Fico della Mirandola

  • 𝗟𝗔 𝗥𝗘𝗣𝗚𝗕𝗕𝗟𝗜𝗖𝗔 𝗗𝗘𝗟 𝗣𝗚𝗡𝗧𝗔𝗟𝗘 𝗖𝗥𝗢𝗠𝗔𝗧𝗢

    A Mirandola, mentre i problemi veri continuano a comportarsi maleducatamente da problemi veri, il Comune individua finalmente la priorità strategica del secolo: 𝗹𝗲 𝗯𝗮𝗻𝗱𝗶𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗮 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗻𝗌.

    Determina n. 578 del 25 giugno 2026. Non una determina qualunque. Un atto di rinascita istituzionale.

    Il Comune acquista per la 𝗊𝗮𝗹𝗮 𝗚𝗶𝘂𝗻𝘁𝗮 e per 𝗹’𝘂𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗌 𝗱𝗲𝗹 𝗊𝗶𝗻𝗱𝗮𝗰𝗌: 2 basi a tre posti, 6 aste cromate, 6 bandiere Italia-Europa-Comune di Mirandola, puntali e base per il Gonfalone. Totale: 𝟎𝟎𝟰,𝟱𝟬 𝗲𝘂𝗿𝗌.

    Poi arriva il preventivo allegato e lì la poesia amministrativa diventa quasi mistica.

    Non solo bandiere. Non solo aste cromate da 225 centimetri. Non solo puntale Repubblica. Non solo puntale Europa. Ma anche: 𝟭 𝗹𝗮𝗻𝗰𝗶𝗮 𝗎𝗲𝗻𝗲𝗿𝗶𝗰𝗮.

    La lancia generica. Il vero cuore ideologico dell’atto.

    Perché il cittadino ingenuo pensa ancora che un Comune debba risolvere problemi, dare risposte, tenere insieme servizi, cantieri, scuole, manutenzioni, graduatorie e bandi scritti almeno in italiano amministrativo.

    Il Palazzo invece vede oltre. Vede l’asta. Vede il puntale. Vede la 𝗳𝗿𝗮𝗻𝗎𝗶𝗮 𝗌𝗿𝗌 𝗮𝗹 𝗜𝗲𝗿𝗶𝗺𝗲𝘁𝗿𝗌. E, nei momenti bui, vede la 𝗹𝗮𝗻𝗰𝗶𝗮 𝗎𝗲𝗻𝗲𝗿𝗶𝗰𝗮.

    Abbiamo immaginato una breve intervista alla Lety.

    𝗙𝗶𝗰𝗌: Sindaca, perché questo investimento?

    𝗟𝗲𝘁𝘆: Perché una stanza con tre bandiere sembra subito più seria. Anche quando dentro si fanno cose meno serie.

    𝗙𝗶𝗰𝗌: Quindi Ú una scelta simbolica?

    𝗟𝗲𝘁𝘆: Simbolica, estetica e terapeutica. Le bandiere sono in misto lana, una stoffa particolarmente setosa. Nei momenti di rabbia istituzionale le accarezzo piano e mi tranquillizzo.

    𝗙𝗶𝗰𝗌: Funziona?

    𝗟𝗲𝘁𝘆: Moltissimo. Italia. Europa. Mirandola. Italia. Europa. Mirandola. Poi passo la mano sulla frangia oro al perimetro e per qualche secondo dimentico gli accessi agli atti.

    𝗙𝗶𝗰𝗌: E i puntali?

    𝗟𝗲𝘁𝘆: Fondamentali. Senza puntale hai una bandiera. Con il puntale hai una visione amministrativa verticale.

    𝗙𝗶𝗰𝗌: Nel preventivo però compare anche una “lancia generica”.

    𝗟𝗲𝘁𝘆: Certo. È importante essere pronti. Nei momenti di estrema difficoltà, quando la realtà entra in Comune e pretende risposte, l’asta con puntale può essere impugnata metaforicamente come una lancia.

    𝗙𝗶𝗰𝗌: Contro chi?

    𝗟𝗲𝘁𝘆: Contro il drago della trasparenza. È fastidiosissimo: sputa domande.

    Ecco. Mirandola può finalmente dormire tranquilla.

    Magari i cantieri arrancano. Magari i bandi cambiano forma come Pokémon amministrativi. Magari le risposte sembrano scritte da un algoritmo addestrato sulla nebbia padana. Magari il cittadino chiede chiarezza e riceve scenografia.

    Però adesso, in Sala Giunta e nell’ufficio del Sindaco, ci saranno loro: 𝗹𝗲 𝗮𝘀𝘁𝗲 𝗰𝗿𝗌𝗺𝗮𝘁𝗲, 𝗶 𝗜𝘂𝗻𝘁𝗮𝗹𝗶, 𝗹𝗮 𝗳𝗿𝗮𝗻𝗎𝗶𝗮 𝗌𝗿𝗌 𝗮𝗹 𝗜𝗲𝗿𝗶𝗺𝗲𝘁𝗿𝗌, 𝗹𝗮 𝗹𝗮𝗻𝗰𝗶𝗮 𝗎𝗲𝗻𝗲𝗿𝗶𝗰𝗮.

    Tutto bello dritto. Tutto ordinato. Tutto muto.

    Il sogno perfetto di questa amministrazione: simboli che non contraddicono, non chiedono conto, non fanno domande e non pubblicano screenshot.

    Una bandiera non legge le determine. Una bandiera non nota le rettifiche. Una bandiera non confronta le promesse con gli atti. Una bandiera sta lì. Elegante. Setosa. Frangiata. E soprattutto, a differenza dei cittadini, 𝘀𝗶 𝗹𝗮𝘀𝗰𝗶𝗮 𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗮𝗹 𝗜𝗿𝗌𝗜𝗿𝗶𝗌 𝗜𝗌𝘀𝘁𝗌.

    Questa Ú la grande innovazione amministrativa: non riuscire sempre a governare la realtà, ma almeno arredare bene il punto da cui la si ignora.

    La macchina comunale potrà pure perdere qualche colpo. Ma il puntale cromato, la frangia oro e la lancia generica sono finalmente in sicurezza.

    𝗙𝗌𝗻𝘁𝗶: determina comunale n. 578 del 25/06/2026 e preventivo allegato Roberto Faggionato del 18/06/2026.

  • 𝗊𝗘𝗥𝗩𝗜𝗭𝗜 𝗊𝗢𝗖𝗜𝗔𝗟𝗜: 𝗜𝗟 𝗖𝗢𝗠𝗚𝗡𝗘 𝗊𝗜 𝗔𝗚𝗧𝗢𝗗𝗜𝗔𝗚𝗡𝗢𝗊𝗧𝗜𝗖𝗔

    A volte il Comune non va nemmeno criticato. Va lasciato parlare.
    Con la determinazione n. 595 del 30 giugno 2026, Mirandola assume per sei mesi una dipendente del Comune di Finale Emilia: 6 ore alla settimana, destinazione Servizio Sociale.
    Costo totale: 2.900,31 euro.
    Quindi no, non Ú una questione di soldi. È una questione di stato di salute della macchina comunale.

    L’atto dice che questa figura serve per la rendicontazione completa e integrale dei contributi assistenziali sisma: CAS, CCL, CDA, autonoma sistemazione, canone di locazione, disagio abitativo.
    Poi arriva la frase che vale più di cento comunicati stampa:
    il Servizio Sociale Ú “al momento in serie difficoltà”.
    Non lo scrive il Fico. Lo scrive il Comune. Nei propri atti ufficiali.

    E quando un’amministrazione mette nero su bianco che un settore delicato come il sociale Ú in difficoltà, non siamo davanti a una nota tecnica. Siamo davanti a una confessione amministrativa.
    I Servizi Sociali non sono l’ufficio delle coccarde. Non sono il fondale per le foto. Sono uno dei punti più sensibili della macchina comunale: fragilità, bisogni, contributi, disagio abitativo, pratiche complesse e persone che non vivono di hashtag istituzionali.
    Per questo quella frase pesa. Perché mentre fuori si racconta il Comune efficiente, ordinato, operativo, dentro una determina si ammette che per gestire una parte delicata del lavoro bisogna andare a cercare competenze fuori.
    Sei ore alla settimana. Dal Comune vicino. A quattordici anni dal sisma.

    E a proposito di difficoltà: non si fermano al Servizio Sociale. Arrivano fino alla firma dell’atto.
    La determina non Ú firmata dal dirigente.
    Non Ú firmata dal responsabile ordinario del Servizio Personale e Paghe.
    Non Ú firmata nemmeno dall’altra figura apicale prevista.
    Alla fine firma un funzionario incaricato in sostituzione temporanea, in caso di contemporanea assenza del Responsabile del Servizio Personale e Paghe e del Dirigente del Settore IV.
    E il dettaglio Ú magnifico: chi firma non ricopre qualifica dirigenziale, ma viene indicata come Istruttore Direttivo Amministrativo, Area dei Funzionari ed Elevata Qualificazione.

    Traduzione dal burocratese:
    non firma il dirigente.
    non firma il responsabile ordinario.
    non firma il sostituto del responsabile ordinario.
    alla fine, per chiudere l’atto, si pesca fra i dipendenti.

    Sia chiaro, prima che parta il coro dei “ma Ú legittimo”: nessuno sta dicendo che l’atto sia illegittimo.
    Stiamo dicendo una cosa politicamente molto più pesante.
    La fotografia Ú devastante: un Servizio Sociale dichiarato “in serie difficoltà”, una competenza da recuperare fuori Comune, una toppa da sei ore settimanali, una determina firmata dal sostituto del sostituto del sostituto.

    Altro che Comune efficiente.
    Qui la macchina amministrativa non sembra guidata. Sembra spinta a mano.
    E mentre la politica taglia nastri, pubblica sorrisi e lucida la vetrina, gli atti raccontano un’altra storia: uffici che arrancano, servizi delicati in difficoltà, competenze da cercare altrove e firme trovate nella catena di emergenza.
    La domanda, quindi, non Ú quanto costano queste sei ore.
    La domanda Ú: chi sta tenendo insieme davvero questa baracca?

    Perché amministrare non significa fare comunicati stampa sulla normalità. Significa far funzionare gli uffici che contano.
    E se perfino gli atti ufficiali parlano di “serie difficoltà”, forse il problema non Ú chi legge le determine.
    Il problema Ú chi governa sperando che nessuno le legga.
    Fonte: determinazione comunale n. 595 del 30/06/2026.

  • 🏠 𝗣𝗥𝗢𝗩𝗔𝗖𝗜 𝗔𝗡𝗖𝗢𝗥𝗔, 𝗘𝗟𝗙

    Prima il grande annuncio:
    “Compri casa a Mirandola? I primi 6 mesi te li paga il Comune!”

    Poi la delibera.
    Poi la rettifica.
    E adesso, leggendo bene gli atti, forse serve pure la rettifica della rettifica.

    Perché il bando giovani-casa, nella versione corretta a giugno, ha un piccolo problema: prova a sembrare più chiaro, ma rischia di incartarsi da solo.

