Fico della Mirandola

  • Mirandola celebra il ritorno del codice F240

    La Sindaca Lety esprime le più vive, solenni e autocompiaciute congratulazioni ai neogenitori per la nascita della loro bambina, avvenuta nel territorio comunale di Mirandola e destinata a restituire all’Ufficio Anagrafe un’emozione che pareva ormai perduta: scrivere di nuovo Mirandola nel campo “Comune di nascita”.

    Dopo la chiusura del Punto Nascita, infatti, il vecchio codice catastale F240 giaceva lì, silenzioso, dimenticato, quasi ornamentale.

    Un codice non morto.
    Solo disoccupato.

    Poi, all’improvviso, il miracolo amministrativo: non una riapertura, non un reparto, non una sala parto, non una scelta sanitaria.

    Molto meglio.

    Un parto in ambulanza.

    «È un giorno storico» dichiara la Sindaca. «Oggi Mirandola dimostra che si può tornare a nascere qui anche senza avere più un posto dove nascere. Basta che il parto sia rapido, Carpi abbastanza lontana e il destino abbastanza preciso da fermarsi entro i confini comunali».

    Secondo indiscrezioni, negli uffici dell’Anagrafe il ritorno del codice F240 avrebbe provocato forte commozione.

    Un impiegato avrebbe sussurrato:
    «Allora esiste ancora…»

    Un altro, aprendo il gestionale, avrebbe chiesto:
    «Sicuri che non sia Carpi?»

    E invece no.

    Per una volta no.

    Mirandola non ha riaperto il Punto Nascita.
    Ma ha riattivato occasionalmente il codice F240.

    Un trionfo.
    Una rinascita catastale.
    Il primo esempio di Punto Nascita diffuso su gomma.

    La Giunta valuterà ora una targa all’ingresso dell’Anagrafe:

    “Qui si conserva il codice F240.
    Talvolta, se il parto corre più della sanità, lo si usa ancora.”

  • LA TECA AL CONTRARIO

    A Mirandola ormai anche le teche hanno poteri paranormali.

    La determina è del 28 aprile.
    Il “preventivo” entra al protocollo il 27 aprile.
    Ma la relazione di lavoro racconta ore già fatte l’8, il 9 e il 16 aprile.

    Una teca ai caduti, sì.
    Ma soprattutto una teca ai vivi: quelli che ancora credono che gli atti amministrativi vengano prima dei lavori.

    E infatti l’allegato non si chiama “preventivo”.
    Si chiama “Chiamata intervento – Relazione di lavoro”.

    Con intervento richiesto.
    Intervento eseguito.
    Ore lavorate.
    Materiali usati.
    E casella “da fatturare”.

    Poi arriva la determina, elegante come un notaio che entra in chiesa dopo il matrimonio e dice:

    “Bene, ora autorizziamo il fidanzamento”.

    Ma c’è un dettaglio ancora più gustoso.

    Il 21 aprile, in un post pubblico, qualcuno si accorge che sotto la Loggia dei Pico restaurata le foto dei partigiani non si vedono più.
    Si chiede se siano state spostate.
    O se i lavori non siano ancora finiti.

    Insomma: al 21 aprile, la teca non risulta ancora lì.

    Poi arriva il 25 aprile.
    Celebrazioni ufficiali.
    Memoria.
    Fasce.
    Corone.
    Discorsi.
    E sotto quella lapide viene deposta una ghirlanda.

    Con la teca già installata.

    Quindi riassumiamo la magia amministrativa:

    il 21 aprile la teca non c’è;
    il 25 aprile la teca c’è;
    il 27 aprile entra il “preventivo”;
    il 28 aprile il Comune affida formalmente la fornitura e posa.

    A Mirandola non si fanno affidamenti diretti.
    Si fanno affidamenti retrospettivi.

    Con variante temporale incorporata.

    Il tutto coperto dal QTE rimodulato dopo la Variante n. 2, approvata il 10 aprile.
    Peccato che due giornate di lavoro risultino già l’8 e il 9 aprile.

    E allora la domanda non è quanto costa la teca.
    La domanda è: quando è stato davvero affidato il lavoro?
    Prima della determina?
    Prima del protocollo?
    Prima ancora che il Comune si ricordasse di scrivere gli atti?

    Perché se il 25 aprile la teca era già lì, la determina del 28 aprile non sembra autorizzare un lavoro futuro.
    Sembra benedire un lavoro già fatto.

    E in fondo è perfetto: una teca per ricordare i caduti.

    Dentro, però, andrebbe messa anche una piccola foto della cronologia amministrativa.

    Caduta pure lei.

    che ci sai dello spoiler nell’immagine?

  • 🌧️ ASFALTO BAGNATO, VARIANTE CROCCANTE

    il ribasso d’asta nacque risparmio e morì tappetino

    Mirandola, lavori stradali anno 2025.

    Già il titolo fa ridere, perché quando un lavoro “anno 2025” arriva ancora vivo alla primavera 2026, non è più manutenzione straordinaria: è accanimento terapeutico sull’asfalto.

