Categoria: Verde Pubblico

Ida Wells

  • 𝗨𝗡 𝗠𝗜𝗟𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗘 𝗠𝗘𝗭𝗭𝗢 𝗗𝗜 𝗘𝗥𝗕𝗔, 𝗗𝗘𝗖𝗜𝗦𝗢 𝗗𝗔 𝗗𝗨𝗘 𝗗𝗘𝗖𝗜𝗠𝗜

    Non stiamo parlando della potatura del geranio davanti al Municipio.

    La gara per la manutenzione del verde pubblico vale 544.865 euro per i primi 28 mesi e può arrivare, tra ripetizione fino al 2030, servizi opzionali e quinto d’obbligo, a 1.544.436 euro, IVA esclusa. Un appalto enorme, con quasi 380.000 euro di manodopera già nella prima fase.

    A contenderselo, due realtà molto diverse.

    Da una parte un raggruppamento con un evidente baricentro emiliano-veneto: la Cooperativa Agricola Braccianti Giulio Bellini di Filo d’Argenta, che opera anche nella gestione del verde urbano; Caramori, specializzata nel settore del verde e con sede operativa a Castelmassa; e Nazareno Work, cooperativa sociale di tipo B di Carpi. Nazareno Work non è soltanto un nome infilato dentro un’ATI: nasce per l’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate e il suo primo intervento nel settore fu proprio la manutenzione delle aree verdi del Comune di Carpi. Dietro quell’offerta, quindi, non ci sono soltanto tosaerba e potature, ma anche cooperazione, occupazione e una possibile ricaduta sociale sul territorio modenese. Dall’altra Green Service, una singola società con sede a Deruta, in provincia di Perugia, specializzata nella progettazione, realizzazione e manutenzione del verde pubblico e privato. Perfettamente legittimata a partecipare e a vincere: gli appalti pubblici non sono sagre a chilometro zero e la provenienza geografica non può diventare un punteggio clandestino.

    Ma non fingiamo nemmeno che le due realtà siano socialmente indifferenti. Da una parte un raggruppamento relativamente vicino, nel quale compare anche una cooperativa sociale carpigiana; dall’altra una società umbra.

    Proprio perché la vicinanza non può decidere la gara, devono farlo criteri, punteggi e verbali di una precisione inattaccabile.

    Invece è arrivata la matematica col decespugliatore.

    Sul progetto tecnico le due offerte sono quasi appaiate:

    65,15 punti al raggruppamento.
    66 punti a Green Service.

    Differenza: appena 0,85 punti.

    Ora chiediamo scusa ai lettori: per capire come poco più di mille euro siano diventati una voragine bisogna attraversare qualche riga di matematica amministrativa. Promettiamo che alla fine ricompare il prato.

    Sul prezzo le offerte erano:

    11,50% di ribasso il raggruppamento.
    11,70% Green Service.

    Due decimi di differenza, pari a circa 1.085 euro sulla base ribassabile da 542.832 euro.

    Il Comune aveva scelto una formula bilineare con coefficiente X = 0,80. Con due sole offerte, la media dei ribassi finisce inevitabilmente nel mezzo: 11,60%.

    Green Service, trovandosi appena sopra la media e coincidendo con il ribasso massimo, prende automaticamente tutti i 30 punti economici.

    Il raggruppamento, fermo appena sotto la media, ne prende soltanto 23,793.

    Risultato: una differenza economica dello 0,20% genera 6,207 punti di vantaggio.

    E qui viene il bello.

    Il disciplinare consentiva di esprimere il ribasso con due cifre decimali. Lo scarto minimo rappresentabile era quindi dello 0,01%, pari a circa 54 euro.

    E persino quei 54 euro avrebbero fatto scattare quasi la stessa voragine di sei punti.

    Per ottenere punteggi economici davvero simili, le due offerte avrebbero dovuto avere uno scarto inferiore a 54 euro, risultando quindi identiche fino al centesimo percentuale. Una differenza talmente piccola da non poter nemmeno comparire nei ribassi ammessi dal disciplinare.

    In pratica: offerte uguali, punteggi uguali. Ma appena una fosse risultata più conveniente dell’altra anche soltanto di una cinquantina di euro, il meccanismo avrebbe consegnato al miglior ribasso quasi sei punti di vantaggio.