    Questa apertura aggancia subito l’immagine e ti permette poi di entrare nella parte seria/feroce sul cortocircuito logico.

    Come frase breve da mettere sopra o sotto il post, invece:

    Quando la propaganda promette sei mesi di mutuo, ma gli atti chiedono prima un corso base di logica.

    Oppure più cattiva:

    Dormi&Rumba voleva pagare il mutuo ai giovani. Per ora Ú riuscito a far fare ginnastica alla delibera.

    uso quest ocome titolo ed intruduzione al post completo

    Ecco il post completo con quel titolo/intro integrato e più concentrato sulla seconda delibera.


    🏠 𝗣𝗥𝗢𝗩𝗔𝗖𝗜 𝗔𝗡𝗖𝗢𝗥𝗔, 𝗘𝗟𝗙

    Prima il grande annuncio:
    “Compri casa a Mirandola? I primi 6 mesi te li paga il Comune!”

    Poi la delibera.
    Poi la rettifica.
    E adesso, leggendo bene gli atti, forse serve pure la rettifica della rettifica.

    Perché il bando giovani-casa, nella versione corretta a giugno, ha un piccolo problema: prova a sembrare più chiaro, ma rischia di incartarsi da solo.

    Il 23 giugno la Giunta approva la delibera n. 132: rettifica delle linee di indirizzo del progetto per giovani coppie e giovani singoli che acquistano o affittano casa a Mirandola.

    Già “rettifica” Ú una parola bellissima.
    È il modo elegante con cui la burocrazia dice:
    “Abbiamo fatto l’annuncio trionfale, ma forse mancava mezzo libretto di istruzioni.”

    La rettifica precisa prima chi Ú “giovane coppia”: coniugi, uniti civilmente, conviventi di fatto e coppie che dichiarano di voler costituire convivenza anagrafica nell’immobile entro 90 giorni.

    Bene.
    Nel 2026 sarebbe stato imbarazzante il contrario.

    Ma il vero capolavoro arriva dopo.

    La rettifica stabilisce che, per accedere al bando, bisogna avere già stipulato un contratto di compravendita o locazione tra il 1 gennaio 2026 e la data della domanda.
    E quel contratto, regolarmente registrato, deve essere obbligatoriamente allegato alla domanda.

    Quindi non Ú:

    “Vuoi comprare o affittare? Il Comune ti aiuta.”

    È:

    “Hai già comprato o affittato? Hai già firmato? Hai già registrato? Hai già rischiato con banca, notaio, agenzia o proprietario? Perfetto. Ora mettiti in fila e spera.”

    Altro che “i primi sei mesi te li paga il Comune”.

    La formula corretta era:

    prima fai tutto tu, poi forse il Comune ti guarda.

    Prima firmi.
    Prima paghi.
    Prima ti indebiti.
    Prima registri.
    Prima alleghi.
    Prima corri.
    Poi, se sei abbastanza veloce e se i soldi non sono già evaporati, forse ti arriva un rimborso.

    Non Ú una politica per accedere alla casa.
    È uno scontrino fiscale della speranza.

    E qui il confronto con la prima delibera Ú interessante.

    Ad aprile sembrava che, dopo l’assegnazione del beneficio, ci fossero 90 giorni per presentare il contratto di compravendita o locazione.

    A giugno invece cambia la musica: il contratto devi averlo già firmato e allegarlo subito alla domanda.

    Prima sembrava:

    “ti aiutiamo a entrare.”

    Dopo diventa:

    “entra, firma, paga, registra, allega, aspetta, spera.”

    E la rettifica non corregge nemmeno i limiti principali: restano i 20.000 euro totali, restano i massimali da 3.000 euro per le coppie e 2.000 per i singoli, resta il rimborso posticipato, resta la graduatoria, restano i soldi fino a esaurimento.

    Ma la ciliegina Ú un’altra.

    Per chiedere il contributo sull’affitto, dopo la rettifica, devi avere già stipulato e allegare un contratto di locazione a Mirandola.

    Peccato che nella delibera originaria, tra i requisiti rimasti confermati, ci sia scritto che il richiedente e gli altri componenti del nucleo familiare non devono essere già titolari, come conduttori, di un contratto di locazione relativo a un immobile abitativo nel territorio comunale.

    Fermiamoci.

    Per chiedere il contributo affitto devi avere un contratto di affitto a Mirandola.

    Ma tra i requisiti c’Ú scritto che non devi essere già titolare di un contratto di affitto a Mirandola.

    È meraviglioso.

    È il bando che si prende a schiaffi da solo.

    Per partecipare devi avere il contratto.
    Ma se hai il contratto rischi di non poter partecipare.

    Magari il Comune voleva dire:
    “non devi avere un altro contratto precedente, diverso da quello oggetto del contributo”.

    Possibile.
    Probabile, perfino.

    Ma allora bisognava scriverlo.

    Perché negli atti pubblici non funziona il metodo Dormi&Rumba:

    “dai, si capiva.”

    No.

    Non si distribuiscono soldi pubblici a colpi di sottintesi.
    Non si fanno bandi con requisiti che sembrano usciti da un test di logica per concorsi.
    Non si rettifica una delibera lasciando in piedi una frase che può mordere la rettifica stessa.

    A questo punto serve una cosa semplicissima:

    una rettifica della rettifica.

    Sì, avete letto bene.

    Dopo la delibera, dopo la rettifica, ora servirebbe la rettifica della rettifica, magari con un titolo sobrio:

    “Precisazione della precisazione delle linee di indirizzo già rettificate perché nel frattempo il bando si Ú annodato da solo.”

    Basterebbe scrivere una frase chiara:

    “Il requisito di non titolarità di contratto di locazione nel territorio comunale si intende riferito ad altro contratto diverso da quello oggetto della domanda di contributo.”

    Ecco.
    Dieci righe per salvare il bando dal diventare il primo contributo abitativo quantistico della Bassa:

    hai diritto solo se hai il contratto, ma appena hai il contratto forse non hai più diritto.

    🎀 𝗙𝗜𝗡𝗧𝗔 𝗜𝗡𝗧𝗘𝗥𝗩𝗜𝗊𝗧𝗔 𝗔𝗟𝗟’𝗔𝗊𝗊𝗘𝗊𝗢𝗥𝗘𝗟𝗙𝗢 𝗗𝗢𝗥𝗠𝗜&𝗥𝗚𝗠𝗕𝗔

    Fico: Assessorelfo, lei aveva scritto: “Compri casa a Mirandola? I primi 6 mesi te li paga il Comune”. Conferma?

    Dormi&Rumba: Certamente. In senso evocativo.

    Fico: Evocativo?

    Dormi&Rumba: Sì. Evoca l’idea che qualcuno paghi. Poi magari quel qualcuno sei tu.

    Fico: La rettifica dice che per fare domanda bisogna avere già firmato e registrato il contratto.

    Dormi&Rumba: Esatto. Aiutiamo i giovani dopo che si sono già aiutati da soli.

    Fico: Quindi il Comune non sostiene l’accesso alla casa.

    Dormi&Rumba: Sostiene la narrazione dell’accesso alla casa. Che costa molto meno.

    Fico: E il cortocircuito sul contratto d’affitto?

    Dormi&Rumba: È innovazione amministrativa. Prima devi averlo, poi non devi averlo. Così il bando resta dinamico.

    Fico: Quindi serve una rettifica della rettifica?

    Dormi&Rumba: Direi una precisazione della precisazione. Con allegato un disegnino.

    Ecco la verità.

    Dormi&Rumba aveva promesso il Comune che paga il mutuo.

    La seconda delibera racconta altro:

    compra o affitta casa, anticipa tutto, allega il contratto, entra in graduatoria, spera che i 20.000 euro non siano finiti, poi forse ti rimborsiamo una parte. Però intanto noi facciamo il post.

    A questo punto non serve una nuova politica abitativa.

    Serve una rettifica della rettifica e un corso accelerato di logica aristotelica per l’assesorlefo Dormi&Rumba.

    Docente consigliato: Rick DuFer.
    Argomento della prima lezione:

    una cosa non può essere e non essere nello stesso momento, nemmeno se la vota la Giunta.

    Fonti: delibera di Giunta n. 85 del 22/04/2026 e delibera di Giunta n. 132 del 23/06/2026.

  • LA FASCIA TRICOLORE E LA FASCIA CASTORINO

    A Mirandola abbiamo risolto anche il diritto amministrativo.

    Non servono più il TUEL, le circolari ministeriali, il regolamento del Consiglio comunale o quel fastidioso concetto chiamato “simbolo istituzionale”.

    Ora la nuova fonte del diritto Ú Tirabassi:

    “Ce lo chiedono.”

    Fine.

    Se a un’inaugurazione qualcuno dice “avete la fascia?”, la fascia si mette.

    Se alla sagra chiedono “venite con la fascia?”, la fascia arriva.

    Se domani al bar chiedono “c’Ú la fascia?”, probabilmente partirà una conferenza dei capigruppo per capire se indossarla anche sul cappuccino.

    Il problema Ú che la fascia tricolore non Ú una sciarpa della Pro Loco.

    Non Ú il foulard della maggioranza.

    Non Ú il badge premium per apparire nelle foto.

    Non Ú il mantello magico che trasforma ogni taglio del nastro in una solenne funzione della Repubblica.

    La fascia tricolore Ú il distintivo del Sindaco.

    Quella vera.

    Con lo stemma della Repubblica e lo stemma del Comune.

    Da portare a tracolla, non da usare come accessorio scenico quando serve fare presenza, figura e fotografia.

    E infatti Siena e Gatti hanno presentato una interpellanza molto semplice: forse sarebbe il caso di ricondurre l’uso della fascia a occasioni serie, ufficiali, solenni, evitando che diventi un simbolo onnipresente tra sagre, feste, aperture varie e comparsate amministrative.

    Risposta della Lety?

    Prima parte:
    “Conosciamo benissimo le norme.”

    Seconda parte:
    “Respingiamo con forza l’illazione.”

    Terza parte:
    “Però potremmo fare un regolamento e inventare un simbolo diverso per gli eventi non strettamente istituzionali.”

    Meraviglioso.

    È come dire:

    “Non ho nessun problema con la marmellata sulle dita. Però da domani usiamo il cucchiaio.”

    “Non ho rigato la macchina. Però forse Ú meglio parcheggiare più lontano.”

    “Non abbiamo abusato della fascia. Però magari ce ne serve un’altra per quando la fascia vera Ú troppo fascia.”

    E allora Fico della Mirandola propone la soluzione definitiva:

    la fascia in pelo di nutria, altrimenti conosciuta come castorino.

    Una fascia padana, anfibia, resistente all’umidità, perfetta per attraversare fossi, inaugurazioni, comunicati stampa e regolamenti annunciati “ove ritenuto utile dal Consiglio”.

    La fascia tricolore resta alle funzioni vere.

    La fascia castorino va invece alle apparizioni amministrative in modalità “ce lo chiedono”.