    Il quadro economico parte da 740.000 euro.
    La gara produce un ribasso del 15,25%.
    L’importo contrattuale scende a 507.240,25 euro.
    Le economie post-gara arrivano a 107.432,90 euro.

    Un cittadino ingenuo direbbe:
    “Bene, abbiamo risparmiato.”

    No, amore.
    A Mirandola il risparmio non si risparmia.
    Si guarda.
    Si annusa.
    Si lascia maturare.
    Poi lo si butta nel bitume e lo si chiama variante suppletiva.

    Il 15 dicembre 2025 i lavori vengono sospesi.
    Motivo ufficiale: condizioni climatiche non idonee.

    E va bene.
    Nessuno pretende di asfaltare con la pioggia, il freddo, il fondo bagnato e la nebbia che firma il SAL al posto del direttore lavori.

    Però negli atti non c’è solo il meteo.
    C’è anche la frase magica: nelle more della redazione della variante.

    Traduzione:

    “Pioveva, sì.
    Ma intanto stavamo preparando l’autopsia del ribasso d’asta.”

    Abbiamo guardato il meteo.
    Dal 15 dicembre al 22 aprile ci sono circa 129 giorni.
    Giorni davvero problematici per lavori stradali: circa 63.
    Giorni che non puoi buttare tutti sulle nuvole: circa 66.

    Arrivando alla determina del 28 aprile, i giorni diventano circa 135.
    Quelli meteo-problematici restano circa 63.
    Gli altri salgono a circa 72.

    Quindi no: non ha piovuto quaranta giorni e quaranta notti.
    Non siamo sull’Arca di Noè.
    Siamo nel Comune di Mirandola.

    Qui non sale l’acqua.
    Sale la variante.

    Dentro la variante finiscono Via Di Mezzo, Via Baccarella, Via Mercadante, incroci, rotatoria, segnaletica.

    Solo le tre strade lineari fanno:

    Via Di Mezzo: 1.470 metri
    Via Baccarella: 625 metri
    Via Mercadante: 150 metri

    Totale: 2.245 metri.

    Con incrocio e rotatoria siamo attorno a 2,4 / 2,5 km equivalenti di interventi.

    Il computo metrico è del 14 aprile 2026.
    La perizia viene sottoscritta il 22 aprile.
    La determina arriva il 28 aprile.

    Ora prendiamo la calcolatrice, quella vietata ai comunicati stampa.

    Dal 15 dicembre al 14 aprile passano circa 120 giorni.
    Per partorire circa 2,5 km equivalenti di variante.

    Risultato: circa 20 metri al giorno.

    Venti metri.

    Un miracolo di lentezza.
    Una lumaca con il caschetto avrebbe chiesto il subappalto.

    E qui non stiamo parlando del progetto del Ponte sullo Stretto, della galleria del Brennero o di una missione NASA su Marte.

    Stiamo parlando di strade già esistenti.
    Strade comunali.
    Asfalto.
    Binderino.
    Tappeto d’usura.

    La grande domanda progettuale, in fondo, era questa:

    “Qui riasfaltiamo o no?”

    Non bisognava inventare una nuova urbanistica della Bassa.
    Non bisognava disegnare Manhattan tra Via Di Mezzo e Via Baccarella.
    Non bisognava fondare Brasilia con il tombino in quota.

    Bisognava guardare una strada, verificare quanto era messa male, misurarla, computarla e decidere se passarci sopra col rullo.

    Eppure, dentro la sospensione, questa illuminazione tecnica avanza alla velocità gloriosa di 18-20 metri al giorno.

    Altro che lavori pubblici.
    Qui siamo alla Via Crucis del binderino: una stazione ogni venti metri, con il RUP che porta la croce, il direttore lavori che tiene il computo e il ribasso d’asta che viene flagellato a colpi di nuovo prezzo.

    E infatti il ribasso?

    Povero.

    Era nato libero.
    Era nato economia.
    Era nato 107.432,90 euro.

    Poi la variante lo ha visto passare e ha detto:

    “Vieni qua, bel risparmino, che ti trasformo in tappetino.”

    Dopo la variante restano 17.559,79 euro.

    L’importo contrattuale passa da 507.240,25 euro a 574.298,55 euro.
    La maggiore spesa complessiva della variante è 83.385,13 euro.

    Tutto sotto il limite del 15%, naturalmente.
    La variante si ferma al 13,22%.

    Che eleganza.
    Che disciplina.
    Che chirurgia.

    È come svuotare il frigo, lasciare un’oliva nel barattolo e dire:

    “Tecnicamente non ho finito tutto.”

    Poi c’è il futuro, che promette poesia nera.

    Perché tutto questo succede con il dirigente Ululì ancora formalmente in sella.
    Ma Ululì è dato in partenza verso Ululà.

    E allora la domanda nasce spontanea, come l’erba nelle crepe dell’asfalto:

    se con la macchina ancora intera, per decidere dove riasfaltare, servono mesi di sospensione e una resa amministrativa da 20 metri al giorno, cosa succederà quando inizierà il balletto del nuovo assetto?

