Categoria: Mirandola

Ida Wells

  • Ogni albero conta

    (ma qualcuno continua a contarli male)

    A Mirandola sta accadendo una cosa curiosa.

    Il Comune ha deciso di piantare nuovi alberi.

    Una notizia che, dopo la stagione delle motoseghe di Via Piave e Viale Gramsci, è stata accolta con una certa prudenza dalla popolazione.

    Non entusiasmo.
    Prudenza.

    Perché a Mirandola gli alberi hanno ormai sviluppato una forma di esistenza particolare:

    prima vengono abbattuti,
    poi discussi,
    poi ripiantati,
    poi ridiscussi.


    Il mistero delle due pianificazioni

    I documenti raccontano una storia interessante.

    Da una parte c’è il progetto della Ciclovia del Sole, gestito dalla Provincia.

    Dall’altra il Comune che avvia un appalto per nuove piantumazioni.

    Due interventi distinti.
    Due pianificazioni parallele, che come ci hanno insegnato alle medie non si incontrano mai.
    Due uffici che, apparentemente, hanno scoperto l’esistenza reciproca con lo stesso stupore con cui gli esploratori medievali scoprivano nuove rotte commerciali.

    Il dialogo tra i due livelli istituzionali sembra infatti essere iniziato solo dopo la grande ondata emotiva seguita agli abbattimenti di Via Piave e Viale Gramsci.

    Tradotto:

    prima si sega,
    poi si parla.

    Una procedura amministrativa molto efficiente, figlia di una politica che non fa quello deve fare: coordinare e supervisionare, possibilmente prima che la frittata venga fatta.


    Via Piave: il viale botanico sperimentale

    Il caso di Via Piave merita un capitolo a parte.

    Se il piano verrà realizzato come indicato nei documenti, il viale rischia di diventare una sorta di esperimento agronomico a cielo aperto.

    La situazione prevista è questa:

    da un lato del viale continueranno a vivere le robinie superstiti.

    Dall’altro lato arriveranno i carpini previsti dal progetto della ciclovia.

    E qua e là compariranno anche qualche leccio previsto dall’appalto comunale.

    Tre specie diverse nello stesso viale.

    Una soluzione sicuramente interessante per un orto botanico.

    Un po’ meno per un viale urbano, dove normalmente si tende ad avere una specie dominante, in modo da garantire:

    • coerenza paesaggistica
    • crescita uniforme
    • gestione agronomica più semplice.

    Ma Mirandola non è una città qualsiasi.

    Mirandola è una città che sperimenta.


    Piazza Costituente e Via Pico: quando i numeri non tornano

    Unaltro problema emerge però nel centro storico.

    Il Fico ha fatto una cosa estremamente radicale.

    Ha contato gli alberi.

    Sul listone risultano mancanti cinque piante:

    • una davanti a Casa Focherini
    • una poco dopo Busuoli
    • una quasi di fronte al Teatro
    • due nella zona più vicina al Municipio

    Totale:

    cinque alberi mancanti.

    Peccato che nel frattempo la realtà urbana abbia seguito un’altra strada.

    Tre delle aiuole che ospitavano questi alberi sono state cancellate.

    Una è stata portata a raso e riempita di ghiaia. (azione che sembra propedeudica ad una asfaltatura)

    Le altre due sono state ricoperte con la pietra della pavimentazione.

    Un intervento urbanistico molto efficace.

    Prima sparisce l’albero.

    Poi sparisce l’aiuola.

    Infine sparisce anche il ricordo che lì dovesse esserci qualcosa di vivo.


    Via Pico: il conto continua

    In Via Pico la situazione è più lineare.

    Le piante mancanti sono almeno due:

    • una vicino al civico 54
    • una davanti alla ex Locanda dei Pico

    Facendo la somma delle due strade il risultato sarebbe semplice:

    sette alberi mancanti.

    Se però si guardano gli spazi che non sono stati nel frattempo pietrificati o ghiaiati, i posti realmente disponibili fra il Listone e via Pico sembrano essere circa quattro.

    Ed è qui che arriva la magia amministrativa.


    Il misterioso numero sei

    Nel capitolato comunale le nuove piantumazioni previste per Piazza Costituente e Via Pico sono:

    sei alberi.

    Un numero affascinante.