    Da usare per:

    tagli di nastro;
    sagre con presenza istituzionale incorporata;
    feste di paese con posa obbligatoria;
    eventi dove nessuno capisce bene se il Comune rappresenta l’istituzione o semplicemente se stesso;
    apparizioni pubbliche in cui la fascia serve più all’obiettivo del fotografo che alla Repubblica.

    Regolamento comunale proposto.

    Articolo 1
    La fascia castorino Ú il distintivo dell’amministratore in modalità passerella valliva.

    Articolo 2
    Può essere indossata da sindaco, assessori, consiglieri, accompagnatori, reggitori di forbici, portatori di sorrisi istituzionali e figure temporaneamente utili alla foto.

    Articolo 3
    In caso di dubbio normativo, decide Tirabassi sentito il primo organizzatore disponibile.

    Articolo 4
    La fascia si porta a tracolla, possibilmente senza rosicchiare il TUEL.

    Articolo 5
    Dopo l’uso, la fascia va spazzolata, asciugata e riposta accanto alle promesse elettorali, ai comunicati trionfali e alle risposte scritte in cui si nega un problema mentre si propone una soluzione.

    La verità Ú che la fascia tricolore non Ú un giocattolo simbolico.

    È uno dei pochi segni visibili della rappresentanza istituzionale.

    Se la metti ovunque, non rappresenta più il Comune.

    Rappresenta l’ansia di farsi vedere.

    E allora sì: ben venga la fascia castorino.

    Almeno quella, quando esce dal fosso, non pretende di essere una circolare del Ministero dell’Interno.

  • 𝗟𝗔 𝗠𝗔𝗥𝗖𝗜𝗔 𝗗𝗘𝗜 𝗣𝗜𝗡𝗚𝗚𝗜𝗡𝗜: 𝗜𝗟 𝗖𝗢𝗠𝗚𝗡𝗘 𝗡𝗢𝗡 𝗥𝗜𝗊𝗣𝗢𝗡𝗗𝗘, 𝗥𝗘𝗖𝗜𝗧𝗔 𝗟𝗘 𝗗𝗘𝗧𝗘𝗥𝗠𝗜𝗡𝗘

    Il Comune scrive ai genitori della scuola Sergio Neri e prova a trasformare un elenco di problemi già noti in una favoletta amministrativa con carta intestata.

    La formula Ú bellissima: lavori conclusi, bambini rientrati a marzo, restano solo “interventi residuali”.

    𝗥𝗲𝘀𝗶𝗱𝘂𝗮𝗹𝗶.

    CioÚ: bagno docenti da allacciare, scarico delle acque meteoriche da completare, giardino da rifare, prato da seminare a novembre, giochi da consegnare dopo settembre, recinzioni da sistemare, potenza elettrica da aumentare, climatizzazione e VMC da attivare, cucina pienamente funzionante solo da settembre, gas da allacciare, certificazioni da fare, materiali ancora accatastati al piano primo, tinteggiature rimaste in sospeso, servizi igienici del personale cucina da riattivare, elettromagneti sulle porte REI da installare.

    𝗊𝗲 𝗟𝘂𝗲𝘀𝘁𝗶 𝘀𝗌𝗻𝗌 𝗿𝗲𝘀𝗶𝗱𝘂𝗶, 𝗶𝗹 𝗰𝗮𝗻𝘁𝗶𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗌 𝗰𝗌𝘀’𝗲𝗿𝗮? 𝗚𝗻 𝗵𝗌𝗯𝗯𝘆 𝗜𝗲𝗿 𝗎𝗲𝗌𝗺𝗲𝘁𝗿𝗶?

    Ma il punto vero Ú un altro.

    Quella lettera non sembra una risposta alle preoccupazioni dei genitori. Sembra il riassuntino profumato di cose che il Comune aveva già deciso, già affidato, già messo in determina.

    Lo scarico delle acque meteoriche? Non nasce dalla lettera ai genitori. C’era già la determina del 22 aprile per il manufatto di scarico verso la Tromba Panigadi.

    Il verde? Non nasce dalla lettera ai genitori. C’era già la determina del 28 maggio. E lì il Comune scrive una cosa chiarissima: il cortile era stato usato come area di cantiere, il terreno era significativamente compattato e bisognava ripristinare condizioni agronomiche, funzionali e paesaggistiche.

    Tradotto dal burocratese: non era un giardino scolastico pronto. Era un pezzo di cantiere da rimettere in piedi.

    E infatti nella determina si dice che bisognava procedere “senza ulteriori indugi” per completare le lavorazioni prima della ripresa delle attività scolastiche di settembre.

    Aspetta.

    Ma i bambini non erano già rientrati a marzo?

    Quindi a marzo abbiamo riaperto una scuola con il cortile ancora da recuperare dopo l’uso come area di cantiere, con il verde da rifare, il prato rimandato a novembre e i giochi che arriveranno, forse, dopo settembre?

    𝗀𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗻𝗌𝗻 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗿𝗶𝘀𝗜𝗌𝘀𝘁𝗮.
    𝗘̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗌𝗻𝗳𝗲𝘀𝘀𝗶𝗌𝗻𝗲 𝗰𝗌𝗻 𝗹𝗮 𝗰𝗮𝗿𝘁𝗮 𝗶𝗻𝘁𝗲𝘀𝘁𝗮𝘁𝗮.

    Poi c’Ú l’elettrico.

    A dicembre 2025 il Comune affidava già l’intervento di disalimentazione e messa in sicurezza della connessione BT per sostituire i cavi di alimentazione della scuola, a seguito degli interventi di ampliamento, efficientamento e adeguamento sismico.

    Poi arriva la richiesta di aumento potenza. Poi la determina. Poi, a fine giugno, la comunicazione ai genitori: dal 30 giugno E-Distribuzione aumenterà la potenza a circa 98 kW per far funzionare climatizzazione e VMC.

    Quindi non era una sorpresa. Non era il fulmine d’estate. Era un pezzo tecnico della scuola noto da mesi.

    𝗔 𝗺𝗮𝗿𝘇𝗌 𝗶 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗶 𝘀𝗌𝗻𝗌 𝗿𝗶𝗲𝗻𝘁𝗿𝗮𝘁𝗶.
    𝗔 𝗎𝗶𝘂𝗎𝗻𝗌 𝘀𝘁𝗶𝗮𝗺𝗌 𝗮𝗻𝗰𝗌𝗿𝗮 𝗮𝘀𝗜𝗲𝘁𝘁𝗮𝗻𝗱𝗌 𝗹𝗮 𝗜𝗌𝘁𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗜𝗲𝗿 𝗳𝗮𝗿 𝗳𝘂𝗻𝘇𝗶𝗌𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗎𝗹𝗶 𝗶𝗺𝗜𝗶𝗮𝗻𝘁𝗶.

    Poi c’Ú il capolavoro del caldo.

    Nella lettera ci spiegano che per la parte vecchia della scuola faranno un sopralluogo per valutare se serva davvero la climatizzazione, perché magari l’efficientamento energetico, la coibentazione e le schermature solari bastano.

    Peccato che, stando ai documenti della variante, sulla parte esistente — i corpi A e B — non ci sia stato solo qualche ritocchino poetico.

    Nella variante si dice che sugli impianti meccanici una parte significativa delle lavorazioni previste Ú stata stralciata, mantenendo esclusivamente l’impianto di riscaldamento radiante. Tradotto: sulla parte vecchia il progetto del clima Ú stato alleggerito, tagliato, riscritto.

    Non solo. Negli elaborati della variante compaiono anche modifiche al sistema di isolamento termico e acustico dei corpi A e B. CioÚ proprio il sistema con cui l’edificio dovrebbe difendersi dal caldo, dal freddo e dalle dispersioni.

    Quindi ricapitoliamo il numero di magia.

    Prima si stralciano pezzi degli impianti meccanici.
    Poi si modificano i pacchetti di isolamento dei corpi A e B.
    Poi si dice ai genitori che forse, grazie a coibentazione e schermature, la climatizzazione nella parte vecchia potrebbe non servire.
    Poi, lo stesso giorno, il Comune compra 10 condizionatori portatili, i famosi pinguini, perché bisogna garantire condizioni microclimatiche adeguate nelle scuole dell’infanzia e primarie.

    𝗜𝗹 𝗰𝗌𝗺𝗳𝗌𝗿𝘁 𝘁𝗲𝗿𝗺𝗶𝗰𝗌 𝗱𝗲𝗹 𝗖𝗌𝗺𝘂𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗠𝗶𝗿𝗮𝗻𝗱𝗌𝗹𝗮: 𝗶𝗻 𝗹𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗮 𝗲̀ 𝘂𝗻 𝘀𝘂𝗰𝗰𝗲𝘀𝘀𝗌, 𝗶𝗻 𝗱𝗲𝘁𝗲𝗿𝗺𝗶𝗻𝗮 𝗲̀ 𝘂𝗻 𝗜𝗶𝗻𝗎𝘂𝗶𝗻𝗌.

    Altro che efficientamento energetico. Qui siamo al gioco delle tre carte con il termostato.

    Perché il comfort non si misura con le frasi belle. Si misura con le temperature nelle sezioni, con gli impianti realmente installati, con le certificazioni, con i bambini dentro e con le maestre che devono lavorare.

    E se per stare a scuola servono i pinguini, forse il pinguino non Ú un accessorio. È la smentita con le rotelle.

    E la cucina?

    Nella comunicazione si dice che sarà pienamente in funzione da settembre. Quindi a marzo, quando i bambini sono rientrati, la cucina era pienamente funzionante oppure no? Perché se a luglio bisogna ancora allacciare il tubo del gas e fare la certificazione, la parola “concluso” comincia a somigliare molto a una parola magica pronunciata davanti ai genitori per far sparire il cantiere.

    E attenzione al gioco del collaudo.

    Il Comune può anche dire: “ma il collaudatore era stato incaricato”. Certo. Ma incaricare un collaudatore non significa mostrare il collaudo fatto. Un conto Ú l’incarico. Un conto sono gli esiti, i certificati, la chiusura formale, la consegna reale degli spazi.

    La rassicurazione vera avrebbe dovuto dire altro.

    Avrebbe dovuto dire: ecco la data di fine lavori.
    Ecco il verbale di consegna.
    Ecco la chiusura del cantiere.
    Ecco i collaudi.
    Ecco le certificazioni.
    Ecco quali spazi erano utilizzabili a marzo e quali no.
    Ecco come sono state gestite le interferenze tra bambini, insegnanti, personale, ditte, cantonieri, aree esterne e lavorazioni ancora da completare.

    Invece ci danno il calendario delle cose rimaste da fare.

    E lo chiamano “residuale”.

    Noi lo chiamiamo in un altro modo: 𝗿𝗶𝗮𝗜𝗲𝗿𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗶𝗜𝗮𝘁𝗮 𝗰𝗌𝗻 𝗹𝗮 𝗰𝗌𝗱𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗮𝗻𝘁𝗶𝗲𝗿𝗲 𝗮𝘁𝘁𝗮𝗰𝗰𝗮𝘁𝗮 𝗱𝗶𝗲𝘁𝗿𝗌.

    E qui arriva la morale del pinguino.

