Fico della Mirandola

  • IL BONZANINI CHE GRIDAVA AI REEL

    Quando la comunicazione è spreco solo se non la fa tuo fratello

    C’è un momento, nella politica della Bassa, in cui la satira può smettere di inventare e limitarsi a leggere.

    A Carpi Giulio Bonzanini, consigliere comunale della Lega e vice segretario provinciale del partito, attacca il Comune perché spenderebbe oltre 17mila euro per reel e contenuti social. Secondo lui, da una parte ci sarebbe chi sostiene “le persone, le giovani famiglie e il diritto alla casa”; dall’altra chi investe in strumenti che rischiano di diventare “comunicazione autocelebrativa”.

    Poi arriva il colpo di teatro: come esempio virtuoso cita Mirandola.

    Mirandola.

    Cioè uno dei Comuni in cui la comunicazione autocelebrativa non è un inciampo: è una funzione amministrativa, una postura politica, una specialità locale, un prodotto tipico da promuovere con cartellonistica dedicata.

    A Mirandola ormai tutto diventa comunicazione. Il cantiere diventa racconto. La proroga diventa traguardo. Il bando fragile diventa visione. Il comunicato anticipa la realtà, la foto la lucida, il post la imbelletta.

    E infatti, aprendo gli atti, si scopre che il modello mirandolese ha un Servizio Comunicazione esterno che nel 2025 vale 70.000 euro solo per gli incarichi. Dentro ci sono Enrico Bonzanini, incaricato della comunicazione digitale per 37.000 euro nel 2025, e Nicola Pozzati, per 11.000 euro nel 2025. Totale Bonzanini-Pozzati: 48.000 euro.

    Quindi ricapitoliamo con calma, perché la scena merita.

    A Carpi 17mila euro per i social sono uno scandalo (ed in parte condivido).

    A Mirandola 70mila euro di incarichi comunicativi sono sobrietà istituzionale.

    A Carpi i reel sono rischio di propaganda.

    A Mirandola comunicati, social, news, sito, pagina istituzionale autocelebrativa ed autoreferenziale diventano servizio pubblico.

    Il dettaglio più gustoso, però, è un altro.

    Il Bonzanini carpigiano usa Mirandola come manganello politico contro Carpi. Solo che dentro il modello mirandolese portato a esempio c’è Enrico Bonzanini, suo fratello, incaricato della comunicazione digitale del Comune. Qui non siamo più al dibattito sulla comunicazione pubblica.

    Qui siamo alla comunicazione parentale comparata.

    Il fratello di Carpi denuncia i social di casa sua.

    Il fratello di Mirandola gestisce i social di casa d’altri.

    Il primo spiega che una buona amministrazione non si misura nella quantità di comunicazione prodotta.

    Il secondo lavora dentro una macchina che produce comunicati, aggiornamenti, contenuti, canali social e narrazione dell’azione amministrativa.

    Manca solo il tutorial:

    “Come criticare i reel altrui mentre in famiglia si presidia la comunicazione istituzionale del Comune modello.”

    E qui arriva la parte migliore: Bonzanini non si limita a dire che Carpi spende troppo. Costruisce una contrapposizione morale. Da una parte Carpi, città dei reel. Dall’altra Mirandola, città del mutuo, dell’affitto, della giovane coppia aiutata, del welfare concreto.

    Peccato che il famoso bando mirandolese, già criticato, abbia tutti i tratti del welfare da vetrina: graduatoria in ordine di arrivo, nessuna vera valutazione della situazione economica, bando riservato a i non residenti.

    Non “prima chi ha più bisogno”.

    Non “prima chi è più fragile”.

    Non “prima chi rischia davvero di restare fuori casa”.

    No.

    Prima chi arriva prima.

    Il welfare col cronometro.

    La politica abitativa in formato sportello numerato.

    Il sostegno sociale trasformato in mini click day con comunicato stampa incorporato.

    Così il Comune mette circa 20mila euro su una misura piccola, discutibile, politicamente spendibile, e poi quella misura viene usata per fare la morale a Carpi. Nel frattempo, però, Mirandola sostiene una struttura comunicativa da 70mila euro annui di incarichi esterni.

    Ventimila euro di bando.

    Settantamila euro di comunicazione.

    E Bonzanini riesce comunque a raccontarla come “mutui contro reel”.

    Complimenti.

    È un esercizio di equilibrismo politico notevole: tenere in mano la bandierina del welfare mentre dietro passa il camion della comunicazione istituzionale con sopra il cognome di famiglia.


    Intervista immaginata

    Giulio Bonzanini:
    “A Carpi spendono soldi pubblici per i social!”

    Fico:
    “Terribile. E Mirandola?”

    Giulio Bonzanini:
    “Mirandola aiuta le giovani coppie.”

    Fico:
    “Benissimo. E chi gestisce la comunicazione digitale di Mirandola?”

    Giulio Bonzanini:
    “Un professionista.”

    Fico:
    “Nome?”

    Giulio Bonzanini:
    “Enrico.”

    Fico:
    “Cognome?”

    Giulio Bonzanini:
    “Bonzanini.”

    Fico:
    “Parentela?”

    Giulio Bonzanini:
    “…”

    Fico:
    “Importo annuo?”

    Giulio Bonzanini:
    “…”

    Fico:
    “37mila euro solo lui. 48mila con l’amichetto Pozzati. 70mila il pacchetto incarichi comunicazione. Però a Carpi 17mila euro sono il disastro della pubblica amministrazione.”

    Giulio Bonzanini:
    “Ma a Mirandola è diverso.”

    Fico:
    “Certo. A Mirandola anche la propaganda cambia nome: si parentela.”


    La verità è molto semplice.

    Bonzanini dice una cosa giusta: la comunicazione autocelebrativa pagata con soldi pubblici è un problema serio.

    Perfetto.

    Allora partiamo da Mirandola.

    Perché Mirandola non è l’alternativa alla comunicazione autocelebrativa.

    Mirandola ne è il laboratorio.

    È il Comune dove ogni cosa deve diventare racconto edificante: il bando, il cantiere, l’inaugurazione, la mezza misura, la promessa, la proroga, la toppa, il rattoppo e perfino il silenzio quando gli atti non convengono.

