MIRANDOLA AL 40%

Storia del dirigente Ululì, dei lavori pubblici in saldo e della macchina comunale che perde pezzi mentre promette miracoli

C’è un momento, nella vita amministrativa di ogni Comune, in cui la propaganda incontra la realtà.

A Mirandola, di solito, la realtà arriva con un certo ritardo.
Come i cantieri.
Come le varianti.
Come le inaugurazioni.
Come le promesse.

Ma quando arriva, porta sempre con sé una cartellina.

E dentro la cartellina, questa volta, c’è scritto che il Settore II — quello di Territorio, Ambiente e Lavori Pubblici — entra ufficialmente nella gloriosa stagione del part-time istituzionale.

Perché mentre la città aspetta scuole, palestre, edifici pubblici, recuperi, manutenzioni, progetti, risposte, cronoprogrammi e magari anche un miracolo edilizio con timbro e protocollo, il dirigente del settore, l’ingegner Andrea Lui — che per comodità poetica chiameremo il dirigente Ululì — ha vinto la procedura di mobilità volontaria esterna presso la Provincia di Cremona.

Non un sussurro di corridoio.
Non un pettegolezzo da bar del municipio.
Non una di quelle voci che “si dice ma non si può dire”.

Sta scritto nello schema di convenzione.

Ululì a Mirandola, Cremona ululà.

Il trasferimento definitivo scatterà dal 1° novembre 2026.
Però, siccome a Mirandola le cose non finiscono mai di colpo, ma si sfilacciano lentamente come certi rapporti sentimentali in cui uno ha già fatto le valigie e l’altro continua a dire che va tutto bene, nel frattempo si inventano la soluzione elegante:

dal 4 maggio al 31 ottobre 2026, il dirigente viene usato congiuntamente da Mirandola e Cremona.

Cremona prende il 60% della prestazione lavorativa.
Mirandola si tiene il 40%.

Avete letto bene.

Il Comune che non riesce a chiudere cantieri interi, ora prova a governarli con un dirigente frazionato.

Un po’ come voler finire una scuola con mezzo geometra, una variante, tre conferenze stampa e una candela accesa davanti al quadro economico.

Naturalmente negli atti tutto è scritto con il profumo nobile della burocrazia: la convenzione serve a permettere alla Provincia di Cremona di inserire il dirigente e al Comune di Mirandola di “approntare la riorganizzazione del proprio assetto”.

Che tradotto dal comunalese significa:

“Sta andando via, noi intanto vediamo come non far crollare il tavolo.”

E attenzione, perché qui sta il punto.

Se questa fosse una fase ordinata di passaggio di consegne, uno si aspetterebbe almeno l’ombra di un dirigente entrante.
Una selezione avviata.
Una nomina in arrivo.
Un sostituto individuato.
Un nome, una procedura, una traccia, un cartello:

“Scusate il disagio, stiamo cercando un dirigente vero.”

Invece, per quanto risulta dagli atti oggi disponibili, il 40% di Ululì non sembra servire ad accompagnare serenamente un nuovo dirigente dentro la macchina comunale.

Sembra più una di quelle convivenze finali dopo la separazione, quando uno ha già trovato casa altrove e l’altro finge che basti dividersi il frigorifero per salvare il rapporto.

Altro che passaggio di consegne.

Qui pare più un passaggio di consegne al vuoto.

Ma il capolavoro non finisce qui.

Perché appena il dirigente Ululì comincia a evaporare verso Cremona, ecco arrivare un’altra carezza organizzativa: dal 1° giugno 2026, un istruttore amministrativo assegnato al Servizio Edilizia, Urbanistica, Ambiente, sempre dentro il Settore II, passa da tempo pieno a part-time 18 ore su 36.

Cioè metà.

Orario: lunedì, martedì, mercoledì e giovedì, dalle 8:00 alle 12:30.
Venerdì: disperso.
Pomeriggio: non pervenuto.
Continuità amministrativa: rivolgersi a Thor.

E attenzione: il problema non è il dipendente, che ha tutto il diritto di chiedere il part-time, cambiare vita, lavorare altrove o dedicarsi ad altro, ad esempio la coltivazione dei fichi…

Il problema è che qui non stiamo parlando dell’ufficio “Decorazioni Natalizie e Cuscini da Cerimonia”.

Stiamo parlando del settore che dovrebbe seguire territorio, ambiente, edilizia, urbanistica e lavori pubblici.

Cioè esattamente il cuore tecnico di un Comune che ha più opere incompiute che tagli di nastro riusciti.

E allora il quadro diventa delizioso.

Da giugno a ottobre 2026 Mirandola rischia di trovarsi con:

un dirigente dei Lavori Pubblici al 40%;

nessun dirigente entrante che, allo stato degli atti disponibili, risulti già pronto a ricevere il testimone;

un istruttore amministrativo del servizio edilizia-urbanistica-ambiente al 50%;

i cantieri al 100%;

i ritardi al 100%;

le varianti al 100%;

la propaganda, come sempre, al 200%.

È la nuova matematica amministrativa mirandolese.

Non si potenziano gli uffici: si assottigliano.
Non si rafforza la macchina comunale: si mette a dieta, o come dicono certi consiglieri si formano professionisti, peccato che poi fuggono.
Non si risolvono i problemi: si spalmano sulle poche ore rimaste.

Il risultato è un Comune che sembra organizzato come una compagnia telefonica:

per parlare con i Lavori Pubblici prema 1;
per parlare con il dirigente attenda novembre;
per parlare con il dirigente nuovo attenda che esista;
per parlare con il servizio edilizia richiami entro le 12:30;
per lamentarsi dei ritardi resti in linea, la sua protesta è importante per noi.

E intanto la politica cosa fa?

Riorganizza.
Annuncia.
Sorride.
Taglia nastri immaginari.
Promette date.
Parla di futuro con la stessa sicurezza con cui certi cantieri parlano di “fine lavori”.

Peccato che la realtà sia meno scenografica.

La realtà dice che il dirigente strategico ha già un piede e mezzo a Cremona.
La realtà dice che un altro pezzo del servizio passa a metà orario.
La realtà dice che, al momento, questa non appare come una staffetta ordinata con un dirigente entrante, ma come una sottrazione progressiva di presidio tecnico.
La realtà dice che gli uffici tecnici, già sotto stress, vengono lasciati a gestire l’impossibile con una dotazione sempre più leggera.

E allora la domanda non è:

“Perché Lui va a Cremona?”

La domanda è molto più cattiva:

ma se persino chi dovrebbe guidare i lavori pubblici cerca Cremona, cosa sa lui che noi cittadini ancora non sappiamo?

Forse ha visto il cronoprogramma.
Forse ha letto le varianti.
Forse ha capito che a Mirandola il futuro dei cantieri non si misura in mesi, ma in ere geologiche.
Forse, semplicemente, ha deciso che tra un’opera pubblica mirandolese e il Po, il Po è quello che scorre di più.

Intendiamoci: nessuno è obbligato a restare.
I dipendenti non sono prigionieri del Municipio.
E se uno vince una procedura e va altrove, buon viaggio.

Ma politicamente resta una fotografia impietosa.

Un’amministrazione che ama raccontarsi come efficiente si ritrova con il settore tecnico più delicato in modalità risparmio energetico.
Un Comune che promette opere pubbliche si tiene il dirigente al 40%.
Una Giunta che parla di futuro deve intanto “approntare la riorganizzazione del proprio assetto”, cioè cambiare le gomme mentre la macchina è già nel fosso, il carro attrezzi non è stato ancora chiamato e l’autista sta spiegando ai passeggeri che il viaggio procede benissimo.

E senza che, per ora, si veda il nuovo ombrello.

Questa non è gestione.

È equilibrismo con il caschetto da cantiere.

E forse è proprio questa la vera cifra della Mirandola contemporanea:
cantieri lenti, uffici alleggeriti, dirigenti in partenza, istruttori dimezzati, passaggi di consegne senza consegnatario visibile, e una politica che continua a parlare come se avesse in mano una Ferrari amministrativa.

Poi apri gli atti e scopri che sotto il cofano c’è un triciclo.

Con una ruota a Cremona.


Fonti:
Delibera di Giunta comunale n. 89 del 29/04/2026, approvazione della convenzione tra Comune di Mirandola e Provincia di Cremona per l’utilizzo congiunto del dirigente Andrea Lui.
Schema di convenzione allegato: procedura di mobilità volontaria esterna presso la Provincia di Cremona, utilizzo dal 4/05/2026 al 31/10/2026 e prestazione al 60% per Cremona.
Determina n. 438 del 19/05/2026: trasformazione a part-time 18/36 di un istruttore amministrativo assegnato al Servizio Edilizia Urbanistica Ambiente – Settore II, dal 1/06/2026.

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