Categoria: scuola

Ida Wells

  • 📵 𝗡𝗢𝗡 𝗖’𝗘̀ 𝗖𝗔𝗠𝗣𝗢 𝗣𝗘𝗥 𝗟𝗔 𝗚𝗜𝗨𝗡𝗧𝗔

    Ci sono i cittadini comuni, che quando il telefono non prende si avvicinano alla finestra, escono dall’edificio o richiamano più tardi.

    𝗘 𝗽𝗼𝗶 𝗰𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗶 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗶.

    Per loro una sola tacca sul cellulare non è un piccolo disagio: è un’emergenza istituzionale da risolvere immediatamente con i soldi degli altri.

    Con la determina n. 739 del 5 agosto 2026, il Comune ha affidato l’installazione di due sistemi per amplificare il segnale cellulare nel rinnovato Palazzo Municipale: due amplificatori a sei bande, due antenne Yagi esterne, quattro antenne interne e relativi cavi.

    𝗖𝗼𝘀𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗶 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶: 𝟭𝟯.𝟭𝟭𝟴,𝟲𝟲 𝗲𝘂𝗿𝗼.

    𝗧𝗮𝗰𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗲𝘀𝗶𝗱𝗲𝗿𝗮𝘁𝗲 𝗱𝗮𝗹 𝗣𝗮𝗹𝗮𝘇𝘇𝗼: 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗲.

    Perché il cittadino può anche arrangiarsi, ma chi governa non può certo correre il rischio di perdere una telefonata, una notifica o magari l’occasione per una foto da pubblicare sui social.

    𝗡𝗲𝗹 𝗣𝗮𝗹𝗮𝘇𝘇𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗼𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗹’𝘂𝗹𝘁𝗶𝗺𝗮 𝘁𝗮𝗰𝗰𝗮 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗮 𝘂𝗻 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗮𝗰𝗾𝘂𝗶𝘀𝗶𝘁𝗼. Naturalmente a carico di chi sta fuori.

    L’affidamento è diretto allo stesso operatore già scelto per tre recenti incarichi, con deroga al principio di rotazione.

    Del resto, se il numero è già salvato nella rubrica comunale, perché disturbarsi a cercarne un altro?

    L’offerta complessiva è stata di 15.473 euro più IVA, esattamente quanto posto a base della trattativa.

    𝗥𝗶𝗯𝗮𝘀𝘀𝗼: 𝘇𝗲𝗿𝗼.

    Il segnale era debole. Il prezzo, invece, è arrivato pieno e senza interferenze.

    Eppure, a quanto ci risulta, il Municipio dispone già di un’ottima connessione Wi-Fi.

    Esiste inoltre il 𝗪𝗶-𝗙𝗶 𝗖𝗮𝗹𝗹𝗶𝗻𝗴, una tecnologia standard, robusta e collaudata che permette di telefonare normalmente attraverso il Wi-Fi anche quando il segnale cellulare è completamente assente.

    Non funziona su qualsiasi vecchio telefono o SIM, ma è disponibile su un’ampia gamma di smartphone recenti. Almeno sui cellulari di servizio, acquistati e configurati dal Comune, sarebbe stato logico verificarne l’utilizzo.

    𝗠𝗮 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗽𝗿𝗲𝗺𝗲𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝘁𝗮𝘀𝘁𝗼 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗶𝗺𝗽𝗼𝘀𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶, 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗶 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗽𝗮𝗴𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗻𝘁𝗲𝗻𝗻𝗲, 𝗮𝗺𝗽𝗹𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗲 𝗶𝗻𝘀𝘁𝗮𝗹𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲?

    Nella determina non troviamo confronti con alternative meno costose, misurazioni delle aree scoperte, indicazione degli operatori interessati, obiettivi minimi di copertura o modalità di collaudo.

    La diagnosi politica è semplice:

    𝗶𝗹 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝘂𝗻𝗮 𝘁𝗮𝗰𝗰𝗮 𝘀𝗶 𝗮𝗿𝗿𝗮𝗻𝗴𝗶𝗮.

    𝗜𝗹 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝘂𝗻𝗮 𝘁𝗮𝗰𝗰𝗮 𝗳𝗮 𝘂𝗻 𝗮𝗳𝗳𝗶𝗱𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼.

    Naturalmente la Giunta potrà nascondersi dietro la firma del responsabile tecnico. Ma quando si spendono soldi pubblici per garantire il campo dentro il Palazzo, mentre altri interventi vengono rinviati, le priorità diventano inevitabilmente politiche.

    E infatti arriviamo al nido Chiocciola.

    Nella stessa trattativa era previsto anche il ponte radio per collegare il nido alla rete comunale: 5.758,40 euro IVA compresa.

    Dopo aver preparato il capitolato e ricevuto l’offerta, il Comune si è accorto che installarlo avrebbe potuto richiedere forature o modifiche all’edificio nuovo, mettendone a rischio certificazioni e garanzie.

    𝗣𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗰𝗵𝗶𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗲𝗻𝘁𝗶𝘃𝗼.

    𝗣𝗼𝗶 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗹’𝗮𝘀𝗶𝗹𝗼 𝗮𝘃𝗲𝘃𝗮 𝗱𝗲𝗶 𝗺𝘂𝗿𝗶.

    Risultato: collegamento rinviato.

    In Municipio il segnale deve essere pieno, perfetto e pagato dalla collettività.

    Al nido, invece, Internet può aspettare.

    Del resto, non è che ai bambini serva la connessione per telefonare durante il riposino.

    𝗘 𝘀𝗼𝗽𝗿𝗮𝘁𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗶 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝘃𝗼𝘁𝗮𝗻𝗼.

    Le educatrici, gli uffici e i servizi della struttura forse avrebbero qualche utilità da una connessione stabile. Ma evidentemente la loro reperibilità vale meno di quella di chi sta nel Palazzo.

    𝗧𝘂𝘁𝘁𝗲 𝗹𝗲 𝘁𝗮𝗰𝗰𝗵𝗲 𝗮 𝗰𝗵𝗶 𝗴𝗼𝘃𝗲𝗿𝗻𝗮.

    𝗔𝗹 𝗻𝗶𝗱𝗼 𝗯𝗮𝘀𝘁𝗮 𝗶𝗹 𝘀𝗶𝗺𝗯𝗼𝗹𝗼 «𝗰𝗼𝗻𝗻𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗻 𝗰𝗼𝗿𝘀𝗼».

    𝗡𝗼𝗻 𝗰’𝗲̀ 𝗰𝗮𝗺𝗽𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗚𝗶𝘂𝗻𝘁𝗮.

    𝗜𝗹 𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗹𝗼 𝗽𝗮𝗴𝗵𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗻𝗼𝗶. 𝗜𝗹 𝗯𝘂𝗼𝗻 𝘀𝗲𝗻𝘀𝗼, 𝗶𝗻𝘃𝗲𝗰𝗲, 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗶𝗿𝗿𝗮𝗴𝗴𝗶𝘂𝗻𝗴𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲.

