
C’è una determina, la n. 341 del 22 aprile 2026, che a guardarla di sfuggita sembrerebbe quasi una faccenda minuta, una di quelle pratiche tecniche che passano senza fare rumore: si tratta di sostituire una scheda inverter del gruppo master che serve il lato sud-ovest del piano terra del Municipio di via Giolitti, per un importo di 1.690 euro più IVA. E invece, come spesso succede quando ci si mette a leggere davvero le carte, dentro questa piccola riparazione c’è infilata una storia molto più interessante, perché racconta in miniatura un intero modo di amministrare la manutenzione: prima si riduce la spesa destinata a prevenire i guasti, poi ci si stupisce se i guasti arrivano, poi si scopre che il piccolo fondo per le emergenze è già finito, e infine si torna alla buona vecchia determina fuori programma, come se tutto questo fosse il frutto del destino e non una conseguenza quasi matematica.
Per capire il punto bisogna tradurre il burocratese della convenzione SIE4, che nella determina compare con quelle due siglette da iniziati, ISC e IEX, che sembrano uscite da un manuale per sacerdoti dell’impiantistica. La prima, ISC, è la quota destinata alla manutenzione ordinaria, cioè a tutto quello che dovrebbe servire a tenere in piedi gli impianti prima che collassino: controlli, interventi programmati, sostituzioni prevedibili, piccole riparazioni, insomma la normale cura di ciò che esiste. La seconda, IEX, è invece il fondo per gli interventi straordinari e imprevedibili, quelli da usare quando qualcosa si rompe davvero e non rientra nella fisiologia del canone ordinario. Detto in modo meno liturgico, ISC è la prevenzione, IEX è il pronto soccorso. E già qui uno capirebbe che le due voci non sono intercambiabili, perché se tagli la prevenzione, prima o poi il pronto soccorso si riempie.
Ed è precisamente qui che la determina diventa gustosa. Il Comune ricorda infatti che nella proposta iniziale della convenzione la quota per manutenzione ordinaria era pari a 116.294,32 euro sull’intero periodo contrattuale, ma che poi, a seguito della revisione del PTE e dell’inserimento di un’ulteriore riqualificazione, quella quota è stata ridotta a 52.907,38 euro complessivi. Tradotto dal linguaggio dell’atto, vuol dire che la manutenzione ordinaria è stata sostanzialmente dimezzata, sacrificata in parte per finanziare altre operazioni di riqualificazione. E qui nasce la domanda che in una città normale dovrebbe sorgere spontanea prima ancora di staccare i coriandoli per l’ennesima “efficienza energetica”: se io taglio brutalmente la manutenzione ordinaria, cioè quella che serve a evitare che le cose si rompano, non sto forse preparando il terreno a una maggiore spesa per manutenzioni straordinarie? Perché il principio è banale, quasi offensivo nella sua semplicità: meno manutenzione ordinaria significa meno prevenzione, meno prevenzione significa più probabilità di guasti, più guasti significano più straordinario. Non siamo davanti a un mistero mariano, siamo davanti alla meccanica elementare delle cose.
Poi arriva la parte più comica, che in realtà sarebbe tragica se non fossimo ormai allenati. La quota IEX, cioè il famoso fondo per gli imprevisti, è fissata in 12.000 euro IVA inclusa per tutto il periodo 2024-2030, e per il solo anno 2026 la fetta disponibile è di appena 2.000 euro. Avete letto bene: duemila euro. Non per un appartamentino di campagna con due split e una caldaia stanca, ma per una galassia di immobili comunali che nella determina vengono elencati uno dietro l’altro con una generosità quasi letteraria: municipio, scuole dell’infanzia, primarie, secondarie, palestre, polizia locale, uffici vari, centro civici, archivio comunale, magazzini, sedi associative, case e contenitori sparsi sul territorio. È l’elenco di un patrimonio vasto e disseminato, non di una dépendance. E a tutto questo universo di impianti termici, elettrici e di climatizzazione si decide di assegnare, per gli imprevisti dell’anno, la vertiginosa cifra di 2.000 euro.
Facciamo pure i signori e teniamoci bassi. Gli immobili citati nella determina sono grossomodo una trentina. Questo significa che il fondo straordinario 2026 vale, in media, circa 50 euro per edificio all’anno. Cinquanta euro. Cioè una cifra che non basta neppure per far uscire il tecnico a guardarti male il macchinario prima di dirti che bisogna cambiare un pezzo. E infatti il miracolo si compie puntualmente: la stessa determina afferma senza vergogna che la quota IEX per il 2026 “si è esaurita con precedenti interventi di manutenzione straordinaria”. Siamo ad aprile e il plafond per gli imprevisti è già morto. Non ferito, non in sofferenza: esaurito. Finito. Dissolto nel nulla con la rapidità con cui evaporano i fondi quando li si costruisce a misura di barzelletta.
E allora ecco la magia amministrativa. L’intervento sulla scheda inverter, che per sua stessa natura viene descritto come manutenzione non ricompresa nel canone ordinario e non rientrante nella quota ISC del 2026, non viene imputato all’IEX perché l’IEX non c’è più; viene quindi pagato con un autonomo impegno di spesa sul capitolo della manutenzione straordinaria fabbricati. Formalmente tutto regolare, per carità. Nessuno sta falsando i numeri, nessuno scrive che il fondo basta quando non basta. Però il film resta magnifico nella sua nudità: si taglia l’ordinario, si costruisce un fondo straordinario ridicolo, lo si consuma in pochi mesi e poi si ricomincia a spendere fuori dal plafond. La convenzione che avrebbe dovuto razionalizzare la manutenzione finisce così per convivere con una serie di affidamenti ulteriori, perché la realtà degli impianti, a differenza delle slide e delle tabelle, non si lascia convincere dalle sigle.
Come se non bastasse, la vicenda è resa ancora più deliziosa dal fattore tempo. L’offerta di Veolia è datata 14 gennaio 2026, viene protocollata dal Comune il 22 gennaio, ma la determina arriva soltanto il 22 aprile. Tre mesi tondi, durante i quali il problema era evidentemente noto, l’offerta era sul tavolo e intanto il tempo passava. Il preventivo, inoltre, specifica che le condizioni di mercato consentono di stabilizzare i prezzi per non più di 30 giorni lavorativi, mentre l’installazione viene promessa entro 7 giorni lavorativi dal ricevimento della determina di approvazione. Cioè: il Comune si prende circa tre mesi per affidare un intervento che il fornitore, una volta ricevuto il via libera, dichiara eseguibile in una settimana, e lo fa utilizzando un’offerta la cui validità dichiarata era di molto inferiore al tempo che l’amministrazione ha impiegato per decidere. È una di quelle piccole sinfonie burocratiche in cui la lentezza non migliora la sostanza, la rende soltanto più surreale.
Il punto vero, insomma, non è la singola scheda inverter. Il punto vero è che dentro questa determina si vede un modello di gestione che somiglia parecchio a una profezia che si autoavvera. Prima si assottiglia la manutenzione ordinaria, che è la sola cosa noiosa ma seria, quella che non si vede, non fa inaugurazioni, non produce rendering, non regala grandi narrazioni, ma serve a evitare che gli impianti vadano a pezzi. Poi si mette da parte per gli imprevisti una cifra che, rapportata al numero di immobili e impianti serviti, ha qualcosa di quasi umoristico. Poi naturalmente gli imprevisti arrivano, perché gli impianti fanno gli impianti e non i comparse in conferenza stampa. Poi il fondo si esaurisce subito. E infine si torna alla spesa extra, all’atto singolo, al rattoppo pagato a parte. La domanda, quindi, non è se il dimezzamento dell’ISC produca più straordinario: la domanda è quanto ancora si voglia far finta di non vedere che una manutenzione ordinaria impoverita tende quasi inevitabilmente a generare più guasti, più emergenze e più determine.
In fondo è la vecchia lezione che l’amministrazione moderna continua ostinatamente a non imparare: la prevenzione costa sempre troppo fino al giorno in cui arriva il conto della riparazione. E a Mirandola, a quanto pare, quel conto non arriva mai in silenzio: arriva protocollato, firmato digitalmente e, di solito, con qualche mese di comodo ritardo.
In ultima cosa se dei dipendenti hanno avuti disagi dovuti al riscaldamento difettoso da gennaio ad ora… chissenefrega
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