A Mirandola, mentre i problemi veri continuano a comportarsi maleducatamente da problemi veri, il Comune individua finalmente la priorità strategica del secolo: ð¹ð² ð¯ð®ð»ð±ð¶ð²ð¿ð² ð±ð® ð¶ð»ðð²ð¿ð»ðŒ.
Determina n. 578 del 25 giugno 2026. Non una determina qualunque. Un atto di rinascita istituzionale.
Il Comune acquista per la ðŠð®ð¹ð® ðð¶ðð»ðð® e per ð¹âðð³ð³ð¶ð°ð¶ðŒ ð±ð²ð¹ ðŠð¶ð»ð±ð®ð°ðŒ: 2 basi a tre posti, 6 aste cromate, 6 bandiere Italia-Europa-Comune di Mirandola, puntali e base per il Gonfalone. Totale: ðŽðŽð°,ð±ð¬ ð²ðð¿ðŒ.
Poi arriva il preventivo allegato e lì la poesia amministrativa diventa quasi mistica.
Non solo bandiere. Non solo aste cromate da 225 centimetri. Non solo puntale Repubblica. Non solo puntale Europa. Ma anche: ð ð¹ð®ð»ð°ð¶ð® ðŽð²ð»ð²ð¿ð¶ð°ð®.
La lancia generica. Il vero cuore ideologico dellâatto.
Il Palazzo invece vede oltre. Vede lâasta. Vede il puntale. Vede la ð³ð¿ð®ð»ðŽð¶ð® ðŒð¿ðŒ ð®ð¹ ðœð²ð¿ð¶ðºð²ðð¿ðŒ. E, nei momenti bui, vede la ð¹ð®ð»ð°ð¶ð® ðŽð²ð»ð²ð¿ð¶ð°ð®.
Abbiamo immaginato una breve intervista alla Lety.
ðð²ðð: Simbolica, estetica e terapeutica. Le bandiere sono in misto lana, una stoffa particolarmente setosa. Nei momenti di rabbia istituzionale le accarezzo piano e mi tranquillizzo.
ðð¶ð°ðŒ: Funziona?
ðð²ðð: Moltissimo. Italia. Europa. Mirandola. Italia. Europa. Mirandola. Poi passo la mano sulla frangia oro al perimetro e per qualche secondo dimentico gli accessi agli atti.
ðð¶ð°ðŒ: E i puntali?
ðð²ðð: Fondamentali. Senza puntale hai una bandiera. Con il puntale hai una visione amministrativa verticale.
ðð¶ð°ðŒ: Nel preventivo però compare anche una âlancia genericaâ.
ðð²ðð: Certo. à importante essere pronti. Nei momenti di estrema difficoltà , quando la realtà entra in Comune e pretende risposte, lâasta con puntale può essere impugnata metaforicamente come una lancia.
ðð¶ð°ðŒ: Contro chi?
ðð²ðð: Contro il drago della trasparenza. à fastidiosissimo: sputa domande.
Però adesso, in Sala Giunta e nellâufficio del Sindaco, ci saranno loro: ð¹ð² ð®ððð² ð°ð¿ðŒðºð®ðð², ð¶ ðœðð»ðð®ð¹ð¶, ð¹ð® ð³ð¿ð®ð»ðŽð¶ð® ðŒð¿ðŒ ð®ð¹ ðœð²ð¿ð¶ðºð²ðð¿ðŒ, ð¹ð® ð¹ð®ð»ð°ð¶ð® ðŽð²ð»ð²ð¿ð¶ð°ð®.
Tutto bello dritto. Tutto ordinato. Tutto muto.
Il sogno perfetto di questa amministrazione: simboli che non contraddicono, non chiedono conto, non fanno domande e non pubblicano screenshot.
Una bandiera non legge le determine. Una bandiera non nota le rettifiche. Una bandiera non confronta le promesse con gli atti. Una bandiera sta lì. Elegante. Setosa. Frangiata. E soprattutto, a differenza dei cittadini, ðð¶ ð¹ð®ðð°ð¶ð® ðºð²ððð²ð¿ð² ð®ð¹ ðœð¿ðŒðœð¿ð¶ðŒ ðœðŒðððŒ.
Questa Ú la grande innovazione amministrativa: non riuscire sempre a governare la realtà , ma almeno arredare bene il punto da cui la si ignora.
La macchina comunale potrà pure perdere qualche colpo. Ma il puntale cromato, la frangia oro e la lancia generica sono finalmente in sicurezza.
ððŒð»ðð¶: determina comunale n. 578 del 25/06/2026 e preventivo allegato Roberto Faggionato del 18/06/2026.
A volte il Comune non va nemmeno criticato. Va lasciato parlare. Con la determinazione n. 595 del 30 giugno 2026, Mirandola assume per sei mesi una dipendente del Comune di Finale Emilia: 6 ore alla settimana, destinazione Servizio Sociale. Costo totale: 2.900,31 euro. Quindi no, non Ú una questione di soldi. à una questione di stato di salute della macchina comunale.
Lâatto dice che questa figura serve per la rendicontazione completa e integrale dei contributi assistenziali sisma: CAS, CCL, CDA, autonoma sistemazione, canone di locazione, disagio abitativo. Poi arriva la frase che vale più di cento comunicati stampa: il Servizio Sociale Ú âal momento in serie difficoltà â. Non lo scrive il Fico. Lo scrive il Comune. Nei propri atti ufficiali.