    📎 Fonti: determina n. 739/2026, offerta MePA n. 6476360 e relativo capitolato.

  • 𝗟𝗔 𝗥𝗘𝗖𝗜𝗡𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗗𝗘𝗟 𝗡𝗨𝗢𝗩𝗢 𝗔𝗦𝗜𝗟𝗢 𝗘̀ 𝗗𝗜𝗩𝗘𝗡𝗧𝗔𝗧𝗔 𝗨𝗡𝗔 𝗩𝗘𝗟𝗔?

    Nove giorni dopo aver impegnato 1.061,40 euro per mettere in sicurezza e ripristinare la recinzione del nuovo nido “La Chiocciola”, il Comune torna alla cassa.

    Altri 1.586 euro per rinforzare «ulteriormente» la struttura portante con traverse ancorate mediante plinti di cemento, così da renderla più resistente anche in caso di forte vento.

    Totale delle due determine: 2.647,40 euro. Il tutto prima ancora dell’inaugurazione.

    Il progetto originario prevedeva una normale recinzione in rete metallica, completa di pali, saette e fili di tensione. Una rete forata che, da sola, oppone una resistenza relativamente limitata al vento.

    Poi il Comune ha deciso di eliminare le collinette del giardino, progettate anche per schermare i bambini dagli sguardi esterni. Per recuperare quella funzione è stato aggiunto un lungo telo frangivista sulla recinzione.

    Ed ecco la domanda:

    𝗔𝗣𝗣𝗟𝗜𝗖𝗔𝗡𝗗𝗢 𝗨𝗡 𝗧𝗘𝗟𝗢 𝗔 𝗨𝗡𝗔 𝗥𝗘𝗧𝗘 𝗤𝗨𝗔𝗦𝗜 𝗧𝗥𝗔𝗦𝗣𝗔𝗥𝗘𝗡𝗧𝗘 𝗔𝗟 𝗩𝗘𝗡𝗧𝗢, 𝗡𝗢𝗡 𝗦𝗜 𝗘̀ 𝗙𝗢𝗥𝗦𝗘 𝗧𝗥𝗔𝗦𝗙𝗢𝗥𝗠𝗔𝗧𝗔 𝗟𝗔 𝗥𝗘𝗖𝗜𝗡𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗜𝗡 𝗨𝗡𝗔 𝗚𝗥𝗔𝗡𝗗𝗘 𝗩𝗘𝗟𝗔?

    Prima della posa qualcuno ha verificato che pali, saette e ancoraggi fossero dimensionati anche per sostenere questa nuova pressione del vento? Oppure il telo è stato montato e soltanto dopo ci si è accorti che la recinzione rischiava di salpare?

    La sequenza, vista da fuori, è notevole:

    𝗣𝗥𝗜𝗠𝗔 𝗦𝗜 𝗦𝗕𝗔𝗡𝗖𝗔𝗡𝗢 𝗟𝗘 𝗖𝗢𝗟𝗟𝗜𝗡𝗘𝗧𝗧𝗘.
    𝗣𝗢𝗜 𝗦𝗜 𝗔𝗚𝗚𝗜𝗨𝗡𝗚𝗘 𝗜𝗟 𝗧𝗘𝗟𝗢 𝗙𝗥𝗔𝗡𝗚𝗜𝗩𝗜𝗦𝗧𝗔.
    𝗣𝗢𝗜 𝗦𝗜 𝗠𝗘𝗧𝗧𝗘 𝗜𝗡 𝗦𝗜𝗖𝗨𝗥𝗘𝗭𝗭𝗔 𝗟𝗔 𝗥𝗘𝗖𝗜𝗡𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘.
    𝗡𝗢𝗩𝗘 𝗚𝗜𝗢𝗥𝗡𝗜 𝗗𝗢𝗣𝗢 𝗟𝗔 𝗦𝗜 𝗥𝗜𝗡𝗙𝗢𝗥𝗭𝗔 𝗖𝗢𝗡 𝗜𝗟 𝗖𝗘𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢.

    Nella stessa determina compare anche una pacciamatura con telo e pietrisco, dichiarata espressamente «inizialmente non prevista», proprio vicino alla zona servizi e all’ingresso pedonale.

    Anche qui la domanda è inevitabile:

    𝗜𝗟 𝗣𝗥𝗔𝗧𝗢 𝗡𝗢𝗡 𝗛𝗔 𝗔𝗧𝗧𝗘𝗖𝗖𝗛𝗜𝗧𝗢?

    Il pietrisco serve davvero per una nuova esigenza funzionale oppure per coprire in fretta terra nuda, erbacce e zone senza vegetazione, così da presentare un cortile ordinato nelle fotografie dell’inaugurazione?

    𝗟’𝗘𝗥𝗕𝗔 𝗡𝗢𝗡 𝗡𝗔𝗦𝗖𝗘? 𝗦𝗜 𝗖𝗢𝗣𝗥𝗘 𝗖𝗢𝗡 𝗜𝗟 𝗣𝗜𝗘𝗧𝗥𝗜𝗦𝗖𝗢.
    𝗟𝗔 𝗥𝗘𝗖𝗜𝗡𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗣𝗥𝗘𝗡𝗗𝗘 𝗜𝗟 𝗩𝗢𝗟𝗢? 𝗦𝗜 𝗕𝗟𝗢𝗖𝗖𝗔 𝗖𝗢𝗡 𝗜𝗟 𝗖𝗘𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢.

    L’importante è che, quando arriverà il momento di tagliare il nastro, la fotografia venga bene.

    Nota anche questa volta il preventivo non è stato pubblicato:

  • 🥪 𝗟𝗔 𝗖𝗛𝗜𝗢𝗖𝗖𝗜𝗢𝗟𝗔 𝗘 𝗟𝗔 𝗧𝗔𝗥𝗧𝗜𝗡𝗔 𝗙𝗔𝗡𝗧𝗔𝗦𝗠𝗔

    Per inaugurare il nuovo asilo nido “La Chiocciola”, il Comune di Mirandola ha ordinato un catering da 880 euro, IVA compresa.

    La determina è lunga cinque pagine. Cinque pagine per riuscire nell’impresa amministrativa più raffinata dell’anno: spiegare tutto tranne che cosa verrà comprato.

    Sappiamo chi incasserà: CIRFOOD.
    Sappiamo quanto: 880 euro.
    Sappiamo il CIG.

    Non sappiamo invece:

    🔸 quanti saranno gli invitati;
    🔸 quale sarà il menù;
    🔸 quante saranno le porzioni;
    🔸 se ci sarà personale di servizio;
    🔸 se saranno comprese attrezzature e stoviglie;
    🔸 come sia stata valutata la congruità del prezzo.

    Insomma, conosciamo perfettamente il conto, ma il buffet resta coperto dal segreto di Stato culinario.