    La comunicazione non accompagna più l’azione amministrativa.

    La precede.

    La veste.

    La trucca.

    La spinge in vetrina.

    Poi, quando qualcuno guarda dietro il fondale, trova determine, incarichi, costi, affidamenti, ruoli e cognomi.

    E allora il problema non sono i reel di Carpi.

    Il problema è la faccia tosta di chi usa Mirandola come modello anti-propaganda mentre Mirandola ha fatto della comunicazione autocelebrativa uno dei propri principali strumenti di governo.

    Conclusione:

    Bonzanini ha ragione.
    La comunicazione pubblica va controllata.
    Soprattutto quando chi denuncia quella degli altri ha un fratello pagato per fare quella del Comune portato a esempio.

  • IL BANDO DA 80/100

    o della manifestazione d’interesse che cercava un gestore, ma ha trovato la calcolatrice spenta

    A Mirandola è comparsa una nuova creatura amministrativa: il bando a completamento libero.

    Funziona così: il Comune pubblica una manifestazione d’interesse per affidare centri estivi, pre-ingresso, post-scuola e assistenza scuolabus. Servizi delicatissimi: bambini, famiglie, disabilità, scuole, personale, rette, PEF, convenzione.

    Materia da bisturi.

    E invece arriva la mannaia buona per la pcarìa.

    Prima scena: la Determina 322 dice che possono partecipare tutti gli enti del Terzo Settore. Poi arriva l’avviso e restringe tutto ad associazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale. Poi arriva il modulo di candidatura e, per non sbagliare, mette solo due caselline: volontariato o promozione sociale.

    Gli altri enti del Terzo Settore?
    Evaporati.
    Come i refusi quando li legge il Fico.

    Seconda scena: la Determina 338 approva l’avviso, ma dentro l’avviso ci sono ancora i campi da compilare: “determinazione dirigenziale n. __/2026”, “determinazione del Settore III n. __/2026”, scadenza entro le ore 11:00 del ..2026.

    Un avviso pubblico con la data a sorpresa.
    La gara in stile Settimana Enigmistica.

    Terza scena: il PEF. In determina si cita il protocollo 17569/2026. Nell’avviso compare il PEF prot. 16218/2026. Poi il PEF dei centri estivi parla di 30.000 euro di contributo massimo, mentre gli atti comunali viaggiano a 29.000.

    Mille euro spariti nel tragitto tra un allegato e l’altro.
    Forse saliti sullo scuolabus.

    Quarta scena: l’anno scolastico. Negli atti compare più volte 2026/2037. Non 2026/2027. 2037.

    Altro che prolungamento orario: qui il post-scuola dura undici anni.

    Ma il capolavoro, quello da appendere in sala consiliare accanto alla calcolatrice scarica, è la griglia dei punteggi.

    Il Comune scrive i criteri di valutazione:
    10 punti per il preingresso,
    10 per il prolungamento,
    20 per il progetto educativo,
    10 per il piano economico,
    5 per le esperienze pregresse,
    15 per struttura e personale,
    10 per le migliorie.

    Totale: 80.

    Subito sotto, però, l’avviso parla di soglia minima pari a 60/100.

    Sessanta su cento.
    Ma i punti disponibili sono ottanta.

    È una meraviglia.

    La matematica amministrativa mirandolese:
    si parte da 80, si finge 100, si boccia sotto 60 e si spera che nessuno faccia la somma.

    INTERMEZZO TEATRALE

    — “Dirigente, i punteggi al massimo fanno 80.”
    — “Perfetto.”
    — “Ma abbiamo scritto 60/100.”
    — “Ancora meglio.”
    — “Quindi il massimo è 80 su 100?”
    — “Esatto.”
    — “Ma manca il 20%.”
    — “Lo mettiamo nelle proposte migliorative.”
    — “Tipo?”
    — “Saper contare!”

    Poi arriva la Determina 376. Finalmente la rettifica. Il Comune ammette che nella 322 e nella relazione tecnica c’erano “incongruenze” che si sono “riverberate” nell’avviso.

    Che poesia.

    A Mirandola gli errori non si propagano.
    Non si copiano.
    Non si trascinano.
    Si riverberano.

    La rettifica corregge la platea dei partecipanti, rifà i punteggi e li porta finalmente a 100: 15, 15, 20, 15, 10, 15, 10.

    Miracolo.

    Dopo giorni di nebbia, qualcuno ha imparato a fare le somme.

    Però il Comune concede solo tre giorni in più: dal 9 al 13 maggio. Perché quando cambi soggetti ammessi, criteri di valutazione e struttura della procedura, vuoi mica dare troppo tempo alla gente per capirci qualcosa?

    E qui arriva il colpo finale.

    La rettifica che corregge l’avviso è, a sua volta, da correggere.

    Perché nell’ultimo avviso di rettifica restano ancora i campi vuoti: “determinazione dirigenziale di rettifica n. __/2026”. E quando deve indicare la nuova scadenza, quella che la Determina 376 fissa chiaramente al 13 maggio alle ore 12:00, l’allegato scrive ancora: entro le ore 12:00 del //2026.

    La rettifica della rettifica rettifica, ma non compila.

    È il bando matrioska: apri l’errore, trovi la rettifica; apri la rettifica, trovi un altro errore.

    Qui non siamo davanti al singolo refuso.
    Siamo davanti a una procedura che nasce storta, cammina zoppa, viene fasciata male e poi rimandata in strada con le stampelle al contrario.

    Perché un bando pubblico non è una bozza su Word. Non è il foglio appeso al frigorifero. Non è “poi mettiamo la data”. È l’atto con cui l’amministrazione dice ai soggetti interessati: questi sono i requisiti, questi sono i punteggi, questi sono i termini.

    Se i requisiti cambiano, i punteggi non tornano, i protocolli ballano, gli anni scolastici arrivano al 2037 e persino la rettifica resta con i buchi bianchi, il problema non è il Fico che legge.

    Il problema è che qualcuno scrive.
    Qualcuno pubblica.
    E qualcuno firma.

    Il Fico perdona.
    L’80/100 no.

  • IL FICO AVEVA RAGIONE. LA DUCALE SI PIEGA.

