LA COMUNE DI PIAZZA GARIBALDI

A Mirandola siamo ormai oltre il degrado amministrativo: siamo all’autogestione popolare per sopravvivenza. Mentre l’Assessorelfo e Carofiglio continuano a galleggiare tra comparsate, chiacchiere e vuoto pneumatico, in piazza Garibaldi i cittadini hanno capito una cosa semplicissima: se aspettano il Comune, fanno prima a invecchiare. E allora si sono organizzati da soli. Non per hobby, non per folklore, ma perché quando l’ente che dovrebbe amministrare sonnecchia, qualcuno deve pur rimediare ai suoi fallimenti.

Nasce così la Comune di Piazza Garibaldi: enclave ribelle sorta sulle macerie dell’ordinaria incapacità municipale. Primo provvedimento del governo rivoluzionario: ripristino autonomo della segnaletica stradale. Sì, avete capito bene. I cittadini rifanno le righe per terra mentre quelli buoni per le foto continuano a vendersi la favoletta della città curata, seguita, presidiata. Presidiata da chi, di grazia? Dall’inerzia? Dalla propaganda? Dall’ufficio scaricabarile?

Il punto è questo: quando una piazza arriva a doversi mantenere da sola, non siamo davanti a un gesto pittoresco. Siamo davanti a una certificazione popolare di sfiducia. È la città che guarda il Palazzo e gli dice: “Fate talmente poco che ormai conviene saltarvi direttamente”. Altro che partecipazione civica: questa è supplenza disperata di fronte a un’amministrazione che sembra capace solo di occupare le poltrone, non i problemi.

E così Mirandola scopre la sua verità più comica e più tragica insieme: il Comune non governa più la città, la città tampona il Comune. Piazza Garibaldi prende vita, si autorganizza, si dà da fare, mentre dal municipio arrivano come sempre ritardo, fumo e facce da inaugurazione. La differenza è che qui almeno qualcuno una riga la tira davvero. Gli altri, al massimo, tirano a campare.

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Una risposta a “LA COMUNE DI PIAZZA GARIBALDI”

  1. Avatar Lorenza Pavesi
    Lorenza Pavesi

    Capolavoro

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