Ovvero: il caso risolto prima ancora di trovare il ladro

Mirandola, città dal 1597, informa la cittadinanza che giovedì 4 giugno la Polizia Locale ha portato a termine un’operazione destinata a essere ricordata negli archivi della sicurezza urbana: ha ritrovato una bicicletta.
Non il ladro.
Non una rete criminale.
Non il mandante occulto del pedale sottratto.
La bicicletta.
E fin qui, bene. Anzi: benissimo. Due ragazzi segnalano il furto, la pattuglia raccoglie le informazioni, cerca il mezzo e lo ritrova in circa mezz’ora nei pressi della stazione. La bici torna al proprietario. Applausi sinceri.
Poi però arriva il comunicato istituzionale.
E lì la bicicletta smette di essere una bicicletta e diventa la Corazzata Potëmkin col cestino davanti.
Il testo è un capolavoro di trombonismo municipale: prontezza, tempi rapidissimi, immediatamente, senza esitazione, intervento tempestivo, risposta immediata, attenzione costante alla tutela del territorio.
In pratica, una pattuglia ha fatto quello che una pattuglia dovrebbe fare: ricevuta una segnalazione, ha cercato l’oggetto rubato.
Ma scritto così sembra che Stusky e Utch abbiano liberato Mirandola da una banda internazionale specializzata nel traffico di Graziella.
La parte migliore, però, è il corto circuito narrativo.
All’inizio il comunicato dice che è stato “risolto un caso di furto di bicicletta”.
Alla fine, però, precisa che sono ancora in corso le verifiche sulle telecamere “al fine di risalire all’autore del furto”.
Traduzione:
la bici è stata trovata, il ladro no.
Quindi il caso non è risolto.
È risolto a metà.
È risolto come certi lavori pubblici mirandolesi: inaugurato nel titolo, incompleto nel contenuto.
La scena dev’essere stata questa:
— Stusky: «Abbiamo trovato la bicicletta.»
— Utch: «E il ladro?»
— Stusky: «Lo stiamo ancora cercando.»
— Ufficio comunicazione: «Perfetto, scrivete: caso risolto.»
— Utch: «Ma manca l’autore del furto.»
— Ufficio comunicazione: «Dettagli. Il post deve uscire prima delle indagini.»
Ed eccoci dunque davanti al nuovo metodo investigativo mirandolese:
Prima il comunicato, poi eventualmente il colpevole.
Altro elemento poetico: la pattuglia cinofila.
Nel racconto, dei cani non si sa nulla. Non fiutano, non seguono tracce, non trovano il sellino, non puntano il cestino, non abbaiano davanti alla stazione. Il loro ruolo operativo, almeno nel testo, è pari a quello del logo in alto a sinistra.
Però dire “pattuglia cinofila” serve.
Serve perché bisogna ricordare al popolo che Mirandola ha le unità cinofile. Anche quando l’operazione descritta non sembra avere nulla di cinofilo, ma molto di automobilistico: qualcuno segnala una bici rubata, gli agenti girano, la trovano.
Quindi, onore al recupero.
Ma meno fanfare.
Perché se per una bicicletta ritrovata serve un comunicato da operazione speciale, quando troveranno anche il ladro cosa faranno? Una conferenza stampa con Stusky e Utch in alta uniforme, i cani sull’attenti e la bici esposta in sala consiliare tra due piante noleggiate?
Il Fico è contento per il ragazzo.
Il Fico è contento che la bici sia tornata a casa.
Il Fico è contento che gli agenti abbiano fatto il loro lavoro.
Ma il Fico ricorda sommessamente che “Ladri di biciclette” è un capolavoro del neorealismo.
Questo invece pare più una fiction istituzionale:

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