    105.000 euro tolti a SAPIDATA e spostati su SEND: miracolo a Mirandola, la satira precede gli atti.

    C’è una cosa più fastidiosa del Fico quando critica.

    Quando il Fico , purtroppo, ha ragione.

    Perché finché il Fico scrive, si può sempre dire che esagera, che fa satira, che ha il dente avvelenato con l’attuale amministrazione ed ha un odio particolare verso la Ducale.

    Poi però arriva una determina comunale.

    E lì finisce la propaganda difensiva.

    La determina è quella cosa grigia, timbrata, firmata digitalmente, che entra nella stanza e dice:
    “Scusate, il Fico aveva rotto le scatole, ma aveva letto bene.”

    Mesi fa raccontavamo le Avventure Straordinarie di un Verbale Mirandolese: la multa che nasce in Polizia Ducale e poi parte per il suo pellegrinaggio tra stampa, buste, raccomandate, ritorni AR, postalizzazioni, carta, altra carta, ancora carta, con SAPIDATA sullo sfondo e San Marino che luccica come una piccola Las Vegas a fiscalità agevolata.

    Sembrava satira.

    Era un preventivo del futuro.

    Perché adesso arriva la determinazione n. 371 del 5 maggio 2026 e succede l’impensabile: la Polizia Ducale prende 105.000 euro dall’impegno SAPIDATA e li sposta su PagoPA/SEND.

    Centocinquemila euro.

    Non la mancia del postino.
    Non il resto delle buste gialle.
    Non due spiccioli caduti dietro la stampante.

    Centocinquemila euro che salutano la vecchia liturgia cartacea e vanno verso la piattaforma digitale nazionale.

    E la parte comica, se non fosse amministrativamente imbarazzante, è la motivazione: il Comune scrive che le somme impegnate per SAPIDATA risultano superiori al fabbisogno effettivo stimato, anche perché l’introduzione della notifica digitale riduce le attività fatturabili all’Ente; al contrario, occorre aumentare le risorse per SEND per l’aumento delle transazioni e delle necessità operative del Comando.

    Traduzione per chi non parla il dialetto dei capitoli di bilancio:

    la carta era troppa.
    SEND funziona.
    SAPIDATA arretra.
    Il Fico aveva ragione.

    Lo so, è una frase dolorosa.

    Andrebbe detta con prudenza, magari preceduta da un minuto di silenzio per tutti pensieri (alcuni non troppo amichevoli) partiti da Via 29 Maggio.

    Ma tant’è.

    Il Fico aveva ragione quando diceva che il sistema delle notifiche mirandolesi sembrava progettato da un nostalgico del 1998 con il fax nel cuore e la raccomandata nel comodino. Aveva ragione quando spiegava che SEND non era un giocattolino digitale, ma uno strumento nazionale pensato proprio per ridurre il carnevale di stampa, imbustamento, postalizzazione, ritorni e lavorazioni accessorie. Aveva ragione quando diceva che il problema non era la multa, ma il viaggio ottocentesco che la multa doveva fare prima di bussare alla porta del cittadino.

    Naturalmente il Comune non poteva scrivere:
    “Confermiamo le tesi del Fico della Mirandola”.

    Sarebbe stato troppo bello e sincero.

    Hanno preferito una formula più elegante:
    “riduzione parziale per economia dell’impegno”.

    Che suona come una carezza contabile.

    Ma il senso resta quello:
    avevamo messo troppi soldi sul vecchio sistema, perché il digitale ora riduce le attività fatturabili.

    E qui arriva l’altra parte, quella che farà bene alle casse comunali più di tanti discorsi sulla modernizzazione: SEND costa molto meno.

    Se il vecchio sistema cartaceo arrivava a costare attorno agli 11,50 euro a notifica, con SEND si scende drasticamente: nel caso digitale siamo intorno ai 2 euro, quindi oltre l’80% in meno; anche quando serve il passaggio cartaceo tramite la piattaforma, il costo resta sensibilmente più basso, fino a circa il 50% in meno nei casi più favorevoli.

    In pratica: ogni verbale che smette di fare il turista tra carta, buste e ritorni AR è un piccolo respiro per il bilancio comunale.

    Attenzione: oggi quei 105.000 euro non sono ancora “risparmio libero”. La determina dice che lo spostamento avviene a parità complessiva di stanziamento. Quindi non diventano automaticamente geometri, tecnici, manutenzioni o buche tappate.

    Magari.

    Per ora fanno una migrazione: escono dal tempio della cartolina verde ed entrano nel mondo SEND.

    Ma il senso politico è chiarissimo: più il Comune userà SEND, più si creeranno economie di spesa. E quelle economie, se qualcuno non le reinfila subito in qualche altra processione amministrativa, potranno fare bene alle casse comunali.

    Casse che, poverine, a Mirandola vengono sempre descritte come sofferenti, affaticate, anemiche, stese sul lettino con la pezza bagnata sulla fronte.

    Poi scopri che per anni il verbale faceva il Grand Tour della carta.

    Nasceva in Comando, veniva impacchettato, affidato alla filiera, spedito, tracciato, restituito, scannerizzato, archiviato, coccolato come un principino di cellulosa.

    Adesso invece scopre che forse può arrivare a destinazione senza passare dalla via crucis della postalizzazione sanmarinese.

    Nel silenzio, si sente un rumore.

    È la cartolina verde che cade dalla sedia.

    La Polizia Ducale non uscirà mai con un comunicato intitolato:
    Il Fico aveva ragione, ci scusiamo per il disturbo arrecato agli alberi”.

    Però gli impegni di spesa parlano.

    E quando un impegno SAPIDATA viene tagliato di 105.000 euro mentre SEND viene aumentato dello stesso importo, la satira può anche mettersi comoda e ordinare un caffè.

    E allora sì: diciamolo senza falsa modestia, senza abbassare lo sguardo, senza fingere sorpresa.

    IL FICO AVEVA RAGIONE.

    Non perché abbia la sfera di cristallo.
    Non perché preveda il futuro.
    Non perché sia cattivo.

    Ma perché ha commesso il reato più grave nel Comune di Mirandola:

    ha letto gli atti, studiato le alternative e usato il cervello.

    La Ducale si piega.
    SAPIDATA arretra.
    SEND avanza.
    La cartolina verde prepara il testamento.

