VIDEOSORVEGLIANZA, PRIVACY E LE CELLE COLORATE IN NERO

A Mirandola la privacy è una cosa seria.

Talmente seria che la proteggono con la tecnologia più avanzata disponibile negli uffici comunali:

le celle colorate in nero.

Prendono un allegato con nomi, ruoli, percentuali e importi degli incentivi tecnici.
Colorano le celle di nero.
Lo chiamano “Privacy”.
Lo pubblicano.

Poi arriva un cittadino dotato di competenze informatiche estreme — tipo saper fare CTRL+C e CTRL+V — e scopre che sotto il nero c’è ancora tutto.

Nomi.
Ruoli.
Importi.
Percentuali.
Tutto.

E non succede una volta sola.

Succede nella determina vecchia.
E succede pure nella determina nuova di rettifica.

Perché a Mirandola l’errore non si corregge:
si protocolla di nuovo.

La rettifica, peraltro, non nasce perché qualcuno si accorge che il file “privacy” è privacy solo per chi non sa usare il mouse.
No.

La rettifica nasce perché avevano sbagliato il calcolo di CPDEL, INAIL e IRAP sugli incentivi. In pratica: prima liquidano, poi si accorgono che la contribuzione era stata calcolata male, poi correggono il netto in busta paga.

Insomma:

prima sbagliano i conti, poi sbagliano la privacy, poi pubblicano la privacy sbagliata anche nella versione corretta.

Mirandola, capitale europea della revisione creativa.


INTERMEZZO TEATRALE: “Doni e l’Addetto alle Celle Nere”

Doni:
«Hai corretto la determina?»

Addetto:
«Sì comandante. Prima avevamo sbagliato CPDEL, INAIL e IRAP.»

Doni:
«Bene. E la privacy?»

Addetto:
«Fatta anche quella. Ho colorato le celle in nero.»

Doni:
«Ma il testo sotto si può copiare?»

Addetto:
«Sì, ma solo da soggetti altamente specializzati.»

Doni:
«Tipo?»

Addetto:
«Uno con un mouse.»

Doni:
«Quindi se fa copia-incolla vede i nomi?»

Addetto:
«Tecnicamente sì. Però prima deve volerlo.»

Doni:
«E questo è grave.»

Addetto:
«Gravissimo. Siamo davanti a un cittadino intenzionato a leggere un documento pubblico.»

Doni:
«Allora siamo sotto attacco hacker.»

Addetto:
«Probabilmente ficusiano.»

Doni:
«Perfetto. Pubblica la rettifica.»

Addetto:
«Con privacy vera?»

Doni:
«No. Con le celle nere.»

Addetto:
«Ma ha già funzionato male la prima volta.»

Doni:
«Appunto. Se ha funzionato male la prima volta, funzionerà male anche la seconda. Questa è coerenza amministrativa.»


Ora, tutto questo sarebbe già cabaret istituzionale.

Ma diventa arte contemporanea se ricordiamo che stiamo parlando proprio del progetto di lettura targhe e videosorveglianza urbana. La determina originaria riguarda infatti l’approvazione del certificato di regolare esecuzione e la liquidazione degli incentivi tecnici per quel progetto; la successiva determina rettifica gli importi per l’errore contabile. Cioè: mentre si installano occhi elettronici per leggere targhe, gestire immagini, dati, accessi e flussi video, negli allegati “privacy” basta un copia-incolla per far risorgere i dati dalle celle nere.

E allora la domanda nasce spontanea:

se la privacy documentale viene gestita colorando le celle in nero, la privacy dell’impianto di videosorveglianza come verrà gestita?

Con le telecamere bendate?
Con le targhe oscurate col pennarello sul monitor?
Con il server protetto da un post-it?
Con la password “Mirandola123”?
Con un bel file “Privacy_definitivo_REV01_veramente_ultimo.pdf”?

Noi, con spirito costruttivo, proponiamo un corso base:

“Informatica per principianti: colorare una cella non significa cancellare un dato.”

Lezione 1: il nero non è privacy.
Lezione 2: Excel non dimentica.
Lezione 3: PDF Privacy.pdf non è una formula magica.
Lezione 4: se il cittadino copia e incolla, non è Anonymous: è alfabetizzato.
Lezione 5: prima di videosorvegliare una città, sarebbe utile saper oscurare un allegato.

Perché qui il punto non sono i singoli importi.

Il punto è il metodo.

E quando il metodo è questo, più che videosorveglianza urbana sembra videosorveglianza alla Carlona™.

Ficus vos observat.
E, diversamente dagli omissis comunali, legge benissimo.

fonti:

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