    Con 50 partecipanti costerebbe 17,60 euro a testa. Con 100, 8,80 euro. Con 150, 5,87 euro.

    Ma senza numero degli invitati, quantità e menù, potrebbe trattarsi di caviale e champagne oppure di quattro pizzette scongelate e una bottiglia di spuma. Il cittadino deve avere fede.

    L’affidamento diretto, sia chiaro, è perfettamente possibile. Non serviva una gara internazionale per scegliere la marca dei salatini. Serviva però scrivere perché il prezzo fosse ritenuto congruo e che cosa comprendesse.

    In compenso, la determina abbonda di riferimenti al vecchio Codice degli appalti del 2016 e alle relative linee guida ANAC, nonostante quella disciplina sia stata abrogata nel 2023.

    𝗜𝗹 𝗺𝗲𝗻𝘂̀ 𝗲̀ 𝗶𝗻𝘃𝗶𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲, 𝗺𝗮 𝗹’𝗮𝗿𝗰𝗵𝗲𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗮 𝗴𝗶𝘂𝗿𝗶𝗱𝗶𝗰𝗮 𝗲̀ 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗶𝘁𝗮 𝗶𝗻 𝗮𝗯𝗯𝗼𝗻𝗱𝗮𝗻𝘇𝗮.

    La ciliegina — ammesso che sia compresa nel buffet — arriva dalla contabilità.

    Gli 880 euro vengono caricati sul capitolo “Materiale per attività nidi”, dopo aver spostato risorse da “Mensa nidi – appalto cucine interne”.

    Evidentemente la tartina inaugurale è diventata materiale educativo. Forse fa parte del nuovo metodo Montessori: il bambino osserva l’adulto che mangia e sviluppa l’autonomia.

    A questo punto la domanda sorge spontanea:

    👶 𝗔𝗶 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝘃𝗶𝘃𝗿𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗶𝗹 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗼 𝗮𝘀𝗶𝗹𝗼 𝘃𝗲𝗿𝗿𝗮̀ 𝗱𝗲𝘀𝘁𝗶𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝗼 𝘂𝗻𝗮 𝘁𝗮𝗿𝘁𝗶𝗻𝗮?

    Oppure avranno soltanto l’onore di prestare il nome al capitolo di bilancio dal quale viene pagato il rinfresco degli invitati?

    Nella determina non compare neppure un riferimento ai criteri ambientali previsti per il catering degli eventi pubblici: prodotti utilizzati, stoviglie riutilizzabili, riduzione degli imballaggi e gestione degli avanzi. Forse sono contenuti nel preventivo. Quello che i cittadini, naturalmente, non possono leggere.

    Non stiamo dicendo che 880 euro siano necessariamente troppi. Stiamo dicendo una cosa perfino più semplice: da questa determina è impossibile stabilirlo.

    Il Comune pubblichi il preventivo completo, il numero degli invitati, il menù, le quantità e la motivazione della scelta contabile.

    Perché cinque pagine di burocrazia non sono trasparenza.

    Sono soltanto una tovaglia molto lunga stesa sopra ciò che manca.

    🌳 𝗙𝗶𝗰𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗠𝗶𝗿𝗮𝗻𝗱𝗼𝗹𝗮

  • 𝗟𝗔 𝗚𝗜𝗨𝗡𝗧𝗔 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗗𝗔𝗡𝗧𝗘: 𝗗𝗨𝗘 𝗦𝗘𝗗𝗜𝗘 𝗩𝗨𝗢𝗧𝗘, 𝗤𝗨𝗔𝗧𝗧𝗥𝗢 𝗦Ì 𝗘 𝗟𝗔 𝗟𝗘𝗧𝗬 𝗔 𝗠𝗜𝗧𝗥𝗔𝗚𝗟𝗜𝗘𝗧𝗧𝗔

    Il 17 luglio 2026 arriva in Giunta la 𝗩𝗮𝗿𝗶𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗻. 𝟮 della ex scuola 𝗗𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗔𝗹𝗶𝗴𝗵𝗶𝗲𝗿𝗶: altro giro, altra corsa, altri soldi, altri giorni, altro capitolo della telenovela amministrativa più sfiancante di Mirandola. La delibera approva infatti un aumento di € 225.397,93 oltre IVA e concede altri 15 giorni.

    Fin qui già male.

    Ma il capolavoro vero è la fotografia politica della seduta.

    La pratica riguarda in pieno 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗶 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗶 e 𝗶𝘀𝘁𝗿𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲.

    E infatti chi manca?

    𝗙𝗲𝗱𝗲𝗿𝗶𝗰𝗮 𝗟𝘂𝗽𝗽𝗶, assessora ai lavori pubblici.

    𝗠𝗮𝗿𝗶𝗻𝗮 𝗠𝗮𝗿𝗰𝗵𝗶, vicesindaca con delega all’istruzione.

    Cioè: quando si vota la variante del cantiere scolastico più disastrato e delicato della città, sono assenti proprio quella che dovrebbe seguire il cantiere e quella che dovrebbe seguire la scuola. Un tempismo da manuale. O meglio: da scaricabarile.

    Restano in quattro: 𝗟𝗲𝘁𝘆 𝗕𝘂𝗱𝗿𝗶, 𝗗𝗼𝗻𝗻𝗮𝗿𝘂𝗺𝗺𝗮, 𝗖𝗮𝗿𝗮𝗳𝗼𝗹𝗶 e 𝗦𝗲𝗰𝗰𝗵𝗶𝗮. Il verbale ci dice che la sindaca assume la presidenza della seduta. Non dice esplicitamente chi relazioni, ma a quel punto il sospetto è forte: tocca alla Lety caricarsi la pratica e partire in modalità 𝗹𝗲𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮 𝗮 𝗺𝗶𝘁𝗿𝗮𝗴𝗹𝗶𝗲𝘁𝘁𝗮.

    Ed è qui che la scena diventa poesia amministrativa.

    La Lety snocciola articoli, commi, lettere, richiami normativi, premesse, considerato che, preso atto che, richiamato che, dato atto che, come una stampante impazzita lanciata giù da una scalinata.

    Nel frattempo gli altri tre sembrano prigionieri di una seduta spiritica.

    𝗟’𝗮𝘀𝘀𝗲𝘀𝘀𝗼𝗿𝗹𝗲𝗳𝗼 𝘀𝗯𝗮𝗱𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮 𝘃𝗶𝘀𝘁𝗼𝘀𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲, ormai arreso alla terza scarica consecutiva di burocrazia in fuoco automatico.

    𝗖𝗮𝗿𝗮𝗳𝗼𝗹𝗶 ha l’espressione di chi è stato colpito da un flashbang in pieno volto e sta ancora cercando di ricordare in che Comune si trova.

    𝗟𝗮 𝗦𝗲𝗰𝗰𝗵𝗶𝗮 alza il braccio con l’automatismo rigido di chi non vota più, ma reagisce a uno stimolo condizionato.