    E Mirandola scopre, con qualche annetto di ritardo, che nel 2026 una multa può essere notificata anche senza trasformarla in un romanzo borbonico con francobollo, busta e nostalgia.

    Il futuro è arrivato.

    Naturalmente protocollato.

    A questo punto il dubbio è legittimo: forse la Polizia Ducale non cercava il Fico per identificarlo.
    Forse cercava un consulente gestionale gratis.

    Perché se bastava leggere gli atti per capire che SEND avrebbe alleggerito il bilancio, allora più che indagini servivano lezioni private.

  • Mirandola celebra il ritorno del codice F240

    La Sindaca Lety esprime le più vive, solenni e autocompiaciute congratulazioni ai neogenitori per la nascita della loro bambina, avvenuta nel territorio comunale di Mirandola e destinata a restituire all’Ufficio Anagrafe un’emozione che pareva ormai perduta: scrivere di nuovo Mirandola nel campo “Comune di nascita”.

    Dopo la chiusura del Punto Nascita, infatti, il vecchio codice catastale F240 giaceva lì, silenzioso, dimenticato, quasi ornamentale.

    Un codice non morto.
    Solo disoccupato.

    Poi, all’improvviso, il miracolo amministrativo: non una riapertura, non un reparto, non una sala parto, non una scelta sanitaria.

    Molto meglio.

    Un parto in ambulanza.

    «È un giorno storico» dichiara la Sindaca. «Oggi Mirandola dimostra che si può tornare a nascere qui anche senza avere più un posto dove nascere. Basta che il parto sia rapido, Carpi abbastanza lontana e il destino abbastanza preciso da fermarsi entro i confini comunali».

    Secondo indiscrezioni, negli uffici dell’Anagrafe il ritorno del codice F240 avrebbe provocato forte commozione.

    Un impiegato avrebbe sussurrato:
    «Allora esiste ancora…»

    Un altro, aprendo il gestionale, avrebbe chiesto:
    «Sicuri che non sia Carpi?»

    E invece no.

    Per una volta no.

    Mirandola non ha riaperto il Punto Nascita.
    Ma ha riattivato occasionalmente il codice F240.

    Un trionfo.
    Una rinascita catastale.
    Il primo esempio di Punto Nascita diffuso su gomma.

    La Giunta valuterà ora una targa all’ingresso dell’Anagrafe:

    “Qui si conserva il codice F240.
    Talvolta, se il parto corre più della sanità, lo si usa ancora.”

  • LA TECA AL CONTRARIO

    A Mirandola ormai anche le teche hanno poteri paranormali.

    La determina è del 28 aprile.
    Il “preventivo” entra al protocollo il 27 aprile.
    Ma la relazione di lavoro racconta ore già fatte l’8, il 9 e il 16 aprile.

    Una teca ai caduti, sì.
    Ma soprattutto una teca ai vivi: quelli che ancora credono che gli atti amministrativi vengano prima dei lavori.

    E infatti l’allegato non si chiama “preventivo”.
    Si chiama “Chiamata intervento – Relazione di lavoro”.

    Con intervento richiesto.
    Intervento eseguito.
    Ore lavorate.
    Materiali usati.
    E casella “da fatturare”.

    Poi arriva la determina, elegante come un notaio che entra in chiesa dopo il matrimonio e dice:

    “Bene, ora autorizziamo il fidanzamento”.

    Ma c’è un dettaglio ancora più gustoso.

    Il 21 aprile, in un post pubblico, qualcuno si accorge che sotto la Loggia dei Pico restaurata le foto dei partigiani non si vedono più.
    Si chiede se siano state spostate.
    O se i lavori non siano ancora finiti.

    Insomma: al 21 aprile, la teca non risulta ancora lì.

    Poi arriva il 25 aprile.
    Celebrazioni ufficiali.
    Memoria.
    Fasce.
    Corone.
    Discorsi.
    E sotto quella lapide viene deposta una ghirlanda.

    Con la teca già installata.

    Quindi riassumiamo la magia amministrativa:

    il 21 aprile la teca non c’è;
    il 25 aprile la teca c’è;
    il 27 aprile entra il “preventivo”;
    il 28 aprile il Comune affida formalmente la fornitura e posa.

    A Mirandola non si fanno affidamenti diretti.
    Si fanno affidamenti retrospettivi.

    Con variante temporale incorporata.

    Il tutto coperto dal QTE rimodulato dopo la Variante n. 2, approvata il 10 aprile.
    Peccato che due giornate di lavoro risultino già l’8 e il 9 aprile.

    E allora la domanda non è quanto costa la teca.
    La domanda è: quando è stato davvero affidato il lavoro?
    Prima della determina?
    Prima del protocollo?
    Prima ancora che il Comune si ricordasse di scrivere gli atti?

    Perché se il 25 aprile la teca era già lì, la determina del 28 aprile non sembra autorizzare un lavoro futuro.
    Sembra benedire un lavoro già fatto.

    E in fondo è perfetto: una teca per ricordare i caduti.

    Dentro, però, andrebbe messa anche una piccola foto della cronologia amministrativa.

    Caduta pure lei.

    che ci sai dello spoiler nell’immagine?

  • 🌧️ ASFALTO BAGNATO, VARIANTE CROCCANTE

    il ribasso d’asta nacque risparmio e morì tappetino

    Mirandola, lavori stradali anno 2025.

    Già il titolo fa ridere, perché quando un lavoro “anno 2025” arriva ancora vivo alla primavera 2026, non è più manutenzione straordinaria: è accanimento terapeutico sull’asfalto.

    Il quadro economico parte da 740.000 euro.
    La gara produce un ribasso del 15,25%.
    L’importo contrattuale scende a 507.240,25 euro.
    Le economie post-gara arrivano a 107.432,90 euro.

    Un cittadino ingenuo direbbe:
    “Bene, abbiamo risparmiato.”

    No, amore.
    A Mirandola il risparmio non si risparmia.
    Si guarda.
    Si annusa.
    Si lascia maturare.
    Poi lo si butta nel bitume e lo si chiama variante suppletiva.

    Il 15 dicembre 2025 i lavori vengono sospesi.
    Motivo ufficiale: condizioni climatiche non idonee.

    E va bene.
    Nessuno pretende di asfaltare con la pioggia, il freddo, il fondo bagnato e la nebbia che firma il SAL al posto del direttore lavori.

    Però negli atti non c’è solo il meteo.
    C’è anche la frase magica: nelle more della redazione della variante.

    Traduzione:

    “Pioveva, sì.
    Ma intanto stavamo preparando l’autopsia del ribasso d’asta.”

    Abbiamo guardato il meteo.
    Dal 15 dicembre al 22 aprile ci sono circa 129 giorni.
    Giorni davvero problematici per lavori stradali: circa 63.
    Giorni che non puoi buttare tutti sulle nuvole: circa 66.

    Arrivando alla determina del 28 aprile, i giorni diventano circa 135.
    Quelli meteo-problematici restano circa 63.
    Gli altri salgono a circa 72.

    Quindi no: non ha piovuto quaranta giorni e quaranta notti.
    Non siamo sull’Arca di Noè.
    Siamo nel Comune di Mirandola.

    Qui non sale l’acqua.
    Sale la variante.

    Dentro la variante finiscono Via Di Mezzo, Via Baccarella, Via Mercadante, incroci, rotatoria, segnaletica.

    Solo le tre strade lineari fanno:

    Via Di Mezzo: 1.470 metri
    Via Baccarella: 625 metri
    Via Mercadante: 150 metri

    Totale: 2.245 metri.

    Con incrocio e rotatoria siamo attorno a 2,4 / 2,5 km equivalenti di interventi.

    Il computo metrico è del 14 aprile 2026.
    La perizia viene sottoscritta il 22 aprile.
    La determina arriva il 28 aprile.

    Ora prendiamo la calcolatrice, quella vietata ai comunicati stampa.

    Dal 15 dicembre al 14 aprile passano circa 120 giorni.
    Per partorire circa 2,5 km equivalenti di variante.

    Risultato: circa 20 metri al giorno.

    Venti metri.

    Un miracolo di lentezza.
    Una lumaca con il caschetto avrebbe chiesto il subappalto.

    E qui non stiamo parlando del progetto del Ponte sullo Stretto, della galleria del Brennero o di una missione NASA su Marte.

    Stiamo parlando di strade già esistenti.
    Strade comunali.
    Asfalto.
    Binderino.
    Tappeto d’usura.

    La grande domanda progettuale, in fondo, era questa:

    “Qui riasfaltiamo o no?”

    Non bisognava inventare una nuova urbanistica della Bassa.
    Non bisognava disegnare Manhattan tra Via Di Mezzo e Via Baccarella.
    Non bisognava fondare Brasilia con il tombino in quota.

    Bisognava guardare una strada, verificare quanto era messa male, misurarla, computarla e decidere se passarci sopra col rullo.

    Eppure, dentro la sospensione, questa illuminazione tecnica avanza alla velocità gloriosa di 18-20 metri al giorno.

    Altro che lavori pubblici.
    Qui siamo alla Via Crucis del binderino: una stazione ogni venti metri, con il RUP che porta la croce, il direttore lavori che tiene il computo e il ribasso d’asta che viene flagellato a colpi di nuovo prezzo.

    E infatti il ribasso?

    Povero.

    Era nato libero.
    Era nato economia.
    Era nato 107.432,90 euro.

    Poi la variante lo ha visto passare e ha detto:

    “Vieni qua, bel risparmino, che ti trasformo in tappetino.”

    Dopo la variante restano 17.559,79 euro.

    L’importo contrattuale passa da 507.240,25 euro a 574.298,55 euro.
    La maggiore spesa complessiva della variante è 83.385,13 euro.

    Tutto sotto il limite del 15%, naturalmente.
    La variante si ferma al 13,22%.

    Che eleganza.
    Che disciplina.
    Che chirurgia.

    È come svuotare il frigo, lasciare un’oliva nel barattolo e dire:

    “Tecnicamente non ho finito tutto.”

    Poi c’è il futuro, che promette poesia nera.

    Perché tutto questo succede con il dirigente Ululì ancora formalmente in sella.
    Ma Ululì è dato in partenza verso Ululà.

    E allora la domanda nasce spontanea, come l’erba nelle crepe dell’asfalto:

    se con la macchina ancora intera, per decidere dove riasfaltare, servono mesi di sospensione e una resa amministrativa da 20 metri al giorno, cosa succederà quando inizierà il balletto del nuovo assetto?

    Chi firma?
    Chi segue?
    Chi apre il file?
    Chi sa dov’è Via Baccarella?
    Chi trova il computo?
    Chi spiega alla variante che il suo papà amministrativo è andato a comprare le sigarette?

    Intermezzo teatrale.

    Cittadino: “Scusate, i lavori stradali 2025 quando finiscono?”
    Comune: “Dipende dal meteo.”
    Cittadino: “Ma ora c’è il sole.”
    Comune: “Appunto, stiamo aspettando una variante nuvolosa.”
    Cittadino: “E il dirigente?”
    Comune: “Uluboh!.”

    La verità è semplice.

    La pioggia c’è stata.
    Il freddo pure.
    La sospensione iniziale aveva una logica.

    Ma quando un cantiere 2025 arriva ad aprile 2026, quando il ribasso evapora quasi tutto, quando una variante da oltre 83 mila euro nasce durante mesi di stop, quando per decidere se riasfaltare o no si viaggia alla velocità di 18-20 metri al giorno, allora non è più meteo.

    È metodo.

    Non pioveva soltanto acqua.
    Piovevano perizie.

    Non era nebbia.
    Era procedura in sospensione.

    Non era freddo.
    Era il ribasso d’asta che tremava, perché aveva capito come sarebbe finita.

    A Mirandola il risparmio pubblico ha una vita breve:
    nasce in gara, cresce nel quadro economico, muore asfaltato.

    Previsioni per i prossimi mesi:
    cielo variabile, ribassi in dissolvimento, varianti sparse, cantieri in decomposizione controllata e possibile peggioramento dirigenziale su tutto il territorio comunale.


    Fonti: Determina n. 357 del 28/04/2026; Relazione tecnico-illustrativa della perizia di variante; Computo metrico estimativo della variante; ricostruzione meteo sul periodo di sospensione lavori.

  • 🚓 LA GUIDA SICURA DA FERMI

    Manuale pratico per sbandare restando seduti

    A Mirandola è arrivata una nuova frontiera dell’addestramento operativo: la guida sicura senza guida.

    Perché il Comune, con determinazione n. 362 del 28 aprile 2026, ha deciso di impegnare 4.692 euro per un corso di “Guida sicura” destinato a 22 operatori della Polizia Locale, da svolgersi in tre giornate presso la sede del Comando di Polizia Locale di Mirandola. Non in pista. Non in un centro guida sicura. Non in un piazzale attrezzato. Non in un’area prove. Al Comando. Dentro. In casa. Nel tempio della frenata amministrativa.

    Ora, il Fico non vuole essere maligno.
    È che la realtà arriva già con il naso rosso.

    Perché quando leggi “Guida sicura” immagini una volante che affronta una frenata d’emergenza, un ostacolo improvviso, un fondo scivoloso, una manovra evasiva, magari un istruttore che grida: “Controlli il mezzo! Non guardi l’ostacolo! Guardi la via d’uscita!”, il tutto magari in un circuito.

    Poi leggi meglio.

    E scopri che il tutto si svolge al Comando.

    A quel punto l’immagine diventa inevitabile.

    Interno giorno.
    Comando della Polizia Ducale.

    Un agente è seduto dentro un carrello del MD, mani ben salde sul bordo, occhi fissi davanti a sé. Sul petto, la pettorina catarifrangente. Sulla faccia, la concentrazione di chi sa che sta per affrontare la prova più difficile della carriera: la curva stretta tra l’ufficio del comandante e la macchinetta del caffè.

    Dietro di lui, un collega spinge.

    Non troppo forte, perché siamo pur sempre in regime di sicurezza sul lavoro.

    L’istruttore esterno osserva, prende appunti e annuncia:

    — Prima esercitazione: frenata d’emergenza davanti alla fotocopiatrice.
    — Con ABS?
    — No, con “Ahia, fermati!”.
    — Sirena?
    — Solo vocale.
    — Posso fare “ni-no-ni-no”?
    — Sì, ma con convinzione.

    Parte il carrello.

    Prima manovra: evitamento ostacolo.
    L’ostacolo è un faldone del lasciato in mezzo al corridoio, probabilmente i verbali delle indagini su fico.

    Seconda manovra: controllo del mezzo in situazione critica.
    Il mezzo sbanda leggermente davanti alla porta del comandante, ma l’agente mantiene sangue freddo e dignità, mentre il collega-spingitore corregge la traiettoria con una spallata regolamentare.

    Terza manovra: guida in emergenza.
    Un dipendente esce improvvisamente dalla sala riunioni con un caffè in mano. L’agente nel carrello deve decidere: frenare, sterzare o compilare un verbale.

    Sceglie il verbale.

    Promosso.

    E qui bisogna essere chiari: la formazione può essere utile.
    Anzi, se serve a ridurre rischi, incidenti (che non sono mancati in questi anni) e comportamenti pericolosi alla guida dei mezzi di servizio, ben venga.

    Ma allora diciamolo.

    Chiamiamolo corso teorico sulla sicurezza alla guida.
    Chiamiamolo formazione in aula sui rischi stradali.
    Chiamiamolo aggiornamento interno sui comportamenti prudenti alla guida dei veicoli di servizio.

    Ma se lo chiami “Guida sicura”, e poi dagli atti emerge che si fa al Comando, senza indicazione di pista, senza piazzale, senza prove dinamiche, senza programma pubblico dettagliato, senza modalità pratiche descritte, allora il cittadino non pensa a Nuvolari.

    Pensa al carrello.

    Anzi, al carrello operativo multifunzione a trazione umana, modello “Ducale 4×0”, alimentazione a collega, cambio a bestemmia trattenuta, frenata assistita da scarponcino tattico.

    La Polizia Ducale, sempre all’avanguardia, potrebbe inaugurare nuove specialità:

    slalom tra le sedie dell’ufficio protocollo;
    parcheggio a esse tra due cestini della carta;
    inseguimento simulato del toner mancante;
    testacoda controllato davanti alla bacheca sindacale;
    frenata d’emergenza sul tappetino dell’ingresso.

    E alla fine, naturalmente, attestato.

    Perché nella Repubblica Ducale l’importante non è guidare.
    È certificare di aver potuto teoricamente guidare in sicurezza, purché da fermi, in sede, con bollo da due euro.

    Sembra Fast & Furious.
    Ma letto l’atto, pare più Faldoni & Fotocopiatrici.

    Sembra addestramento dinamico.
    Ma sembra più una lezione in cui l’unica accelerazione vera è quella del dirigente nel firmare l’affidamento.

    Sembra pista.
    Ma il luogo indicato è il Comando.

    E allora il Fico si permette una domanda semplice, quasi infantile, quindi pericolosissima:

    ma se è guida sicura, dove si guida?

    Perché se uno fa nuoto in piscina, c’è l’acqua.
    Se uno fa tiro al poligono, c’è il bersaglio.
    Se uno fa guida sicura, di solito c’è almeno un posto dove un veicolo possa muoversi senza trasformare la stampante in un ostacolo didattico.

    A meno che, naturalmente, Mirandola non abbia inventato la guida sicura metafisica: quella in cui il veicolo non serve, la strada è interiore, il volante è concettuale e la frenata d’emergenza consiste nel bloccare una comunicazione prima che diventi un post del Fico.

    E in effetti sarebbe coerente.

    Dopo il simulatore, la formazione da fermi.
    Dopo la videosorveglianza intelligente, la volante immaginaria.
    Dopo il controllo del territorio, il controllo del corridoio.

    La nuova dottrina operativa è chiara:

    prima si presidia la macchinetta del caffè, poi eventualmente la viabilità.

    E quindi immaginiamola, la cerimonia finale.

    Gli agenti schierati.
    Il carrello Coop lucidato.
    Il comandante commosso.
    L’istruttore che consegna gli attestati.
    La Sindaca che taglia il nastro davanti al percorso indoor: partenza dall’ufficio verbali, chicane della fotocopiatrice, tornante del bagno, rettilineo del corridoio, arrivo trionfale davanti al distributore automatico.