E a proposito di difficoltà : non si fermano al Servizio Sociale. Arrivano fino alla firma dellâatto. La determina non Ú firmata dal dirigente. Non Ú firmata dal responsabile ordinario del Servizio Personale e Paghe. Non Ú firmata nemmeno dallâaltra figura apicale prevista. Alla fine firma un funzionario incaricato in sostituzione temporanea, in caso di contemporanea assenza del Responsabile del Servizio Personale e Paghe e del Dirigente del Settore IV. E il dettaglio Ú magnifico: chi firma non ricopre qualifica dirigenziale, ma viene indicata come Istruttore Direttivo Amministrativo, Area dei Funzionari ed Elevata Qualificazione.
Traduzione dal burocratese: non firma il dirigente. non firma il responsabile ordinario. non firma il sostituto del responsabile ordinario. alla fine, per chiudere lâatto, si pesca fra i dipendenti.
Sia chiaro, prima che parta il coro dei âma Ú legittimoâ: nessuno sta dicendo che lâatto sia illegittimo. Stiamo dicendo una cosa politicamente molto più pesante. La fotografia Ú devastante: un Servizio Sociale dichiarato âin serie difficoltà â, una competenza da recuperare fuori Comune, una toppa da sei ore settimanali, una determina firmata dal sostituto del sostituto del sostituto.
Altro che Comune efficiente. Qui la macchina amministrativa non sembra guidata. Sembra spinta a mano. E mentre la politica taglia nastri, pubblica sorrisi e lucida la vetrina, gli atti raccontano unâaltra storia: uffici che arrancano, servizi delicati in difficoltà , competenze da cercare altrove e firme trovate nella catena di emergenza. La domanda, quindi, non Ú quanto costano queste sei ore. La domanda Ú: chi sta tenendo insieme davvero questa baracca?
Il 23 giugno la Giunta approva la delibera n. 132: rettifica delle linee di indirizzo del progetto per giovani coppie e giovani singoli che acquistano o affittano casa a Mirandola.
Già ârettificaâ Ú una parola bellissima. à il modo elegante con cui la burocrazia dice: âAbbiamo fatto lâannuncio trionfale, ma forse mancava mezzo libretto di istruzioni.â
La rettifica precisa prima chi Ú âgiovane coppiaâ: coniugi, uniti civilmente, conviventi di fatto e coppie che dichiarano di voler costituire convivenza anagrafica nellâimmobile entro 90 giorni.
Bene. Nel 2026 sarebbe stato imbarazzante il contrario.
Ma il vero capolavoro arriva dopo.
La rettifica stabilisce che, per accedere al bando, bisogna avere già stipulato un contratto di compravendita o locazione tra il 1 gennaio 2026 e la data della domanda. E quel contratto, regolarmente registrato, deve essere obbligatoriamente allegato alla domanda.
Quindi non Ú:
âVuoi comprare o affittare? Il Comune ti aiuta.â
Ã:
âHai già comprato o affittato? Hai già firmato? Hai già registrato? Hai già rischiato con banca, notaio, agenzia o proprietario? Perfetto. Ora mettiti in fila e spera.â
Altro che âi primi sei mesi te li paga il Comuneâ.
La formula corretta era:
prima fai tutto tu, poi forse il Comune ti guarda.
Prima firmi. Prima paghi. Prima ti indebiti. Prima registri. Prima alleghi. Prima corri. Poi, se sei abbastanza veloce e se i soldi non sono già evaporati, forse ti arriva un rimborso.
Non Ú una politica per accedere alla casa. à uno scontrino fiscale della speranza.
E qui il confronto con la prima delibera Ú interessante.
Ad aprile sembrava che, dopo lâassegnazione del beneficio, ci fossero 90 giorni per presentare il contratto di compravendita o locazione.
A giugno invece cambia la musica: il contratto devi averlo già firmato e allegarlo subito alla domanda.
E la rettifica non corregge nemmeno i limiti principali: restano i 20.000 euro totali, restano i massimali da 3.000 euro per le coppie e 2.000 per i singoli, resta il rimborso posticipato, resta la graduatoria, restano i soldi fino a esaurimento.
Ma la ciliegina Ú unâaltra.
Per chiedere il contributo sullâaffitto, dopo la rettifica, devi avere già stipulato e allegare un contratto di locazione a Mirandola.
Peccato che nella delibera originaria, tra i requisiti rimasti confermati, ci sia scritto che il richiedente e gli altri componenti del nucleo familiare non devono essere già titolari, come conduttori, di un contratto di locazione relativo a un immobile abitativo nel territorio comunale.
Fermiamoci.
Per chiedere il contributo affitto devi avere un contratto di affitto a Mirandola.
Ma tra i requisiti câÚ scritto che non devi essere già titolare di un contratto di affitto a Mirandola.
à meraviglioso.
à il bando che si prende a schiaffi da solo.
Per partecipare devi avere il contratto. Ma se hai il contratto rischi di non poter partecipare.
Magari il Comune voleva dire: ânon devi avere un altro contratto precedente, diverso da quello oggetto del contributoâ.
Non si distribuiscono soldi pubblici a colpi di sottintesi. Non si fanno bandi con requisiti che sembrano usciti da un test di logica per concorsi. Non si rettifica una delibera lasciando in piedi una frase che può mordere la rettifica stessa.
A questo punto serve una cosa semplicissima:
una rettifica della rettifica.
Sì, avete letto bene.
Dopo la delibera, dopo la rettifica, ora servirebbe la rettifica della rettifica, magari con un titolo sobrio:
âIl requisito di non titolarità di contratto di locazione nel territorio comunale si intende riferito ad altro contratto diverso da quello oggetto della domanda di contributo.â
Ecco. Dieci righe per salvare il bando dal diventare il primo contributo abitativo quantistico della Bassa:
hai diritto solo se hai il contratto, ma appena hai il contratto forse non hai più diritto.
Fico: Assessorelfo, lei aveva scritto: âCompri casa a Mirandola? I primi 6 mesi te li paga il Comuneâ. Conferma?
Dormi&Rumba: Certamente. In senso evocativo.