    Tradotto in lingua umana: i 1.085 euro reali hanno pesato oltre sette volte più della differenza attribuita sull’intero progetto tecnico. Ma anche appena 54 euro avrebbero prodotto quasi lo stesso abisso.

    La formula era scritta nel disciplinare ed è stata applicata correttamente. Il problema non è che la commissione abbia sbagliato la moltiplicazione.

    Il problema è che il Comune ha scelto una formula capace, con due offerte quasi identiche, di trasformare una differenza economica microscopica in un premio praticamente automatico di circa sei punti.

    La stessa ANAC, nel proprio Bando-tipo e nella relativa relazione, avverte che, quando i ribassi sono concentrati attorno alla media, la formula bilineare può produrre un premio eccessivo per il ribasso maggiore. Proprio in questi casi suggerisce di valutare formule alternative, tra cui una formula quadratica o non lineare con coefficiente α inferiore a 1.

    Facciamo allora la prova.

    Applicando, a titolo di esempio, una formula non lineare con α = 0,50 — valore intermedio scelto per la simulazione, non imposto da ANAC — Green Service avrebbe comunque ottenuto tutti i 30 punti economici, mentre il raggruppamento ne avrebbe ricevuti circa 29,74.

    Il risultato complessivo sarebbe stato:

    Green Service: 96 punti.
    Raggruppamento: circa 94,89 punti.

    Green Service avrebbe vinto comunque, ma con un distacco di circa 1,11 punti, non di oltre sette.

    Una delle formule alternative indicate da ANAC, quindi, non avrebbe regalato la gara al raggruppamento. Avrebbe semplicemente rappresentato in maniera più realistica la vera differenza economica fra le offerte: poco più di mille euro, non una fossa delle Marianne scavata dentro un foglio Excel.

    Poi arriva il consueto capolavoro amministrativo.

    Il raggruppamento sconfitto ha quindi presentato un’istanza di riesame tramite il proprio avvocato, contestando la valutazione dell’offerta tecnica.

    E il Comune non ha tirato dritto.

    𝗛𝗔 𝗕𝗟𝗢𝗖𝗖𝗔𝗧𝗢 𝗧𝗨𝗧𝗧𝗢.

    Ha sospeso l’efficacia della proposta di aggiudicazione, ha rimandato le contestazioni alla commissione e ha scritto nero su bianco di agire per «gravi ragioni», anche alla luce dell’insorgenza di un «possibile contenzioso».

    In altre parole, dopo la lettera dell’avvocato il Comune ha guardato la propria gara, i punteggi e la graduatoria scritta al contrario, e ha preferito fermare il rasaerba prima che arrivasse il TAR.

    Ma resta l’ultimo dettaglio, forse il più interessante.

    La determina di sospensione dice espressamente che le contestazioni dell’avvocato dell’RTI riguardano la valutazione dell’offerta tecnica. Quindi, oltre all’evidente sproporzione prodotta dalla formula economica, avrà trovato anche qualche coefficiente tecnico attribuito con particolare generosità da una parte o con altrettanta severità dall’altra?

    Per ora non possiamo saperlo, perché fra gli atti esaminati non c’è la lettera dell’avvocato. Sappiamo soltanto che, dopo averla letta, il Comune ha sospeso tutto e ha cominciato a temere il contenzioso.

    𝗟𝗮 𝗳𝗼𝗿𝗺𝘂𝗹𝗮 𝗲𝗰𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗰𝗮 𝗹’𝗮𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗰𝗮𝗽𝗶𝘁𝗮. 𝗢𝗿𝗮 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗱𝗮 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗿𝗶𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝘁𝗼𝗿𝗻𝗮 𝗻𝗲𝗶 𝗽𝘂𝗻𝘁𝗲𝗴𝗴𝗶 𝘁𝗲𝗰𝗻𝗶𝗰𝗶.

    Lo sapremo nei prossimi atti. Sempre che, questa volta, la graduatoria venga scritta dal verso giusto.

  • IL BOSCO CHE ARRIVÒ PRIMA DEL COMUNE

    A San Giacomo Roncole è successa una cosa rara, quasi commovente: una di quelle piccole epifanie amministrative che a Mirandola possono verificarsi solo quando la macchina comunale arriva talmente in ritardo da lasciare alla natura il tempo non solo di protestare, ma di progettare, eseguire, collaudare e consegnare l’opera prima ancora che qualcuno riesca a capire in quale faldone sia finita la pratica.

