

    Tradotto dal burocratese:
    per capire che il muro era marcio bisognava prima demolirlo.

    A questo punto però nasce un piccolo problema tecnico.

    I nuovi miscelatori non possono essere installati perché le pareti non sono più affidabili. E quindi bisogna rifarle.

    Non un rattoppo.
    Una vera rinascita muraria:

    • demolizione del cartongesso deteriorato
    • smaltimento macerie
    • nuove pareti in Aquaroc cemento
    • impermeabilizzazione
    • nuovo rivestimento in ceramica
    • modifiche alle tubazioni.

    Insomma: per cambiare i rubinetti si rifà mezza doccia.

    Il Comune apre una trattativa diretta sul MEPA.

    Base d’asta: 12.000 euro.

    E qui il mercato dimostra una precisione quasi svizzera.

    L’offerta presentata è esattamente 12.000 euro.

    Non 11.950.
    Non 11.999.

    Dodicimila.
    Il libero mercato, quando vuole, sa essere preciso.

    Naturalmente l’incarico viene affidato alla stessa ditta che stava già lavorando. La determina spiega che far lavorare due imprese nello stesso spazio sugli stessi impianti sarebbe complicato e rischioso.

    Una prudenza comprensibile.

    Nessuno vuole assistere a una rissa edilizia negli spogliatoi della palestra, con idraulici e muratori che si contendono il soffione doccia come in una partita di pallanuoto.

    Il risultato finale è che il lavoro nato per sostituire dodici miscelatori da 9.516 euro si trasforma in un intervento complessivo da 24.156 euro.

    Ventiquattromila euro per dodici docce.

    Circa duemila euro a doccia.

    Una cifra che colloca gli spogliatoi di Quarantoli in una fascia di mercato molto interessante, a metà tra la spa alpina e il centro benessere termale.

    Naturalmente qualcuno potrebbe chiedersi perché i lavori siano stati affidati alla stessa ditta anche per l’intervento aggiuntivo. Il Comune però lo spiega con grande chiarezza giuridica: si tratta di lavori complementari, e avere due imprese nello stesso cantiere sarebbe stato troppo rischioso.

    Immaginate la scena: due squadre di operai nello stesso spogliatoio, una che smonta il cartongesso e l’altra che monta il miscelatore, con inevitabili conflitti di competenza e forse anche qualche regolamento di conti a colpi di cazzuola e chiave inglese.

    Per evitare questa guerra civile edilizia la determina richiama con solennità l’articolo 49 comma 4 del Codice degli Appalti, precisando inoltre che non si tratta in alcun modo di frazionamento artificioso.

    Del resto lo schema è semplice: prima un affidamento, poi un affidamento integrativo. Una pratica perfettamente comune nelle manutenzioni pubbliche, dove spesso il lavoro più interessante comincia proprio dopo che il lavoro è già iniziato.

    Anche perché la ditta incaricata è una termotecnica, chiamata inizialmente per cambiare dodici miscelatori, ma che nel frattempo si è ritrovata a demolire cartongesso, rifare pareti, impermeabilizzare muri e posare piastrelle. Segno che a Quarantoli, quando si parte per cambiare un rubinetto, si finisce inevitabilmente per rifare mezza doccia.

    Ma la vera perla della determina arriva alla fine, quando compare una tabella fiscale degna di un reattore nucleare: reverse charge, split payment e percentuali al centesimo applicate alle docce della palestra.

    Per lavarsi dopo l’allenamento servirà forse solo aprire il rubinetto.

    Per capire come funziona la contabilità, invece, probabilmente servirà un commercialista.

    Così a Quarantoli si compie l’ennesimo piccolo miracolo amministrativo:
    si parte per cambiare un miscelatore e si finisce per rifare il muro.

    E alla fine la vera domanda resta una sola.

    L’acqua sarà calda o fredda?

    Perché a giudicare dalla determina,
    la doccia fredda è già arrivata.


