


C’è una cosa meravigliosa in certi commenti scritti con l’aria solenne di chi crede di aver appena salvato la democrazia con quattro parole difficili.
“Analfabetismo funzionale.”
“Fragilità cognitiva.”
“Delega della comprensione.”
“Ecosistema informativo parallelo.”
Tradotto dal tecnichese da sociologo da tinello, il concetto è molto più semplice:
cari mirandolesi, siete dei cretini.
Naturalmente non lo dice così.
Sarebbe troppo volgare.
E soprattutto troppo chiaro.
Lo dice meglio.
Dice che non leggete.
Dice che non capite.
Dice che vedete due parole, vi emozionate, sbagliate data, sbagliate tragedia, sbagliate contesto, sbagliate tutto.
Insomma: una popolazione di minorati cognitivi, incapace di distinguere un incendio da un terremoto, un atto da una promessa, una determina da una favola.
E poi arriva il capolavoro.
Per attaccare il Fico, non contesta un documento.
Non prende una determina.
Non indica una pagina.
Non mostra un errore.
No.
Fa una cosa più comoda: spiega che chi legge il Fico sarebbe sostanzialmente un poveretto. Uno che non capisce gli atti, non capisce la burocrazia, non capisce il Comune, non capisce la realtà. E quindi si affida al “sedicente esperto” che gliela riscrive.
Che meravigliosa idea dei cittadini.
Mirandolesi adulti quando votano.
Sovrani quando applaudono.
Maturi quando mettono like ai comunicati ufficiali.
Responsabili quando stanno zitti.
Ma appena iniziano a leggere gli atti, fare domande, confrontare date, importi, proroghe, cantieri fermi diventano improvvisamente analfabeti funzionali manipolati dal Fico cattivo.
Comodo.
Perché il vero messaggio non è: “Il Fico sbaglia.”
Il vero messaggio è: “Voi non siete in grado di capire.”
Non è un attacco al Fico.
È un insulto ai mirandolesi.
È dare del cretino alla città intera senza sporcarsi la bocca.
E poi c’è la perla finale: il Fico “avvelenerebbe il dibattito democratico”.
Meraviglioso.
Quindi il dibattito democratico sarebbe sano quando il cittadino legge il comunicato stampa, applaude, condivide la foto col taglio del nastro e ringrazia.
Diventa invece “avvelenato” quando qualcuno prende un atto pubblico, lo legge, lo confronta con le promesse, ci trova date che non tornano, costi che aumentano, proroghe che si moltiplicano, allegati che mancano e cantieri che dormono.
Che idea curiosa di democrazia.
Una democrazia dove il cittadino può parlare, purché non controlli.
Può indignarsi, purché nel verso giusto.
Può partecipare, purché non disturbi.
Può leggere, purché non capisca troppo.
Perché il vero veleno del dibattito democratico non è chi fa domande sugli atti.
Il vero veleno è chi considera le domande una malattia.
Chi scambia il controllo civico per sabotaggio.
Chi chiama “manipolazione” ogni lettura non autorizzata.
Chi pretende cittadini adulti nell’urna e bambini davanti ai documenti.
Se una determina pubblica può essere letta solo da chi l’ha scritta, non siamo davanti a un dibattito democratico.
Siamo davanti a una recita con pubblico ammaestrato.
E allora facciamola semplice, così magari la capiamo anche noi poveri selvaggi della Bassa.
Se il Fico distorce gli atti, prendete un post.
Uno solo.
Indicate la determina.
Indicate la pagina.
Indicate il passaggio.
Mostrate dove l’atto dice A e il Fico avrebbe scritto B.
Non servono diagnosi cliniche sui lettori.
Non servono prediche sull’analfabetismo funzionale.
Non serve trattare Mirandola come una classe differenziale.
Serve una prova.
Perché quando non riesci a smentire il documento, screditi chi lo legge.
E quando non riesci a contestarel’autore, insulti il pubblico.
Il Fico continuerà a fare una cosa terribilmente pericolosa: leggere e studiare.
Leggere determine.
Leggere delibere.
Leggere importi.
Leggere proroghe.
Leggere allegati presenti e allegati spariti.
Leggere promesse e poi guardare i cantieri.
E chi pensa che questo significhi manipolare la realtà ha un problema molto semplice.
Non teme le bugie.
Teme che i cittadini aprano il PDF.
E, soprattutto, teme che non siano affatto cretini come vorrebbe raccontarli.

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