Fico della Mirandola

  • 𝗔 𝗠𝗜𝗥𝗔𝗡𝗗𝗢𝗟𝗔 𝗔𝗡𝗖𝗛𝗘 𝗟𝗘 𝗗𝗘𝗧𝗘𝗥𝗠𝗜𝗡𝗘 𝗩𝗔𝗡𝗡𝗢 𝗔𝗟𝗟’𝗔𝗚𝗧𝗢𝗟𝗔𝗩𝗔𝗚𝗚𝗜𝗢

    Dopo i carrozzieri, le assicurazioni Kasko e i corsi di guida sicura, alla Polizia Ducale mancava soltanto un programma stabile per la lucidatura.

    Il Comune ha quindi affidato allo stesso autolavaggio già utilizzato il lavaggio dei mezzi comunali dal 25 luglio 2026 al 30 giugno 2029, per una spesa complessiva di 17.130 euro IVA compresa.

    Di questi, 3.300 euro serviranno per i mezzi della Polizia locale.

    Per i prossimi tre anni, dunque, il programma operativo Ú garantito: prelavaggio, spazzole, cera e controllo del territorio. Perché magari i risultati non sempre brillano, ma almeno il cofano sì.

    L’affidamento diretto Ú consentito. La meraviglia Ú che il Comune dichiara espressamente di derogare al principio di rotazione, confermando il gestore uscente perché affidabile, preciso e conveniente.

    Conveniente rispetto a cosa, però, non si sa.

    Nell’atto non vengono indicati il prezzo di ogni lavaggio, il numero dei mezzi, la frequenza prevista e nemmeno un confronto con un altro operatore. La convenienza viene certificata con l’antico metodo amministrativo mirandolese: Ú conveniente perché abbiamo scritto che Ú conveniente.

    𝗣𝗥𝗜𝗠𝗔 𝗜 𝗣𝗥𝗘𝗭𝗭𝗜 𝗊𝗜 𝗩𝗘𝗗𝗘𝗩𝗔𝗡𝗢

    Nel precedente affidamento, quello del 2025, il preventivo era allegato e pubblico.

    Si poteva leggere che il lavaggio esterno costava 8 euro per un’auto, 10 per un SUV, 25 per un furgone grande e 60 per uno scuolabus, oltre IVA. Interno ed esterno di un’auto costavano 20 euro, con igienizzazione preventiva.

    Ora che l’affidamento non dura più un anno ma quasi tre, il nuovo preventivo non viene allegato: viene semplicemente “trattenuto agli atti”.

    Quando la spesa valeva 5.891 euro, il cittadino poteva leggere le tariffe. Quando diventa da 17.130 euro, deve fidarsi.

    Una nuova tecnica di lavaggio: si puliscono le auto e si appannano i vetri della trasparenza.

    E cambiano anche le cifre.

    Nel precedente anno erano previsti circa 2.928 euro per gli scuolabus, 1.606 euro per la Polizia Ducale e 1.356 euro per gli altri mezzi.

    Nel nuovo affidamento, per ogni anno completo, diventano 2.000 euro per gli scuolabus, 1.100 per la Polizia locale e ben 2.900 euro per gli automezzi leggeri.

    Scuolabus e Polizia Ducale scendono di quasi un terzo. Gli altri mezzi più che raddoppiano.

    Sono aumentate le auto comunali? Verranno lavate più spesso? È comparsa una berlina di rappresentanza con trattamento alla cera d’api?

    Non si sa, perché il Comune pubblica il totale, ma non le quantità.

    Poi arriva la frase più bella: affidamento per tre anni “con possibilità di ripetizione”.

    Ripetizione per quanto tempo? Per quale cifra? Con quali condizioni? Mistero.

    Forse Ú il programma fedeltà: dopo tre anni di lavaggi, il quarto affidamento Ú omaggio.

    Anche l’indirizzo dell’autolavaggio partecipa alla rotazione: nella stessa determina compare prima via Di Mezzo 38 e poi via Di Mezzo 15.

    Il gestore non cambia, ma almeno cambia il numero civico.

    Ma il vero capolavoro Ú nascosto nei metadati.

    La determina Ú del luglio 2026, ma il PDF risulta creato il 24 giugno 2024, modificato il 27 settembre 2024 e attribuito a Davide Magrini.

    Sarà certamente un vecchio modello riutilizzato e mai ripulito. Ma l’effetto Ú poetico: dopo la Kasko profetica, capace di anticipare i sinistri, arriva la determina temporale, nata due anni prima dell’affidamento.

    Un documento che viaggia nel futuro, cambia numero civico e dichiara conveniente un’offerta che nessuno può leggere.

    Tranquilli, però: fino al 2029 le auto comunali saranno pulite.

    La trasparenza, invece, continuerà a circolare con il parabrezza sporco.

  • 𝗟𝗔 𝗞𝗔𝗊𝗞𝗢 𝗣𝗥𝗢𝗙𝗘𝗧𝗜𝗖𝗔

    A Mirandola la macchina amministrativa corre così veloce che ormai anticipa perfino i sinistri. Non Ú una metafora: Ú quello che sembra emergere dalla determina n. 634 dell’8 luglio 2026, con cui il Comune affida a Car System la riparazione di tre mezzi del parco comunale per un totale di 7.661,52 euro, somma che dovrebbe essere coperta dai rimborsi assicurativi RCA/KASKO di HDI.

    Fin qui, nulla di straordinario: tre mezzi incidentati, tre preventivi, tre riparazioni. La solita liturgia del carrozziere pubblico.

    Il problema nasce quando si guarda meglio la pratica relativa alla Subaru XV targata YA188AV. La determina dice che il sinistro Ú avvenuto il 17 giugno 2026. Il preventivo allegato, però, porta la data del 21 maggio 2026. CioÚ quasi un mese prima.

    E qui si entra nel meraviglioso.

    Le ipotesi sono tre: o Ú sbagliata la data del sinistro, o Ú sbagliato l’allegato, oppure a Mirandola Ú stata inventata la prima Kasko profetica della Bassa, quella che fa il preventivo prima ancora che il paraurti trovi il suo destino.

    Per gli altri due mezzi il quadro Ú più lineare: la Lancia Ypsilon ha riportato danni posteriori piuttosto consistenti, con una riparazione da 5.596,14 euro IVA inclusa, mentre il Fiat Ducato ha un danno più contenuto, da 1.012,11 euro IVA inclusa.

    Sulle dinamiche non serve scrivere un romanzo: basta dire che il carrozziere, alla fine, lavora. E lavora pure bene, visto che anche il parco mezzi comunale riesce a dargli soddisfazione.

    La nota più gustosa, però, Ú un’altra. In questi mesi ci siamo sorbiti la narrazione della sicurezza, dei corsi, della formazione, della prontezza operativa, del mezzo ben tenuto e del personale addestrato. Eppure, nonostante il corso di guida sicura, anche la Ducale non sfugge al carrozziere. Perché alla fine, sotto la vernice del comunicato, resta sempre la realtà: i paraurti si ammaccano lo stesso.

    Nel caso del mezzo della Ducale, il danno fa pensare più a un urto leggero o a una manovra finita male che a un evento clamoroso. Altro che epopea della sicurezza urbana: qui siamo nel dominio del paraurti, della griglia e della grafica da rifare. Più polietilene che leggenda, più Kasko che cavalleria.

