C’è del genio, bisogna ammetterlo, nel pippone di Elementare, Biondalisa. Non il genio dell’analisi, sia chiaro. Il genio del depistaggio travestito da spiegazione.
Perché qui non siamo davanti a una semplice cantonata. Qui siamo davanti a disonestà intellettuale con il grembiulino stirato.
La domanda era semplice, persino per una pagina che si chiama Elementare: perché la cucina della scuola dell’infanzia Neri, comunale, non è operativa?
Risposta di Biondalisa: una centrifuga di impianti condivisi, percentuali magiche, varianti, contatori, organismi integrati e altra fuffa tecnico-liturgica che riguarda in larga parte la Chiocciola/Lumaca, cioè un’altra struttura, un altro servizio, un altro problema.
Capolavoro.
È come se uno chiedesse perché la Panda non parte e il meccanico rispondesse con una conferenza sul cambio della corriera di linea. Lungo, solenne, pieno di paroloni. E totalmente fuori bersaglio.
Ma il punto non è solo che Elementare, Biondalisa confonde volutamente la Neri con la Chiocciola/Lumaca. Il punto è come lo fa: con quel tono da maestrina saccente, da prima della classe del burocratese, da pagina convinta di stare distribuendo verità mentre in realtà sta solo impastando due questioni diverse per non rispondere a nessuna.
E questa non è precisione. Non è rigore. Non è approfondimento.
È il vecchio trucco della propaganda con gli occhialini dalle lenti azzurrate: quando il problema è imbarazzante, non lo chiarisci. Lo anneghi in una pozza di tecnichese, così i fedelissimi possono applaudire pensando di aver assistito a una lezione, mentre in realtà hanno visto solo una supercazzola con protocollo.
La verità è molto più semplice del romanzo di Biondalisa:
la Neri è una scuola dell’infanzia a gestione comunale/statale
la cucina della Neri è il problema concreto
la Lumaca è un’altra partita, soprattutto sul fronte impianti e la ambivalenza fra affidamento a privati della gestione del nido e il sevizio cucina in mano comunale
mischiare tutto insieme non è chiarezza: è confusione interessata
E quando la confusione non serve a capire ma a coprire, si chiama in un solo modo: disonestà intellettuale.
Altro che pagina seria. Qui siamo davanti a una specie di maga del quadro economico, che agita il ditino, sventola un 18,15%, tira fuori due determine dal cappello e spera che nessuno si accorga che il coniglio è morto da tre paragrafi.
🍐 Il Fico osserva: più che Elementare, Biondalisa, qui siamo a Confondare, Supercazzalisa: quella che entra in classe per correggere gli altri e poi sbaglia perfino il nome scritto sul quaderno.
A Mirandola i papà sono talmente speciali che per far loro gli auguri il Comune non ha usato un papà di Mirandola, né una foto originale, né un’idea propria: ha preso pari pari lo stock da catalogo. Altro che festa del papà: questa è la festa del copia-incolla istituzionale.
C’è qualcosa di poeticamente perfetto in tutto questo: un Comune che dovrebbe rappresentare una comunità vera, fatta di facce vere, famiglie vere, persone vere, e invece comunica come uno stagista disperato alle 17:58 con la consegna alle 18:00. Scrivi “super papà” su Freepik, scegli il modello con mantello, piazzi il logo del Comune sopra e via, missione compiuta: anche quest’anno l’autenticità la festeggiamo l’anno prossimo.
Il messaggio implicito è meraviglioso: non “auguri ai papà mirandolesi”, ma “auguri a un tizio barbuto americano da archivio stock che da oggi, per decreto grafico, rappresenta ufficialmente la paternità locale”.
Del resto è coerente: qui da noi spesso la realtà è trascurata, mentre la scenografia viene curata benissimo. E quindi anche i papà diventano una immagine prefabbricata, buona per tutte le stagioni, tutti i comuni e tutte le ricorrenze, purché sia in alta risoluzione.
Il Fico fa i suoi auguri a tutti i papà veri, non quelli in abbonamento gratuito da banca immagini. Perché l’amore sarà pure universale, ma la comunicazione istituzionale fatta col template resta una miseria.
I 28 mila euro miracolosi: dentro ci devono stare i bambini, i pennarelli e pure il profitto
Cappello introduttivo
Nella prima puntata il Fico ha guardato il lato impiantistico del bando della futura Lumaca e ha scoperto che il Comune sogna di separare nido e cucina in un edificio nato invece come organismo unico. In questa seconda puntata, invece, si passa alla parte ancora più commovente: i conti.
Perché c’è una cifra che nei documenti meriterebbe di essere esposta in teca, tra le reliquie amministrative più ardite della Bassa: 28.606,74 euro all’anno.
A prima vista potrebbe sembrare una cifra seria. Poi però si legge bene cosa ci deve stare dentro, e si capisce che più che un margine è un atto di fede.
La relazione economica del bando dice una cosa molto semplice e molto spietata: il 92,86% del valore annuo dell’appalto se ne va già in costo del lavoro, stimato in 372.047,90 euro. Per tutto il resto resta il 7,14%, cioè appunto 28.606,74 euro l’anno.
Ed è importante dirlo subito con chiarezza: quelle cifre dedicate al personale sono pressoché incomprimibili.
Non perché il Comune sia stato generoso. Ma perché il bando e la relazione inchiodano il servizio a una struttura minima molto rigida: il costo del lavoro è stato costruito sul CCNL delle cooperative sociali di riferimento, con livelli economici ben precisi; il capitolato richiede educatori e ausiliari con determinati profili, impone il rispetto dei rapporti numerici educatore-bambino e ausiliario-bambino per tutto l’orario di apertura, pretende sostituzioni rapide in caso di assenza, limita il turn-over e, in più, chiede in offerta tecnica un numero di addetti non inferiore a quello indicato nella relazione allegata.
Tradotto dal giuridichese al mirandolese: sul personale non c’è molto grasso da tagliare. Non siamo davanti a una fisarmonica che il gestore può stringere e allargare a piacere. Siamo davanti a una struttura già quasi tutta tirata dal Comune, con pochissimo spazio vero per comprimere il costo del lavoro senza avvicinarsi pericolosamente al minimo strutturale del servizio.
E questo rende il quadro ancora più interessante. Perché se il personale è già quasi tutto “bloccato” da contratto, inquadramenti, rapporti numerici, qualifiche e obblighi organizzativi, allora il vero punto di compressione non è lì. Il vero punto di compressione diventa tutto il resto.
E infatti quel “tutto il resto” non è una mancia per il gestore e non è nemmeno un tesoretto allegro da usare per le feste di fine anno. No. Dentro quei 28.606,74 euro ci devono stare:
manutenzione ordinaria dell’immobile e delle pertinenze;
materiali di consumo;
attrezzature;
spese generali escluse quelle di personale;
utile di impresa;
e tutti gli altri costi ricompresi nel capitolato.
Tradotto: dentro quella cifra ci devono convivere i pennarelli e il profitto, la pulizia e la dignità imprenditoriale, la manutenzione e il miracolo economico.
Perché il capitolato, se letto senza camomilla, è abbastanza chiaro. Il gestore non si prende solo educatori e ausiliarie. Si prende anche il materiale per le attività con i bambini e le famiglie, i materiali per l’igiene e la pulizia, la sanificazione, la cura dei bambini, la lavanderia, l’integrazione di arredi, giochi e attrezzature se mancanti, la manutenzione ordinaria degli immobili e delle aree cortilive, la gestione dei giochi da esterno, la TARI per la parte in gestione, le utenze telefoniche e, quando scatterà il miracolo della separazione impiantistica, anche luce, acqua e gas.
La manutenzione straordinaria, formalmente, resta al Comune. Ma con una piccola grazia amministrativa: se una straordinaria nasce da una cattiva manutenzione ordinaria, allora il problema può tornare addosso al gestore come una rondine cattiva in stagione elettorale.
Quindi il quadro è questo: il Comune costruisce un appalto in cui quasi tutto il valore è già mangiato dal personale, e il personale stesso è quasi incomprimibile; di conseguenza tutto ciò che rende il servizio concretamente vivibile deve stare in un avanzo che, già a ribasso zero, è stretto come un corridoio di casa popolare.
Ma la poesia migliora ancora quando si fa un’ipotesi molto modesta, quasi innocente:
e se ci fosse un ribasso del 3%?
Ecco, lì la favola si fa davvero educativa.
Perché con un ribasso del 3% il ricavo annuo teorico scende, e quei 28.606,74 euro non restano più 28 mila. Diventano circa 16.587 euro l’anno dopo aver coperto il costo del lavoro. Questo non è un numero inventato: è una semplice elaborazione matematica sui valori della relazione economica.
A questo punto il Fico, da vecchio contabile dell’assurdo, si permette un’ulteriore ipotesi: mettiamo che il gestore, già che esiste, voglia portarsi a casa almeno 10 mila euro di margine annuo. Non stiamo parlando di yacht, caviale e weekend a Cortina. Stiamo parlando del minimo sindacale per non lavorare solo per la gloria di San Bilancio.
Bene. In quel caso, per tutto il resto resterebbero circa 6.587 euro all’anno.
Ripetiamolo piano, come si fa con i bambini dell’infanzia quando si insegna a contare fino a dieci:
6.587 euro all’anno.
Cioè poco più di 500 euro al mese. Per tutto.
Per i materiali didattici. Per la carta. Per i cartoncini. Per i pennarelli. Per la colla. Per i detergenti. Per il sapone. Per la sanificazione. Per i giochi da sostituire. Per le piccole manutenzioni. Per gli imprevisti. Per i mille accidenti quotidiani di un asilo vero.
Insomma, più che un piano economico, sembra una puntata di “Affari tuoi” giocata con i pannolini.
E qui arriva il punto serio, sotto la satira.
Perché quando il costo del personale è già quasi blindato dal bando, il problema non è decidere se comprimere i costi. Il problema è capire dove si finirà per comprimerli.
E la risposta purtroppo è abbastanza semplice: non sui livelli contrattuali, non sui rapporti numerici minimi, non sugli inquadramenti obbligati, ma su tutto ciò che resta intorno.
E siccome tutto ciò che resta intorno sono attività, materiali, manutenzioni, margini organizzativi e qualità minuta del servizio, il rischio è evidente: il bando spinge fisiologicamente a cercare risparmio proprio sulle parti più silenziose e meno difese del nido.
Quelle che non fanno titolo in delibera. Quelle che non finiscono in conferenza stampa. Quelle che però, nella vita vera di un asilo, fanno la differenza tra un servizio semplicemente in regola e un servizio davvero ricco, sereno e di qualità.
Ed è qui che il bando smette di essere una faccenda per soli tecnici e diventa una faccenda politica.
Perché se costruisci un appalto in cui il costo del personale è quasi incomprimibile e il resto è ridotto a una ciotolina di spiccioli, allora il messaggio è chiaro: la qualità concreta del servizio dovrà arrangiarsi dentro ciò che avanza.
E allora il problema non è solo il bando della Lumaca. Il problema è una certa religione amministrativa locale: esternalizzare tutto, spendere il meno possibile, controllare molto (le carte… o certe pagine Facebook) e poi fingersi stupiti se la qualità rischia di vivere di rendita e di miracoli.
Come se i servizi per l’infanzia fossero una gara a chi tira meglio la coperta. Come se bastasse un capitolato ben scritto per sostituire il respiro organizzativo, i margini veri e la qualità concreta. Come se i bambini potessero crescere serenamente dentro un modello pensato più per far quadrare il contratto che per far respirare il servizio.
Il Fico la mette giù semplice: quando l’esternalizzazione diventa un riflesso automatico, la qualità non è più il punto di partenza. Diventa il sottoprodotto eventuale di un meccanismo costruito per risparmiare, scaricare e controllare.
E a quel punto il rischio è sempre lo stesso: che il Comune inauguri il futuro, e che poi a gestire il presente restino i soliti santi. Uno l’abbiamo già conosciuto: San Contatore Martire. L’altro, a forza di tirare i margini, potrebbe diventare presto San Pennarello Moltiplicato.
Compagni mirandolesi, ha aperto la Ludoteca Gagarin: nuovo avamposto dell’educazione cosmico-popolare dove il giovane cittadino, tra un gioco in scatola e un laboratorio creativo, potrà compiere i primi passi verso la gloriosa conquista della coscienza collettiva.
Non più solo costruzioni e pennarelli: da oggi anche addestramento silenzioso alla disciplina, al gioco organizzato e al superamento dell’egoismo piccolo-borghese.
Sotto lo sguardo severo ma affettuoso dei padri della rivoluzione, i piccoli di Mirandola impareranno che: il dado è del popolo, il tavolo è del popolo, la fantasia è del popolo.
Ludoteca Gagarin: dove il bambino non chiede “è mio?” ma domanda fiero: “di chi è?” E la risposta è una sola: nostro.
C’era una scuola molto carina senza giardino, senza cucina.
Non si poteva correre fuori perché mancavano prato e fiori.
C’erano ruspe, terra fresata, una montagna non ancora spianata.
Cumuli alti quasi due metri che sembrano dune più che tappeti.
Il prato? Arriverà, dicono piano. Magari con il bel tempo… l’anno prossimo o quello lontano.
E la cucina? Per ora riposa, come una promessa un po’ misteriosa.
Però la scuola è molto carina, dicono tutti dalla collina:
“È quasi pronta, manca pochino, solo il giardino… e pure il fornellino.”
🍐 Il Fico osserva
Ora, il Fico lo dice subito: la scuola Sergio Neri è una cosa seria e importante.
I lavori di adeguamento sismico, ampliamento ed efficientamento energetico sono stati un intervento necessario. Meglio una scuola sicura che una scuola vecchia.
Su questo non si discute.
Però.
Come spesso accade nelle opere pubbliche mirandolesi, la realtà ha sempre quel piccolo dettaglio poetico che sfugge ai comunicati ufficiali.
Per esempio.
Nel comunicato si parla di consegna dell’edificio e di trasferimento dei bambini. Tutto molto ordinato, tutto molto istituzionale.
Peccato che:
il giardino, a oggi, sembri più un campo arato che un’area giochi;
il prato è ancora un concetto filosofico;
e tra i cumuli di terra qualcuno giura di aver visto dune alte quasi due metri.
La cucina invece, da quanto si racconta informalmente, pare essere entrata nella categoria delle entità quantistiche: esiste nel progetto, ma nella pratica è difficile da osservare.
Un po’ come certe date di fine lavori.
📋 Il dettaglio curioso
Il Comune comunica che:
la consegna dell’immobile è prevista il 6 marzo
il trasferimento dei bambini il 16 marzo
Quindi tutto è pronto.
O quasi.
Perché nel frattempo:
il giardino deve ancora diventare un giardino
e la cucina deve ancora diventare una cucina
Ma a Mirandola siamo gente pratica.
Se non c’è il prato si gioca sulla terra. Se non c’è la cucina si userà quella provvisoria del palacomini e pazienza se arriverà cibo freddo.
Nella pubblica amministrazione esistono decisioni strategiche.
Piani urbanistici. Investimenti. Politiche per il territorio.
E poi esistono decisioni ancora più profonde, quelle che toccano il vero motore della macchina pubblica: la macchinetta del caffè.
Con la Determinazione n.168 del 3 marzo 2026 il Comune di Mirandola ha ridefinito la geografia dei distributori automatici nelle sedi comunali.
Motivo ufficiale: la prossima riapertura del Palazzo Comunale storico in Piazza Costituente.
Da qui la necessità di ridistribuire alcune macchinette attualmente presenti nella sede provvisoria di via Giolitti.
La tabella allegata alla determina è, come spesso accade negli atti amministrativi, un piccolo esercizio di fantasia numerica
— probabilmente figlio di un copia-incolla troppo entusiasta — ma la ricostruzione più plausibile è questa:
in via Giolitti erano presenti tre coppie di distributori (caffè e snack).
Con la riapertura del municipio storico una di queste coppie viene trasferita in Piazza Costituente.
Fin qui nulla di drammatico.
Le macchinette seguono il potere.
Ma la vera notizia non è questa.
La vera notizia è il sacrificio del casellino ferroviario di via Curiel.
Per anni quel piccolo edificio ha ospita il servizio Promozione del Territorio e Accoglienza Turistica.
Turisti (pochi). Mappe (tante, alcune anche belle). Dépliant (tanti). Gadget inutili (il posacenere portatile in plastica, i portachiavi…).
E, soprattutto, una macchinetta del caffè.
Ora però la determina stabilisce che quel distributore verrà trasferito all’Auditorium Rita Levi Montalcini, su richiesta di Emilia-Romagna Teatro.
Il casellino perde la tazzina.
Il turismo perde il caffè.
Il teatro lo guadagna.
Un perfetto riassunto delle priorità amministrative.
Il piccolo presidio di accoglienza della città viene privato della sua unica infrastruttura caffeinica, mentre la macchina culturale istituzionale si rafforza con un nuovo distributore.
È la redistribuzione delle risorse secondo il principio fondamentale della pubblica amministrazione locale:
il caffè va dove c’è il potere.
e l’assesorelfo ultime reduce della lega; con ombre che incombono sul suo operato, oramai del potere, conserva solo il ricordo.
Così il glorioso ex casello ferroviario resta con le mappe e i dépliant.
Ma senza macchinetta.
Un dettaglio minimo, certo.
Eppure incredibilmente simbolico.
Perché a Mirandola può anche mancare una strategia turistica.
Può anche mancare una tabella scritta bene dentro una determina.
Ma una cosa è sicura.
Quando c’è da redistribuire il caffè, l’amministrazione sa esattamente da dove prenderlo.
Fonte
Determinazione Comune di Mirandola n.168 del 03/03/2026 “Concessione del servizio di somministrazione di alimenti e bevande mediante distributori automatici – modifica sedi servite”
Piccolo derby tra la Lety e la Seppia finito nel verbale ufficiale
I verbali amministrativi sono documenti meravigliosi. Scritti con la stessa vivacità narrativa del manuale della caldaia, dovrebbero raccontare solo cose tecniche: numeri, programmazioni, slide.
E invece ogni tanto succede un piccolo miracolo: tra una riga e l’altra si intravede la politica vera.
È quello che accade nel Comitato di Distretto del 2 febbraio, dove si parlava di un tema serissimo: servizi e politiche per la disabilità nell’Area Nord.
Tema importante. Tema delicato. Tema che meriterebbe molto più di qualche slide.
Ma nel mezzo della discussione emerge una parola interessante:
il forum.
Il forum che spunta dal nulla
Dal verbale si scopre che gli assessori ai servizi sociali avevano iniziato a lavorare a un’idea: creare un forum sulla disabilità con le associazioni del territorio.
Bellissimo.
Partecipazione. Condivisione. Ascolto.
Peccato che a un certo punto si capisca anche un’altra cosa:
i sindaci non erano esattamente stati coinvolti prima.
E infatti il presidente del distretto ricorda che servirebbe:
maggiore coordinamento tra assessori e sindaci.
Traduzione dal dialetto amministrativo della Bassa:
prima di organizzare tavoli politici, magari fate un fischio a chi dovrebbe guidare il distretto.
La Lety rincara la dose
A questo punto interviene la Lety, con la calma istituzionale che si addice a una sindaca e con quella sua nota passione per il puntiglio, che nelle assemblee diventa spesso una sua vera arte marziale.
Ricorda che:
serve coordinamento tra assessori e sindaci
gli inviti alle associazioni devono essere condivisi
bisogna evitare di vanificare il lavoro fatto.
Tutto molto elegante.
Ma il messaggio è chiarissimo:
la regia politica sta ai sindaci.
La Seppia chiarisce
Subito dopo prende la parola l’assessora ai servizi sociali di Mirandola, la Seppia, quasi a difendersi.
Ed è un dettaglio curioso: tra tutti gli assessori presenti è l’unica a intervenire durante quella parte della discussione.
Il suo intervento nel verbale è molto breve:
il lavoro svolto è stato informale.
Quattro parole, registrate così, senza ulteriori spiegazioni.
Una precisazione che arriva subito dopo l’intervento della Lety sul tema del coordinamento tra assessori e sindaci e sulla necessità che gli inviti alle associazioni siano condivisi.
Il forum e il piccolo mercato del consenso
Ed è qui che la faccenda diventa interessante.
Perché un forum con le associazioni sulla disabilità non è solo un tavolo tecnico.
Le associazioni su questi temi sono:
famiglie
volontari
operatori
reti sociali.
In altre parole: territorio vero.
E chi organizza tavoli, incontri e forum con quel mondo diventa inevitabilmente un riferimento politico per quella comunità.
Per questo il passaggio nel verbale assume un significato particolare.
Da una parte la Lety, che richiama il coordinamento tra sindaci e assessori. Dall’altra la Seppia, che precisa che il lavoro svolto con le associazioni è stato informale.
Il forum sulla disabilità, per un attimo, smette di essere soltanto un tavolo tecnico.
Diventa anche una questione di chi convoca, chi coordina e chi tiene i rapporti con il territorio.
Dettagli.
Ma nella politica locale sono proprio i dettagli che, qualche anno dopo, decidono chi guida il carro e chi porta la biada.
Arriva la burocrazia e mette pace
Per evitare che la seduta del distretto si trasformi in una discussione politica tra amministratori, interviene il presidente.
La soluzione è quella classica delle assemblee:
l’incontro con le associazioni verrà convocato ufficialmente dall’Ufficio di Piano.
Così:
la politica smette di pizzicarsi (almeno in distretto)
la burocrazia rimette il coperchio
Morale della riunione
Si parlava di disabilità. E per fortuna.
Ma per qualche minuto il verbale ha fatto intravedere anche un’altra cosa:
le dinamiche interne alla politica locale.
Quelle che nei documenti ufficiali non si raccontano mai davvero.
Ma che ogni tanto, tra una riga e l’altra, si leggono lo stesso.
Fonte
Verbale Comitato di Distretto di Mirandola – seduta del 2 febbraio 2026, protocollo Comune di Mirandola n. 7315/2026.
Ci sono cantieri pubblici. E poi ci sono quelli che, con il passare degli anni, smettono di essere semplicemente cantieri e diventano una forma di teatro amministrativo permanente.
Il Teatro Nuovo di Mirandola, a questo punto, appartiene chiaramente alla seconda categoria.
Con la Determina n.171 del 5 marzo 2026 il Comune ha concesso un’ulteriore proroga dei lavori, fissando il nuovo termine al 31 luglio 2026.
A prima vista sembra la solita proroga tecnica.
Ma leggendo gli atti con un minimo di attenzione si scopre che questa proroga ha una funzione molto precisa: prendere tempo.
Tempo per cosa?
Per aspettare l’approvazione della Variante n.4.
Il direttore dei lavori lo scrive con grande tranquillità nel proprio parere tecnico: la perizia è ancora in corso di approvazione, mentre la Regione Emilia-Romagna ha chiesto integrazioni alla documentazione presentata dal Comune.
In altre parole: il cantiere è arrivato a un punto in cui alcune lavorazioni non possono essere completate senza quella variante.
Quindi si proroga.
Non perché il lavoro sia finito.
Non perché il lavoro sia quasi finito.
Ma perché il progetto non è ancora stabilizzato.
E così la nuova data del 31 luglio 2026 assomiglia molto meno a una fine lavori e molto di più a una data di attesa burocratica: il tempo necessario perché la Variante n.4 venga approvata e il cantiere possa capire cosa deve fare davvero.
Nel frattempo il clima attorno al teatro è diventato tutt’altro che sereno.
Il Comune ha infatti appena dovuto ingoiare un lodo arbitrale superiore ai 900 mila euro complessivi proprio nella vicenda del Teatro Nuovo, perso contro l’impresa esecutrice.
E come se non bastasse ha annunciato l’intenzione di avviare azioni legali contro progettisti e direzione lavori.
Il risultato è un cantiere che si muove dentro un clima di sfiducia totale:
il Comune diffida dei tecnici
i tecnici difendono le proprie scelte
l’impresa ha già vinto un arbitrato
e nel mezzo resta il teatro.
In questo contesto diventa molto più chiara anche una frase della determina di proroga: il rinvio dei termini viene concesso senza riconoscere nuovi diritti economici all’impresa.
Traduzione molto semplice: il Comune non ha nessuna intenzione di aprire il portafoglio.
Nel frattempo, sotto il livello delle determine, succede qualcosa di ancora più interessante.
Nei sotterranei del teatro è comparsa acqua.
Non una perdita banale.
Non una tubazione individuata.
Acqua.
Nel settembre 2025 si verificano allagamenti nei locali seminterrati, nella zona della platea e della fossa orchestra.
E il dettaglio più straordinario di tutta la vicenda è scritto nero su bianco negli atti: non è certa la provenienza delle infiltrazioni.
C’è acqua.
Ma non si sa da dove arrivi.
Quando in un edificio storico compaiono infiltrazioni di origine ignota proprio nelle zone delle fondazioni, e la risposta tecnica è ordinare impermeabilizzazioni e perfino interventi di consolidamento strutturale sul prospetto sud, la parola “dramma” assume improvvisamente un significato molto concreto.
E mentre sopra il teatro si discute di varianti, proroghe e responsabilità legali, nei sotterranei qualcuno prova a fare chiarezza.
Intermezzo investigativo
Scena: locali seminterrati del Teatro Nuovo. Una lampada da cantiere illumina un tavolo di plastica. Sopra il tavolo una provetta con un campione dell’acqua misteriosa.
Entra in scena l’Agente n.20/bis della Polizia Ducale.
Tecnica: Elettrodomestico dismesso su pavimentazione urbana con installazione laterale di sacchi polimaterici.
Descrizione dell’opera Questa potente installazione urbana indaga il rapporto tra civiltà domestica e spazio pubblico. La lavatrice, privata del proprio coperchio come un moderno sarcofago industriale, dialoga con i sacchi di rifiuti creando una composizione spontanea che riflette sul tema eterno della responsabilità collettiva.
L’opera è stata realizzata secondo la più diffusa tecnica dell’arte contemporanea mirandolese: l’abbandono notturno anonimo.
La collocazione in Via Cavour ne rafforza il valore simbolico: il centro cittadino diventa così galleria espositiva permanente di oggetti che hanno concluso il proprio ciclo di lavaggio.
Nota curatoriale Il M.A.M.M.A. ricorda ai visitatori che opere di questo tipo non nascono da sole: qualcuno le trasporta, le posiziona e poi scompare nella notte.
Forse, tra un interrogatorio e l’altro, anche la Polizia Ducale potrebbe dedicare qualche minuto alla ricerca dell’artista. Magari con una piccola retrospettiva sanzionatoria direttamente a domicilio.
Il Comune di Mirandola ha deciso di innovare la comunicazione pubblica.
Lo ha fatto con una determinazione dirigenziale del 27 febbraio 2026, con cui viene acquistata la piattaforma di email marketing Mailchimp per la gestione della newsletter dell’Indicatore Mirandolese.
Una piattaforma professionale.
Pensata per:
segmentazione avanzata degli utenti
automazioni di marketing
ottimizzazione degli orari di invio
test multivariati
gestione di pubblici multipli
Una roba che normalmente usano aziende che vendono prodotti in mezzo mondo.
Mirandola invece la usa per fare una cosa molto più sofisticata.
Mandare una mail con i link degli articoli della settimana.
📜 La determina
Il documento amministrativo racconta una storia interessante.
Nei primi mesi del 2026 il Comune attiva un piano Mailchimp da 1500 contatti per la gestione della newsletter dell’Indicatore Mirandolese, il periodico di informazione del Comune.
Poi qualcuno guarda i numeri.
E scopre che non serve.
Perché la mailing list reale è molto più piccola.
Così da marzo il piano scende a 500 contatti.
Traduzione amministrativa:
la newsletter dell’Indicatore Mirandolese, il periodico del Comune di Mirandola, ha meno di 500 iscritti (tra cui il sottoscritto).
In una città da oltre 23.000 abitanti.
📊 Il grande progetto digitale
Nel frattempo il giornale cartaceo comunale dichiara con orgoglio:
tiratura 16.000 copie.
Quindi abbiamo questo sistema comunicativo:
16.000 copie cartacee
meno di 500 email digitali
La trasformazione digitale, ma con prudenza.
🔁 Il contenuto della newsletter
La newsletter si chiama:
“7 giorni a Mirandola”.
Dentro troviamo:
titolo dell’articolo
link
titolo dell’articolo
link
titolo dell’articolo
link.
Fine.
Sono esattamente gli stessi articoli che durante la settimana sono già comparsi:
sul sito del Comune
sulla pagina Facebook
su Instagram
spesso rilanciati da assessori e uffici vari.
Poi arriva la newsletter.
Che informa il cittadino di una cosa sorprendente:
gli articoli esistono.
🎭 INTERMEZZO TEATRALE
(Ufficio comunicazione del Comune)
LETY Allora, questa newsletter… è strategica?
SOCIAL MEDIA MANAGER Molto strategica.
LETY E cosa contiene?
SOCIAL MEDIA MANAGER Gli articoli del sito.
LETY Ma quelli non li abbiamo già pubblicati?
SOCIAL MEDIA MANAGER Sì.
LETY E sui social?
SOCIAL MEDIA MANAGER Sì.
LETY E allora perché la mandiamo?
SOCIAL MEDIA MANAGER Per ricordare che esistono.
LETY Geniale.
(sipario)
🧠 La tecnologia
Mailchimp è una piattaforma progettata per fare marketing avanzato.
Permette di:
segmentare gli utenti
personalizzare i contenuti
creare automazioni
costruire funnel di comunicazione.
Qui invece viene utilizzata per:
spedire una lista di link.
È un po’ come comprare un Airbus A320 per andare a prendere il pane al forno di via Roma.
Il mezzo funziona benissimo.
Ma forse bastava la bicicletta.
🧾 Il vero problema della determina
Il punto non sono i 424 euro.
Il punto è la distanza tra:
i mezzi e la realtà.
La determina parla di:
gestione automatizzata
analisi del pubblico
strumenti avanzati di comunicazione.
Poi apri la newsletter.
E trovi un indice settimanale del sito.
📌 Il risultato finale
Alla fine la newsletter svolge una funzione molto precisa.
Non informare.
Non analizzare.
Non comunicare.
Ma semplicemente ricordare che:
il sito è stato aggiornato.
Una funzione nobile.
Un po’ come se il Comune installasse un megafono in piazza per annunciare ogni venerdì:
“Attenzione cittadini, su internet ci sono delle cose, scritte da noi che parlano bene di noi, che vi abbiamo già propinato in tutte le salse possibili.”
🪶 Morale
La determina parla di innovazione digitale.
La newsletter parla di link.
Nel mezzo c’è la macchina amministrativa che, con grande serietà, mette in moto una piattaforma di marketing internazionale per produrre:
una mail con nove collegamenti ipertestuali.
E così Mirandola entra nel futuro.
Con calma.
Molto lentamente.
Come tutte le grandi rivoluzioni.
Fonti
Determinazione del Settore I – Affari Generali, Controlli, Partecipate e Servizi Informatici n.160 del 27/02/2026: Affidamento della fornitura della licenza d’uso del software Mailchimp per la gestione della newsletter per l’annualità 2026
Preventivo Bitzen S.r.l. prot. n. 8993 del 25/02/2026 relativo alla licenza Mailchimp Standard
Newsletter settimanale “7 giorni a Mirandola” inviata tramite piattaforma Mailchimp