    Chi firma?
    Chi segue?
    Chi apre il file?
    Chi sa dov’è Via Baccarella?
    Chi trova il computo?
    Chi spiega alla variante che il suo papà amministrativo è andato a comprare le sigarette?

    Intermezzo teatrale.

    Cittadino: “Scusate, i lavori stradali 2025 quando finiscono?”
    Comune: “Dipende dal meteo.”
    Cittadino: “Ma ora c’è il sole.”
    Comune: “Appunto, stiamo aspettando una variante nuvolosa.”
    Cittadino: “E il dirigente?”
    Comune: “Uluboh!.”

    La verità è semplice.

    La pioggia c’è stata.
    Il freddo pure.
    La sospensione iniziale aveva una logica.

    Ma quando un cantiere 2025 arriva ad aprile 2026, quando il ribasso evapora quasi tutto, quando una variante da oltre 83 mila euro nasce durante mesi di stop, quando per decidere se riasfaltare o no si viaggia alla velocità di 18-20 metri al giorno, allora non è più meteo.

    È metodo.

    Non pioveva soltanto acqua.
    Piovevano perizie.

    Non era nebbia.
    Era procedura in sospensione.

    Non era freddo.
    Era il ribasso d’asta che tremava, perché aveva capito come sarebbe finita.

    A Mirandola il risparmio pubblico ha una vita breve:
    nasce in gara, cresce nel quadro economico, muore asfaltato.

    Previsioni per i prossimi mesi:
    cielo variabile, ribassi in dissolvimento, varianti sparse, cantieri in decomposizione controllata e possibile peggioramento dirigenziale su tutto il territorio comunale.


    Fonti: Determina n. 357 del 28/04/2026; Relazione tecnico-illustrativa della perizia di variante; Computo metrico estimativo della variante; ricostruzione meteo sul periodo di sospensione lavori.

  • 🚓 LA GUIDA SICURA DA FERMI

    Manuale pratico per sbandare restando seduti

    A Mirandola è arrivata una nuova frontiera dell’addestramento operativo: la guida sicura senza guida.

    Perché il Comune, con determinazione n. 362 del 28 aprile 2026, ha deciso di impegnare 4.692 euro per un corso di “Guida sicura” destinato a 22 operatori della Polizia Locale, da svolgersi in tre giornate presso la sede del Comando di Polizia Locale di Mirandola. Non in pista. Non in un centro guida sicura. Non in un piazzale attrezzato. Non in un’area prove. Al Comando. Dentro. In casa. Nel tempio della frenata amministrativa.

    Ora, il Fico non vuole essere maligno.
    È che la realtà arriva già con il naso rosso.

    Perché quando leggi “Guida sicura” immagini una volante che affronta una frenata d’emergenza, un ostacolo improvviso, un fondo scivoloso, una manovra evasiva, magari un istruttore che grida: “Controlli il mezzo! Non guardi l’ostacolo! Guardi la via d’uscita!”, il tutto magari in un circuito.

    Poi leggi meglio.

    E scopri che il tutto si svolge al Comando.

    A quel punto l’immagine diventa inevitabile.

    Interno giorno.
    Comando della Polizia Ducale.

    Un agente è seduto dentro un carrello del MD, mani ben salde sul bordo, occhi fissi davanti a sé. Sul petto, la pettorina catarifrangente. Sulla faccia, la concentrazione di chi sa che sta per affrontare la prova più difficile della carriera: la curva stretta tra l’ufficio del comandante e la macchinetta del caffè.

    Dietro di lui, un collega spinge.

    Non troppo forte, perché siamo pur sempre in regime di sicurezza sul lavoro.

    L’istruttore esterno osserva, prende appunti e annuncia:

    — Prima esercitazione: frenata d’emergenza davanti alla fotocopiatrice.
    — Con ABS?
    — No, con “Ahia, fermati!”.
    — Sirena?
    — Solo vocale.
    — Posso fare “ni-no-ni-no”?
    — Sì, ma con convinzione.

    Parte il carrello.

    Prima manovra: evitamento ostacolo.
    L’ostacolo è un faldone del lasciato in mezzo al corridoio, probabilmente i verbali delle indagini su fico.

    Seconda manovra: controllo del mezzo in situazione critica.
    Il mezzo sbanda leggermente davanti alla porta del comandante, ma l’agente mantiene sangue freddo e dignità, mentre il collega-spingitore corregge la traiettoria con una spallata regolamentare.

    Terza manovra: guida in emergenza.
    Un dipendente esce improvvisamente dalla sala riunioni con un caffè in mano. L’agente nel carrello deve decidere: frenare, sterzare o compilare un verbale.

    Sceglie il verbale.

    Promosso.

    E qui bisogna essere chiari: la formazione può essere utile.
    Anzi, se serve a ridurre rischi, incidenti (che non sono mancati in questi anni) e comportamenti pericolosi alla guida dei mezzi di servizio, ben venga.

    Ma allora diciamolo.

    Chiamiamolo corso teorico sulla sicurezza alla guida.
    Chiamiamolo formazione in aula sui rischi stradali.
    Chiamiamolo aggiornamento interno sui comportamenti prudenti alla guida dei veicoli di servizio.