    Sul podio, tre coppe:

    terzo posto: miglior sirena vocale;
    secondo posto: miglior frenata senza ribaltamento del cestino;
    primo posto: miglior interpretazione drammatica di inseguimento urbano in assenza totale di urbano.

    E fuori, intanto, la città.

    Con le strade vere.
    Le auto vere.
    I rischi veri.
    Gli attraversamenti veri.
    Gli incidenti veri.

    Ma quelli, si sa, sono dettagli pratici.

    E la pratica, in questa determina, sembra essere rimasta fuori dal Comando.

    Forse non aveva il badge.

    La morale è semplice: se il corso è teorico, non c’è scandalo. Basta dirlo.
    Ma se lo si chiama “Guida sicura”, allora il Fico ha diritto di immaginare la prova pratica col carrello della Coop.

    Perché a Mirandola ormai funziona così:

    la trasparenza va a passo d’uomo,
    la comunicazione va a sirene spiegate,
    e la Polizia Ducale impara la guida sicura nel modo più sicuro possibile:

    senza guidare.


    Fonte: Determinazione Comune di Mirandola n. 362 del 28/04/2026, corso “Guida sicura” per 22 operatori della Polizia Locale, tre giornate presso la sede del Comando, importo complessivo 4.692 euro.

  • il Biondo

    Quando sei così democratico che fai il video in piazza per dire “non festeggio la resistenza”, ma poi, appena qualcuno rielabora graficamente un frame del tuo stesso reel pubblico, scopri improvvisamente la Resistenza più moderna:

    la segnalazione per diritto d’autore.

    Non il confronto.
    Non la replica.
    Non la satira.
    No: copyright e ditino tremante.

    Il vannacciano da passeggio funziona così: in piazza fa il duro, sui social fa il nostalgico della censura.

    Perché la libertà d’espressione va benissimo.
    Finché parla lui.
    Quando ride il Fico, invece, arriva il Minculpop col modulo Meta.

    Biondotalco: alza il braccio senza paura.
    Ma solo per cliccare “segnala”.

  • 🏠 “COMPRI CASA A MIRANDOLA? I PRIMI 6 MESI TE LI PAGA IL COMUNE!”

    Così proclama l’assesorlefo Dormi&Rumba dai social del Regno di Budrilandia.

    E tu per un attimo immagini:
    ✨ giovani felici,
    ✨ chiavi consegnate,
    ✨ mutui alleggeriti,
    ✨ Comune amico delle nuove generazioni.

    La realtà racconta una lotteria abitativa con massimale basso, fondo microscopico, precedenza alle coppie, single in fondo, graduatoria da click-day e rimborso dopo che hai già pagato.

    Partiamo dalla promessa: “i primi 6 mesi te li paga il Comune”.

    No.

    La delibera dice che il contributo massimo è:

    👉 3.000 euro per le coppie
    👉 2.000 euro per i singoli
    👉 fondo totale: 20.000 euro per tutta Mirandola.

    Ora, in un mondo normale, uno prende la calcolatrice.

    Un mutuo da 120.000 euro a 20 anni oggi può stare tranquillamente sui 650/700 euro al mese. Sei mesi fanno circa 4.000 euro.

    Quindi il Comune non paga “i primi 6 mesi”.
    Ne paga forse quattro.
    Forse.
    Se sei coppia.
    Se rientri.
    Se arrivi in tempo.
    Se i soldi non sono già evaporati come le promesse elettorali dopo il ballottaggio.

    E con 20.000 euro totali quanti giovani aiuti davvero?

    Pochi.
    Pochissimi.
    Una quantità così ridotta che più che una politica abitativa sembra una foto di gruppo con didascalia: “abbiamo fatto qualcosa”.

    Ma il capolavoro è nei criteri.

    Prima vengono:

    🥇 coppie under 35 che comprano casa;
    🥈 coppie under 35 che affittano;
    🥉 singoli under 35 che comprano;
    🥔 singoli under 35 che affittano.

    Traduzione: se sei single, mettiti in fila dietro.

    Perché evidentemente il giovane solo, con un reddito solo, una bolletta sola ma tutta intera, un affitto solo ma tutto sulle sue spalle, è meno bisognoso della coppia (magari benestante) che magari ha due stipendi.

    Geniale.

    La fragilità sociale misurata con l’album delle figurine della famiglia Mulino Bianco, a questo punto per coerenza, darei la priorità alla coppia dotata di Golden retriever.

    E l’ISEE?

    Grande assente.

    Nella delibera non si vede un criterio sociale forte che dica: prima aiutiamo chi ha davvero meno mezzi. No. Si mettono insieme priorità, età, ordine cronologico, requisiti, esclusioni, ma il bisogno economico reale resta sullo sfondo, come un assessore quando c’è da leggere gli atti.

    Così il giovane precario concorre (con l’handicap) nello stesso recinto della coppietta benestante under 35.
    Tutti uguali davanti al click.
    Meno uguali davanti al conto corrente.

    Altro gioiello: la graduatoria viene costruita anche sull’ordine cronologico di presentazione delle domande.

    Non chi sta peggio.
    Non chi ha più bisogno.
    Non chi rischia davvero di non farcela.

    La casa trasformata in una prevendita TicketOne:
    “Complimenti, sei in coda. Davanti a te ci sono 468 giovani disperati e uno con la fibra più veloce.”

    Poi c’è l’esclusione più surreale: se sei già titolare di un contratto di locazione abitativa nel territorio comunale, sei fuori.

    Quindi se sei giovane, vivi già a Mirandola, paghi già un affitto, resisti già qui, magari vorresti solo migliorare la tua condizione o comprare casa, il Comune potrebbe dirti:

    “Eh no caro, tu hai già commesso l’errore di abitare qui.”

    Politiche giovanili innovative: aiutare chi arriva, dimenticare chi c’è.

    Poi il contributo non è nemmeno anticipato, o pagato di mese in mese.

    Prima paghi tu.
    Paghi mutuo o affitto.
    Per sei mesi.
    Poi dimostri di aver pagato.
    Poi, se tutto va bene, il Comune rimborsa.

