
Ci sono i cittadini comuni, che quando il telefono non prende si avvicinano alla finestra, escono dall’edificio o richiamano più tardi.
𝗘 𝗽𝗼𝗶 𝗰𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗶 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗶.
Per loro una sola tacca sul cellulare non è un piccolo disagio: è un’emergenza istituzionale da risolvere immediatamente con i soldi degli altri.
Con la determina n. 739 del 5 agosto 2026, il Comune ha affidato l’installazione di due sistemi per amplificare il segnale cellulare nel rinnovato Palazzo Municipale: due amplificatori a sei bande, due antenne Yagi esterne, quattro antenne interne e relativi cavi.
𝗖𝗼𝘀𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗶 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶: 𝟭𝟯.𝟭𝟭𝟴,𝟲𝟲 𝗲𝘂𝗿𝗼.
𝗧𝗮𝗰𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗲𝘀𝗶𝗱𝗲𝗿𝗮𝘁𝗲 𝗱𝗮𝗹 𝗣𝗮𝗹𝗮𝘇𝘇𝗼: 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗲.
Perché il cittadino può anche arrangiarsi, ma chi governa non può certo correre il rischio di perdere una telefonata, una notifica o magari l’occasione per una foto da pubblicare sui social.
𝗡𝗲𝗹 𝗣𝗮𝗹𝗮𝘇𝘇𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗼𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗹’𝘂𝗹𝘁𝗶𝗺𝗮 𝘁𝗮𝗰𝗰𝗮 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗮 𝘂𝗻 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗮𝗰𝗾𝘂𝗶𝘀𝗶𝘁𝗼. Naturalmente a carico di chi sta fuori.
L’affidamento è diretto allo stesso operatore già scelto per tre recenti incarichi, con deroga al principio di rotazione.
Del resto, se il numero è già salvato nella rubrica comunale, perché disturbarsi a cercarne un altro?
L’offerta complessiva è stata di 15.473 euro più IVA, esattamente quanto posto a base della trattativa.
𝗥𝗶𝗯𝗮𝘀𝘀𝗼: 𝘇𝗲𝗿𝗼.
Il segnale era debole. Il prezzo, invece, è arrivato pieno e senza interferenze.
Eppure, a quanto ci risulta, il Municipio dispone già di un’ottima connessione Wi-Fi.
Esiste inoltre il 𝗪𝗶-𝗙𝗶 𝗖𝗮𝗹𝗹𝗶𝗻𝗴, una tecnologia standard, robusta e collaudata che permette di telefonare normalmente attraverso il Wi-Fi anche quando il segnale cellulare è completamente assente.
Non funziona su qualsiasi vecchio telefono o SIM, ma è disponibile su un’ampia gamma di smartphone recenti. Almeno sui cellulari di servizio, acquistati e configurati dal Comune, sarebbe stato logico verificarne l’utilizzo.
𝗠𝗮 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗽𝗿𝗲𝗺𝗲𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝘁𝗮𝘀𝘁𝗼 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗶𝗺𝗽𝗼𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶, 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗶 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗽𝗮𝗴𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗻𝘁𝗲𝗻𝗻𝗲, 𝗮𝗺𝗽𝗹𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗲 𝗶𝗻𝘀𝘁𝗮𝗹𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲?
Nella determina non troviamo confronti con alternative meno costose, misurazioni delle aree scoperte, indicazione degli operatori interessati, obiettivi minimi di copertura o modalità di collaudo.
La diagnosi politica è semplice:
𝗶𝗹 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝘂𝗻𝗮 𝘁𝗮𝗰𝗰𝗮 𝘀𝗶 𝗮𝗿𝗿𝗮𝗻𝗴𝗶𝗮.
𝗜𝗹 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝘂𝗻𝗮 𝘁𝗮𝗰𝗰𝗮 𝗳𝗮 𝘂𝗻 𝗮𝗳𝗳𝗶𝗱𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼.
Naturalmente la Giunta potrà nascondersi dietro la firma del responsabile tecnico. Ma quando si spendono soldi pubblici per garantire il campo dentro il Palazzo, mentre altri interventi vengono rinviati, le priorità diventano inevitabilmente politiche.
E infatti arriviamo al nido Chiocciola.
Nella stessa trattativa era previsto anche il ponte radio per collegare il nido alla rete comunale: 5.758,40 euro IVA compresa.
Dopo aver preparato il capitolato e ricevuto l’offerta, il Comune si è accorto che installarlo avrebbe potuto richiedere forature o modifiche all’edificio nuovo, mettendone a rischio certificazioni e garanzie.
𝗣𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗰𝗵𝗶𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗲𝗻𝘁𝗶𝘃𝗼.
𝗣𝗼𝗶 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗹’𝗮𝘀𝗶𝗹𝗼 𝗮𝘃𝗲𝘃𝗮 𝗱𝗲𝗶 𝗺𝘂𝗿𝗶.
Risultato: collegamento rinviato.
In Municipio il segnale deve essere pieno, perfetto e pagato dalla collettività.
Al nido, invece, Internet può aspettare.
Del resto, non è che ai bambini serva la connessione per telefonare durante il riposino.
𝗘 𝘀𝗼𝗽𝗿𝗮𝘁𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗶 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝘃𝗼𝘁𝗮𝗻𝗼.
Le educatrici, gli uffici e i servizi della struttura forse avrebbero qualche utilità da una connessione stabile. Ma evidentemente la loro reperibilità vale meno di quella di chi sta nel Palazzo.
𝗧𝘂𝘁𝘁𝗲 𝗹𝗲 𝘁𝗮𝗰𝗰𝗵𝗲 𝗮 𝗰𝗵𝗶 𝗴𝗼𝘃𝗲𝗿𝗻𝗮.
𝗔𝗹 𝗻𝗶𝗱𝗼 𝗯𝗮𝘀𝘁𝗮 𝗶𝗹 𝘀𝗶𝗺𝗯𝗼𝗹𝗼 «𝗰𝗼𝗻𝗻𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗻 𝗰𝗼𝗿𝘀𝗼».
𝗡𝗼𝗻 𝗰’𝗲̀ 𝗰𝗮𝗺𝗽𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗚𝗶𝘂𝗻𝘁𝗮.
𝗜𝗹 𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗹𝗼 𝗽𝗮𝗴𝗵𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗻𝗼𝗶. 𝗜𝗹 𝗯𝘂𝗼𝗻 𝘀𝗲𝗻𝘀𝗼, 𝗶𝗻𝘃𝗲𝗰𝗲, 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗶𝗿𝗿𝗮𝗴𝗴𝗶𝘂𝗻𝗴𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲.
📎 Fonti: determina n. 739/2026, offerta MePA n. 6476360 e relativo capitolato.