    Perché qui non ha funzionato un ufficio, non ha funzionato un cronoprogramma, non ha funzionato una convenzione urbanistica, non ha funzionato un progetto definitivo.

    Ha funzionato un bosco.

    C’era un parcheggio da costruire, c’erano piani, proroghe, fideiussioni, incarichi, protocolli, planimetrie, pareri, allegati, sedute di Giunta e tutta la piccola liturgia dell’urbanistica comunale, quella in cui ogni cosa sembra sempre sul punto di accadere e invece resta sospesa per anni nella nebbia mirandolese del “provvederemo”, “valuteremo”, “completeremo”.

    Poi, mentre la burocrazia cercava ancora il fascicolo giusto, è arrivato il verde.

    Senza determina, senza CIG, senza CUP, senza parere contabile, senza videoconferenza su Zoom, senza comunicato stampa e senza taglio del nastro, prima è spuntato un arbusto, poi un albero, poi altri alberi, poi radici, ombra, suolo permeabile, vita, e alla fine, dove il vecchio PIP Nord di via di Mezzo voleva piazzare il famoso “parcheggio grande”, è cresciuto un bosco.

    Il progetto umano voleva asfaltare.

    Il progetto vegetale ha germogliato.

    E ha vinto lui.

    Il Piano nasce nel 2000, il lotto viene assegnato nel 2001, le opere dovevano essere completate entro il 2011, poi arrivano proroghe, altre proroghe, fino all’escussione della fideiussione nel 2018, e mentre l’amministrazione continuava a completare i verbi al futuro, il bosco completava sé stesso al presente.

    Il capolavoro, però, arriva nel 2024.

    Perché nel 2024 — non nel 2004, non nel 1998, non durante il Regno delle Due Sicilie — viene ancora depositato un progetto definitivo per completare quelle opere, con un quadro economico da 473.306,68 euro, di cui 375.660,90 euro di lavori, e dentro c’era ancora lui, il parcheggio grande: quello da fare proprio dove nel frattempo era nata un’area verde naturale, permeabile, con piante di alto fusto.

    Nel 2024, mentre il mondo parlava di consumo di suolo, desigillazione, mitigazione climatica, aree verdi e filtri ecologici, a Mirandola qualcuno stava ancora inseguendo una planimetria del 2000 come se fosse una tavola della legge scesa dal monte Sinai con allegato computo metrico.

    Peccato che i numeri, quei maleducati, dicano altro.

    I posti auto previsti dal vecchio piano erano 290, quelli già realizzati sono 246, quelli necessari secondo gli standard urbanistici sono 89: ottantanove. Cioè il Comune aveva già quasi il triplo dei parcheggi necessari, ma nel 2024 si ragionava ancora come se mancasse l’ultimo tassello della civiltà occidentale: altri 73 posti auto, da ricavare sacrificando circa 3.350 metri quadrati di area verde naturale permeabile.

    E non basta, perché gli atti dicono pure che i parcheggi esistenti sono utilizzati per circa il 50% e solo durante le ore lavorative: quindi il parcheggio grande non serviva agli standard, non serviva alle aziende, non serviva nemmeno alle auto, che infatti avevano già espresso parere contrario con assenza qualificata.

    Ma il vecchio disegno prevedeva anche il famoso parco lineare, cioè un parchetto pubblico attrezzato che gli stessi atti descrivono come area “interclusa e lontana da abitazioni”, con conseguente difficoltà di gestione.

    In pratica: prima si voleva abbattere un bosco spontaneo e funzionante, poi costruire un parcheggio sostanzialmente inutile, e dietro metterci pure un parchetto isolato, poco sorvegliabile, difficile da gestire. Una specie di natura sintetica prodotta dopo aver eliminato quella originale.

    Urbanistica livello Mirandola: togliere un bosco vero per costruire un parcheggio vuoto e un parchetto problematico.

    È come buttare via una gallina viva perché il regolamento del 2000 prevedeva un uovo in plastica.

    Poi, nel 2026, arriva finalmente il DOCFAP e scopre l’ovvio con timbro, protocollo e firma digitale: forse è meglio non asfaltare il bosco, forse è meglio tenerlo, forse è meglio sistemarlo, forse è meglio smetterla di inseguire un parcheggio superfluo e un parchetto intercluso che già sulla carta sembrava chiedere aiuto.

    E qui arriva la beffa più bella: la natura non ha solo battuto la burocrazia sul piano urbanistico e persino sul tempo, arrivando prima, crescendo prima e dando una funzione a un vuoto prima che il Comune riuscisse a trasformarlo in un altro problema.

