
Nella prima puntata avevamo lasciato i bambini fuori dal recinto del nuovo nido La Chiocciola, incantati davanti alla ruspa: il giardino ancora da inaugurare, la collinetta già da rimuovere, il progetto che incontra la realtà e la realtà che, come spesso accade, chiede un escavatore.
Adesso però smettiamo di guardare la ruspa.
Guardiamo la parola.
Perché nella determina n. 406 del 12 maggio 2026, dedicata al noleggio di uno scavatore per rimuovere il modellamento del terreno a forma di collina nel giardino del nuovo nido, il Comune non scrive soltanto “rimozione”. Non scrive “movimentazione”. Non scrive “rimodellamento”. Non scrive “riutilizzo in sito”. Scrive una cosa molto più impegnativa: “rimozione e smaltimento” del terreno.
E allora la domanda non è cattiva. È obbligatoria.
Perché è stato usato proprio quel termine?
Perché “smaltimento” non è una parola da giardiniere distratto. Non è una parola ornamentale. Non è il modo elegante per dire “spostiamo un po’ di terra”. È una parola che, nel linguaggio ambientale, porta con sé un universo di responsabilità: classificazione, destinazione, tracciabilità, eventuali codici, eventuali formulari, eventuali analisi, eventuale conferimento.
Quindi bisogna scegliere.
O quella parola è stata usata male, con superficialità, in un atto pubblico che riguarda il giardino di un asilo nido.
Oppure quella parola è stata usata bene, e allora bisogna spiegare tutto il resto.
Sono state fatte analisi sul terreno?
È stato trovato qualcosa che non va?
Esiste una classificazione del materiale rimosso?
Quella terra resta nel sito o viene portata altrove?
Se viene portata altrove, da chi, dove e con quali documenti?
Se invece è terra pulita, ordinaria, innocua, perché chiamarla “da smaltire”?
Queste non sono domande da complottisti della zolla. Sono domande minime quando si parla di un luogo destinato alla prima infanzia. Perché qui non siamo nel retro di un capannone, non siamo in una scarpata industriale, non siamo nel piazzale dimenticato di qualche magazzino. Siamo nel giardino di un nido. Uno spazio dove dovrebbero giocare bambini da tre mesi a tre anni.
Bambini che la terra non la frequentano con prudenza amministrativa. La toccano. La impastano. Ci cadono sopra. La portano sulle mani, sulle ginocchia, nei vestiti, nei capelli. E qualche volta, nella gloriosa tradizione sperimentale della fascia 0-3, se la mettono pure in bocca.
Ed ecco allora il laboratorio didattico involontario della Chiocciola: analisi organolettica del terreno comunale.
Un bambino annusa una zolla e dice:
“Maestra, questa sa un po’ di olio.”
Un altro la sbriciola tra le dita:
“Io sento ferro. Tipo cancello dopo la pioggia.”
Una bambina prepara i campioni:
“Vasetto A: terra normale. Vasetto B: terra scura. Vasetto C: terra strana. Vasetto D: boh.”
Poi arriva il più piccolo, sporco fino al mento, che guarda gli adulti e fa la domanda che nell’atto non trova risposta:
“Ma se è terra del nostro giardino, perché la smaltiscono?”
Ecco il punto.
Nessuno sta dicendo che quella terra sia contaminata. Nessuno può dirlo senza documenti. Ma proprio per questo la domanda diventa ancora più seria: le garanzie di sicurezza di un luogo destinato alla prima infanzia sono garantite oltre ogni minimo dubbio?
Non “abbastanza”.
Non “presumibilmente”.
Non “si vedrà”.
Oltre ogni minimo dubbio.
Perché quando si parla di bambini piccolissimi, il dubbio non si gestisce con le parole elastiche. Si scioglie con gli atti, con le analisi se necessarie, con le destinazioni chiare, con la tracciabilità, con una spiegazione limpida.
L’affidamento è piccolo: 847,16 euro per quattro giorni di noleggio escavatore. Ma la domanda è grande. Molto più grande della collinetta. Perché non riguarda solo quanto costa togliere la terra. Riguarda cosa si sta togliendo, perché lo si chiama “smaltimento” e quali garanzie ci sono sul terreno dove dovrebbero giocare i bambini.
Se era semplice terra pulita da livellare, allora l’atto è scritto male.
Se invece era davvero terra da smaltire, allora l’atto dice troppo poco.
In entrambi i casi, un’amministrazione seria dovrebbe chiarire. Subito. Non con un post celebrativo, non con una foto al taglio del nastro, non con la solita formula sul futuro dei bambini. Con documenti.
Perché i bambini possono anche assaggiare la terra per gioco.
Gli adulti, però, non dovrebbero chiedere ai cittadini di bersi le determine.
La Chiocciola deve ancora aprire, ma una cosa l’ha già insegnata: quando in un giardino di nido compare la parola “smaltimento”, non basta guardare la ruspa.
Bisogna scavare nella frase.
Fonti: Determina Comune di Mirandola n. 406 del 12/05/2026

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