ovvero: il Comune di Mirandola e la guerra personale contro l’addizione

Ci sono amministrazioni che inciampano su una variante. Altre su una proroga. Altre ancora su una data sbagliata. E poi c’è il livello superiore: inciampare su una somma.
Negli atti del cantiere del Lolli, a un certo punto, non siamo più davanti al classico refuso da ufficio svogliato. Siamo davanti a qualcosa di più serio e più comico insieme: la trasformazione della matematica in narrativa amministrativa. Il meccanismo è semplice. La determina elenca le percentuali dei subappalti. Il lettore le somma. Il totale che esce è uno. Il Comune, con impassibile faccia di bronzo, ne scrive un altro. E lo firma pure.
All’inizio uno è perfino indulgente. Pensa: sarà scappata una virgola. E infatti nella 636/2025 succede proprio questo: percentuali che dovrebbero essere circa 1,35% e 2,43% diventano 0,0135% e 0,02430%. Una roba così maldestra da sembrare quasi un esercizio di sabotaggio interno. Però va bene, ci diciamo: capita. Una volta. Forse nessuno ha riletto. Forse la calcolatrice era in ferie.
Poi arriva la 835/2025 e per un attimo sembra che abbiano ritrovato il lume della ragione: 1,35 + 2,43 + 13,503 = 17,283. Qui i conti tornano. Qui la somma fa davvero il totale. Qui uno rischia persino di tranquillizzarsi.
Ed è esattamente lì che inizia la parte più offensiva per l’intelligenza del lettore.
Con la determina n. 8 del 13 gennaio 2026, quella del primo subappalto a Omar Immobiliare, il Comune mette in fila le quote: 1,35%, 2,43%, 13,50%, 1,08%. Somma reale: 18,36%. Totale scritto nell’atto: 23,59%. Dunque spariscono dal nulla 5,23 punti percentuali.
Non due decimali ballerini. Non una piccola svista. Cinque punti e rotti. Un pezzo di totale che non sta nelle quote elencate ma compare lo stesso, come i parenti lontani al momento dell’eredità.
Con la 195/2026 il Comune rilancia: le quote elencate fanno 19,98%, ma il totale dichiarato è 25,67%.
Mancano 5,69 punti. Con la 232/2026 la somma arriva a 22,62%, ma il totale vola a 29,06%. Mancano 6,44 punti.
Con la 266/2026 la somma si ferma a 23,70%, ma il Comune scrive 30,44%. Mancano 6,74 punti.
A quel punto non sei più davanti a un errore. Sei davanti a una solida incapacità di provare imbarazzo.
E qui viene il bello. Qualcuno potrebbe obiettare: “magari il totale strano dipende dal subappalto Gtechnology, quello della determina 932/2025”. Peccato che non funzioni neppure così. Se escludi Gtechnology, come è corretto fare seguendo la filiera delle determine 2026 che ragionano sulle quote cumulate dell’importo contrattuale, i conti non tornano lo stesso: nella 8/2026 le percentuali elencate fanno 18,36%, ma il totale scritto è 23,59%; nella 195/2026 la somma fa 19,98%, ma il Comune scrive 25,67%; nella 232/2026 la somma fa 22,62%, ma l’atto dichiara 29,06%; nella 266/2026 la somma fa 23,70%, ma il totale sale magicamente a 30,44%. Però il capolavoro è che non torna nemmeno includendo Gtechnology: se infatti prendi il suo importo di 114.181,09 euro e lo rapporti all’intero importo contrattuale da 740.594,54 euro, ottieni circa 15,42%. E allora i totali veri salirebbero a circa 33,78%, 35,40%, 38,04% e 39,12%, cioè numeri ancora diversi da quelli scritti nelle determine. Tradotto: escludendo Gtechnology i conti non tornano; includendo Gtechnology tornano ancora meno. Quindi non è lui a spiegare la percentuale fantasma. Il problema non è quale subappalto considerare: il problema è che chi scrive quei totali ha un rapporto molto libero con l’addizione.
Ed è qui che si apre il sipario.
Intermezzo teatrale
“Lety alla lavagna”
Aula di sostegno amministrativo. Alla parete un cartellone: “Le somme sono un’opinione, il totale è un valore”. La maestra ha appena scritto alla lavagna quattro percentuali. In piedi, col grembiulino e lo sguardo perso nel vuoto, c’è Lety. In mano stringe un gessetto come fosse un oggetto ostile.