    La natura ha fatto anche risparmiare il Comune.

    L’opzione del 2024 viaggiava infatti su 473.306,68 euro. La nuova opzione, quella che mantiene il bosco, sistema l’area verde, realizza il percorso e l’arredo urbano, sta a 117.640,12 euro.

    Ballano più di 355 mila euro.

    Tradotto: il bosco ha fatto una variante migliorativa prima ancora che qualcuno gliela chiedesse, ha ridotto il consumo di suolo, ha evitato un parcheggio inutile, ha cancellato un parchetto intercluso, ha creato un filtro verde, ha abbassato i costi e ha lasciato risorse della fideiussione disponibili per altre opere di urbanizzazione.

    Però, siccome siamo a Mirandola, anche accorgersi dell’ovvio ha un costo.

    Quel progetto definitivo del 2024 non è piovuto dal cielo come una foglia secca: dietro c’è l’incarico professionale conferito nel 2019 all’ingegner Pullè per progettazione definitiva-esecutiva, direzione lavori, contabilità e coordinamento della sicurezza, con compenso complessivo di 18.905,12 euro.

    E poi, a fine 2025, arriva un’altra determina ancora più gustosa: siccome in circa vent’anni di disuso si è sviluppato un vero e proprio bosco urbano naturale, ma ormai inselvatichito, con rovi, sterpaglie e arbusti che bloccano il passaggio e limitano la visibilità, serve pulire l’area per permettere una qualche valutazione sul successivo livello progettuale.

    Costo della traduzione dal linguaggio degli alberi al linguaggio degli uffici: 6.032,90 euro.

    In pratica: prima paghiamo per progettare il completamento del vecchio disegno, poi 2024 arriva un progetto definitivo ancora agganciato a quella logica, poi ci accorgiamo che il territorio non era rimasto fermo ad aspettare il timbro comunale, poi paghiamo anche per entrare fisicamente nel bosco e capire come modificare il progetto.

    Totale della pedagogia amministrativa, solo guardando queste due voci: 24.938,02 euro.

    Non sono cifre gigantesche, certo.

    Ma sono perfette per raccontare il metodo.

    A Mirandola non basta arrivare tardi.

    Bisogna anche pagare il biglietto del ritardo.

    Il bosco aveva già spiegato tutto gratis: “Cari signori, qui il parcheggio non serve più, il verde esiste già, gli alberi sono cresciuti, il suolo è permeabile, le auto non mancano, forse potete fermarvi”.

    Ma la burocrazia, prima di ascoltarlo, ha avuto bisogno di incarichi, determine, pulizie, valutazioni, protocolli e ulteriori passaggi, perché a Mirandola anche la realtà, per essere riconosciuta, deve presentarsi in triplice copia.

    A Mirandola abbiamo inventato la spending review clorofilliana: non un assessore, non una task force, non un consulente, non un piano strategico.

    Un bosco.

    Il più efficace revisore della spesa comunale, alla fine, aveva le foglie.

    Naturalmente adesso proveranno a raccontarcela come scelta lungimirante, come improvvisa conversione al verde, come nuova sensibilità ambientale, ma la verità è più semplice e molto più divertente: il verde li ha battuti.

    Li ha battuti perché è stato più veloce della macchina comunale, più aggiornato del progetto definitivo, più utile del parcheggio, più sensato del parchetto intercluso, più economico della burocrazia e, soprattutto, più puntuale di un’Amministrazione che nel 2024 stava ancora prendendo sul serio un disegno nato nel 2000.

    Il bosco non nasce da una visione politica, nasce da un ritardo; non nasce da una strategia, nasce da un’incompiuta; non nasce da una grande scelta ecologica, nasce da anni di attesa, da una convenzione scaduta, da un’opera mai completata.

    Però, per una volta, l’abbandono ha prodotto qualcosa di migliore del progetto.

    E questa è forse la morale più mirandolese di tutte: quando il Comune non riesce a finire un’opera, ogni tanto interviene la natura e la corregge, con più pazienza, più intelligenza e molto meno costo.

    A San Giacomo Roncole non è stato approvato un grande piano verde: è successo qualcosa di molto più semplice, molto più poetico e molto più feroce.

    Il parcheggio è rimasto sulla carta.

    Il parchetto intercluso pure.

