Categoria: Polizia Ducale

Ida Wells

  • FINALMENTE UN CASO RISOLTO. DECISIVI I CANI, IL VETERINARIO E IL MICROCHIP. GLI UMANI DELLA DUCale UN PO’ MENO

    Dopo le ormai leggendarie e a quanto pare infruttuose indagini sul Fico, la Polizia Ducale può finalmente appuntarsi una medaglia al collare: un caso è stato chiuso davvero.
    Non grazie a intuizioni fulminanti, non grazie a chissà quale acume investigativo, ma grazie a Thor e Giasone, ai loro due interpreti umani agente Zero e agente Carciofo, e pure al veterinario col lettore di chip, che in questa storia svolge il ruolo ingrato ma decisivo dell’unico strumento capace di arrivare davvero al nome del proprietario senza bisogno di tirare a indovinare.

    La scena è mirabile.
    Thor annusa, Giasone conferma, Zero e Carciofo traducono dal canese all’italiano d’ordinanza, poi entra in campo il veterinario con il suo lettore di microchip, una specie di oracolo elettronico che in pochi secondi riesce dove altre indagini, pare, si erano smarrite in sentieri assai più nebulosi.
    E miracolo: stavolta il filo non si spezza, non evapora, non diventa leggenda metropolitana.
    C’è una cucciola, c’è un chip, c’è un lettore, c’è un proprietario, c’è persino una soluzione.
    Roba enorme.
    Roba che da queste parti rischia quasi di sembrare fantascienza applicata.

    Naturalmente, appena la macchina vera del risultato ha finito il suo lavoro, parte subito la macchina simbolica del comunicato. E infatti l’assessore si precipita a spiegarci che l’episodio “conferma l’importanza del presidio sul territorio”.
    E meno male: dopo tanto presidiare, perlomeno un cane smarrito, due cani operativi e un veterinario con scanner hanno prodotto qualcosa di misurabile.
    Viene poi celebrata l’“attività svolta dalla Polizia Locale”, formula elasticissima dentro cui finisce di tutto: il fiuto di Thor e Giasone, la traduzione di Zero e Carciofo, il lavoro del veterinario, il microchip che parla da solo e, a chiusura, il timbro poetico dell’assessorelfo che arriva quando ormai il più è fatto.

    Poi, come sempre, scatta la mano di vernice buona: “anche in materia di tutela degli animali”, addirittura “a servizio della comunità”.
    E qui il quadro si completa.
    Perché il recupero della cucciola viene gonfiato fino a diventare piccola epopea amministrativa, quando in realtà la morale più sincera sarebbe un’altra: appena la Ducale ha smesso di inseguire fantasmi ed è passata a un cane con microchip, con accanto due cani veri e un veterinario col lettore, il caso si è risolto da solo.

    Il capolavoro, però, resta politico.
    I cani trovano la pista, il veterinario legge il chip, il microchip fa il resto, Zero e Carciofo seguono la procedura, ma il trofeo narrativo se lo prende l’assessorelfo, che cala dall’alto il suo sigillo e trasforma una banale catena di competenze concrete in parabola edificante sul presidio del territorio. In sostanza: il cane l’hanno trovato Thor e Giasone, il proprietario l’ha trovato il lettore del veterinario,
    il comunicato invece l’ha trovato subito l’assessore.

  • Bengala vietato per editto, autorizzato per fotografia:

    ora la Ducale stronchi il terrorismo chantilly.