    Fonti

    Determinazione n. 178 del 05/03/2026
    Comune di Mirandola – Settore Territorio Ambiente e Lavori Pubblici
    Affidamento lavori aggiuntivi docce palestra Muhammad Alì, Quarantoli.

  • 🎭 TEATRO NUOVO

    Dramma teatrale in tre atti e quattro varianti

    Ci sono cantieri pubblici.
    E poi ci sono quelli che, con il passare degli anni, smettono di essere semplicemente cantieri e diventano una forma di teatro amministrativo permanente.

    Il Teatro Nuovo di Mirandola, a questo punto, appartiene chiaramente alla seconda categoria.

    Con la Determina n.171 del 5 marzo 2026 il Comune ha concesso un’ulteriore proroga dei lavori, fissando il nuovo termine al 31 luglio 2026.

    A prima vista sembra la solita proroga tecnica.

    Ma leggendo gli atti con un minimo di attenzione si scopre che questa proroga ha una funzione molto precisa: prendere tempo.

    Tempo per cosa?

    Per aspettare l’approvazione della Variante n.4.

    Il direttore dei lavori lo scrive con grande tranquillità nel proprio parere tecnico: la perizia è ancora in corso di approvazione, mentre la Regione Emilia-Romagna ha chiesto integrazioni alla documentazione presentata dal Comune.

    In altre parole: il cantiere è arrivato a un punto in cui alcune lavorazioni non possono essere completate senza quella variante.

    Quindi si proroga.

    Non perché il lavoro sia finito.

    Non perché il lavoro sia quasi finito.

    Ma perché il progetto non è ancora stabilizzato.

    E così la nuova data del 31 luglio 2026 assomiglia molto meno a una fine lavori e molto di più a una data di attesa burocratica: il tempo necessario perché la Variante n.4 venga approvata e il cantiere possa capire cosa deve fare davvero.

    Nel frattempo il clima attorno al teatro è diventato tutt’altro che sereno.

    Il Comune ha infatti appena dovuto ingoiare un lodo arbitrale superiore ai 900 mila euro complessivi proprio nella vicenda del Teatro Nuovo, perso contro l’impresa esecutrice.

    E come se non bastasse ha annunciato l’intenzione di avviare azioni legali contro progettisti e direzione lavori.

    Il risultato è un cantiere che si muove dentro un clima di sfiducia totale:

    • il Comune diffida dei tecnici
    • i tecnici difendono le proprie scelte
    • l’impresa ha già vinto un arbitrato
    • e nel mezzo resta il teatro.

    In questo contesto diventa molto più chiara anche una frase della determina di proroga: il rinvio dei termini viene concesso senza riconoscere nuovi diritti economici all’impresa.

    Traduzione molto semplice:
    il Comune non ha nessuna intenzione di aprire il portafoglio.

    Nel frattempo, sotto il livello delle determine, succede qualcosa di ancora più interessante.

    Nei sotterranei del teatro è comparsa acqua.

    Non una perdita banale.

    Non una tubazione individuata.

    Acqua.

    Nel settembre 2025 si verificano allagamenti nei locali seminterrati, nella zona della platea e della fossa orchestra.

    E il dettaglio più straordinario di tutta la vicenda è scritto nero su bianco negli atti: non è certa la provenienza delle infiltrazioni.

    C’è acqua.

    Ma non si sa da dove arrivi.

    Quando in un edificio storico compaiono infiltrazioni di origine ignota proprio nelle zone delle fondazioni, e la risposta tecnica è ordinare impermeabilizzazioni e perfino interventi di consolidamento strutturale sul prospetto sud, la parola “dramma” assume improvvisamente un significato molto concreto.

    E mentre sopra il teatro si discute di varianti, proroghe e responsabilità legali, nei sotterranei qualcuno prova a fare chiarezza.


    Intermezzo investigativo

    Scena: locali seminterrati del Teatro Nuovo. Una lampada da cantiere illumina un tavolo di plastica. Sopra il tavolo una provetta con un campione dell’acqua misteriosa.