    Il bosco, invece, è andato in cantiere.

    E ha finito i lavori prima lui.

    Fonti:

  • IL PRATO È FINITO, ORA PASCOLANO I RIMBORSI

    C’è una cosa che dagli atti del Comune emerge con la grazia di un decespugliatore acceso in canonica: il modello della gestione del verde frazionale affidata al volontariato “a rimborso” non regge. Se un sistema, nel giro di pochi mesi, produce un recesso anticipato, un bando deserto e un avviso chiuso senza un solo soggetto ammissibile, non siamo davanti a una felice alleanza tra Comune e territorio. Siamo davanti a un modellino che, alla prima curva, ha perso una ruota, il cofano e pure il giardiniere. E infatti la delibera di Giunta 67 lo dice nel suo impeccabile burocratese: bisogna “aggiornare gli importi”, adeguarli alle esigenze organizzative ed economiche e garantire condizioni più sostenibili. Traduzione dal politichese al mirandolese: così com’era non funzionava più.

    I tre casi sono uno più educativo dell’altro. A Cividale il Circolo Anspi “Il Borghetto” ha comunicato il recesso anticipato dalla convenzione, dichiarando di non essere più in grado di svolgere l’attività di gestione del verde. Fine della poesia. Fine del modello. Fine del prato condiviso. E per il 2026 ha pure dichiarato che non aveva spese da chiedere a rimborso, tanto per rendere il quadro ancora più lineare.

    A San Martino Spino, invece, il Comune aveva già predisposto il nuovo avviso con un rimborso annuo massimo di 3.500 euro, ma il risultato è stato esemplare: non è pervenuta alcuna richiesta. Il verde pubblico, evidentemente, chiamava. Nessuno ha risposto. Segnale non proprio incoraggiante per un modello che dovrebbe reggersi sulla disponibilità spontanea del territorio.

    E poi c’è Gavello, che merita un applauso tutto suo. Perché qui il bando non era aperto alle imprese, ma ad Associazioni di Promozione Sociale e organizzazioni di volontariato, anche in forma associata. Eppure l’unica candidatura arrivata è stata quella di Alberghina Verde Ambiente S.r.l.. Una società. Non un’associazione. Non un’organizzazione di volontariato. Una S.r.l. La commissione, coerentemente, ha dichiarato la domanda non ammissibile per mancanza dei requisiti di partecipazione. Tradotto: il Comune cerca volontariato, il territorio gli risponde con una società privata, e anche quella finisce fuori gioco prima del fischio d’inizio. Se non è il necrologio amministrativo del modello, ci va molto vicino.

    A questo punto arriva la cura comunale: più soldi. Non una riflessione pubblica sul fallimento del meccanismo. Non una spiegazione seria sul perché un gestore se ne vada, un avviso resti deserto e un altro raccolga solo una S.r.l. fuori requisiti. No. Si apre il rubinetto. Gavello passa da 2.400 a 3.500 euro l’anno. San Martino Spino passa da 3.500 a 5.900 euro l’anno. Cividale invece resta fermo a 1.700 euro l’anno. Totale: dai vecchi 7.600 euro annui si sale a 11.100 euro annui. In pratica, il modello non funziona e la risposta è: ingrassiamo il rimborso e speriamo che qualcuno abbocchi.

    La parte più sottile, quasi poetica, è il trattamento riservato ai diversi casi. Chi ha avuto il recesso anticipato vero, cioè Cividale, resta inchiodato a 1.700 euro. Gli altri due, dove il sistema si è schiantato in modo diverso, prendono l’aumento. Uno potrebbe quasi trarne una morale per il mondo associativo mirandolese: non basta più sfalciare l’erba, servono anche capacità negoziali, tempismo psicologico e un certo talento nel produrre disagio amministrativo. Perché a leggere gli atti viene un dubbio maligno: forse il verde pubblico fiorisce soprattutto quando il Comune comincia a temere che non glielo gestisca più nessuno.

    E siccome a Mirandola ogni delibera è anche un seminario involontario di tattica associativa, ecco il consiglio più innocente del mondo alle altre realtà del territorio. Se avete convenzioni in essere e vi sentite sottovalutati, non state lì a consumarvi tra senso civico, benzina, sfalci e assicurazioni. Fatevi furbi. Prendete esempio dal metodo che gli atti sembrano premiare: una mezza crisi, un po’ di insofferenza, due righe in cui fate capire che così non si va avanti, e magari il Comune riscopre all’improvviso le “attuali esigenze organizzative ed economiche”. Non è un ricatto, ci mancherebbe. È pedagogia.