    E così, frastornati dal ritmo di lettura della Lety, i quattro superstiti della seduta arrivano al momento decisivo già in stato semicomatoso.

    La sindaca non ha ancora finito il dispositivo che sembra già di sentire partire il riflesso collettivo:

    “𝗦𝗶̀.”

    Non un voto meditato.

    Non una discussione politica.

    Non una presa di responsabilità.

    Solo un sì preventivo, meccanico, quasi liberatorio, pronunciato da assessori ormai ridotti a passeggeri trascinati lungo il binario della delibera.

    Naturalmente questa è satira. Quello che invece è documentato è già abbastanza comico da solo: la variante n. 2 della Dante viene approvata con due sedie vuote e con l’assenza politicamente clamorosa delle due assessore più competenti per materia.

    Insomma, sulla scuola più travagliata di Mirandola la maggioranza riesce nell’impresa di approvare una nuova variante senza la responsabile dei lavori pubblici e senza la delegata all’istruzione.

    𝗟𝗮 𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗻𝗰𝗮.
    𝗜 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗶 𝘀𝗹𝗶𝘁𝘁𝗮𝗻𝗼.
    𝗜 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗶 𝘀𝗮𝗹𝗴𝗼𝗻𝗼.
    𝗟𝗲 𝗮𝘀𝘀𝗲𝘀𝘀𝗼𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗲𝘁𝗲𝗻𝘁𝗶 𝘀𝗰𝗼𝗺𝗽𝗮𝗶𝗼𝗻𝗼.

    Ma in compenso il 𝗻𝘂𝗺𝗲𝗿𝗼 𝗹𝗲𝗴𝗮𝗹𝗲 c’era.

    E a Mirandola, ormai, pare basti quello.

  • 𝗗𝗔𝗡𝗧𝗘: 𝗟𝗔 𝗣𝗥𝗜𝗠𝗔 𝗩𝗔𝗥𝗜𝗔𝗡𝗧𝗘 𝗙𝗨 𝗨𝗡𝗔 𝗧𝗥𝗘𝗚𝗨𝗔. 𝗟𝗔 𝗦𝗘𝗖𝗢𝗡𝗗𝗔 È 𝗨𝗡𝗔 𝗗𝗜𝗖𝗛𝗜𝗔𝗥𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗗𝗜 𝗚𝗨𝗘𝗥𝗥𝗔

    Prima dei parapetti, degli ascensori e dei pannelli fotovoltaici, la seconda variante della scuola Dante Alighieri racconta una notizia molto più grave:

    tra Comune, Direzione lavori e impresa è ormai guerra aperta.

    Una guerra combattuta dentro un intervento il cui quadro economico complessivo è arrivato a 7.961.358 euro, quasi 584 mila euro in più rispetto ai 7.377.471 euro del progetto approvato nel 2023. Il solo contratto dei lavori è invece salito da 5.004.680 a 6.212.845 euro netti: oltre 1,2 milioni in più, pari al 24,14%.

    Ma il dato più interessante è nascosto nel quadro comparativo della variante n. 2.

    Per arrivare all’aumento finale non sono state semplicemente aggiunte nuove opere. Sono state inserite variazioni positive per 943.887 euro lordi, mentre contemporaneamente sono state eliminate o ridotte lavorazioni per ben 672.051 euro lordi.

    Il saldo è quindi di 274.281 euro lordi, che dopo il ribasso contrattuale diventano circa 225.398 euro netti in più.

    Tradotto:

    per aumentare il contratto di 225 mila euro hanno prima rimescolato lavorazioni per oltre un milione e mezzo, togliendone 672 mila e aggiungendone 944 mila.

    E tra le cose finite nella colonna “in meno” non ci sono soltanto mattonelle e ritocchi estetici: spariscono apparati di rete, access point, switch, ausili per i bagni accessibili, ottimizzatori del fotovoltaico e altre dotazioni che potrebbero dover essere ricomprate con futuri affidamenti.

    Insomma, la scuola costa di più, ma alcune cose necessarie costano così tanto che sono state prudentemente tolte dal conto attuale e forse presentate al contribuente nel conto successivo.

    La crisi con Point Costruzioni, però, era iniziata molto prima.

    Nel maggio 2025 l’impresa aveva già iscritto riserve per 1.454.597 euro. Il Comune coinvolgeva il Collegio consultivo tecnico e scriveva apertamente che un futuro contenzioso avrebbe potuto mettere in pericolo tempi e finanziamenti PNRR.

    Con la variante n. 1 Point firmò, ma confermando tutte le riserve.

    Una tregua armata:

    «Lavoriamo, ma il conto resta aperto».

    Con la variante n. 2 salta anche la tregua.

    L’impresa firma con motivato dissenso e contesta la ricostruzione del Comune: prezzi, tempi, motivazioni e completezza degli elaborati.

    Il Comune parla di circostanze impreviste.

    Point risponde, in sostanza: carenze progettuali, misure errate e mancato coordinamento.

    Per capire meglio il clima, ci colleghiamo con il nostro inviato speciale dal fronte Dante.


    🎤 INVIATO: «Siamo sotto una violenta pioggia di PEC. Cosa succede alle finestre del secondo piano?»

    🏗️ IMPRESA IMMAGINARIA: «Dopo demolizioni e nuovi massetti si accorgono che alcuni davanzali sono più bassi dei cento centimetri richiesti.»

    🎤 INVIATO: «Soluzione?»

    🏗️ IMPRESA: «Nuovi parapetti metallici. Altri 4.791 euro più IVA

    🎤 INVIATO: «Un fatto imprevedibile?»

    🏗️ IMPRESA: «Assolutamente. Evidentemente durante il cantiere le finestre si sono abbassate da sole. Misurare prima la distanza tra il futuro pavimento e il davanzale sarebbe stato un atto di chiaroveggenza.»

    🎤 INVIATO: «E gli ascensori?»

    🏗️ IMPRESA: «Alla seconda variante si scopre che i due vani ascensore devono essere ventilati fino alla copertura.»

    🎤 INVIATO: «Prima erano progettati in apnea?»

    🏗️ IMPRESA: «Probabilmente. Ora servono canne di ventilazione, griglie, attraversamenti del sottotetto, demolizioni e ripristini della copertura.»

    🎤 INVIATO: «Costo della bombola d’ossigeno?»

    🏗️ IMPRESA: «Altri 9.281 euro più IVA

    🎤 INVIATO: «Ma non c’era già stata una variante su impianti, ventilazione e compartimentazioni antincendio?»

    🏗️ IMPRESA: «Sì. Evidentemente durante la variante n. 1 gli ascensori riuscivano ancora a trattenere il fiato.»


    Fine del collegamento.

    Questa non è più una normale discussione di cantiere.