    Entra in scena l’Agente n.20/bis della Polizia Ducale.

    Impermeabile troppo lungo.
    Taccuino d’ordinanza.
    Aria severa.

    Appoggia il fascicolo sul tavolo.

    Accende la lampada.

    Guarda la provetta.

    «Bene.»

    Pausa.

    «Cominciamo dalle cose semplici.»

    Sfoglia il fascicolo.

    «Nome.»

    L’acqua non risponde.

    L’agente annota.

    «Capisco. Collaborazione limitata.»

    Seconda domanda.

    «Da dove provieni?»

    Silenzio liquido.

    «Falda? Condotta? Infiltrazione geologica?
    Qualche passaggio segreto sotto le fondazioni lato sud?»

    L’acqua resta immobile.

    L’agente si avvicina.

    «Guarda che qui abbiamo già ordinato impermeabilizzazioni, consolidamenti strutturali e una Variante n.4 che non vede l’ora di conoscerti.»

    Nessuna risposta.

    L’agente sospira.

    Chiude il fascicolo.

    Prova l’ultima carta.

    Si piega verso la provetta.

    Abbassa la voce.

    «Va bene. Cambiamo argomento.»

    Pausa.

    «Tu per caso sai chi è il Fico?»

    Silenzio.

    L’acqua non tradisce nessuno.

    L’agente spegne la lampada e annota sul verbale:

    “Il campione d’acqua mantiene il massimo riserbo.
    Probabilmente molto ben informato.”


    Ultimo atto

    Così il Teatro Nuovo resta sospeso.

    I lavori aspettano la Variante n.4.
    La Variante n.4 aspetta le integrazioni.
    Le integrazioni aspettano gli uffici.

    Nel frattempo sotto il teatro scorre acqua di origine sconosciuta e sopra il teatro scorre una guerra legale tra Comune, tecnici e impresa.

    Per ora la nuova data scritta sul cartello del cantiere è 31 luglio 2026.

    Ma la sensazione, leggendo gli atti, è piuttosto chiara.

    Il teatro resta chiuso.

    E qui, a Mirandola, gli atti amministrativi diventano essi stessi lo spettacolo.


    Fonti

    • Determinazione Comune di Mirandola n.171 del 05/03/2026 – proroga dei termini dei lavori del Teatro Nuovo
    • Parere del Direttore dei Lavori Arch. Henry Gallamini del 25/02/2026 sulla richiesta di proroga
    • Richiesta di proroga dell’impresa Edilstrade Building S.p.A. del 24/02/2026 con descrizione delle infiltrazioni e delle lavorazioni integrative
  • M.A.M.M.A.Museo Arte Moderna Mirandolese all’Aperto

    Titolo dell’opera:
    Mirandola Pulita

    Autore:
    Ignoto (scuola del “Scarica e scappa”)

    Anno:
    Contemporaneo (quasi 3 settimane)

    Tecnica:
    Elettrodomestico dismesso su pavimentazione urbana con installazione laterale di sacchi polimaterici.

    Descrizione dell’opera
    Questa potente installazione urbana indaga il rapporto tra civiltà domestica e spazio pubblico.
    La lavatrice, privata del proprio coperchio come un moderno sarcofago industriale, dialoga con i sacchi di rifiuti creando una composizione spontanea che riflette sul tema eterno della responsabilità collettiva.

    L’opera è stata realizzata secondo la più diffusa tecnica dell’arte contemporanea mirandolese: l’abbandono notturno anonimo.

    La collocazione in Via Cavour ne rafforza il valore simbolico: il centro cittadino diventa così galleria espositiva permanente di oggetti che hanno concluso il proprio ciclo di lavaggio.

    Nota curatoriale
    Il M.A.M.M.A. ricorda ai visitatori che opere di questo tipo non nascono da sole: qualcuno le trasporta, le posiziona e poi scompare nella notte.