    Il Comune firma l’ordinanza, gonfia il petto, parla di sicurezza, di pericolo, di controlli, di sanzioni, di rigore assoluto contro i fuochi pirotecnici nei locali pubblici; poi però, nel Ducato di Mirandola, basta infilare il bengala nella torta giusta e il miracolo è compiuto: ciò che sulla carta è vietato, in fotografia diventa improvvisamente edificante. E il capolavoro non è nemmeno l’infrazione in sé, già abbastanza ridicola; il capolavoro è il giornale comunale che la prende, la lucida e la mette beatamente in vetrina, come se il modo migliore per far rispettare un’ordinanza fosse pubblicarne la violazione con aria serena da bollettino parrocchial-istituzionale. Qui non siamo più all’incoerenza: siamo alla presa per i fondelli elevata a metodo di governo. Il cittadino normale si becca il sermone, il divieto, il tono marziale, la minaccia della multa; il bengala fotogenico invece viene assolto per manifesta simpatia iconografica. A Mirandola la legge non vale per tutti: vale per chi non ha il privilegio di finire impaginato nel giornalino del Palazzo. Per questo il Fico chiede alla Polizia Ducale di intervenire con la dovuta ferocia: non solo sulla torta eversiva e sulla scintilla abusiva, ma soprattutto su chi ha avuto la faccia come il marmo di trasformare un comportamento appena vietato dal Comune in materiale da propaganda sorridente. Perché il vero incendio, qui, non lo provoca la miccia sulla panna: lo provoca l’arroganza di un potere che prima fa l’ordinanza per il popolino e poi se la calpesta da solo, con tutta la tranquillità di chi è convinto che a Mirandola basti una foto ben impaginata per far sparire anche il ridicolo.

  • Il Fico perdona, il PIAO no

    Quando la Lety ha pubblicato il PIAO  –AGGIORNAMENTO SEZIONE 1 – INFORMAZIONI GENERALI E MONITORAGGIO INFRANNUALE SEZIONE 4 su Amministrazione Trasparente, pare abbia sussurrato davanti allo schermo:

    “SPERIAMO CHE IL FICO NON LO LEGGA”.

    E bisogna riconoscerle una certa fiducia nella natura umana.

    Il PIAO infatti è un documento di oltre quattrocento pagine: tabelle fitte come un canneto delle valli, caratteri corpo 6 pensati per essere letti solo da stampanti industriali, e colonne numeriche che provocano nel cittadino medio la stessa reazione di una TAC con mezzo di contrasto.

    Il lettore prova ad aprirlo.
    Scorre.
    Zooma.
    Rizooma.
    Poi si arrende e va a vedere il meteo.

    Il Fico, notoriamente pigro — qualità che nella pubblica amministrazione è la forma più evoluta di intelligenza — ha deciso di affrontarlo con metodo scientifico:

    non leggere il PIAO.

    O meglio: non leggerlo come è stato scritto.

    Perché dentro il PIAO convivono due anime:

    • le tabelle, scritte per non essere capite
    • le relazioni dei dirigenti, scritte per non essere smentite

    E qui avviene la rivelazione.

    Le relazioni sono l’unico punto del documento dove un funzionario pubblico non sta programmando, promettendo o proiettando… ma sta spiegando perché le cose non funzionano.

    E quando — miracolo amministrativo — sono anche scritte in rosso, assumono direttamente la forma di un post del Fico, solo senza battute e senza minacce di querela.

    Così, in mezzo alla giungla normativa del PIAO, il Fico ha trovato la via:

    saltare tutto il resto.

    Cari lettori, comincia qui la prima parte di questo studio matto e disperatissimo:
    non analizzeremo il Comune come viene raccontato,
    ma come si racconta da solo quando pensa che nessuno lo legga.

    Parte I — Il Comune che si racconta da solo

    Avevamo lasciato il lettore davanti alla scoperta fondamentale:
    non leggere il PIAO, ma le relazioni.

    Perché nel PIAO il Comune pianifica.
    Nelle relazioni il Comune si giustifica.

    E infatti bastano poche righe per capire l’andamento dell’anno amministrativo:

    “Il quadro complessivo delle attività 2023 ha ancora risentito degli effetti del forte ricambio del personale subito nel triennio precedente”

    Il Comune non ha problemi.
    Ha conseguenze.


    Il personale: l’ente a tempo determinato

    Subito dopo arriva la stabilità:

    “Il pensionamento e relativa sostituzione, consentendo una prima stabilizzazione organizzativa”

    La stabilizzazione organizzativa è una fase molto importante della pubblica amministrazione:
    è quella in cui si capisce dove sono finiti gli uffici.

    Poi però compare la realtà:

    “per ragioni di equilibrio di spesa non è stato possibile dare corso all’assunzione di n. 2 tecnici al Servizio Fabbricati e verde pubblico”

    Traduzione amministrativa:
    i lavori pubblici continueranno a essere pubblici, ma meno lavori.


