IL RITORNO DELLA LETY SUL TRONO ELETTRICO

ovvero: se il tavolo storico era sopravvissuto al terremoto, perché mai dovevamo regalare alla giunta un nuovo giocattolo cablato?

Ci sono spese che almeno hanno la decenza di fingersi necessarie. E poi ci sono quelle che sembrano partorite direttamente da una fantasia da piccolo ducato padano, dove il problema non è amministrare bene, ma farlo con abbastanza scenografia da far capire a tutti chi comanda.

Nel pacchetto arredi per il nuovo Palazzo municipale compare infatti un pezzo forte, anzi fortissimo: un tavolo di giunta a ferro di cavallo, modulare, completo di 13 top access, dentro una fornitura complessiva da 113.350 euro netti, pari a 138.287 euro IVA compresa.

Fin qui uno potrebbe anche sbadigliare. Ma poi arriva il dettaglio che trasforma il mobile in una dichiarazione morale. Il prospetto economico dice che il tavolo giunta fornitura e posa costa 29.000 euro, da cui vengono tolti 2.200 euro di top access “previsti inizialmente”, ottenendo un totale tavolo giunta senza elettrificazione di 26.800 euro. E subito dopo compare la vera poesia amministrativa: “elettrificazione tavolo giunta”, con 13 nuovi top access, “di due dimensioni”, completi di multiprese e cavi di alimentazione, per altri 8.957 euro netti.

Tradotto dal burocratese: il tavolo della giunta non è un tavolo. È un gadget di potere. Un altare tecnologico. Un ferro di cavallo cablato, pensato non per decidere meglio, ma per decidere con più comfort, più posa, più effetto astronave. In totale il solo tavolo, con la sua anima elettrificata, arriva a 35.757 euro netti oppure se preferite circa 43.624 euro IVA compresa

Ma il punto più irritante non è nemmeno il prezzo. È il contesto. Perché se davvero, come noto, il vecchio tavolo della giunta era stato recuperato dal municipio terremotato ed era stato reinstallato nel municipio temporaneo, allora la scelta più logica, più lineare, più perfino simbolica, sarebbe stata riportarlo a casa. Rimettere il tavolo storico nella sala storica. Restituire alla sede restaurata anche il suo arredo, invece di approfittare del rientro per mettere in scena la fiera dell’upgrade istituzionale.

Invece no. A Mirandola il ritorno nel municipio restaurato non diventa il ritorno delle cose al loro posto. Diventa il pretesto per fare il salto dal tavolo della continuità al tavolo della vanità elettrificata. Come se il problema del Comune, dopo quattordici anni di ferite, attese, proroghe, lavori e rinvii, fosse che alla giunta mancassero abbastanza botole con multiprese.

Naturalmente i documenti parlano solo di top access, prese e cavi. Non parlano, almeno per ora, di funzioni avanzate di controllo politico. Ma qui entra in campo la satira che dopo un assist del genere non può rimanere muta.

Intervista immaginaria alla Lety davanti al tavolo elettrificato

Fico: Sindaca, ci spiega perché per il tavolo della giunta servivano quasi novemila euro solo di elettrificazione?

Lety: Perché governare oggi richiede strumenti moderni.

Fico: Cioè tredici botole con prese?

Lety: Non le chiami botole. Le chiamiamo stazioni operative di comando.

Fico: E a cosa servono, precisamente?

Lety: A molte cose. Alimentare dispositivi. Ordinare i cavi. Dare efficienza all’azione amministrativa. E, nei casi più delicati, intervenire sul fattore umano.

Fico: Intervenire sul fattore umano?

Lety: Certo. Sotto il tavolo c’è un pannello nascosto. Molto discreto. Elegante. I cittadini non lo vedono, gli assessori lo temono.

Fico: E cosa fa questo pannello?

Lety: Dipende dalla modalità selezionata. C’è “silenzio istituzionale”, molto utile quando qualcuno inizia a fare domande sbagliate. C’è “immobilizzazione prudenziale”, nel caso un assessore abbia improvvisi scatti di autonomia. E poi c’è la funzione più raffinata: “richiamo elettrico”.

Fico: Vuole dire una scossa?

Lety: Io preferisco dire: un incentivo alla disciplina.

Fico: E si può scegliere l’assessore da colpire?

Lety: Questa è la bellezza della tecnologia. Una volta bisognava fulminarli tutti politicamente. Oggi puoi lavorare sul singolo.

Fico: E quale assessore sceglierebbe per primo?

Lety: Quella con i capelli rossi.

Fine dell’intervista. Ma in realtà il punto serio è proprio questo. In un Comune normale, con un minimo di pudore istituzionale, il ritorno nella sede restaurata dopo il sisma sarebbe stato raccontato anche come ricucitura materiale della storia: il palazzo torna ad essere palazzo, la sala torna ad essere sala, il tavolo della giunta torna al suo posto. Qui invece la logica sembra un’altra: non riportare, ma sostituire; non recuperare, ma allestire; non continuità, ma upgrade; non sobrietà, ma rappresentazione.

E così il tavolo della giunta diventa perfetto come simbolo di questa amministrazione: non basta sedersi a decidere, bisogna sedersi bene, sedersi su misura, sedersi cablati, sedersi con abbastanza prese da far sembrare la riunione di giunta il ponte di comando di una nave da crociera.

Tutto molto moderno. Tutto molto connesso. Tutto molto accessoriato. Tranne forse il collegamento con il senso della misura.

Perché alla fine è questo che dà fastidio. Non il legno. Non i cavi. Non le multiprese. Ma l’idea di fondo: che il ritorno nel municipio restaurato non fosse l’occasione per restituire dignità a ciò che era stato salvato, bensì per regalare alla corte un nuovo trono elettrificato.

E allora sì, forse la funzione più utile di quel pannello nascosto esiste davvero. Non serve a immobilizzare gli assessori. Serve a immobilizzare il buon senso, ogni volta che prova a sedersi al tavolo.

E se domani qualcuno venisse a raccontare che non era il tavolo della giunta ma quello del consiglio comunale, non cambierebbe assolutamente nulla: la spesa resterebbe discutibile, il principio resterebbe lo stesso e il vizio di fondo pure. Sempre di nuovo arredo costoso ed elettrificato si tratterebbe, mentre sarebbe stato assai più dignitoso riportare nella sede restaurata ciò che dal sisma era stato salvato. Con una differenza, però: in quel caso al conto si aggiungerebbe anche la figuraccia. Perché spendere così per un tavolo è già notevole; non sapere nemmeno con precisione quale tavolo si sta raccontando sarebbe il tocco finale di una comicità amministrativa involontaria.

Fonti documentali: determina n. 295 del 14/04/2026 sull’allestimento della sala consiliare e del front-office; prospetto economico con le voci “tavolo giunta a ferro di cavallo”, “totale tavolo giunta senza elettrificazione” ed “elettrificazione tavolo giunta” per 8.957 euro netti.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *