Il Comune firma l’ordinanza, gonfia il petto, parla di sicurezza, di pericolo, di controlli, di sanzioni, di rigore assoluto contro i fuochi pirotecnici nei locali pubblici; poi però, nel Ducato di Mirandola, basta infilare il bengala nella torta giusta e il miracolo è compiuto: ciò che sulla carta è vietato, in fotografia diventa improvvisamente edificante. E il capolavoro non è nemmeno l’infrazione in sé, già abbastanza ridicola; il capolavoro è il giornale comunale che la prende, la lucida e la mette beatamente in vetrina, come se il modo migliore per far rispettare un’ordinanza fosse pubblicarne la violazione con aria serena da bollettino parrocchial-istituzionale. Qui non siamo più all’incoerenza: siamo alla presa per i fondelli elevata a metodo di governo. Il cittadino normale si becca il sermone, il divieto, il tono marziale, la minaccia della multa; il bengala fotogenico invece viene assolto per manifesta simpatia iconografica. A Mirandola la legge non vale per tutti: vale per chi non ha il privilegio di finire impaginato nel giornalino del Palazzo. Per questo il Fico chiede alla Polizia Ducale di intervenire con la dovuta ferocia: non solo sulla torta eversiva e sulla scintilla abusiva, ma soprattutto su chi ha avuto la faccia come il marmo di trasformare un comportamento appena vietato dal Comune in materiale da propaganda sorridente. Perché il vero incendio, qui, non lo provoca la miccia sulla panna: lo provoca l’arroganza di un potere che prima fa l’ordinanza per il popolino e poi se la calpesta da solo, con tutta la tranquillità di chi è convinto che a Mirandola basti una foto ben impaginata per far sparire anche il ridicolo.
Quando la Lety ha pubblicato il PIAO –AGGIORNAMENTO SEZIONE 1 – INFORMAZIONI GENERALI E MONITORAGGIO INFRANNUALE SEZIONE 4 su Amministrazione Trasparente, pare abbia sussurrato davanti allo schermo:
“SPERIAMO CHE IL FICO NON LO LEGGA”.
E bisogna riconoscerle una certa fiducia nella natura umana.
Il PIAO infatti è un documento di oltre quattrocento pagine: tabelle fitte come un canneto delle valli, caratteri corpo 6 pensati per essere letti solo da stampanti industriali, e colonne numeriche che provocano nel cittadino medio la stessa reazione di una TAC con mezzo di contrasto.
Il lettore prova ad aprirlo. Scorre. Zooma. Rizooma. Poi si arrende e va a vedere il meteo.
Il Fico, notoriamente pigro — qualità che nella pubblica amministrazione è la forma più evoluta di intelligenza — ha deciso di affrontarlo con metodo scientifico:
non leggere il PIAO.
O meglio: non leggerlo come è stato scritto.
Perché dentro il PIAO convivono due anime:
le tabelle, scritte per non essere capite
le relazioni dei dirigenti, scritte per non essere smentite
E qui avviene la rivelazione.
Le relazioni sono l’unico punto del documento dove un funzionario pubblico non sta programmando, promettendo o proiettando… ma sta spiegando perché le cose non funzionano.
E quando — miracolo amministrativo — sono anche scritte in rosso, assumono direttamente la forma di un post del Fico, solo senza battute e senza minacce di querela.
Così, in mezzo alla giungla normativa del PIAO, il Fico ha trovato la via:
saltare tutto il resto.
Cari lettori, comincia qui la prima parte di questo studio matto e disperatissimo: non analizzeremo il Comune come viene raccontato, ma come si racconta da solo quando pensa che nessuno lo legga.
Parte I — Il Comune che si racconta da solo
Avevamo lasciato il lettore davanti alla scoperta fondamentale: non leggere il PIAO, ma le relazioni.
Perché nel PIAO il Comune pianifica. Nelle relazioni il Comune si giustifica.