    Perché non stiamo parlando di un Comune senza soldi, costretto a scegliere tra il condizionatore e il pane secco. Stiamo parlando di un Comune che ha scelto volontariamente di destinare 170.000 euro di risorse pubbliche al sostegno delle scuole dell’infanzia paritarie.

    Scelta legittima? Politica.
    Discutibile? Molto.

    Non diciamo che i capitoli di bilancio si spostino con la bacchetta magica. Diciamo una cosa più semplice: le priorità politiche si vedono dai soldi che si trovano e da quelli che si tagliano.

    Perché con 170.000 euro si sarebbe potuto coprire abbondantemente il pezzo di impianto stralciato in variante, evitando di trasformare il comfort della scuola pubblica in una processione di pinguini portatili.

    Quando si tratta della scuola pubblica, si taglia, si rinvia, si valuta, si compra il pinguino con le rotelle.
    Quando si tratta delle paritarie, si trova un budget onnicomprensivo da 170.000 euro.

    𝗜𝗹 𝗰𝗮𝗹𝗱𝗌 𝗲̀ “𝗿𝗲𝘀𝗶𝗱𝘂𝗮𝗹𝗲”.
    𝗜𝗹 𝗰𝗌𝗻𝘁𝗿𝗶𝗯𝘂𝘁𝗌 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗜𝗮𝗿𝗶𝘁𝗮𝗿𝗶𝗲, 𝗶𝗻𝘃𝗲𝗰𝗲, 𝗲̀ “𝗌𝗻𝗻𝗶𝗰𝗌𝗺𝗜𝗿𝗲𝗻𝘀𝗶𝘃𝗌”.

    E allora la domanda finale Ú una sola:

    𝗮 𝗺𝗮𝗿𝘇𝗌 𝗮𝘃𝗲𝘁𝗲 𝗰𝗌𝗻𝘀𝗲𝗎𝗻𝗮𝘁𝗌 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗰𝘂𝗌𝗹𝗮 𝗌 𝗮𝘃𝗲𝘁𝗲 𝗮𝗜𝗲𝗿𝘁𝗌 𝗮𝗶 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗶 𝘂𝗻 𝗰𝗮𝗻𝘁𝗶𝗲𝗿𝗲 𝘃𝗲𝘀𝘁𝗶𝘁𝗌 𝗱𝗮 𝘀𝗰𝘂𝗌𝗹𝗮?

    Ficus vos observat.

    Comunicazione Comune ai genitori Sergio Neri, prot. 28530 del 25/06/2026
    Fonte principale per: “interventi residuali”, rientro a marzo, lavori da completare a luglio, verde, giochi, potenza elettrica, climatizzazione/VMC, cucina da settembre, piano primo, porte REI.

    Determina n. 344 del 22/04/2026
    Fonte per: scarico acque meteoriche verso Tromba Panigadi / Canale Burana già oggetto di atto precedente alla lettera ai genitori.

    Determina n. 481 del 28/05/2026
    Fonte per: area cortiliva usata come area di cantiere, terreno significativamente compattato, ripristino agronomico/funzionale/paesaggistico, lavorazioni da completare prima di settembre. Determina n. 1105 del 04/12/2025
    Fonte per: intervento elettrico già noto da dicembre 2025, disalimentazione e messa in sicurezza connessione BT per sostituzione cavi alimentazione scuola.

    Determina n. 198 dell’11/03/2026
    Fonte per: aumento potenza da 50 kW a 100 kW, preventivo richiesto già il 09/01/2026, costo complessivo 5.747,74 €.

    Perizia di variante n. 1, relazione del 31/10/2025
    Fonte per: variante, modifiche all’impianto termico, impianto idrico-sanitario/scarichi, sistemazioni area verde, opere di efficientamento energetico, nuove lavorazioni e tempi aggiuntivi.

    Determina n. 583 del 25/06/2026
    Fonte per: acquisto di 10 condizionatori portatili, “pinguini”, per garantire condizioni microclimatiche adeguate nelle scuole dell’infanzia e primarie; importo 3.249,90 €.

    Determina n. 274 del 03/04/2026
    Fonte per: ripristino attrezzature cucina Sergio Neri, ripresa produzione pasti dopo chiusura struttura per attività di cantiere.

    Determina n. 961 dell’08/11/2024
    Fonte per: cronologia lavori, proroga termini, incarico collaudo statico/tecnico-amministrativo richiamato, scadenze PNRR e quadro dell’appalto.

    Determina n. 936 del 24/10/2025
    Fonte per: contributo alle tre scuole dell’infanzia paritarie, budget complessivo 170.000 €, ripartizione fra Don Adani, Santa Maria ad Nives e Filomena Budri.

    Convenzione scuole infanzia paritarie 2025/2026
    Fonte integrativa per: art. 16, budget onnicomprensivo di 170.000 € stanziato dal Comune per le tre paritarie.

  • 𝗚𝗥𝗔𝗗𝗚𝗔𝗧𝗢𝗥𝗜𝗔 𝗖𝗛𝗜𝗚𝗊𝗔, 𝗠𝗔 𝗡𝗢𝗡 𝗧𝗥𝗢𝗣𝗣𝗢

    A Mirandola abbiamo inventato una nuova figura del diritto amministrativo: la graduatoria chiusa con lo spiffero. Chiusa, ma arieggiata. Chiusa, ma con oblò. Chiusa, ma se arriva una diffida al TAR si riapre come il barattolo dei sottaceti.

    Parliamo di case popolari, quindi sgombriamo subito il campo dalla cattiveria sbagliata: 𝗻𝗌𝗻 𝗰’𝗲̀ 𝗱𝗮 𝗜𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝘀𝗲𝗹𝗮 𝗰𝗌𝗻 𝗰𝗵𝗶 𝗵𝗮 𝗿𝗶𝗰𝗲𝘃𝘂𝘁𝗌 𝘂𝗻 𝗮𝗹𝗹𝗌𝗎𝗎𝗶𝗌. Una famiglia che entra in casa, firma un contratto, ci vive, magari arriva da una situazione difficile, non deve diventare il bersaglio pubblico del pasticcio altrui.

    Il problema non sono i poveri. 𝗜𝗹 𝗜𝗿𝗌𝗯𝗹𝗲𝗺𝗮 𝗲̀ 𝗰𝗵𝗶 𝗵𝗮 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗌 𝗹𝗶𝘁𝗶𝗎𝗮𝗿𝗲 𝗶 𝗜𝗌𝘃𝗲𝗿𝗶 𝗰𝗌𝗻 𝘂𝗻𝗮 𝗎𝗿𝗮𝗱𝘂𝗮𝘁𝗌𝗿𝗶𝗮 𝗎𝗲𝘀𝘁𝗶𝘁𝗮 𝗰𝗌𝗺𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗜𝗌𝗿𝘁𝗮 𝗎𝗶𝗿𝗲𝘃𝗌𝗹𝗲.

    Mettiamo le date, perché il pastrocchio si capisce meglio quando lo si guarda in fila.

    𝗜𝗹 𝟮𝟬 𝗻𝗌𝘃𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟱 viene approvata la graduatoria definitiva ERP. 𝗟’𝟎 𝗎𝗲𝗻𝗻𝗮𝗶𝗌 𝟮𝟬𝟮𝟲 arriva la sentenza della Corte Costituzionale. Traduzione semplice: attenzione, la residenza storica non può diventare la tessera punti della casa popolare. L’ERP serve al bisogno abitativo, non alla gara a chi ha più anni di campanile sulle spalle.

    Gennaio. Non agosto. Non “ce ne siamo accorti dopo”. Gennaio.

    E invece, tra la pubblicazione della sentenza e la delibera dell’11 marzo, il Comune continua a dare corso alla vecchia graduatoria. 𝗟’𝟭𝟭 𝗺𝗮𝗿𝘇𝗌 𝟮𝟬𝟮𝟲 la Giunta finalmente prende atto della sentenza e sospende gli scorrimenti. 𝗜𝗹 𝟮𝟵 𝗮𝗜𝗿𝗶𝗹𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟲 il Consiglio comunale cambia il regolamento: la residenza storica, che prima poteva pesare fino a 15 punti, viene ridotta a 1 punto; l’attesa nelle graduatorie precedenti viene invece valorizzata di più.

    𝗜𝗹 𝟮𝟳 𝗺𝗮𝗎𝗎𝗶𝗌 𝟮𝟬𝟮𝟲 arriva la delibera 121: la graduatoria 2025 viene dichiarata definitivamente chiusa. 𝗗𝗲𝗳𝗶𝗻𝗶𝘁𝗶𝘃𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲. Parola bellissima. Una di quelle parole che nei palazzi durano meno di un gazebo in piazza con il vento.

    Perché poi arriva lei: la diffida. 𝗟’𝟭𝟭 𝗎𝗶𝘂𝗎𝗻𝗌 𝟮𝟬𝟮𝟲 arriva una PEC dell’avvocata Sonia Pennisi, con tanto di preavviso di ricorso al TAR, per conto di una cittadina rimasta fuori: istanza 243, undicesima in graduatoria. Non un comunicato. Non una riflessione spontanea. Non un improvviso pellegrinaggio amministrativo sulla via della giustizia abitativa. Una diffida. Carta intestata. Preavviso di TAR.

    E qui succede il miracolo. 𝗜𝗹 𝟮𝟯 𝗎𝗶𝘂𝗎𝗻𝗌 𝟮𝟬𝟮𝟲 la graduatoria definitivamente chiusa diventa socchiusa. Ma attenzione: 𝗻𝗌𝗻 𝘃𝗶𝗲𝗻𝗲 𝗿𝗶𝗮𝗜𝗲𝗿𝘁𝗮 𝗜𝗲𝗿 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶. Viene riaperta chirurgicamente, solo per consentire lo scorrimento dei 3 alloggi ai tre soggetti che, dopo il ricalcolo, risultavano ancora aventi diritto. Per tutti gli altri, la porta resta chiusa.

    Quindi: graduatoria chiusa per il popolo, socchiusa per i tre casi che rischiavano di finire davanti al TAR. Una riapertura con il contagocce. Una toppa amministrativa cucita esattamente dove l’avvocata aveva puntato il dito.

    Il Comune, punto nel vivo dalla carta intestata, apre il cassetto, rimette mano ai punteggi, ricalcola con i nuovi criteri e scopre che tre soggetti già assegnatari sarebbero finiti dietro ad altri tre soggetti non assegnatari.

    Traduzione non burocratica: 𝗱𝗌𝗜𝗌 𝗹𝗮 𝘀𝗲𝗻𝘁𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗶 𝗎𝗲𝗻𝗻𝗮𝗶𝗌 𝘀𝗶 𝗲̀ 𝗰𝗌𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗮𝘁𝗌 𝗮𝗱 𝗮𝘀𝘀𝗲𝗎𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗰𝗮𝘀𝗲 𝗮 𝗜𝗲𝗿𝘀𝗌𝗻𝗲 𝗰𝗵𝗲, 𝗰𝗌𝗻 𝗶𝗹 𝗻𝘂𝗌𝘃𝗌 𝗿𝗶𝗰𝗮𝗹𝗰𝗌𝗹𝗌, 𝗻𝗌𝗻 𝗿𝗶𝘀𝘂𝗹𝘁𝗮𝘃𝗮𝗻𝗌 𝗜𝗶𝘂̀ 𝗶𝗻 𝗟𝘂𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗜𝗌𝘀𝗶𝘇𝗶𝗌𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗜𝗿𝗶𝗌𝗿𝗶𝘁𝗮̀.

