
L’area di via Don Milani a Gavello non nasce da una grande intuizione amministrativa, ma da una storia molto più terra terra: uso post-sisma come deposito, anni di abbandono, poi riconsegna forzata fino al ritorno allo status quo. Tradotto: il Comune è semplicemente riuscito a riottenere un’area nelle condizioni in cui doveva essergli restituita.
Poi però comincia la magia mirandolese, quella per cui un’area rimessa in riga diventa improvvisamente una quasi-leggendaria “sede distaccata” della Polizia Locale. Peccato che, quando si passa dai comunicati agli atti, il castello di cartapesta si sgonfi in fretta. La delibera di Giunta n. 58 del 23 marzo 2026 sposta 45.000 euro dal capitolo attrezzature e strumentazioni della Polizia Locale a quello della manutenzione straordinaria fabbricati – sede PL, per sistemare l’area di Gavello, destinata anche all’addestramento delle unità cinofile. E già qui arriva la carezza del realismo: l’intervento è subordinato alla verifica della sostenibilità delle spese di gestione. Cioè: per ora non c’è una sede vera, non c’è un presidio pronto, non c’è un servizio compiuto. C’è un’area da aggiustare e poi, forse, da usare.
Ora, facciamo finta di essere seri per trenta secondi. Con 45 mila euro, nel 2026, non ci fai una delegazione di Polizia Locale per una frazione. Non ci fai sportello, ufficio, presenza stabile, locali per il personale, servizi per i cittadini e tutta la liturgia del “presidio di prossimità”. Con quella cifra, se tutto gira bene e nessuno si allarga troppo, puoi mettere insieme un assetto minimo: un prefabbricato piccolo, una scrivania con un PC, forse un bagno, un cancello, un po’ di recinzione, due allacci, qualche luce esterna e poco altro. Non un presidio territoriale: più una dependance cinofila con ambizioni istituzionali.
Intermezzo teatrale
Scena: Gavello. Fondo nebbioso. Davanti a un prefabbricato color tristezza amministrativa, l’Assesorelfo stringe una cartellina comunale come se contenesse i misteri di Fatima. Arriva Fico della Mirandola, taccuino in mano, faccia da uno che ha appena letto gli allegati.
Fico: “Assessore, buongiorno. Una curiosità: il presidio di prossimità dov’è?”
Assesorelfo: “Cominciamo male.”
Fico: “No, cominciamo dagli atti.”
Assesorelfo: “Lei ha sempre questo tono provocatorio.”
Fico: “E lei ha sempre questo tono da uno che sperava non leggessero la delibera.”
L’Assesorelfo sbuffa, si gratta un orecchio a punta, lancia un’occhiata infastidita al prefabbricato come se anche lui lo avesse appena visto per la prima volta.
Assesorelfo: “Questa sarà un’infrastruttura avanzata, polifunzionale, al servizio della sicurezza.”
Fico: “In italiano?”
Assesorelfo: “Un presidio territoriale.”
Fico: “Con 45 mila euro?”
Assesorelfo: “Lei banalizza.”
Fico: “No, faccio la divisione.”
Breve silenzio. Un cane, da qualche parte, esprime più perplessità di un consigliere di maggioranza.
Fico: “Quindi mi faccia capire: con 45 mila euro fate ufficio, sportello, presenza stabile, locali per gli agenti, servizi per Gavello…”
Assesorelfo: “Non metta in fila parole a caso.”
Fico: “Le ha messe in fila il comunicato, non io.”
Assesorelfo: “Lei vuole solo screditare.”
Fico: “No, voglio sapere se i gavellesi troveranno la Polizia Locale o un tavolino con sopra un computer e una ciotola.”
L’Assesorelfo irrigidisce il collo. La cartellina scricchiola.
Assesorelfo: “Troveranno un punto di riferimento.”
Fico: “Per i cittadini o per i cani?”
Assesorelfo: “Lei è in malafede.”
Fico: “No, lei è a corto di metri quadri.”
L’Assesorelfo allora tenta la fuga nel bosco del burocratese.
Assesorelfo: “Si tratta di una progettualità dinamica, in evoluzione, subordinata a valutazioni tecnico-gestionali…”
Fico: “Quindi, riassumendo: per adesso avete un’area, forse un prefabbricato, e molte parole.”
Assesorelfo: “Lei non capisce la visione.”
Fico: “Ho capito benissimo: a Gavello inaugurate la cuccia e la chiamate presidio.”
Sipario. L’Assesorelfo resta fermo, offeso come un elfo sfrattato dal bosco, mentre Fico si allontana annotando: “servizio di prossimità avvistato solo in habitat propagandistico”.
E qui arriva il dettaglio che rende la faccenda quasi comica. Durante l’evento K9, la Polizia Municipale di Firenze spiegava di usare per l’addestramento dei cani una cosa semplicissima: un pezzo di magazzino comunale già esistente, già disponibile, già pieno di materiali, mezzi, rumori, passaggi di personale e nascondigli perfetti per rendere l’addestramento realistico. In pratica: nessuna nuova operazione immobiliare, nessun romanzo amministrativo, nessun teatro. Solo buon senso.
A Mirandola invece si riesce nel capolavoro opposto: prendere un’attività che altrove viene assorbita dentro spazi comunali già disponibili e appoggiarci sopra 45 mila euro, sperando che nel frattempo qualcuno si convinca che a Gavello stia sorgendo una vera sede della Locale. Ma gli atti raccontano una storia molto più modesta: se va bene, lì nascerà un punto d’appoggio per il nucleo cinofilo. Utile forse ai cani, al materiale, all’addestramento, a qualche mezzo. Molto meno ai cittadini della frazione, che non avranno uno sportello, non avranno una presenza stabile, non avranno un vero servizio di prossimità degno di questo nome.
Perciò, tolto tutto il cerone comunicativo, il succo resta uno solo: Gavello non avrà una delegazione della Polizia Locale; rischia di avere un’area operativa per due cani con annessa scrivania. E allora sì, il titolo resta perfetto: l’area sgambamento da 45 mila euro.
Per i residenti: poca roba.
Per i cani: magari un upgrade.
Per la propaganda: attico con terrazza vista sicurezza.