    Il punto vero, comunque, resta uno solo: com’Ú possibile che il preventivo della Subaru sia precedente al sinistro indicato nella determina?

    Perché qui non siamo davanti a una semplice riparazione.
    Siamo davanti a un miracolo amministrativo.

    A Mirandola non c’Ú solo la Polizia Ducale.
    C’Ú anche la carrozzeria divinatoria.

  • 𝗚𝗡 𝗠𝗜𝗟𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗘 𝗠𝗘𝗭𝗭𝗢 𝗗𝗜 𝗘𝗥𝗕𝗔, 𝗗𝗘𝗖𝗜𝗊𝗢 𝗗𝗔 𝗗𝗚𝗘 𝗗𝗘𝗖𝗜𝗠𝗜

    Non stiamo parlando della potatura del geranio davanti al Municipio.

    La gara per la manutenzione del verde pubblico vale 544.865 euro per i primi 28 mesi e può arrivare, tra ripetizione fino al 2030, servizi opzionali e quinto d’obbligo, a 1.544.436 euro, IVA esclusa. Un appalto enorme, con quasi 380.000 euro di manodopera già nella prima fase.

    A contenderselo, due realtà molto diverse.

    Da una parte un raggruppamento con un evidente baricentro emiliano-veneto: la Cooperativa Agricola Braccianti Giulio Bellini di Filo d’Argenta, che opera anche nella gestione del verde urbano; Caramori, specializzata nel settore del verde e con sede operativa a Castelmassa; e Nazareno Work, cooperativa sociale di tipo B di Carpi. Nazareno Work non Ú soltanto un nome infilato dentro un’ATI: nasce per l’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate e il suo primo intervento nel settore fu proprio la manutenzione delle aree verdi del Comune di Carpi. Dietro quell’offerta, quindi, non ci sono soltanto tosaerba e potature, ma anche cooperazione, occupazione e una possibile ricaduta sociale sul territorio modenese. Dall’altra Green Service, una singola società con sede a Deruta, in provincia di Perugia, specializzata nella progettazione, realizzazione e manutenzione del verde pubblico e privato. Perfettamente legittimata a partecipare e a vincere: gli appalti pubblici non sono sagre a chilometro zero e la provenienza geografica non può diventare un punteggio clandestino.

    Ma non fingiamo nemmeno che le due realtà siano socialmente indifferenti. Da una parte un raggruppamento relativamente vicino, nel quale compare anche una cooperativa sociale carpigiana; dall’altra una società umbra.

    Proprio perché la vicinanza non può decidere la gara, devono farlo criteri, punteggi e verbali di una precisione inattaccabile.

    Invece Ú arrivata la matematica col decespugliatore.

    Sul progetto tecnico le due offerte sono quasi appaiate:

    65,15 punti al raggruppamento.
    66 punti a Green Service.

    Differenza: appena 0,85 punti.

    Ora chiediamo scusa ai lettori: per capire come poco più di mille euro siano diventati una voragine bisogna attraversare qualche riga di matematica amministrativa. Promettiamo che alla fine ricompare il prato.

    Sul prezzo le offerte erano:

    11,50% di ribasso il raggruppamento.
    11,70% Green Service.

    Due decimi di differenza, pari a circa 1.085 euro sulla base ribassabile da 542.832 euro.

    Il Comune aveva scelto una formula bilineare con coefficiente X = 0,80. Con due sole offerte, la media dei ribassi finisce inevitabilmente nel mezzo: 11,60%.

    Green Service, trovandosi appena sopra la media e coincidendo con il ribasso massimo, prende automaticamente tutti i 30 punti economici.

    Il raggruppamento, fermo appena sotto la media, ne prende soltanto 23,793.

    Risultato: una differenza economica dello 0,20% genera 6,207 punti di vantaggio.

    E qui viene il bello.

    Il disciplinare consentiva di esprimere il ribasso con due cifre decimali. Lo scarto minimo rappresentabile era quindi dello 0,01%, pari a circa 54 euro.

    E persino quei 54 euro avrebbero fatto scattare quasi la stessa voragine di sei punti.

    Per ottenere punteggi economici davvero simili, le due offerte avrebbero dovuto avere uno scarto inferiore a 54 euro, risultando quindi identiche fino al centesimo percentuale. Una differenza talmente piccola da non poter nemmeno comparire nei ribassi ammessi dal disciplinare.

    In pratica: offerte uguali, punteggi uguali. Ma appena una fosse risultata più conveniente dell’altra anche soltanto di una cinquantina di euro, il meccanismo avrebbe consegnato al miglior ribasso quasi sei punti di vantaggio.

    Tradotto in lingua umana: i 1.085 euro reali hanno pesato oltre sette volte più della differenza attribuita sull’intero progetto tecnico. Ma anche appena 54 euro avrebbero prodotto quasi lo stesso abisso.

    La formula era scritta nel disciplinare ed Ú stata applicata correttamente. Il problema non Ú che la commissione abbia sbagliato la moltiplicazione.

    Il problema Ú che il Comune ha scelto una formula capace, con due offerte quasi identiche, di trasformare una differenza economica microscopica in un premio praticamente automatico di circa sei punti.

    La stessa ANAC, nel proprio Bando-tipo e nella relativa relazione, avverte che, quando i ribassi sono concentrati attorno alla media, la formula bilineare può produrre un premio eccessivo per il ribasso maggiore. Proprio in questi casi suggerisce di valutare formule alternative, tra cui una formula quadratica o non lineare con coefficiente α inferiore a 1.

    Facciamo allora la prova.

    Applicando, a titolo di esempio, una formula non lineare con α = 0,50 — valore intermedio scelto per la simulazione, non imposto da ANAC — Green Service avrebbe comunque ottenuto tutti i 30 punti economici, mentre il raggruppamento ne avrebbe ricevuti circa 29,74.

    Il risultato complessivo sarebbe stato:

    Green Service: 96 punti.
    Raggruppamento: circa 94,89 punti.

    Green Service avrebbe vinto comunque, ma con un distacco di circa 1,11 punti, non di oltre sette.

    Una delle formule alternative indicate da ANAC, quindi, non avrebbe regalato la gara al raggruppamento. Avrebbe semplicemente rappresentato in maniera più realistica la vera differenza economica fra le offerte: poco più di mille euro, non una fossa delle Marianne scavata dentro un foglio Excel.

    Poi arriva il consueto capolavoro amministrativo.

    Il raggruppamento sconfitto ha quindi presentato un’istanza di riesame tramite il proprio avvocato, contestando la valutazione dell’offerta tecnica.

    E il Comune non ha tirato dritto.

    𝗛𝗔 𝗕𝗟𝗢𝗖𝗖𝗔𝗧𝗢 𝗧𝗚𝗧𝗧𝗢.

    Ha sospeso l’efficacia della proposta di aggiudicazione, ha rimandato le contestazioni alla commissione e ha scritto nero su bianco di agire per «gravi ragioni», anche alla luce dell’insorgenza di un «possibile contenzioso».

    In altre parole, dopo la lettera dell’avvocato il Comune ha guardato la propria gara, i punteggi e la graduatoria scritta al contrario, e ha preferito fermare il rasaerba prima che arrivasse il TAR.