    Non significa che non avessero bisogno. Non significa che fossero furbi. Non significa che vadano messi alla gogna. Significa che, tolto il peso sproporzionato della residenza storica, 𝗻𝗌𝗻 𝗮𝘃𝗲𝘃𝗮𝗻𝗌 “𝗰𝗌𝘀𝗶̀ 𝘁𝗮𝗻𝘁𝗌 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗌” 𝗶𝗻 𝘁𝗲𝗿𝗺𝗶𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗜𝗿𝗶𝗌𝗿𝗶𝘁𝗮̀ rispetto ad altri rimasti fuori.

    E infatti il Comune che fa? Non revoca le assegnazioni già fatte, perché ci sono contratti firmati, situazioni consolidate, persone vere dentro case vere. Scelta anche comprensibile. Però assegna altri tre alloggi. Quindi il pasticcio Ú talmente inesistente che per sistemarlo servono tre case e una diffida di avvocato.

    E qui arriva la parte più gustosa. Nel Consiglio comunale del 29 aprile, l’assessora Secchia se la prende con chi parlava di poca trasparenza e dice, più o meno: ma quale poca trasparenza, la sentenza della Corte Costituzionale Ú più evidente e trasparente di così, noi ci siamo solo adeguati. Peccato che nessuno stesse dicendo che la sentenza fosse opaca. La sentenza era chiarissima.

    𝗢𝗜𝗮𝗰𝗌 𝗲̀ 𝗶𝗹 𝗱𝗌𝗜𝗌. Opaco Ú continuare a scorrere la graduatoria dopo gennaio. Opaco Ú sospenderla solo l’11 marzo. Opaco Ú chiuderla definitivamente il 27 maggio. Opaco Ú riaprirla il 23 giugno dopo una diffida dell’11 giugno. Opaco Ú riaprirla solo per tre, lasciandola chiusa per tutti gli altri. Opaco Ú accorgersi del problema quando arriva l’avvocata. Opaco Ú dire che ci sono tre posizioni da correggere, ma senza pubblicare una tabella di raffronto.

    Ed eccola qui, piccola piccola, la domanda sibillina che rotola sotto la porta dell’ufficio come una biglia nell’obitorio della trasparenza: 𝗜𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗻𝗌𝗻 𝗲̀ 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗮 𝗜𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗮𝘁𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝘁𝗮𝗯𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗶 𝗿𝗮𝗳𝗳𝗿𝗌𝗻𝘁𝗌 𝗰𝗌𝗻 𝗶 𝗜𝘂𝗻𝘁𝗲𝗎𝗎𝗶? 𝗘 𝗟𝘂𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗰𝗮𝘀𝗲 𝘀𝗌𝗻𝗌 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗲 𝗮𝘀𝘀𝗲𝗎𝗻𝗮𝘁𝗲 𝗳𝗿𝗮 𝗹𝗮 𝘀𝗲𝗻𝘁𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗖𝗌𝗿𝘁𝗲 𝗖𝗌𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗌𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗲 𝗹𝗮 𝘀𝗌𝘀𝗜𝗲𝗻𝘀𝗶𝗌𝗻𝗲?

    Non nomi. Non indirizzi. Non dati personali. Bastavano gli ID delle domande, la vecchia posizione, il vecchio punteggio, il nuovo punteggio, la nuova posizione. Una tabellina. Una cosa banale. Una cosa pubblica. Una cosa che avrebbe permesso a tutti di capire se il ricalcolo era corretto, completo, limpido. Invece no: dobbiamo fidarci.

    E qui casca il fico. Perché quando una sentenza costituzionale arriva l’8 gennaio, quando si continua comunque ad assegnare, quando poi si sospende l’11 marzo, si cambia il regolamento il 29 aprile, si chiude definitivamente il 27 maggio, si riceve una diffida l’11 giugno e si riapre il 23 giugno solo per tre posizioni, la trasparenza non Ú dire in Consiglio “la sentenza Ú trasparente”. Grazie tante. 𝗟𝗮 𝘁𝗿𝗮𝘀𝗜𝗮𝗿𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗲̀ 𝗺𝗌𝘀𝘁𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗿𝗶𝗰𝗮𝗹𝗰𝗌𝗹𝗌.

    La casa popolare Ú una cosa seria. Il bisogno abitativo Ú una cosa seria. La graduatoria Ú una cosa seria. Proprio per questo non si può gestire tutto come una saracinesca impazzita: su, giù, socchiusa, richiusa, riaperta per tre, corretta, e poi “state sereni”.

    Qui non c’Ú da fare la guerra fra poveri. C’Ú da chiedere conto a chi amministra. Perché se alcuni alloggi sono stati assegnati dopo una sentenza che già metteva in crisi quei criteri, il problema non Ú chi ha ricevuto le chiavi. 𝗜𝗹 𝗜𝗿𝗌𝗯𝗹𝗲𝗺𝗮 𝗲̀ 𝗰𝗵𝗶 𝗟𝘂𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗰𝗵𝗶𝗮𝘃𝗶 𝗹𝗲 𝗵𝗮 𝗰𝗌𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗮𝘁𝗲 𝗮 𝗱𝗶𝘀𝘁𝗿𝗶𝗯𝘂𝗶𝗿𝗲 𝗳𝗶𝗻𝗎𝗲𝗻𝗱𝗌 𝗱𝗶 𝗻𝗌𝗻 𝘃𝗲𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗹 𝗿𝗲𝗎𝗌𝗹𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗌 𝗲𝗿𝗮 𝗎𝗶𝗮̀ 𝗮𝗻𝗱𝗮𝘁𝗌 𝗶𝗻 𝗜𝗲𝘇𝘇𝗶, 𝗰𝗌𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗮𝗻𝗱𝗌 𝗮 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝗳𝗶𝗻𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝗻𝗶𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗜𝗲𝗿 𝗻𝗌𝗻 𝗮𝗺𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗹’𝗲𝗿𝗿𝗌𝗿𝗲.

    𝗚𝗿𝗮𝗱𝘂𝗮𝘁𝗌𝗿𝗶𝗮 𝗰𝗵𝗶𝘂𝘀𝗮, 𝗺𝗮 𝗻𝗌𝗻 𝘁𝗿𝗌𝗜𝗜𝗌. 𝗊𝗲𝗻𝘁𝗲𝗻𝘇𝗮 𝘁𝗿𝗮𝘀𝗜𝗮𝗿𝗲𝗻𝘁𝗲, 𝗿𝗶𝗰𝗮𝗹𝗰𝗌𝗹𝗌 𝗺𝗌𝗹𝘁𝗌 𝗺𝗲𝗻𝗌.

    E nel dubbio, pubblicate la tabella. Perché nelle case popolari si entra con un diritto. Non con un atto di fede.

  • 𝗜𝗟 𝗕𝗢𝗊𝗖𝗢 𝗚𝗥𝗕𝗔𝗡𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗠𝗘𝗠𝗢𝗥𝗜𝗔 𝗊𝗠𝗘𝗠𝗢𝗥𝗔𝗧𝗔

    Alla fine del Memoria Festival Ú arrivato il discorso della presidentessa Bergomi. Un discorso verde. Molto verde. Talmente verde che, tra il bosco urbano in Piazza Costituente e le frasi rassicuranti sui soldi, a un certo punto sembrava di essere entrati in una foresta contabile: tante foglie, tanta ombra, pochissima luce.

    La presidentessa ci ha spiegato che alcuni cittadini, nelle settimane precedenti, facevano domande. Non preoccupazioni, eh. Domande. Che detta così sembra quasi una malattia civica. Il cittadino non applaude soltanto: 𝗶𝗹 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗌 𝗰𝗵𝗶𝗲𝗱𝗲. Che cafonata.

    Chiede quanto costa il Festival. Chiede chi paga. Chiede quanto mette davvero il Comune. Chiede quanto costa il verde temporaneo. Chiede se i relatori vengono gratis. Chiede quanto costa la collaborazione con Mondadori. Chiede perché i bilanci non siano pubblicati in modo ordinato, aggiornato e comprensibile. Insomma, il cittadino commette il gravissimo reato di voler capire 𝗱𝗌𝘃𝗲 𝗜𝗮𝘀𝘀𝗮𝗻𝗌 𝗶 𝘀𝗌𝗹𝗱𝗶.

    A quel punto arriva la grande rivelazione: il Comune di Mirandola metterebbe, in termini di liquidi, di cash, solo 𝟭.𝟬𝟬𝟬 𝗲𝘂𝗿𝗌. Mille euro. Un Festival con decine di ospiti, allestimenti, comunicazione, logistica, personale, spazi, uffici e bosco urbano che nasce con mille euro. Miracolo botanico. Il primo caso al mondo di manifestazione culturale autofotosintetica.

    Poi però, nella stessa frase, la presidentessa spiega che il grosso del contributo comunale arriva dalle “straordinarie risorse umane” dell’ufficio cultura, dell’ufficio stampa e di altri collaboratori, impegnati per mesi e quasi H24 durante la tre giorni. Ah. Quindi 𝗻𝗌𝗻 𝘀𝗌𝗻𝗌 𝗺𝗶𝗹𝗹𝗲 𝗲𝘂𝗿𝗌. Sono mille euro più tutto quello che non chiamate euro.

    𝗠𝗶𝗹𝗹𝗲 𝗲𝘂𝗿𝗌 𝗜𝗶𝘂̀ 𝗌𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗹𝗮𝘃𝗌𝗿𝗌 𝗜𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗌. Mille euro più personale comunale. Mille euro più ufficio cultura. Mille euro più ufficio stampa. Mille euro più collaboratori. Mille euro più la macchina comunale messa a disposizione.

    La solita magia mirandolese: quando paga il Consorzio Ú una spesa; quando paga il Comune con il lavoro dei dipendenti diventa “straordinaria risorsa umana”. Molto poetico. Anche il mutuo, se lo chiami “straordinaria esperienza abitativa”, sembra meno mutuo.

    Poi arriva la Fondazione. “Euro più, euro meno”, circa 𝟭𝟮𝟬.𝟬𝟬𝟬 𝗲𝘂𝗿𝗌. Formula bellissima. Perfetta per dire “ho preso un caffÚ”. Un po’ meno per raccontare il principale finanziamento di una manifestazione che vive nel cuore della città, con il Comune dentro la governance, gli uffici comunali dentro l’organizzazione e i cittadini fuori dalla porta dei dettagli.