    È un fascicolo nel quale tutti stanno preparando la propria difesa:

    il Comune trasforma i problemi in circostanze imprevedibili;
    la Direzione lavori prova a giustificare le modifiche;
    l’impresa risponde che molte di quelle modifiche nascono da un progetto incompleto.

    Prima le riserve.

    Poi la firma con riserva.

    Adesso il motivato dissenso.

    La prossima tappa rischia di chiamarsi semplicemente:

    CONTENZIOSO

    Nel frattempo il quadro economico sfiora gli otto milioni, vengono cancellate lavorazioni per 672 mila euro, le finestre cambiano altezza, gli ascensori scoprono l’esistenza dell’aria e il progetto esecutivo viene completato direttamente in cantiere.

    Alla Dante non stanno costruendo soltanto una scuola.

    Stanno costruendo, variante dopo variante, anche la futura causa.

    L’intervista è immaginaria e satirica. Importi, lavorazioni e contestazioni richiamano gli atti ufficiali della variante n. 2.

  • 𝗟𝗔 𝗖𝗛𝗜𝗢𝗖𝗖𝗜𝗢𝗟𝗔 𝗡𝗢𝗡 𝗘̀ 𝗔𝗡𝗖𝗢𝗥𝗔 𝗔𝗣𝗘𝗥𝗧𝗔. 𝗠𝗔 𝗟𝗔 𝗥𝗘𝗖𝗜𝗡𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗘̀ 𝗚𝗜𝗔̀ 𝗗𝗔 𝗠𝗘𝗧𝗧𝗘𝗥𝗘 𝗜𝗡 𝗦𝗜𝗖𝗨𝗥𝗘𝗭𝗭𝗔.

    Nessun bambino ha ancora giocato nel cortile del nuovo nido. Eppure il Comune ha già impegnato 1.061,40 euro per la «messa in sicurezza dei fissaggi della recinzione perimetrale» e il «ripristino dell’area cortiliva».

    Com’è possibile che la recinzione di un asilo nuovo, mai inaugurato, abbia già bisogno di essere messa in sicurezza?

    Una spiegazione plausibile porta alla terra del cortile.

    Quella terra era destinata a formare una collinetta prevista dal progetto del giardino, utile anche a schermare il nido dagli sguardi esterni. Ma, dopo il ritrovamento di sostanze inquinanti nelle terre destinate ai lotti dell’ex PMAR, si è deciso di utilizzare proprio la terra pulita dell’asilo.

    Per portarla via sono serviti escavatori, camion e spazio di manovra. È quindi lecito ipotizzare che la recinzione sia stata aperta, smontata o danneggiata durante le operazioni.

    Ed ecco il conto: recinzione da mettere in sicurezza e cortile da ripristinare.

    Il Comune, però, non spiega che cosa sia accaduto, chi abbia compromesso i fissaggi e perché il ripristino non fosse già compreso nei lavori di movimentazione della terra.

    Il preventivo Agriverde che descriverebbe l’intervento?

    𝗡𝗢𝗡 𝗣𝗨𝗕𝗕𝗟𝗜𝗖𝗔𝗧𝗢.

    Così la storia potrebbe essere questa: per risolvere il problema delle terre dell’ex PMAR si sacrifica la collinetta del nido, si interviene sulla recinzione e poi si spendono altri soldi pubblici per rimetterla in sicurezza.

    Il tutto prima dell’inaugurazione.

    𝗔 𝗠𝗜𝗥𝗔𝗡𝗗𝗢𝗟𝗔 𝗡𝗢𝗡 𝗦𝗘𝗥𝗩𝗢𝗡𝗢 𝗜 𝗕𝗔𝗠𝗕𝗜𝗡𝗜 𝗣𝗘𝗥 𝗨𝗦𝗨𝗥𝗔𝗥𝗘 𝗨𝗡 𝗔𝗦𝗜𝗟𝗢: 𝗖𝗜 𝗣𝗘𝗡𝗦𝗔 𝗟’𝗔𝗠𝗠𝗜𝗡𝗜𝗦𝗧𝗥𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗣𝗥𝗜𝗠𝗔 𝗗𝗜 𝗔𝗣𝗥𝗜𝗥𝗟𝗢.

  • 𝗖𝗢𝗗𝗜𝗖𝗘 𝗥𝗢𝗦𝗦𝗢 𝗣𝗡𝗥𝗥: 𝗜𝗟 𝗖𝗔𝗡𝗧𝗜𝗘𝗥𝗘 𝗗𝗔𝗡𝗧𝗘 𝗘̀ 𝗜𝗡 𝗔𝗥𝗥𝗘𝗦𝗧𝗢 𝗖𝗔𝗥𝗗𝗜𝗔𝗖𝗢

    «Caricate a 45 giorni!»

    La dottoressa Lety stringe il defibrillatore tra le mani. Sul lettino del pronto soccorso amministrativo giace il cantiere dell’ex scuola Dante Alighieri: pallido, pieno di tubi, coperto di varianti e con nove proroghe annotate sulla cartella clinica.

    Doveva alzarsi e camminare nel marzo 2025.

    Siamo nel luglio 2026 e il paziente continua a essere tenuto in vita artificialmente.

    SCARICA!

    Il monitor emette un debole bip.

    La nuova prognosi dice che i lavori dovrebbero terminare il 13 agosto 2026. L’impresa aveva chiesto altri 90 giorni, la Direzione lavori ne ha concessi 45, senza che nella determina compaia un vero cronoprogramma capace di spiegare come si dovrebbe arrivare vivi al traguardo.

    E qui comincia il vero episodio di ER – Emergenza Rendicontazione.

    Perché il 13 agosto non è la fine della storia. È soltanto il momento in cui, teoricamente, gli operai dovrebbero posare l’ultimo attrezzo.

    Poi bisogna verificare che tutto sia stato davvero eseguito. Redigere il verbale di ultimazione. Chiudere la contabilità. Controllare misure, lavorazioni e certificazioni. Effettuare il collaudo statico, quello tecnico-amministrativo e quello funzionale degli impianti. Risolvere eventuali difetti. Raccogliere dichiarazioni di conformità, fatture, pagamenti e documentazione PNRR. Infine caricare, controllare e validare la rendicontazione. Per questo cantiere il Comune aveva affidato espressamente anche il collaudo statico, tecnico-amministrativo e funzionale degli impianti.

    Tutto questo dovrebbe avvenire nello spazio compreso tra il 13 agosto e la fine del mese.

    Diciassette giorni di calendario.

    In mezzo c’è Ferragosto.

    Il periodo dell’anno in cui imprese, professionisti, fornitori, collaudatori e uffici pubblici lavorano spesso a ranghi ridotti. Quello in cui basta una firma mancante, un certificato da correggere, una prova impiantistica non superata o un funzionario assente per trasformare un giorno di ritardo in una settimana.

    E il paziente non deve semplicemente respirare.