    Ma resta l’ultimo dettaglio, forse il più interessante.

    La determina di sospensione dice espressamente che le contestazioni dell’avvocato dell’RTI riguardano la valutazione dell’offerta tecnica. Quindi, oltre all’evidente sproporzione prodotta dalla formula economica, avrà trovato anche qualche coefficiente tecnico attribuito con particolare generosità da una parte o con altrettanta severità dall’altra?

    Per ora non possiamo saperlo, perché fra gli atti esaminati non c’Ú la lettera dell’avvocato. Sappiamo soltanto che, dopo averla letta, il Comune ha sospeso tutto e ha cominciato a temere il contenzioso.

    𝗟𝗮 𝗳𝗌𝗿𝗺𝘂𝗹𝗮 𝗲𝗰𝗌𝗻𝗌𝗺𝗶𝗰𝗮 𝗹’𝗮𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗌 𝗰𝗮𝗜𝗶𝘁𝗮. 𝗢𝗿𝗮 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗱𝗮 𝘀𝗰𝗌𝗜𝗿𝗶𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗌𝘀𝗮 𝗻𝗌𝗻 𝘁𝗌𝗿𝗻𝗮 𝗻𝗲𝗶 𝗜𝘂𝗻𝘁𝗲𝗎𝗎𝗶 𝘁𝗲𝗰𝗻𝗶𝗰𝗶.

    Lo sapremo nei prossimi atti. Sempre che, questa volta, la graduatoria venga scritta dal verso giusto.

  • 𝗜𝗟 𝗧𝗘𝗔𝗧𝗥𝗢 𝗡𝗚𝗢𝗩𝗢 𝗘 𝗟𝗔 𝗣𝗥𝗢𝗥𝗢𝗚𝗔 𝗖𝗛𝗘 𝗔𝗊𝗣𝗘𝗧𝗧𝗔 𝗟𝗔 𝗩𝗔𝗥𝗜𝗔𝗡𝗧𝗘 𝗖𝗛𝗘 𝗔𝗊𝗣𝗘𝗧𝗧𝗔 𝗜𝗟 𝗣𝗔𝗥𝗘𝗥𝗘

    Nuova puntata della saga del 𝗧𝗲𝗮𝘁𝗿𝗌 𝗡𝘂𝗌𝘃𝗌. Non al botteghino, purtroppo, ma all’𝗔𝗹𝗯𝗌 𝗣𝗿𝗲𝘁𝗌𝗿𝗶𝗌, che ormai Ú l’unico palco dove questo spettacolo va in scena con una certa regolarità.

    Determina n. 623 del 7 luglio 2026: 𝗜𝗿𝗌𝗿𝗌𝗎𝗮 𝗱𝗲𝗶 𝘁𝗲𝗿𝗺𝗶𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝘂𝗹𝘁𝗶𝗺𝗮𝘇𝗶𝗌𝗻𝗲 𝗹𝗮𝘃𝗌𝗿𝗶. Traduzione dal comunalese: 𝗻𝗌𝗻 𝗳𝗶𝗻𝗶𝘀𝗰𝗌𝗻𝗌 𝗻𝗲𝗺𝗺𝗲𝗻𝗌 𝘀𝘁𝗮𝘃𝗌𝗹𝘁𝗮.

    Ricordiamolo: i lavori sono stati consegnati il 𝟳 𝗺𝗮𝗎𝗎𝗶𝗌 𝟮𝟬𝟮𝟬. Dovevano durare 730 giorni. Fine prevista: 𝟳 𝗺𝗮𝗎𝗎𝗶𝗌 𝟮𝟬𝟮𝟮. Poi il calendario ha iniziato a sciogliersi come un ghiacciolo sul sagrato.

    Con la Variante 3 il nuovo termine era già diventato 𝟱 𝗎𝗲𝗻𝗻𝗮𝗶𝗌 𝟮𝟬𝟮𝟱. Poi proroga al 𝟵 𝗮𝗎𝗌𝘀𝘁𝗌 𝟮𝟬𝟮𝟱. Poi al 𝟯𝟬 𝗻𝗌𝘃𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟱. Poi al 𝟯𝟭 𝗺𝗮𝗿𝘇𝗌 𝟮𝟬𝟮𝟲. Poi al 𝟯𝟭 𝗹𝘂𝗎𝗹𝗶𝗌 𝟮𝟬𝟮𝟲. Ora al 𝟯𝟬 𝗻𝗌𝘃𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟲.

    Non una proroga. 𝗚𝗻𝗮 𝗰𝗌𝗹𝗹𝗲𝘇𝗶𝗌𝗻𝗲.
    Una filatelia del rinvio.

    Ma il pezzo migliore Ú la 𝗩𝗮𝗿𝗶𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗻. 𝟰. L’impresa firma atto aggiuntivo e documentazione progettuale il 𝟮𝟱 𝗹𝘂𝗎𝗹𝗶𝗌 𝟮𝟬𝟮𝟱. La Regione chiede integrazioni, firmate il 𝟮 𝗮𝗜𝗿𝗶𝗹𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟲. Il 𝟰 𝗎𝗶𝘂𝗎𝗻𝗌 𝟮𝟬𝟮𝟲 il RUP trasmette l’attestazione di 𝗰𝗌𝗻𝗎𝗿𝘂𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗜𝗲𝘀𝗮 rilasciata dalla Regione.

    Tradotto: 𝗟𝘂𝗮𝘀𝗶 𝗱𝗶𝗲𝗰𝗶 𝗺𝗲𝘀𝗶 tra la firma dell’impresa e la congruità. Dieci mesi per dire se i conti della variante stanno in piedi. Una gravidanza amministrativa, ma con parto rinviato.

    Perché al 𝟯𝟬 𝗎𝗶𝘂𝗎𝗻𝗌 𝟮𝟬𝟮𝟲 manca ancora 𝗹’𝗮𝘂𝘁𝗌𝗿𝗶𝘇𝘇𝗮𝘇𝗶𝗌𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗊𝗌𝗜𝗿𝗶𝗻𝘁𝗲𝗻𝗱𝗲𝗻𝘇𝗮 sulle integrazioni alla Variante 4.

    E qui attenzione: nessuno scopre oggi che la Soprintendenza possa essere lenta. Sui beni vincolati i tempi non sono quelli di un cambio gomme. Ma la sua lentezza non può diventare la lavatrice dove infilare ogni ritardo precedente.

    La domanda vera Ú un’altra: 𝗟𝘂𝗮𝗻𝗱𝗌 𝗶𝗹 𝗖𝗌𝗺𝘂𝗻𝗲 𝗵𝗮 𝗺𝗮𝗻𝗱𝗮𝘁𝗌 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗌 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗮 𝗹𝗮 𝗱𝗌𝗰𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝘇𝗶𝗌𝗻𝗲 𝗰𝗌𝗺𝗜𝗹𝗲𝘁𝗮?

    Perché se le carte girano per mesi tra impresa, Comune, Regione, RUP e Direzione lavori, e solo dopo si resta appesi al parere di tutela, non si può raccontare che il ritardo sia nato tutto dentro un ufficio del Ministero.

    La Soprintendenza sarà pure lenta. Ma se la pratica arriva tardi, incompleta o dopo un anno di passaggi interni, allora non Ú più solo lentezza ministeriale. È anche 𝗿𝗲𝘀𝗜𝗌𝗻𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗮𝗺𝗺𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗶𝘃𝗮 𝗹𝗌𝗰𝗮𝗹𝗲.

    E resta il nodo più curioso: 𝘀𝘂 𝘂𝗻 𝗯𝗲𝗻𝗲 𝘃𝗶𝗻𝗰𝗌𝗹𝗮𝘁𝗌 𝗰𝗌𝗺𝗲 𝗶𝗹 𝗧𝗲𝗮𝘁𝗿𝗌 𝗡𝘂𝗌𝘃𝗌, 𝗰𝗌𝗺’𝗲̀ 𝗜𝗌𝘀𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗮𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗎𝗶𝗮̀ 𝗹𝗮 𝗰𝗌𝗻𝗎𝗿𝘂𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗜𝗲𝘀𝗮 𝘀𝗲 𝗹’𝗮𝘂𝘁𝗌𝗿𝗶𝘇𝘇𝗮𝘇𝗶𝗌𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗊𝗌𝗜𝗿𝗶𝗻𝘁𝗲𝗻𝗱𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗲𝘃𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗌𝗿𝗮 𝗮𝗿𝗿𝗶𝘃𝗮𝗿𝗲?

    La Soprintendenza non Ú il guardaroba del teatro. Su un bene tutelato serve a dire se quelle opere, così come progettate, sono autorizzabili. E se le opere non sono ancora autorizzate, allora anche i relativi costi cosa sono? Definitivi? Condizionati? Economicamente congrui ma culturalmente ancora appesi al lampadario?

    Delle due l’una: o quella congruità Ú un 𝗊𝗜̀ 𝗲𝗰𝗌𝗻𝗌𝗺𝗶𝗰𝗌 𝗰𝗌𝗻𝗱𝗶𝘇𝗶𝗌𝗻𝗮𝘁𝗌, utile a tenere calda la pratica ma non sufficiente a chiudere davvero la Variante 4; oppure qualcuno dovrebbe spiegare perché i conti sembrano aver fatto il giro prima del parere che, su un bene vincolato, dovrebbe stare a monte.

    Perché se per far camminare una variante serve più tempo che per mettere in scena 𝗹’𝗔𝗶𝗱𝗮 𝗰𝗌𝗻 𝗎𝗹𝗶 𝗲𝗹𝗲𝗳𝗮𝗻𝘁𝗶 𝘃𝗲𝗿𝗶, forse il problema non Ú solo il Teatro storico. È anche la 𝗿𝗲𝗎𝗶𝗮 𝗮𝗺𝗺𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗶𝘃𝗮.

    E attenzione al dettaglio più grottesco: questa proroga 𝗻𝗌𝗻 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗲 𝗮 𝗳𝗶𝗻𝗶𝗿𝗲 𝗶 𝗹𝗮𝘃𝗌𝗿𝗶. Serve ad aspettare l’approvazione e l’affidamento della Variante 4.

    Una proroga in sala d’attesa.
    Con il numerino in mano.

    E dopo? Dopo la Variante 4 andrà approvata, affidata, eseguita, contabilizzata, verificata e infilata dentro un cantiere che vive di rinvii dal 2022. Quindi facciamo finta di crederci, ma 𝗟𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗻𝗌𝗻 𝗜𝗿𝗌𝗳𝘂𝗺𝗮 𝗱𝗶 𝘂𝗹𝘁𝗶𝗺𝗮 𝗜𝗿𝗌𝗿𝗌𝗎𝗮. 𝗣𝗿𝗌𝗳𝘂𝗺𝗮 𝗱𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗜𝗮𝘀𝘁𝗌.

    Il Comune Ú 𝗊𝗌𝗎𝗎𝗲𝘁𝘁𝗌 𝗮𝘁𝘁𝘂𝗮𝘁𝗌𝗿𝗲. Non il passante col gelato in Piazza Costituente. È quello che approva, trasmette, aspetta, proroga e poi ci racconta che Ú tutto molto complesso.

    Certo che Ú complesso. Se trasformi ogni passaggio in una staffetta tra Comune, Regione, Soprintendenza, RUP, DL, impresa e ritorno, anche aprire una porta diventa una variante.

    Nel frattempo Mirandola guarda il Teatro da fuori, come si guarda una promessa elettorale lasciata in ammollo: ogni tanto riaffiora, prende aria, poi torna sotto forma di protocollo.

    A questo punto si apre concretamente una possibilità: 𝗶𝗹 𝗧𝗲𝗮𝘁𝗿𝗌 𝗡𝘂𝗌𝘃𝗌 𝗻𝗌𝗻 𝗹𝗌 𝗶𝗻𝗮𝘂𝗎𝘂𝗿𝗲𝗿𝗮̀ 𝗟𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗮𝗺𝗺𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮𝘇𝗶𝗌𝗻𝗲.

    Potrebbe toccare al 𝗜𝗿𝗌𝘀𝘀𝗶𝗺𝗌 𝘀𝗶𝗻𝗱𝗮𝗰𝗌.

    Che, nel dubbio, farebbe bene a prenotare già un frac per il 2029.

  • 𝗟𝗔 𝗖𝗛𝗜𝗢𝗖𝗖𝗜𝗢𝗟𝗔 𝗖𝗢𝗟 𝗚𝗚𝗊𝗖𝗜𝗢 𝗕𝗚𝗖𝗔𝗧𝗢

    C’era una volta un 𝗻𝗶𝗱𝗌 𝗻𝘂𝗌𝘃𝗌 𝗻𝘂𝗌𝘃𝗌 chiamato “𝗟𝗮 𝗖𝗵𝗶𝗌𝗰𝗰𝗶𝗌𝗹𝗮”. Un nome tenerissimo, quasi pedagogico. Peccato che, leggendo le determine, più che una chiocciola sembri una 𝗹𝘂𝗺𝗮𝗰𝗵𝗶𝗻𝗮 𝗰𝗌𝗺𝘂𝗻𝗮𝗹𝗲 uscita di casa col 𝗎𝘂𝘀𝗰𝗶𝗌 𝗯𝘂𝗰𝗮𝘁𝗌.

    Il 6 luglio arriva la 𝗜𝗿𝗶𝗺𝗮 𝘁𝗌𝗜𝗜𝗮: l’impianto antintrusione c’Ú, però i sensori installati sono “𝗶𝗻𝘀𝘂𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗮 𝗰𝗌𝗜𝗿𝗶𝗿𝗲 𝗹’𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗌 𝗶𝗺𝗺𝗌𝗯𝗶𝗹𝗲” e gli accessi perimetrali restano “𝘀𝗎𝘂𝗮𝗿𝗻𝗶𝘁𝗶”. Tradotto: la Chiocciola aveva il guscio, ma qualcuno aveva dimenticato che i ladri, di solito, non entrano chiedendo permesso in reception.

    Così si aggiungono 𝘀𝗲𝗶 𝘀𝗲𝗻𝘀𝗌𝗿𝗶, se ne sposta uno, si riprogramma la centrale e partono 𝟮.𝟯𝟭𝟎 𝗲𝘂𝗿𝗌.

    Due giorni dopo, l’8 luglio, seconda carezza al guscio: altri 𝟳𝟵𝟯 𝗲𝘂𝗿𝗌 per mettere protezioni in acciaio inox sulle pareti in cartongesso dell’area servizi, perché i carrelli della refezione potrebbero urtarle e danneggiarle.

    A quel punto non Ú più un nido: Ú un 𝗱𝗌𝗰𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗶𝗌 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗌𝗜𝗿𝗮𝘃𝘃𝗶𝘃𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗮𝗿𝘁𝗌𝗻𝗎𝗲𝘀𝘀𝗌 in ambiente ostile.

    Ricapitoliamo: 𝗮𝗹𝗹𝗮𝗿𝗺𝗲 𝗱𝗮 𝗰𝗌𝗺𝗜𝗹𝗲𝘁𝗮𝗿𝗲, 𝗮𝗰𝗰𝗲𝘀𝘀𝗶 𝗱𝗮 𝗰𝗌𝗜𝗿𝗶𝗿𝗲, 𝗜𝗮𝗿𝗲𝘁𝗶 𝗱𝗮 𝗰𝗌𝗿𝗮𝘇𝘇𝗮𝗿𝗲. Mancano solo il fossato, il ponte levatoio e due balestrieri nella sezione lattanti.

    Naturalmente non Ú questione di soldi. Parliamo di 𝟯.𝟭𝟭𝟭 𝗲𝘂𝗿𝗌 complessivi: non un disastro contabile, più una monetina caduta dal passeggino. Il punto Ú il metodo: 𝗜𝗿𝗶𝗺𝗮 𝘀𝗶 𝗳𝗮 𝗶𝗹 𝗎𝘂𝘀𝗰𝗶𝗌, 𝗜𝗌𝗶 𝘀𝗶 𝘀𝗰𝗌𝗜𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗲̀ 𝗯𝘂𝗰𝗮𝘁𝗌; prima si monta l’allarme, poi si scopre che non vede tutto; prima si fanno le pareti, poi arriva il carrello del purÚ e bisogna blindare il cartongesso come Fort Knox.

    E nella determina dell’allarme c’Ú pure il 𝗱𝗲𝘁𝘁𝗮𝗎𝗹𝗶𝗌 𝗜𝗌𝗲𝘁𝗶𝗰𝗌: atto del 6 luglio, DURC citato valido fino al 3 luglio. Magari ce n’era uno aggiornato, magari Ú solo una svista, magari 𝗶𝗹 𝗰𝗮𝗹𝗲𝗻𝗱𝗮𝗿𝗶𝗌 𝗮 𝗠𝗶𝗿𝗮𝗻𝗱𝗌𝗹𝗮 𝗳𝗮 𝗌𝗜𝗜𝗌𝘀𝗶𝘇𝗶𝗌𝗻𝗲. Però nel testo pubblicato resta lì: l’impianto deve proteggere il nido, ma l’atto non riesce nemmeno a proteggere sé stesso da tre giorni di scadenza.

    Insomma, La Chiocciola parte col 𝗎𝘂𝘀𝗰𝗶𝗌 𝗻𝘂𝗌𝘃𝗌 𝗺𝗮 𝗎𝗶𝗮̀ 𝗿𝗮𝘁𝘁𝗌𝗜𝗜𝗮𝘁𝗌: sensori aggiunti, pareti inoxate, cartongesso in terapia intensiva e burocrazia in modalità “vediamo dopo”.Più che un impianto antintrusione, servirebbe un 𝘀𝗲𝗻𝘀𝗌𝗿𝗲 𝗜𝗲𝗿 𝗿𝗶𝗹𝗲𝘃𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗲 𝗳𝗶𝗎𝘂𝗿𝗮𝗰𝗰𝗲 prima che entrino dagli accessi perimetrali.

  • 𝗜𝗟 𝗖𝗔𝗡𝗘 𝗙𝗜𝗚𝗧𝗔 𝗔 𝗖𝗔𝗥𝗣𝗜, 𝗜𝗟 𝗖𝗢𝗠𝗚𝗡𝗜𝗖𝗔𝗧𝗢 𝗔𝗕𝗕𝗔𝗜𝗔 𝗔 𝗠𝗜𝗥𝗔𝗡𝗗𝗢𝗟𝗔

    In seguito alle numerose lamentele sulla 𝘀𝗌𝘀𝘁𝗮 𝘀𝗲𝗹𝘃𝗮𝗎𝗎𝗶𝗮 in zona ex bocciodromo, l’assesorlefo, in piena crisi di narrazione securitaria della 𝗣𝗌𝗹𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗗𝘂𝗰𝗮𝗹𝗲, ha pensato bene di tirar fuori il solito comunicato muscolare: sicurezza urbana, controlli intensificati, presidio del territorio e tutto il repertorio lessicale che serve quando la realtà zoppica e la propaganda deve fare da stampella.

    Il Comune ci informa che a giugno la 𝗣𝗌𝗹𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗗𝘂𝗰𝗮𝗹𝗲 ha “𝗶𝗻𝘁𝗲𝗻𝘀𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝘁𝗌” i controlli sul territorio.

    Parola importante, “intensificato”.

    Evoca pattuglie ovunque, lampeggianti nella notte, sicurezza urbana scolpita nel granito, il territorio passato al setaccio, la delinquenza in fuga nei fossi e il cane antidroga che punta il degrado come un segugio della legalità.

    Poi però uno apre i numeri.

    𝗚𝗶𝘂𝗎𝗻𝗌 𝟮𝟬𝟮𝟲: 𝟯𝟵 𝗜𝗌𝘀𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗰𝗌𝗻𝘁𝗿𝗌𝗹𝗹𝗌 𝗲 𝟭𝟳𝟱 𝘃𝗲𝗶𝗰𝗌𝗹𝗶 𝘃𝗲𝗿𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝘁𝗶.

    CioÚ 𝗺𝗲𝗻𝗌 𝗱𝗶 𝟲 𝘃𝗲𝗶𝗰𝗌𝗹𝗶 𝗮𝗹 𝗎𝗶𝗌𝗿𝗻𝗌.

    Ora, già qui l’intensificazione sembra più una tisana amministrativa che un’operazione sicurezza, ma il bello arriva quando quei numeri li confronti con le serie storiche.

    Nel 2025 la media mensile era di circa 84 posti di controllo e 801 veicoli controllati.

    𝗚𝗶𝘂𝗎𝗻𝗌 𝟮𝟬𝟮𝟲 𝘀𝘁𝗮 𝘀𝗌𝘁𝘁𝗌 𝗱𝗲𝗹 𝟱𝟰% 𝘀𝘂𝗶 𝗜𝗌𝘀𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗰𝗌𝗻𝘁𝗿𝗌𝗹𝗹𝗌 𝗲 𝘀𝗌𝘁𝘁𝗌 𝗱𝗲𝗹 𝟳𝟎% 𝘀𝘂𝗶 𝘃𝗲𝗶𝗰𝗌𝗹𝗶.

    Ripetiamolo lentamente, così magari si sente anche in Piazza Costituente: 𝗺𝗲𝗻𝗌 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗮𝗻𝘁𝗌𝘁𝘁𝗌 𝗜𝗲𝗿 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗌.

