Fico della Mirandola

  • 𝐃𝐔𝐄 𝐅𝐑𝐀𝐓𝐄𝐋𝐋𝐈, 𝐃𝐔𝐄 𝐃𝐈𝐀𝐆𝐍𝐎𝐒𝐈

    L’articolo firmato da Righetti e Russo sembra il referto di due medici che hanno visitato lo stesso paziente senza parlarsi neppure davanti alla macchinetta del caffè.

    Comincia Righello Righetti: il tavolo sanitario nasce con una decisione già presa, il punto nascita è «definitivamente smantellato» e il doppio polo Carpi-Mirandola non sta in piedi. Tradotto: il paziente è morto, il funerale è fissato e il tavolo serve soltanto a scegliere i fiori.

    Poche righe dopo arriva Massimiliano Russo e cambia completamente quadro clinico. Si dice certo che la sindaca Budri saprà «trattare e ottenere il meglio», si dichiara felice del patto con Carpi, festeggia la conservazione del pronto soccorso, intravede «potenziali eccellenze» e spera nei 40 posti letto promessi.

    Il paziente che Righetti aveva appena dichiarato morto, per Russo gode dunque di promettenti prospettive cliniche.

    Mettetevi almeno d’accordo sulla prognosi.

    Per Righetti il tavolo è una messinscena perché la decisione fondamentale è già stata presa; per Russo è il luogo nel quale la Lety otterrà grandi risultati. Per Righetti il progetto Carpi-Mirandola non funziona; per Russo il patto con Carpi è motivo di soddisfazione. Per Righetti Mirandola viene smantellata; per Russo si prepara una stagione di eccellenze.

    Non è una linea politica: è il Santa Maria Bianca di Schrödinger. Contemporaneamente morto e in ottima salute, a seconda della colonna che si sta leggendo.

    Il sospetto è che i due parlino a pubblici diversi. Righello deve rassicurare gli elettori arrabbiati di Fratelli d’Italia: noi combattiamo, è tutta colpa di Regione e AUSL. Russo deve invece proteggere la sindaca sostenuta da Fratelli d’Italia: abbiate fiducia, la Budri sta trattando benissimo. Uno suona la sirena dell’allarme, l’altro distribuisce i dépliant della crociera.

    Così Fratelli d’Italia riesce a essere contemporaneamente maggioranza e opposizione, favorevole e contraria, soddisfatta e indignata. Se il tavolo porterà qualcosa, sarà merito loro. Se non porterà nulla, Righetti potrà dire di averlo sempre saputo. Una strategia infallibile: basta occupare nello stesso momento entrambi i lati della barricata.

    Poi c’è la meravigliosa questione delle promesse. Russo accusa il PD di avere fatto promesse mai mantenute e, due righe dopo, invita a «ben sperare» per altri 40 posti letto promessi. Evidentemente le promesse degli avversari sono menzogne, mentre quelle rivolte a Fratelli d’Italia sono già mezze inaugurazioni.

    Rimane il piccolo dettaglio del punto nascita. La sua riapertura era una delle principali battaglie elettorali di FdI. Il centrodestra governa Mirandola dal 2019 e oggi gli stessi Fratelli d’Italia lo dichiarano definitivamente smantellato. Una promessa finita talmente bene che adesso festeggiano perché almeno rimarrebbe il pronto soccorso.

    L’articolo si conclude con l’immancabile «vigileremo». Ottima idea.

    Comincino vigilando l’uno sull’altro: magari Righetti e Russo riusciranno almeno a scoprire quale dei due ha letto il documento sbagliato.

  • Il benessere dei cittadini può attendere

    Fare politica significa davvero interrogarsi su come organizzare la nostra società affinché il maggior numero possibile di persone possa vivere meglio. È una domanda seria, forse la più importante per chi ricopre un incarico pubblico. Proprio per questo, leggendo l’intervento della consigliera Lisa Maini, ci si sarebbe aspettati almeno una risposta concreta: un progetto, una proposta, un servizio migliorato, un’iniziativa pensata per le famiglie, i lavoratori, i giovani, gli anziani o le frazioni.

    Invece nulla.

    Non viene indicata una, dico una, iniziativa a favore dei cittadini. Nessun problema affrontato, nessuna soluzione proposta, nessun risultato raggiunto. Lo spazio riservato ai gruppi consiliari viene utilizzato quasi interamente per lamentarsi della satira, delle critiche, dei profili non istituzionali e di chi esercita un controllo civico sull’attività dell’amministrazione.

    Curioso modo di rispondere alla domanda iniziale sul benessere collettivo: non spiegare cosa si stia facendo per migliorare la vita dei mirandolesi, ma indicare chi dovrebbe criticarne meno l’amministrazione.

    Nell’articolo si parla di rispetto, confronto costruttivo, fatti reali e soluzioni concrete. Parole condivisibili. Peccato che non siano accompagnate da un solo fatto, da una cifra, da una data o da un esempio verificabile. Si condannano le presunte “favole”, ma non se ne cita neppure una. Si denuncia la disinformazione, ma non si corregge alcuna informazione. Si accusano altri di cercare visibilità, senza rispondere nel merito delle questioni sollevate.

    La satira può essere scomoda, feroce e talvolta perfino ingenerosa. Ma non è la satira a firmare delibere, approvare spese, accumulare ritardi o assumere decisioni amministrative. Chi governa dispone dello strumento più efficace per smentirla: i risultati. Sarebbe bastato raccontarli.

    Anche il controllo civico non dovrebbe essere confuso con la propaganda. Leggere gli atti, confrontare promesse e risultati, evidenziare contraddizioni e chiedere spiegazioni non significa screditare le istituzioni. Significa riconoscere che le istituzioni appartengono ai cittadini, non a chi temporaneamente le amministra.

    I canali ufficiali del Comune sono fondamentali per consultare atti e comunicazioni, ma non possono diventare l’unica interpretazione ammessa della realtà. La trasparenza non consiste nel chiedere ai cittadini di ascoltare soltanto la voce dell’amministrazione. Consiste nel mettere a disposizione documenti e rispondere alle domande, comprese quelle scomode.

    Alle famiglie e ai lavoratori interessano certamente i problemi concreti del territorio. Proprio per questo sarebbe stato utile conoscere quali soluzioni la maggioranza abbia proposto per loro. Non lo sappiamo, perché si è preferito consumare spazio e inchiostro per discutere di satira e visibilità mediatica.

    La domanda iniziale rimane dunque senza risposta: come fare stare meglio il maggior numero possibile di persone?

