
Alla scuola dell’infanzia Sergio Neri non siamo davanti alla solita lamentela estiva, non siamo davanti al genitore che pretende il Polo Nord in aula, non siamo davanti al capriccio climatizzato di chi confonde una scuola pubblica con un villaggio turistico; siamo davanti a una cosa molto più semplice e molto più grave: 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐚 𝐝𝐚 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝟒,𝟐 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐞𝐮𝐫𝐨 che, nei corpi A e B, finisce con i condizionatori portatili, il tubo fuori dalla finestra aperta, le prolunghe volanti, gli adattatori e i cavi in giro.
E la cosa non riguarda un angolo secondario, un ripostiglio, un magazzino, una stanza dimenticata dietro la cucina: i corpi A e B sono il nucleo originario della scuola, la parte storica, quella degli anni Settanta, quella dove stanno le sezioni, il salone, la mensa, gli spazi in cui i bambini vivono davvero la giornata; e proprio per caratteristiche costruttive, per età dell’edificio, per materiali, per solai, per esposizione e per impostazione generale, erano con ogni probabilità 𝐢 𝐥𝐨𝐜𝐚𝐥𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐯𝐞𝐯𝐚𝐧𝐨 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐫𝐚𝐟𝐟𝐫𝐞𝐬𝐜𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐬𝐞𝐫𝐢𝐨, non di una soluzione da campeggio con il tubo che scappa fuori dalla finestra come in un monolocale a Riccione il 15 agosto.
Perché il punto è questo: 𝐥’𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢𝐜𝐚𝐭𝐚.
Peggio.
𝐄𝐫𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐢𝐬𝐭𝐚.
𝐏𝐨𝐢 𝐞̀ 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐥𝐜𝐢𝐚𝐭𝐚.
Nel computo di variante il sistema VRF dei corpi A e B viene fatto sparire con una precisione quasi commovente: via le macchine esterne, via le unità interne, via le tubazioni del refrigerante, via gli scarichi condensa, via i comandi locali, via il comando centralizzato caldo/freddo/deumidificazione.
Tutto a zero.
Non un ritardo.
Non un guasto.
Non “poi vediamo”.
𝐔𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐥𝐜𝐢𝐨.
E qui arriva il numero che rende la faccenda quasi offensiva: su un intervento complessivo da circa 𝐪𝐮𝐚𝐭𝐭𝐫𝐨 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐞 𝐭𝐫𝐞𝐜𝐞𝐧𝐭𝐨𝐦𝐢𝐥𝐚 𝐞𝐮𝐫𝐨, l’impianto di raffrescamento stralciato per A e B valeva circa 𝐬𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐭𝐚𝐭𝐫𝐞𝐦𝐢𝐥𝐚 𝐞𝐮𝐫𝐨 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐢, cioè più o meno 𝐥’𝟏,𝟓% 𝐝𝐞𝐥 𝐭𝐨𝐭𝐚𝐥𝐞.
Uno virgola cinque per cento.
La percentuale di una mancia, non di una rivoluzione.
E anche volendo accettare la solita predica del “non ci sono i soldi adesso”, c’era una soluzione minima, razionale, perfino banale: 𝐥𝐚𝐬𝐜𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐝𝐢𝐬𝐩𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐬𝐞𝐫𝐢𝐞 — tubi, scarichi condensa, derivazioni e controlli — e rinviare al prossimo esercizio di bilancio l’acquisto e l’installazione delle macchine.
Sapete quanto valeva questa scelta minima di buon senso?
Circa 𝐭𝐫𝐞𝐝𝐢𝐜𝐢𝐦𝐢𝐥𝐚 𝐞 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞𝐜𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐞𝐮𝐫𝐨 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐢.
Su 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝟒,𝟐 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢.
Circa 𝐥𝐨 𝟎,𝟑%.
Zero virgola tre per cento.
Ma no: hanno tolto anche quello, perché evidentemente a Mirandola la programmazione funziona così: prima si chiude il cantiere, poi arriva il caldo, poi si scopre che i bambini sudano ed in alcuni casi svengono, poi si tira fuori il Pinguino, poi si apre la finestra per buttare fuori il tubo, e infine qualcuno parlerà sicuramente di “soluzione temporanea”.
Temporanea come tante cose mirandolesi: cioè abbastanza temporanea da diventare normale.
Intanto però, quando si tratta del comfort del Palazzo, la musica cambia subito: per gli arredi del Municipio si trovano 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐨𝐭𝐫𝐞𝐧𝐭𝐨𝐭𝐭𝐨𝐦𝐢𝐥𝐚 𝐞𝐮𝐫𝐨, tra sedute, tavoli, elettrificazioni, top access, braccioli in alluminio, reti ignifughe e ogni delicatezza ergonomica per la democrazia seduta.
Per il Palazzo: 𝐭𝐚𝐯𝐨𝐥𝐢 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢.
Per i bambini: 𝐛𝐞𝐯𝐞𝐭𝐞 𝐭𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐚𝐜𝐪𝐮𝐚.
Per i consiglieri in aula: prese integrate e sedie comode.
Per i bambini che il futuro dovrebbero viverlo: finestra aperta, tubo fuori, prolunga volante.
E allora il problema non è solo tecnico, non è solo climatico, non è solo impiantistico.
È morale.
Perché quando il comfort serve alla politica diventa decoro istituzionale, rappresentanza, funzionalità, allestimento; quando serve ai bambini diventa una voce tagliabile, rinviabile, sacrificabile, abbastanza piccola da sparire nel computo e abbastanza grande da farsi sentire in aula quando arriva giugno.
La Sergio Neri doveva essere la scuola moderna, sicura, efficiente, sostenibile.
Nei corpi A e B rischia di diventare il monumento mirandolese all’efficientamento energetico con la finestra aperta.
𝐇𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐬𝐩𝐞𝐬𝐨 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢.
𝐇𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐥𝐜𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐟𝐫𝐞𝐬𝐜𝐨.
𝐇𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐭𝐨𝐥𝐭𝐨 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐝𝐢𝐬𝐩𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢.
𝐏𝐨𝐢 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐦𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐢𝐥 𝐏𝐢𝐧𝐠𝐮𝐢𝐧𝐨 𝐚 𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐠𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐥𝐢𝐦𝐚𝐭𝐢𝐜𝐨.
Mirandola è riuscita nell’impresa: consegnare ai bambini una scuola da oltre quattro milioni di euro che, quando arriva il caldo, funziona come un appartamento in emergenza estiva.
E chiamarlo pure efficientamento energetico.