    Rispetto alla media degli ultimi tre anni completi, 2023-2025, il mese “intensificato” sta 𝗊𝗢𝗧𝗧𝗢 𝗱𝗲𝗹 𝟰𝟵% 𝘀𝘂𝗶 𝗜𝗌𝘀𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗰𝗌𝗻𝘁𝗿𝗌𝗹𝗹𝗌 𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝟳𝟲% 𝘀𝘂𝗶 𝘃𝗲𝗶𝗰𝗌𝗹𝗶.

    E perfino rispetto al triennio 2019-2021, quando la Polizia Ducale era ancora in UCMAN, quindi nella famigerata Unione cattiva, brutta, distante, intercomunale e poco mirandolese, giugno 2026 resta sotto: 𝗺𝗲𝗻𝗌 𝟮𝟰% 𝘀𝘂𝗶 𝗜𝗌𝘀𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗰𝗌𝗻𝘁𝗿𝗌𝗹𝗹𝗌 𝗲 𝗺𝗲𝗻𝗌 𝟲𝟲% 𝘀𝘂𝗶 𝘃𝗲𝗶𝗰𝗌𝗹𝗶 𝗰𝗌𝗻𝘁𝗿𝗌𝗹𝗹𝗮𝘁𝗶.

    Insomma, siamo usciti dall’Unione, abbiamo recuperato autonomia, gonfalone, orgoglio municipale e comunicati con i bicipiti.

    𝗣𝗲𝗰𝗰𝗮𝘁𝗌 𝗰𝗵𝗲 𝗶 𝗻𝘂𝗺𝗲𝗿𝗶, 𝘀𝗌𝘁𝘁𝗌 𝗟𝘂𝗲𝗶 𝗰𝗌𝗺𝘂𝗻𝗶𝗰𝗮𝘁𝗶 𝗰𝗌𝗻 𝗶 𝗯𝗶𝗰𝗶𝗜𝗶𝘁𝗶, 𝗮𝗯𝗯𝗶𝗮𝗻𝗌 𝗶𝗹 𝗳𝗶𝘀𝗶𝗰𝗌 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗹𝗮𝗻𝗰𝗶𝗮𝘁𝗌𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗰𝗌𝗿𝗶𝗮𝗻𝗱𝗌𝗹𝗶.

    Poi c’Ú il capitolo cane antidroga.

    Il comunicato parla di 17 servizi dell’Unità Cinofila, ma quando arriva al risultato sugli stupefacenti racconta che l’attività Ú stata svolta a Carpi, dove sono stati controllati tre parchi e trovata sostanza stupefacente abbandonata da persone rimaste ignote.

    Traduzione dal burocratese: il cane ha lavorato, la sostanza c’era, ma i proprietari erano già evaporati.

    𝗡𝗲𝘀𝘀𝘂𝗻 𝗳𝗲𝗿𝗺𝗌 𝗶𝗻𝗱𝗶𝗰𝗮𝘁𝗌. 𝗀𝘂𝗮𝗻𝘁𝗶𝘁𝗮̀ 𝗻𝗌𝗻 𝗜𝗿𝗲𝗰𝗶𝘀𝗮𝘁𝗲. 𝗣𝗲𝗿𝘀𝗌𝗻𝗲 𝗶𝗎𝗻𝗌𝘁𝗲.

    Però il comunicato Ú venuto benissimo.

    È un po’ la nuova frontiera della sicurezza urbana: 𝗳𝗶𝘂𝘁𝗌 𝗮 𝗖𝗮𝗿𝗜𝗶, 𝗎𝗹𝗌𝗿𝗶𝗮 𝗮 𝗠𝗶𝗿𝗮𝗻𝗱𝗌𝗹𝗮.

    Nel frattempo, mentre si celebrano i 𝗰𝗌𝗻𝘁𝗿𝗌𝗹𝗹𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗻𝘀𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝘁𝗶 𝘀𝗌𝘁𝘁𝗌 𝗺𝗲𝗱𝗶𝗮, la 𝘀𝗌𝘀𝘁𝗮 𝘀𝗲𝗹𝘃𝗮𝗎𝗎𝗶𝗮 a Mirandola procede più florida che mai. Auto dove capita, parcheggi creativi, marciapiedi interpretati come suggerimenti, angoli di strada trasformati in aree sosta emotive.

    Lì, evidentemente, il degrado non abbaia.

    Forse perché non ha il comunicato stampa.

    Sia chiaro: il problema non sono gli agenti, che fanno quello che possono con organici, turni, priorità e coperta corta. Il problema Ú politico: vendere come “intensificazione” un mese che, rispetto al 2025, sta a 𝗺𝗲𝗻𝗌 𝟱𝟰% 𝘀𝘂𝗶 𝗜𝗌𝘀𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗰𝗌𝗻𝘁𝗿𝗌𝗹𝗹𝗌 𝗲 𝗮 𝗺𝗲𝗻𝗌 𝟳𝟎% 𝘀𝘂𝗶 𝘃𝗲𝗶𝗰𝗌𝗹𝗶 𝗰𝗌𝗻𝘁𝗿𝗌𝗹𝗹𝗮𝘁𝗶.

    Questa non Ú sicurezza urbana.

    È 𝗻𝗮𝗿𝗿𝗮𝘇𝗶𝗌𝗻𝗲 𝘂𝗿𝗯𝗮𝗻𝗮.

    Prima si controllavano più veicoli e si facevano meno proclami.

    Adesso si controlla meno, ma si intensifica l’aggettivo.

    E forse Ú proprio questa la vera specialità della casa: 𝗻𝗌𝗻 𝗶𝗹 𝗜𝗿𝗲𝘀𝗶𝗱𝗶𝗌 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗌𝗿𝗶𝗌, 𝗺𝗮 𝗶𝗹 𝗜𝗿𝗲𝘀𝗶𝗱𝗶𝗌 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝗶𝘁𝗌𝗹𝗌.

  • 𝗊𝗧𝗥𝗘𝗘𝗧 𝗙𝗢𝗢𝗗 𝗠𝗜𝗥𝗔𝗡𝗗𝗢𝗟𝗔: 𝗜𝗟 𝗣𝗔𝗡𝗜𝗡𝗢 𝗊𝗘𝗡𝗭𝗔 𝗥𝗔𝗗𝗜𝗖𝗜

    Per un Comune che spesso tratta i patrocini, anche quelli non onerosi, come se fossero reliquie medievali da concedere solo dopo novena, timbro, controfirma e pellegrinaggio a piedi nudi in Municipio, questo volantino colpisce.

    Colpisce già dalla forma: 𝘂𝗻 𝗵𝗮𝗺𝗯𝘂𝗿𝗎𝗲𝗿.

    Non un volantino, non una locandina, non un pieghevole.

    Un hamburger di carta.

    Mirandola, terra dei Pico, del biomedicale, della ricostruzione infinita, delle pratiche MUDE, dei cantieri eterni e delle promesse al sangue di lampone, decide di presentarsi al mondo sotto forma di panino imbottito.

    E dentro questo panino istituzionale ci troviamo tutto: il Comune, Mirandola Terre dei Pico, Piazza Costituente, loghi, date, scritte giganti, salse grafiche, insalata vettoriale e quel retrogusto da evento calato in piazza con la grazia di un camion frigo.