Fico: Evocativo?
Dormi&Rumba: Sì. Evoca lâidea che qualcuno paghi. Poi magari quel qualcuno sei tu.
Fico: La rettifica dice che per fare domanda bisogna avere già firmato e registrato il contratto.
Dormi&Rumba: Esatto. Aiutiamo i giovani dopo che si sono già aiutati da soli.
Fico: Quindi il Comune non sostiene lâaccesso alla casa.
Dormi&Rumba: Sostiene la narrazione dellâaccesso alla casa. Che costa molto meno.
Fico: E il cortocircuito sul contratto dâaffitto?
Dormi&Rumba: à innovazione amministrativa. Prima devi averlo, poi non devi averlo. Così il bando resta dinamico.
Fico: Quindi serve una rettifica della rettifica?
Dormi&Rumba: Direi una precisazione della precisazione. Con allegato un disegnino.
Ecco la verità .
Dormi&Rumba aveva promesso il Comune che paga il mutuo.
La seconda delibera racconta altro:
compra o affitta casa, anticipa tutto, allega il contratto, entra in graduatoria, spera che i 20.000 euro non siano finiti, poi forse ti rimborsiamo una parte. Però intanto noi facciamo il post.
A questo punto non serve una nuova politica abitativa.
Serve una rettifica della rettifica e un corso accelerato di logica aristotelica per lâassesorlefo Dormi&Rumba.
Docente consigliato: Rick DuFer. Argomento della prima lezione:
una cosa non può essere e non essere nello stesso momento, nemmeno se la vota la Giunta.
Fonti: delibera di Giunta n. 85 del 22/04/2026 e delibera di Giunta n. 132 del 23/06/2026.
A Mirandola abbiamo risolto anche il diritto amministrativo.
Non servono più il TUEL, le circolari ministeriali, il regolamento del Consiglio comunale o quel fastidioso concetto chiamato âsimbolo istituzionaleâ.
Ora la nuova fonte del diritto Ú Tirabassi:
âCe lo chiedono.â
Fine.
Se a unâinaugurazione qualcuno dice âavete la fascia?â, la fascia si mette.
Se alla sagra chiedono âvenite con la fascia?â, la fascia arriva.
Se domani al bar chiedono âcâÚ la fascia?â, probabilmente partirà una conferenza dei capigruppo per capire se indossarla anche sul cappuccino.
Il problema Ú che la fascia tricolore non Ú una sciarpa della Pro Loco.
Non Ú il foulard della maggioranza.
Non Ú il badge premium per apparire nelle foto.
Non Ú il mantello magico che trasforma ogni taglio del nastro in una solenne funzione della Repubblica.
La fascia tricolore Ú il distintivo del Sindaco.
Quella vera.
Con lo stemma della Repubblica e lo stemma del Comune.
Da portare a tracolla, non da usare come accessorio scenico quando serve fare presenza, figura e fotografia.
E infatti Siena e Gatti hanno presentato una interpellanza molto semplice: forse sarebbe il caso di ricondurre lâuso della fascia a occasioni serie, ufficiali, solenni, evitando che diventi un simbolo onnipresente tra sagre, feste, aperture varie e comparsate amministrative.
Risposta della Lety?
Prima parte: âConosciamo benissimo le norme.â
Seconda parte: âRespingiamo con forza lâillazione.â
Terza parte: âPerò potremmo fare un regolamento e inventare un simbolo diverso per gli eventi non strettamente istituzionali.â
Meraviglioso.
à come dire:
âNon ho nessun problema con la marmellata sulle dita. Però da domani usiamo il cucchiaio.â
âNon ho rigato la macchina. Però forse Ú meglio parcheggiare più lontano.â
âNon abbiamo abusato della fascia. Però magari ce ne serve unâaltra per quando la fascia vera Ú troppo fascia.â
E allora Fico della Mirandola propone la soluzione definitiva:
la fascia in pelo di nutria, altrimenti conosciuta come castorino.
Una fascia padana, anfibia, resistente allâumidità , perfetta per attraversare fossi, inaugurazioni, comunicati stampa e regolamenti annunciati âove ritenuto utile dal Consiglioâ.
La fascia tricolore resta alle funzioni vere.
La fascia castorino va invece alle apparizioni amministrative in modalità âce lo chiedonoâ.
Da usare per:
tagli di nastro; sagre con presenza istituzionale incorporata; feste di paese con posa obbligatoria; eventi dove nessuno capisce bene se il Comune rappresenta lâistituzione o semplicemente se stesso; apparizioni pubbliche in cui la fascia serve più allâobiettivo del fotografo che alla Repubblica.
Regolamento comunale proposto.
Articolo 1 La fascia castorino Ú il distintivo dellâamministratore in modalità passerella valliva.
Articolo 2 Può essere indossata da sindaco, assessori, consiglieri, accompagnatori, reggitori di forbici, portatori di sorrisi istituzionali e figure temporaneamente utili alla foto.
Articolo 3 In caso di dubbio normativo, decide Tirabassi sentito il primo organizzatore disponibile.
Articolo 4 La fascia si porta a tracolla, possibilmente senza rosicchiare il TUEL.
Articolo 5 Dopo lâuso, la fascia va spazzolata, asciugata e riposta accanto alle promesse elettorali, ai comunicati trionfali e alle risposte scritte in cui si nega un problema mentre si propone una soluzione.
La verità Ú che la fascia tricolore non Ú un giocattolo simbolico.
à uno dei pochi segni visibili della rappresentanza istituzionale.
Se la metti ovunque, non rappresenta più il Comune.
Rappresenta lâansia di farsi vedere.
E allora sì: ben venga la fascia castorino.
Almeno quella, quando esce dal fosso, non pretende di essere una circolare del Ministero dellâInterno.