    Perché:

    • non coincide con gli alberi mancanti storici (7)
    • non coincide nemmeno con gli spazi superstiti (circa 4).

    È un numero intermedio.

    Una via di mezzo tra memoria urbana e fantasia progettuale.

    Probabilmente il risultato di un’antica disciplina amministrativa molto diffusa nelle pianificazioni pubbliche:

    il ‘ndo cojo cojo.


    La variante di ottobre della Provincia

    C’è però un dettaglio tecnico che merita attenzione.

    Le ripiantumazioni previste lungo il tracciato della ciclovia non fanno parte del progetto originario.

    Arrivano infatti da una perizia di variante approvata nell’ottobre 2025 dalla Provincia di Modena, quando i lavori erano già in corso e, soprattutto, quando a Mirandola il rumore delle motoseghe aveva iniziato a produrre un effetto collaterale imprevisto:
    i cittadini che protestano.

    A quel punto è accaduto uno dei fenomeni più affascinanti della pubblica amministrazione.

    Gli alberi, improvvisamente, sono tornati a essere un tema.

    Le criticità emerse durante i lavori, unite alle osservazioni – diciamo così – piuttosto energiche arrivate dal territorio, hanno portato alla revisione del progetto.

    Nel caso di Mirandola la variante introduce alcune modifiche significative:

    • riduzione degli abbattimenti di alberature previsti inizialmente
    • previsione di nuove piantumazioni compensative decisamente più corpose rispetto al progetto originario.

    In altre parole: dopo lo scalpore delle proteste, qualcuno ha iniziato a chiedersi se forse, ma proprio forse, si potesse fare qualche aggiustamento.

    In particolare la variante prevede:

    • 35 platani resistenti al cancro colorato su Viale Gramsci
    • 38 carpini lungo Via Piave.

    Queste piantumazioni fanno quindi parte della variante di progetto, arrivata dopo il piccolo terremoto civico delle proteste.


    Cronologia delle motoseghe

    Per capire davvero cosa è successo basta mettere in fila i fatti.

    1. Progetto della ciclovia
      con abbattimenti di alberature lungo Via Piave e Viale Gramsci.
    2. Avvio dei lavori e abbattimenti
      che generano una forte reazione pubblica.
    3. Sopralluoghi e richieste dei Comuni
      che portano alla revisione del progetto,( tenuti nascosti alla popolazione ed ai comitati).
    4. Variante provinciale di ottobre 2025
      con nuove piantumazioni (idem come sopra).
    5. Appalto comunale per le nuove alberature
      che introduce ulteriori piantumazioni sul territorio, ma che non sembra tener conto della evoluzione della situazione ovverosia dei recentissimi cambiamenti avvenuti su le aiuole del listone e della modifica del progetto della provincia su via Piave

    Una sequenza molto istruttiva.

    Prima si sega.
    Poi si discute.
    Poi si corregge (male) il progetto.

    Perché tutto ciò?
    a causa di dipendenti cattivi?
    o per mancanza di coordinamenti sia esterno che interno?


    Il vero nodo: gli uffici che non si parlano

    Tutto questo porta alla domanda più importante.

    Prima Mirandola non ha parlato con la provincia e si è trovata a gestire abbattimenti e reazioni pubbliche.

    Dopodiché all’interno del comune esistono due funzioni che dovrebbero lavorare insieme:

    • Lavori Pubblici
    • Verde Urbano

    Formalmente il verde urbano è parte dello stesso settore.

    Nella pratica, a volte sembra una creatura che vive su un altro pianeta.

    Il risultato sono situazioni come queste:

    • alberi abbattuti prima di verificare se si potevano salvare
    • aiuole eliminate senza aggiornare i progetti di ripiantumazione
    • viali progettati con tre specie diverse senza una logica complessiva.

    Non serve un miracolo amministrativo per evitarlo.

    Basterebbe una cosa molto semplice.

    Far parlare tra loro gli uffici prima di accendere la motosega, o la stampante.
    E chi dovrebbe farlo?
    L’assessore, il sindaco oppure Thor?


    Una piccola vittoria

    Eppure, nonostante tutto, qualcosa è cambiato.

    Fino a pochi anni fa gli alberi venivano abbattuti senza che nessuno se ne accorgesse.

    Oggi invece:

    • si contano
    • si discutono
    • si pretendono ripiantumazioni.

    Il piano attuale è certamente sgangherato.

    Ma esiste.

    E se esiste è anche perché negli ultimi mesi qualcuno ha iniziato a ripetere con una certa ostinazione una frase molto semplice.

    Una frase che sembra aver iniziato a filtrare anche negli uffici comunali.

    La frase è questa:

    ogni albero conta.

    Anche quando qualcuno continua a contarli male.


    Fonti

    Provincia di Modena – Determinazione n. 2139 del 02/10/2025
    “Ciclovia del Sole Verona–Firenze – tronchi 7 e 9 – approvazione modifica contrattuale e nuovo quadro economico”.

    Comune di Mirandola – Determinazione n. 144 del 24/02/2026
    Affidamento prestazione per nuove piantumazioni di specie arboree sul territorio comunale.

    Comune di Mirandola – Foglio Patti e Condizioni
    Servizio di piantumazione di specie arboree anno 2026.

  • 🐌 NASCE “LA LUMACA”

    (Asilo Nido Comunale – Specializzazione in ritardo strutturale)

    La Giunta lo ha chiamato “La Chiocciola”.

    Simbolo di protezione.
    Simbolo di lentezza consapevole.
    Simbolo di crescita rispettosa dei tempi.

    Una poesia.

    Peccato che la lentezza non sia un valore educativo.
    Sia una modus operandi.


    🎀 La favola ufficiale

    PNRR.
    Missione 4.
    Next Generation EU.
    Innovazione.
    Transizione verde.
    Futuro dei bambini.

    Poi apri le determine.

    E scopri che il futuro arriva… con calma.


    🔥 2024 – Fa caldo. Scoperta rivoluzionaria.

    In pieno cantiere compare una perizia di variante.

    Motivo?
    Serve l’impianto di raffrescamento.
    Serve rivedere la cucina.
    Serve sistemare impianti elettrici.

    • 80.776 euro oltre IVA.

    Traduzione: il nido era stato progettato senza prevedere adeguatamente che a luglio, in Emilia, si suda.

    La chiocciola suda.
    Il contribuente paga.


    🍽 2025 – La cucina esiste? Più o meno.

    Ad agosto 2025 si decide di comprare la cucina: 63.000 euro.

    Poi si affida un supporto al RUP per progettare arredi: 22.710 euro.

    Poi si scopre che il limite dell’1% non lo consente.
    E si annulla tutto in autotutela.

    Prima si fa.
    Poi si controlla la norma.
    Poi si finge rigore.

    La lumaca non è lenta.
    È distratta, e lascia una scia di bava.


    🧱 Luglio 2025 – “I lavori sono finiti”

    14 luglio 2025: fine lavori.

    Applausi.

    Dicembre 2025:
    “Opere di finitura esterna non previste in appalto”.

    Non previste.

    Parcheggi da rifare.
    Marciapiede cucina da allargare.
    Frangisole da aggiungere.
    Recinzione da sistemare.
    Fermaporte da montare.

    30.011 euro + IVA.

    I lavori erano finiti.
    Ma non erano finiti.

    È un concetto quantistico di cantiere.


    🎭 La responsabilità politica

    E qui arriva il punto.

    La Lety oggi fa la Sindaca.
    I lavori pubblici li ha seguiti anche prima.
    Non è una comparsa piovuta ieri.

    La narrazione è sempre la stessa:

    • “Abbiamo intercettato fondi.”
    • “Abbiamo rispettato le milestone.”
    • “Abbiamo portato servizi.”

    La realtà è più semplice:

    • Si progetta a metà.
    • Si integra dopo.
    • Si varia in corsa.
    • Si annulla quando qualcuno legge meglio.
    • Si aggiunge a fine lavori ciò che mancava fin dall’inizio.

    Non è lentezza educativa.
    È assenza di visione tecnica.


    🐌 La spirale vera

    La spirale non e quella del guscio chiocciola,
    non è neanche quella architettonica.
    È amministrativa.

    Gira su se stessa.
    Non avanza.

    E ogni giro lascia una scia:
    variante, integrazione, finitura, annullamento.

    Altro che “ambiente a misura di bambino”.

    Qui siamo a misura di rattoppo.


    🎯 Il punto finale

    “La Chiocciola” è il nome ufficiale.
    “La Lumaca” è la diagnosi.

    Perché quando un’opera pubblica PNRR:

    • scopre il raffrescamento in corso d’opera
    • affida e poi annulla per errore di impostazione
    • finisce i lavori e poi scopre che mancano pezzi

    non siamo davanti a una poesia pedagogica.

    Siamo davanti a un’amministrazione che corre solo nei comunicati stampa.

    Riuscirà ad aprire per l’anno scolastico 2026/2027?

    📚 Per chi ama i simboli (e i documenti)

    “La Chiocciola” è un nome ufficiale.
    “La Lumaca” è una sintesi tecnica.

    Le carte sono pubbliche, protocollate e firmate:

    • Deliberazione di Giunta n. 30 del 20/02/2026 – approvazione della denominazione del nuovo asilo nido “La Chiocciola”
    • Determinazione n. 932 del 04/11/2024 – Perizia di Variante n.1 con aumento lavori di € 80.776,13 oltre IVA
    • Determinazione n. 658 del 05/08/2025 – fornitura cucina attrezzata, base € 63.000
    • Determinazione n. 695 del 08/08/2025 – affidamento supporto RUP per arredi (€ 22.710,51)
    • Determinazione n. 804 del 12/09/2025 – annullamento in autotutela per superamento limite 1%
    • Determinazione n. 1297 del 30/12/2025 – opere di finitura esterna successive alla fine lavori
  • Il sopralluogo botanico

    Dopo il piano straordinario di manutenzione stradale sono arrivati i primi visitatori.

    Non per il casellino.
    Non per il museo.
    Per la striscie.

    Si inginocchiano, osservano, fotografano.
    Pensano sia un esperimento di integrazione tra natura e infrastruttura urbana.

    In effetti lo è.
    Solo che non è voluto.


    La segnaletica ecologica

    Qui la vernice non copre l’erba.
    La certifica.

    Perché per arrivare a verniciare sopra una pianta bisogna superare vari livelli amministrativi:

    • qualcuno esegue il lavoro
    • qualcuno dovrebbe guardarlo
    • qualcuno dovrebbe dire “no, rifai”

    Il terzo passaggio a Mirandola è diventato facoltativo.

    Non per filosofia zen.
    Per agenda piena.


    L’ufficio tecnico quantistico

    L’ufficio tecnico oggi funziona secondo il principio di indeterminazione:

    il tecnico o è in ufficio a firmare le carte
    o è fuori a vedere i lavori

    Le due cose contemporaneamente non sono più possibili.

    E siccome le determine vanno firmate davvero,
    i sopralluoghi diventano teorici.

    La strada viene controllata tramite l’immaginazione.


    Il ciclo della manutenzione moderna

    Una volta funzionava così:

    lavoro → controllo → pagamento

    Oggi:

    lavoro → pagamento → eventuale scoperta pubblica

    Il cittadino diventa il collaudatore gratuito.
    La vegetazione il verbale.


    Perché succede

    Non è l’operaio pigro.
    Non è l’impresa furba.

    È matematica:
    troppi interventi, troppo poco personale.

    Quindi si controlla dove capita.
    E dove non capita nascono capolavori.

    La striscia con l’erba non è un errore.
    È un opera d’arte senza una firma.



    Conclusione

    Quella non è una segnaletica fatta male.

    È una segnaletica non vista.

    La differenza è importante:
    la prima è colpa di qualcuno,
    la seconda è conseguenza di un sistema che non riesce più a stare dietro a se stesso.

    E quando l’amministrazione non riesce a controllare il territorio,
    il territorio controlla l’amministrazione.

    Infatti cresce.

    P.S. tecnico (per i romantici della vernice):
    prima si pulisce la superficie, poi si rimuove la vegetazione, poi — se serve — si ripristina l’asfalto ammalorato, solo dopo si traccia la segnaletica.
    Funziona esattamente come tinteggiare casa: se dipingi sopra muffa e intonaco che cade, non hai imbiancato il muro, hai solo colorato il problema.

    Qui abbiamo saltato direttamente alla fase decorativa.

  • Quinta proroga in cinque mesi

    La Determinazione n.142 del 24 febbraio non comunica la fine dei lavori del Municipio.
    Comunica che il Municipio esiste ancora.

    È infatti la quinta proroga del cantiere in cinque mesi

    E ormai il meccanismo è talmente regolare che la domanda non è più quando riapre,
    ma quando esce il prossimo episodio.

    Nuova data ufficiale: 15 marzo.

    Che non significa “finiremo il 15 marzo”.
    Significa: arrivederci a metà marzo per sapere perché non abbiamo finito.


    Il cantiere seriale

    Un tempo i cantieri avevano tre fasi:
    progetto → lavori → inaugurazione.

    Il Municipio ne ha sviluppata una quarta:
    progetto → lavori → proroga → stagione successiva.

    La determina non sposta la fine lavori.
    Mantiene viva la narrazione.

    Funziona così:

    • si fissa una data
    • la data dura circa un mese
    • la realtà la supera
    • nasce una nuova data

    Il cronoprogramma non è più una linea temporale.
    È un calendario da parete.


    Riassunto delle puntate precedenti

    Per chi si fosse perso le stagioni passate, ecco il riepilogo ufficiale:

    • fine lavori → 15 ottobre 2025 (Determina n.711/2025)
    • fine lavori → 30 novembre 2025 (Determina n.969/2025)
    • fine lavori → 31 dicembre 2025 (Determina n.1196/2025)
    • fine lavori → 15 febbraio 2026 (Determina n.14/2026)
    • fine lavori → 15 marzo 2026 (Determina n.142/2026)

    Cinque mesi, cinque finali annunciati, cinque speranze mal riposte.
    È il primo edificio storico restaurato a episodi.


    La frase più onesta del documento

    Nel testo compare la motivazione tipica dei lavori pubblici:
    circostanze impreviste e imprevedibili, a cui con un piccolo accenno di perfidia aggiungerei anche, ricorrenti.

    Che dopo cinque volte consecutive diventa una categoria filosofica:
    non l’imprevisto, ma la normalità.

    Poi arriva il passaggio più sincero:
    verrà rideterminato il cronoprogramma finanziario.

    Cioè: non sappiamo quando finirà il cantiere,
    ma aggiorneremo i conti quando lo scopriremo.

    La contabilità non accompagna più i lavori.
    Li insegue.


    Lo spoiler della Lety

    Durante il consiglio comunale arriva anche l’anticipazione ufficiale da parte della Lety:

    prima di maggio il municipio non sarà agibile, almeno per i consigli comunali.

    A quel punto la scadenza del 15 marzo cambia significato.

    Non è la fine dei lavori.
    È il trailer della prossima proroga.

    Le determine sono mensili.
    Gli spoiler istituzionali settimanali.


    La trasformazione finale

    All’inizio era un restauro post-sisma.
    Poi un intervento complesso.
    Poi un cantiere difficile.

    Ora è una serie.

    Ogni mese:
    nuova data
    nuova speranza
    nuova proroga

    Il pubblico non aspetta più l’inaugurazione.
    Aspetta la prossima puntata.


    Toto-proroga 🎯

    A questo punto apriamo il pronostico:

    • 15 aprile — episodio pasquale
    • 30 aprile — puntata speciale ponte
    • 15 maggio — finale di stagione?
    • giugno — rinnovo automatico

    Se la matematica continua a funzionare come finora,
    Mirandola potrebbe riuscire nell’adattamento amministrativo più fedele della storia locale:

    c’è chi prometteva 7 kg in 7 giorni

    noi possiamo offrire

    7 proroghe in 7 mesi.

  • IL MANIFESTO CHE ARRIVA DAL FUTURO

    Compaiono i manifesti ministeriali per la convocazione della Commissione Elettorale:
    nomina degli scrutatori per il referendum del 22-23 marzo.

    Fin qui tutto regolare: carta intestata, linguaggio notarile, spazi vuoti come da tradizione ministeriale.

    Poi però qualcuno, con spirito creativo degno di un futurista in vena di farsi due risate, decide di compilarli.

    Ed ecco il capolavoro amministrativo:

    la Commissione è convocata il 25 marzo alle ore 18

    Cioè due giorni dopo la fine delle votazioni.

    Ma non è finita.

    Il manifesto è datato 23 marzo.

    Ovvero il giorno dopo il referendum.


    LA DEMOCRAZIA RETROATTIVA

    Per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana,
    Mirandola sperimenta il voto a posteriori.

    Funziona così:

    1. prima si vota
    2. poi si nominano gli scrutatori
    3. infine si pubblica l’avviso

    Il tutto nel rispetto della nuova disciplina quantistica della pubblica amministrazione:
    la burocrazia retrocausale.

    Gli storici parleranno di “sistema amministrativo a flusso inverso”:
    la causa segue l’effetto, ma con determina allegata.

    Nel frattempo, secondo alcune interpretazioni particolarmente allarmate,
    il Fico venuto dal futuro continua la sua opera contro il sistema democratico, probabilmente responsabile anche della rotazione dell’orologio, delle pieghe dello spazio-tempo e — a questo punto — pure delle ferie dell’ufficio protocollo.


    INDAGINI IN CORSO

    La Polizia Locale, allarmata dalle anomalie temporali, starebbe già investigando.

    Secondo fonti non confermate, un autovelox di San Giacomo Roncole avrebbe immortalato:

    una DeLorean DMC-12
    lanciata a 88 miglia orarie

    direzione: Ufficio Elettorale.

    L’ipotesi investigativa è chiara:
    qualcunoi venuto dal futuro, dal presente oppure dal passato si diverte a far figuracce alla amministrazione.


    CONCLUSIONI

    Da oggi Mirandola non è più solo nella pianura padana.

    È anche nel futuro.
    E forse nel passato.

    Dipende da che determina si apre.
    O meglio: dipende solo dall’osservatore, nel più classico stile Schrödingeriano.

    Nel dubbio, quando vedete un manifesto comunale,
    non chiedetevi se è corretto.

    Chiedetevi in che epoca siete.

  • Il pantano dell’ex Centro Anziani

    L’ex centro anziani autogestito chiude nel 2017.

    Non per un improvviso cataclisma, ma per la classica morte amministrativa lenta: anni di piccole irregolarità sommate con cura, gestione sempre più distratta ed episodi via via meno difendibili. Sipario.

    Poi resta il guscio.

    Vuoto, ma solo sulla carta.

    Si tentano un paio di aste per la vendita.

    Vanno deserte.

    I costruttori leggono le carte, stimano costi e incognite, e applicano la più antica delle politiche edilizie: il passo indietro prudente.

    Passano gli anni.

    Sette, otto, nove.

    Nel frattempo succede esattamente ciò che succede ovunque, da sempre: il vuoto non rimane vuoto. Viene occupato dal tempo prima ancora che dalle persone. Intonaci che cedono, serramenti che spariscono, rifiuti che si accumulano, finestre rotte.

    E qui entra in scena la famosa teoria delle finestre rotte: quando un luogo appare abbandonato, comunica che non appartiene più a nessuno. E allora ogni comportamento diventa possibile, perché l’ordine non è più percepito come esistente.

    Di solito questa teoria si usa per giustificare interventi repressivi rapidi.

    Qui invece abbiamo fatto l’esperimento opposto: nove anni di incubazione controllata del degrado.

    Alla fine dentro ci si stabiliscono due disperati. Non un’organizzazione criminale, non un racket: due persone dentro un edificio fatiscente, senza utenze, in mezzo a ciò che l’abbandono aveva già prodotto.

    A quel punto l’apparato si attiva:

    unità cinofila, sgombero, DASPO urbani, ordine ristabilito.

    Applausi social, cuoricini blu.

    Il degrado è stato ufficialmente rimosso… dall’unica parte ancora viva del problema.

    Perché il punto non è lo sgombero — inevitabile prima o poi — ma la dinamica che lo ha reso inevitabile.

    La teoria delle finestre rotte dice che il degrado genera altro degrado.

    Qui la prima finestra rotta non è stata il gesto di qualcuno: è stata la scelta di lasciare un immobile pubblico marcire per quasi un decennio.

    Ed è questo l’aspetto più notevole:

    non il cittadino che approfitta dell’abbandono, ma l’ente che lo produce.

    Il Comune, di fatto, diventa il promotore originario della dinamica che poi reprime.

    Prima crea il vuoto urbano.

    Poi interviene per ristabilire l’ordine nel vuoto che ha creato.

    E quindi la domanda finale non è morale ma amministrativa:

    se tieni un edificio abbandonato per lustri, senza funzione, senza progetto e senza presidio…

    stai combattendo il degrado

    o lo stai coltivando in attesa che qualcuno lo abiti?

