
A San Giacomo Roncole è successa una cosa rara, quasi commovente: una di quelle piccole epifanie amministrative che a Mirandola possono verificarsi solo quando la macchina comunale arriva talmente in ritardo da lasciare alla natura il tempo non solo di protestare, ma di progettare, eseguire, collaudare e consegnare l’opera prima ancora che qualcuno riesca a capire in quale faldone sia finita la pratica.
Perché qui non ha funzionato un ufficio, non ha funzionato un cronoprogramma, non ha funzionato una convenzione urbanistica, non ha funzionato un progetto definitivo.
Ha funzionato un bosco.
C’era un parcheggio da costruire, c’erano piani, proroghe, fideiussioni, incarichi, protocolli, planimetrie, pareri, allegati, sedute di Giunta e tutta la piccola liturgia dell’urbanistica comunale, quella in cui ogni cosa sembra sempre sul punto di accadere e invece resta sospesa per anni nella nebbia mirandolese del “provvederemo”, “valuteremo”, “completeremo”.
Poi, mentre la burocrazia cercava ancora il fascicolo giusto, è arrivato il verde.
Senza determina, senza CIG, senza CUP, senza parere contabile, senza videoconferenza su Zoom, senza comunicato stampa e senza taglio del nastro, prima è spuntato un arbusto, poi un albero, poi altri alberi, poi radici, ombra, suolo permeabile, vita, e alla fine, dove il vecchio PIP Nord di via di Mezzo voleva piazzare il famoso “parcheggio grande”, è cresciuto un bosco.
Il progetto umano voleva asfaltare.
Il progetto vegetale ha germogliato.
E ha vinto lui.
Il Piano nasce nel 2000, il lotto viene assegnato nel 2001, le opere dovevano essere completate entro il 2011, poi arrivano proroghe, altre proroghe, fino all’escussione della fideiussione nel 2018, e mentre l’amministrazione continuava a completare i verbi al futuro, il bosco completava sé stesso al presente.
Il capolavoro, però, arriva nel 2024.
Perché nel 2024 — non nel 2004, non nel 1998, non durante il Regno delle Due Sicilie — viene ancora depositato un progetto definitivo per completare quelle opere, con un quadro economico da 473.306,68 euro, di cui 375.660,90 euro di lavori, e dentro c’era ancora lui, il parcheggio grande: quello da fare proprio dove nel frattempo era nata un’area verde naturale, permeabile, con piante di alto fusto.
Nel 2024, mentre il mondo parlava di consumo di suolo, desigillazione, mitigazione climatica, aree verdi e filtri ecologici, a Mirandola qualcuno stava ancora inseguendo una planimetria del 2000 come se fosse una tavola della legge scesa dal monte Sinai con allegato computo metrico.
Peccato che i numeri, quei maleducati, dicano altro.
I posti auto previsti dal vecchio piano erano 290, quelli già realizzati sono 246, quelli necessari secondo gli standard urbanistici sono 89: ottantanove. Cioè il Comune aveva già quasi il triplo dei parcheggi necessari, ma nel 2024 si ragionava ancora come se mancasse l’ultimo tassello della civiltà occidentale: altri 73 posti auto, da ricavare sacrificando circa 3.350 metri quadrati di area verde naturale permeabile.
E non basta, perché gli atti dicono pure che i parcheggi esistenti sono utilizzati per circa il 50% e solo durante le ore lavorative: quindi il parcheggio grande non serviva agli standard, non serviva alle aziende, non serviva nemmeno alle auto, che infatti avevano già espresso parere contrario con assenza qualificata.
Ma il vecchio disegno prevedeva anche il famoso parco lineare, cioè un parchetto pubblico attrezzato che gli stessi atti descrivono come area “interclusa e lontana da abitazioni”, con conseguente difficoltà di gestione.
In pratica: prima si voleva abbattere un bosco spontaneo e funzionante, poi costruire un parcheggio sostanzialmente inutile, e dietro metterci pure un parchetto isolato, poco sorvegliabile, difficile da gestire. Una specie di natura sintetica prodotta dopo aver eliminato quella originale.
Urbanistica livello Mirandola: togliere un bosco vero per costruire un parcheggio vuoto e un parchetto problematico.
È come buttare via una gallina viva perché il regolamento del 2000 prevedeva un uovo in plastica.
Poi, nel 2026, arriva finalmente il DOCFAP e scopre l’ovvio con timbro, protocollo e firma digitale: forse è meglio non asfaltare il bosco, forse è meglio tenerlo, forse è meglio sistemarlo, forse è meglio smetterla di inseguire un parcheggio superfluo e un parchetto intercluso che già sulla carta sembrava chiedere aiuto.
E qui arriva la beffa più bella: la natura non ha solo battuto la burocrazia sul piano urbanistico e persino sul tempo, arrivando prima, crescendo prima e dando una funzione a un vuoto prima che il Comune riuscisse a trasformarlo in un altro problema.
La natura ha fatto anche risparmiare il Comune.
L’opzione del 2024 viaggiava infatti su 473.306,68 euro. La nuova opzione, quella che mantiene il bosco, sistema l’area verde, realizza il percorso e l’arredo urbano, sta a 117.640,12 euro.
Ballano più di 355 mila euro.
Tradotto: il bosco ha fatto una variante migliorativa prima ancora che qualcuno gliela chiedesse, ha ridotto il consumo di suolo, ha evitato un parcheggio inutile, ha cancellato un parchetto intercluso, ha creato un filtro verde, ha abbassato i costi e ha lasciato risorse della fideiussione disponibili per altre opere di urbanizzazione.
Però, siccome siamo a Mirandola, anche accorgersi dell’ovvio ha un costo.
Quel progetto definitivo del 2024 non è piovuto dal cielo come una foglia secca: dietro c’è l’incarico professionale conferito nel 2019 all’ingegner Pullè per progettazione definitiva-esecutiva, direzione lavori, contabilità e coordinamento della sicurezza, con compenso complessivo di 18.905,12 euro.
E poi, a fine 2025, arriva un’altra determina ancora più gustosa: siccome in circa vent’anni di disuso si è sviluppato un vero e proprio bosco urbano naturale, ma ormai inselvatichito, con rovi, sterpaglie e arbusti che bloccano il passaggio e limitano la visibilità, serve pulire l’area per permettere una qualche valutazione sul successivo livello progettuale.
Costo della traduzione dal linguaggio degli alberi al linguaggio degli uffici: 6.032,90 euro.
In pratica: prima paghiamo per progettare il completamento del vecchio disegno, poi 2024 arriva un progetto definitivo ancora agganciato a quella logica, poi ci accorgiamo che il territorio non era rimasto fermo ad aspettare il timbro comunale, poi paghiamo anche per entrare fisicamente nel bosco e capire come modificare il progetto.
Totale della pedagogia amministrativa, solo guardando queste due voci: 24.938,02 euro.
Non sono cifre gigantesche, certo.
Ma sono perfette per raccontare il metodo.
A Mirandola non basta arrivare tardi.
Bisogna anche pagare il biglietto del ritardo.
Il bosco aveva già spiegato tutto gratis: “Cari signori, qui il parcheggio non serve più, il verde esiste già, gli alberi sono cresciuti, il suolo è permeabile, le auto non mancano, forse potete fermarvi”.
Ma la burocrazia, prima di ascoltarlo, ha avuto bisogno di incarichi, determine, pulizie, valutazioni, protocolli e ulteriori passaggi, perché a Mirandola anche la realtà, per essere riconosciuta, deve presentarsi in triplice copia.
A Mirandola abbiamo inventato la spending review clorofilliana: non un assessore, non una task force, non un consulente, non un piano strategico.
Un bosco.
Il più efficace revisore della spesa comunale, alla fine, aveva le foglie.
Naturalmente adesso proveranno a raccontarcela come scelta lungimirante, come improvvisa conversione al verde, come nuova sensibilità ambientale, ma la verità è più semplice e molto più divertente: il verde li ha battuti.
Li ha battuti perché è stato più veloce della macchina comunale, più aggiornato del progetto definitivo, più utile del parcheggio, più sensato del parchetto intercluso, più economico della burocrazia e, soprattutto, più puntuale di un’Amministrazione che nel 2024 stava ancora prendendo sul serio un disegno nato nel 2000.
Il bosco non nasce da una visione politica, nasce da un ritardo; non nasce da una strategia, nasce da un’incompiuta; non nasce da una grande scelta ecologica, nasce da anni di attesa, da una convenzione scaduta, da un’opera mai completata.
Però, per una volta, l’abbandono ha prodotto qualcosa di migliore del progetto.
E questa è forse la morale più mirandolese di tutte: quando il Comune non riesce a finire un’opera, ogni tanto interviene la natura e la corregge, con più pazienza, più intelligenza e molto meno costo.
A San Giacomo Roncole non è stato approvato un grande piano verde: è successo qualcosa di molto più semplice, molto più poetico e molto più feroce.
Il parcheggio è rimasto sulla carta.
Il parchetto intercluso pure.
Il bosco, invece, è andato in cantiere.
E ha finito i lavori prima lui.
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