E infatti bastano poche righe per capire l’andamento dell’anno amministrativo:
“Il quadro complessivo delle attività 2023 ha ancora risentito degli effetti del forte ricambio del personale subito nel triennio precedente”
Il Comune non ha problemi. Ha conseguenze.
Il personale: l’ente a tempo determinato
Subito dopo arriva la stabilità:
“Il pensionamento e relativa sostituzione, consentendo una prima stabilizzazione organizzativa”
La stabilizzazione organizzativa è una fase molto importante della pubblica amministrazione: è quella in cui si capisce dove sono finiti gli uffici.
Poi però compare la realtà:
“per ragioni di equilibrio di spesa non è stato possibile dare corso all’assunzione di n. 2 tecnici al Servizio Fabbricati e verde pubblico”
Traduzione amministrativa: i lavori pubblici continueranno a essere pubblici, ma meno lavori.
Il servizio fabbricati: sopravvivenza operativa
Ed ecco la frase che vale tutto il documento:
“Il Servizio Fabbricati e verde pubblico continua a risentire dell’esiguità di personale e della scarsa esperienza di gran parte di esso”
Non è una critica. È un’autobiografia.
Subito dopo:
“un rapporto di mole ingestibile ed articolato, con numerose situazioni critiche”
Non esistono emergenze. Esiste l’ordinario.
Il sismico spiegato meglio di qualsiasi articolo
La relazione diventa improvvisamente narrativa:
“l’attività in materia sismica è stata svolta in convenzione con l’Unione dei Comuni Terre di Castelli”
Poi qualcosa cambia.
“si è passato alla gestione diretta”
E come?
“convenzione con libero professionista individuato in contesto territoriale lontano da Mirandola”
Le case dei cittadini sono controllate da qualcuno che probabilmente ha imparato la differenza tra Cividale e Cividale sul navigatore.
E infine la frase perfetta:
“Il provvedimento viene emesso sulla scorta di parere scritto del tecnico strutturista”
Il Comune firma. La responsabilità arriva allegata.
Gli interventi a rischio
Poi compare una delle ammissioni più sincere mai pubblicate su Amministrazione Trasparente:
“limitate capacità d’intervento in contesti a rischio (cantieri stradali, tetti, impianti sotto tensione, etc)”
Il Comune interviene su tutto, purché non sia pericoloso.
La manutenzione: storia locale
Il settore mobilità:
“recuperando il ritardo accumulatosi negli anni precedenti”
Non si tratta di lavori arretrati. È patrimonio culturale.
Il mondo moderno arriva in ufficio
L’urbanistica affronta:
“aumento delle pratiche per la gestione di impianti da fonte rinnovabile (fotovoltaico, biogas)”
Il futuro energetico è arrivato. L’ufficio ha preso appuntamento.
La frase finale
Alla fine, il documento smette di essere un piano e diventa una definizione:
“attività amministrative dirette limitate per personale disponibile”
Non è una difficoltà. È il modello organizzativo.
Fine prima parte
Le tabelle raccontano cosa farà il Comune. Le relazioni raccontano perché non lo farà.
Il Comune ha deciso che gli agenti devono frequentare un corso sulle tecniche operative e mezzi difensivi. Sette ore. Non di comunicazione, non di gestione del conflitto, non di relazione col cittadino.
Difensivi.
La città non viene studiata per capirla, ma per gestirla quando diventa un problema.
La pubblica amministrazione non sceglie mai davvero cosa fare: sceglie cosa teme.
E qui non si teme l’incomprensione. Si teme l’interazione.
La logica amministrativa
Una volta la Polizia Locale:
spiegava le ordinanze
convinceva a spostare un’auto
faceva perdere tempo, ma evitava il resto
Ora si studia la postura tattica.
Non perché serva sempre. Perché quando servirà dovrà essere già legittima.
Il diritto amministrativo moderno funziona così: prima si costruisce la copertura, poi eventualmente l’evento.
Il vero destinatario del corso
Non sono gli agenti.
È il giudice tra due anni.
Quando chiederà:
“l’operatore era formato?”
Il Comune potrà rispondere, sollevando la determina plastificata:
“sette ore, vostra eccellenza”.
🎭 Intermezzo teatrale (formazione sul campo)
Interno giorno. Aula comunale. Lavagna a fogli mobili. Un cono arancione al centro della stanza.
Istruttore Bene agenti, oggi simuliamo il soggetto ostile. Abbiamo scelto una figura neutra e non provocatoria.
(entra un attore con costume da fico gigante)
Agente 1 È realistico.
Istruttore Ricordate: approccio graduato.
Agente 2 Io ho studiato molto. Posso?
Istruttore Prego.
Agente 2(prende posizione, concentratissimo) Finalmente posso dire di aver acquisito una competenza tecnica. Non è più una percossa: è una procedura.
(colpisce il fico con metodo geometrico, ma anche con un certo gusto)
Agente 2, entusiasta Precisione scientifica! Non vedo l’ora di applicarla!
Istruttore Perfetto. Annotiamo: uso proporzionato della botanica.
(sipario)
Il senso politico della determina
Ogni amministrazione sceglie un modello di città.
Non lo scrive nei programmi. Lo scrive nella formazione.
Se insegni relazione → ti aspetti cittadini Se insegni difesa → ti aspetti problemi
Qui non si insegna a evitare lo scontro. Si insegna a gestirlo.
La vera funzione
Non è sicurezza. È responsabilità.
La determina serve a dire:
“Se succede qualcosa non è improvvisazione. È protocollo.”
Un errore è colpa. Una procedura è amministrazione.
Epilogo
Il punto non è se il corso servirà.
Il punto è che quando servirà sarà già stato deciso che serviva.
La differenza tra prevenzione e previsione è sottile: la prevenzione evita i problemi, la previsione li mette a bilancio.
Il Comune non sta preparando gli agenti al caso eccezionale. Sta rendendo l’eccezione amministrativamente normale.
E quando una città diventa una procedura, il cittadino diventa una casistica.
Il Fico, per prudenza, ha già iniziato ad allenarsi anche lui: non alla fuga — sarebbe eccessivo — ma almeno a compilare correttamente il modulo di lamentela.
Il prossimo corso sarà su gli interrogatori?
Fonti
Determinazione n.130 del 20/02/2026 — partecipazione al corso “Tecniche operative e utilizzo mezzi difensivi”
Dopo una interessantissima interpellanza in cui mi sono sentito coinvolto. tre leghisti su quattro hanno visto la luce… ma era quella del gruppo dei vannacciani.
In comune della Lega ormai è rimasto solo lui. Solo. Con il vento della Bassa che gli scompiglia il ciuffo.
L’Assesorelfo.
L’ultimo dei leghisti mirandolesi. Il William Wallace della pianura: non combatte per la libertà… combatte per il quorum del direttivo.
E mentre i clan cambiano tartan politico, lui resta lì, dipinto di verde padano, a cavallo tra una interrogazione e una mozione:
“Potranno toglierci i consiglieri… ma non ci toglieranno MAI il cane antidroga!”
Non perché abbia paura per sé — la sua posizione, nel bene e nel male, è relativamente solida — ma perché stavolta la questione è più grande di qualunque schermaglia politica.
Un anno fa la Lety, a Roma, si dichiarava soddisfatta per la “risoluzione” della crisi Bellco.
Oggi, a distanza quasi esatta di dodici mesi, basta spostarsi di quattrocento metri, attraversare quella linea immaginaria che separa la grande Mirandola dalla più modesta Medolla, e la storia si ripresenta. Peggiore.
L’azienda è ancora più grande.
Ancora più numerose le famiglie coinvolte.
E temo — perché lo abbiamo già visto — che le maestranze più esperte saranno le prime invitate ad uscire, semplicemente perché costano di più.
Lo sappiamo: nelle crisi industriali la politica locale ha margini limitati.
Non decide i bilanci dei fondi internazionali, non controlla i gruppi multinazionali, non può impedire da sola le ristrutturazioni.
Ma proprio per questo la domanda diventa un’altra.
Davanti ai segnali ormai evidenti — fibrillazioni sempre più frequenti e sempre più violente del polo biomedicale — qual è la strategia di medio-lungo periodo?
Basteranno le aule di bioingegneria?
Basterà l’ITS?
Oppure dovremmo iniziare ad affrontare con più decisione i fattori territoriali che tengono o allontanano gli investimenti?
accesso alle reti di comunicazione realmente adeguate
costo dell’energia
infrastrutture logistiche
attrattività per lavoratori qualificati
Immagino, per esempio, una grande comunità energetica territoriale: non pensata come occasione finanziaria, ma come leva industriale — abbassare stabilmente il costo dell’energia per il polo biomedicale e renderne conveniente la permanenza.
Perché oggi molti di questi grandi attori economici sono qui, ma sempre meno legati qui.
E il problema vero non è la singola crisi aziendale.
È quando iniziano ad assomigliarsi tutte.
Allora non è più una vertenza.
Diventa una traiettoria.
E le traiettorie, se non cambiano da sole, vanno cambiate
Sapidata, la ditta sammarinese già oggetto di altri due articoli — quello sulle costose notifiche delle multe e quello sul servizio di call center affidato dalla Polizia Ducale — torna protagonista: un giorno apri l’albo pretorio e scopri che il Comune paga 488 euro perché… il computer del fornitore è diventato vecchio.
Non rotto.
Non insufficiente.
Non sbagliato.
Vecchio.
La determina lo dice: la macchina virtuale è obsoleta, quindi si migra il database delle multe.
Tradotto: si spostano gli stessi dati, con lo stesso software, per fare le stesse multe, nello stesso identico modo — ma su un computer più giovane.
E qui arriva il capolavoro
Grazie alla convenzione regionale la Polizia Ducale ha potuto affidare il servizio a Sapidata: servizio completo, piattaforma, aggiornamenti tecnologici, continuità operativa, adeguamenti.
Cioè: se la tecnologia invecchia, il fornitore la aggiorna gratis, perché non compri il software e hardware ma compri il servizio.
È letteralmente il motivo per cui si paga un canone, ossia il costo onnicomprensivo impegnato di 602.600,00 € per il periodo agosto 2024–luglio 2027, a cui vanno aggiunti i costi delle annualità in cui si è superato il numero di verbali emessi.
Ma a Mirandola no.
A Mirandola il tempo passa… a spese del Comune.
Il server compie gli anni
→ il cittadino offre la torta
Il fornitore cambia computer
→ il bilancio festeggia
La manutenzione diventa progetto,
l’usura diventa prestazione,
l’obsolescenza diventa determina.
Non c’è un nuovo servizio.
Non c’è una nuova funzione.
Non c’è una richiesta del Comune.
C’è solo un computer (virtuale) che non piace più a chi lo usa, o ancor peggio che non regge il carico prestazionale richiesto.
È come pagare il meccanico perché ha deciso di cambiare la sua officina:
la tua macchina è identica, ma il pavimento è più lucido, quindi fattura.
Il vero miracolo amministrativo è questo:
l’outsourcing elimina i problemi tecnici… tranne quando diventano pagabili.
Il database resta dov’è sempre stato: fuori.
La responsabilità pure.
La spesa invece rientra.
E così oggi scopriamo una nuova voce di bilancio:
la manutenzione dell’età del fornitore.
Le multe continueranno ad arrivare puntuali.
Solo più giovani.