    Ma se lo chiami “Guida sicura”, e poi dagli atti emerge che si fa al Comando, senza indicazione di pista, senza piazzale, senza prove dinamiche, senza programma pubblico dettagliato, senza modalità pratiche descritte, allora il cittadino non pensa a Nuvolari.

    Pensa al carrello.

    Anzi, al carrello operativo multifunzione a trazione umana, modello “Ducale 4×0”, alimentazione a collega, cambio a bestemmia trattenuta, frenata assistita da scarponcino tattico.

    La Polizia Ducale, sempre all’avanguardia, potrebbe inaugurare nuove specialità:

    slalom tra le sedie dell’ufficio protocollo;
    parcheggio a esse tra due cestini della carta;
    inseguimento simulato del toner mancante;
    testacoda controllato davanti alla bacheca sindacale;
    frenata d’emergenza sul tappetino dell’ingresso.

    E alla fine, naturalmente, attestato.

    Perché nella Repubblica Ducale l’importante non è guidare.
    È certificare di aver potuto teoricamente guidare in sicurezza, purché da fermi, in sede, con bollo da due euro.

    Sembra Fast & Furious.
    Ma letto l’atto, pare più Faldoni & Fotocopiatrici.

    Sembra addestramento dinamico.
    Ma sembra più una lezione in cui l’unica accelerazione vera è quella del dirigente nel firmare l’affidamento.

    Sembra pista.
    Ma il luogo indicato è il Comando.

    E allora il Fico si permette una domanda semplice, quasi infantile, quindi pericolosissima:

    ma se è guida sicura, dove si guida?

    Perché se uno fa nuoto in piscina, c’è l’acqua.
    Se uno fa tiro al poligono, c’è il bersaglio.
    Se uno fa guida sicura, di solito c’è almeno un posto dove un veicolo possa muoversi senza trasformare la stampante in un ostacolo didattico.

    A meno che, naturalmente, Mirandola non abbia inventato la guida sicura metafisica: quella in cui il veicolo non serve, la strada è interiore, il volante è concettuale e la frenata d’emergenza consiste nel bloccare una comunicazione prima che diventi un post del Fico.

    E in effetti sarebbe coerente.

    Dopo il simulatore, la formazione da fermi.
    Dopo la videosorveglianza intelligente, la volante immaginaria.
    Dopo il controllo del territorio, il controllo del corridoio.

    La nuova dottrina operativa è chiara:

    prima si presidia la macchinetta del caffè, poi eventualmente la viabilità.

    E quindi immaginiamola, la cerimonia finale.

    Gli agenti schierati.
    Il carrello Coop lucidato.
    Il comandante commosso.
    L’istruttore che consegna gli attestati.
    La Sindaca che taglia il nastro davanti al percorso indoor: partenza dall’ufficio verbali, chicane della fotocopiatrice, tornante del bagno, rettilineo del corridoio, arrivo trionfale davanti al distributore automatico.

    Sul podio, tre coppe:

    terzo posto: miglior sirena vocale;
    secondo posto: miglior frenata senza ribaltamento del cestino;
    primo posto: miglior interpretazione drammatica di inseguimento urbano in assenza totale di urbano.

    E fuori, intanto, la città.

    Con le strade vere.
    Le auto vere.
    I rischi veri.
    Gli attraversamenti veri.
    Gli incidenti veri.

    Ma quelli, si sa, sono dettagli pratici.

    E la pratica, in questa determina, sembra essere rimasta fuori dal Comando.

    Forse non aveva il badge.

    La morale è semplice: se il corso è teorico, non c’è scandalo. Basta dirlo.
    Ma se lo si chiama “Guida sicura”, allora il Fico ha diritto di immaginare la prova pratica col carrello della Coop.

    Perché a Mirandola ormai funziona così:

    la trasparenza va a passo d’uomo,
    la comunicazione va a sirene spiegate,
    e la Polizia Ducale impara la guida sicura nel modo più sicuro possibile:

    senza guidare.


    Fonte: Determinazione Comune di Mirandola n. 362 del 28/04/2026, corso “Guida sicura” per 22 operatori della Polizia Locale, tre giornate presso la sede del Comando, importo complessivo 4.692 euro.

  • il Biondo

    Quando sei così democratico che fai il video in piazza per dire “non festeggio la resistenza”, ma poi, appena qualcuno rielabora graficamente un frame del tuo stesso reel pubblico, scopri improvvisamente la Resistenza più moderna:

    la segnalazione per diritto d’autore.

    Non il confronto.
    Non la replica.
    Non la satira.
    No: copyright e ditino tremante.

    Il vannacciano da passeggio funziona così: in piazza fa il duro, sui social fa il nostalgico della censura.

    Perché la libertà d’espressione va benissimo.
    Finché parla lui.
    Quando ride il Fico, invece, arriva il Minculpop col modulo Meta.

    Biondotalco: alza il braccio senza paura.
    Ma solo per cliccare “segnala”.