    Il servizio fabbricati: sopravvivenza operativa

    Ed ecco la frase che vale tutto il documento:

    “Il Servizio Fabbricati e verde pubblico continua a risentire dell’esiguità di personale e della scarsa esperienza di gran parte di esso”

    Non è una critica.
    È un’autobiografia.

    Subito dopo:

    “un rapporto di mole ingestibile ed articolato, con numerose situazioni critiche”

    Non esistono emergenze.
    Esiste l’ordinario.


    Il sismico spiegato meglio di qualsiasi articolo

    La relazione diventa improvvisamente narrativa:

    “l’attività in materia sismica è stata svolta in convenzione con l’Unione dei Comuni Terre di Castelli”

    Poi qualcosa cambia.

    “si è passato alla gestione diretta”

    E come?

    “convenzione con libero professionista individuato in contesto territoriale lontano da Mirandola”

    Le case dei cittadini sono controllate da qualcuno che probabilmente ha imparato la differenza tra Cividale e Cividale sul navigatore.

    E infine la frase perfetta:

    “Il provvedimento viene emesso sulla scorta di parere scritto del tecnico strutturista”

    Il Comune firma.
    La responsabilità arriva allegata.


    Gli interventi a rischio

    Poi compare una delle ammissioni più sincere mai pubblicate su Amministrazione Trasparente:

    “limitate capacità d’intervento in contesti a rischio (cantieri stradali, tetti, impianti sotto tensione, etc)”

    Il Comune interviene su tutto, purché non sia pericoloso.


    La manutenzione: storia locale

    Il settore mobilità:

    “recuperando il ritardo accumulatosi negli anni precedenti”

    Non si tratta di lavori arretrati.
    È patrimonio culturale.


    Il mondo moderno arriva in ufficio

    L’urbanistica affronta:

    “aumento delle pratiche per la gestione di impianti da fonte rinnovabile (fotovoltaico, biogas)”

    Il futuro energetico è arrivato.
    L’ufficio ha preso appuntamento.


    La frase finale

    Alla fine, il documento smette di essere un piano e diventa una definizione:

    “attività amministrative dirette limitate per personale disponibile”

    Non è una difficoltà.
    È il modello organizzativo.


    Fine prima parte

    Le tabelle raccontano cosa farà il Comune.
    Le relazioni raccontano perché non lo farà.

    Fonti: https://mirandola.trasparenza-valutazione-merito.it/web/trasparenza/papca-p/-/papca/display/1572334

  • 🌳 Si impara a difendersi. Non a parlare.

    Il Comune ha deciso che gli agenti devono frequentare un corso sulle tecniche operative e mezzi difensivi.
    Sette ore.
    Non di comunicazione, non di gestione del conflitto, non di relazione col cittadino.

    Difensivi.

    La città non viene studiata per capirla, ma per gestirla quando diventa un problema.

    La pubblica amministrazione non sceglie mai davvero cosa fare:
    sceglie cosa teme.

    E qui non si teme l’incomprensione.
    Si teme l’interazione.


    La logica amministrativa

    Una volta la Polizia Locale:

    • spiegava le ordinanze
    • convinceva a spostare un’auto
    • faceva perdere tempo, ma evitava il resto

    Ora si studia la postura tattica.

    Non perché serva sempre.
    Perché quando servirà dovrà essere già legittima.

    Il diritto amministrativo moderno funziona così:
    prima si costruisce la copertura, poi eventualmente l’evento.


    Il vero destinatario del corso

    Non sono gli agenti.

    È il giudice tra due anni.

    Quando chiederà:

    “l’operatore era formato?”

    Il Comune potrà rispondere, sollevando la determina plastificata:

    “sette ore, vostra eccellenza”.


    🎭 Intermezzo teatrale (formazione sul campo)

    Interno giorno. Aula comunale. Lavagna a fogli mobili. Un cono arancione al centro della stanza.

    Istruttore
    Bene agenti, oggi simuliamo il soggetto ostile.
    Abbiamo scelto una figura neutra e non provocatoria.

