IL PEF DEI GIOVANI CHE NON TROVA I GIOVANI

Ci sono atti comunali che sembrano scritti con una mano, corretti con un’altra e approvati mentre la terza cercava ancora il file giusto sul desktop.

La Delibera di Giunta n. 72 del 10 aprile 2026 parla di attività estive, conciliazione vita-lavoro, prevenzione del disagio giovanile, fascia adolescenziale, sani stili di vita, inclusione, territorio, associazionismo. Insomma: tutto il repertorio delle parole belle.

Poi però apri il documento e scopri che il servizio vero riguarda bambini e ragazzi dai 3 ai 14 anni. Gli adolescenti dai 12 ai 17 anni compaiono solo con la “possibilità” di iniziative aggregative e con almeno due eventi nel periodo estivo. Due eventi. La politica giovanile in formato omeopatico.

Il capitolo di bilancio parla di attività ricreative rivolte ai giovani, ma il programma concreto guarda soprattutto a infanzia, elementari e medie. I giovani stanno nel titolo, gli adolescenti nella retorica, i bambini nei numeri.

E già qui uno potrebbe fermarsi.

Ma no, perché poi arriva la determina di affidamento del PEF a Media Gestum Consulting. Lì si scopre che la RDO MEPA viene pubblicata dal 29 gennaio al 5 febbraio, mentre la verifica per capire se in Comune esistessero professionalità interne capaci di fare il lavoro parte il 10 febbraio.

Cioè: prima si cerca fuori, poi si chiede dentro.

Intermezzo amministrativo:

— Abbiamo qualcuno in Comune capace di fare questo PEF?
— Non lo so, chiediamolo.
— Bene, quando?
— Dopo aver già chiuso la procedura esterna.
— Ottimo. Così se qualcuno risponde sì, almeno non crea disagio.

Su cinque operatori invitati arriva una sola offerta. E naturalmente va bene quella. La concorrenza, a Mirandola, quando è timida viene accompagnata dolcemente verso l’aggiudicazione.

Poi c’è il dettaglio poetico: il PEF serve anche per i servizi educativi, ma l’incarico viene pagato sul capitolo degli impianti sportivi. A questo punto viene da pensare che anche il preingresso scolastico debba fare riscaldamento a bordo campo prima di entrare in classe.

E siccome la precisione è tutto, nel PEF del preingresso e del prolungamento orario spuntano ancora formule da centro estivo: “totale costo del servizio di centri estivo”, “ricavi del servizio di centro estivo”. Evidentemente il copia-incolla era rimasto in costume da bagno.

Anche sulle sedi qualcosa scricchiola: la delibera indica una sede, il PEF ne richiama un’altra. Magari è solo un refuso. Ma quando un atto serve a costruire una gara, affidare servizi, definire tariffe e giustificare scelte amministrative, sarebbe rassicurante che almeno sapesse dove si fanno le attività.

Alla fine il quadro è semplice: si parla di giovani, ma il servizio si ferma quasi tutto prima; si evocano gli adolescenti, ma gli si concedono due eventi; si verifica l’assenza di competenze interne dopo aver già chiuso la ricerca esterna; si paga un PEF educativo come se fosse roba da impianti sportivi; e gli allegati si portano dietro refusi da copia-incolla.

Non è una politica giovanile.
È una gita scolastica dentro la nebbia amministrativa.

Il Fico perdona. Il PEF no.

Fonti: Delibera di Giunta n. 72 del 10/04/2026; Determina n. 255 del 31/03/2026; PEF servizi educativi prot. n. 0016218/2026 del 03/04/2026.

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