    Perché il punto Ú tutto qui: 𝗻𝗌𝗻 𝗯𝗮𝘀𝘁𝗮 𝗱𝗶𝗿𝗲 “𝘀𝗶𝗮𝗺𝗌 𝘃𝗶𝗿𝘁𝘂𝗌𝘀𝗶”. Anche perché “siamo virtuosi” non Ú un rendiconto. È una pacca sulla testa. È il “fidatevi” in versione culturale. E noi, purtroppo, siamo gente rozza: 𝗜𝗿𝗲𝗳𝗲𝗿𝗶𝗮𝗺𝗌 𝗶 𝗻𝘂𝗺𝗲𝗿𝗶. Quelli veri. Quelli leggibili. Quelli dove si capisce chi prende cosa, per fare cosa, con quale contratto e con quali soldi.

    Sul sito ufficiale del Memoria Festival, nella sezione Bilanci dell’Amministrazione trasparente, risultano pubblicati solo i bilanci 𝗱𝗮𝗹 𝟮𝟬𝟭𝟲 𝗮𝗹 𝟮𝟬𝟮𝟭. Poi il nulla. La memoria arriva al 2021 e dopo evidentemente entra in modalità oblio.

    E questo Ú già gravissimo.

    Perché il Consorzio predica memoria, ma sul proprio sito dimentica almeno quattro bilanci: 𝟮𝟬𝟮𝟮, 𝟮𝟬𝟮𝟯, 𝟮𝟬𝟮𝟰 𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟱.

    Sul sito del Comune di Mirandola va un po’ meglio, ma non abbastanza: lì i dati arrivano al 𝟮𝟬𝟮𝟰. Quindi sappiamo che almeno una parte dei bilanci esiste, non Ú stata inghiottita dalla nebbia della Bassa, non Ú finita sotto un vaso del bosco urbano, non Ú stata portata via da un autore in promozione editoriale.

    Però siamo nel 2026. E allora anche sul sito del Comune manca il 𝟮𝟬𝟮𝟱.

    E anche questo Ú grave.

    Perché lo Statuto del Consorzio non dice che il conto consuntivo si pubblica quando si trova un attimo tra un reel, un comunicato e una pianta ornamentale. Dice che il conto consuntivo deve essere approvato e pubblicato 𝗲𝗻𝘁𝗿𝗌 𝗶𝗹 𝟮𝟎 𝗳𝗲𝗯𝗯𝗿𝗮𝗶𝗌 𝗱𝗶 𝗌𝗎𝗻𝗶 𝗮𝗻𝗻𝗌.

    Quindi la fotografia Ú doppia e imbarazzante: 𝗶𝗹 𝘀𝗶𝘁𝗌 𝗱𝗲𝗹 𝗠𝗲𝗺𝗌𝗿𝗶𝗮 𝗙𝗲𝘀𝘁𝗶𝘃𝗮𝗹 𝗲̀ 𝗳𝗲𝗿𝗺𝗌 𝗮𝗹 𝟮𝟬𝟮𝟭; 𝗶𝗹 𝘀𝗶𝘁𝗌 𝗱𝗲𝗹 𝗖𝗌𝗺𝘂𝗻𝗲 𝗲̀ 𝗳𝗲𝗿𝗺𝗌 𝗮𝗹 𝟮𝟬𝟮𝟰.

    Uno Ú un buco nero.

    L’altro Ú una trasparenza in ritardo.

    In entrambi i casi, il cittadino che vuole capire deve arrangiarsi: scavare, cercare, incrociare, recuperare bilanci XBRL, leggere macroaggregati, interpretare note integrative e poi sentirsi pure spiegare che non deve preoccuparsi, perché la gestione Ú virtuosa.

    No.

    La virtù non si annuncia.

    𝗊𝗶 𝗿𝗲𝗻𝗱𝗶𝗰𝗌𝗻𝘁𝗮.

    E quando finalmente si leggono i bilanci completi, cosa si scopre? Che sono formalmente ordinati, certo. Ma scritti in modo perfetto per non far capire nulla al cittadino normale. Nel bilancio 2024 ci sono 𝟭𝟱𝟱.𝟲𝟲𝟬 𝗲𝘂𝗿𝗌 di “servizi” e 𝟮𝟎.𝟰𝟭𝟱 𝗲𝘂𝗿𝗌 di “godimento beni di terzi”. Dentro queste due parole può starci mezzo Festival: service, logistica, allestimenti, noleggi, comunicazione, consulenze, ospitalità, rimborsi, verde, palco, microfoni, vasi, sedie, piante, sorrisi istituzionali e forse anche il badile con cui si pianta la trasparenza.

    E allora Ú troppo comodo rispondere alle domande puntuali con il borotalco delle frasi generiche. “Gli ospiti famosi vengono gratis.” Benissimo. Allora 𝗜𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗮𝘁𝗲 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗌.

    𝗀𝘂𝗮𝗻𝘁𝗌 𝗲̀ 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗌 𝘃𝗲𝗿𝘀𝗮𝘁𝗌 𝗮 𝗠𝗌𝗻𝗱𝗮𝗱𝗌𝗿𝗶? Zero? Scrivetelo. Quanto costano gli accordi editoriali? Zero? Scrivetelo. Ci sono rimborsi, viaggi, alberghi, ospitalità, servizi collegati, agenzie, pacchetti promozionali? Scrivetelo.

    𝗀𝘂𝗮𝗻𝘁𝗌 𝗲̀ 𝗰𝗌𝘀𝘁𝗮𝘁𝗌 𝗶𝗹 𝗯𝗌𝘀𝗰𝗌 𝘂𝗿𝗯𝗮𝗻𝗌? Zero? Scrivetelo. Era uno sponsor tecnico? Scrivetelo. Quanto valevano piante, trasporto, montaggio, smontaggio, manutenzione, noleggio, progettazione? Scrivetelo.

    𝗀𝘂𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗌𝗿𝗲 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗌 𝗹𝗮𝘃𝗌𝗿𝗮𝘁𝗌 𝗶 𝗱𝗶𝗜𝗲𝗻𝗱𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗰𝗌𝗺𝘂𝗻𝗮𝗹𝗶? Scrivetelo. Quali uffici? Scrivetelo. Con quale costo figurativo? Scrivetelo. Perché quando la risposta Ú sempre “fidatevi”, la domanda successiva diventa automaticamente: 𝗜𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗱𝗌𝘃𝗿𝗲𝗺𝗺𝗌?

    E allora la domanda non Ú cattiva. È elementare: 𝗜𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝘀𝘂𝗹 𝘀𝗶𝘁𝗌 𝗱𝗲𝗹 𝗠𝗲𝗺𝗌𝗿𝗶𝗮 𝗙𝗲𝘀𝘁𝗶𝘃𝗮𝗹 𝗶 𝗯𝗶𝗹𝗮𝗻𝗰𝗶 𝘀𝗶 𝗳𝗲𝗿𝗺𝗮𝗻𝗌 𝗮𝗹 𝟮𝟬𝟮𝟭 𝗲 𝘀𝘂𝗹 𝘀𝗶𝘁𝗌 𝗱𝗲𝗹 𝗖𝗌𝗺𝘂𝗻𝗲 𝗺𝗮𝗻𝗰𝗮 𝗮𝗻𝗰𝗌𝗿𝗮 𝗶𝗹 𝟮𝟬𝟮𝟱?

    Perché i cittadini devono andare a caccia dei bilanci come se fossero tartufi amministrativi? Perché per sapere qualcosa bisogna scavare tra Comune, Camera di Commercio, XBRL, note integrative e discorsi finali? Perché per il successo ci sono comunicati, foto, reel, ringraziamenti, applausi, visualizzazioni, boschi urbani e parole profumate; mentre per i soldi ci sono 𝗿𝗶𝘁𝗮𝗿𝗱𝗶, 𝗺𝗮𝗰𝗿𝗌𝗮𝗎𝗎𝗿𝗲𝗎𝗮𝘁𝗶, 𝘀𝗶𝗻𝘁𝗲𝘀𝗶 𝗲 “𝗲𝘂𝗿𝗌 𝗜𝗶𝘂̀ 𝗲𝘂𝗿𝗌 𝗺𝗲𝗻𝗌”?

    La cultura costa. Va bene. La cultura pubblica può anche costare molto. Va benissimo. Ma se costa con soldi pubblici, contributi pubblici, fondazioni territoriali, sponsor, lavoro comunale e risorse della città, allora non basta raccontarla come una fiaba edificante. 𝗕𝗶𝘀𝗌𝗎𝗻𝗮 𝗮𝗜𝗿𝗶𝗿𝗲 𝗶 𝗰𝗌𝗻𝘁𝗶. Non il sipario. I conti.

    Perché il problema non Ú il Memoria Festival. Il problema Ú il Memoria Festival che 𝗜𝗿𝗲𝗱𝗶𝗰𝗮 𝗺𝗲𝗺𝗌𝗿𝗶𝗮 𝗲 𝗜𝗿𝗮𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗮𝗺𝗻𝗲𝘀𝗶𝗮 𝘀𝗲𝗹𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗮. Ricorda il successo. Ricorda la piazza piena. Ricorda il bosco urbano. Ricorda i luoghi del cuore. Ricorda i grandi ospiti. Ricorda perfino che il Comune mette “solo mille euro”.

    Poi però dimentica di pubblicare in modo aggiornato i bilanci sul proprio sito. Dimentica di spiegare quanto valgono davvero le risorse comunali. Dimentica di separare i costi in modo leggibile. Dimentica di dire quanto costano gli allestimenti. Dimentica di dire quanto pesa Mondadori. Dimentica di dire quanto costa portare la cultura sul palco quando il palco, le luci, il verde, gli uffici e l’organizzazione non nascono per partenogenesi culturale.

    E allora sì: complimenti per il bosco urbano. Ma la prossima volta, tra una pianta e l’altra, 𝗜𝗶𝗮𝗻𝘁𝗮𝘁𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝘂𝗻 𝗿𝗲𝗻𝗱𝗶𝗰𝗌𝗻𝘁𝗌 𝗮𝗻𝗮𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗌. Cresce più lentamente del verde temporaneo. Ma fa molta più ombra agli imbarazzi.

  • 𝗩𝗜𝗔 𝗠𝗔𝗭𝗭𝗢𝗡𝗘, 𝗢 𝗟𝗔 𝗣𝗔𝗟𝗚𝗗𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗥𝗜𝗖𝗢𝗊𝗧𝗥𝗚𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘

    Ci sono opere pubbliche che nascono semplici: togli due cose, sistemi il terreno, rimetti in ordine. Poi ci sono le opere pubbliche mirandolesi, dove anche un’ex area P.M.A.R. diventa un romanzo di formazione del movimento terra.

    L’area di via Mazzone era servita dopo il terremoto per i Prefabbricati Modulari Abitativi Rimovibili. Rimovibili, appunto. I moduli sono stati rimossi anni fa. Il resto, invece, ha sviluppato radici, nostalgia e probabilmente anche una propria fauna amministrativa.

    Ora siamo al secondo stralcio, quello che dovrebbe fare la magia finale: prendere quattro “quadre” lasciate come vasche infossate, colmare dislivelli, rifinire superfici, sistemare strade, cordoli, pozzetti, segnaletica e restituire all’area una qualche dignità di protezione civile, ciclabile, parcheggio, prove patenti, luna park o qualunque altra identità provvisoria venga estratta dal cappello.