  • 🏠 “COMPRI CASA A MIRANDOLA? I PRIMI 6 MESI TE LI PAGA IL COMUNE!”

    Così proclama l’assesorlefo Dormi&Rumba dai social del Regno di Budrilandia.

    E tu per un attimo immagini:
    ✨ giovani felici,
    ✨ chiavi consegnate,
    ✨ mutui alleggeriti,
    ✨ Comune amico delle nuove generazioni.

    La realtà racconta una lotteria abitativa con massimale basso, fondo microscopico, precedenza alle coppie, single in fondo, graduatoria da click-day e rimborso dopo che hai già pagato.

    Partiamo dalla promessa: “i primi 6 mesi te li paga il Comune”.

    No.

    La delibera dice che il contributo massimo è:

    👉 3.000 euro per le coppie
    👉 2.000 euro per i singoli
    👉 fondo totale: 20.000 euro per tutta Mirandola.

    Ora, in un mondo normale, uno prende la calcolatrice.

    Un mutuo da 120.000 euro a 20 anni oggi può stare tranquillamente sui 650/700 euro al mese. Sei mesi fanno circa 4.000 euro.

    Quindi il Comune non paga “i primi 6 mesi”.
    Ne paga forse quattro.
    Forse.
    Se sei coppia.
    Se rientri.
    Se arrivi in tempo.
    Se i soldi non sono già evaporati come le promesse elettorali dopo il ballottaggio.

    E con 20.000 euro totali quanti giovani aiuti davvero?

    Pochi.
    Pochissimi.
    Una quantità così ridotta che più che una politica abitativa sembra una foto di gruppo con didascalia: “abbiamo fatto qualcosa”.

    Ma il capolavoro è nei criteri.

    Prima vengono:

    🥇 coppie under 35 che comprano casa;
    🥈 coppie under 35 che affittano;
    🥉 singoli under 35 che comprano;
    🥔 singoli under 35 che affittano.

    Traduzione: se sei single, mettiti in fila dietro.

    Perché evidentemente il giovane solo, con un reddito solo, una bolletta sola ma tutta intera, un affitto solo ma tutto sulle sue spalle, è meno bisognoso della coppia (magari benestante) che magari ha due stipendi.

    Geniale.

    La fragilità sociale misurata con l’album delle figurine della famiglia Mulino Bianco, a questo punto per coerenza, darei la priorità alla coppia dotata di Golden retriever.

    E l’ISEE?

    Grande assente.

    Nella delibera non si vede un criterio sociale forte che dica: prima aiutiamo chi ha davvero meno mezzi. No. Si mettono insieme priorità, età, ordine cronologico, requisiti, esclusioni, ma il bisogno economico reale resta sullo sfondo, come un assessore quando c’è da leggere gli atti.

    Così il giovane precario concorre (con l’handicap) nello stesso recinto della coppietta benestante under 35.
    Tutti uguali davanti al click.
    Meno uguali davanti al conto corrente.

    Altro gioiello: la graduatoria viene costruita anche sull’ordine cronologico di presentazione delle domande.

    Non chi sta peggio.
    Non chi ha più bisogno.
    Non chi rischia davvero di non farcela.

    La casa trasformata in una prevendita TicketOne:
    “Complimenti, sei in coda. Davanti a te ci sono 468 giovani disperati e uno con la fibra più veloce.”

    Poi c’è l’esclusione più surreale: se sei già titolare di un contratto di locazione abitativa nel territorio comunale, sei fuori.

    Quindi se sei giovane, vivi già a Mirandola, paghi già un affitto, resisti già qui, magari vorresti solo migliorare la tua condizione o comprare casa, il Comune potrebbe dirti:

    “Eh no caro, tu hai già commesso l’errore di abitare qui.”

    Politiche giovanili innovative: aiutare chi arriva, dimenticare chi c’è.

    Poi il contributo non è nemmeno anticipato, o pagato di mese in mese.

    Prima paghi tu.
    Paghi mutuo o affitto.
    Per sei mesi.
    Poi dimostri di aver pagato.
    Poi, se tutto va bene, il Comune rimborsa.

    Quindi chi non ha liquidità, chi è davvero in difficoltà, chi avrebbe bisogno dell’aiuto prima e non dopo, resta comunque col cerino acceso in mano.

    È come dire a uno che sta annegando:
    “Nuoti fino a riva, poi ti regaliamo un salvagente.”

    E attenzione ai tempi: entro 90 giorni dalla comunicazione devi presentare contratto di compravendita o locazione registrato.

    Chiunque abbia mai avuto a che fare con banche, mutui, perizie, notai, agenzie immobiliari e Agenzia delle Entrate sa che 90 giorni possono essere un tempo normale solo nella fantasia amministrativa di chi compra casa su The Sims.

    🎤 FINTA INTERVISTA ALL’ASSESORELFO DORMI&RUMBA

    Fico: Assessorelfo, ma quindi il Comune paga davvero sei mesi di mutuo?

    Dormi&Rumba: Certamente. Nel senso poetico del termine.

    Fico: Poetico?

    Dormi&Rumba: Sì. La poesia non va presa alla lettera. Anche “l’Infinito” di Leopardi non aveva il computo metrico.

