LA FASCIA TRICOLORE E LA FASCIA CASTORINO

A Mirandola abbiamo risolto anche il diritto amministrativo.

Non servono più il TUEL, le circolari ministeriali, il regolamento del Consiglio comunale o quel fastidioso concetto chiamato “simbolo istituzionale”.

Ora la nuova fonte del diritto è Tirabassi:

“Ce lo chiedono.”

Fine.

Se a un’inaugurazione qualcuno dice “avete la fascia?”, la fascia si mette.

Se alla sagra chiedono “venite con la fascia?”, la fascia arriva.

Se domani al bar chiedono “c’è la fascia?”, probabilmente partirà una conferenza dei capigruppo per capire se indossarla anche sul cappuccino.

Il problema è che la fascia tricolore non è una sciarpa della Pro Loco.

Non è il foulard della maggioranza.

Non è il badge premium per apparire nelle foto.

Non è il mantello magico che trasforma ogni taglio del nastro in una solenne funzione della Repubblica.

La fascia tricolore è il distintivo del Sindaco.

Quella vera.

Con lo stemma della Repubblica e lo stemma del Comune.

Da portare a tracolla, non da usare come accessorio scenico quando serve fare presenza, figura e fotografia.

E infatti Siena e Gatti hanno presentato una interpellanza molto semplice: forse sarebbe il caso di ricondurre l’uso della fascia a occasioni serie, ufficiali, solenni, evitando che diventi un simbolo onnipresente tra sagre, feste, aperture varie e comparsate amministrative.

Risposta della Lety?

Prima parte:
“Conosciamo benissimo le norme.”

Seconda parte:
“Respingiamo con forza l’illazione.”

Terza parte:
“Però potremmo fare un regolamento e inventare un simbolo diverso per gli eventi non strettamente istituzionali.”

Meraviglioso.

È come dire:

“Non ho nessun problema con la marmellata sulle dita. Però da domani usiamo il cucchiaio.”

“Non ho rigato la macchina. Però forse è meglio parcheggiare più lontano.”

“Non abbiamo abusato della fascia. Però magari ce ne serve un’altra per quando la fascia vera è troppo fascia.”

E allora Fico della Mirandola propone la soluzione definitiva:

la fascia in pelo di nutria, altrimenti conosciuta come castorino.

Una fascia padana, anfibia, resistente all’umidità, perfetta per attraversare fossi, inaugurazioni, comunicati stampa e regolamenti annunciati “ove ritenuto utile dal Consiglio”.

La fascia tricolore resta alle funzioni vere.

La fascia castorino va invece alle apparizioni amministrative in modalità “ce lo chiedono”.

Da usare per:

tagli di nastro;
sagre con presenza istituzionale incorporata;
feste di paese con posa obbligatoria;
eventi dove nessuno capisce bene se il Comune rappresenta l’istituzione o semplicemente se stesso;
apparizioni pubbliche in cui la fascia serve più all’obiettivo del fotografo che alla Repubblica.

Regolamento comunale proposto.

Articolo 1
La fascia castorino è il distintivo dell’amministratore in modalità passerella valliva.

Articolo 2
Può essere indossata da sindaco, assessori, consiglieri, accompagnatori, reggitori di forbici, portatori di sorrisi istituzionali e figure temporaneamente utili alla foto.

Articolo 3
In caso di dubbio normativo, decide Tirabassi sentito il primo organizzatore disponibile.

Articolo 4
La fascia si porta a tracolla, possibilmente senza rosicchiare il TUEL.

Articolo 5
Dopo l’uso, la fascia va spazzolata, asciugata e riposta accanto alle promesse elettorali, ai comunicati trionfali e alle risposte scritte in cui si nega un problema mentre si propone una soluzione.

La verità è che la fascia tricolore non è un giocattolo simbolico.

È uno dei pochi segni visibili della rappresentanza istituzionale.

Se la metti ovunque, non rappresenta più il Comune.

Rappresenta l’ansia di farsi vedere.

E allora sì: ben venga la fascia castorino.

Almeno quella, quando esce dal fosso, non pretende di essere una circolare del Ministero dell’Interno.

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