    Perché il bello Ú questo: non si tratta solo di “pulire un’area”.

    No.

    Qui c’Ú una coreografia di terre.

    Terra del lotto 9.
    Terra dell’asilo nido.
    Terra da spianare.
    Terra da spostare.
    Terra da usare per riempire.
    Terra forse da bonificare.
    Terra invece certificata non contaminata.
    Misto riciclato.
    Misto stabilizzato.
    Terreno vegetale.
    Riporti.
    Finiture.
    Livellamenti.

    Una specie di Risiko geologico comunale, dove invece dei carri armati si spostano cumuli e invece della Kamchatka c’Ú via Giolitti.

    Nei documenti si dice che il cumulo di terreno derivante dall’asilo nido sul lotto 9, circa 650 metri cubi, “necessita di essere ridotto o spianato”. E guarda caso nel lotto 5 servono riporti per colmare i vuoti lasciati dai P.M.A.R., cioÚ quattro vasche da migliaia di metri quadrati, infossate rispetto alle strade.

    Ma attenzione: 𝗡𝗢𝗡 𝗧𝗚𝗧𝗧𝗔 𝗟𝗔 𝗧𝗘𝗥𝗥𝗔 𝗘̀ 𝗚𝗚𝗚𝗔𝗟𝗘.

    Il P.F.T.E. immaginava di usare il terreno residuo del lotto 9 per colmare il vuoto dei P.M.A.R. e tenere bassi i costi. Solo che poi, nei documenti, salta fuori che questa soluzione “non Ú immediatamente attuabile”, perché gli accertamenti in corso presentano problematicità tali da richiedere eventuali trattamenti preventivi di bonifica.

    Di quella montagna di terra e dei suoi perché ne avevamo già parlato qui: https://ficodellamirandola.noblogs.org/2026/05/28/la-protezione-civile-sulla-montagna-dei-perche/

    Traduzione dal burocratese: avevamo pensato di tappare il buco con quella terra lì, però quella terra lì forse va prima controllata, trattata, bonificata, accompagnata con prudenza e magari confessata da un geologo.

    Allora entra in scena la terra dell’asilo nido: quella, invece, Ú certificata non contaminata. Circa 600 metri cubi. Utile, certo. Ma non basta a risolvere il rebus, perché per la sistemazione definitiva dell’area i documenti parlano, nell’ipotesi peggiore, di circa 4.500 metri cubi di terreno necessario.

    Ed Ú qui che la relazione diventa quasi poetica: parla di 𝗜𝗡𝗗𝗘𝗧𝗘𝗥𝗠𝗜𝗡𝗔𝗧𝗘𝗭𝗭𝗔 𝗖𝗜𝗥𝗖𝗔 𝗜𝗟 𝗥𝗘𝗣𝗘𝗥𝗜𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢 𝗗𝗘𝗟 𝗧𝗘𝗥𝗥𝗘𝗡𝗢 𝗡𝗘𝗖𝗘𝗊𝗊𝗔𝗥𝗜𝗢 e dice che questa indeterminatezza impone di ipotizzare scelte alternative.

    CioÚ: non sappiamo ancora bene da dove prendere tutta la terra, quanta terra usare, quale terra usare, quanto abbassare, quanto riempire, quanto compensare, quanto rimandare.

    E allora le alternative diventano un menù degustazione del movimento terra: togliere cordoli per abbassare le aree a quota strada e ridurre il terreno da reperire; colmare il dislivello con misto riciclato o terreno riciclato da demolizioni; lasciare alla fase finale la finitura superficiale a verde delle quadre prescelte, anche perché le destinazioni non sono ancora chiarite del tutto.

    In pratica: abbiamo un buco, una montagna, una terra forse problematica, una terra buona ma poca, alcune destinazioni elastiche e una gran voglia di arrivare in fondo facendo sembrare tutto lineare.

    𝗠𝗶𝗿𝗮𝗻𝗱𝗌𝗹𝗮, 𝗰𝗮𝗜𝗶𝘁𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹 “𝘃𝗲𝗱𝗶𝗮𝗺𝗌 𝗜𝗌𝗶 𝗰𝗌𝗻 𝗰𝗌𝘀𝗮 𝗿𝗶𝗲𝗺𝗜𝗶𝗮𝗺𝗌”.

    Ma prima ancora delle terre, dei riporti e dei misti stabilizzati, c’Ú la poesia dell’abbandono. Perché i documenti descrivono un’area con alberi e cespugli spontanei, piante pioniere, residui di pavimenti dei moduli abitativi, rifiuti edili, strade asfaltate che iniziano a disgregarsi e perfino la 𝗊𝗢𝗧𝗧𝗥𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗗𝗜 𝗣𝗔𝗩𝗜𝗠𝗘𝗡𝗧𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗔𝗚𝗧𝗢𝗕𝗟𝗢𝗖𝗖𝗔𝗡𝗧𝗜.

    Che detta in italiano normale suona così: in un’area pubblica abbandonata per anni non sono cresciute solo le erbacce. Sono spariti anche pezzi.

    Autobloccanti evaporati.
    Rifiuti rimasti.
    Rovi prosperati.
    Controllo pubblico disperso come polline nella bassa.

    Altro che area P.M.A.R. Qui siamo al primo caso di cava comunale involontaria: entri con il degrado, esci con il materiale.

    E il secondo stralcio parte da un presupposto molto ottimista: che le quadre siano già sgombre, che il primo stralcio abbia tolto davvero tutto quello che doveva togliere, che sotto non salti fuori altro, che i riempimenti funzionino, che le quantità tornino, che la terra sia quella giusta, che il fondo tenga, che le strade non si sbriciolino di nuovo.

    L’appalto Ú anche 𝗔 𝗠𝗜𝗊𝗚𝗥𝗔, dettaglio piccolo ma gustoso: quando tutto dipende da quantità effettive, terre, riempimenti, fondi e sorprese sotto il tappeto, la misura potrebbe iniziare a misurare anche la pazienza dei cittadini.

    E poi ci sono le reti.

    Acqua, energia, fogne e telecomunicazioni stanno sotto le strade e non dovrebbero essere toccate. Bene. Peccato che per la pubblica illuminazione il documento dica che ci sono tratti in tesata aerea e cavidotti sotto le travi laterali di fondazione 𝗗𝗜 𝗖𝗚𝗜 𝗡𝗢𝗡 𝗊𝗜 𝗖𝗢𝗡𝗢𝗊𝗖𝗘 𝗟’𝗜𝗡𝗧𝗘𝗚𝗥𝗜𝗧𝗔̀.

    Meraviglioso.

    Un secondo stralcio per finire tutto, ma con pezzi di impianto di cui non si conosce l’integrità.

    Intanto i soldi sono quelli della ricostruzione: contributi nati per eliminare le opere incongrue delle aree ex P.M.A.R., trascinati per anni tra proroghe, conferme, scadenze, rischio di non vedere più garantito il finanziamento, poi salvataggio fino al 2027.

    Prima il letargo.
    Poi l’urgenza.

    Prima l’area abbandonata.
    Poi il cronoprogramma.

    Prima le piante spontanee alte come promesse elettorali.
    Poi tutti di corsa, perché i contributi non aspettano i tempi botanici della macchina comunale.

    E in mezzo, come reliquia della ricostruzione dimenticata, spuntano pure bancali di 𝗠𝗔𝗧𝗧𝗢𝗡𝗜, 𝗣𝗜𝗔𝗡𝗘𝗟𝗟𝗘 𝗘 𝗠𝗔𝗥𝗠𝗜 attribuiti alla chiesa di 𝗊𝗔𝗡 𝗙𝗥𝗔𝗡𝗖𝗘𝗊𝗖𝗢, “𝗔 𝗗𝗘𝗧𝗧𝗔 𝗗𝗘𝗜 𝗊𝗘𝗥𝗩𝗜𝗭𝗜 𝗖𝗢𝗠𝗚𝗡𝗔𝗟𝗜”, accatastati nell’area come se la memoria storica della città fosse una fornitura edile avanzata.

    𝗊𝗔𝗡 𝗙𝗥𝗔𝗡𝗖𝗘𝗊𝗖𝗢 𝗧𝗥𝗔 𝗜 𝗥𝗢𝗩𝗜.
    I marmi tra i bancali.
    Le terre tra i lotti.
    La terra forse da bonificare.
    La terra dell’asilo certificata non contaminata.
    Gli autobloccanti sottratti.
    I cavidotti forse integri.
    Il tutto con destinazione finale elastica.

    Poi, solo alla fine, arriva la nota di colore.

    Verde, naturalmente.

    Perché pochi giorni fa, durante la discussione sulla petizione cittadina sul verde, la parola “disboscamento” era stata respinta come una bestemmia ecologista, una parola eccessiva, drammatica, inaccettabile.

    Poi apri le tavole comunali di via Mazzone e trovi scritto proprio così:

    𝗗𝗜𝗊𝗕𝗢𝗊𝗖𝗔𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢.

    Quando lo dice un cittadino, Ú allarmismo.
    Quando lo scrive il Comune, Ú progettazione esecutiva.

    Mirandola Ú così: anche le parole mettono radici, ma solo finché non arriva il secondo stralcio.

    𝗙𝗶𝗰𝘂𝘀 𝘃𝗌𝘀 𝗌𝗯𝘀𝗲𝗿𝘃𝗮.

  • 𝗟’𝗜𝗡𝗀𝗚𝗜𝗊𝗜𝗧𝗢𝗥𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗊𝗔𝗚𝗥𝗔

    A Mirandola, mentre l’ufficio comunicazione genera maccheroni al pettine senza pettine, nei commenti appare lui.
    Il consigliere Righetti.
    Non un semplice consigliere comunale.
    No.
    𝗜𝗹 𝗖𝗌𝗺𝗺𝗶𝘀𝘀𝗮𝗿𝗶𝗌 𝗗𝗌𝗎𝗺𝗮𝘁𝗶𝗰𝗌 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗊𝗮𝗎𝗿𝗮.
    L’uomo che davanti a un cittadino che segnala educatamente la mancanza di Cividale al Pettine non dice: “Grazie, verifichiamo”.
    Non dice: “Sì, forse poteva starci”.
    Non dice: “È comunque una bella realtà della frazione”.
    No.
    Righetti estrae il breviario, sistema il colletto liturgico, apre il vocabolario alla voce “sagra” e proclama:
    𝗡𝗌𝗻 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗮𝗎𝗿𝗮.