    Forse cominciando a parlare dei loro problemi, invece che di chi li racconta.

  • 𝐁𝐀𝐋𝐋𝐀 𝐒𝐔𝐈 𝐓𝐔𝐁𝐈

    Dal titolo della delibera sembra di entrare in un kolossal: Castello dei Pico, Teatro Nuovo ed ex-GIL, tutti convocati per la grande rinascita del centro storico.

    Poi si apre il documento e il film cambia completamente.

    Del Castello non si parla.
    Del Teatro non si parla.
    Dell’ex-GIL non si parla.

    I veri protagonisti sono acquedotto, fognature, gas e teleriscaldamento. Altro che Balla coi lupi: il Comune presenta Balla sui tubi, kolossal da 2 milioni e 540 mila euro, ambientato nel selvaggio sottosuolo di piazza Costituente, piazza Castello e piazza Marconi.

    L’intervento è probabilmente necessario e coordinare tutti gli scavi ha certamente senso. Però Castello, Teatro ed ex-GIL sembrano messi nel titolo come le grandi star sulla locandina: attirano il pubblico, ma nel film non compaiono.

    Il Comune partecipa con 1.230.735 euro, coperti dal contributo per la ricostruzione; AIMAG mette circa 1,067 milioni e AS Reti Gas poco più di 242 mila euro. AIMAG farà da stazione appaltante, gestirà gara, affidamento e direzione dei lavori, mentre il Comune conserverà il proprio RUP per controllare, approvare e rendicontare. Una sceneggiatura con parecchi protagonisti e qualche ruolo ancora da comprendere bene.

    I lavori dovrebbero durare otto mesi dalla consegna, anche se non sappiamo ancora quando avverrà questa consegna. Probabilmente verranno scelti soprattutto i mesi invernali, perché l’accordo raccomanda di non disturbare gli eventi già programmati e le attività commerciali durante la stagione primaverile ed estiva.

    Prima gli street food, le Notti Gialle e compagnia cantante. Poi, quando arriva il freddo, si potrà trasformare la piazza nella frontiera del Wyoming, tra scavi, ruspe, trincee e condotte.

    Del resto, come è risaputo, l’inverno è proprio il periodo ideale per scavare, posare tubazioni ed eseguire ripristini: pioggia, gelo e umidità sono da sempre i migliori collaboratori di ogni cantiere ben riuscito.

    Speriamo almeno che, finita la grande epopea sotterranea, la piazza venga rimessa a posto decentemente, senza avvallamenti, rattoppi creativi, pavimentazioni ballerine e tombini capaci di mettere alla prova le sospensioni.

    E speriamo soprattutto che gli alberi della piazza non subiscano danni durante scavi, passaggi dei mezzi e posa delle condotte. Perché i tubi si possono sostituire; gli alberi adulti, invece, non si rimontano con un raccordo e due fascette.

    Nel frattempo Castello, Teatro ed ex-GIL restano sullo sfondo, immobili e silenziosi.

    Ma sulla locandina fanno sempre la loro figura.

    Prossimamente nei cantieri del centro storico:
    𝐁𝐀𝐋𝐋𝐀 𝐒𝐔𝐈 𝐓𝐔𝐁𝐈.

  • 𝗟𝗔 𝗚𝗜𝗨𝗡𝗧𝗔 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗗𝗔𝗡𝗧𝗘: 𝗗𝗨𝗘 𝗦𝗘𝗗𝗜𝗘 𝗩𝗨𝗢𝗧𝗘, 𝗤𝗨𝗔𝗧𝗧𝗥𝗢 𝗦Ì 𝗘 𝗟𝗔 𝗟𝗘𝗧𝗬 𝗔 𝗠𝗜𝗧𝗥𝗔𝗚𝗟𝗜𝗘𝗧𝗧𝗔

    Il 17 luglio 2026 arriva in Giunta la 𝗩𝗮𝗿𝗶𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗻. 𝟮 della ex scuola 𝗗𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗔𝗹𝗶𝗴𝗵𝗶𝗲𝗿𝗶: altro giro, altra corsa, altri soldi, altri giorni, altro capitolo della telenovela amministrativa più sfiancante di Mirandola. La delibera approva infatti un aumento di € 225.397,93 oltre IVA e concede altri 15 giorni.

    Fin qui già male.

    Ma il capolavoro vero è la fotografia politica della seduta.

    La pratica riguarda in pieno 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗶 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗶 e 𝗶𝘀𝘁𝗿𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲.

    E infatti chi manca?

    𝗙𝗲𝗱𝗲𝗿𝗶𝗰𝗮 𝗟𝘂𝗽𝗽𝗶, assessora ai lavori pubblici.

    𝗠𝗮𝗿𝗶𝗻𝗮 𝗠𝗮𝗿𝗰𝗵𝗶, vicesindaca con delega all’istruzione.

    Cioè: quando si vota la variante del cantiere scolastico più disastrato e delicato della città, sono assenti proprio quella che dovrebbe seguire il cantiere e quella che dovrebbe seguire la scuola. Un tempismo da manuale. O meglio: da scaricabarile.

    Restano in quattro: 𝗟𝗲𝘁𝘆 𝗕𝘂𝗱𝗿𝗶, 𝗗𝗼𝗻𝗻𝗮𝗿𝘂𝗺𝗺𝗮, 𝗖𝗮𝗿𝗮𝗳𝗼𝗹𝗶 e 𝗦𝗲𝗰𝗰𝗵𝗶𝗮. Il verbale ci dice che la sindaca assume la presidenza della seduta. Non dice esplicitamente chi relazioni, ma a quel punto il sospetto è forte: tocca alla Lety caricarsi la pratica e partire in modalità 𝗹𝗲𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗮 𝗺𝗶𝘁𝗿𝗮𝗴𝗹𝗶𝗲𝘁𝘁𝗮.

    Ed è qui che la scena diventa poesia amministrativa.

    La Lety snocciola articoli, commi, lettere, richiami normativi, premesse, considerato che, preso atto che, richiamato che, dato atto che, come una stampante impazzita lanciata giù da una scalinata.

    Nel frattempo gli altri tre sembrano prigionieri di una seduta spiritica.

    𝗟’𝗮𝘀𝘀𝗲𝘀𝘀𝗼𝗿𝗹𝗲𝗳𝗼 𝘀𝗯𝗮𝗱𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮 𝘃𝗶𝘀𝘁𝗼𝘀𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲, ormai arreso alla terza scarica consecutiva di burocrazia in fuoco automatico.