    Fico: Però la delibera dice massimo 3.000 euro alle coppie e 2.000 ai single.

    Dormi&Rumba: E infatti sono sei mesi emotivi. Non sei mesi bancari.

    Fico: E con 20.000 euro quanti giovani aiutate?

    Dormi&Rumba: Abbastanza per dire che li abbiamo aiutati.

    Fico: Ma perché prima le coppie e poi i single?

    Dormi&Rumba: Perché due persone in foto rendono meglio di una.

    Fico: Ma se la coppia fosse omosessuale?

    Dormi&Rumba: Non mi ci faccia pensare, perderei l’assessorato, il Biondo me la farebbe pagare carissima.

    Fico: Non c’è un vero criterio ISEE forte.

    Dormi&Rumba: Non discriminiamo in base alla povertà. Da noi tutti possono correre ugualmente verso l’esaurimento fondi.

    Fico: La graduatoria sembra una gara a chi presenta prima la domanda.

    Dormi&Rumba: È innovazione digitale. Prima si chiamava bisogno sociale, oggi si chiama velocità di connessione.

    Fico: E il contributo arriva dopo che uno ha già pagato.

    Dormi&Rumba: Certo. Prima dimostri di non avere bisogno, poi ti aiutiamo.

    Fico: Quindi non è “il Comune ti paga sei mesi”.

    Dormi&Rumba: Per caso non è mica il fico?

    Ecco la verità.

    Questo non è un grande piano per i giovani.
    È una micro-misura con maxi-annuncio.

    Un bando che promette casa e consegna condizioni.
    Promette sei mesi e mette massimali.
    Promette sostegno e chiede anticipo.
    Promette attenzione ai giovani e mette i single in fondo.
    Promette politica abitativa e produce una corsa al click.

    A Mirandola ormai funziona così:

    prima lo slogan,
    poi il post,
    poi la faccia soddisfatta,
    poi il Fico apre la delibera
    e trova il trucco scritto in piccolo.

    Dormi&Rumba voleva pagare sei mesi di mutuo.
    Alla fine ha pagherà soprattutto la propaganda.

    Fonti: Deliberazione Giunta Comunale n. 85 del 22/04/2026.

  • 🇮🇹 DALLE ASTE DA PARATA ALLE ASTE DA FACCIATA

    A Mirandola le aste non sono più oggetti.

    Sono una malattia istituzionale.

    Prima l’asta del gonfalone della Polizia Locale, già da cambiare per misteriosa “usura”, come se fosse stata usata per sfondare il portone di Porta Pia invece che per stare ferma in un ufficio e presenziare a qualche cerimonia.

    Ora il Comune alza l’asticella.

    Letteralmente.

    Con Determina n. 353 del 24 aprile 2026 affida la fornitura e posa di due aste per bandiera in acciaio inox con pennacchio in ottone lucido, complete di canotti e staffe, più un intervento sul cancello grande dell’ingresso scalone.

    Totale: 2.336,30 euro IVA compresa.

    Le sole aste: 1.670 euro più IVA.
    Cioè 835 euro più IVA l’una.
    Circa 1.018 euro ad asta IVA compresa.

    Asta.

    Non antenna NASA.
    Non pennone del Quirinale.
    Non albero maestro dell’Amerigo Vespucci.
    Non reliquia garibaldina intagliata da Celso Ceretti.

    Asta.

    Però con pennacchio in ottone lucido.

    Lucido, perché quando devi raccontare che il Municipio è finalmente rinato, almeno qualcosa deve brillare davvero.

    Il capolavoro però non è il prezzo.

    È il tempismo.

    La determina scrive che i lavori del Palazzo Municipale sono stati ultimati il 20 aprile 2026.

    Il 21 aprile arriva il preventivo.
    Il 22 viene protocollato.
    Il 24 arriva l’affidamento.

    Quindi il Municipio era finito.

    Talmente finito che il giorno dopo servivano ancora aste, staffe, canotti, pennacchi e una ritoccatina al cancello.

    A Mirandola “ultimato” ormai vuol dire:

    finito, ma non pronto;
    pronto, ma non decoroso;
    decoroso, ma senza bandiere;
    con le bandiere, ma solo dopo altri 2.336 euro.

    Non è uno scandalo contabile.

    È molto peggio.

    È la fotografia perfetta di un’amministrazione che confonde la conclusione dei lavori con la posa della scenografia.

    Prima il cantiere.
    Poi la variante.
    Poi la proroga.
    Poi il comunicato.
    Poi il pennacchio.

    Perché qui non si governa il patrimonio pubblico.

    Si apparecchia la facciata.

    E allora eccola, la vera inaugurazione mirandolese: non quella del Municipio restituito alla città, ma quella del Municipio imbellettato, pettinato, lucidato e messo in posa come una salma prima della camera ardente amministrativa.

    Dopo l’asta da parata della Polizia Locale, arrivano le aste da facciata del Palazzo.

    Una reggeva il gonfalone.

    Queste devono reggere qualcosa di molto più pesante:

    la propaganda.

