La seconda parola va a chi non è scappato, a chi ha avuto il coraggio di intervenire, bloccare, fermare la furia cieca di un uomo che ha seminato sangue e terrore. A loro va un grazie vero, non da manifesto, non da comunicato, ma da comunità civile.
Poi c’è il resto. C’è il Biondo che, davanti ai feriti ancora caldi, non trova il silenzio, non trova il rispetto, non trova nemmeno la decenza minima. Trova invece il post, l’insulto, la formula pronta, la parola d’ordine da comizio. “Remigrazione”. Come se davanti a nove feriti la priorità fosse spremere la tragedia per farne carburante politico.
Questo non è amore per la sicurezza. Non è difesa dei cittadini. È sciacallaggio a sirene ancora accese. È l’istinto di chi vede il sangue sull’asfalto e pensa subito a come trasformarlo in consenso.
E allora una domanda resta: mentre a pochi chilometri ci sono feriti, paura, famiglie sconvolte e una città sotto shock, è davvero il caso di andare avanti con la Fiera come se nulla fosse, tra zucchero filato, selfie e passerelle indisturbate?


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