    𝗖𝗮𝗿𝗮𝗳𝗼𝗹𝗶 ha l’espressione di chi è stato colpito da un flashbang in pieno volto e sta ancora cercando di ricordare in che Comune si trova.

    𝗟𝗮 𝗦𝗲𝗰𝗰𝗵𝗶𝗮 alza il braccio con l’automatismo rigido di chi non vota più, ma reagisce a uno stimolo condizionato.

    E così, frastornati dal ritmo di lettura della Lety, i quattro superstiti della seduta arrivano al momento decisivo già in stato semicomatoso.

    La sindaca non ha ancora finito il dispositivo che sembra già di sentire partire il riflesso collettivo:

    “𝗦𝗶̀.”

    Non un voto meditato.

    Non una discussione politica.

    Non una presa di responsabilità.

    Solo un sì preventivo, meccanico, quasi liberatorio, pronunciato da assessori ormai ridotti a passeggeri trascinati lungo il binario della delibera.

    Naturalmente questa è satira. Quello che invece è documentato è già abbastanza comico da solo: la variante n. 2 della Dante viene approvata con due sedie vuote e con l’assenza politicamente clamorosa delle due assessore più competenti per materia.

    Insomma, sulla scuola più travagliata di Mirandola la maggioranza riesce nell’impresa di approvare una nuova variante senza la responsabile dei lavori pubblici e senza la delegata all’istruzione.

    𝗟𝗮 𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗻𝗰𝗮.
    𝗜 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗶 𝘀𝗹𝗶𝘁𝘁𝗮𝗻𝗼.
    𝗜 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗶 𝘀𝗮𝗹𝗴𝗼𝗻𝗼.
    𝗟𝗲 𝗮𝘀𝘀𝗲𝘀𝘀𝗼𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗲𝘁𝗲𝗻𝘁𝗶 𝘀𝗰𝗼𝗺𝗽𝗮𝗶𝗼𝗻𝗼.

    Ma in compenso il 𝗻𝘂𝗺𝗲𝗿𝗼 𝗹𝗲𝗴𝗮𝗹𝗲 c’era.

    E a Mirandola, ormai, pare basti quello.

  • 𝗗𝗔𝗡𝗧𝗘: 𝗟𝗔 𝗣𝗥𝗜𝗠𝗔 𝗩𝗔𝗥𝗜𝗔𝗡𝗧𝗘 𝗙𝗨 𝗨𝗡𝗔 𝗧𝗥𝗘𝗚𝗨𝗔. 𝗟𝗔 𝗦𝗘𝗖𝗢𝗡𝗗𝗔 È 𝗨𝗡𝗔 𝗗𝗜𝗖𝗛𝗜𝗔𝗥𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗗𝗜 𝗚𝗨𝗘𝗥𝗥𝗔

    Prima dei parapetti, degli ascensori e dei pannelli fotovoltaici, la seconda variante della scuola Dante Alighieri racconta una notizia molto più grave:

    tra Comune, Direzione lavori e impresa è ormai guerra aperta.

    Una guerra combattuta dentro un intervento il cui quadro economico complessivo è arrivato a 7.961.358 euro, quasi 584 mila euro in più rispetto ai 7.377.471 euro del progetto approvato nel 2023. Il solo contratto dei lavori è invece salito da 5.004.680 a 6.212.845 euro netti: oltre 1,2 milioni in più, pari al 24,14%.

    Ma il dato più interessante è nascosto nel quadro comparativo della variante n. 2.

    Per arrivare all’aumento finale non sono state semplicemente aggiunte nuove opere. Sono state inserite variazioni positive per 943.887 euro lordi, mentre contemporaneamente sono state eliminate o ridotte lavorazioni per ben 672.051 euro lordi.

    Il saldo è quindi di 274.281 euro lordi, che dopo il ribasso contrattuale diventano circa 225.398 euro netti in più.

    Tradotto:

    per aumentare il contratto di 225 mila euro hanno prima rimescolato lavorazioni per oltre un milione e mezzo, togliendone 672 mila e aggiungendone 944 mila.

    E tra le cose finite nella colonna “in meno” non ci sono soltanto mattonelle e ritocchi estetici: spariscono apparati di rete, access point, switch, ausili per i bagni accessibili, ottimizzatori del fotovoltaico e altre dotazioni che potrebbero dover essere ricomprate con futuri affidamenti.

    Insomma, la scuola costa di più, ma alcune cose necessarie costano così tanto che sono state prudentemente tolte dal conto attuale e forse presentate al contribuente nel conto successivo.

    La crisi con Point Costruzioni, però, era iniziata molto prima.

    Nel maggio 2025 l’impresa aveva già iscritto riserve per 1.454.597 euro. Il Comune coinvolgeva il Collegio consultivo tecnico e scriveva apertamente che un futuro contenzioso avrebbe potuto mettere in pericolo tempi e finanziamenti PNRR.

    Con la variante n. 1 Point firmò, ma confermando tutte le riserve.

    Una tregua armata:

    «Lavoriamo, ma il conto resta aperto».

    Con la variante n. 2 salta anche la tregua.

    L’impresa firma con motivato dissenso e contesta la ricostruzione del Comune: prezzi, tempi, motivazioni e completezza degli elaborati.

    Il Comune parla di circostanze impreviste.

    Point risponde, in sostanza: carenze progettuali, misure errate e mancato coordinamento.

    Per capire meglio il clima, ci colleghiamo con il nostro inviato speciale dal fronte Dante.


    🎤 INVIATO: «Siamo sotto una violenta pioggia di PEC. Cosa succede alle finestre del secondo piano?»

    🏗️ IMPRESA IMMAGINARIA: «Dopo demolizioni e nuovi massetti si accorgono che alcuni davanzali sono più bassi dei cento centimetri richiesti.»

    🎤 INVIATO: «Soluzione?»

    🏗️ IMPRESA: «Nuovi parapetti metallici. Altri 4.791 euro più IVA

    🎤 INVIATO: «Un fatto imprevedibile?»

    🏗️ IMPRESA: «Assolutamente. Evidentemente durante il cantiere le finestre si sono abbassate da sole. Misurare prima la distanza tra il futuro pavimento e il davanzale sarebbe stato un atto di chiaroveggenza.»

    🎤 INVIATO: «E gli ascensori?»

    🏗️ IMPRESA: «Alla seconda variante si scopre che i due vani ascensore devono essere ventilati fino alla copertura.»

    🎤 INVIATO: «Prima erano progettati in apnea?»

    🏗️ IMPRESA: «Probabilmente. Ora servono canne di ventilazione, griglie, attraversamenti del sottotetto, demolizioni e ripristini della copertura.»