Fonti: determina del Comune di Mirandola n.114/2026 – Polizia Locale; determina del 2026 di affidamento della migrazione del database; offerta economica Sapidata per migrazione database allegata alla determina; capitolato tecnico della convenzione regionale per la gestione delle sanzioni amministrative (Intercent‑ER), in particolare le clausole su continuità operativa, adeguamenti normativi e aggiornamenti tecnologici a carico del fornitore del servizio. Determina n.598/2024 affidamento del servizio a Sapidata
(ovvero: come diventare “green” cancellando le frazioni con un elenco)
A Mirandola succedono cose curiose. Ci sono alberi che vivono cent’anni, resistono a guerre, bonifiche e trattori, ma non resistono a una determinazione dirigenziale. È il caso della robinia di San Martino Spino: celebrata, raccontata, fotografata, ricordata da chi ci vive. Un albero vero, di quelli che non hanno bisogno di slogan. Poi però arriva il momento solenne, quello dell’atto ufficiale, della lista seria, dell’“abbiamo a cuore il patrimonio arboreo”. E puff. La robinia sparisce. Non perché non sia idonea, non perché bocciata, non perché manchi un requisito. Semplicemente non è stata inserita tra le alberature da proporre come monumentali. Un capolavoro di ecologia amministrativa: l’albero c’è, ma per il Comune no.
Nel frattempo la giunta si presenta vestita di verde brillante. Green come i comunicati, green come le parole giuste messe al posto giusto: tutela, memoria, valorizzazione, generazioni future. Peccato che questo verde funzioni come quei pannelli finti messi davanti ai cantieri: dietro, il paesaggio è fatto di ceppi a terra, tagli “necessari”, responsabilità sempre di qualcun altro e sostituzioni che, guarda caso, restano sempre un concetto teorico. Quando un albero cade, a Mirandola non è mai colpa di Mirandola. È del consorzio, dell’ente superiore, del parere tecnico, del vento cattivo. Il Comune prende atto, sospira, promette attenzione futura. Poi passa oltre, possibilmente con una determina verde in tasca.
Ed eccoci al punto. Con grande enfasi viene avviata la procedura per proporre alcuni alberi all’Elenco degli Alberi Monumentali. Atto serio, parole impegnative, pure la prospettiva di futuri finanziamenti. Tutto molto bello. Solo che la scelta di quali alberi proporre non è neutra. Racconta una geografia precisa: il centro c’è, le frazioni un po’ meno. E tra le frazioni, San Martino Spino — quella che non applaude sempre, quella che rompe le scatole, quella “ribelle” — guarda caso resta fuori. La robinia che per la comunità è simbolo, memoria, riferimento, diventa improvvisamente invisibile. Non entra nell’elenco, quindi non entra nella tutela, quindi non entra nella narrazione ufficiale. Fine della storia. Anzi no: inizio del greenwashing.
Perché così funziona meglio. Tu parli di alberi monumentali mentre continui a gestire il verde ordinario come un fastidio. Ti vanti della tutela mentre eviti di assumerti l’onere vero: proteggere anche ciò che non sta in centro, ciò che non è comodo, ciò che non serve a fare bella figura. Le frazioni restano buone per le sagre, per le foto col tramonto, per dire che “sono una risorsa”. Ma quando si tratta di mettere un nome in una lista ufficiale, di riconoscere un valore, di prendersi una responsabilità amministrativa, allora diventano improvvisamente periferia dell’anima.
La robinia di San Martino Spino, intanto, continua a stare lì. Fa ombra senza delibera, fa memoria senza determina, resiste senza ufficio stampa. Ma ogni volta che questa amministrazione userà la parola “verde”, basterà ricordare questo piccolo dettaglio: l’albero c’era, la lista no. E se un albero centenario può sparire da un elenco così facilmente, immaginate quanto valgono, per davvero, le frazioni nelle politiche di questa giunta.
🌳 Fico della Mirandola (quello che distingue un albero monumentale da una foglia di fico)
📚 FONTI
Articolo: La robinia del Giappone da cento anni a San Martino Spino – Albarnardon.it
Comune di Mirandola, Determinazione n. 67 del 30/01/2026 – Proposta di attribuzione del carattere di monumentalità nazionale ad alberature presenti sul territorio comunale det_00067_30-01-2026
Regione Emilia-Romagna, Elenco proposte alberi monumentali (Allegato regionale – Comune di Mirandola)