    Poi c’è l’ultima carezza: la delibera 67 non si limita ad aumentare i tetti, ma allarga anche la manica dei rimborsi, prevedendo espressamente la possibilità di riconoscere anche le spese dei volontari tramite autocertificazione, nei limiti del Codice del Terzo Settore. Tutto regolare, tutto legittimo. Ma il messaggio resta chiarissimo: il vecchio equilibrio non stava più in piedi, e allora si mette qualche soldo in più, si allarghino le voci rimborsabili, si lucida il lessico della sostenibilità e si riparte come se nulla fosse. Solo che nulla non è: c’è un recesso, c’è un deserto, c’è una procedura naufragata. E quando un modello ha bisogno di più soldi e più elasticità solo per provare a restare in piedi, forse non è un modello virtuoso. È un modello in crisi.

    Fonti: delibera di Giunta n. 67 del 01/04/2026; determina n. 224 del 25/03/2026; determina n. 1042 del 20/11/2025; determina n. 1043 del 20/11/2025; determina n. 1157 del 12/12/2025; determina n. 359 del 06/05/2024.

  • Ogni albero conta

    (ma qualcuno continua a contarli male)

    A Mirandola sta accadendo una cosa curiosa.

    Il Comune ha deciso di piantare nuovi alberi.

    Una notizia che, dopo la stagione delle motoseghe di Via Piave e Viale Gramsci, è stata accolta con una certa prudenza dalla popolazione.

    Non entusiasmo.
    Prudenza.

    Perché a Mirandola gli alberi hanno ormai sviluppato una forma di esistenza particolare:

    prima vengono abbattuti,
    poi discussi,
    poi ripiantati,
    poi ridiscussi.


    Il mistero delle due pianificazioni

    I documenti raccontano una storia interessante.

    Da una parte c’è il progetto della Ciclovia del Sole, gestito dalla Provincia.

    Dall’altra il Comune che avvia un appalto per nuove piantumazioni.

    Due interventi distinti.
    Due pianificazioni parallele, che come ci hanno insegnato alle medie non si incontrano mai.
    Due uffici che, apparentemente, hanno scoperto l’esistenza reciproca con lo stesso stupore con cui gli esploratori medievali scoprivano nuove rotte commerciali.

    Il dialogo tra i due livelli istituzionali sembra infatti essere iniziato solo dopo la grande ondata emotiva seguita agli abbattimenti di Via Piave e Viale Gramsci.

    Tradotto:

    prima si sega,
    poi si parla.

    Una procedura amministrativa molto efficiente, figlia di una politica che non fa quello deve fare: coordinare e supervisionare, possibilmente prima che la frittata venga fatta.


    Via Piave: il viale botanico sperimentale

    Il caso di Via Piave merita un capitolo a parte.

    Se il piano verrà realizzato come indicato nei documenti, il viale rischia di diventare una sorta di esperimento agronomico a cielo aperto.

    La situazione prevista è questa:

    da un lato del viale continueranno a vivere le robinie superstiti.

    Dall’altro lato arriveranno i carpini previsti dal progetto della ciclovia.

    E qua e là compariranno anche qualche leccio previsto dall’appalto comunale.

    Tre specie diverse nello stesso viale.

    Una soluzione sicuramente interessante per un orto botanico.

    Un po’ meno per un viale urbano, dove normalmente si tende ad avere una specie dominante, in modo da garantire:

    • coerenza paesaggistica
    • crescita uniforme
    • gestione agronomica più semplice.

    Ma Mirandola non è una città qualsiasi.

    Mirandola è una città che sperimenta.


    Piazza Costituente e Via Pico: quando i numeri non tornano

    Unaltro problema emerge però nel centro storico.

    Il Fico ha fatto una cosa estremamente radicale.

    Ha contato gli alberi.

    Sul listone risultano mancanti cinque piante:

    • una davanti a Casa Focherini
    • una poco dopo Busuoli
    • una quasi di fronte al Teatro
    • due nella zona più vicina al Municipio

    Totale:

    cinque alberi mancanti.

    Peccato che nel frattempo la realtà urbana abbia seguito un’altra strada.

    Tre delle aiuole che ospitavano questi alberi sono state cancellate.

    Una è stata portata a raso e riempita di ghiaia. (azione che sembra propedeudica ad una asfaltatura)

    Le altre due sono state ricoperte con la pietra della pavimentazione.

    Un intervento urbanistico molto efficace.

    Prima sparisce l’albero.

    Poi sparisce l’aiuola.

    Infine sparisce anche il ricordo che lì dovesse esserci qualcosa di vivo.


    Via Pico: il conto continua

    In Via Pico la situazione è più lineare.

    Le piante mancanti sono almeno due:

    • una vicino al civico 54
    • una davanti alla ex Locanda dei Pico

    Facendo la somma delle due strade il risultato sarebbe semplice:

    sette alberi mancanti.

    Se però si guardano gli spazi che non sono stati nel frattempo pietrificati o ghiaiati, i posti realmente disponibili fra il Listone e via Pico sembrano essere circa quattro.

    Ed è qui che arriva la magia amministrativa.


    Il misterioso numero sei

    Nel capitolato comunale le nuove piantumazioni previste per Piazza Costituente e Via Pico sono:

    sei alberi.

    Un numero affascinante.

    Perché:

    • non coincide con gli alberi mancanti storici (7)
    • non coincide nemmeno con gli spazi superstiti (circa 4).

    È un numero intermedio.

    Una via di mezzo tra memoria urbana e fantasia progettuale.

    Probabilmente il risultato di un’antica disciplina amministrativa molto diffusa nelle pianificazioni pubbliche:

    il ‘ndo cojo cojo.


    La variante di ottobre della Provincia

    C’è però un dettaglio tecnico che merita attenzione.

    Le ripiantumazioni previste lungo il tracciato della ciclovia non fanno parte del progetto originario.

    Arrivano infatti da una perizia di variante approvata nell’ottobre 2025 dalla Provincia di Modena, quando i lavori erano già in corso e, soprattutto, quando a Mirandola il rumore delle motoseghe aveva iniziato a produrre un effetto collaterale imprevisto:
    i cittadini che protestano.

    A quel punto è accaduto uno dei fenomeni più affascinanti della pubblica amministrazione.

    Gli alberi, improvvisamente, sono tornati a essere un tema.

    Le criticità emerse durante i lavori, unite alle osservazioni – diciamo così – piuttosto energiche arrivate dal territorio, hanno portato alla revisione del progetto.

    Nel caso di Mirandola la variante introduce alcune modifiche significative:

    • riduzione degli abbattimenti di alberature previsti inizialmente
    • previsione di nuove piantumazioni compensative decisamente più corpose rispetto al progetto originario.

    In altre parole: dopo lo scalpore delle proteste, qualcuno ha iniziato a chiedersi se forse, ma proprio forse, si potesse fare qualche aggiustamento.

    In particolare la variante prevede:

    • 35 platani resistenti al cancro colorato su Viale Gramsci
    • 38 carpini lungo Via Piave.

    Queste piantumazioni fanno quindi parte della variante di progetto, arrivata dopo il piccolo terremoto civico delle proteste.


    Cronologia delle motoseghe

    Per capire davvero cosa è successo basta mettere in fila i fatti.

    1. Progetto della ciclovia
      con abbattimenti di alberature lungo Via Piave e Viale Gramsci.
    2. Avvio dei lavori e abbattimenti
      che generano una forte reazione pubblica.
    3. Sopralluoghi e richieste dei Comuni
      che portano alla revisione del progetto,( tenuti nascosti alla popolazione ed ai comitati).
    4. Variante provinciale di ottobre 2025
      con nuove piantumazioni (idem come sopra).
    5. Appalto comunale per le nuove alberature
      che introduce ulteriori piantumazioni sul territorio, ma che non sembra tener conto della evoluzione della situazione ovverosia dei recentissimi cambiamenti avvenuti su le aiuole del listone e della modifica del progetto della provincia su via Piave

    Una sequenza molto istruttiva.

    Prima si sega.
    Poi si discute.
    Poi si corregge (male) il progetto.

    Perché tutto ciò?
    a causa di dipendenti cattivi?
    o per mancanza di coordinamenti sia esterno che interno?


    Il vero nodo: gli uffici che non si parlano

    Tutto questo porta alla domanda più importante.

    Prima Mirandola non ha parlato con la provincia e si è trovata a gestire abbattimenti e reazioni pubbliche.

