FACCIAMO LUCE

sul Municipio, sui faretti e soprattutto sulle acrobazie contabili del Comune.

A Mirandola succede anche questo: dopo anni di cantiere, varianti, ritardi e trombette istituzionali, il Comune tira fuori una nuova determina per il progetto illuminotecnico esterno del Palazzo Municipale. Formalmente l’atto dice che l’illuminazione esterna non era compresa nelle opere in appalto del Municipio. Ma a leggere tutto il contesto, viene da pensare altro. Oppure, più probabilmente, non siamo davanti a una dimenticanza. Siamo davanti a un’aggiunta di rappresentanza. L’impressione non è che mancasse la luce. L’impressione è che mancasse la grandeur. E allora ecco quasi centomila euro di faretti, così il Palazzo Municipale potrà finalmente brillare abbastanza da distrarre i mirandolesi dai fallimenti di chi lo amministra.

Naturalmente non stiamo parlando di due lampadine avvitate con la scaletta del nonno. No. Qui c’è tutta la poesia della spesa pubblica di pregio: luci per colonne, archi, capitelli, finestre, porticati ed elementi decorativi, così il Municipio potrà finalmente scintillare come una bomboniera istituzionale pagata dai cittadini. Il problema è che questa poesia costa. E costa parecchio.

Il conto infatti è di quelli che fanno luce soprattutto sul portafoglio dei mirandolesi: 76.500 euro, più 2.000 euro di oneri per la sicurezza, più IVA, per un totale di 95.770 euro. Con i 35 euro di ANAC, l’annotazione contabile arriva a 95.805 euro. Quasi centomila euro di luce, non per risolvere un problema essenziale, ma per mettere in scena un effetto wow da cartolina amministrativa.

E qui arriva il colpo d’autore, il momento in cui la determina smette di essere un atto amministrativo e diventa cabaret involontario: questa spesa per l’illuminazione esterna del Palazzo Municipale viene imputata al capitolo “Acquisto arredi per uffici comunali”. Sì, proprio così. Quasi 96 mila euro di faretti, luci architetturali, valorizzazione monumentale e impianto esterno… classificati come arredi per uffici. Ormai a Mirandola l’arredamento è una categoria mistica: una sedia è arredo, una scrivania è arredo, un faretto sotto un arco del palazzo storico pure. Domani magari ci mettono anche il campanile tra i mobili bassi.

Poi c’è la procedura, che è sempre una carezza per chi ama la concorrenza: trattativa diretta MePA con un unico operatore, la GREEN TECHNOLOGY STORE S.R.L. L’atto lo dice con quella sincerità che ormai sfiora la performance artistica: trattativa diretta, un solo fornitore, niente pluralità di partecipazione, niente vera gara. In pratica, quando il Comune “fa luce”, preferisce farla con un solo interruttore in mano.

E non è finita, perché l’affidamento viene pure approvato mentre la verifica dei requisiti dell’operatore è ancora in corso. Tradotto dal burocratese: intanto procediamo, poi vediamo. Se va bene, bene. Se no, revoca. Una specie di fidanzamento amministrativo al buio: prima ti affido, poi controllo chi sei.

Intermezzo teatrale

— Scusate, ma questa luce esterna del Municipio non era prevista?
— Formalmente no.
— E allora perché la fate adesso?
— Per valorizzare l’immobile.
— Cioè per farlo sembrare ancora più bello?
— Esattamente.
— E quanto costa questa improvvisa voglia di grandeur?
— Novantacinquemila e rotti.
— E dove la mettiamo a bilancio?
— Negli arredi per uffici comunali.
— Ma sono luci.
— Anche la faccia tosta, se ben illuminata, arreda.

Sipario.

Il punto politico è persino più offensivo del dettaglio contabile. Perché questa determina racconta il solito vizio di fondo: le cose importanti saltano fuori dopo. Prima il progetto. Poi la variante. Poi i tempi che si allungano. Poi il pezzo aggiuntivo. Stavolta non mancava semplicemente la luce: mancava l’effetto scenico. Serviva una mano di brillantezza architettonica per dare al Palazzo quella imponenza che i risultati di questa amministrazione non sono mai riusciti a produrre da soli.

La verità è molto più semplice e molto più misera: non stanno solo illuminando il Palazzo Municipale. Stanno illuminando, una determina dopo l’altra, il loro modo di amministrare. Un modo in cui il buio non è un incidente. È un metodo. E la luce, invece di chiarire, serve a distrarre.

Fonti: Determinazione n. 282 del 03/04/2026, Comune di Mirandola, “Sisma 2012 – Lavori di ripristino e ristrutturazione del fabbricato denominato Palazzo Municipale – progetto illuminotecnico con fornitura e posa in opera dei corpi illuminanti”.

Commenti

2 risposte a “FACCIAMO LUCE”

  1. Avatar Antonio Montagano
    Antonio Montagano

    Per la Corte dei Conti è tutto legale?
    Sperperare denaro pubblico per le sceneggiature di questa amministrazione comunale è del tutto normale?
    Nessuno li può fermare?

    1. Avatar fico
      fico

      io segnalazioni al corte dei conti non le minaccio ne le faccio, io mi limito a mostrare le criticità se po qualcuno vuole continuare ad indagare e decide di segnalare fatti a l’autorità ben venga

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