    Deve alzarsi dal lettino, correre una maratona, superare tutti gli esami clinici e presentarsi alla Commissione europea con la cartella sanitaria perfettamente compilata.

    Nel frattempo esiste anche una variante numero due ancora in corso di approvazione, contenente lavorazioni che la stessa Direzione lavori riconosce di avere richiesto. Quindi si dovrebbe terminare il cantiere, approvare la variante, completarne le opere, contabilizzarle, verificarle e collaudarle mentre mezza Italia sta scegliendo tra mare e montagna.

    «Pressione?»

    «In caduta.»

    «Variante?»

    «Non ancora approvata.»

    «Collaudo?»

    «Da fare.»

    «Rendicontazione?»

    «Aspettiamo che rientri il collega dalle ferie.»

    «Fondi PNRR?»

    «Prognosi riservata.»

    ALTRA SCARICA!

    La dottoressa Lety guarda il monitor e ripete che il nuovo termine sarebbe “coerente con i target PNRR”.

    Coerente come?

    La determina non lo spiega. Lo dichiara e basta. Una specie di diagnosi per fede: il paziente è gravissimo, ma nel referto scriviamo che è compatibile con una pronta guarigione.

    Il rischio è che il 13 agosto non rappresenti la guarigione del cantiere, ma soltanto l’inizio dell’agonia burocratica.

    Perché un edificio non è concluso quando si smette di lavorarci. È concluso quando le opere sono ultimate, verificate, collaudate, contabilizzate e rendicontate correttamente.

    E se qualcosa si inceppa nella corsa di Ferragosto, non basterà più urlare:

    “LIBERA!”

    A rischiare di andare in arresto cardiaco non sarà soltanto il cantiere.

    Saranno anche i contributi PNRR.

    𝗗𝗢𝗣𝗢 𝗡𝗢𝗩𝗘 𝗣𝗥𝗢𝗥𝗢𝗚𝗛𝗘, 𝗗𝗨𝗘 𝗩𝗔𝗥𝗜𝗔𝗡𝗧𝗜 𝗘 𝗤𝗨𝗔𝗦𝗜 𝗧𝗥𝗘 𝗔𝗡𝗡𝗜 𝗗𝗜 𝗖𝗔𝗡𝗧𝗜𝗘𝗥𝗘, 𝗟𝗔 𝗦𝗣𝗘𝗥𝗔𝗡𝗭𝗔 𝗡𝗢𝗡 𝗘̀ 𝗨𝗡 𝗖𝗥𝗢𝗡𝗢𝗣𝗥𝗢𝗚𝗥𝗔𝗠𝗠𝗔.

    E il defibrillatore non è uno strumento di rendicontazione.

  • 𝗟𝗔 𝗖𝗛𝗜𝗢𝗖𝗖𝗜𝗢𝗟𝗔 𝗖𝗢𝗟 𝗚𝗨𝗦𝗖𝗜𝗢 𝗕𝗨𝗖𝗔𝗧𝗢

    C’era una volta un 𝗻𝗶𝗱𝗼 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗼 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗼 chiamato “𝗟𝗮 𝗖𝗵𝗶𝗼𝗰𝗰𝗶𝗼𝗹𝗮”. Un nome tenerissimo, quasi pedagogico. Peccato che, leggendo le determine, più che una chiocciola sembri una 𝗹𝘂𝗺𝗮𝗰𝗵𝗶𝗻𝗮 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗮𝗹𝗲 uscita di casa col 𝗴𝘂𝘀𝗰𝗶𝗼 𝗯𝘂𝗰𝗮𝘁𝗼.

    Il 6 luglio arriva la 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝘁𝗼𝗽𝗽𝗮: l’impianto antintrusione c’è, però i sensori installati sono “𝗶𝗻𝘀𝘂𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗮 𝗰𝗼𝗽𝗿𝗶𝗿𝗲 𝗹’𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗼 𝗶𝗺𝗺𝗼𝗯𝗶𝗹𝗲” e gli accessi perimetrali restano “𝘀𝗴𝘂𝗮𝗿𝗻𝗶𝘁𝗶”. Tradotto: la Chiocciola aveva il guscio, ma qualcuno aveva dimenticato che i ladri, di solito, non entrano chiedendo permesso in reception.

    Così si aggiungono 𝘀𝗲𝗶 𝘀𝗲𝗻𝘀𝗼𝗿𝗶, se ne sposta uno, si riprogramma la centrale e partono 𝟮.𝟯𝟭𝟴 𝗲𝘂𝗿𝗼.

    Due giorni dopo, l’8 luglio, seconda carezza al guscio: altri 𝟳𝟵𝟯 𝗲𝘂𝗿𝗼 per mettere protezioni in acciaio inox sulle pareti in cartongesso dell’area servizi, perché i carrelli della refezione potrebbero urtarle e danneggiarle.

    A quel punto non è più un nido: è un 𝗱𝗼𝗰𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗶𝗼 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗼𝗽𝗿𝗮𝘃𝘃𝗶𝘃𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗮𝗿𝘁𝗼𝗻𝗴𝗲𝘀𝘀𝗼 in ambiente ostile.

    Ricapitoliamo: 𝗮𝗹𝗹𝗮𝗿𝗺𝗲 𝗱𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝘁𝗮𝗿𝗲, 𝗮𝗰𝗰𝗲𝘀𝘀𝗶 𝗱𝗮 𝗰𝗼𝗽𝗿𝗶𝗿𝗲, 𝗽𝗮𝗿𝗲𝘁𝗶 𝗱𝗮 𝗰𝗼𝗿𝗮𝘇𝘇𝗮𝗿𝗲. Mancano solo il fossato, il ponte levatoio e due balestrieri nella sezione lattanti.

    Naturalmente non è questione di soldi. Parliamo di 𝟯.𝟭𝟭𝟭 𝗲𝘂𝗿𝗼 complessivi: non un disastro contabile, più una monetina caduta dal passeggino. Il punto è il metodo: 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝘀𝗶 𝗳𝗮 𝗶𝗹 𝗴𝘂𝘀𝗰𝗶𝗼, 𝗽𝗼𝗶 𝘀𝗶 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗲̀ 𝗯𝘂𝗰𝗮𝘁𝗼; prima si monta l’allarme, poi si scopre che non vede tutto; prima si fanno le pareti, poi arriva il carrello del purè e bisogna blindare il cartongesso come Fort Knox.

    E nella determina dell’allarme c’è pure il 𝗱𝗲𝘁𝘁𝗮𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗽𝗼𝗲𝘁𝗶𝗰𝗼: atto del 6 luglio, DURC citato valido fino al 3 luglio. Magari ce n’era uno aggiornato, magari è solo una svista, magari 𝗶𝗹 𝗰𝗮𝗹𝗲𝗻𝗱𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗮 𝗠𝗶𝗿𝗮𝗻𝗱𝗼𝗹𝗮 𝗳𝗮 𝗼𝗽𝗽𝗼𝘀𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲. Però nel testo pubblicato resta lì: l’impianto deve proteggere il nido, ma l’atto non riesce nemmeno a proteggere sé stesso da tre giorni di scadenza.

    Insomma, La Chiocciola parte col 𝗴𝘂𝘀𝗰𝗶𝗼 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗼 𝗺𝗮 𝗴𝗶𝗮̀ 𝗿𝗮𝘁𝘁𝗼𝗽𝗽𝗮𝘁𝗼: sensori aggiunti, pareti inoxate, cartongesso in terapia intensiva e burocrazia in modalità “vediamo dopo”.Più che un impianto antintrusione, servirebbe un 𝘀𝗲𝗻𝘀𝗼𝗿𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗿𝗶𝗹𝗲𝘃𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗲 𝗳𝗶𝗴𝘂𝗿𝗮𝗰𝗰𝗲 prima che entrino dagli accessi perimetrali.

  • 𝗟𝗔 𝗦𝗖𝗨𝗢𝗟𝗔 𝗜𝗡𝗙𝗜𝗡𝗜𝗧𝗔

    Alla ex Dante Alighieri non siamo più davanti a un cantiere.
    Siamo davanti a una serie TV amministrativa.
    Ogni volta che qualcuno dice “fine lavori”, esce una nuova stagione.

    Il 24 marzo 2026 Point Costruzioni chiede altri 60 giorni di proroga.
    E non racconta un piccolo imprevisto.
    Racconta un cantiere che sembra essersi mangiato il progetto.

    Schemi elettrici modificati.
    Impianti aggiornati solo il 13 marzo.
    Materiali con consegne oltre 30 giorni.
    Porte REI da aspettare anche tre mesi.
    Scavi esterni passati da 200 mc a 600 mc.
    Pali di illuminazione non previsti.
    Tinteggiature aumentate di circa 20.000 euro.

    𝗣𝗶ù 𝗰𝗵𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗰𝘂𝗼𝗹𝗮, 𝘂𝗻𝗮 𝗲𝘀𝗰𝗮𝗽𝗲 𝗿𝗼𝗼𝗺 𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗺𝗽𝘂𝘁𝗼 𝗺𝗲𝘁𝗿𝗶𝗰𝗼.

    E infatti Point scrive che servono “ulteriori opere”.
    E che serve una nuova perizia di variante.

    𝗟𝗔 𝗙𝗔𝗠𝗢𝗦𝗔 𝗩𝗔𝗥𝗜𝗔𝗡𝗧𝗘 𝟮.

    Quella che non è ancora pubblicata.
    Ma che intanto aleggia sul cantiere come il fantasma del PNRR.

    Poi arriva Paola Rossi, Direzione Lavori.
    E lì la favola si rompe.

    La DL concede la proroga, ma scrive che l’impresa non ha inviato aggiornamenti del cronoprogramma dal 13/11/2025.
    Nonostante i solleciti.

    𝗗𝗔𝗟 𝟭𝟯 𝗡𝗢𝗩𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟱.

    Non dalla settimana prima.
    Da novembre.

    Mentre la politica raccontava la scuola che rinasceva, il cronoprogramma era già finito nel reparto mitologia.

    Poi il Comune concede comunque la proroga.
    Fine lavori fissata al 14 giugno 2026.
    “Coerente con i target PNRR”.

    𝗖𝗼𝗲𝗿𝗲𝗻𝘁𝗲.

    Come dire che il Titanic era coerente con l’Atlantico.

    E poi arriva il capolavoro.

    Il 18 giugno 2026.
    Quattro giorni dopo la data fissata per la fine lavori.
    Il Comune firma altre due determine.

    65.910,79 euro per i corpi illuminanti.
    34.540 euro per i parapetti metallici delle scale interne.

    𝗧𝗢𝗧𝗔𝗟𝗘: 𝗢𝗟𝗧𝗥𝗘 𝟭𝟬𝟬.𝟬𝟬𝟬 𝗘𝗨𝗥𝗢.

    Dopo la fine lavori.

    Per dettagli marginali?
    No.

    Luci interne.
    Parapetti delle scale.
    Cioè funzionalità e sicurezza.

    Il genere di cose che in una scuola dovrebbero venire prima del gong finale.
    Non quattro giorni dopo.

    E le luci?
    Da installare entro il 25 giugno.
    Cinque giorni prima della scadenza PNRR del 30 giugno.

    𝗖𝗶𝗻𝗾𝘂𝗲 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹𝗹𝘂𝗺𝗶𝗻𝗮𝗿𝗲, 𝗺𝗼𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲, 𝗿𝗲𝗴𝗼𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗲 𝗽𝗿𝗲𝗴𝗮𝗿𝗲 𝗦𝗮𝗻 𝗖𝗿𝗼𝗻𝗼𝗽𝗿𝗼𝗴𝗿𝗮𝗺𝗺𝗮.

    Poi la frase più bella.

    Quelle spese saranno “riformulate” nella Variante 2.

    𝗟𝗔 𝗩𝗔𝗥𝗜𝗔𝗡𝗧𝗘 𝟮 𝗡𝗢𝗡 𝗘̀ 𝗔𝗡𝗖𝗢𝗥𝗔 𝗣𝗨𝗕𝗕𝗟𝗜𝗖𝗔𝗧𝗔.

    Però produce già spese.
    Non la puoi leggere.
    Ma la puoi pagare.

    Non la puoi controllare.
    Ma intanto sistema i conti.

    𝗟𝗔 𝗩𝗔𝗥𝗜𝗔𝗡𝗧𝗘 𝗜𝗡𝗩𝗜𝗦𝗜𝗕𝗜𝗟𝗘 𝗔 𝗣𝗔𝗚𝗔𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢 𝗜𝗠𝗠𝗘𝗗𝗜𝗔𝗧𝗢.

    La Dante Alighieri doveva essere il simbolo della ricostruzione.
    Sta diventando il monumento alla rincorsa amministrativa.

    Un cantiere che doveva finire.
    Un cronoprogramma che sparisce.
    Una Variante 2 che non si vede.

    E le lampade?

    Quelle arrivano alla fine.

    Perfette.

    𝗗𝗼𝗽𝗼 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗮𝘁𝗶 𝗮 𝘁𝗲𝗻𝗲𝗿𝗲 𝗶 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶 𝗮𝗹 𝗯𝘂𝗶𝗼, 𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝗼 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗿𝗮𝘁𝗼 𝗹’𝗶𝗹𝗹𝘂𝗺𝗶𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲.