    Dopodiché all’interno del comune esistono due funzioni che dovrebbero lavorare insieme:

    • Lavori Pubblici
    • Verde Urbano

    Formalmente il verde urbano è parte dello stesso settore.

    Nella pratica, a volte sembra una creatura che vive su un altro pianeta.

    Il risultato sono situazioni come queste:

    • alberi abbattuti prima di verificare se si potevano salvare
    • aiuole eliminate senza aggiornare i progetti di ripiantumazione
    • viali progettati con tre specie diverse senza una logica complessiva.

    Non serve un miracolo amministrativo per evitarlo.

    Basterebbe una cosa molto semplice.

    Far parlare tra loro gli uffici prima di accendere la motosega, o la stampante.
    E chi dovrebbe farlo?
    L’assessore, il sindaco oppure Thor?


    Una piccola vittoria

    Eppure, nonostante tutto, qualcosa è cambiato.

    Fino a pochi anni fa gli alberi venivano abbattuti senza che nessuno se ne accorgesse.

    Oggi invece:

    • si contano
    • si discutono
    • si pretendono ripiantumazioni.

    Il piano attuale è certamente sgangherato.

    Ma esiste.

    E se esiste è anche perché negli ultimi mesi qualcuno ha iniziato a ripetere con una certa ostinazione una frase molto semplice.

    Una frase che sembra aver iniziato a filtrare anche negli uffici comunali.

    La frase è questa:

    ogni albero conta.

    Anche quando qualcuno continua a contarli male.


    Fonti

    Provincia di Modena – Determinazione n. 2139 del 02/10/2025
    “Ciclovia del Sole Verona–Firenze – tronchi 7 e 9 – approvazione modifica contrattuale e nuovo quadro economico”.

    Comune di Mirandola – Determinazione n. 144 del 24/02/2026
    Affidamento prestazione per nuove piantumazioni di specie arboree sul territorio comunale.

    Comune di Mirandola – Foglio Patti e Condizioni
    Servizio di piantumazione di specie arboree anno 2026.

  • 🌳 MIRANDOLA: IL BOSCO DELLE PROMESSE

    Luglio 2025.
    Si abbattono 12 platani per la Ciclovia del Sole. Platani veri, maturi, alcuni quasi secolari.

    Carofiglio arriva la rassicurazione pubblica:
    ne pianteremo 60 (che poi si e scoperto da progetto essere in buona parte arbusti) lungo Viale Gramsci.

    Non un forse.
    Un futuro già raccontato.

    Passano i mesi.

    Degli alberi promessi — quelli legati all’intervento provinciale — non si vede nulla.
    Nemmeno l’ombra, letteralmente.

    Poi escono i documenti.


    LA VERSIONE DEL COMUNE (ATTI, NON INTERVISTE)

    Nel PIAO aggiornato compare una riga asciutta:

    Riqualificazione aree verdi Viale Gramsci e Via Europa — rinviata per mancanza di fondi

    Non finanziata.
    Non programmata.
    Non calendarizzata.

    Rinviata.

    Che in urbanistica significa: parcheggiata nel futuro.


    DUE REALTÀ DIVERSE

    Nel comunicato:

    il verde aumenta

    Nel bilancio:

    il verde aspetta

    Nel frattempo i platani non aspettano.


    LA TECNICA MIRANDOLESE

    Prima si taglia per necessità
    poi si annuncia la compensazione
    poi si scopre che il progetto non esiste

    È una filiera amministrativa perfetta:
    l’albero sparisce nel presente
    la sostituzione vive nel condizionale


    IL CAPOLAVORO

    Nessuno ha deciso di togliere il viale.
    Nessuno voterà mai contro gli alberi.

    Basta rinviare la riqualificazione abbastanza a lungo
    e la manutenzione farà il resto.

    Non è abbattimento.
    È erosione burocratica.


    CONCLUSIONE

    I 12 platani erano materia.
    I 60 alberi sono narrativa.
    L’atto è definitivo.

    A Mirandola il verde non si elimina:
    si aggiorna il documento e si aspetta.

    — Il Fico della Mirandola

    fonti: https://mirandola.trasparenza-valutazione-merito.it/web/trasparenza/papca-p/-/papca/display/1572334 documento monitoraggio Piao pag. 60

    Dichiarazioni luglio 2025 su abbattimenti lungo viale Gramsci: https://www.lapressa.it/articoli/la_provincia/mirandola-abbattimento-necessario-di-12-alberi-necessario-ne-pianterreno-60