Il Comune scrive ai genitori della scuola Sergio Neri e prova a trasformare un elenco di problemi già noti in una favoletta amministrativa con carta intestata.
La formula Ú bellissima: lavori conclusi, bambini rientrati a marzo, restano solo âinterventi residualiâ.
ð¥ð²ðð¶ð±ðð®ð¹ð¶.
CioÚ: bagno docenti da allacciare, scarico delle acque meteoriche da completare, giardino da rifare, prato da seminare a novembre, giochi da consegnare dopo settembre, recinzioni da sistemare, potenza elettrica da aumentare, climatizzazione e VMC da attivare, cucina pienamente funzionante solo da settembre, gas da allacciare, certificazioni da fare, materiali ancora accatastati al piano primo, tinteggiature rimaste in sospeso, servizi igienici del personale cucina da riattivare, elettromagneti sulle porte REI da installare.
Quella lettera non sembra una risposta alle preoccupazioni dei genitori. Sembra il riassuntino profumato di cose che il Comune aveva già deciso, già affidato, già messo in determina.
Lo scarico delle acque meteoriche? Non nasce dalla lettera ai genitori. Câera già la determina del 22 aprile per il manufatto di scarico verso la Tromba Panigadi.
Il verde? Non nasce dalla lettera ai genitori. Câera già la determina del 28 maggio. E lì il Comune scrive una cosa chiarissima: il cortile era stato usato come area di cantiere, il terreno era significativamente compattato e bisognava ripristinare condizioni agronomiche, funzionali e paesaggistiche.
Tradotto dal burocratese: non era un giardino scolastico pronto. Era un pezzo di cantiere da rimettere in piedi.
E infatti nella determina si dice che bisognava procedere âsenza ulteriori indugiâ per completare le lavorazioni prima della ripresa delle attività scolastiche di settembre.
Aspetta.
Ma i bambini non erano già rientrati a marzo?
Quindi a marzo abbiamo riaperto una scuola con il cortile ancora da recuperare dopo lâuso come area di cantiere, con il verde da rifare, il prato rimandato a novembre e i giochi che arriveranno, forse, dopo settembre?
A dicembre 2025 il Comune affidava già lâintervento di disalimentazione e messa in sicurezza della connessione BT per sostituire i cavi di alimentazione della scuola, a seguito degli interventi di ampliamento, efficientamento e adeguamento sismico.
Poi arriva la richiesta di aumento potenza. Poi la determina. Poi, a fine giugno, la comunicazione ai genitori: dal 30 giugno E-Distribuzione aumenterà la potenza a circa 98 kW per far funzionare climatizzazione e VMC.
Quindi non era una sorpresa. Non era il fulmine dâestate. Era un pezzo tecnico della scuola noto da mesi.
Peccato che, stando ai documenti della variante, sulla parte esistente â i corpi A e B â non ci sia stato solo qualche ritocchino poetico.
Nella variante si dice che sugli impianti meccanici una parte significativa delle lavorazioni previste Ú stata stralciata, mantenendo esclusivamente lâimpianto di riscaldamento radiante. Tradotto: sulla parte vecchia il progetto del clima Ú stato alleggerito, tagliato, riscritto.
Non solo. Negli elaborati della variante compaiono anche modifiche al sistema di isolamento termico e acustico dei corpi A e B. CioÚ proprio il sistema con cui lâedificio dovrebbe difendersi dal caldo, dal freddo e dalle dispersioni.
Il Comune può anche dire: âma il collaudatore era stato incaricatoâ. Certo. Ma incaricare un collaudatore non significa mostrare il collaudo fatto. Un conto Ú lâincarico. Un conto sono gli esiti, i certificati, la chiusura formale, la consegna reale degli spazi.
La rassicurazione vera avrebbe dovuto dire altro.
Avrebbe dovuto dire: ecco la data di fine lavori. Ecco il verbale di consegna. Ecco la chiusura del cantiere. Ecco i collaudi. Ecco le certificazioni. Ecco quali spazi erano utilizzabili a marzo e quali no. Ecco come sono state gestite le interferenze tra bambini, insegnanti, personale, ditte, cantonieri, aree esterne e lavorazioni ancora da completare.
Invece ci danno il calendario delle cose rimaste da fare.
E lo chiamano âresidualeâ.
Noi lo chiamiamo in un altro modo: ð¿ð¶ð®ðœð²ð¿ððð¿ð® ð®ð»ðð¶ð°ð¶ðœð®ðð® ð°ðŒð» ð¹ð® ð°ðŒð±ð® ð±ð²ð¹ ð°ð®ð»ðð¶ð²ð¿ð² ð®ððð®ð°ð°ð®ðð® ð±ð¶ð²ðð¿ðŒ.
Non diciamo che i capitoli di bilancio si spostino con la bacchetta magica. Diciamo una cosa più semplice: le priorità politiche si vedono dai soldi che si trovano e da quelli che si tagliano.
Quando si tratta della scuola pubblica, si taglia, si rinvia, si valuta, si compra il pinguino con le rotelle. Quando si tratta delle paritarie, si trova un budget onnicomprensivo da 170.000 euro.
Comunicazione Comune ai genitori Sergio Neri, prot. 28530 del 25/06/2026 Fonte principale per: âinterventi residualiâ, rientro a marzo, lavori da completare a luglio, verde, giochi, potenza elettrica, climatizzazione/VMC, cucina da settembre, piano primo, porte REI.
Determina n. 344 del 22/04/2026 Fonte per: scarico acque meteoriche verso Tromba Panigadi / Canale Burana già oggetto di atto precedente alla lettera ai genitori.