  • 𝐋𝐀 𝐒𝐂𝐔𝐎𝐋𝐀 𝐃𝐀 𝟒,𝟑 𝐌𝐈𝐋𝐈𝐎𝐍𝐈 𝐂𝐎𝐋 𝐏𝐈𝐍𝐆𝐔𝐈𝐍𝐎 𝐀𝐋𝐋𝐀 𝐅𝐈𝐍𝐄𝐒𝐓𝐑𝐀

    Alla scuola dell’infanzia Sergio Neri non siamo davanti alla solita lamentela estiva, non siamo davanti al genitore che pretende il Polo Nord in aula, non siamo davanti al capriccio climatizzato di chi confonde una scuola pubblica con un villaggio turistico; siamo davanti a una cosa molto più semplice e molto più grave: 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐜𝐮𝐨𝐥𝐚 𝐝𝐚 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝟒,𝟐 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐞𝐮𝐫𝐨 che, nei corpi A e B, finisce con i condizionatori portatili, il tubo fuori dalla finestra aperta, le prolunghe volanti, gli adattatori e i cavi in giro.

    E la cosa non riguarda un angolo secondario, un ripostiglio, un magazzino, una stanza dimenticata dietro la cucina: i corpi A e B sono il nucleo originario della scuola, la parte storica, quella degli anni Settanta, quella dove stanno le sezioni, il salone, la mensa, gli spazi in cui i bambini vivono davvero la giornata; e proprio per caratteristiche costruttive, per età dell’edificio, per materiali, per solai, per esposizione e per impostazione generale, erano con ogni probabilità 𝐢 𝐥𝐨𝐜𝐚𝐥𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐯𝐞𝐯𝐚𝐧𝐨 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐫𝐚𝐟𝐟𝐫𝐞𝐬𝐜𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐬𝐞𝐫𝐢𝐨, non di una soluzione da campeggio con il tubo che scappa fuori dalla finestra come in un monolocale a Riccione il 15 agosto.

    Perché il punto è questo: 𝐥’𝐚𝐫𝐢𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢𝐜𝐚𝐭𝐚.

    Peggio.

    𝐄𝐫𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐢𝐬𝐭𝐚.
    𝐏𝐨𝐢 𝐞̀ 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐥𝐜𝐢𝐚𝐭𝐚.

    Nel computo di variante il sistema VRF dei corpi A e B viene fatto sparire con una precisione quasi commovente: via le macchine esterne, via le unità interne, via le tubazioni del refrigerante, via gli scarichi condensa, via i comandi locali, via il comando centralizzato caldo/freddo/deumidificazione.

    Tutto a zero.

    Non un ritardo.
    Non un guasto.
    Non “poi vediamo”.
    𝐔𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐥𝐜𝐢𝐨.

    E qui arriva il numero che rende la faccenda quasi offensiva: su un intervento complessivo da circa 𝐪𝐮𝐚𝐭𝐭𝐫𝐨 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐞 𝐭𝐫𝐞𝐜𝐞𝐧𝐭𝐨𝐦𝐢𝐥𝐚 𝐞𝐮𝐫𝐨, l’impianto di raffrescamento stralciato per A e B valeva circa 𝐬𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐭𝐚𝐭𝐫𝐞𝐦𝐢𝐥𝐚 𝐞𝐮𝐫𝐨 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐢, cioè più o meno 𝐥’𝟏,𝟓% 𝐝𝐞𝐥 𝐭𝐨𝐭𝐚𝐥𝐞.

    Uno virgola cinque per cento.

    La percentuale di una mancia, non di una rivoluzione.

    E anche volendo accettare la solita predica del “non ci sono i soldi adesso”, c’era una soluzione minima, razionale, perfino banale: 𝐥𝐚𝐬𝐜𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐝𝐢𝐬𝐩𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐬𝐞𝐫𝐢𝐞 — tubi, scarichi condensa, derivazioni e controlli — e rinviare al prossimo esercizio di bilancio l’acquisto e l’installazione delle macchine.

    Sapete quanto valeva questa scelta minima di buon senso?

    Circa 𝐭𝐫𝐞𝐝𝐢𝐜𝐢𝐦𝐢𝐥𝐚 𝐞 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞𝐜𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐞𝐮𝐫𝐨 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐢.

    Su 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝟒,𝟐 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢.

    Circa 𝐥𝐨 𝟎,𝟑%.

    Zero virgola tre per cento.

    Ma no: hanno tolto anche quello, perché evidentemente a Mirandola la programmazione funziona così: prima si chiude il cantiere, poi arriva il caldo, poi si scopre che i bambini sudano ed in alcuni casi svengono, poi si tira fuori il Pinguino, poi si apre la finestra per buttare fuori il tubo, e infine qualcuno parlerà sicuramente di “soluzione temporanea”.

    Temporanea come tante cose mirandolesi: cioè abbastanza temporanea da diventare normale.

    Intanto però, quando si tratta del comfort del Palazzo, la musica cambia subito: per gli arredi del Municipio si trovano 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐨𝐭𝐫𝐞𝐧𝐭𝐨𝐭𝐭𝐨𝐦𝐢𝐥𝐚 𝐞𝐮𝐫𝐨, tra sedute, tavoli, elettrificazioni, top access, braccioli in alluminio, reti ignifughe e ogni delicatezza ergonomica per la democrazia seduta.

    Per il Palazzo: 𝐭𝐚𝐯𝐨𝐥𝐢 𝐞𝐥𝐞𝐭𝐭𝐫𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢.
    Per i bambini: 𝐛𝐞𝐯𝐞𝐭𝐞 𝐭𝐚𝐧𝐭𝐚 𝐚𝐜𝐪𝐮𝐚.

    Per i consiglieri in aula: prese integrate e sedie comode.
    Per i bambini che il futuro dovrebbero viverlo: finestra aperta, tubo fuori, prolunga volante.

    E allora il problema non è solo tecnico, non è solo climatico, non è solo impiantistico.

    È morale.

    Perché quando il comfort serve alla politica diventa decoro istituzionale, rappresentanza, funzionalità, allestimento; quando serve ai bambini diventa una voce tagliabile, rinviabile, sacrificabile, abbastanza piccola da sparire nel computo e abbastanza grande da farsi sentire in aula quando arriva giugno.

    La Sergio Neri doveva essere la scuola moderna, sicura, efficiente, sostenibile.

    Nei corpi A e B rischia di diventare il monumento mirandolese all’efficientamento energetico con la finestra aperta.

    𝐇𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐬𝐩𝐞𝐬𝐨 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢.
    𝐇𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐥𝐜𝐢𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐟𝐫𝐞𝐬𝐜𝐨.
    𝐇𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐭𝐨𝐥𝐭𝐨 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐝𝐢𝐬𝐩𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢.
    𝐏𝐨𝐢 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐦𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐢𝐥 𝐏𝐢𝐧𝐠𝐮𝐢𝐧𝐨 𝐚 𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐠𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐥𝐢𝐦𝐚𝐭𝐢𝐜𝐨.

    Mirandola è riuscita nell’impresa: consegnare ai bambini una scuola da oltre quattro milioni di euro che, quando arriva il caldo, funziona come un appartamento in emergenza estiva.

    E chiamarlo pure efficientamento energetico.