Categoria: Mirandola

Ida Wells

  • IL COMUNE TROVA IL NUOVO CONTROLLORE DEL CENSIMENTO: È UN ALBERO

    La Lety, ispirata dal Signore degli Anelli, avrebbe scelto una pianta particolarmente saggia. Del resto, tra pensionamenti e dimissioni, era rimasta l’unica con solide radici nel Servizio Verde Pubblico.

    A Mirandola è in corso un’operazione di straordinaria complessità amministrativa: contare gli alberi.

    Non si tratta, naturalmente, di andare in giro dicendo «uno, due, tre, platano». Il censimento comunale da 89.670 euro comprende cartellini, georeferenziazioni, monitoraggi, valutazioni di stabilità e una carta della vulnerabilità.

    Gli alberi stimati sono circa 7.500.

    L’incarico, iniziato nel 2025, avrebbe dovuto concludersi entro il 31 luglio 2026. Ma il patrimonio arboreo, dimostrando una grave mancanza di rispetto per il cronoprogramma comunale, ha continuato a crescere, danneggiarsi, perdere rami e, nei casi più estremi, farsi rimuovere.

    La ditta ha quindi chiesto più tempo.

    Il 13 agosto il dirigente Andrea Lui ha concesso una proroga fino al 31 dicembre 2026, senza maggiori costi per il Comune.

    Una decisione perfettamente comprensibile: quando una cosa non viene finita entro quattordici mesi, la soluzione più naturale è aspettarne altri cinque e sperare che gli alberi, nel frattempo, collaborino.

    LA COMPAGNIA DEL CENSIMENTO

    All’inizio dell’avventura, il Comune aveva indicato due referenti:

    • Claudio Colognesi, responsabile del procedimento, successivamente andato in pensione;
    • Francesco Coni, referente tecnico e Perito Agrario del Servizio Verde Pubblico, successivamente dimessosi.

    Il disciplinare annunciava inoltre che il direttore dell’esecuzione sarebbe stato nominato con un successivo provvedimento.

    Provvedimento che, negli atti disponibili, è riuscito a nascondersi meglio dell’Anello nella Contea.

    Così, mentre la ditta prosegue il censimento, rimangono alcune domande marginali:

    Chi controlla il lavoro?

    Chi verifica le schede?

    Chi accerta che gli alberi siano stati davvero censiti?

    Chi controlla le valutazioni sulla loro stabilità?

    Chi firmerà il certificato di regolare esecuzione prima del pagamento finale?

    Questioni secondarie, evidentemente. L’importante è non disturbare il normale ciclo della fotosintesi amministrativa.

    L’IDEA DELLA LETY

    Secondo fonti totalmente immaginarie, la soluzione sarebbe arrivata una sera, mentre la Lety leggeva Il Signore degli Anelli.

    Giunta al capitolo dedicato agli Ent, avrebbe chiuso il libro e pronunciato la frase destinata a cambiare la gestione del verde pubblico mirandolese:

    «Se gli alberi sanno parlare, possono anche controllare un appalto.»

    È nata così l’idea di affidare la vigilanza sul censimento a un albero particolarmente anziano e saggio.

    Il prescelto sarebbe un olmo di 87 anni, residente da sempre sul territorio comunale, con profonde radici locali e nessuna intenzione di partecipare a concorsi presso altre amministrazioni.

    Lo abbiamo incontrato davanti al Municipio, dove era in attesa di essere protocollato.

    INTERVISTA SATIRICA E COMPLETAMENTE IMMAGINARIA ALLA LETY

    Fico: Lety, è vero che il censimento degli alberi sarà controllato da un albero?

    Lety: Confermo. Dopo un’attenta valutazione abbiamo scelto il candidato con il curriculum più frondoso.

    Fico: Come si chiama?

    Lety: Dottor Olmo Quercioni. Ma in paese lo chiamano Barbalbero della Bassa.

    Fico: Quale incarico ricoprirà?

    Lety: Sarà RUP e direttore dell’esecuzione.

    Fico: RUP nel senso di Responsabile Unico del Progetto?

    Lety: No: Radice Unica del Procedimento.

    Fico: Possiede i requisiti tecnici?

    Lety: Certamente. Ha 87 anni di esperienza sul campo. Conosce il terreno, distingue un ramo sano da uno malato e ha una laurea honoris causa in Gestione Forestale conseguita presso l’Università della Terra di Mezzo.

    Fico: Come controllerà concretamente la ditta?

    Lety: È immobile nello stesso punto da decenni. Dal punto di vista della presenza sul territorio offre più garanzie di molti uffici pubblici.

    Fico: Ma il censimento riguarda alberi distribuiti in tutto il Comune.

    Lety: Sarà aiutato da una rete di collaboratori esterni: piccioni, scoiattoli e due gazze con incarico di supporto amministrativo.

    Fico: Come trasmetteranno i dati?

    Lety: Tramite PEC.

    Fico: Posta elettronica certificata?

    Lety: Posta Entesca Clorofilliana.

    Fico: Il dottor Quercioni dovrà controllare anche la propria scheda. Non c’è conflitto d’interessi?

    Lety: Durante il censimento di sé stesso si asterrà.

    Fico: In che modo?

    Lety: Girerà i rami dalla parte opposta.

    Fico: Chi verificherà che i cartellini siano stati applicati correttamente?

    Lety: Il dottor Quercioni è molto severo. Se trova un cartellino sbagliato, produce immediatamente una foglia di contestazione.

    Fico: Il disciplinare prevedeva penali fino a 150 euro per ogni giorno di ritardo. Saranno applicate?

    Lety: L’albero sta valutando.

    Fico: Da quanto tempo?

    Lety: Ha iniziato a riflettere nel 1998.

    Fico: Non è un po’ lento?

    Lety: Gli Ent non prendono decisioni affrettate. Per loro cinque mesi di proroga sono un caffè veloce.

    Fico: Il censimento terminerà entro il 31 dicembre?

    Lety: Assolutamente.

    Fico: Del 2026?

    Lety: Non facciamo domande tendenziose.

    Fico: Come firmerà il certificato di regolare esecuzione?

    Lety: Con la firma digitale.

    Fico: Ha lo SPID?

    Lety: Certamente: Sistema Pubblico d’Identità Dendrologica.

    Fico: E se dovesse ammalarsi o cadere?

    Lety: Gli concederemo una proroga tecnica per cause naturali, senza maggiori oneri per il bilancio comunale.

    Fico: Chi lo sostituirà?

    Lety: Abbiamo già individuato una siepe. È giovane, dinamica e abituata a essere tagliata fuori dalle decisioni.

    LE PENALI NEL BOSCO INCANTATO

    Il disciplinare originario non si limitava a prevedere una scadenza. Stabiliva anche controlli continui e penali per i ritardi:

    • 150 euro al giorno per la fase di censimento;
    • 150 euro al giorno per gli approfondimenti diagnostici;
    • 100 euro al giorno per la carta della vulnerabilità.

    Nella determina di proroga, però, il tema delle penali scompare.

    Forse sono state escluse perché il ritardo non è stato ritenuto imputabile alla ditta. Forse esiste una valutazione tecnica che lo spiega. Forse è custodita in una cripta sotto Minas Tirith.

    Negli atti disponibili non si vede.

    Non si vede nemmeno chi abbia assunto formalmente il controllo dell’esecuzione dopo il pensionamento del responsabile originario e le dimissioni dell’altro referente comunale.

    Il nuovo responsabile potrebbe certamente essere stato nominato con un atto diverso. Sarebbe però utile sapere chi è, soprattutto adesso che resta da verificare oltre metà del valore economico dell’affidamento.

    UN RESPONSABILE PER DOMARLI TUTTI

    La satira può immaginare che a controllare il censimento sia un vecchio olmo saggio.

    La realtà amministrativa dovrebbe essere un po’ meno fantastica.