Determina n. 481 del 28/05/2026 Fonte per: area cortiliva usata come area di cantiere, terreno significativamente compattato, ripristino agronomico/funzionale/paesaggistico, lavorazioni da completare prima di settembre. Determina n. 1105 del 04/12/2025 Fonte per: intervento elettrico già noto da dicembre 2025, disalimentazione e messa in sicurezza connessione BT per sostituzione cavi alimentazione scuola.
Determina n. 198 dellâ11/03/2026 Fonte per: aumento potenza da 50 kW a 100 kW, preventivo richiesto già il 09/01/2026, costo complessivo 5.747,74 â¬.
Perizia di variante n. 1, relazione del 31/10/2025 Fonte per: variante, modifiche allâimpianto termico, impianto idrico-sanitario/scarichi, sistemazioni area verde, opere di efficientamento energetico, nuove lavorazioni e tempi aggiuntivi.
Determina n. 583 del 25/06/2026 Fonte per: acquisto di 10 condizionatori portatili, âpinguiniâ, per garantire condizioni microclimatiche adeguate nelle scuole dellâinfanzia e primarie; importo 3.249,90 â¬.
Determina n. 274 del 03/04/2026 Fonte per: ripristino attrezzature cucina Sergio Neri, ripresa produzione pasti dopo chiusura struttura per attività di cantiere.
Determina n. 961 dellâ08/11/2024 Fonte per: cronologia lavori, proroga termini, incarico collaudo statico/tecnico-amministrativo richiamato, scadenze PNRR e quadro dellâappalto.
Determina n. 936 del 24/10/2025 Fonte per: contributo alle tre scuole dellâinfanzia paritarie, budget complessivo 170.000 â¬, ripartizione fra Don Adani, Santa Maria ad Nives e Filomena Budri.
Convenzione scuole infanzia paritarie 2025/2026 Fonte integrativa per: art. 16, budget onnicomprensivo di 170.000 ⬠stanziato dal Comune per le tre paritarie.
A Mirandola abbiamo inventato una nuova figura del diritto amministrativo: la graduatoria chiusa con lo spiffero. Chiusa, ma arieggiata. Chiusa, ma con oblò. Chiusa, ma se arriva una diffida al TAR si riapre come il barattolo dei sottaceti.
Parliamo di case popolari, quindi sgombriamo subito il campo dalla cattiveria sbagliata: ð»ðŒð» ð°âð²Ì ð±ð® ðœð¿ð²ð»ð±ð²ð¿ðð²ð¹ð® ð°ðŒð» ð°ðµð¶ ðµð® ð¿ð¶ð°ð²ððððŒ ðð» ð®ð¹ð¹ðŒðŽðŽð¶ðŒ. Una famiglia che entra in casa, firma un contratto, ci vive, magari arriva da una situazione difficile, non deve diventare il bersaglio pubblico del pasticcio altrui.
Il problema non sono i poveri. ðð¹ ðœð¿ðŒð¯ð¹ð²ðºð® ð²Ì ð°ðµð¶ ðµð® ð³ð®ðððŒ ð¹ð¶ðð¶ðŽð®ð¿ð² ð¶ ðœðŒðð²ð¿ð¶ ð°ðŒð» ðð»ð® ðŽð¿ð®ð±ðð®ððŒð¿ð¶ð® ðŽð²ððð¶ðð® ð°ðŒðºð² ðð»ð® ðœðŒð¿ðð® ðŽð¶ð¿ð²ððŒð¹ð².
ðð¹ ð®ð¬ ð»ðŒðð²ðºð¯ð¿ð² ð®ð¬ð®ð± viene approvata la graduatoria definitiva ERP. ðâðŽ ðŽð²ð»ð»ð®ð¶ðŒ ð®ð¬ð®ð² arriva la sentenza della Corte Costituzionale. Traduzione semplice: attenzione, la residenza storica non può diventare la tessera punti della casa popolare. LâERP serve al bisogno abitativo, non alla gara a chi ha più anni di campanile sulle spalle.
Gennaio. Non agosto. Non âce ne siamo accorti dopoâ. Gennaio.
E invece, tra la pubblicazione della sentenza e la delibera dellâ11 marzo, il Comune continua a dare corso alla vecchia graduatoria. ðâðð ðºð®ð¿ððŒ ð®ð¬ð®ð² la Giunta finalmente prende atto della sentenza e sospende gli scorrimenti. ðð¹ ð®ðµ ð®ðœð¿ð¶ð¹ð² ð®ð¬ð®ð² il Consiglio comunale cambia il regolamento: la residenza storica, che prima poteva pesare fino a 15 punti, viene ridotta a 1 punto; lâattesa nelle graduatorie precedenti viene invece valorizzata di più.
ðð¹ ð®ð³ ðºð®ðŽðŽð¶ðŒ ð®ð¬ð®ð² arriva la delibera 121: la graduatoria 2025 viene dichiarata definitivamente chiusa. ðð²ð³ð¶ð»ð¶ðð¶ðð®ðºð²ð»ðð². Parola bellissima. Una di quelle parole che nei palazzi durano meno di un gazebo in piazza con il vento.
E qui succede il miracolo. ðð¹ ð®ð¯ ðŽð¶ððŽð»ðŒ ð®ð¬ð®ð² la graduatoria definitivamente chiusa diventa socchiusa. Ma attenzione: ð»ðŒð» ðð¶ð²ð»ð² ð¿ð¶ð®ðœð²ð¿ðð® ðœð²ð¿ ððððð¶. Viene riaperta chirurgicamente, solo per consentire lo scorrimento dei 3 alloggi ai tre soggetti che, dopo il ricalcolo, risultavano ancora aventi diritto. Per tutti gli altri, la porta resta chiusa.
Quindi: graduatoria chiusa per il popolo, socchiusa per i tre casi che rischiavano di finire davanti al TAR. Una riapertura con il contagocce. Una toppa amministrativa cucita esattamente dove lâavvocata aveva puntato il dito.