    (entra un attore con costume da fico gigante)

    Agente 1
    È realistico.

    Istruttore
    Ricordate: approccio graduato.

    Agente 2
    Io ho studiato molto. Posso?

    Istruttore
    Prego.

    Agente 2 (prende posizione, concentratissimo)
    Finalmente posso dire di aver acquisito una competenza tecnica.
    Non è più una percossa: è una procedura.

    (colpisce il fico con metodo geometrico, ma anche con un certo gusto)

    Agente 2, entusiasta
    Precisione scientifica!
    Non vedo l’ora di applicarla!

    Istruttore
    Perfetto. Annotiamo: uso proporzionato della botanica.

    (sipario)


    Il senso politico della determina

    Ogni amministrazione sceglie un modello di città.

    Non lo scrive nei programmi.
    Lo scrive nella formazione.

    Se insegni relazione → ti aspetti cittadini
    Se insegni difesa → ti aspetti problemi

    Qui non si insegna a evitare lo scontro.
    Si insegna a gestirlo.


    La vera funzione

    Non è sicurezza.
    È responsabilità.

    La determina serve a dire:

    “Se succede qualcosa non è improvvisazione.
    È protocollo.”

    Un errore è colpa.
    Una procedura è amministrazione.


    Epilogo

    Il punto non è se il corso servirà.

    Il punto è che quando servirà
    sarà già stato deciso che serviva.

    La differenza tra prevenzione e previsione è sottile:
    la prevenzione evita i problemi,
    la previsione li mette a bilancio.

    Il Comune non sta preparando gli agenti al caso eccezionale.
    Sta rendendo l’eccezione amministrativamente normale.

    E quando una città diventa una procedura,
    il cittadino diventa una casistica.

    Il Fico, per prudenza, ha già iniziato ad allenarsi anche lui:
    non alla fuga — sarebbe eccessivo —
    ma almeno a compilare correttamente il modulo di lamentela.

    Il prossimo corso sarà su gli interrogatori?

    Fonti

    • Determinazione n.130 del 20/02/2026 — partecipazione al corso “Tecniche operative e utilizzo mezzi difensivi”
  • il William Wallace della bassa

    Dopo una interessantissima interpellanza in cui mi sono sentito coinvolto.
    tre leghisti su quattro hanno visto la luce… ma era quella del gruppo dei vannacciani.

    In comune della Lega ormai è rimasto solo lui.
    Solo.
    Con il vento della Bassa che gli scompiglia il ciuffo.

    L’Assesorelfo.

    L’ultimo dei leghisti mirandolesi.
    Il William Wallace della pianura: non combatte per la libertà…
    combatte per il quorum del direttivo.

    E mentre i clan cambiano tartan politico, lui resta lì, dipinto di verde padano, a cavallo tra una interrogazione e una mozione:

    “Potranno toglierci i consiglieri…
    ma non ci toglieranno MAI il cane antidroga!”

  • Per una volta il Fico non fa satira.

    Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "2 TEC ressil L FL"

    Non perché abbia paura per sé — la sua posizione, nel bene e nel male, è relativamente solida — ma perché stavolta la questione è più grande di qualunque schermaglia politica.

    Un anno fa la Lety, a Roma, si dichiarava soddisfatta per la “risoluzione” della crisi Bellco.

    Oggi, a distanza quasi esatta di dodici mesi, basta spostarsi di quattrocento metri, attraversare quella linea immaginaria che separa la grande Mirandola dalla più modesta Medolla, e la storia si ripresenta. Peggiore.

    L’azienda è ancora più grande.

    Ancora più numerose le famiglie coinvolte.

    E temo — perché lo abbiamo già visto — che le maestranze più esperte saranno le prime invitate ad uscire, semplicemente perché costano di più.

    Lo sappiamo: nelle crisi industriali la politica locale ha margini limitati.

    Non decide i bilanci dei fondi internazionali, non controlla i gruppi multinazionali, non può impedire da sola le ristrutturazioni.

    Ma proprio per questo la domanda diventa un’altra.

