IL PREZZO DELLA POMPA

La riapertura del Palazzo Comunale di Mirandola è una buona notizia. Dopo quattordici anni dal sisma, vedere quel luogo tornare accessibile ha un valore simbolico vero.

Ma proprio perché il momento era importante, vale la pena guardare anche come è stato raccontato.

La macchina celebrativa si è messa in moto con tutto il repertorio delle grandi occasioni: autorità, sindaci, fasce tricolori, sedie riservate, musica, service audio-video, diretta TV, drone, fiori, ricevimento, piante scenografiche.

Dagli atti, sommando le determine collegate alla riapertura, il conto documentale arriva a quasi 77 mila euro: affidamento a Contest per le celebrazioni, valorizzazione archeologica, piano sicurezza, performance musicale, service, addetti safety and security, ambulanza, allestimenti floreali, ricevimento, diretta TV, SIAE, drone.

Tutto regolare, per carità.

Ma anche tutto molto rivelatore.

Perché quando si spendono decine di migliaia di euro per costruire il racconto pubblico della rinascita, poi la domanda diventa inevitabile: cosa resta ai cittadini oltre alla fotografia ufficiale?

Il titolo scelto era bellissimo: “I tesori ritrovati”. I tesori ci saranno: quadreria, scavi, volume sui ritrovamenti. Ma il 29 maggio è stato soprattutto il giorno della rappresentazione pubblica: palco, autorità, cerimoniale, immagini ufficiali.

Il Palazzo riaperto, certo.

Ma anche il Palazzo messo in scena.

E per non parlare dei bambini delle elementari, seduti accanto al palco con grembiuli e palloncini gialli e blu. Erano forse il simbolo più serio della mattinata: la Mirandola di domani, quella a cui il Palazzo veniva restituito.

Eppure, nei discorsi delle autorità cittadine, non risultano salutati, ringraziati, considerati.

Visibili nell’immagine.

Invisibili nelle parole.

Presenti come colore.

Assenti come destinatari.

Una comunità che inaugura il proprio Palazzo dopo quattordici anni dovrebbe sapere riconoscere il futuro quando ce l’ha seduto davanti, con un grembiule addosso e un palloncino in mano.

E intanto, mentre si celebra con grande pompa un edificio finalmente riaperto, basta allargare lo sguardo di pochi metri per ricordarsi che il centro storico di Mirandola non è affatto “rinato”.

Di competenza comunale ci sono ancora il complesso del Gesù, la parte dell’ex Milizia su via Roma, la ex GIL.

Di competenza statale restano l’altra parte dell’ex Milizia e San Francesco.

Di competenza ecclesiastica, per citare solo il centro storico, ci sono ancora il Sacramento e la Madonna della Neve.

E poi c’è il grande convitato di pietra: il Castello dei Pico, di proprietà della Fondazione, ancora lì a ricordarci che la rinascita di Mirandola non può essere raccontata davvero finché il cuore storico della città resta una promessa sospesa.

Una città non rinasce a lotti fotografici.

Non rinasce a tagli del nastro isolati.

Non rinasce lucidando un edificio per la cerimonia mentre tutto intorno restano facciate mute, porte chiuse, chiese ferite, contenitori culturali sospesi e cantieri ancora da vedere.

E poi ci sono le piante.

A Mirandola, evidentemente, il verde non si pianta: si noleggia. Non cresce: compare. Non fa ombra ai cittadini: fa cornice alla fotografia.

Le piante diventano oggetti scenici, comparse vegetali della pompa istituzionale. Arrivano, abbelliscono, si fanno guardare, poi spariscono.

Ed ecco il finale perfetto.

I fogli colorati con i nomi per l’assegnazione dei posti sulle sedie — stampe a colori, con il logo del Comune — dopo lo smontaggio sono stati buttati bellamente a terra.

Il logo del Comune per terra.

I nomi per terra.

La carta pubblica per terra.

Non è lo scandalo del secolo. È il dettaglio che racconta il metodo.

Perché il rispetto per le istituzioni non si misura solo mentre ci sono le telecamere accese. Si misura dopo, quando non guarda più nessuno.

La riapertura del Palazzo poteva essere un momento alto. In parte lo è stato.

Ma proprio perché è importante, meriterebbe più sostanza e meno pompa.

Meno scenografia e più cura.

Meno passerella e più rispetto.

Il contenitore è tornato in piedi.

Adesso, con calma, restauriamo anche il senso del decoro pubblico.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *