o della manifestazione d’interesse che cercava un gestore, ma ha trovato la calcolatrice spenta

A Mirandola è comparsa una nuova creatura amministrativa: il bando a completamento libero.
Funziona così: il Comune pubblica una manifestazione d’interesse per affidare centri estivi, pre-ingresso, post-scuola e assistenza scuolabus. Servizi delicatissimi: bambini, famiglie, disabilità, scuole, personale, rette, PEF, convenzione.
Materia da bisturi.
E invece arriva la mannaia buona per la pcarìa.
Prima scena: la Determina 322 dice che possono partecipare tutti gli enti del Terzo Settore. Poi arriva l’avviso e restringe tutto ad associazioni di volontariato e associazioni di promozione sociale. Poi arriva il modulo di candidatura e, per non sbagliare, mette solo due caselline: volontariato o promozione sociale.
Gli altri enti del Terzo Settore?
Evaporati.
Come i refusi quando li legge il Fico.
Seconda scena: la Determina 338 approva l’avviso, ma dentro l’avviso ci sono ancora i campi da compilare: “determinazione dirigenziale n. __/2026”, “determinazione del Settore III n. __/2026”, scadenza entro le ore 11:00 del ..2026.
Un avviso pubblico con la data a sorpresa.
La gara in stile Settimana Enigmistica.
Terza scena: il PEF. In determina si cita il protocollo 17569/2026. Nell’avviso compare il PEF prot. 16218/2026. Poi il PEF dei centri estivi parla di 30.000 euro di contributo massimo, mentre gli atti comunali viaggiano a 29.000.
Mille euro spariti nel tragitto tra un allegato e l’altro.
Forse saliti sullo scuolabus.
Quarta scena: l’anno scolastico. Negli atti compare più volte 2026/2037. Non 2026/2027. 2037.
Altro che prolungamento orario: qui il post-scuola dura undici anni.
Ma il capolavoro, quello da appendere in sala consiliare accanto alla calcolatrice scarica, è la griglia dei punteggi.
Il Comune scrive i criteri di valutazione:
10 punti per il preingresso,
10 per il prolungamento,
20 per il progetto educativo,
10 per il piano economico,
5 per le esperienze pregresse,
15 per struttura e personale,
10 per le migliorie.
Totale: 80.
Subito sotto, però, l’avviso parla di soglia minima pari a 60/100.
Sessanta su cento.
Ma i punti disponibili sono ottanta.
È una meraviglia.
La matematica amministrativa mirandolese:
si parte da 80, si finge 100, si boccia sotto 60 e si spera che nessuno faccia la somma.
INTERMEZZO TEATRALE
— “Dirigente, i punteggi al massimo fanno 80.”
— “Perfetto.”
— “Ma abbiamo scritto 60/100.”
— “Ancora meglio.”
— “Quindi il massimo è 80 su 100?”
— “Esatto.”
— “Ma manca il 20%.”
— “Lo mettiamo nelle proposte migliorative.”
— “Tipo?”
— “Saper contare!”
Poi arriva la Determina 376. Finalmente la rettifica. Il Comune ammette che nella 322 e nella relazione tecnica c’erano “incongruenze” che si sono “riverberate” nell’avviso.
Che poesia.
A Mirandola gli errori non si propagano.
Non si copiano.
Non si trascinano.
Si riverberano.
La rettifica corregge la platea dei partecipanti, rifà i punteggi e li porta finalmente a 100: 15, 15, 20, 15, 10, 15, 10.
Miracolo.
Dopo giorni di nebbia, qualcuno ha imparato a fare le somme.
Però il Comune concede solo tre giorni in più: dal 9 al 13 maggio. Perché quando cambi soggetti ammessi, criteri di valutazione e struttura della procedura, vuoi mica dare troppo tempo alla gente per capirci qualcosa?
E qui arriva il colpo finale.
La rettifica che corregge l’avviso è, a sua volta, da correggere.
Perché nell’ultimo avviso di rettifica restano ancora i campi vuoti: “determinazione dirigenziale di rettifica n. __/2026”. E quando deve indicare la nuova scadenza, quella che la Determina 376 fissa chiaramente al 13 maggio alle ore 12:00, l’allegato scrive ancora: entro le ore 12:00 del //2026.
La rettifica della rettifica rettifica, ma non compila.
È il bando matrioska: apri l’errore, trovi la rettifica; apri la rettifica, trovi un altro errore.
Qui non siamo davanti al singolo refuso.
Siamo davanti a una procedura che nasce storta, cammina zoppa, viene fasciata male e poi rimandata in strada con le stampelle al contrario.
Perché un bando pubblico non è una bozza su Word. Non è il foglio appeso al frigorifero. Non è “poi mettiamo la data”. È l’atto con cui l’amministrazione dice ai soggetti interessati: questi sono i requisiti, questi sono i punteggi, questi sono i termini.
Se i requisiti cambiano, i punteggi non tornano, i protocolli ballano, gli anni scolastici arrivano al 2037 e persino la rettifica resta con i buchi bianchi, il problema non è il Fico che legge.
Il problema è che qualcuno scrive.
Qualcuno pubblica.
E qualcuno firma.
Il Fico perdona.
L’80/100 no.

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