    🎤 INVIATO: «Costo della bombola d’ossigeno?»

    🏗️ IMPRESA: «Altri 9.281 euro più IVA

    🎤 INVIATO: «Ma non c’era già stata una variante su impianti, ventilazione e compartimentazioni antincendio?»

    🏗️ IMPRESA: «Sì. Evidentemente durante la variante n. 1 gli ascensori riuscivano ancora a trattenere il fiato.»


    Fine del collegamento.

    Questa non è più una normale discussione di cantiere.

    È un fascicolo nel quale tutti stanno preparando la propria difesa:

    il Comune trasforma i problemi in circostanze imprevedibili;
    la Direzione lavori prova a giustificare le modifiche;
    l’impresa risponde che molte di quelle modifiche nascono da un progetto incompleto.

    Prima le riserve.

    Poi la firma con riserva.

    Adesso il motivato dissenso.

    La prossima tappa rischia di chiamarsi semplicemente:

    CONTENZIOSO

    Nel frattempo il quadro economico sfiora gli otto milioni, vengono cancellate lavorazioni per 672 mila euro, le finestre cambiano altezza, gli ascensori scoprono l’esistenza dell’aria e il progetto esecutivo viene completato direttamente in cantiere.

    Alla Dante non stanno costruendo soltanto una scuola.

    Stanno costruendo, variante dopo variante, anche la futura causa.

    L’intervista è immaginaria e satirica. Importi, lavorazioni e contestazioni richiamano gli atti ufficiali della variante n. 2.

  • 𝗟𝗔 𝗖𝗛𝗜𝗢𝗖𝗖𝗜𝗢𝗟𝗔 𝗡𝗢𝗡 𝗘̀ 𝗔𝗡𝗖𝗢𝗥𝗔 𝗔𝗣𝗘𝗥𝗧𝗔. 𝗠𝗔 𝗟𝗔 𝗥𝗘𝗖𝗜𝗡𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗘̀ 𝗚𝗜𝗔̀ 𝗗𝗔 𝗠𝗘𝗧𝗧𝗘𝗥𝗘 𝗜𝗡 𝗦𝗜𝗖𝗨𝗥𝗘𝗭𝗭𝗔.

    Nessun bambino ha ancora giocato nel cortile del nuovo nido. Eppure il Comune ha già impegnato 1.061,40 euro per la «messa in sicurezza dei fissaggi della recinzione perimetrale» e il «ripristino dell’area cortiliva».

    Com’è possibile che la recinzione di un asilo nuovo, mai inaugurato, abbia già bisogno di essere messa in sicurezza?

    Una spiegazione plausibile porta alla terra del cortile.

    Quella terra era destinata a formare una collinetta prevista dal progetto del giardino, utile anche a schermare il nido dagli sguardi esterni. Ma, dopo il ritrovamento di sostanze inquinanti nelle terre destinate ai lotti dell’ex PMAR, si è deciso di utilizzare proprio la terra pulita dell’asilo.

    Per portarla via sono serviti escavatori, camion e spazio di manovra. È quindi lecito ipotizzare che la recinzione sia stata aperta, smontata o danneggiata durante le operazioni.

    Ed ecco il conto: recinzione da mettere in sicurezza e cortile da ripristinare.

    Il Comune, però, non spiega che cosa sia accaduto, chi abbia compromesso i fissaggi e perché il ripristino non fosse già compreso nei lavori di movimentazione della terra.

    Il preventivo Agriverde che descriverebbe l’intervento?

    𝗡𝗢𝗡 𝗣𝗨𝗕𝗕𝗟𝗜𝗖𝗔𝗧𝗢.

    Così la storia potrebbe essere questa: per risolvere il problema delle terre dell’ex PMAR si sacrifica la collinetta del nido, si interviene sulla recinzione e poi si spendono altri soldi pubblici per rimetterla in sicurezza.

    Il tutto prima dell’inaugurazione.

    𝗔 𝗠𝗜𝗥𝗔𝗡𝗗𝗢𝗟𝗔 𝗡𝗢𝗡 𝗦𝗘𝗥𝗩𝗢𝗡𝗢 𝗜 𝗕𝗔𝗠𝗕𝗜𝗡𝗜 𝗣𝗘𝗥 𝗨𝗦𝗨𝗥𝗔𝗥𝗘 𝗨𝗡 𝗔𝗦𝗜𝗟𝗢: 𝗖𝗜 𝗣𝗘𝗡𝗦𝗔 𝗟’𝗔𝗠𝗠𝗜𝗡𝗜𝗦𝗧𝗥𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗣𝗥𝗜𝗠𝗔 𝗗𝗜 𝗔𝗣𝗥𝗜𝗥𝗟𝗢.

  • 𝗟𝗔 𝗖𝗢𝗡𝗩𝗘𝗡𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗘𝗩𝗘𝗡𝗧𝗨𝗔𝗟𝗘

    A Mirandola hanno inventato una nuova disciplina sportiva: la ginnastica amministrativa senza palestra.

    Nella convenzione con la Provincia per gli anni scolastici 2026/2027 e 2027/2028, la maggioranza inserisce solennemente anche la palestra Ondina Valla — per chi non la conoscesse con il suo nome ufficiale, la palestra delle ex scuole medie Montanari — accanto al Simoncelli e alla Weisz.

    Tre impianti nel titolo.

    Peccato che uno dei tre sia chiuso, inagibile, senza lavori in corso, senza finanziamento per ricostruirlo e senza una data credibile di riapertura.

    Ma scrivendolo dentro una delibera, evidentemente, sperano che torni agibile per suggestione.

    𝗜𝗟 𝗖𝗔𝗣𝗢𝗟𝗔𝗩𝗢𝗥𝗢 𝗜𝗡 𝗕𝗥𝗘𝗩𝗘

    Nel 2022 questa maggioranza consegna una palestra utilizzabile a un cantiere da 436.500 euro, che avrebbe dovuto concludersi in appena 80 giorni.

    Dopo poco più di un mese i lavori vengono sospesi.

    Poi, invece di mettere in sicurezza l’edificio e riprendere rapidamente il cantiere, lo lasciano abbandonato per anni.

    Ed è durante questo abbandono che si producono e si aggravano infiltrazioni, problemi alla copertura e ai pluviali e danni al parquet.

    Dunque non sono stati i danni successivi a fermare il cantiere: è stato il cantiere fermo e abbandonato a contribuire a danneggiare ulteriormente la palestra.