Maestra:
“Allora Lety, stai attenta. Se abbiamo 1,35 più 2,43 più 13,50 più 1,08… quanto fa?”
Lety (mastica il gessetto con gli occhi lucidi):
“Eh… ventitré e qualcosa?”
Maestra:
“No Lety. Prova con calma. Somma bene.”
Lety:
“Ventitré virgola cinquantanove?”
Maestra:
“Ma no, tesoro. Fa 18,36.”
Lety (in difficoltà, guardando il soffitto come se la risposta fosse scritta lì):
“Però a me piaceva di più 23,59.”
Maestra:
“Capisco, ma in matematica non si mette il numero che piace. Si mette quello che viene.”
Lety (quasi offesa):
“E allora che gusto c’è?”
(La maestra sospira, cambia esercizio.)
Maestra:
“Facciamo un altro tentativo. 1,35 più 2,43 più 13,50 più 1,08 più 1,62. Quanto fa?”
Lety (serissima, come chi ha studiato male ma con convinzione):
“25,67.”
Maestra:
“No. Fa 19,98.”
Lety:
“Però se uno ci mette un po’ di impegno può arrivare a 25,67.”
Maestra:
“No, Lety. Non funziona così.”
Lety (quasi piangendo):
“Maestra, io le somme le sento dentro.”
(La calcolatrice sul banco si spegne da sola per il disagio.)
Maestra:
“Ultimo esercizio, poi andiamo a ricreazione. 1,35 più 2,43 più 13,50 più 1,08 più 1,62 più 2,64 più 1,08. Totale?”
Lety (chiude gli occhi, inspira profondamente, affida tutto all’universo):
“30,44.”
Maestra:
“No, Lety. Fa 23,70.”
Lety:
“Maestra, io ci ho provato.”
Maestra:
“Lo so.”
Lety:
“Posso almeno scrivere che sono sotto il limite massimo?”
Maestra:
“Puoi scriverlo, ma prima impara a fare una somma.”
Sipario. La campanella suona. Euclide esce dall’aula in silenzio e chiede il prepensionamento.
Il punto politico, infatti, è persino peggiore della gag. Perché qui non si parla di una studentessa immaginaria alla lavagna. Qui si parla di atti amministrativi veri, firmati, protocollati, pubblicati. Roba che dovrebbe reggersi su numeri controllati e non su intuizioni mistiche. E invece il cittadino che legge si trova davanti a una specie di catechismo contabile in cui la somma è facoltativa, il totale è creativo e il controllo qualità è affidato alla Provvidenza.
E no, non basta nemmeno la formula rituale sul “limite massimo del subappalto” per dare una parvenza di serietà. Nel bando di gara del Lolli non c’è alcun tetto numerico secco che salvi la faccia a chi non sa fare una somma. Il disciplinare dice solo che non può essere subappaltata l’integrale esecuzione delle prestazioni né la prevalente esecuzione delle medesime. Dunque il problema non è neppure il limite. Il problema è che prima di capire se sei sotto o sopra il limite, dovresti almeno saper fare il totale.
Per non fare confusione dove l’amministrazione ne produce già abbastanza, la 932/2025 su Gtechnology va tenuta a parte, perché lì il 69,61% è riferito alla sola OG11. Ma nemmeno serve tirarla in ballo per mostrare il disastro. Basta la filiera ordinaria dei subappalti per vedere la scena completa: prima la virgola ubriaca, poi un breve momento di lucidità, poi l’istituzionalizzazione della percentuale fantasma.
E allora sì: il problema non è solo che il Comune sbagli i conti. Il problema è che li sbaglia con un tono talmente sicuro da sembrare quasi convinto che il cretino sia chi li controlla. Questo è il vero capolavoro. Non l’errore. Ma la spudoratezza con cui l’errore viene trasformato in testo ufficiale.
Fonti: determina n. 583/2025 (Malagoli Coperture), determina n. 636/2025 (E.M.G. Ponteggi), determina n. 835/2025 (Gemmalpe), determina n. 8/2026 (Omar Immobiliare), determina n. 195/2026 (S.R. Costruzioni), determina n. 232/2026 (estensione Omar), determina n. 266/2026 (Premac), determina n. 932/2025 (Gtechnology, solo OG11), bando/disciplinare di gara del Lolli.

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