    Forse, tra un interrogatorio e l’altro, anche la Polizia Ducale potrebbe dedicare qualche minuto alla ricerca dell’artista.
    Magari con una piccola retrospettiva sanzionatoria direttamente a domicilio.

  • 📬 LA NEWSLETTER STRATEGICA DELLA REPUBBLICA DI MIRANDOLA

    Il Comune di Mirandola ha deciso di innovare la comunicazione pubblica.

    Lo ha fatto con una determinazione dirigenziale del 27 febbraio 2026, con cui viene acquistata la piattaforma di email marketing Mailchimp per la gestione della newsletter dell’Indicatore Mirandolese.

    Una piattaforma professionale.

    Pensata per:

    • segmentazione avanzata degli utenti
    • automazioni di marketing
    • ottimizzazione degli orari di invio
    • test multivariati
    • gestione di pubblici multipli

    Una roba che normalmente usano aziende che vendono prodotti in mezzo mondo.

    Mirandola invece la usa per fare una cosa molto più sofisticata.

    Mandare una mail con i link degli articoli della settimana.


    📜 La determina

    Il documento amministrativo racconta una storia interessante.

    Nei primi mesi del 2026 il Comune attiva un piano Mailchimp da 1500 contatti per la gestione della newsletter dell’Indicatore Mirandolese, il periodico di informazione del Comune.

    Poi qualcuno guarda i numeri.

    E scopre che non serve.

    Perché la mailing list reale è molto più piccola.

    Così da marzo il piano scende a 500 contatti.

    Traduzione amministrativa:

    la newsletter dell’Indicatore Mirandolese, il periodico del Comune di Mirandola, ha meno di 500 iscritti (tra cui il sottoscritto).

    In una città da oltre 23.000 abitanti.


    📊 Il grande progetto digitale

    Nel frattempo il giornale cartaceo comunale dichiara con orgoglio:

    tiratura 16.000 copie.

    Quindi abbiamo questo sistema comunicativo:

    • 16.000 copie cartacee
    • meno di 500 email digitali

    La trasformazione digitale, ma con prudenza.


    🔁 Il contenuto della newsletter

    La newsletter si chiama:

    “7 giorni a Mirandola”.

    Dentro troviamo:

    • titolo dell’articolo
    • link
    • titolo dell’articolo
    • link
    • titolo dell’articolo
    • link.

    Fine.

    Sono esattamente gli stessi articoli che durante la settimana sono già comparsi:

    • sul sito del Comune
    • sulla pagina Facebook
    • su Instagram
    • spesso rilanciati da assessori e uffici vari.

    Poi arriva la newsletter.

    Che informa il cittadino di una cosa sorprendente:

    gli articoli esistono.


    🎭 INTERMEZZO TEATRALE

    (Ufficio comunicazione del Comune)

    LETY
    Allora, questa newsletter… è strategica?

    SOCIAL MEDIA MANAGER
    Molto strategica.

    LETY
    E cosa contiene?

    SOCIAL MEDIA MANAGER
    Gli articoli del sito.

    LETY
    Ma quelli non li abbiamo già pubblicati?

    SOCIAL MEDIA MANAGER
    Sì.

    LETY
    E sui social?

    SOCIAL MEDIA MANAGER
    Sì.

    LETY
    E allora perché la mandiamo?

    SOCIAL MEDIA MANAGER
    Per ricordare che esistono.

    LETY
    Geniale.

    (sipario)


    🧠 La tecnologia

    Mailchimp è una piattaforma progettata per fare marketing avanzato.

    Permette di:

    • segmentare gli utenti
    • personalizzare i contenuti
    • creare automazioni
    • costruire funnel di comunicazione.

    Qui invece viene utilizzata per:

    spedire una lista di link.

    È un po’ come comprare un Airbus A320 per andare a prendere il pane al forno di via Roma.

    Il mezzo funziona benissimo.

    Ma forse bastava la bicicletta.


    🧾 Il vero problema della determina

    Il punto non sono i 424 euro.

    Il punto è la distanza tra:

    i mezzi
    e
    la realtà.

    La determina parla di:

    • gestione automatizzata
    • analisi del pubblico
    • strumenti avanzati di comunicazione.

    Poi apri la newsletter.

    E trovi un indice settimanale del sito.


    📌 Il risultato finale

    Alla fine la newsletter svolge una funzione molto precisa.

    Non informare.

    Non analizzare.

    Non comunicare.

    Ma semplicemente ricordare che:

    il sito è stato aggiornato.

    Una funzione nobile.

    Un po’ come se il Comune installasse un megafono in piazza per annunciare ogni venerdì:

    “Attenzione cittadini, su internet ci sono delle cose, scritte da noi che parlano bene di noi, che vi abbiamo già propinato in tutte le salse possibili.”


    🪶 Morale

    La determina parla di innovazione digitale.

    La newsletter parla di link.

    Nel mezzo c’è la macchina amministrativa che, con grande serietà, mette in moto una piattaforma di marketing internazionale per produrre:

    una mail con nove collegamenti ipertestuali.

    E così Mirandola entra nel futuro.

    Con calma.

    Molto lentamente.

    Come tutte le grandi rivoluzioni.


    Fonti

    • Determinazione del Settore I – Affari Generali, Controlli, Partecipate e Servizi Informatici n.160 del 27/02/2026: Affidamento della fornitura della licenza d’uso del software Mailchimp per la gestione della newsletter per l’annualità 2026
    • Preventivo Bitzen S.r.l. prot. n. 8993 del 25/02/2026 relativo alla licenza Mailchimp Standard
    • Newsletter settimanale “7 giorni a Mirandola” inviata tramite piattaforma Mailchimp
    • Sito web del periodico comunale: indicatoreweb.it
  • La vita difficile di soloMeh..rda

    Per tre giorni il moderatore automatico della pagina si è preso una piccola vacanza.

    Tre giorni.

    Il tempo necessario perché nei commenti comparisse tutto il repertorio:
    insulti personali, lezioni di morale, diagnosi psicologiche improvvisate.


    Il grande classico della retorica locale:

    👉 l’attacco personale.

    Per questo, onde evitare di essere accusato di censura, pubblico qui qualche perla comparsa sotto i post.

    Così anche il povero soloMeh..rda potrà finalmente godersi
    la meritata visibilità.

    Del resto Mirandola è un paese piccolo.
    E bisogna aiutare i più sfortunati.

  • Ogni albero conta

    (ma qualcuno continua a contarli male)

    A Mirandola sta accadendo una cosa curiosa.

    Il Comune ha deciso di piantare nuovi alberi.

    Una notizia che, dopo la stagione delle motoseghe di Via Piave e Viale Gramsci, è stata accolta con una certa prudenza dalla popolazione.

    Non entusiasmo.
    Prudenza.

    Perché a Mirandola gli alberi hanno ormai sviluppato una forma di esistenza particolare:

    prima vengono abbattuti,
    poi discussi,
    poi ripiantati,
    poi ridiscussi.


    Il mistero delle due pianificazioni

    I documenti raccontano una storia interessante.

    Da una parte c’è il progetto della Ciclovia del Sole, gestito dalla Provincia.

    Dall’altra il Comune che avvia un appalto per nuove piantumazioni.

    Due interventi distinti.
    Due pianificazioni parallele, che come ci hanno insegnato alle medie non si incontrano mai.
    Due uffici che, apparentemente, hanno scoperto l’esistenza reciproca con lo stesso stupore con cui gli esploratori medievali scoprivano nuove rotte commerciali.

    Il dialogo tra i due livelli istituzionali sembra infatti essere iniziato solo dopo la grande ondata emotiva seguita agli abbattimenti di Via Piave e Viale Gramsci.

    Tradotto:

    prima si sega,
    poi si parla.

    Una procedura amministrativa molto efficiente, figlia di una politica che non fa quello deve fare: coordinare e supervisionare, possibilmente prima che la frittata venga fatta.


    Via Piave: il viale botanico sperimentale

    Il caso di Via Piave merita un capitolo a parte.

    Se il piano verrà realizzato come indicato nei documenti, il viale rischia di diventare una sorta di esperimento agronomico a cielo aperto.

    La situazione prevista è questa:

    da un lato del viale continueranno a vivere le robinie superstiti.

    Dall’altro lato arriveranno i carpini previsti dal progetto della ciclovia.

    E qua e là compariranno anche qualche leccio previsto dall’appalto comunale.

    Tre specie diverse nello stesso viale.

    Una soluzione sicuramente interessante per un orto botanico.

    Un po’ meno per un viale urbano, dove normalmente si tende ad avere una specie dominante, in modo da garantire:

    • coerenza paesaggistica
    • crescita uniforme
    • gestione agronomica più semplice.

    Ma Mirandola non è una città qualsiasi.

    Mirandola è una città che sperimenta.


    Piazza Costituente e Via Pico: quando i numeri non tornano

    Unaltro problema emerge però nel centro storico.

    Il Fico ha fatto una cosa estremamente radicale.

    Ha contato gli alberi.

    Sul listone risultano mancanti cinque piante:

    • una davanti a Casa Focherini
    • una poco dopo Busuoli
    • una quasi di fronte al Teatro
    • due nella zona più vicina al Municipio

    Totale:

    cinque alberi mancanti.

    Peccato che nel frattempo la realtà urbana abbia seguito un’altra strada.

    Tre delle aiuole che ospitavano questi alberi sono state cancellate.

    Una è stata portata a raso e riempita di ghiaia. (azione che sembra propedeudica ad una asfaltatura)

    Le altre due sono state ricoperte con la pietra della pavimentazione.

    Un intervento urbanistico molto efficace.

    Prima sparisce l’albero.

    Poi sparisce l’aiuola.

    Infine sparisce anche il ricordo che lì dovesse esserci qualcosa di vivo.


    Via Pico: il conto continua

    In Via Pico la situazione è più lineare.

    Le piante mancanti sono almeno due:

    • una vicino al civico 54
    • una davanti alla ex Locanda dei Pico

    Facendo la somma delle due strade il risultato sarebbe semplice:

    sette alberi mancanti.

    Se però si guardano gli spazi che non sono stati nel frattempo pietrificati o ghiaiati, i posti realmente disponibili fra il Listone e via Pico sembrano essere circa quattro.

    Ed è qui che arriva la magia amministrativa.


    Il misterioso numero sei

    Nel capitolato comunale le nuove piantumazioni previste per Piazza Costituente e Via Pico sono:

    sei alberi.

    Un numero affascinante.

    Perché:

    • non coincide con gli alberi mancanti storici (7)
    • non coincide nemmeno con gli spazi superstiti (circa 4).

    È un numero intermedio.

    Una via di mezzo tra memoria urbana e fantasia progettuale.

    Probabilmente il risultato di un’antica disciplina amministrativa molto diffusa nelle pianificazioni pubbliche:

    il ‘ndo cojo cojo.


    La variante di ottobre della Provincia

    C’è però un dettaglio tecnico che merita attenzione.

    Le ripiantumazioni previste lungo il tracciato della ciclovia non fanno parte del progetto originario.

    Arrivano infatti da una perizia di variante approvata nell’ottobre 2025 dalla Provincia di Modena, quando i lavori erano già in corso e, soprattutto, quando a Mirandola il rumore delle motoseghe aveva iniziato a produrre un effetto collaterale imprevisto:
    i cittadini che protestano.

    A quel punto è accaduto uno dei fenomeni più affascinanti della pubblica amministrazione.

    Gli alberi, improvvisamente, sono tornati a essere un tema.

    Le criticità emerse durante i lavori, unite alle osservazioni – diciamo così – piuttosto energiche arrivate dal territorio, hanno portato alla revisione del progetto.

    Nel caso di Mirandola la variante introduce alcune modifiche significative:

    • riduzione degli abbattimenti di alberature previsti inizialmente
    • previsione di nuove piantumazioni compensative decisamente più corpose rispetto al progetto originario.

    In altre parole: dopo lo scalpore delle proteste, qualcuno ha iniziato a chiedersi se forse, ma proprio forse, si potesse fare qualche aggiustamento.

    In particolare la variante prevede:

    • 35 platani resistenti al cancro colorato su Viale Gramsci
    • 38 carpini lungo Via Piave.

    Queste piantumazioni fanno quindi parte della variante di progetto, arrivata dopo il piccolo terremoto civico delle proteste.


    Cronologia delle motoseghe

    Per capire davvero cosa è successo basta mettere in fila i fatti.

    1. Progetto della ciclovia
      con abbattimenti di alberature lungo Via Piave e Viale Gramsci.
    2. Avvio dei lavori e abbattimenti
      che generano una forte reazione pubblica.
    3. Sopralluoghi e richieste dei Comuni
      che portano alla revisione del progetto,( tenuti nascosti alla popolazione ed ai comitati).
    4. Variante provinciale di ottobre 2025
      con nuove piantumazioni (idem come sopra).
    5. Appalto comunale per le nuove alberature
      che introduce ulteriori piantumazioni sul territorio, ma che non sembra tener conto della evoluzione della situazione ovverosia dei recentissimi cambiamenti avvenuti su le aiuole del listone e della modifica del progetto della provincia su via Piave

    Una sequenza molto istruttiva.

    Prima si sega.
    Poi si discute.
    Poi si corregge (male) il progetto.

    Perché tutto ciò?
    a causa di dipendenti cattivi?
    o per mancanza di coordinamenti sia esterno che interno?


    Il vero nodo: gli uffici che non si parlano

    Tutto questo porta alla domanda più importante.

    Prima Mirandola non ha parlato con la provincia e si è trovata a gestire abbattimenti e reazioni pubbliche.

    Dopodiché all’interno del comune esistono due funzioni che dovrebbero lavorare insieme:

    • Lavori Pubblici
    • Verde Urbano

    Formalmente il verde urbano è parte dello stesso settore.

    Nella pratica, a volte sembra una creatura che vive su un altro pianeta.

    Il risultato sono situazioni come queste:

    • alberi abbattuti prima di verificare se si potevano salvare
    • aiuole eliminate senza aggiornare i progetti di ripiantumazione
    • viali progettati con tre specie diverse senza una logica complessiva.

    Non serve un miracolo amministrativo per evitarlo.

    Basterebbe una cosa molto semplice.

    Far parlare tra loro gli uffici prima di accendere la motosega, o la stampante.
    E chi dovrebbe farlo?
    L’assessore, il sindaco oppure Thor?


    Una piccola vittoria

    Eppure, nonostante tutto, qualcosa è cambiato.

    Fino a pochi anni fa gli alberi venivano abbattuti senza che nessuno se ne accorgesse.

    Oggi invece:

    • si contano
    • si discutono
    • si pretendono ripiantumazioni.

    Il piano attuale è certamente sgangherato.

    Ma esiste.

    E se esiste è anche perché negli ultimi mesi qualcuno ha iniziato a ripetere con una certa ostinazione una frase molto semplice.

    Una frase che sembra aver iniziato a filtrare anche negli uffici comunali.

    La frase è questa:

    ogni albero conta.

    Anche quando qualcuno continua a contarli male.


    Fonti

    Provincia di Modena – Determinazione n. 2139 del 02/10/2025
    “Ciclovia del Sole Verona–Firenze – tronchi 7 e 9 – approvazione modifica contrattuale e nuovo quadro economico”.

    Comune di Mirandola – Determinazione n. 144 del 24/02/2026
    Affidamento prestazione per nuove piantumazioni di specie arboree sul territorio comunale.

    Comune di Mirandola – Foglio Patti e Condizioni
    Servizio di piantumazione di specie arboree anno 2026.