
A Mirandola, mentre l’ufficio comunicazione genera maccheroni al pettine senza pettine, nei commenti appare lui.
Il consigliere Righetti.
Non un semplice consigliere comunale.
No.
𝗜𝗹 𝗖𝗼𝗺𝗺𝗶𝘀𝘀𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗗𝗼𝗴𝗺𝗮𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗦𝗮𝗴𝗿𝗮.
L’uomo che davanti a un cittadino che segnala educatamente la mancanza di Cividale al Pettine non dice: “Grazie, verifichiamo”.
Non dice: “Sì, forse poteva starci”.
Non dice: “È comunque una bella realtà della frazione”.
No.
Righetti estrae il breviario, sistema il colletto liturgico, apre il vocabolario alla voce “sagra” e proclama:
𝗡𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗮𝗴𝗿𝗮.

Perché, secondo il nuovo Sant’Uffizio Righettiano, la sagra deriverebbe dal sacro.
Quindi servono patrono, altare, tradizione religiosa, cero acceso, benedizione, autorizzazione canonica e probabilmente anche il timbro dell’Ufficio Protocollo Celeste.
Peccato che nel calendario ufficiale delle sagre comunali ci siano già eresie grosse come cocomeri.
C’è Gavello in Festa, che già dal nome compie il peccato mortale di chiamarsi festa.
C’è la Sagra del Cocomero, solenne celebrazione di San Citrullo Martire, protettore delle angurie aperte col coltello da cucina e dei semi sputati a distanza regolamentare.
E poi c’è la Sagra d’la Fuiada di Tramuschio.
Qui Righetti dovrebbe convocare immediatamente un concilio.
Perché se la sagra dev’essere sacra, allora Tramuschio non è più una frazione: è diventata la capitale della deriva pastafariana della Bassa.
Siamo alla celebrazione della Tagliatella Volante.
Matterello elevato a pastorale.
Ragù usato come acqua santa.
Sfoglia assunta in cielo tra cori di rezdore, cherubini infarinati e fedeli inginocchiati davanti alla spianatoia.
A questo punto, però, la domanda è semplice.
Se il cocomero può essere sacro, se la fuiada può diventare liturgia, se la tagliatella può volare nei cieli del pastafarianesimo comunale, perché Cividale al Pettine deve restare fuori dal paradiso delle sagre?
Forse perché non ha presentato domanda all’Ispettore Righetti in triplice copia?
Forse perché mancava il certificato di autenticità spirituale del maccherone?
O forse perché a Mirandola la parola “comunità” va benissimo nei comunicati, ma appena una frazione vera alza la mano arriva il controllore del significato con la paletta rossa?
E il bello è che Cividale al Pettine non organizza la “Festa della Prolunga e del Tavolo Pieghevole”.
È fra gli organizzatori del Palio del Maccherone al Pettine, uno degli eventi conviviali, culturali e gastronomici più identitari del territorio mirandolese.
Il maccherone al pettine, quello vero.
Quello con le scanalature ortogonali date dal pettine.
Quello fatto con tecnica, mano, memoria, cucina, tradizione.
Non quello del manifesto comunale.
Perché nel manifesto comunale, naturalmente, il costoso apparato comunicativo riesce nel miracolo contrario: celebrare le tradizioni locali sbagliando la pasta.
Il vero maccherone al pettine ha il segno del pettine.
Quello generato nel manifesto sembra un rigatone qualsiasi uscito da un’intelligenza artificiale dopo un prompt scritto tra un caffè e una riunione: “fai qualcosa di tradizionale, con pasta, grano, borgo, sole, Mirandola, un po’ di terra del Pico, ma senza disturbare troppo la realtà”.
Risultato:
𝗟𝗮 𝘁𝗿𝗮𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗻𝗲𝗹 𝘁𝗲𝘀𝘁𝗼.
𝗜𝗹 𝗺𝗮𝗰𝗰𝗵𝗲𝗿𝗼𝗻𝗲 𝘀𝗯𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮𝘁𝗼 𝗻𝗲𝗹𝗹’𝗶𝗺𝗺𝗮𝗴𝗶𝗻𝗲.
𝗟𝗮 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗻𝗲𝗹 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝗰𝗮𝘁𝗼.
𝗟𝗮 𝗳𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗿𝗿𝗲𝘁𝘁𝗮 𝗻𝗲𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶.
𝗘 𝗥𝗶𝗴𝗵𝗲𝘁𝘁𝗶 𝗮 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝗹’𝗶𝗻𝗾𝘂𝗶𝘀𝗶𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗮𝗴𝗿𝗮.
Perché il problema non è che il manifesto mostra un maccherone sbagliato.
Il problema, evidentemente, è che qualcuno osi chiamare sagra una festa senza prima inginocchiarsi davanti al tribunale semantico del consigliere.
D’ora in poi, ogni frazione dovrà adeguarsi.
Prima di montare un gazebo: richiesta preventiva.
Prima di friggere: parere liturgico.
Prima di tagliare un cocomero: verifica di compatibilità sacra.
Prima di tirare la sfoglia: controllo anti-eresia pastafariana.
Prima di dire “sagra”: autorizzazione firmata da Righetti, con formula solenne:
“Visto il latino, considerato il sacro, accertata la presenza del patrono, verificata la non pericolosità teologica del maccherone, si concede alla presente festa la qualifica temporanea di sagra, salvo revoca in caso di eccessiva convivialità”.
Mirandola ormai è questa.
Un Comune che parla di tradizioni senza riconoscere il maccherone al pettine.
Un ufficio comunicazione che celebra la tipicità con immagini da IA pigra.
E un consigliere che, invece di accorgersi della figuraccia, si mette il cappello da ispettore e va a fare il vigile urbano dell’etimologia.
𝗣𝗿𝗼𝘀𝘀𝗶𝗺𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝗮: 𝗶𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗔𝗹𝗯𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗦𝗮𝗴𝗿𝗲 𝗩𝗲𝗿𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗦𝗮𝗴𝗿𝗲.
Presidente onorario: Righetti.
Segretaria verbalizzante: la Tagliatella Volante.
Santo protettore: San Citrullo Martire.
Allegato tecnico obbligatorio: una foto di maccherone al pettine vero, così magari la prossima volta lo riconoscono.