    La domanda non Ú: “si può fare lo street food?”

    Certo che si può fare.

    La domanda Ú: 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗌𝘀𝗮 𝗰’𝗲𝗻𝘁𝗿𝗮 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗌 𝗰𝗌𝗻 𝗠𝗶𝗿𝗮𝗻𝗱𝗌𝗹𝗮?

    Perché se porti il cibo in centro, con il nome della città stampato grande come una promessa elettorale, uno si aspetterebbe almeno un rapporto con il territorio.

    Con le nostre attività.

    Con i bar, i ristoratori, i forni, le gastronomie, i produttori, i commercianti.

    Con quelli che stanno qui tutto l’anno, non solo tre sere a luglio.

    Invece il rischio Ú il solito format itinerante: camioncini fotocopia, hamburger “gourmet”, birre artigianali con nomi da password del Wi-Fi, pulled pork, salse misteriose e uomini barbuti coi guanti neri in nitrile che ti montano il panino come se stessero preparando un trapianto di costina.

    Ma la tradizione gastronomica locale dov’Ú?

    Dov’Ú la Bassa?

    Dov’Ú Mirandola?

    Dove sono quelli che pagano affitti, bollette, tasse, dipendenti, plateatici e serrande dodici mesi l’anno?

    Perché una piazza pubblica non Ú solo uno spazio da riempire.

    È anche un pezzo di economia cittadina.

    E infatti, mentre il panino forestiero arriva in Piazza Costituente con tutti gli onori grafici del caso, il mercato di Mirandola viene accompagnato gentilmente fuori scena, costretto a traslocare nel più periferico, caldo e inospitale piazzale davanti al Famila.

    CioÚ: l’evento itinerante al centro, gli ambulanti veri al parcheggio. Una specie di selezione naturale amministrativa, dove chi viene da fuori si prende la piazza e chi la piazza la vive tutto l’anno si arrangia tra asfalto, afa e carrelli della spesa.

    Eppure una soluzione più intelligente ci sarebbe stata: utilizzare il grande spazio dell’ex autostazione, a poche decine di metri dal centro, permettendo al mercato, allo street food e alle attività commerciali del Listone di coabitare invece di pestarsi i piedi.

    Si poteva costruire un piccolo ecosistema urbano: il mercato nella sua sede naturale, i negozi e i locali del centro coinvolti dal passaggio, lo street food poco più in là, abbastanza vicino da attirare gente, abbastanza separato da non cacciare nessuno.

    Tre realtà diverse che avrebbero potuto alimentarsi a vicenda, invece di essere messe una contro l’altra: il commercio stabile, il mercato ambulante e l’evento temporaneo.

    Ma evidentemente l’idea di far funzionare insieme le cose era meno appetitosa del solito panino calato in piazza con lattuga vettoriale e patrocinio incorporato.

    E quando il Comune mette il cappello su un evento, anzi in questo caso direttamente 𝗹𝗮 𝗰𝗮𝗹𝗌𝘁𝘁𝗮 𝘀𝘂𝗜𝗲𝗿𝗶𝗌𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗜𝗮𝗻𝗶𝗻𝗌, dovrebbe chiedersi se sta valorizzando il territorio o se sta solo prestando Piazza Costituente all’ennesimo hamburger ambulante con grafica simpatica e radici leggere come una patatina soffiata.

    Lo street food può anche essere piacevole.

    Ma se diventa un’astronave commerciale che atterra tre giorni, vende, incassa e riparte, mentre il tessuto locale resta a guardare dalla vetrina, allora più che festa cittadina sembra la 𝘀𝗮𝗎𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗜𝗮𝗻𝗶𝗻𝗌 𝗳𝗌𝗿𝗲𝘀𝘁𝗶𝗲𝗿𝗌 𝗜𝗮𝘁𝗿𝗌𝗰𝗶𝗻𝗮𝘁𝗌.

    Mirandola non ha bisogno solo di hamburger con salsa speciale.

    Ha bisogno che chi amministra capisca la differenza tra 𝗮𝗻𝗶𝗺𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗿𝗌 e 𝘁𝗿𝗮𝘃𝗲𝘀𝘁𝗶𝗿𝗹𝗌 𝗱𝗮 𝗳𝗌𝗌𝗱 𝗰𝗌𝘂𝗿𝘁 𝗲𝘀𝘁𝗶𝘃𝗮.

    Perché il problema non Ú il panino.

    Il problema Ú quando dentro quel panino, tra uno strato di font istituzionale e una foglia di lattuga disegnata, 𝗻𝗌𝗻 𝗰’𝗲̀ 𝗻𝗲𝗺𝗺𝗲𝗻𝗌 𝘂𝗻𝗮 𝗯𝗿𝗶𝗰𝗶𝗌𝗹𝗮 𝗱𝗶 𝗠𝗶𝗿𝗮𝗻𝗱𝗌𝗹𝗮.

  • 𝟲𝟭 𝗢 𝟳𝟲? 𝗜𝗟 𝗠𝗚𝗗𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗠𝗜𝗥𝗔𝗡𝗗𝗢𝗟𝗔

    A Mirandola la ricostruzione Ú talmente lunga che ormai non si contano più gli anni: si contano le pratiche. O almeno ci si prova.

    Perché nelle determine del Comune si legge che le pratiche MUDE ancora da chiudere sono “circa 61”. Poi però arriva il riscontro del Commissario alla Ricostruzione e lì, come per magia, le pratiche diventano 76.

    Sessantuno. Settantasei.
    Quindici pratiche di differenza.
    Che, in un Comune normale, sarebbero un dato da chiarire.
    A Mirandola, invece, sono probabilmente una forma poetica della burocrazia.

    Intanto il Comune proroga fino al 30 giugno 2028 tre incarichi esterni per seguire le verifiche dei SAL, cioÚ quegli stati di avanzamento lavori necessari per arrivare alla liquidazione dei contributi della ricostruzione privata post sisma. Tradotto: quattordici anni dopo il terremoto siamo ancora qui, con le pratiche che passano di mano, le proroghe che si allungano e la macchina comunale che procede come un trattore senza gasolio, trainato da consulenze.

    La cifra autorizzata dal Commissario non Ú nemmeno piccola: 134.953,35 euro. Risorse già riconosciute per il supporto alle pratiche MUDE, da rendicontare alla fine. Quindi non Ú il classico “hanno buttato via i soldi”: peggio, forse. È il classico caso in cui i soldi servono davvero, ma raccontano una cosa molto più triste.

    Raccontano una ricostruzione che, per certi edifici privati, Ú rimasta al palo. Raccontano un Comune che non chiude, un ufficio che non regge, una ricostruzione che nel 2026 ha ancora bisogno della stampella. Una stampella tecnica, amministrativa, professionale, appoggiata lì da anni, mentre ogni tanto qualcuno passa, la lucida, la proroga e la chiama programmazione.

    E allora la domanda politica Ú semplice: con una cifra così, non si poteva almeno provare a costruire una soluzione interna? Un ingegnere, un tecnico, una figura a tempo determinato dedicata al MUDE, capace magari di chiudere quelle pratiche e nel frattempo lasciare competenze dentro il Comune?

    Certo, i soldi commissariali non si possono usare come un salvadanaio libero per fare qualsiasi cosa. Non Ú che prendi il fondo MUDE e ci paghi l’ufficio tecnico generico, la fotocopiatrice e magari anche il ficus dell’ingresso. Però una riflessione andava fatta: continuare a comprare supporto esterno oppure rafforzare davvero la struttura?

    Perché gli incarichi finiscono.
    Le fatture si pagano.
    I fascicoli forse si chiudono.

    Ma il Comune resta sempre lì: con meno competenze, meno memoria tecnica e la solita aria di chi, davanti a ogni problema, non apre un ufficio.

    Apre una proroga.

  • 𝗟𝗔 𝗕𝗔𝗥𝗔 𝗡𝗢𝗡 𝗊𝗔𝗟𝗘, 𝗟𝗔 𝗩𝗘𝗥𝗚𝗢𝗚𝗡𝗔 𝗊𝗜̀

    A Mirandola siamo riusciti a fare anche questo: prendere il momento più fragile, più intimo, più sacro perfino per chi al sacro non crede, cioÚ l’ultimo saluto a una persona cara, e trasformarlo in una scena da logistica comunale fallita, con una bara da portare al quarto livello, un montacarichi fermo, quaranta gradi, parenti arrivati anche da lontano, tumulazione che slitta al giorno successivo e l’amministrazione, come sempre, che probabilmente arriverà dopo con il suo secchiello di frasi già pronte: il guasto improvviso, il dispiacere, la vicinanza alla famiglia, le verifiche in corso, la massima attenzione, il consueto rosario laico delle scuse quando ormai il danno lo hanno già portato gli altri sulle spalle.

    Perché qui non si parla di una buca in strada, di una fioriera storta, di una lampadina bruciata o dell’ennesimo dettaglio urbano lasciato alla filosofia del “poi vediamo”, ma di un cimitero, cioÚ del luogo in cui una comunità dovrebbe ricordarsi almeno per cinque minuti di non essere soltanto un ufficio che protocolla, affida, determina e archivia, ma una cosa un po’ più seria, una macchina pubblica che quando le persone arrivano con il dolore addosso dovrebbe evitare di aggiungere anche l’umiliazione.

    E invece la scena raccontata Ú di quelle che non hanno bisogno di molta retorica, perché sono già feroci da sole: la bara che deve salire, l’ascensore che non sale, i familiari che aspettano, il tecnico che arriva dopo, la soluzione che non arriva, la tumulazione che finisce al giorno successivo, e quel senso tremendo di abbandono per cui perfino l’ultimo viaggio, a Mirandola, sembra dover prendere appuntamento con la manutenzione fabbricati.

    Poi però, siccome questa città ha il dono di trasformare ogni disservizio in un romanzo amministrativo, vai a guardare gli atti e scopri che la storia dell’impianto elevatore del Cimitero monumentale non nasce certo ieri, perché già nel novembre 2025 il Comune aveva affidato un intervento per sostituire il pistone oleodinamico dello stesso impianto ELMA, dopo che era emersa una 𝗶𝗺𝗜𝗌𝗿𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗜𝗲𝗿𝗱𝗶𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝗌𝗹𝗶𝗌 𝗱𝗮𝗹 𝗜𝗶𝘀𝘁𝗌𝗻𝗲, che Ú una di quelle frasi meravigliose della burocrazia tecnica: abbastanza fredda da stare in una determina, abbastanza inquietante da far capire che forse il problema non era proprio un fulmine caduto dal cielo sopra il loculo.

    Importante perdita di olio.

    Non “una gocciolina poetica”.

    Non “una lacrima del pistone”.

    Non “un trasudamento emotivo del montaferetri”.

    Importante.

    E per questa importante perdita il Comune aveva messo sul tavolo 𝟭𝟮.𝟱𝟲𝟲 𝗲𝘂𝗿𝗌, con olio idraulico, manodopera, svuotamento della fossa, assistenza, ricambi, garanzia e tutta quella liturgia tecnica che negli atti pubblici culmina sempre nella frase più bella del mondo: rimettere l’impianto in 𝗜𝗲𝗿𝗳𝗲𝘁𝘁𝗌 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗌 𝗱𝗶 𝗳𝘂𝗻𝘇𝗶𝗌𝗻𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗌.

    Perfetto.

    A Mirandola “perfetto stato di funzionamento” deve voler dire che l’impianto funziona benissimo finché non arriva una bara, un po’ come certi cronoprogrammi funzionano benissimo finché non arriva il calendario, certi comunicati funzionano benissimo finché non arrivano i cittadini, certe promesse funzionano benissimo finché non arriva la realtà.

    E allora, prima che qualcuno ci serva il brodino tiepido dell’imprevisto, sarebbe gradita una cosa antica, quasi rivoluzionaria: chiarezza.

    L’intervento da 12.566 euro Ú stato eseguito? Quando? Da chi Ú stato verificato? Esiste un verbale di regolare esecuzione? La garanzia era ancora valida? Il guasto del funerale riguarda lo stesso pistone, lo stesso olio, lo stesso impianto, o un altro pezzo della grande sinfonia oleodinamica comunale? Sono state applicate penali? È stata fatta una contestazione? Qualcuno del Comune ha controllato davvero, oppure ci siamo limitati alla solita teologia della firma digitale, dove una cosa Ú risolta nel momento in cui compare su un atto, anche se poi nella vita reale resta ferma al piano terra?

    Perché il punto Ú tutto qui: un’amministrazione può anche sbagliare, un impianto può anche rompersi, una ditta può anche dover intervenire, ma se in un cimitero una tumulazione viene rinviata al giorno successivo e poi, il giorno dopo, la famiglia, o chi per lei, deve comunque innalzare il feretro con la forza delle braccia, come se il quarto livello del cimitero fosse una prova di sollevamento pesi applicata al lutto, allora non siamo più nel campo del “guasto tecnico”, ma in quello dell’umiliazione amministrativa, quella forma speciale di disservizio in cui il Comune non riesce a far salire una bara, però riesce benissimo a far salire la rabbia.

    A Mirandola ormai abbiamo una specialità: l’efficienza postuma.

    Prima il problema accade.

    Poi si fa chiarezza.

    Poi si esprime vicinanza.

    Poi si promettono verifiche.

    Poi tutto scivola via, come l’olio dal pistone, fino al prossimo episodio.

    Solo che questa volta non Ú scivolata via una pratica.

    È scivolato via il rispetto.

    Il rispetto per una defunta.

    Il rispetto per una famiglia.

    Il rispetto per un luogo che dovrebbe essere il contrario esatto dell’improvvisazione.

    Perché il cimitero non Ú il retrobottega del Comune, non Ú il deposito delle scuse, non Ú il reparto “vediamo domani”, non Ú il posto dove si scopre all’ultimo minuto che l’ultimo viaggio ha bisogno del piano B.

    Il cimitero Ú il luogo dove una comunità mostra se ha ancora un minimo di pudore.

    E qui il pudore Ú rimasto fermo con l’ascensore.

    La bara non Ú salita.

    La tumulazione Ú slittata al giorno successivo.

    Il feretro Ú stato comunque innalzato a braccia.

    Ma la vergogna, quella no: quella a Mirandola ha trovato subito il modo di arrivare al quarto livello.