    Alla fine il vecchio contratto viene chiuso con un recesso. Il nuovo progetto prevede demolizione e ricostruzione per oltre tre milioni di euro, ma non è finanziato.

    Risultato: hanno preso una palestra funzionante e l’hanno trasformata in un edificio inutilizzabile.

    E adesso hanno persino la faccia di inserirla in una convenzione scolastica.

    La delibera ammette candidamente che la Valla «non è attualmente utilizzabile» e che potrà essere concessa soltanto dopo la conclusione dei lavori e il rilascio delle certificazioni di idoneità, agibilità e piena funzionalità.

    𝗤𝗨𝗔𝗟𝗜 𝗟𝗔𝗩𝗢𝗥𝗜?

    Il vecchio appalto è finito.

    Il nuovo non è finanziato.

    Non esiste un cantiere.

    Non esiste un cronoprogramma.

    Non esiste una data di riapertura.

    Però esiste già la tariffa: 17,50 euro più IVA all’ora.

    Una precisione meravigliosa.

    Non sanno quando la palestra tornerà a esistere, ma sanno già quanto faranno pagare per usarla.

    È come stampare il listino di un albergo demolito: camera matrimoniale 80 euro, pernottamento subordinato alla ricostruzione dell’edificio.

    E il bilancio rende la farsa ancora più evidente:

    80.000 euro di entrate previste per il Simoncelli.

    60.000 euro per la Weisz.

    Zero euro per la Ondina Valla.

    Nemmeno loro credono alla palestra che hanno messo nel titolo.

    Eppure in Consiglio comunale la pratica viene liquidata come una cosa «classica», «abbastanza standard». Nessuna spiegazione sul disastro del cantiere. Nessuna data. Nessun imbarazzo. Nessuna vergogna.

    Hanno chiuso una palestra funzionante.

    L’hanno lasciata deteriorare dentro un cantiere abbandonato.

    Hanno chiuso il contratto senza completare l’opera.

    Non hanno i soldi per ricostruirla.

    E ora ne usano il nome per gonfiare l’oggetto di una convenzione.

    Questa non è programmazione.

    È occultamento del cadavere amministrativo dentro una delibera.

    La palestra delle ex scuole medie Montanari è chiusa nella realtà, inutilizzabile dagli studenti, dalle società sportive e dalla popolazione, e priva di una prospettiva concreta di riapertura.

    Ma sulla carta, signori, ha già una tariffa oraria.

    La palestra non c’è più.

    La faccia tosta, invece, è perfettamente agibile.

    fonti: https://ficodellamirandola.noblogs.org/2026/05/13/ondina-valla-o-palestra-delle-ex-scuole-montanari-loperazione-e-andata-benissimo-ma-il-paziente-e-morto-due-volte/

  • 𝗧𝗘𝗔𝗧𝗥𝗢 𝗡𝗨𝗢𝗩𝗢: 𝗜𝗟 𝗖𝗢𝗠𝗨𝗡𝗘 𝗣𝗥𝗘𝗣𝗔𝗥𝗔 𝗟𝗔 𝗥𝗜𝗩𝗔𝗟𝗦𝗔 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗟𝗔 𝗗𝗜𝗥𝗘𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗟𝗔𝗩𝗢𝗥𝗜. 𝗣𝗢𝗜 𝗟𝗔 𝗘𝗟𝗢𝗚𝗜𝗔 𝗘 𝗟𝗔 𝗣𝗔𝗚𝗔.

    A Mirandola la coerenza amministrativa non è morta.

    𝗘̀ 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗮 𝘀𝗼𝘀𝗽𝗲𝘀𝗮 𝗶𝗻 𝗮𝘁𝘁𝗲𝘀𝗮 𝗱𝗶 𝘃𝗮𝗿𝗶𝗮𝗻𝘁𝗲.

    La variante n. 3 del Teatro Nuovo viene approvata dalla Giunta il 𝟰 𝗱𝗶𝗰𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟯. I lavori vengono affidati all’impresa nel 𝗴𝗲𝗻𝗻𝗮𝗶𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟰.

    Per integrare formalmente l’incarico professionale del direttore dei lavori Henry Gallamini, però, il Comune aspetta il 𝟭𝟲 𝗹𝘂𝗴𝗹𝗶𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟲.

    𝗖𝗶𝗿𝗰𝗮 𝟵𝟱𝟱 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗶 𝗱𝗼𝗽𝗼.

    Prima il professionista redige la variante.
    Poi il Comune la approva.
    Poi affida i lavori.
    Poi lascia passare due anni e mezzo.
    Infine si ricorda di formalizzare e pagare l’incarico.

    È l’amministrazione à la carte: prima si consuma, poi si cerca il menù, infine si domanda chi avesse ordinato.

    La parcella è di 𝟰𝟵.𝟰𝟮𝟱,𝟯𝟱 𝗲𝘂𝗿𝗼, che con contributo previdenziale e IVA diventano 𝟲𝟮.𝟳𝟭𝟬,𝟴𝟴 𝗲𝘂𝗿𝗼.

    Il compenso potrà certamente essere dovuto. Ma resta il fatto che un’integrazione relativa ad attività collegate a una variante approvata nel 2023 arriva soltanto nell’estate del 2026.

    Una variante non nasce spontaneamente sotto il cavolo. Qualcuno la commissiona, qualcuno la redige, qualcuno la controlla e qualcuno la approva.

    Oppure, a Mirandola, le varianti si manifestano per apparizione mariana.

    Ma il capolavoro arriva poche righe dopo.

    Nella nuova determina il Comune scrive che il direttore dei lavori avrebbe garantito fin dall’inizio una 𝗮𝗰𝗰𝘂𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗱𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗮𝗻𝘁𝗶𝗲𝗿𝗲, elogiandone esperienza, continuità ed essenzialità professionale.

    Che meraviglia.

    Peccato che nel novembre 2025, dopo il lodo arbitrale che ha scaricato sull’ente oltre 𝟴𝟭𝟭 𝗺𝗶𝗹𝗮 𝗲𝘂𝗿𝗼, lo stesso Comune abbia scritto tutt’altro.

    La deliberazione del Consiglio comunale n. 120 afferma infatti che il lodo collega la condanna alle conseguenze di una 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗲𝘁𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗮𝗿𝗲𝗻𝘁𝗲, delineando profili di responsabilità del progettista e del direttore dei lavori. E definisce addirittura 𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗼𝘃𝘂𝘁𝗼 l’azione di rivalsa, da promuovere davanti al Tribunale civile, contro i soggetti ritenuti responsabili.