    📚 Fonti
    – Comune di Mirandola, Determinazione n. 353 del 24/04/2026.
    – Preventivo F.lli Zanasi del 21/04/2026.

  • IL RULLO CHE NON SERVE A NIENTE. TRANNE FORSE ALLE STRADE.

    C’è una frase, negli atti del Comune di Mirandola, che andrebbe incorniciata e appesa sopra ogni buca comunale: il rullo compressore SAFER 40, targa AAH597, viene messo in vendita perché, pur essendo ancora utilizzabile, “non risulta utile al conseguimento dei fini dell’Ente”.

    Ora, Fico non pretende che con un rullo del 1997 si trasformi Mirandola in una pista di Formula 1, né che basti accenderlo perché le buche si chiudano per devozione amministrativa. Per sistemare le strade servono asfalto, operai, programmazione, manutenzione, responsabilità e quella rarissima materia prima che nei cantieri pubblici mirandolesi pare più preziosa del tartufo: la voglia di farlo.

    Però un piccolo dettaglio resta.

    La perizia dice che il rullo ha 133,74 ore di lavoro, è in buono stato, non presenta nessun danno visibile ed era stimato 15.000 euro. Poi il Comune prova a venderlo. Prima asta: deserta. Secondo tentativo: prezzo ribassato a 11.250 euro. Risultato, determina 345 del 22 aprile 2026: zero offerte. Nessuno lo vuole. Nemmeno scontato.

    Insieme a lui c’è anche lo scuolabus: quasi 472 mila chilometri, Euro 2, sedili lacerati, qualche acciacco e una carriera che sembra ormai arrivata al capolinea. E infatti pure quello resta lì. Ma lo scuolabus, poveretto, almeno ha una scusa: ha portato bambini per venticinque anni. Il rullo invece avrebbe ancora una vocazione naturale. Non trasportare promesse. Compattare strade.

    Ed è qui che la faccenda diventa poesia ducale.

    Perché se il mercato non lo compra, e se le strade comunali continuano a sembrare il plastico tattile della superficie lunare, forse una domanda banale si potrebbe anche fare: ma siamo proprio sicuri che un rullo compressore non serva a un Comune che deve mantenere le strade?

    Magari non serve alla narrazione. Non serve ai post con le foto sorridenti. Non serve ai comunicati stampa con dentro tre volte la parola “attenzione al territorio”. Non serve alla grande liturgia della “valorizzazione del parco mezzi”, dove prima si dichiara che una cosa non serve, poi si prova a venderla, poi nessuno la compra, poi si torna in Giunta a chiedere “nuovi indirizzi”.

    Però alle buche, forse, un po’ servirebbe.

    Perché il cittadino medio, quando prende una voragine con la ruota, non pensa: “che bello, il Comune sta razionalizzando la flotta aziendale”. Pensa altro. Molto altro. E spesso in dialetto.

    Così Mirandola si ritrova con uno scuolabus che non parte più verso nessuna scuola, un rullo nato per compattare il fondo stradale dichiarato inutile mentre le strade chiedono pietà, un’asta che non interessa a nessuno, 14.635,50 euro di entrata prevista che evaporano, e l’ennesimo capolavoro amministrativo: vendere ciò che potrebbe servire e conservare intatta la buca.

    Il rullo non è stato venduto.

    Le strade, invece, continuano a essere compattate ogni giorno.

    Dagli ammortizzatori dei cittadini.

    SONDAGGINO FINALE DEL FICO

    ❤️ Cuoricino: teniamo il compattatore e proviamo a mettere a posto qualche strada comunale, giusto per vedere l’effetto che fa quando un mezzo pubblico serve al pubblico.

    😊 Faccina sorridente: riproviamo a vendere il compattatore, poi con calma facciamo un bel bando per fornire ammortizzatori ai cittadini mirandolesi, ormai veri strumenti di manutenzione ordinaria della viabilità.

    Fonti:

  • IL PEF DEI GIOVANI CHE NON TROVA I GIOVANI

    Ci sono atti comunali che sembrano scritti con una mano, corretti con un’altra e approvati mentre la terza cercava ancora il file giusto sul desktop.

    La Delibera di Giunta n. 72 del 10 aprile 2026 parla di attività estive, conciliazione vita-lavoro, prevenzione del disagio giovanile, fascia adolescenziale, sani stili di vita, inclusione, territorio, associazionismo. Insomma: tutto il repertorio delle parole belle.

    Poi però apri il documento e scopri che il servizio vero riguarda bambini e ragazzi dai 3 ai 14 anni. Gli adolescenti dai 12 ai 17 anni compaiono solo con la “possibilità” di iniziative aggregative e con almeno due eventi nel periodo estivo. Due eventi. La politica giovanile in formato omeopatico.

    Il capitolo di bilancio parla di attività ricreative rivolte ai giovani, ma il programma concreto guarda soprattutto a infanzia, elementari e medie. I giovani stanno nel titolo, gli adolescenti nella retorica, i bambini nei numeri.

    E già qui uno potrebbe fermarsi.

    Ma no, perché poi arriva la determina di affidamento del PEF a Media Gestum Consulting. Lì si scopre che la RDO MEPA viene pubblicata dal 29 gennaio al 5 febbraio, mentre la verifica per capire se in Comune esistessero professionalità interne capaci di fare il lavoro parte il 10 febbraio.

    Cioè: prima si cerca fuori, poi si chiede dentro.

    Intermezzo amministrativo:

    — Abbiamo qualcuno in Comune capace di fare questo PEF?
    — Non lo so, chiediamolo.
    — Bene, quando?
    — Dopo aver già chiuso la procedura esterna.
    — Ottimo. Così se qualcuno risponde sì, almeno non crea disagio.

    Su cinque operatori invitati arriva una sola offerta. E naturalmente va bene quella. La concorrenza, a Mirandola, quando è timida viene accompagnata dolcemente verso l’aggiudicazione.

    Poi c’è il dettaglio poetico: il PEF serve anche per i servizi educativi, ma l’incarico viene pagato sul capitolo degli impianti sportivi. A questo punto viene da pensare che anche il preingresso scolastico debba fare riscaldamento a bordo campo prima di entrare in classe.

    E siccome la precisione è tutto, nel PEF del preingresso e del prolungamento orario spuntano ancora formule da centro estivo: “totale costo del servizio di centri estivo”, “ricavi del servizio di centro estivo”. Evidentemente il copia-incolla era rimasto in costume da bagno.

    Anche sulle sedi qualcosa scricchiola: la delibera indica una sede, il PEF ne richiama un’altra. Magari è solo un refuso. Ma quando un atto serve a costruire una gara, affidare servizi, definire tariffe e giustificare scelte amministrative, sarebbe rassicurante che almeno sapesse dove si fanno le attività.

    Alla fine il quadro è semplice: si parla di giovani, ma il servizio si ferma quasi tutto prima; si evocano gli adolescenti, ma gli si concedono due eventi; si verifica l’assenza di competenze interne dopo aver già chiuso la ricerca esterna; si paga un PEF educativo come se fosse roba da impianti sportivi; e gli allegati si portano dietro refusi da copia-incolla.

    Non è una politica giovanile.
    È una gita scolastica dentro la nebbia amministrativa.

    Il Fico perdona. Il PEF no.

    Fonti: Delibera di Giunta n. 72 del 10/04/2026; Determina n. 255 del 31/03/2026; PEF servizi educativi prot. n. 0016218/2026 del 03/04/2026.

  • RADIO PICO COMPIE 50 ANNI.

    Il Comune festeggia la mirandolesità solo quando può metterci sopra il bollino della Lety.

    Oggi Radio Pico compie cinquant’anni.

    Nata a Mirandola, cresciuta a Mirandola, diventata voce del territorio ben prima che qualcuno in Comune scoprisse che la parola “identità” si poteva infilare in un comunicato stampa come il ripieno nei tortellini.

    Cinquant’anni di musica, notizie, piazze, terremoti, giornate qualunque e memoria collettiva.

    Insomma: mirandolesità vera.

    Non quella col logo del Comune in alto, la foto della Lety al centro e sotto la frase scritta dal reparto “radici, tradizioni e altre cose da usare quando conviene”.

    E infatti il Comune tace.

    Strano, perché Radio Pico a Palazzo la conoscono benissimo quando serve da colonna sonora agli eventi, da amplificatore alle passerelle, da microfono gentile per le occasioni buone. Quando c’è da fare atmosfera, la radio esiste. Quando c’è da farle gli auguri per mezzo secolo di storia, improvvisamente sparisce dal dial istituzionale.

    Forse oggi il giornalista della sindaca, quello vestito di nero fuori e probabilmente accordato su frequenze non proprio resistenziali dentro, era ancora provato dall’immane sforzo di essersi sorbito il 25 aprile: una giornata difficile per chi deve maneggiare la parola “Liberazione” senza scottarsi le dita.

    Lo immaginiamo lì, davanti alla tastiera, con la bozza pronta:

    “Auguri a Radio Pico per i suoi 50 anni…”

    Poi il dubbio.

    “Ma non è che così celebriamo qualcosa nato a Mirandola senza che la nostra amministrazione possa rivendicarne anche lontanamente il merito?”

    Panico.

    Meglio tacere.

    Perché il punto è questo: Radio Pico non ha avuto bisogno di una determina, di un taglio del nastro, di una variante, di una proroga, di un assessore sorridente o di una foto con la fascia tricolore ben in vista.

    Ha acceso un microfono.

    E ha parlato ai mirandolesi per cinquant’anni.

    Il Comune, invece, con ufficio stampa, sito, social, newsletter, portavoce, comunicati, retorica identitaria e tutta la fanfara della propaganda civica, oggi riesce nell’impresa più pura:

    dimenticarsi una delle cose più mirandolesi che Mirandola abbia prodotto.

    Radio Pico trasmette da mezzo secolo.

    Palazzo Comunale, oggi, è muto.

    Non per mancanza di segnale.

    Per mancanza di memoria (ma questo già lo sapevamo…).