  • 💘 MIRANDOLA IN LOVE

    💘 MIRANDOLA IN LOVE

    (e l’amore per la comunicazione… pagata due volte, ma senza sapere come)

    C’è una cosa che a Mirandola non manca mai:
    l’amore.

    L’amore per gli eventi,
    l’amore per le conferenze stampa,
    l’amore per i post sui social,
    e soprattutto l’amore per la comunicazione… esternalizzata.

    Per San Valentino 2026 arriva puntuale Mirandola in Love, sesta edizione: musica itinerante, grafica social, pianificazione Facebook e Instagram, gestione SIAE, amministrazione, cuoricini e sax romantico.
    Costo: 2.050 euro + IVA, affidamento diretto, tutto regolare.

    Fin qui, formalmente, nulla da dire.

    Se non fosse che il Comune di Mirandola è già dotato di un ufficio comunicazione corposo.
    Non simbolico.
    Non minimalista.
    Corposo.
    Ben tre addetti.

    E non solo corposo.
    Anche costoso.

    Perché tre addetti alla comunicazione non sono un hobby domenicale: sono stipendi, contributi, progressioni, costo fisso strutturale che ogni anno pesa sul bilancio comunale.

    E allora il Fico, ingenuo come un innamorato al primo appuntamento, si chiede:

    👉 Ma se abbiamo un ufficio comunicazione interno, numeroso e costoso… perché paghiamo ancora comunicazione e grafica all’esterno?

    La determina non lo spiega.
    Non dice che l’ufficio è sovraccarico.
    Non dice che mancano competenze.
    Non dice che il servizio esterno è inscindibile dalla musica.
    Non dice nulla.

    Semplicemente: si compra.

    Ma c’è di più.

    Nel provvedimento non viene mai specificato:

    • quanto della spesa sia destinato alla musica,
    • quanto alla comunicazione,
    • quanto alla grafica,
    • quanto alla pianificazione social.

    Un importo unico, a forfait, che rende impossibile capire:

    • se stiamo pagando soprattutto artisti,
    • oppure soprattutto post,
    • oppure un po’ di tutto, ma senza saperlo.

    E quando si parla di comunicazione, il vuoto diventa ancora più evidente.

    Non viene indicato:

    • un target da raggiungere,
    • un pubblico di riferimento,
    • un obiettivo minimo di diffusione,
    • un numero atteso di post,
    • di visualizzazioni,
    • di reazioni,
    • di interazioni.

    Niente KPI.
    Niente metriche.
    Niente risultati attesi.

    Si compra “comunicazione”, ma senza sapere cosa dovrebbe produrre.

    Così succede una cosa curiosa:

    • il Comune paga tre persone per comunicare;
    • e poi paga altri per comunicare lo stesso evento;
    • senza nemmeno chiarire chi fa cosa e con quali obiettivi.

    Un amore a tre, anzi a cinque, che però viene fatturato.

    Attenzione: nessuno mette in discussione la manifestazione, né i musicisti, né l’atmosfera romantica.
    Il problema non è San Valentino.
    Il problema è l’organizzazione.

    Perché se anche eventi semplici di promozione territoriale devono essere affidati all’esterno,
    se la comunicazione interna non viene usata,
    se quella esterna non viene misurata,

    allora viene spontanea un’altra domanda, ancora più scomoda:

    👉 L’ufficio comunicazione comunale del Comune di Mirandola… a cosa serve esattamente?

    Perché se serve solo per l’ordinario,
    e per lo straordinario si paga sempre qualcun altro,
    allora non è integrazione:
    è duplicazione.

    E guarda caso, proprio di duplicazioni ci dicono sempre che non ce ne possiamo più permettere.

    Mirandola in Love, sì.
    Ma il Comune sembra soprattutto innamorato dell’idea di pagare due volte la stessa cosa.


    📎 FONTI

    • Determinazione n. 81 del 04/02/2026 – Comune di Mirandola
      “Realizzazione della 6ª edizione di Mirandola in Love – anno 2026”
    • Allegato A – Preventivo DWB s.r.l. (importo complessivo € 2.050,00 + IVA)
    • Bilancio di previsione 2026–2028 e PEG – capitolo “Interventi per organizzazione manifestazioni varie”