IL PIGNORAMENTO COL BOOMERANG ovvero: la prudenza che arriva solo quando i soldi devono uscire

C’è un momento, nella vita di ogni amministrazione prudente, in cui davanti a una questione “molto particolare” e “senza precedenti giurisprudenziali specifici” uno si ferma, respira, convoca i tecnici, misura il rischio e magari evita di partire lancia in resta contro il conto corrente di un’eredità giacente.

A Mirandola, invece, devono aver letto “materia senza precedenti” come si legge “strada libera”.

E così il Comune parte: pignoramento presso terzi contro Illimity Bank, conto dell’eredità giacente Pozzetti Oscar, incasso da € 52.863,80 nelle casse comunali. La macchina tributaria ducale si mette in moto, prende i soldi, chiude il forziere e probabilmente pensa: missione compiuta.

Poi arriva il Tribunale di Modena.

E il Tribunale dice no.

Con sentenza n. 1477/2025 accoglie l’opposizione, condanna il Comune a restituire l’importo versato dalla banca e aggiunge pure le spese di giudizio. A quel punto la Giunta decide di fare appello, sostenendo che la sentenza sia contraddittoria e ingiusta. E fin qui, sia chiaro, nessuno contesta in astratto il diritto del Comune di difendere le proprie ragioni in giudizio, soprattutto su una questione tecnica complessa come quella del trattamento dell’IMU in caso di eredità giacente.

Il punto è un altro.

Il punto è la prudenza selettiva.

Quando si trattava di prendere i soldi dal conto dell’eredità giacente, il Comune non pare essersi fatto paralizzare dal dubbio. La materia era particolare? Senza precedenti specifici? Giuridicamente scivolosa? Pazienza: pignoramento, banca, incasso, avanti tutta.

Quando però il Tribunale stabilisce — almeno per ora — che quei soldi vanno restituiti, allora improvvisamente la cautela diventa una virtù amministrativa urgentissima. La Giunta autorizza l’appello e chiede pure la sospensione dell’esecutività della sentenza, sostenendo che, nelle more del giudizio, le somme potrebbero essere distribuite dal curatore dell’eredità giacente e quindi non essere più recuperabili.

Traduzione dal burocratese: quando i soldi sono entrati nelle casse comunali, tutto bene. Quando devono uscire perché un giudice ha stabilito che erano stati incassati indebitamente — almeno fino a diversa decisione in appello — allora scatta il panico da irreperibilità delle somme.

È una prudenza a corrente alternata: assente al momento del pignoramento, solennemente invocata al momento della restituzione.

E qui sta il cuore politico della vicenda. Non si contesta che il Comune possa proporre appello. Si contesta il fatto che, proprio su una materia che lo stesso Comune definisce incerta e priva di precedenti specifici, forse un atteggiamento più prudente prima di pignorare avrebbe giovato alle casse comunali. Perché tutelare un credito è una cosa; trasformare una questione giuridicamente incerta in un’azione esecutiva che poi torna indietro con interessi, spese e incarichi legali incorporati è un’altra.

La Giunta, il 17 dicembre 2025, riunita in videoconferenza, decide comunque all’unanimità di andare in appello. Presenti Budri, Marchi, Donnarumma, Carafoli, Secchia e Luppi. Tutti compatti nel difendere la linea. Del resto, quando la buca è profonda, la soluzione mirandolese è ordinare una trivella. Poi però la Corte d’Appello di Bologna rigetta la sospensiva. E qui il pignoramento diventa boomerang: il Comune deve impegnare € 74.641,77. Dentro ci sono i € 52.863,80 da restituire, € 2.402,05 di interessi e € 19.375,92 di spese di giudizio. Ma non basta, perché l’appello autorizzato dalla Giunta porta con sé anche un incarico legale da € 9.728,86.

Risultato provvisorio della brillante operazione: per un pignoramento da circa 52 mila euro, la vicenda arriva già ad almeno 84 mila euro tra restituzione, interessi, spese e appello. Quasi 32 mila euro in più rispetto alla somma originaria. Una riscossione con effetto moltiplicatore: peccato che moltiplichi dalla parte sbagliata.

Naturalmente tutto è formalmente elegante. C’è il capitolo, c’è il parere, c’è il dirigente, c’è la copertura, c’è l’esigibilità 2026, c’è la continuità della linea difensiva. Manca solo una cosa: qualcuno che dica ai cittadini se questa strategia fosse davvero prudente o se, ancora una volta, il Comune abbia scambiato la tutela dell’interesse pubblico con il gusto costoso di insistere.

Perché qui il problema non è solo fare causa. Può capitare. Il problema è quando si parte all’attacco su un terreno che lo stesso Comune definisce incerto, si pignora, si incassa, si perde, si chiede una sospensiva solo dopo essere stati condannati a restituire, si viene respinti anche lì, e poi si presenta il conto alla collettività con l’aria grave di chi ha appena scoperto che i boomerang, a volte, tornano indietro.

E quando tornano, non portano interessi politici.

Portano interessi passivi.

Fonti: Delibera di Giunta n. 227 del 17/12/2025; Determina n. 370 del 05/05/2026.

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