    Davanti ai segnali ormai evidenti — fibrillazioni sempre più frequenti e sempre più violente del polo biomedicale — qual è la strategia di medio-lungo periodo?

    Basteranno le aule di bioingegneria?

    Basterà l’ITS?

    Oppure dovremmo iniziare ad affrontare con più decisione i fattori territoriali che tengono o allontanano gli investimenti?

    accesso alle reti di comunicazione realmente adeguate

    costo dell’energia

    infrastrutture logistiche

    attrattività per lavoratori qualificati

    Immagino, per esempio, una grande comunità energetica territoriale: non pensata come occasione finanziaria, ma come leva industriale — abbassare stabilmente il costo dell’energia per il polo biomedicale e renderne conveniente la permanenza.

    Perché oggi molti di questi grandi attori economici sono qui, ma sempre meno legati qui.

    E il problema vero non è la singola crisi aziendale.

    È quando iniziano ad assomigliarsi tutte.

    Allora non è più una vertenza.

    Diventa una traiettoria.

    E le traiettorie, se non cambiano da sole, vanno cambiate

  • POLIZIA DUCALE & SAPIDATA, ATTO III

    La Multa alla Vecchiaia del Server

    Sapidata, la ditta sammarinese già oggetto di altri due articoli — quello sulle costose notifiche delle multe e quello sul servizio di call center affidato dalla Polizia Ducale — torna protagonista: un giorno apri l’albo pretorio e scopri che il Comune paga 488 euro perché… il computer del fornitore è diventato vecchio.

    Non rotto.

    Non insufficiente.

    Non sbagliato.

    Vecchio.

    La determina lo dice: la macchina virtuale è obsoleta, quindi si migra il database delle multe.

    Tradotto: si spostano gli stessi dati, con lo stesso software, per fare le stesse multe, nello stesso identico modo — ma su un computer più giovane.

    E qui arriva il capolavoro

    Grazie alla convenzione regionale la Polizia Ducale ha potuto affidare il servizio a Sapidata: servizio completo, piattaforma, aggiornamenti tecnologici, continuità operativa, adeguamenti.

    Cioè: se la tecnologia invecchia, il fornitore la aggiorna gratis, perché non compri il software e hardware ma compri il servizio.

    È letteralmente il motivo per cui si paga un canone, ossia il costo onnicomprensivo impegnato di 602.600,00 € per il periodo agosto 2024–luglio 2027, a cui vanno aggiunti i costi delle annualità in cui si è superato il numero di verbali emessi.

    Ma a Mirandola no.

    A Mirandola il tempo passa… a spese del Comune.

    Il server compie gli anni

    → il cittadino offre la torta

    Il fornitore cambia computer

    → il bilancio festeggia

    La manutenzione diventa progetto,

    l’usura diventa prestazione,

    l’obsolescenza diventa determina.

    Non c’è un nuovo servizio.

    Non c’è una nuova funzione.

    Non c’è una richiesta del Comune.

    C’è solo un computer (virtuale) che non piace più a chi lo usa, o ancor peggio che non regge il carico prestazionale richiesto.

    È come pagare il meccanico perché ha deciso di cambiare la sua officina:

    la tua macchina è identica, ma il pavimento è più lucido, quindi fattura.

    Il vero miracolo amministrativo è questo:

    l’outsourcing elimina i problemi tecnici… tranne quando diventano pagabili.

    Il database resta dov’è sempre stato: fuori.

    La responsabilità pure.

    La spesa invece rientra.

    E così oggi scopriamo una nuova voce di bilancio:

    la manutenzione dell’età del fornitore.

    Le multe continueranno ad arrivare puntuali.

    Solo più giovani.

    Fonti: determina del Comune di Mirandola n.114/2026 – Polizia Locale; determina del 2026 di affidamento della migrazione del database; offerta economica Sapidata per migrazione database allegata alla determina; capitolato tecnico della convenzione regionale per la gestione delle sanzioni amministrative (Intercent‑ER), in particolare le clausole su continuità operativa, adeguamenti normativi e aggiornamenti tecnologici a carico del fornitore del servizio. Determina n.598/2024 affidamento del servizio a Sapidata