    Servirebbero cinque risposte molto semplici:

    1. Chi è oggi il responsabile del procedimento?
    2. Chi è stato nominato direttore dell’esecuzione?
    3. Con quale provvedimento sono avvenute le nomine o le sostituzioni?
    4. Chi ha verificato le cause del ritardo e valutato l’eventuale applicazione delle penali?
    5. Chi certificherà la regolare esecuzione prima del saldo finale?

    In attesa delle risposte, il dottor Quercioni rimane davanti al Municipio, immobile e pensieroso.

    Interrogato un’ultima volta, avrebbe scosso lentamente le foglie e dichiarato:

    «Voi avete impiegato quattordici mesi per contare noi. Noi alberi, nel frattempo, abbiamo già contato tutti voi.»

    Poi ha chiesto altri cinque mesi per mettere la dichiarazione a verbale.

    #FicoDellaMirandola #Mirandola #CensimentoArboreo #Barbalbero #RadiceUnicaDelProcedimento #ChiControlla #Trasparenza

  • 🎬 𝗕𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗦𝗨𝗜 𝗧𝗨𝗕𝗜 𝟮 — 𝗣𝗔𝗥𝗧𝗘 𝗦𝗘𝗖𝗢𝗡𝗗𝗔𝗜𝗟 𝗥𝗜𝗧𝗢𝗥𝗡𝗢 𝗗𝗘𝗟 𝗖𝗜𝗢𝗧𝗧𝗢𝗟𝗢

    Nella prima parte abbiamo incontrato un cronoprogramma che terminava dieci giorni dopo l’approvazione del progetto, un cantiere primaverile-estivo trasferito verso l’inverno, parcheggi non contati e dehors invitati a convivere con scavi e benne.

    Ora possiamo scendere sotto la piazza.

    Lì ci aspettano il Medioevo, le radici degli alberi e centinaia di metri quadrati di ciottoli destinati a partire senza una data certa di ritorno.

    𝗟’𝗔𝗥𝗖𝗛𝗘𝗢𝗟𝗢𝗚𝗢 𝗦𝗘𝗡𝗭𝗔 𝗧𝗘𝗠𝗣𝗢

    Sotto la piazza potrebbero comparire pavimentazioni storiche e resti medievali o post-medievali già a una profondità di 20–40 centimetri.

    La relazione parla di:

    – fortificazioni;
    – fossati;
    – ponti;
    – strutture dell’abitato medievale;
    – stratigrafie delicate;
    – possibili investimenti significativi di tempo e risorse.

    L’assistenza archeologica è prevista. Nel cronoprogramma, però, non compare una vera fase dedicata ai rinvenimenti.

    Nessun tempo riconoscibile per documentare, approfondire, modificare il tracciato o attendere decisioni della Soprintendenza.

    L’archeologo è stato invitato al cantiere. Il tempo necessario per fare archeologia no.

    Probabilmente il Medioevo dovrà emergere rispettando il diagramma di Gantt.

    Se i resti delle antiche fortificazioni avessero avuto un minimo di senso civico, si sarebbero già spostati dentro le vecchie trincee.

    𝗚𝗟𝗜 𝗔𝗟𝗕𝗘𝗥𝗜 𝗘 𝗟𝗘 𝗥𝗔𝗗𝗜𝗖𝗜 𝗔𝗕𝗨𝗦𝗜𝗩𝗘

    Uno dei tracciati corre accanto al filare occidentale di Piazza Costituente. Nei documenti disponibili non emerge però una relazione agronomica specifica con mappatura degli apparati radicali, distanze di rispetto, modalità di scavo e controlli successivi.

    Le radici hanno infatti un grave difetto amministrativo.

    Non seguono le linee disegnate sulle planimetrie.

    Crescono dove trovano spazio, senza chiedere autorizzazione al Comune e senza partecipare alla conferenza dei servizi.

    Sarà quindi utile sapere:

    – a quale distanza passeranno le trincee;
    – come verranno protette le radici;
    – dove transiteranno i mezzi pesanti;
    – chi controllerà la stabilità degli alberi dopo i lavori.

    Dopo quanto già accaduto alle alberature mirandolesi, sarebbe preferibile fare queste domande prima dello scavo.

    Non durante la perizia di variante.

    E possibilmente prima di sentire la motosega.

    𝗜𝗟 𝗖𝗜𝗢𝗧𝗧𝗢𝗟𝗢 𝗖𝗢𝗡 𝗜𝗟 𝗕𝗜𝗚𝗟𝗜𝗘𝗧𝗧𝗢 𝗗𝗜 𝗦𝗢𝗟𝗔 𝗔𝗡𝗗𝗔𝗧𝗔

    Per circa 341 metri quadrati di porfido il computo è completo: rimozione, pulizia, deposito, recupero e ricollocazione.

    Il porfido parte e torna.

    Per altri 560 metri quadrati di pavimentazione in cubetti — categoria che comprende porfido, ciottoli o blocchetti — risultano invece demolizione, pulizia, recupero, custodia e accatastamento.

    La ricollocazione finale non compare con la stessa chiarezza.

    La relazione spiega che interverrà successivamente un’altra impresa, addetta ai ripristini definitivi e alla nuova pavimentazione.

    Abbiamo quindi:

    𝗽𝗿𝗶𝗺𝗼 𝗮𝗽𝗽𝗮𝗹𝘁𝗼: qualcuno toglie i ciottoli;
    𝘀𝗲𝗰𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗮𝗽𝗽𝗮𝗹𝘁𝗼: qualcuno, un giorno, dovrebbe rimetterli.

    Il ciottolo viene prelevato nel presente. La sua ricollocazione vive nel futuro amministrativo.

    Non sappiamo ancora:

    – dove sarà custodito;
    – come sarà catalogato;
    – chi risponderà delle perdite;
    – se tornerà nello stesso punto;
    – se verrà ricostruito lo stesso disegno;
    – quando sarà affidato il secondo intervento;
    – per quanto tempo resterà il ripristino provvisorio.

    La piazza potrebbe così diventare la prima serie urbanistica mirandolese distribuita in due stagioni.

    La prima si intitola “La rimozione”.

    La seconda, ancora priva di data di uscita:

    “Il ritorno del ciottolo”.

    🎙️ 𝗜𝗡𝗧𝗘𝗥𝗩𝗜𝗦𝗧𝗔 𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗟𝗘𝗧𝗬 𝗥𝗜𝗚𝗢𝗥𝗢𝗦𝗔𝗠𝗘𝗡𝗧𝗘 𝗜𝗠𝗠𝗔𝗚𝗜𝗡𝗔𝗥𝗜𝗔

    Quella che segue è un’intervista satirica mai avvenuta. Le risposte attribuite alla Lety sono completamente inventate. Le date, le quantità e le contraddizioni citate, invece, provengono dai documenti del progetto.

    𝗙𝗶𝗰𝗼: Sindaca, quando inizieranno i lavori?
    𝗟𝗲𝘁𝘆: Ipoteticamente in ottobre.
    𝗙𝗶𝗰𝗼: Quando finiranno?
    𝗟𝗲𝘁𝘆: A marzo secondo il vecchio programma traslato, entro giugno secondo l’accordo e successivamente in caso di circostanze impreviste.
    𝗙𝗶𝗰𝗼: Quali circostanze?
    𝗟𝗲𝘁𝘆: La possibilità che in inverno piova.
    𝗙𝗶𝗰𝗼: Quanti parcheggi verranno eliminati?
    𝗟𝗲𝘁𝘆: Soltanto quelli compresi nelle aree di cantiere.
    𝗙𝗶𝗰𝗼: Quanti sono?
    𝗟𝗲𝘁𝘆: Non rovini la pianificazione facendo domande quantitative.
    𝗙𝗶𝗰𝗼: I dehors resteranno?
    𝗟𝗲𝘁𝘆: Gli ingressi saranno garantiti.
    𝗙𝗶𝗰𝗼: Ho chiesto dei tavoli.
    𝗟𝗲𝘁𝘆: Gli ingressi saranno garantiti molto bene.
    𝗙𝗶𝗰𝗼: E se trovate un muro medievale?
    𝗟𝗲𝘁𝘆: Interverrà l’archeologo.
    𝗙𝗶𝗰𝗼: Quanto tempo ha nel cronoprogramma?
    𝗟𝗲𝘁𝘆: È un archeologo. È abituato ad aspettare secoli.
    𝗙𝗶𝗰𝗼: E i ciottoli?
    𝗟𝗲𝘁𝘆: Saranno recuperati e custoditi.
    𝗙𝗶𝗰𝗼: Quando saranno rimessi?
    𝗟𝗲𝘁𝘆: Con un successivo affidamento.
    𝗙𝗶𝗰𝗼: Che non vediamo.
    𝗟𝗲𝘁𝘆: Perché è successivo.
    𝗙𝗶𝗰𝗼: Successivo a cosa?
    𝗟𝗲𝘁𝘆: Alla rimozione dei ciottoli.
    𝗙𝗶𝗰𝗼: Quindi il piano qual è?
    𝗟𝗲𝘁𝘆: Prima togliamo tutto. Poi avremo una visuale migliore per decidere.

    𝗣𝗥𝗜𝗠𝗔 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗘 𝗥𝗨𝗦𝗣𝗘

    Il rinnovo dei sottoservizi è necessario. Proprio per questo dovrebbe essere organizzato seriamente.

    Prima di aprire il cantiere servono almeno:

    – un cronoprogramma aggiornato;
    – il numero dei parcheggi persi e le alternative;
    – un piano per dehors, accessi e consegne;
    – un layout coordinato con Teatro e Castello;
    – tempi e procedure per i rinvenimenti archeologici;
    – un piano di tutela delle alberature;
    – il progetto, il finanziamento e il calendario delle pavimentazioni definitive.

    Altrimenti il rischio è che il Ducato apra contemporaneamente tre cantieri, salvi l’estate spostando i lavori nell’inverno, incontri il Medioevo a trenta centimetri di profondità e mandi i ciottoli in deposito in attesa della stagione successiva.

    Il cantiere non è ancora cominciato.

    Il seguito è già previsto.

    🎬 𝗕𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗦𝗨𝗜 𝗧𝗨𝗕𝗜 𝟮
    𝗜𝗟 𝗥𝗜𝗧𝗢𝗥𝗡𝗢 𝗗𝗘𝗟 𝗖𝗜𝗢𝗧𝗧𝗢𝗟𝗢

    📎 𝗙𝗢𝗡𝗧𝗜

    Deliberazione della Giunta comunale n. 166 del 7 agosto 2026.
    Accordo Comune di Mirandola–AIMAG–AS Retigas.
    Cronoprogramma dei lavori, elaborato N.
    Computo metrico estimativo, elaborato D.
    Relazione tecnica e quadro economico, elaborato A.
    Relazione archeologica preventiva, elaborato F.
    Tavola 3 – Planimetria fotografica.
    Tavola 14 – Layout di cantiere e opere provvisionali.

  • 🎬 𝗕𝗔𝗟𝗟𝗔 𝗦𝗨𝗜 𝗧𝗨𝗕𝗜 𝟮 — 𝗣𝗔𝗥𝗧𝗘 𝗣𝗥𝗜𝗠𝗔

    𝗜𝗟 𝗖𝗔𝗡𝗧𝗜𝗘𝗥𝗘 𝗖𝗛𝗘 𝗙𝗨𝗚𝗚𝗘 𝗗𝗔𝗟𝗟’𝗘𝗦𝗧𝗔𝗧𝗘

    Nella puntata precedente avevamo lasciato Piazza della Costituente, Piazza Castello e Piazza Marconi alle prese con un progetto da 2 milioni e 540 mila euro: nuove reti dell’acqua, delle fognature, del gas e del teleriscaldamento, rifacimento degli allacciamenti e successivo ripristino delle pavimentazioni.

    Un’opera importante, invasiva e delicata, destinata a cambiare per mesi la vita del centro storico. Il cronoprogramma allegato al progetto prevedeva l’apertura del cantiere il 2 marzo 2026 e la conclusione il 17 agosto: 168 giorni complessivi.

    Peccato che il progetto sia stato approvato dalla Giunta il 7 agosto 2026. Nel Ducato, quindi, il cantiere avrebbe dovuto essere quasi finito mentre l’Amministrazione stava ancora approvando le carte. È la nuova frontiera dei lavori pubblici: prima si termina, poi si autorizza.

    Non conoscendo ancora la vera data di partenza, proviamo a ipotizzare l’apertura del cantiere il primo ottobre. Mantenendo i 168 giorni del vecchio programma, i lavori arriverebbero circa al 18 marzo 2027. Applicando invece il termine massimo di otto mesi previsto dall’accordo, si potrebbe arrivare fino ai primi di giugno.

    𝗟’𝗘𝗦𝗧𝗔𝗧𝗘 𝗘𝗥𝗔 𝗧𝗥𝗢𝗣𝗣𝗢 𝗦𝗘𝗠𝗣𝗟𝗜𝗖𝗘

    Il progetto era stato organizzato per essere eseguito soprattutto in primavera e in estate, quando le giornate sono più lunghe e il rischio di pioggia, gelo e interruzioni è più contenuto. Il Comune ha però voluto spostare in avanti il cantiere per non interferire con le attività economiche e con gli eventi già programmati.

    Un’intenzione comprensibile. Il risultato, però, potrebbe essere quello di salvare gli aperitivi estivi per consegnare gli scavi all’autunno, le tubazioni all’inverno e i ripristini alla stagione delle piogge.

    Da ottobre in poi diminuiscono le ore di luce, aumentano le giornate di maltempo e possono arrivare gelo, nebbia e terreni saturi d’acqua. Tutti elementi capaci di rallentare scavi, saldature, posa delle reti e pavimentazioni. Nel cronoprogramma, però, non si vede una vera riserva di tempo per affrontare questi imprevisti.

    Sarà quindi interessante capire se i 168 giorni verranno confermati, se verrà elaborato un nuovo programma realistico o se si adotterà il tradizionale metodo mirandolese: iniziare con una data e terminare con una proroga.

    𝗜𝗟 𝗚𝗥𝗔𝗡𝗗𝗘 𝗚𝗜𝗢𝗖𝗢 𝗗𝗘𝗜 𝗣𝗔𝗥𝗖𝗛𝗘𝗚𝗚𝗜

    Il cantiere è suddiviso in cinque fasi e occuperà progressivamente ampie porzioni delle piazze. A queste si aggiungeranno recinzioni, mezzi, materiali, passaggi di sicurezza e un’area logistica prevista in Piazza Marconi.

    I parcheggi oggi presenti saranno quindi ridotti o temporaneamente eliminati. Nei documenti, tuttavia, non compare un conteggio chiaro dei posti auto perduti in ciascuna fase, né un piano dettagliato delle alternative.

    Nel frattempo, nella stessa zona sono già presenti i cantieri del Teatro Nuovo e del Castello. Il centro storico rischia così di diventare una gigantesca partita a Tetris, giocata non con i mattoncini ma con escavatori, transenne, automobili e cittadini alla ricerca dell’ultimo parcheggio disponibile.

    𝗔𝗡𝗖𝗛𝗘 𝗜 𝗠𝗘𝗥𝗖𝗔𝗧𝗜 𝗧𝗥𝗔𝗦𝗟𝗢𝗖𝗔𝗡𝗢

    Per tutta la durata del cantiere, anche il mercato settimanale, la fiera mensile dell’antiquariato e gli altri mercati mirandolesi ospitati in piazza dovranno trovare una nuova collocazione.

    Dove saranno trasferiti? Con quali spazi, parcheggi e servizi? Come verranno informati ambulanti, commercianti e cittadini? E quali conseguenze avrà lo spostamento sulla frequentazione del centro storico?

    Al momento non è dato sapere. Nel Ducato i tubi hanno già una planimetria; le bancarelle, invece, hanno ancora la libertà di movimento.

    𝗚𝗘𝗟𝗔𝗧𝗜, 𝗣𝗔𝗦𝗧𝗜𝗖𝗖𝗜𝗡𝗜 𝗘 𝗣𝗔𝗦𝗦𝗘𝗥𝗘𝗟𝗟𝗘

    Sul lato orientale della piazza, dove si trovano le gelaterie e la Pasticceria Busuoli, sono previste due fasi di lavoro per una durata indicativa complessiva di circa otto settimane: cinque settimane per una fase e tre per quella successiva.

    Il progetto prescrive di mantenere l’accesso agli ingressi attraverso apposite passerelle. Garantire il passaggio verso una porta, però, non significa garantire anche la permanenza dei dehors. In almeno un punto, il tracciato della nuova rete fognaria sembra attraversare proprio lo spazio oggi occupato dai tavolini.

    In Piazza Marconi, il Caffè del Teatro dovrà invece convivere con una fase indicata in circa cinque settimane e con l’area logistica del cantiere, che potrebbe rimanere più a lungo.

    A questo si aggiunge il rumore. La relazione acustica prevede il superamento dei limiti per tutte le principali lavorazioni e indica la necessità di chiedere deroghe o predisporre barriere. Il caffè sarà servito con una bustina di zucchero, un cucchiaino e il sottofondo del martello demolitore.

    Resta quindi da conoscere un vero piano per i parcheggi, per i mercati, per i dehors, per gli accessi alle attività e per gli eventuali ristori in caso di danni economici. Perché spostare il cantiere per proteggere il commercio estivo può avere un senso. Spostare anche i problemi senza spiegare dove finiranno ne ha un po’ meno.

    Nella seconda parte entreremo sotto la superficie della piazza. Bastano infatti dai venti ai quaranta centimetri di scavo per incontrare il rischio archeologico. E poi ci sono le radici degli alberi, i ciottoli da conservare e il misterioso affidamento futuro per rimettere tutto a posto.

    Continua con: 𝗜𝗟 𝗥𝗜𝗧𝗢𝗥𝗡𝗢 𝗗𝗘𝗟 𝗖𝗜𝗢𝗧𝗧𝗢𝗟𝗢.

    Fonti: deliberazione della Giunta comunale n. 166 del 7 agosto 2026; accordo tra Comune e gestori delle reti; cronoprogramma dei lavori; relazione acustica; tavola dello stato di fatto; planimetria delle fasi di cantiere.

  • 🤖 𝗜𝗟 𝗣𝗜𝗔𝗡𝗢 𝗖𝗛𝗘 𝗡𝗢𝗡 𝗖’𝗘̀

    Il Comune ha approvato le Linee guida contro le allucinazioni dell’intelligenza artificiale.

    La prima allucinazione è il piano stesso: il documento sostiene che esista, ma nessuno è ancora riuscito a trovarlo.

    Il 5 agosto la Giunta si è riunita via Zoom. Presenti quattro assessori. Assenti Secchia, Luppi e la strategia di implementazione.

    Voto unanime. Del resto, nemmeno il piano ha votato contro.

    Sono state approvate 26 pagine gonfie di governance, accountability, human-in-the-loop, kill switch e Valore Pubblico.

    Hanno preparato il manuale di volo. Mancano l’aereo, la rotta, il pilota e l’aeroporto. In compenso avremo cinquanta persone addestrate ad allacciare le cinture.

    𝗜𝗟 𝗣𝗜𝗔𝗡𝗢

    Dopo dodici pagine di incenso digitale si arriva finalmente al capitolo 5: “Strategia di implementazione”.

    Il cuore pulsante del progetto.

    Poche righe e due idee:

    • usare l’IA per aiutare a scrivere gli atti;

    • scrivere atti più chiari e rispondere più velocemente.

    Una svolta epocale. Dopo secoli trascorsi a produrre atti incomprensibili e rispondere con calma geologica, il Comune scopre che sarebbe meglio lavorare bene e in fretta.

    Non sono indicati gli uffici pilota, i procedimenti coinvolti, la data di partenza, la durata della prova, il numero di pratiche, il costo, gli errori tollerabili, il tempo da risparmiare o il beneficio atteso.

    𝗦𝗲 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗲̀ 𝘂𝗻 𝗽𝗶𝗮𝗻𝗼, 𝗹𝗮 𝗹𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗽𝗲𝘀𝗮 𝗲̀ 𝘂𝗻 𝗣𝗡𝗥𝗥.

    𝗜𝗟 𝗖𝗢𝗣𝗜𝗟𝗢𝗧 𝗖𝗛𝗘 𝗙𝗢𝗥𝗦𝗘 𝗖’𝗘̀

    Le Linee guida scelgono Microsoft 365 Copilot e assicurano che non ci saranno costi aggiuntivi, perché il Comune usa già Microsoft 365.

    È la stessa logica per cui, siccome possedete un garage, l’automobile dovrebbe essere compresa.

    Il corso allegato distingue però tra Copilot Chat, incluso in alcuni abbonamenti, e Microsoft 365 Copilot completo, che è a pagamento.

    E infatti la delibera rinvia le eventuali spese per le licenze a successivi provvedimenti.

    Copilot sarà quindi gratuito fino a quando costerà, completo fino a quando diventerà Chat e disponibile per tutti fino a quando ogni dirigente deciderà a chi non darlo.

    A pagina 8 Microsoft viene presentato come l’unico ecosistema abbastanza sicuro. A pagina 17 il Comune proclama la guerra al vendor lock-in, già comodamente sistemato in casa con la suite Maggioli.

    Il Ducato denuncia le catene con una mano e con l’altra controlla che i lucchetti siano ben chiusi.

    𝗣𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗹𝗲 𝗻𝗼𝘇𝘇𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗠𝗶𝗰𝗿𝗼𝘀𝗼𝗳𝘁, 𝗽𝗼𝗶 𝗶𝗹 𝘃𝗼𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗰𝗮𝘀𝘁𝗶𝘁𝗮̀ 𝘁𝗲𝗰𝗻𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗮.

    𝗜 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢𝗟𝗟𝗜 𝗖𝗛𝗘 𝗡𝗢𝗡 𝗟𝗔𝗦𝗖𝗜𝗔𝗡𝗢 𝗧𝗥𝗔𝗖𝗖𝗜𝗔

    La governance viene definita “fortemente interdisciplinare”, ma dimentica il Responsabile per la transizione digitale.

    Al Servizio Informatico vengono affidate persino valutazioni legali. La DPO, che dovrebbe fornire consulenza, viene promossa ad autorità capace di emettere pareri vincolanti.

    Il tecnico farà l’avvocato, la consulente privacy farà il prefetto e il dirigente farà ciò che riterrà opportuno.

    La prova dell’effettivo controllo umano sugli atti, infatti, viene lasciata alla scelta dei singoli servizi.

    Il Registro dell’IA dirà che Copilot esiste, ma non necessariamente quando, dove e per scrivere cosa sia stato utilizzato.

    Potremo avere un atto preparato dall’IA, non dichiarato all’esterno, non annotato all’interno e ufficialmente controllato da un essere umano del quale non rimarrà alcuna prova.

    𝗜𝗹 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼𝗹𝗹𝗼 𝘂𝗺𝗮𝗻𝗼 𝗰’𝗲̀. 𝗙𝗶𝗱𝗮𝘁𝗲𝘃𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝘂𝗺𝗮𝗻𝗼.

    Tra i grandi presìdi di sicurezza compare poi la raccomandazione di caricare i documenti uno alla volta.

    La privacy diventa come l’ingresso in discoteca: i gruppi no, uno alla volta sì.

    Un fascicolo pieno di dati sensibili resta pieno di dati sensibili. Ma se entra da solo, saluta il buttafuori e si pulisce i piedi, diventa conforme al GDPR.

    𝗟𝗔 𝗣𝗢𝗟𝗜𝗭𝗜𝗔 𝗗𝗨𝗖𝗔𝗟𝗘

    La Polizia locale non viene nominata neppure una volta, benché le “attività di controllo” siano classificate ad alto rischio.

    Non sappiamo se un agente potrà affidare a Copilot un verbale, una relazione di servizio, il fascicolo di un incidente, targhe, immagini o informazioni provenienti dalle banche dati.

    L’ufficio che tratta alcuni dei dati più delicati del Comune riceve la stessa sofisticata indicazione operativa degli altri:

    𝗰𝗮𝗿𝗶𝗰𝗮𝘁𝗲 𝘂𝗻 𝗳𝗶𝗹𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝘃𝗼𝗹𝘁𝗮 𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗹’𝗮𝗹𝗴𝗼𝗿𝗶𝘁𝗺𝗼 𝘃𝗲 𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗻𝗱𝗶 𝗯𝘂𝗼𝗻𝗮.

    A questo punto Thor e Giasone potrebbero almeno essere impiegati per fiutare il piano, disperso dalle parti di pagina 13.

    𝗜 𝗖𝗜𝗡𝗤𝗨𝗔𝗡𝗧𝗔 𝗔𝗣𝗢𝗦𝗧𝗢𝗟𝗜 𝗗𝗜 𝗖𝗢𝗣𝗜𝗟𝗢𝗧

    Il Comune formerà fino a 50 AI-Tutor, incaricati di evangelizzare i colleghi.

    Il percorso completo può raggiungere 47 ore e 55 minuti per dipendente. Per cinquanta persone fanno 2.395 ore e 50 minuti: quasi 300 giornate lavorative da otto ore.

    La precisione ducale è commovente: le ore di corso vengono calcolate fino agli ultimi cinque minuti. Le ore risparmiate ai cittadini, invece, possono attendere un successivo provvedimento.

    Vengono misurati test, badge e attestati. Non gli atti migliorati, i procedimenti accelerati, gli errori evitati o il costo del personale tenuto per centinaia di giornate davanti ai corsi.

    Probabilmente il primo esercizio di prompt sarà:

    “Copilot, scrivici il piano che avremmo dovuto approvare prima di organizzare la formazione”.

    — Sindaca, quali procedimenti saranno sperimentati?

    — Non è indicato.

    — Quando partiranno?

    — Non è indicato.

    — Quale Copilot utilizzerete?

    — Quello senza costi aggiuntivi, le cui licenze pagheremo con successivi provvedimenti.

    — Come misurerete i risultati?

    — Con un rapporto annuale.

    — Chi lo preparerà?

    — Non è indicato.

    — E il Valore Pubblico?

    — È scritto diverse volte.

    — Quindi cosa avete approvato?

    — Un documento che certifica la necessità di approvare altri documenti.

    Le Linee guida assicurano già che la formazione “garantisce” un decisivo aumento della produttività, una maggiore qualità degli atti e persino il benessere organizzativo.

    Non è ancora partito nulla, ma il risultato è già garantito. Soprattutto quello di performance 2026, del quale Linee guida e corsi costituiscono ufficialmente l’attuazione.

    Corso frequentato. Badge conquistato. Casella spuntata. Premio salvo.

    Il cittadino continuerà eventualmente ad aspettare, ma sarà un’attesa pienamente human-in-the-loop.

    Tra delibera e allegato, “strategico” e parenti compaiono 24 volte, “rigoroso” 14 e “tassativo” 8.

    Gli indicatori per capire se il cittadino riceverà un servizio migliore: zero.

    𝗟’𝗜𝗔 𝗡𝗢𝗡 𝗦𝗢𝗦𝗧𝗜𝗧𝗨𝗜𝗥𝗔̀ 𝗜 𝗗𝗜𝗣𝗘𝗡𝗗𝗘𝗡𝗧𝗜. 𝗣𝗘𝗥 𝗢𝗥𝗔 𝗛𝗔 𝗦𝗢𝗦𝗧𝗜𝗧𝗨𝗜𝗧𝗢 𝗦𝗢𝗟𝗢 𝗜𝗟 𝗣𝗜𝗔𝗡𝗢.

    Prompt: “Scrivimi una strategia senza uffici, date, costi e risultati misurabili. Usa molte volte ‘rigoroso’, ‘tassativo’ e ‘Valore Pubblico’”.

  • 𝗟’𝗜𝗡𝗚𝗘𝗚𝗡𝗘𝗥𝗔 𝗟𝗨𝗣𝗣𝗜 𝗘 𝗟𝗔 𝗩𝗔𝗥𝗜𝗔𝗡𝗧𝗘 𝗣𝗥𝗘𝗩𝗜𝗗𝗘𝗡𝗭𝗜𝗔𝗟𝗘

    Nota preliminare: la determina omette il nome dell’assessora, ma gli elementi pubblici disponibili — iscrizione a Inarcassa, attività libero-professionale, contratti di lavoro a tempo determinato e successiva aspettativa — portano con altissima probabilità a identificarla con Federica Luppi.

    Al Comune di Mirandola riescono a fare una variante in corso d’opera persino ai contributi dell’assessora.

    Protagonista l’assessora ingegnera Luppi, nominata nel luglio 2024 e iscritta a Inarcassa. Successivamente arrivano alcuni contratti di lavoro subordinato e, dal 1° dicembre 2025 al 30 giugno 2026, un periodo di aspettativa non retribuita per lo svolgimento del mandato politico.

    Una posizione complessa, certamente.

    Talmente complessa che per sette mesi il Comune continua a versare a Inarcassa, mentre soltanto alla fine si scopre che durante l’aspettativa dovevano essere versati anche i contributi alla gestione INPS.

    Ed ecco il nuovo computo metrico:

    6.978,94 euro di contributi INPS arretrati.
    130,16 euro di sanzione.
    Totale impegnato dal Comune: 7.109,10 euro.

    Ma non è finita.

    Nel frattempo il Comune aveva già versato a Inarcassa 2.169,33 euro per lo stesso periodo.

    Il 13 luglio arriva però il chiarimento definitivo: quei contributi Inarcassa erano dovuti, perché l’iscrizione dell’assessora non era mai stata sospesa, ma dovevano essere pagati direttamente dalla Luppi, non dal Comune.

    E allora parte il recupero.

    I 2.169,33 euro anticipati con denaro pubblico saranno trattenuti direttamente dagli emolumenti dovuti all’assessora.

    Quindi, sia chiaro: non resteranno un regalo alla Luppi. Almeno quelli dovrebbero tornare nelle casse comunali.

    La sanzione da 130,16 euro, invece, rimane sul groppone del Comune. E quindi dei cittadini.

    A rendere il tutto ancora più edificante c’è un piccolo particolare.

    Il Comune non era abbandonato nel bosco previdenziale con una bussola rotta.

    Ha in essere un contratto con lo Studio Naldi, consulente esterno specializzato proprio nel supporto all’Ufficio Personale per le pratiche di sistemazione contributiva e previdenziale, oltre che nella formazione specialistica in materia di paghe e contributi.

    Nel marzo 2026 il contratto è stato prorogato per altri 11.520 euro, dopo un precedente affidamento dello stesso importo risalente al novembre 2024.

    Totale dei due incarichi richiamati negli atti: 23.040 euro.

    Naturalmente non possiamo attribuire tutti quei soldi alla pratica Luppi: il servizio riguarda l’intero Ufficio Personale.

    Possiamo però osservare che il Comune disponeva già di un consulente esterno pagato proprio per occuparsi di paghe, contributi e sistemazioni previdenziali.

    E infatti, quando la situazione dell’assessora è diventata troppo intricata, è stato chiesto proprio allo Studio Naldi di approfondirla.

    Risultato?

    La soluzione arriva soltanto nel luglio 2026, quando i sette mesi di aspettativa erano già terminati, con contributi INPS arretrati, soldi versati all’ente sbagliato da recuperare e una sanzione da pagare.

    Insomma, per capire chi dovesse versare cosa c’erano:

    l’Ufficio Personale,
    Inarcassa,
    l’INPS,
    l’assessora ingegnera
    e perfino il consulente esterno specializzato.

    Mancava soltanto qualcuno che se ne accorgesse in tempo.

    𝗦𝗶𝗮 𝗰𝗵𝗶𝗮𝗿𝗼: i contributi INPS durante l’aspettativa non sono un regalo alla Luppi. Sono un onere previsto per gli amministratori che lasciano temporaneamente il proprio lavoro per svolgere il mandato politico.

    Il capolavoro è tutto nel percorso.

    Prima il Comune paga Inarcassa al posto dell’assessora.

    Poi coinvolge il consulente previdenziale.

    Poi scopre che doveva versare all’INPS.

    Poi si riprende dall’assessora quanto anticipato alla Cassa professionale.

    E infine lascia ai cittadini la sanzione.

    𝗟’𝗮𝘀𝘀𝗲𝘀𝘀𝗼𝗿𝗮 𝗲̀ 𝗶𝗻𝗴𝗲𝗴𝗻𝗲𝗿𝗮.

    Il Comune ha persino un consulente specializzato in paghe e contributi.

    Eppure il progetto previdenziale è stato approvato dopo l’esecuzione, corretto con una variante e chiuso con una penale.

    A Mirandola il metodo ormai è collaudato:

    prima si paga, poi si consulta il tecnico, infine si scopre che il conto era sbagliato.

  • 𝐃𝐔𝐄 𝐅𝐑𝐀𝐓𝐄𝐋𝐋𝐈, 𝐃𝐔𝐄 𝐃𝐈𝐀𝐆𝐍𝐎𝐒𝐈

    L’articolo firmato da Righetti e Russo sembra il referto di due medici che hanno visitato lo stesso paziente senza parlarsi neppure davanti alla macchinetta del caffè.

    Comincia Righello Righetti: il tavolo sanitario nasce con una decisione già presa, il punto nascita è «definitivamente smantellato» e il doppio polo Carpi-Mirandola non sta in piedi. Tradotto: il paziente è morto, il funerale è fissato e il tavolo serve soltanto a scegliere i fiori.

    Poche righe dopo arriva Massimiliano Russo e cambia completamente quadro clinico. Si dice certo che la sindaca Budri saprà «trattare e ottenere il meglio», si dichiara felice del patto con Carpi, festeggia la conservazione del pronto soccorso, intravede «potenziali eccellenze» e spera nei 40 posti letto promessi.

    Il paziente che Righetti aveva appena dichiarato morto, per Russo gode dunque di promettenti prospettive cliniche.

    Mettetevi almeno d’accordo sulla prognosi.

    Per Righetti il tavolo è una messinscena perché la decisione fondamentale è già stata presa; per Russo è il luogo nel quale la Lety otterrà grandi risultati. Per Righetti il progetto Carpi-Mirandola non funziona; per Russo il patto con Carpi è motivo di soddisfazione. Per Righetti Mirandola viene smantellata; per Russo si prepara una stagione di eccellenze.

    Non è una linea politica: è il Santa Maria Bianca di Schrödinger. Contemporaneamente morto e in ottima salute, a seconda della colonna che si sta leggendo.

    Il sospetto è che i due parlino a pubblici diversi. Righello deve rassicurare gli elettori arrabbiati di Fratelli d’Italia: noi combattiamo, è tutta colpa di Regione e AUSL. Russo deve invece proteggere la sindaca sostenuta da Fratelli d’Italia: abbiate fiducia, la Budri sta trattando benissimo. Uno suona la sirena dell’allarme, l’altro distribuisce i dépliant della crociera.

    Così Fratelli d’Italia riesce a essere contemporaneamente maggioranza e opposizione, favorevole e contraria, soddisfatta e indignata. Se il tavolo porterà qualcosa, sarà merito loro. Se non porterà nulla, Righetti potrà dire di averlo sempre saputo. Una strategia infallibile: basta occupare nello stesso momento entrambi i lati della barricata.

    Poi c’è la meravigliosa questione delle promesse. Russo accusa il PD di avere fatto promesse mai mantenute e, due righe dopo, invita a «ben sperare» per altri 40 posti letto promessi. Evidentemente le promesse degli avversari sono menzogne, mentre quelle rivolte a Fratelli d’Italia sono già mezze inaugurazioni.

    Rimane il piccolo dettaglio del punto nascita. La sua riapertura era una delle principali battaglie elettorali di FdI. Il centrodestra governa Mirandola dal 2019 e oggi gli stessi Fratelli d’Italia lo dichiarano definitivamente smantellato. Una promessa finita talmente bene che adesso festeggiano perché almeno rimarrebbe il pronto soccorso.

    L’articolo si conclude con l’immancabile «vigileremo». Ottima idea.

    Comincino vigilando l’uno sull’altro: magari Righetti e Russo riusciranno almeno a scoprire quale dei due ha letto il documento sbagliato.

  • 𝐁𝐀𝐋𝐋𝐀 𝐒𝐔𝐈 𝐓𝐔𝐁𝐈

    Dal titolo della delibera sembra di entrare in un kolossal: Castello dei Pico, Teatro Nuovo ed ex-GIL, tutti convocati per la grande rinascita del centro storico.

    Poi si apre il documento e il film cambia completamente.

    Del Castello non si parla.
    Del Teatro non si parla.
    Dell’ex-GIL non si parla.

    I veri protagonisti sono acquedotto, fognature, gas e teleriscaldamento. Altro che Balla coi lupi: il Comune presenta Balla sui tubi, kolossal da 2 milioni e 540 mila euro, ambientato nel selvaggio sottosuolo di piazza Costituente, piazza Castello e piazza Marconi.

    L’intervento è probabilmente necessario e coordinare tutti gli scavi ha certamente senso. Però Castello, Teatro ed ex-GIL sembrano messi nel titolo come le grandi star sulla locandina: attirano il pubblico, ma nel film non compaiono.

    Il Comune partecipa con 1.230.735 euro, coperti dal contributo per la ricostruzione; AIMAG mette circa 1,067 milioni e AS Reti Gas poco più di 242 mila euro. AIMAG farà da stazione appaltante, gestirà gara, affidamento e direzione dei lavori, mentre il Comune conserverà il proprio RUP per controllare, approvare e rendicontare. Una sceneggiatura con parecchi protagonisti e qualche ruolo ancora da comprendere bene.

    I lavori dovrebbero durare otto mesi dalla consegna, anche se non sappiamo ancora quando avverrà questa consegna. Probabilmente verranno scelti soprattutto i mesi invernali, perché l’accordo raccomanda di non disturbare gli eventi già programmati e le attività commerciali durante la stagione primaverile ed estiva.

    Prima gli street food, le Notti Gialle e compagnia cantante. Poi, quando arriva il freddo, si potrà trasformare la piazza nella frontiera del Wyoming, tra scavi, ruspe, trincee e condotte.

    Del resto, come è risaputo, l’inverno è proprio il periodo ideale per scavare, posare tubazioni ed eseguire ripristini: pioggia, gelo e umidità sono da sempre i migliori collaboratori di ogni cantiere ben riuscito.

    Speriamo almeno che, finita la grande epopea sotterranea, la piazza venga rimessa a posto decentemente, senza avvallamenti, rattoppi creativi, pavimentazioni ballerine e tombini capaci di mettere alla prova le sospensioni.

    E speriamo soprattutto che gli alberi della piazza non subiscano danni durante scavi, passaggi dei mezzi e posa delle condotte. Perché i tubi si possono sostituire; gli alberi adulti, invece, non si rimontano con un raccordo e due fascette.

    Nel frattempo Castello, Teatro ed ex-GIL restano sullo sfondo, immobili e silenziosi.

    Ma sulla locandina fanno sempre la loro figura.

    Prossimamente nei cantieri del centro storico:
    𝐁𝐀𝐋𝐋𝐀 𝐒𝐔𝐈 𝐓𝐔𝐁𝐈.

  • 𝗟𝗔 𝗚𝗜𝗨𝗡𝗧𝗔 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗗𝗔𝗡𝗧𝗘: 𝗗𝗨𝗘 𝗦𝗘𝗗𝗜𝗘 𝗩𝗨𝗢𝗧𝗘, 𝗤𝗨𝗔𝗧𝗧𝗥𝗢 𝗦Ì 𝗘 𝗟𝗔 𝗟𝗘𝗧𝗬 𝗔 𝗠𝗜𝗧𝗥𝗔𝗚𝗟𝗜𝗘𝗧𝗧𝗔

    Il 17 luglio 2026 arriva in Giunta la 𝗩𝗮𝗿𝗶𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗻. 𝟮 della ex scuola 𝗗𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗔𝗹𝗶𝗴𝗵𝗶𝗲𝗿𝗶: altro giro, altra corsa, altri soldi, altri giorni, altro capitolo della telenovela amministrativa più sfiancante di Mirandola. La delibera approva infatti un aumento di € 225.397,93 oltre IVA e concede altri 15 giorni.

    Fin qui già male.

    Ma il capolavoro vero è la fotografia politica della seduta.

    La pratica riguarda in pieno 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗶 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗶 e 𝗶𝘀𝘁𝗿𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲.

    E infatti chi manca?

    𝗙𝗲𝗱𝗲𝗿𝗶𝗰𝗮 𝗟𝘂𝗽𝗽𝗶, assessora ai lavori pubblici.

    𝗠𝗮𝗿𝗶𝗻𝗮 𝗠𝗮𝗿𝗰𝗵𝗶, vicesindaca con delega all’istruzione.

    Cioè: quando si vota la variante del cantiere scolastico più disastrato e delicato della città, sono assenti proprio quella che dovrebbe seguire il cantiere e quella che dovrebbe seguire la scuola. Un tempismo da manuale. O meglio: da scaricabarile.

    Restano in quattro: 𝗟𝗲𝘁𝘆 𝗕𝘂𝗱𝗿𝗶, 𝗗𝗼𝗻𝗻𝗮𝗿𝘂𝗺𝗺𝗮, 𝗖𝗮𝗿𝗮𝗳𝗼𝗹𝗶 e 𝗦𝗲𝗰𝗰𝗵𝗶𝗮. Il verbale ci dice che la sindaca assume la presidenza della seduta. Non dice esplicitamente chi relazioni, ma a quel punto il sospetto è forte: tocca alla Lety caricarsi la pratica e partire in modalità 𝗹𝗲𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗮 𝗺𝗶𝘁𝗿𝗮𝗴𝗹𝗶𝗲𝘁𝘁𝗮.

    Ed è qui che la scena diventa poesia amministrativa.

    La Lety snocciola articoli, commi, lettere, richiami normativi, premesse, considerato che, preso atto che, richiamato che, dato atto che, come una stampante impazzita lanciata giù da una scalinata.

    Nel frattempo gli altri tre sembrano prigionieri di una seduta spiritica.

    𝗟’𝗮𝘀𝘀𝗲𝘀𝘀𝗼𝗿𝗹𝗲𝗳𝗼 𝘀𝗯𝗮𝗱𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮 𝘃𝗶𝘀𝘁𝗼𝘀𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲, ormai arreso alla terza scarica consecutiva di burocrazia in fuoco automatico.

    𝗖𝗮𝗿𝗮𝗳𝗼𝗹𝗶 ha l’espressione di chi è stato colpito da un flashbang in pieno volto e sta ancora cercando di ricordare in che Comune si trova.

    𝗟𝗮 𝗦𝗲𝗰𝗰𝗵𝗶𝗮 alza il braccio con l’automatismo rigido di chi non vota più, ma reagisce a uno stimolo condizionato.

    E così, frastornati dal ritmo di lettura della Lety, i quattro superstiti della seduta arrivano al momento decisivo già in stato semicomatoso.

    La sindaca non ha ancora finito il dispositivo che sembra già di sentire partire il riflesso collettivo:

    “𝗦𝗶̀.”

    Non un voto meditato.

    Non una discussione politica.

    Non una presa di responsabilità.

    Solo un sì preventivo, meccanico, quasi liberatorio, pronunciato da assessori ormai ridotti a passeggeri trascinati lungo il binario della delibera.

    Naturalmente questa è satira. Quello che invece è documentato è già abbastanza comico da solo: la variante n. 2 della Dante viene approvata con due sedie vuote e con l’assenza politicamente clamorosa delle due assessore più competenti per materia.

    Insomma, sulla scuola più travagliata di Mirandola la maggioranza riesce nell’impresa di approvare una nuova variante senza la responsabile dei lavori pubblici e senza la delegata all’istruzione.

    𝗟𝗮 𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗻𝗰𝗮.
    𝗜 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗶 𝘀𝗹𝗶𝘁𝘁𝗮𝗻𝗼.
    𝗜 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗶 𝘀𝗮𝗹𝗴𝗼𝗻𝗼.
    𝗟𝗲 𝗮𝘀𝘀𝗲𝘀𝘀𝗼𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗲𝘁𝗲𝗻𝘁𝗶 𝘀𝗰𝗼𝗺𝗽𝗮𝗶𝗼𝗻𝗼.

    Ma in compenso il 𝗻𝘂𝗺𝗲𝗿𝗼 𝗹𝗲𝗴𝗮𝗹𝗲 c’era.

    E a Mirandola, ormai, pare basti quello.

  • 𝗗𝗔𝗡𝗧𝗘: 𝗟𝗔 𝗣𝗥𝗜𝗠𝗔 𝗩𝗔𝗥𝗜𝗔𝗡𝗧𝗘 𝗙𝗨 𝗨𝗡𝗔 𝗧𝗥𝗘𝗚𝗨𝗔. 𝗟𝗔 𝗦𝗘𝗖𝗢𝗡𝗗𝗔 È 𝗨𝗡𝗔 𝗗𝗜𝗖𝗛𝗜𝗔𝗥𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗗𝗜 𝗚𝗨𝗘𝗥𝗥𝗔

    Prima dei parapetti, degli ascensori e dei pannelli fotovoltaici, la seconda variante della scuola Dante Alighieri racconta una notizia molto più grave:

    tra Comune, Direzione lavori e impresa è ormai guerra aperta.

    Una guerra combattuta dentro un intervento il cui quadro economico complessivo è arrivato a 7.961.358 euro, quasi 584 mila euro in più rispetto ai 7.377.471 euro del progetto approvato nel 2023. Il solo contratto dei lavori è invece salito da 5.004.680 a 6.212.845 euro netti: oltre 1,2 milioni in più, pari al 24,14%.

    Ma il dato più interessante è nascosto nel quadro comparativo della variante n. 2.

    Per arrivare all’aumento finale non sono state semplicemente aggiunte nuove opere. Sono state inserite variazioni positive per 943.887 euro lordi, mentre contemporaneamente sono state eliminate o ridotte lavorazioni per ben 672.051 euro lordi.

    Il saldo è quindi di 274.281 euro lordi, che dopo il ribasso contrattuale diventano circa 225.398 euro netti in più.

    Tradotto:

    per aumentare il contratto di 225 mila euro hanno prima rimescolato lavorazioni per oltre un milione e mezzo, togliendone 672 mila e aggiungendone 944 mila.

    E tra le cose finite nella colonna “in meno” non ci sono soltanto mattonelle e ritocchi estetici: spariscono apparati di rete, access point, switch, ausili per i bagni accessibili, ottimizzatori del fotovoltaico e altre dotazioni che potrebbero dover essere ricomprate con futuri affidamenti.

    Insomma, la scuola costa di più, ma alcune cose necessarie costano così tanto che sono state prudentemente tolte dal conto attuale e forse presentate al contribuente nel conto successivo.

    La crisi con Point Costruzioni, però, era iniziata molto prima.

    Nel maggio 2025 l’impresa aveva già iscritto riserve per 1.454.597 euro. Il Comune coinvolgeva il Collegio consultivo tecnico e scriveva apertamente che un futuro contenzioso avrebbe potuto mettere in pericolo tempi e finanziamenti PNRR.

    Con la variante n. 1 Point firmò, ma confermando tutte le riserve.

    Una tregua armata:

    «Lavoriamo, ma il conto resta aperto».

    Con la variante n. 2 salta anche la tregua.

    L’impresa firma con motivato dissenso e contesta la ricostruzione del Comune: prezzi, tempi, motivazioni e completezza degli elaborati.

    Il Comune parla di circostanze impreviste.

    Point risponde, in sostanza: carenze progettuali, misure errate e mancato coordinamento.

    Per capire meglio il clima, ci colleghiamo con il nostro inviato speciale dal fronte Dante.


    🎤 INVIATO: «Siamo sotto una violenta pioggia di PEC. Cosa succede alle finestre del secondo piano?»

    🏗️ IMPRESA IMMAGINARIA: «Dopo demolizioni e nuovi massetti si accorgono che alcuni davanzali sono più bassi dei cento centimetri richiesti.»

    🎤 INVIATO: «Soluzione?»

    🏗️ IMPRESA: «Nuovi parapetti metallici. Altri 4.791 euro più IVA

    🎤 INVIATO: «Un fatto imprevedibile?»

    🏗️ IMPRESA: «Assolutamente. Evidentemente durante il cantiere le finestre si sono abbassate da sole. Misurare prima la distanza tra il futuro pavimento e il davanzale sarebbe stato un atto di chiaroveggenza.»

    🎤 INVIATO: «E gli ascensori?»

    🏗️ IMPRESA: «Alla seconda variante si scopre che i due vani ascensore devono essere ventilati fino alla copertura.»

    🎤 INVIATO: «Prima erano progettati in apnea?»

    🏗️ IMPRESA: «Probabilmente. Ora servono canne di ventilazione, griglie, attraversamenti del sottotetto, demolizioni e ripristini della copertura.»

    🎤 INVIATO: «Costo della bombola d’ossigeno?»

    🏗️ IMPRESA: «Altri 9.281 euro più IVA

    🎤 INVIATO: «Ma non c’era già stata una variante su impianti, ventilazione e compartimentazioni antincendio?»

    🏗️ IMPRESA: «Sì. Evidentemente durante la variante n. 1 gli ascensori riuscivano ancora a trattenere il fiato.»


    Fine del collegamento.

    Questa non è più una normale discussione di cantiere.

    È un fascicolo nel quale tutti stanno preparando la propria difesa:

    il Comune trasforma i problemi in circostanze imprevedibili;
    la Direzione lavori prova a giustificare le modifiche;
    l’impresa risponde che molte di quelle modifiche nascono da un progetto incompleto.

    Prima le riserve.

    Poi la firma con riserva.

    Adesso il motivato dissenso.

    La prossima tappa rischia di chiamarsi semplicemente:

    CONTENZIOSO

    Nel frattempo il quadro economico sfiora gli otto milioni, vengono cancellate lavorazioni per 672 mila euro, le finestre cambiano altezza, gli ascensori scoprono l’esistenza dell’aria e il progetto esecutivo viene completato direttamente in cantiere.

    Alla Dante non stanno costruendo soltanto una scuola.

    Stanno costruendo, variante dopo variante, anche la futura causa.

    L’intervista è immaginaria e satirica. Importi, lavorazioni e contestazioni richiamano gli atti ufficiali della variante n. 2.

  • 𝗟𝗔 𝗖𝗢𝗡𝗩𝗘𝗡𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗘𝗩𝗘𝗡𝗧𝗨𝗔𝗟𝗘

    A Mirandola hanno inventato una nuova disciplina sportiva: la ginnastica amministrativa senza palestra.

    Nella convenzione con la Provincia per gli anni scolastici 2026/2027 e 2027/2028, la maggioranza inserisce solennemente anche la palestra Ondina Valla — per chi non la conoscesse con il suo nome ufficiale, la palestra delle ex scuole medie Montanari — accanto al Simoncelli e alla Weisz.

    Tre impianti nel titolo.

    Peccato che uno dei tre sia chiuso, inagibile, senza lavori in corso, senza finanziamento per ricostruirlo e senza una data credibile di riapertura.

    Ma scrivendolo dentro una delibera, evidentemente, sperano che torni agibile per suggestione.

    𝗜𝗟 𝗖𝗔𝗣𝗢𝗟𝗔𝗩𝗢𝗥𝗢 𝗜𝗡 𝗕𝗥𝗘𝗩𝗘

    Nel 2022 questa maggioranza consegna una palestra utilizzabile a un cantiere da 436.500 euro, che avrebbe dovuto concludersi in appena 80 giorni.

    Dopo poco più di un mese i lavori vengono sospesi.

    Poi, invece di mettere in sicurezza l’edificio e riprendere rapidamente il cantiere, lo lasciano abbandonato per anni.

    Ed è durante questo abbandono che si producono e si aggravano infiltrazioni, problemi alla copertura e ai pluviali e danni al parquet.

    Dunque non sono stati i danni successivi a fermare il cantiere: è stato il cantiere fermo e abbandonato a contribuire a danneggiare ulteriormente la palestra.

    Alla fine il vecchio contratto viene chiuso con un recesso. Il nuovo progetto prevede demolizione e ricostruzione per oltre tre milioni di euro, ma non è finanziato.

    Risultato: hanno preso una palestra funzionante e l’hanno trasformata in un edificio inutilizzabile.

    E adesso hanno persino la faccia di inserirla in una convenzione scolastica.

    La delibera ammette candidamente che la Valla «non è attualmente utilizzabile» e che potrà essere concessa soltanto dopo la conclusione dei lavori e il rilascio delle certificazioni di idoneità, agibilità e piena funzionalità.

    𝗤𝗨𝗔𝗟𝗜 𝗟𝗔𝗩𝗢𝗥𝗜?

    Il vecchio appalto è finito.

    Il nuovo non è finanziato.

    Non esiste un cantiere.

    Non esiste un cronoprogramma.

    Non esiste una data di riapertura.

    Però esiste già la tariffa: 17,50 euro più IVA all’ora.

    Una precisione meravigliosa.

    Non sanno quando la palestra tornerà a esistere, ma sanno già quanto faranno pagare per usarla.

    È come stampare il listino di un albergo demolito: camera matrimoniale 80 euro, pernottamento subordinato alla ricostruzione dell’edificio.

    E il bilancio rende la farsa ancora più evidente:

    80.000 euro di entrate previste per il Simoncelli.

    60.000 euro per la Weisz.

    Zero euro per la Ondina Valla.

    Nemmeno loro credono alla palestra che hanno messo nel titolo.

    Eppure in Consiglio comunale la pratica viene liquidata come una cosa «classica», «abbastanza standard». Nessuna spiegazione sul disastro del cantiere. Nessuna data. Nessun imbarazzo. Nessuna vergogna.

    Hanno chiuso una palestra funzionante.

    L’hanno lasciata deteriorare dentro un cantiere abbandonato.

    Hanno chiuso il contratto senza completare l’opera.

    Non hanno i soldi per ricostruirla.

    E ora ne usano il nome per gonfiare l’oggetto di una convenzione.

    Questa non è programmazione.

    È occultamento del cadavere amministrativo dentro una delibera.

    La palestra delle ex scuole medie Montanari è chiusa nella realtà, inutilizzabile dagli studenti, dalle società sportive e dalla popolazione, e priva di una prospettiva concreta di riapertura.

    Ma sulla carta, signori, ha già una tariffa oraria.

    La palestra non c’è più.

    La faccia tosta, invece, è perfettamente agibile.

    fonti: https://ficodellamirandola.noblogs.org/2026/05/13/ondina-valla-o-palestra-delle-ex-scuole-montanari-loperazione-e-andata-benissimo-ma-il-paziente-e-morto-due-volte/