    Traduciamo dal burocratese:

    𝗡𝗲𝗹 𝗻𝗼𝘃𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟱 𝗶𝗹 𝗖𝗼𝗺𝘂𝗻𝗲 𝗱𝗶𝗰𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗯𝗶𝘀𝗼𝗴𝗻𝗮 𝗰𝗲𝗿𝗰𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗿𝗲𝗰𝘂𝗽𝗲𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗶 𝘀𝗼𝗹𝗱𝗶 𝗱𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗲𝘁𝘁𝗶𝘀𝘁𝗶 𝗲 𝗱𝗶𝗿𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗶.

    𝗡𝗲𝗹 𝗹𝘂𝗴𝗹𝗶𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟲, 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗼 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗰𝗮𝗻𝘁𝗶𝗲𝗿𝗲, 𝗰𝗲𝗹𝗲𝗯𝗿𝗮 𝗹𝗮 𝗱𝗶𝗿𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝘀𝘂𝗮 “𝗮𝗰𝗰𝘂𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗱𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲” 𝗲 𝗹𝗲 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗲 𝗼𝗹𝘁𝗿𝗲 𝟲𝟮 𝗺𝗶𝗹𝗮 𝗲𝘂𝗿𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝘂𝗻 𝗶𝗻𝗰𝗮𝗿𝗶𝗰𝗼 𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗱𝘂𝗲 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗲 𝗺𝗲𝘇𝘇𝗼 𝗱𝗶 𝗿𝗶𝘁𝗮𝗿𝗱𝗼.

    𝗔𝗖𝗖𝗨𝗥𝗔𝗧𝗜𝗦𝗦𝗜𝗠𝗔.

    Talmente accurata che il Comune ha perso un arbitrato, ha riconosciuto un debito fuori bilancio, ha annunciato una rivalsa e ora firma una determina che sembra la motivazione per assegnare al direttore lavori il premio 𝗖𝗮𝘀𝗰𝗵𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗱’𝗼𝗿𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗮𝗿𝗿𝗶𝗲𝗿𝗮.

    Naturalmente, il pagamento di una prestazione e l’eventuale accertamento di responsabilità sono due questioni giuridicamente distinte.

    Ma qui non stiamo parlando soltanto del pagamento.

    Stiamo parlando di un Comune che, a distanza di pochi mesi, riesce a scrivere ufficialmente due narrazioni opposte:

    𝗩𝗲𝗿𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗻𝘂𝗺𝗲𝗿𝗼 𝘂𝗻𝗼: progettazione carente, possibili responsabilità, rivalsa obbligatoria.

    𝗩𝗲𝗿𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗻𝘂𝗺𝗲𝗿𝗼 𝗱𝘂𝗲: conduzione accurata, continuità indispensabile, professionista da valorizzare.

    𝗡𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝗱𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲.

    𝗘̀ 𝗿𝗲𝗽𝗲𝗿𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼.

    E siccome al Teatro Nuovo nulla può essere semplice, anche la determina dell’elogio contiene errori: sbaglia l’importo delle prestazioni architettoniche, attribuisce alla sicurezza la stessa cifra degli impianti meccanici e indica una data di consegna dei lavori diversa da quella riportata nel lodo e negli altri atti comunali.

    Insomma, l’𝗮𝗰𝗰𝘂𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗱𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 viene certificata attraverso una determina poco accurata.

    Una finezza registica.

    Rimangono quindi alcune domande che il Comune dovrebbe chiarire:

    𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘃𝗲𝗿𝗿𝗮̀ 𝗲𝗳𝗳𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗮𝘃𝘃𝗶𝗮𝘁𝗮 𝗹’𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗿𝗶𝘃𝗮𝗹𝘀𝗮 𝗮𝗻𝗻𝘂𝗻𝗰𝗶𝗮𝘁𝗮 𝗻𝗲𝗹 𝗻𝗼𝘃𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟱?

    𝗜𝗹 𝗱𝗶𝗿𝗲𝘁𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗶 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗶 𝗿𝗶𝗲𝗻𝘁𝗿𝗮 𝘁𝗿𝗮 𝗶 𝘀𝗼𝗴𝗴𝗲𝘁𝘁𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗰𝘂𝗶 𝗶𝗹 𝗖𝗼𝗺𝘂𝗻𝗲 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗻𝗱𝗲 𝗮𝗴𝗶𝗿𝗲 𝗼𝗽𝗽𝘂𝗿𝗲 𝗻𝗼?

    𝗖𝗼𝗺𝗲 𝗽𝘂𝗼̀ 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼𝗿𝗮𝗻𝗲𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗶𝗻𝗱𝗶𝗰𝗮𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗿𝗲𝘀𝗽𝗼𝗻𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗲𝗴𝘂𝗲𝗻𝘇𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗮𝗻𝘁𝗶𝗲𝗿𝗲 𝗲 𝗰𝗲𝗹𝗲𝗯𝗿𝗮𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝘀𝘂𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗱𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮𝗰𝗰𝘂𝗿𝗮𝘁𝗮?

    Nel Teatro Nuovo gli elefanti dell’𝗔𝗶𝗱𝗮 non sono ancora entrati.

    𝗠𝗮 𝗴𝗹𝗶 𝗲𝗹𝗲𝗳𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗮𝗻𝘇𝗮 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗼𝗿𝗺𝗮𝗶 𝗰𝗼𝘀𝗶̀ 𝗻𝘂𝗺𝗲𝗿𝗼𝘀𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗶𝗿𝗮̀ 𝘂𝗻𝗮 𝘃𝗮𝗿𝗶𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗳𝗮𝗿𝗹𝗶 𝘂𝘀𝗰𝗶𝗿𝗲.

  • 𝗖𝗢𝗗𝗜𝗖𝗘 𝗥𝗢𝗦𝗦𝗢 𝗣𝗡𝗥𝗥: 𝗜𝗟 𝗖𝗔𝗡𝗧𝗜𝗘𝗥𝗘 𝗗𝗔𝗡𝗧𝗘 𝗘̀ 𝗜𝗡 𝗔𝗥𝗥𝗘𝗦𝗧𝗢 𝗖𝗔𝗥𝗗𝗜𝗔𝗖𝗢

    «Caricate a 45 giorni!»

    La dottoressa Lety stringe il defibrillatore tra le mani. Sul lettino del pronto soccorso amministrativo giace il cantiere dell’ex scuola Dante Alighieri: pallido, pieno di tubi, coperto di varianti e con nove proroghe annotate sulla cartella clinica.

    Doveva alzarsi e camminare nel marzo 2025.

    Siamo nel luglio 2026 e il paziente continua a essere tenuto in vita artificialmente.

    SCARICA!

    Il monitor emette un debole bip.

    La nuova prognosi dice che i lavori dovrebbero terminare il 13 agosto 2026. L’impresa aveva chiesto altri 90 giorni, la Direzione lavori ne ha concessi 45, senza che nella determina compaia un vero cronoprogramma capace di spiegare come si dovrebbe arrivare vivi al traguardo.

    E qui comincia il vero episodio di ER – Emergenza Rendicontazione.

    Perché il 13 agosto non è la fine della storia. È soltanto il momento in cui, teoricamente, gli operai dovrebbero posare l’ultimo attrezzo.

    Poi bisogna verificare che tutto sia stato davvero eseguito. Redigere il verbale di ultimazione. Chiudere la contabilità. Controllare misure, lavorazioni e certificazioni. Effettuare il collaudo statico, quello tecnico-amministrativo e quello funzionale degli impianti. Risolvere eventuali difetti. Raccogliere dichiarazioni di conformità, fatture, pagamenti e documentazione PNRR. Infine caricare, controllare e validare la rendicontazione. Per questo cantiere il Comune aveva affidato espressamente anche il collaudo statico, tecnico-amministrativo e funzionale degli impianti.

    Tutto questo dovrebbe avvenire nello spazio compreso tra il 13 agosto e la fine del mese.

    Diciassette giorni di calendario.

    In mezzo c’è Ferragosto.

    Il periodo dell’anno in cui imprese, professionisti, fornitori, collaudatori e uffici pubblici lavorano spesso a ranghi ridotti. Quello in cui basta una firma mancante, un certificato da correggere, una prova impiantistica non superata o un funzionario assente per trasformare un giorno di ritardo in una settimana.

    E il paziente non deve semplicemente respirare.

    Deve alzarsi dal lettino, correre una maratona, superare tutti gli esami clinici e presentarsi alla Commissione europea con la cartella sanitaria perfettamente compilata.

    Nel frattempo esiste anche una variante numero due ancora in corso di approvazione, contenente lavorazioni che la stessa Direzione lavori riconosce di avere richiesto. Quindi si dovrebbe terminare il cantiere, approvare la variante, completarne le opere, contabilizzarle, verificarle e collaudarle mentre mezza Italia sta scegliendo tra mare e montagna.

    «Pressione?»

    «In caduta.»

    «Variante?»

    «Non ancora approvata.»

    «Collaudo?»

    «Da fare.»

    «Rendicontazione?»

    «Aspettiamo che rientri il collega dalle ferie.»

    «Fondi PNRR?»

    «Prognosi riservata.»

    ALTRA SCARICA!

    La dottoressa Lety guarda il monitor e ripete che il nuovo termine sarebbe “coerente con i target PNRR”.

    Coerente come?

    La determina non lo spiega. Lo dichiara e basta. Una specie di diagnosi per fede: il paziente è gravissimo, ma nel referto scriviamo che è compatibile con una pronta guarigione.

    Il rischio è che il 13 agosto non rappresenti la guarigione del cantiere, ma soltanto l’inizio dell’agonia burocratica.

    Perché un edificio non è concluso quando si smette di lavorarci. È concluso quando le opere sono ultimate, verificate, collaudate, contabilizzate e rendicontate correttamente.

    E se qualcosa si inceppa nella corsa di Ferragosto, non basterà più urlare:

    “LIBERA!”

    A rischiare di andare in arresto cardiaco non sarà soltanto il cantiere.

    Saranno anche i contributi PNRR.

    𝗗𝗢𝗣𝗢 𝗡𝗢𝗩𝗘 𝗣𝗥𝗢𝗥𝗢𝗚𝗛𝗘, 𝗗𝗨𝗘 𝗩𝗔𝗥𝗜𝗔𝗡𝗧𝗜 𝗘 𝗤𝗨𝗔𝗦𝗜 𝗧𝗥𝗘 𝗔𝗡𝗡𝗜 𝗗𝗜 𝗖𝗔𝗡𝗧𝗜𝗘𝗥𝗘, 𝗟𝗔 𝗦𝗣𝗘𝗥𝗔𝗡𝗭𝗔 𝗡𝗢𝗡 𝗘̀ 𝗨𝗡 𝗖𝗥𝗢𝗡𝗢𝗣𝗥𝗢𝗚𝗥𝗔𝗠𝗠𝗔.

    E il defibrillatore non è uno strumento di rendicontazione.

  • 𝗜𝗟 𝗧𝗘𝗠𝗣𝗢𝗥𝗔𝗟𝗘 𝗘̀ 𝗨𝗡𝗢, 𝗟𝗔 𝗣𝗥𝗢𝗣𝗔𝗚𝗔𝗡𝗗𝗔 𝗘̀ 𝗨𝗡’𝗔𝗟𝗧𝗥𝗔 𝗖𝗢𝗦𝗔

    Lo stesso temporale attraversa Mirandola e Borgo Mantovano. Cadono alberi, si spezzano rami, vengono chiuse strade e intervengono Polizia locale, Vigili del fuoco e Protezione civile.

    Il vento è lo stesso. Il modo di amministrare, decisamente no.

    A Mirandola parte immediatamente il comunicato in alta uniforme dell’𝗮𝘀𝘀𝗲𝘀𝗼𝗿𝗲𝗹𝗳𝗼: tre pattuglie della Polizia Ducale, Carabinieri, Vigili del fuoco, Protezione civile, squadre d’intervento, mezzi, uomini e probabilmente anche il numero delle mostrine.

    𝗟𝗲 𝘀𝗾𝘂𝗮𝗱𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝘃𝗲𝗻𝘁𝗼 𝘀𝘁𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗽𝗿𝗼𝗰𝗲𝗱𝗲𝗻𝗱𝗼 𝗮 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗲 𝘀𝘁𝗿𝗮𝗱𝗲 𝗲 𝗮 𝗿𝗶𝗽𝗿𝗶𝘀𝘁𝗶𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝘃𝗶𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀. 𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗼𝗽𝗲𝗿𝗮𝘁𝗶𝘃𝗲 𝘁𝗿𝗲 𝗽𝗮𝘁𝘁𝘂𝗴𝗹𝗶𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗣𝗼𝗹𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗹𝗼𝗰𝗮𝗹𝗲, 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗮𝘁𝘁𝘂𝗴𝗹𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗶 𝗖𝗮𝗿𝗮𝗯𝗶𝗻𝗶𝗲𝗿𝗶, 𝗶 𝗩𝗶𝗴𝗶𝗹𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗳𝘂𝗼𝗰𝗼 𝘃𝗼𝗹𝗼𝗻𝘁𝗮𝗿𝗶 𝗲 𝗱𝘂𝗲 𝘀𝗾𝘂𝗮𝗱𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗖𝗿𝗼𝗰𝗲 𝗕𝗹𝘂.