    Quindi chi non ha liquidità, chi è davvero in difficoltà, chi avrebbe bisogno dell’aiuto prima e non dopo, resta comunque col cerino acceso in mano.

    È come dire a uno che sta annegando:
    “Nuoti fino a riva, poi ti regaliamo un salvagente.”

    E attenzione ai tempi: entro 90 giorni dalla comunicazione devi presentare contratto di compravendita o locazione registrato.

    Chiunque abbia mai avuto a che fare con banche, mutui, perizie, notai, agenzie immobiliari e Agenzia delle Entrate sa che 90 giorni possono essere un tempo normale solo nella fantasia amministrativa di chi compra casa su The Sims.

    🎤 FINTA INTERVISTA ALL’ASSESORELFO DORMI&RUMBA

    Fico: Assessorelfo, ma quindi il Comune paga davvero sei mesi di mutuo?

    Dormi&Rumba: Certamente. Nel senso poetico del termine.

    Fico: Poetico?

    Dormi&Rumba: Sì. La poesia non va presa alla lettera. Anche “l’Infinito” di Leopardi non aveva il computo metrico.

    Fico: Però la delibera dice massimo 3.000 euro alle coppie e 2.000 ai single.

    Dormi&Rumba: E infatti sono sei mesi emotivi. Non sei mesi bancari.

    Fico: E con 20.000 euro quanti giovani aiutate?

    Dormi&Rumba: Abbastanza per dire che li abbiamo aiutati.

    Fico: Ma perché prima le coppie e poi i single?

    Dormi&Rumba: Perché due persone in foto rendono meglio di una.

    Fico: Ma se la coppia fosse omosessuale?

    Dormi&Rumba: Non mi ci faccia pensare, perderei l’assessorato, il Biondo me la farebbe pagare carissima.

    Fico: Non c’è un vero criterio ISEE forte.

    Dormi&Rumba: Non discriminiamo in base alla povertà. Da noi tutti possono correre ugualmente verso l’esaurimento fondi.

    Fico: La graduatoria sembra una gara a chi presenta prima la domanda.

    Dormi&Rumba: È innovazione digitale. Prima si chiamava bisogno sociale, oggi si chiama velocità di connessione.

    Fico: E il contributo arriva dopo che uno ha già pagato.

    Dormi&Rumba: Certo. Prima dimostri di non avere bisogno, poi ti aiutiamo.

    Fico: Quindi non è “il Comune ti paga sei mesi”.

    Dormi&Rumba: Per caso non è mica il fico?

    Ecco la verità.

    Questo non è un grande piano per i giovani.
    È una micro-misura con maxi-annuncio.

    Un bando che promette casa e consegna condizioni.
    Promette sei mesi e mette massimali.
    Promette sostegno e chiede anticipo.
    Promette attenzione ai giovani e mette i single in fondo.
    Promette politica abitativa e produce una corsa al click.

    A Mirandola ormai funziona così:

    prima lo slogan,
    poi il post,
    poi la faccia soddisfatta,
    poi il Fico apre la delibera
    e trova il trucco scritto in piccolo.

    Dormi&Rumba voleva pagare sei mesi di mutuo.
    Alla fine ha pagherà soprattutto la propaganda.

    Fonti: Deliberazione Giunta Comunale n. 85 del 22/04/2026.

  • 🇮🇹 DALLE ASTE DA PARATA ALLE ASTE DA FACCIATA

    A Mirandola le aste non sono più oggetti.

    Sono una malattia istituzionale.

    Prima l’asta del gonfalone della Polizia Locale, già da cambiare per misteriosa “usura”, come se fosse stata usata per sfondare il portone di Porta Pia invece che per stare ferma in un ufficio e presenziare a qualche cerimonia.

    Ora il Comune alza l’asticella.

    Letteralmente.

    Con Determina n. 353 del 24 aprile 2026 affida la fornitura e posa di due aste per bandiera in acciaio inox con pennacchio in ottone lucido, complete di canotti e staffe, più un intervento sul cancello grande dell’ingresso scalone.

    Totale: 2.336,30 euro IVA compresa.

    Le sole aste: 1.670 euro più IVA.
    Cioè 835 euro più IVA l’una.
    Circa 1.018 euro ad asta IVA compresa.

    Asta.

    Non antenna NASA.
    Non pennone del Quirinale.
    Non albero maestro dell’Amerigo Vespucci.
    Non reliquia garibaldina intagliata da Celso Ceretti.

    Asta.

    Però con pennacchio in ottone lucido.

    Lucido, perché quando devi raccontare che il Municipio è finalmente rinato, almeno qualcosa deve brillare davvero.

    Il capolavoro però non è il prezzo.

    È il tempismo.

    La determina scrive che i lavori del Palazzo Municipale sono stati ultimati il 20 aprile 2026.

    Il 21 aprile arriva il preventivo.
    Il 22 viene protocollato.
    Il 24 arriva l’affidamento.

    Quindi il Municipio era finito.

    Talmente finito che il giorno dopo servivano ancora aste, staffe, canotti, pennacchi e una ritoccatina al cancello.

    A Mirandola “ultimato” ormai vuol dire:

    finito, ma non pronto;
    pronto, ma non decoroso;
    decoroso, ma senza bandiere;
    con le bandiere, ma solo dopo altri 2.336 euro.

    Non è uno scandalo contabile.

    È molto peggio.

    È la fotografia perfetta di un’amministrazione che confonde la conclusione dei lavori con la posa della scenografia.

    Prima il cantiere.
    Poi la variante.
    Poi la proroga.
    Poi il comunicato.
    Poi il pennacchio.

    Perché qui non si governa il patrimonio pubblico.

    Si apparecchia la facciata.

    E allora eccola, la vera inaugurazione mirandolese: non quella del Municipio restituito alla città, ma quella del Municipio imbellettato, pettinato, lucidato e messo in posa come una salma prima della camera ardente amministrativa.

    Dopo l’asta da parata della Polizia Locale, arrivano le aste da facciata del Palazzo.

    Una reggeva il gonfalone.

    Queste devono reggere qualcosa di molto più pesante:

    la propaganda.

    📚 Fonti
    – Comune di Mirandola, Determinazione n. 353 del 24/04/2026.
    – Preventivo F.lli Zanasi del 21/04/2026.