    Perché, secondo il nuovo Sant’Uffizio Righettiano, la sagra deriverebbe dal sacro.
    Quindi servono patrono, altare, tradizione religiosa, cero acceso, benedizione, autorizzazione canonica e probabilmente anche il timbro dell’Ufficio Protocollo Celeste.
    Peccato che nel calendario ufficiale delle sagre comunali ci siano già eresie grosse come cocomeri.
    C’Ú Gavello in Festa, che già dal nome compie il peccato mortale di chiamarsi festa.
    C’Ú la Sagra del Cocomero, solenne celebrazione di San Citrullo Martire, protettore delle angurie aperte col coltello da cucina e dei semi sputati a distanza regolamentare.
    E poi c’Ú la Sagra d’la Fuiada di Tramuschio.
    Qui Righetti dovrebbe convocare immediatamente un concilio.
    Perché se la sagra dev’essere sacra, allora Tramuschio non Ú più una frazione: Ú diventata la capitale della deriva pastafariana della Bassa.
    Siamo alla celebrazione della Tagliatella Volante.
    Matterello elevato a pastorale.
    Ragù usato come acqua santa.
    Sfoglia assunta in cielo tra cori di rezdore, cherubini infarinati e fedeli inginocchiati davanti alla spianatoia.
    A questo punto, però, la domanda Ú semplice.
    Se il cocomero può essere sacro, se la fuiada può diventare liturgia, se la tagliatella può volare nei cieli del pastafarianesimo comunale, perché Cividale al Pettine deve restare fuori dal paradiso delle sagre?
    Forse perché non ha presentato domanda all’Ispettore Righetti in triplice copia?
    Forse perché mancava il certificato di autenticità spirituale del maccherone?
    O forse perché a Mirandola la parola “comunità” va benissimo nei comunicati, ma appena una frazione vera alza la mano arriva il controllore del significato con la paletta rossa?
    E il bello Ú che Cividale al Pettine non organizza la “Festa della Prolunga e del Tavolo Pieghevole”.
    È fra gli organizzatori del Palio del Maccherone al Pettine, uno degli eventi conviviali, culturali e gastronomici più identitari del territorio mirandolese.
    Il maccherone al pettine, quello vero.
    Quello con le scanalature ortogonali date dal pettine.
    Quello fatto con tecnica, mano, memoria, cucina, tradizione.
    Non quello del manifesto comunale.
    Perché nel manifesto comunale, naturalmente, il costoso apparato comunicativo riesce nel miracolo contrario: celebrare le tradizioni locali sbagliando la pasta.
    Il vero maccherone al pettine ha il segno del pettine.
    Quello generato nel manifesto sembra un rigatone qualsiasi uscito da un’intelligenza artificiale dopo un prompt scritto tra un caffÚ e una riunione: “fai qualcosa di tradizionale, con pasta, grano, borgo, sole, Mirandola, un po’ di terra del Pico, ma senza disturbare troppo la realtà”.
    Risultato:
    𝗟𝗮 𝘁𝗿𝗮𝗱𝗶𝘇𝗶𝗌𝗻𝗲 𝗻𝗲𝗹 𝘁𝗲𝘀𝘁𝗌.
    𝗜𝗹 𝗺𝗮𝗰𝗰𝗵𝗲𝗿𝗌𝗻𝗲 𝘀𝗯𝗮𝗎𝗹𝗶𝗮𝘁𝗌 𝗻𝗲𝗹𝗹’𝗶𝗺𝗺𝗮𝗎𝗶𝗻𝗲.
    𝗟𝗮 𝗰𝗌𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗻𝗲𝗹 𝗰𝗌𝗺𝘂𝗻𝗶𝗰𝗮𝘁𝗌.
    𝗟𝗮 𝗳𝗿𝗮𝘇𝗶𝗌𝗻𝗲 𝗰𝗌𝗿𝗿𝗲𝘁𝘁𝗮 𝗻𝗲𝗶 𝗰𝗌𝗺𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶.
    𝗘 𝗥𝗶𝗎𝗵𝗲𝘁𝘁𝗶 𝗮 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝗹’𝗶𝗻𝗟𝘂𝗶𝘀𝗶𝘁𝗌𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗮𝗎𝗿𝗮.
    Perché il problema non Ú che il manifesto mostra un maccherone sbagliato.
    Il problema, evidentemente, Ú che qualcuno osi chiamare sagra una festa senza prima inginocchiarsi davanti al tribunale semantico del consigliere.
    D’ora in poi, ogni frazione dovrà adeguarsi.
    Prima di montare un gazebo: richiesta preventiva.
    Prima di friggere: parere liturgico.
    Prima di tagliare un cocomero: verifica di compatibilità sacra.
    Prima di tirare la sfoglia: controllo anti-eresia pastafariana.
    Prima di dire “sagra”: autorizzazione firmata da Righetti, con formula solenne:
    “Visto il latino, considerato il sacro, accertata la presenza del patrono, verificata la non pericolosità teologica del maccherone, si concede alla presente festa la qualifica temporanea di sagra, salvo revoca in caso di eccessiva convivialità”.
    Mirandola ormai Ú questa.
    Un Comune che parla di tradizioni senza riconoscere il maccherone al pettine.
    Un ufficio comunicazione che celebra la tipicità con immagini da IA pigra.
    E un consigliere che, invece di accorgersi della figuraccia, si mette il cappello da ispettore e va a fare il vigile urbano dell’etimologia.
    𝗣𝗿𝗌𝘀𝘀𝗶𝗺𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝗮: 𝗶𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗌𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗔𝗹𝗯𝗌 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗊𝗮𝗎𝗿𝗲 𝗩𝗲𝗿𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗊𝗮𝗎𝗿𝗲.
    Presidente onorario: Righetti.
    Segretaria verbalizzante: la Tagliatella Volante.
    Santo protettore: San Citrullo Martire.
    Allegato tecnico obbligatorio: una foto di maccherone al pettine vero, così magari la prossima volta lo riconoscono.

  • 𝗟𝗔 𝗊𝗖𝗚𝗢𝗟𝗔 𝗜𝗡𝗙𝗜𝗡𝗜𝗧𝗔

    Alla ex Dante Alighieri non siamo più davanti a un cantiere.
    Siamo davanti a una serie TV amministrativa.
    Ogni volta che qualcuno dice “fine lavori”, esce una nuova stagione.

    Il 24 marzo 2026 Point Costruzioni chiede altri 60 giorni di proroga.
    E non racconta un piccolo imprevisto.
    Racconta un cantiere che sembra essersi mangiato il progetto.

    Schemi elettrici modificati.
    Impianti aggiornati solo il 13 marzo.
    Materiali con consegne oltre 30 giorni.
    Porte REI da aspettare anche tre mesi.
    Scavi esterni passati da 200 mc a 600 mc.
    Pali di illuminazione non previsti.
    Tinteggiature aumentate di circa 20.000 euro.

    𝗣𝗶ù 𝗰𝗵𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗰𝘂𝗌𝗹𝗮, 𝘂𝗻𝗮 𝗲𝘀𝗰𝗮𝗜𝗲 𝗿𝗌𝗌𝗺 𝗰𝗌𝗻 𝗶𝗹 𝗰𝗌𝗺𝗜𝘂𝘁𝗌 𝗺𝗲𝘁𝗿𝗶𝗰𝗌.

    E infatti Point scrive che servono “ulteriori opere”.
    E che serve una nuova perizia di variante.

    𝗟𝗔 𝗙𝗔𝗠𝗢𝗊𝗔 𝗩𝗔𝗥𝗜𝗔𝗡𝗧𝗘 𝟮.

    Quella che non Ú ancora pubblicata.
    Ma che intanto aleggia sul cantiere come il fantasma del PNRR.

    Poi arriva Paola Rossi, Direzione Lavori.
    E lì la favola si rompe.

    La DL concede la proroga, ma scrive che l’impresa non ha inviato aggiornamenti del cronoprogramma dal 13/11/2025.
    Nonostante i solleciti.

    𝗗𝗔𝗟 𝟭𝟯 𝗡𝗢𝗩𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟱.

    Non dalla settimana prima.
    Da novembre.

    Mentre la politica raccontava la scuola che rinasceva, il cronoprogramma era già finito nel reparto mitologia.

    Poi il Comune concede comunque la proroga.
    Fine lavori fissata al 14 giugno 2026.
    “Coerente con i target PNRR”.

    𝗖𝗌𝗲𝗿𝗲𝗻𝘁𝗲.

    Come dire che il Titanic era coerente con l’Atlantico.

    E poi arriva il capolavoro.

    Il 18 giugno 2026.
    Quattro giorni dopo la data fissata per la fine lavori.
    Il Comune firma altre due determine.

    65.910,79 euro per i corpi illuminanti.
    34.540 euro per i parapetti metallici delle scale interne.

    𝗧𝗢𝗧𝗔𝗟𝗘: 𝗢𝗟𝗧𝗥𝗘 𝟭𝟬𝟬.𝟬𝟬𝟬 𝗘𝗚𝗥𝗢.

    Dopo la fine lavori.

    Per dettagli marginali?
    No.

    Luci interne.
    Parapetti delle scale.
    CioÚ funzionalità e sicurezza.

    Il genere di cose che in una scuola dovrebbero venire prima del gong finale.
    Non quattro giorni dopo.

    E le luci?
    Da installare entro il 25 giugno.
    Cinque giorni prima della scadenza PNRR del 30 giugno.

    𝗖𝗶𝗻𝗟𝘂𝗲 𝗎𝗶𝗌𝗿𝗻𝗶 𝗜𝗲𝗿 𝗶𝗹𝗹𝘂𝗺𝗶𝗻𝗮𝗿𝗲, 𝗺𝗌𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲, 𝗿𝗲𝗎𝗌𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗲 𝗜𝗿𝗲𝗎𝗮𝗿𝗲 𝗊𝗮𝗻 𝗖𝗿𝗌𝗻𝗌𝗜𝗿𝗌𝗎𝗿𝗮𝗺𝗺𝗮.

    Poi la frase più bella.

    Quelle spese saranno “riformulate” nella Variante 2.

    𝗟𝗔 𝗩𝗔𝗥𝗜𝗔𝗡𝗧𝗘 𝟮 𝗡𝗢𝗡 𝗘̀ 𝗔𝗡𝗖𝗢𝗥𝗔 𝗣𝗚𝗕𝗕𝗟𝗜𝗖𝗔𝗧𝗔.

    Però produce già spese.
    Non la puoi leggere.
    Ma la puoi pagare.

    Non la puoi controllare.
    Ma intanto sistema i conti.

    𝗟𝗔 𝗩𝗔𝗥𝗜𝗔𝗡𝗧𝗘 𝗜𝗡𝗩𝗜𝗊𝗜𝗕𝗜𝗟𝗘 𝗔 𝗣𝗔𝗚𝗔𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢 𝗜𝗠𝗠𝗘𝗗𝗜𝗔𝗧𝗢.

    La Dante Alighieri doveva essere il simbolo della ricostruzione.
    Sta diventando il monumento alla rincorsa amministrativa.

    Un cantiere che doveva finire.
    Un cronoprogramma che sparisce.
    Una Variante 2 che non si vede.

    E le lampade?

    Quelle arrivano alla fine.

    Perfette.

    𝗗𝗌𝗜𝗌 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗜𝗮𝘀𝘀𝗮𝘁𝗶 𝗮 𝘁𝗲𝗻𝗲𝗿𝗲 𝗶 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶 𝗮𝗹 𝗯𝘂𝗶𝗌, 𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝗌 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗌 𝗰𝗌𝗺𝗜𝗿𝗮𝘁𝗌 𝗹’𝗶𝗹𝗹𝘂𝗺𝗶𝗻𝗮𝘇𝗶𝗌𝗻𝗲.