Il Comune, punto nel vivo dalla carta intestata, apre il cassetto, rimette mano ai punteggi, ricalcola con i nuovi criteri e scopre che tre soggetti già assegnatari sarebbero finiti dietro ad altri tre soggetti non assegnatari.
Non significa che non avessero bisogno. Non significa che fossero furbi. Non significa che vadano messi alla gogna. Significa che, tolto il peso sproporzionato della residenza storica, ð»ðŒð» ð®ðð²ðð®ð»ðŒ âð°ðŒðð¶Ì ðð®ð»ððŒ ð±ð¶ð¿ð¶ðððŒâ ð¶ð» ðð²ð¿ðºð¶ð»ð¶ ð±ð¶ ðœð¿ð¶ðŒð¿ð¶ðð®Ì rispetto ad altri rimasti fuori.
E qui arriva la parte più gustosa. Nel Consiglio comunale del 29 aprile, lâassessora Secchia se la prende con chi parlava di poca trasparenza e dice, più o meno: ma quale poca trasparenza, la sentenza della Corte Costituzionale Ú più evidente e trasparente di così, noi ci siamo solo adeguati. Peccato che nessuno stesse dicendo che la sentenza fosse opaca. La sentenza era chiarissima.
ð¢ðœð®ð°ðŒ ð²Ì ð¶ð¹ ð±ðŒðœðŒ. Opaco Ú continuare a scorrere la graduatoria dopo gennaio. Opaco Ú sospenderla solo lâ11 marzo. Opaco Ú chiuderla definitivamente il 27 maggio. Opaco Ú riaprirla il 23 giugno dopo una diffida dellâ11 giugno. Opaco Ú riaprirla solo per tre, lasciandola chiusa per tutti gli altri. Opaco Ú accorgersi del problema quando arriva lâavvocata. Opaco Ú dire che ci sono tre posizioni da correggere, ma senza pubblicare una tabella di raffronto.
Ed eccola qui, piccola piccola, la domanda sibillina che rotola sotto la porta dellâufficio come una biglia nellâobitorio della trasparenza: ðœð²ð¿ð°ðµð²Ì ð»ðŒð» ð²Ì ððð®ðð® ðœðð¯ð¯ð¹ð¶ð°ð®ðð® ðð»ð® ðð®ð¯ð²ð¹ð¹ð® ð±ð¶ ð¿ð®ð³ð³ð¿ðŒð»ððŒ ð°ðŒð» ð¶ ðœðð»ðð²ðŽðŽð¶? ð ðŸðð®ð»ðð² ð°ð®ðð² ððŒð»ðŒ ððð®ðð² ð®ððð²ðŽð»ð®ðð² ð³ð¿ð® ð¹ð® ðð²ð»ðð²ð»ðð® ð±ð²ð¹ð¹ð® ððŒð¿ðð² ððŒððð¶ðððð¶ðŒð»ð®ð¹ð² ð² ð¹ð® ððŒððœð²ð»ðð¶ðŒð»ð²?
Non nomi. Non indirizzi. Non dati personali. Bastavano gli ID delle domande, la vecchia posizione, il vecchio punteggio, il nuovo punteggio, la nuova posizione. Una tabellina. Una cosa banale. Una cosa pubblica. Una cosa che avrebbe permesso a tutti di capire se il ricalcolo era corretto, completo, limpido. Invece no: dobbiamo fidarci.
La casa popolare Ú una cosa seria. Il bisogno abitativo Ú una cosa seria. La graduatoria Ú una cosa seria. Proprio per questo non si può gestire tutto come una saracinesca impazzita: su, giù, socchiusa, richiusa, riaperta per tre, corretta, e poi âstate sereniâ.
Alla fine del Memoria Festival Ú arrivato il discorso della presidentessa Bergomi. Un discorso verde. Molto verde. Talmente verde che, tra il bosco urbano in Piazza Costituente e le frasi rassicuranti sui soldi, a un certo punto sembrava di essere entrati in una foresta contabile: tante foglie, tanta ombra, pochissima luce.
La presidentessa ci ha spiegato che alcuni cittadini, nelle settimane precedenti, facevano domande. Non preoccupazioni, eh. Domande. Che detta così sembra quasi una malattia civica. Il cittadino non applaude soltanto: ð¶ð¹ ð°ð¶ððð®ð±ð¶ð»ðŒ ð°ðµð¶ð²ð±ð². Che cafonata.
A quel punto arriva la grande rivelazione: il Comune di Mirandola metterebbe, in termini di liquidi, di cash, solo ð.ð¬ð¬ð¬ ð²ðð¿ðŒ. Mille euro. Un Festival con decine di ospiti, allestimenti, comunicazione, logistica, personale, spazi, uffici e bosco urbano che nasce con mille euro. Miracolo botanico. Il primo caso al mondo di manifestazione culturale autofotosintetica.
Poi però, nella stessa frase, la presidentessa spiega che il grosso del contributo comunale arriva dalle âstraordinarie risorse umaneâ dellâufficio cultura, dellâufficio stampa e di altri collaboratori, impegnati per mesi e quasi H24 durante la tre giorni. Ah. Quindi ð»ðŒð» ððŒð»ðŒ ðºð¶ð¹ð¹ð² ð²ðð¿ðŒ. Sono mille euro più tutto quello che non chiamate euro.
ð ð¶ð¹ð¹ð² ð²ðð¿ðŒ ðœð¶ðÌ ðŒð¿ð² ð±ð¶ ð¹ð®ððŒð¿ðŒ ðœðð¯ð¯ð¹ð¶ð°ðŒ. Mille euro più personale comunale. Mille euro più ufficio cultura. Mille euro più ufficio stampa. Mille euro più collaboratori. Mille euro più la macchina comunale messa a disposizione.
La solita magia mirandolese: quando paga il Consorzio Ú una spesa; quando paga il Comune con il lavoro dei dipendenti diventa âstraordinaria risorsa umanaâ. Molto poetico. Anche il mutuo, se lo chiami âstraordinaria esperienza abitativaâ, sembra meno mutuo.
Poi arriva la Fondazione. âEuro più, euro menoâ, circa ðð®ð¬.ð¬ð¬ð¬ ð²ðð¿ðŒ. Formula bellissima. Perfetta per dire âho preso un caffÚâ. Un poâ meno per raccontare il principale finanziamento di una manifestazione che vive nel cuore della città , con il Comune dentro la governance, gli uffici comunali dentro lâorganizzazione e i cittadini fuori dalla porta dei dettagli.
Sul sito ufficiale del Memoria Festival, nella sezione Bilanci dellâAmministrazione trasparente, risultano pubblicati solo i bilanci ð±ð®ð¹ ð®ð¬ðð² ð®ð¹ ð®ð¬ð®ð. Poi il nulla. La memoria arriva al 2021 e dopo evidentemente entra in modalità oblio.
Sul sito del Comune di Mirandola va un poâ meglio, ma non abbastanza: lì i dati arrivano al ð®ð¬ð®ð°. Quindi sappiamo che almeno una parte dei bilanci esiste, non Ú stata inghiottita dalla nebbia della Bassa, non Ú finita sotto un vaso del bosco urbano, non Ú stata portata via da un autore in promozione editoriale.
Però siamo nel 2026. E allora anche sul sito del Comune manca il ð®ð¬ð®ð±.
E quando finalmente si leggono i bilanci completi, cosa si scopre? Che sono formalmente ordinati, certo. Ma scritti in modo perfetto per non far capire nulla al cittadino normale. Nel bilancio 2024 ci sono ðð±ð±.ð²ð²ð¬ ð²ðð¿ðŒ di âserviziâ e ð®ðŽ.ð°ðð± ð²ðð¿ðŒ di âgodimento beni di terziâ. Dentro queste due parole può starci mezzo Festival: service, logistica, allestimenti, noleggi, comunicazione, consulenze, ospitalità , rimborsi, verde, palco, microfoni, vasi, sedie, piante, sorrisi istituzionali e forse anche il badile con cui si pianta la trasparenza.
E allora Ú troppo comodo rispondere alle domande puntuali con il borotalco delle frasi generiche. âGli ospiti famosi vengono gratis.â Benissimo. Allora ðœðð¯ð¯ð¹ð¶ð°ð®ðð² ðððððŒ.
ð€ðð®ð»ððŒ ð²Ì ððð®ððŒ ðð²ð¿ðð®ððŒ ð® ð ðŒð»ð±ð®ð±ðŒð¿ð¶? Zero? Scrivetelo. Quanto costano gli accordi editoriali? Zero? Scrivetelo. Ci sono rimborsi, viaggi, alberghi, ospitalità , servizi collegati, agenzie, pacchetti promozionali? Scrivetelo.
ð€ðð®ð»ððŒ ð²Ì ð°ðŒððð®ððŒ ð¶ð¹ ð¯ðŒðð°ðŒ ðð¿ð¯ð®ð»ðŒ? Zero? Scrivetelo. Era uno sponsor tecnico? Scrivetelo. Quanto valevano piante, trasporto, montaggio, smontaggio, manutenzione, noleggio, progettazione? Scrivetelo.
La cultura costa. Va bene. La cultura pubblica può anche costare molto. Va benissimo. Ma se costa con soldi pubblici, contributi pubblici, fondazioni territoriali, sponsor, lavoro comunale e risorse della città , allora non basta raccontarla come una fiaba edificante. ðð¶ððŒðŽð»ð® ð®ðœð¿ð¶ð¿ð² ð¶ ð°ðŒð»ðð¶. Non il sipario. I conti.
Poi però dimentica di pubblicare in modo aggiornato i bilanci sul proprio sito. Dimentica di spiegare quanto valgono davvero le risorse comunali. Dimentica di separare i costi in modo leggibile. Dimentica di dire quanto costano gli allestimenti. Dimentica di dire quanto pesa Mondadori. Dimentica di dire quanto costa portare la cultura sul palco quando il palco, le luci, il verde, gli uffici e lâorganizzazione non nascono per partenogenesi culturale.
E allora sì: complimenti per il bosco urbano. Ma la prossima volta, tra una pianta e lâaltra, ðœð¶ð®ð»ðð®ðð² ð®ð»ð°ðµð² ðð» ð¿ð²ð»ð±ð¶ð°ðŒð»ððŒ ð®ð»ð®ð¹ð¶ðð¶ð°ðŒ. Cresce più lentamente del verde temporaneo. Ma fa molta più ombra agli imbarazzi.
Ci sono opere pubbliche che nascono semplici: togli due cose, sistemi il terreno, rimetti in ordine. Poi ci sono le opere pubbliche mirandolesi, dove anche unâex area P.M.A.R. diventa un romanzo di formazione del movimento terra.
Lâarea di via Mazzone era servita dopo il terremoto per i Prefabbricati Modulari Abitativi Rimovibili. Rimovibili, appunto. I moduli sono stati rimossi anni fa. Il resto, invece, ha sviluppato radici, nostalgia e probabilmente anche una propria fauna amministrativa.
Ora siamo al secondo stralcio, quello che dovrebbe fare la magia finale: prendere quattro âquadreâ lasciate come vasche infossate, colmare dislivelli, rifinire superfici, sistemare strade, cordoli, pozzetti, segnaletica e restituire allâarea una qualche dignità di protezione civile, ciclabile, parcheggio, prove patenti, luna park o qualunque altra identità provvisoria venga estratta dal cappello.
