
Il nuovo nido d’infanzia “La Chiocciola” nasce grazie ai fondi europei del PNRR, circostanza che certamente verrà ricordata durante l’inaugurazione, possibilmente davanti a un fondale azzurro, con la Sindaca al centro, le autorità disposte secondo altezza istituzionale e almeno tre persone incaricate di spiegare quanto l’Amministrazione investa nel futuro dei bambini.
Poi però, mentre si avvicina l’apertura, qualcuno guarda fuori dalla finestra e scopre un dettaglio marginale: al nido manca il giardino.
Non una piccola rifinitura, non il vaso di gerani dimenticato sul davanzale, ma il giardino vero e proprio, cioè alberi, siepe, prato, irrigazione, telo ombreggiante e casetta esterna, tutte cose evidentemente considerate così accessorie alla vita di bambini tra i tre mesi e i tre anni da essere rimaste fuori dal finanziamento dell’opera.
E così l’edificio arriva con i soldi europei, mentre il cortile viene pagato interamente dai mirandolesi con quasi quarantamila euro di avanzo comunale non vincolato, perché Next Generation EU avrà pure finanziato la prossima generazione, ma evidentemente non il posto dove farla giocare.
Per sistemare il giardino, il Comune individua tramite indagine di mercato una sola impresa, Agriverde, la invita da sola e le chiede di partecipare a una procedura nella quale potrà dimostrare di offrire il prezzo più basso rispetto a sé stessa.
Agriverde accetta la sfida, gareggia con grande determinazione e presenta un ribasso dello 0,10%, regalando alle casse comunali un’economia di 38 euro e 89 centesimi, somma che probabilmente verrà investita nell’acquisto di una paletta, due secchielli e, compatibilmente con l’andamento dei prezzi, mezzo rastrello.
Pochi giorni dopo, tuttavia, emergono quattro piante di Loropetalum “Black Pearl” non previste in fase di progettazione, per una spesa aggiuntiva di 506 euro, perché a Mirandola le necessità sopravvenute non arrivano mai da sole: arrivano in vaso, alte 120 centimetri e costano tredici volte il risparmio ottenuto con la gara.
Ma il momento più affascinante arriva con il subappalto.
La ditta scelta direttamente dal Comune dichiara infatti di voler subappaltare la realizzazione dell’impianto irriguo e la fornitura e il montaggio della casetta esterna con relativo basamento in cemento, lavorazioni che, secondo i valori indicati dallo stesso Comune, sembrano rappresentare almeno il 59% dell’intero affidamento.
Ed è qui che il giardino della Chiocciola smette di essere un semplice spazio verde e diventa teatro civile.
INTERMEZZO TEATRALE: “CHI FA IL GIARDINO?”
La scena rappresenta il cortile del nuovo nido. Al centro, una zolla di terra. Entra la Sindaca, munita di forbici da inaugurazione. Dietro di lei, l’Appaltatore tiene in mano il contratto. In fondo compare il Subappaltatore Misterioso, con una betoniera, una pompa sommersa e una casetta di legno caricata sulle spalle.
SINDACA:
Finalmente! Il nuovo giardino comunale, realizzato grazie alla capacità amministrativa della nostra squadra!
APPALTATORE:
Certamente, Sindaca. Noi abbiamo vinto l’affidamento.
SINDACA:
Benissimo. Allora cominciate pure a costruire la casetta.
APPALTATORE:
Veramente la casetta la farà lui.
SINDACA:
Chi?
SUBAPPALTATORE MISTERIOSO:
Io.
SINDACA:
Capisco. Allora occupatevi dell’impianto irriguo.
APPALTATORE:
Anche quello lo farà lui.
SUBAPPALTATORE MISTERIOSO:
Sempre io.
SINDACA:
Ma voi cosa fate?
APPALTATORE:
Abbiamo partecipato alla procedura.
SINDACA:
Da soli?
APPALTATORE:
Sì.
SINDACA:
E avete vinto?
APPALTATORE:
Di misura.
SINDACA:
Quale misura?
APPALTATORE:
Zero virgola dieci per cento.
SUBAPPALTATORE MISTERIOSO:
Posso iniziare a lavorare?
SINDACA:
Aspettate, prima devo capire chi devo ringraziare durante l’inaugurazione.
APPALTATORE:
Noi abbiamo vinto.
SUBAPPALTATORE MISTERIOSO:
Io faccio gran parte dei lavori.
COMUNE, FUORI CAMPO:
Pagano i mirandolesi.
La Sindaca guarda il contratto, l’Appaltatore guarda il Subappaltatore, il Subappaltatore guarda la betoniera. Cala lentamente un telo ombreggiante verde.
Il subappalto superiore al 50% non è automaticamente vietato dalla legge e sarà necessario conoscere gli importi effettivi e le future autorizzazioni comunali, prima di trarre conclusioni definitive.
Resta però un piccolo capolavoro di botanica amministrativa, perché il capitolato scritto dal Comune stabilisce che “la prevalente esecuzione del contratto è riservata al gestore aggiudicatario”, mentre le lavorazioni dichiarate come subappaltabili sembrano, sulla base degli importi comunali, rappresentare proprio la parte prevalente dell’affidamento.
Il Comune ha inoltre scelto il lotto unico spiegando che le attività non potevano essere separate senza compromettere la gestione coordinata dell’appalto; una volta aggiudicato il contratto, tuttavia, impianto irriguo e casetta sembrano diventare improvvisamente separabili, autonomi e pronti per essere affidati ad altri soggetti.
Alla Chiocciola, dunque, il PNRR paga il nido ma non il giardino, il Comune paga il giardino ma invita una sola impresa, l’impresa vince con un ribasso da aperitivo e poi dichiara di voler subappaltare lavorazioni che potrebbero valere più della metà dell’intero contratto.
Una filiera perfettamente circolare, come l’irrigazione automatica.
L’acqua parte dal pozzo, attraversa l’impianto, bagna il prato e ritorna idealmente al Comune sotto forma di domanda:
ma alla fine, questo giardino, chi lo fa?

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