    Più che un aggiornamento sul maltempo, sembra l’appello prima della battaglia di Waterloo.

    Il messaggio, però, è chiarissimo: 𝗹’𝗔𝗺𝗺𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰’𝗲̀, 𝗹’𝗔𝗺𝗺𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗮𝗻𝗱𝗮, 𝗹’𝗔𝗺𝗺𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘃𝗮 𝗿𝗶𝗻𝗴𝗿𝗮𝘇𝗶𝗮𝘁𝗮.

    Il cittadino, possibilmente, resti dietro le transenne e applauda.

    Poi arriva lui, il vero dominus politico della maggioranza: 𝗶𝗹 𝗕𝗶𝗼𝗻𝗱𝗼.

    Mentre si stanno ancora raccogliendo i rami, Golinelli trova il tempo per scrivere:

    𝗦𝗼𝗽𝗿𝗮𝘁𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗼𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗶𝗱𝗶𝗼𝘁𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝘀𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗴𝗹𝗶 𝗮𝗯𝗯𝗮𝘁𝘁𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗰𝗿𝗶𝘁𝘁𝗶 𝗱𝗮𝗶 𝘁𝗲𝗰𝗻𝗶𝗰𝗶 𝗼 𝗱𝗮𝗶 𝗩𝗶𝗴𝗶𝗹𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗳𝘂𝗼𝗰𝗼, 𝗽𝗲𝗿 𝗺𝗮𝗹𝗮𝘁𝘁𝗶𝗮 𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝘀𝗶𝗰𝘂𝗿𝗲𝘇𝘇𝗮.

    Il bersaglio è piuttosto trasparente: i comitati civici che negli ultimi anni hanno osato discutere alcuni abbattimenti del verde pubblico.

    Così il temporale diventa un congresso di partito e ogni albero caduto viene arruolato retroattivamente nelle file della maggioranza.

    Peccato che il ragionamento abbia un piccolo difetto.

    𝗦𝗲 𝗴𝗹𝗶 𝗮𝗹𝗯𝗲𝗿𝗶 𝗰𝗮𝗱𝘂𝘁𝗶 𝗲𝗿𝗮𝗻𝗼 𝗴𝗶𝗮̀ 𝗽𝗲𝗿𝗶𝗰𝗼𝗹𝗼𝘀𝗶, 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗺𝗮𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝗲𝗿𝗮𝗻𝗼 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗶 𝗶𝗻𝗱𝗶𝘃𝗶𝗱𝘂𝗮𝘁𝗶 𝗲 𝗺𝗲𝘀𝘀𝗶 𝗶𝗻 𝘀𝗶𝗰𝘂𝗿𝗲𝘇𝘇𝗮 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 “𝗮𝗯𝗯𝗮𝘁𝘁𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶” 𝗱𝗶 𝗠𝗮𝗱𝗿𝗲 𝗡𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮?

    E se invece non erano considerati pericolosi, allora la loro caduta non dimostra proprio nulla sugli abbattimenti contestati dai cittadini.

    Va inoltre ricordato un piccolo dettaglio che il Biondo, preso dall’entusiasmo arboricida, sembra aver dimenticato: 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗲̀ 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝘂𝗻 𝗲𝘃𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗲𝘀𝘁𝗿𝗲𝗺𝗼, 𝗰𝗼𝗻 𝗿𝗮𝗳𝗳𝗶𝗰𝗵𝗲 𝘃𝗶𝗰𝗶𝗻𝗲 𝗮𝗶 𝟭𝟬𝟬 𝗰𝗵𝗶𝗹𝗼𝗺𝗲𝘁𝗿𝗶 𝗼𝗿𝗮𝗿𝗶.

    Con un vento simile possono cedere rami e piante che non erano state precedentemente classificate come instabili. Una tempesta eccezionale non è una perizia arboricola e un albero caduto non diventa automaticamente la prova che tutti gli abbattimenti contestati fossero corretti.

    A Borgo Mantovano, intanto, il sindaco Alberto Borsari fa una cosa quasi rivoluzionaria: esce.

    𝗦𝗼𝗻𝗼 𝗳𝘂𝗼𝗿𝗶 𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼𝗹𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝘀𝗶𝘁𝘂𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗼𝗽𝗼 𝗶𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼𝗿𝗮𝗹𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗵𝗮 𝗰𝗼𝗹𝗽𝗶𝘁𝗼 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗹 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗼 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗮𝗹𝗲.

    Poi aggiunge:

    𝗔 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗲𝗺𝗯𝗿𝗮𝗻𝗼 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗰𝗶 𝗱𝗶𝘀𝗮𝘀𝘁𝗿𝗶 𝗶𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗻𝘁𝗶.

    Va in strada, guarda i danni con i propri occhi e informa i cittadini con poche parole. Cita Polizia locale e Protezione civile senza trasformarle nella banda musicale del sindaco.

    Niente bollettino napoleonico. Niente parata delle divise. Niente comitati civici da insultare approfittando del primo ramo caduto.

    Da una parte un’Amministrazione verticista, impegnata soprattutto a rafforzare la propria autorità e a ricordare continuamente chi comanda.

    Dall’altra un sindaco che scende in strada, osserva, ascolta e parla alla propria comunità senza bisogno di occupare tutta la scena.

    𝗟𝗢 𝗦𝗧𝗘𝗦𝗦𝗢 𝗧𝗘𝗠𝗣𝗢𝗥𝗔𝗟𝗘.

    𝗔 𝗠𝗶𝗿𝗮𝗻𝗱𝗼𝗹𝗮 𝘀𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗹𝗲 𝗱𝗶𝘃𝗶𝘀𝗲 𝗲 𝘀𝗶 𝗶𝗻𝘀𝘂𝗹𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗶 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶.

    𝗔 𝗕𝗼𝗿𝗴𝗼 𝗠𝗮𝗻𝘁𝗼𝘃𝗮𝗻𝗼 𝘀𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗶 𝗱𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗲 𝘀𝗶 𝗰𝗲𝗿𝗰𝗮 𝗱𝗶 𝗱𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗺𝗮𝗻𝗼.

    𝗙𝗼𝗿𝘀𝗲 𝗹’𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝘀𝗶 𝘃𝗲𝗱𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗶̀: 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘀𝗺𝗲𝘁𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝘂𝘀𝗮𝗿𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗼 𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗶𝗻𝗰𝗶 𝗮 𝘃𝗶𝘃𝗲𝗿𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗰𝗮𝘀𝗮.