Terra del lotto 9. Terra dellâasilo nido. Terra da spianare. Terra da spostare. Terra da usare per riempire. Terra forse da bonificare. Terra invece certificata non contaminata. Misto riciclato. Misto stabilizzato. Terreno vegetale. Riporti. Finiture. Livellamenti.
Una specie di Risiko geologico comunale, dove invece dei carri armati si spostano cumuli e invece della Kamchatka câÚ via Giolitti.
Nei documenti si dice che il cumulo di terreno derivante dallâasilo nido sul lotto 9, circa 650 metri cubi, ânecessita di essere ridotto o spianatoâ. E guarda caso nel lotto 5 servono riporti per colmare i vuoti lasciati dai P.M.A.R., cioÚ quattro vasche da migliaia di metri quadrati, infossate rispetto alle strade.
Ma attenzione: ð¡ð¢ð¡ ð§ðšð§ð§ð ðð ð§ðð¥ð¥ð ðÌ ðšððšððð.
Traduzione dal burocratese: avevamo pensato di tappare il buco con quella terra lì, però quella terra lì forse va prima controllata, trattata, bonificata, accompagnata con prudenza e magari confessata da un geologo.
Ed Ú qui che la relazione diventa quasi poetica: parla di ðð¡ððð§ðð¥ð ðð¡ðð§ðððð ððð¥ðð ðð ð¥ðð£ðð¥ðð ðð¡ð§ð¢ ððð ð§ðð¥ð¥ðð¡ð¢ ð¡ððððŠðŠðð¥ðð¢ e dice che questa indeterminatezza impone di ipotizzare scelte alternative.
CioÚ: non sappiamo ancora bene da dove prendere tutta la terra, quanta terra usare, quale terra usare, quanto abbassare, quanto riempire, quanto compensare, quanto rimandare.
In pratica: abbiamo un buco, una montagna, una terra forse problematica, una terra buona ma poca, alcune destinazioni elastiche e una gran voglia di arrivare in fondo facendo sembrare tutto lineare.
Che detta in italiano normale suona così: in unâarea pubblica abbandonata per anni non sono cresciute solo le erbacce. Sono spariti anche pezzi.
Autobloccanti evaporati. Rifiuti rimasti. Rovi prosperati. Controllo pubblico disperso come polline nella bassa.
Altro che area P.M.A.R. Qui siamo al primo caso di cava comunale involontaria: entri con il degrado, esci con il materiale.
E il secondo stralcio parte da un presupposto molto ottimista: che le quadre siano già sgombre, che il primo stralcio abbia tolto davvero tutto quello che doveva togliere, che sotto non salti fuori altro, che i riempimenti funzionino, che le quantità tornino, che la terra sia quella giusta, che il fondo tenga, che le strade non si sbriciolino di nuovo.
Lâappalto Ú anche ð ð ððŠðšð¥ð, dettaglio piccolo ma gustoso: quando tutto dipende da quantità effettive, terre, riempimenti, fondi e sorprese sotto il tappeto, la misura potrebbe iniziare a misurare anche la pazienza dei cittadini.
E poi ci sono le reti.
Acqua, energia, fogne e telecomunicazioni stanno sotto le strade e non dovrebbero essere toccate. Bene. Peccato che per la pubblica illuminazione il documento dica che ci sono tratti in tesata aerea e cavidotti sotto le travi laterali di fondazione ðð ððšð ð¡ð¢ð¡ ðŠð ðð¢ð¡ð¢ðŠðð ðâðð¡ð§ððð¥ðð§ðÌ.
Meraviglioso.
Un secondo stralcio per finire tutto, ma con pezzi di impianto di cui non si conosce lâintegrità .
Intanto i soldi sono quelli della ricostruzione: contributi nati per eliminare le opere incongrue delle aree ex P.M.A.R., trascinati per anni tra proroghe, conferme, scadenze, rischio di non vedere più garantito il finanziamento, poi salvataggio fino al 2027.
Prima il letargo. Poi lâurgenza.
Prima lâarea abbandonata. Poi il cronoprogramma.
A Mirandola, mentre lâufficio comunicazione genera maccheroni al pettine senza pettine, nei commenti appare lui. Il consigliere Righetti. Non un semplice consigliere comunale. No. ðð¹ ððŒðºðºð¶ððð®ð¿ð¶ðŒ ððŒðŽðºð®ðð¶ð°ðŒ ð±ð²ð¹ð¹ð® ðŠð®ðŽð¿ð®. Lâuomo che davanti a un cittadino che segnala educatamente la mancanza di Cividale al Pettine non dice: âGrazie, verifichiamoâ. Non dice: âSì, forse poteva starciâ. Non dice: âà comunque una bella realtà della frazioneâ. No. Righetti estrae il breviario, sistema il colletto liturgico, apre il vocabolario alla voce âsagraâ e proclama: ð¡ðŒð» ð²Ì ðð»ð® ðð®ðŽð¿ð®.
Alla ex Dante Alighieri non siamo più davanti a un cantiere. Siamo davanti a una serie TV amministrativa. Ogni volta che qualcuno dice âfine lavoriâ, esce una nuova stagione.
Il 24 marzo 2026 Point Costruzioni chiede altri 60 giorni di proroga. E non racconta un piccolo imprevisto. Racconta un cantiere che sembra essersi mangiato il progetto.
Schemi elettrici modificati. Impianti aggiornati solo il 13 marzo. Materiali con consegne oltre 30 giorni. Porte REI da aspettare anche tre mesi. Scavi esterni passati da 200 mc a 600 mc. Pali di illuminazione non previsti. Tinteggiature aumentate di circa 20.000 euro.