Categoria: strade

Ida Wells

  • LE FALSITÀ? CERCHIAMOLE SOTTO IL SEMAFORO SPENTO

    Il consigliere Righetti ci accusa di “diffondere falsità senza motivo”.

    Magnifico.

    Quando un semaforo resta non operativo da una settimana, in un incrocio trafficato, e la risposta della maggioranza è spiegare ai cittadini che manca “un componente elettronico particolare”, evidentemente il problema non è il semaforo.

    Il problema siamo noi che facciamo i conti.

    Allora facciamoli meglio.

    La falsità non è dire che il Comune paga 43.210,45 euro al mese per il servizio globale di pubblica illuminazione e semafori.

    Quello è scritto negli atti: terza proroga tecnica, 129.631,36 euro per tre mesi. Basta dividere per tre. Operazione ardita, ma ancora compatibile con la tecnologia civile.

    La falsità semmai è far finta che quei soldi non esistano appena un cittadino chiede perché un semaforo non viene riparato.

    La falsità è trasformare un impianto non operativo in un successo perché “almeno lampeggia”.

    La falsità è raccontare come soluzione quello che è soltanto un rattoppo.

    La falsità è confondere la messa in sicurezza provvisoria con il ripristino del servizio.

    La falsità è dire “non c’entra il costoso appalto globale” quando il servizio globale serve esattamente a questo: gestione, manutenzione, continuità, interventi, ricambi, responsabilità.

    Perché se quando va tutto bene è “servizio globale”, ma quando qualcosa non funziona diventa “eh, manca il pezzo”, allora non è più un appalto: è una seduta spiritica con fattura trimestrale.

    E veniamo al pezzo mancante.

    Un componente può mancare, certo. Nessuno pretende che il consigliere Righetti tenga una centralina semaforica nel comodino.

    Ma un contratto di manutenzione dovrebbe servire proprio a non trasformare ogni guasto in un romanzo d’avventura: “Alla ricerca del componente perduto”.

    Esiste un magazzino?
    Esiste una scorta minima?
    Esiste un tempo massimo di approvvigionamento?
    Esiste un ticket?
    Esiste una penale?
    Esiste qualcuno in Comune che controlli il gestore invece di fare il bollettino del lampeggio?

    Domande semplici.

    A che ora è stato aperto il ticket ufficiale?

    Non a che ora il consigliere ha visto il semaforo.

    Non a che ora ha telefonato.

    Non a che ora “si è informato martedì”.

    Il ticket.

    Quello da cui decorrono i tempi. Quello che serve per capire il ritardo. Quello che permette di calcolare se il gestore deve pagare una penale invece di ricevere solo pazienza, comprensione e magari pure un applauso per aver acceso il giallo lampeggiante.

    Nel Capitolato Consip del Servizio Luce, quello verso cui il Comune dice di voler andare mentre intanto naviga nella terza proroga tecnica, il ripristino della singola lanterna semaforica ha tempi massimi e relative sanzioni.

    Se il vecchio capitolato oggi prorogato prevede tempi diversi, pubblicatelo.

    Se prevede tempi più lunghi, spiegateli.

    Se non prevede tempi, confessateci che razza di servizio avete prorogato.

    Se prevede penali, diteci se le avete applicate.

    Se non le avete applicate, spiegateci perché il cittadino deve rispettare il semaforo, ma il gestore può rispettare il calendario a sentimento.

    Perché qui la vera falsità non è denunciare un problema.

    La vera falsità è prendere un semaforo fermo da una settimana, un incrocio delicato, una proroga da oltre quarantatremila euro al mese, un gestore in attesa del pezzo, un consigliere trasformato in centralino, e venderci tutto questo come normale amministrazione.

    Normale amministrazione?

    No.

    Questa è amministrazione lampeggiante.

    Funziona a intermittenza, costa a canone pieno, e quando qualcuno chiede conto del buio risponde accusando gli altri di non vedere la luce.

  • 🌧️ ASFALTO BAGNATO, VARIANTE CROCCANTE

    il ribasso d’asta nacque risparmio e morì tappetino

    Mirandola, lavori stradali anno 2025.

    Già il titolo fa ridere, perché quando un lavoro “anno 2025” arriva ancora vivo alla primavera 2026, non è più manutenzione straordinaria: è accanimento terapeutico sull’asfalto.

    Il quadro economico parte da 740.000 euro.
    La gara produce un ribasso del 15,25%.
    L’importo contrattuale scende a 507.240,25 euro.
    Le economie post-gara arrivano a 107.432,90 euro.

    Un cittadino ingenuo direbbe:
    “Bene, abbiamo risparmiato.”

    No, amore.
    A Mirandola il risparmio non si risparmia.
    Si guarda.
    Si annusa.
    Si lascia maturare.
    Poi lo si butta nel bitume e lo si chiama variante suppletiva.

    Il 15 dicembre 2025 i lavori vengono sospesi.
    Motivo ufficiale: condizioni climatiche non idonee.

    E va bene.
    Nessuno pretende di asfaltare con la pioggia, il freddo, il fondo bagnato e la nebbia che firma il SAL al posto del direttore lavori.

    Però negli atti non c’è solo il meteo.
    C’è anche la frase magica: nelle more della redazione della variante.

    Traduzione:

    “Pioveva, sì.
    Ma intanto stavamo preparando l’autopsia del ribasso d’asta.”

    Abbiamo guardato il meteo.
    Dal 15 dicembre al 22 aprile ci sono circa 129 giorni.
    Giorni davvero problematici per lavori stradali: circa 63.
    Giorni che non puoi buttare tutti sulle nuvole: circa 66.

    Arrivando alla determina del 28 aprile, i giorni diventano circa 135.
    Quelli meteo-problematici restano circa 63.
    Gli altri salgono a circa 72.

    Quindi no: non ha piovuto quaranta giorni e quaranta notti.
    Non siamo sull’Arca di Noè.
    Siamo nel Comune di Mirandola.

    Qui non sale l’acqua.
    Sale la variante.

    Dentro la variante finiscono Via Di Mezzo, Via Baccarella, Via Mercadante, incroci, rotatoria, segnaletica.

    Solo le tre strade lineari fanno:

    Via Di Mezzo: 1.470 metri
    Via Baccarella: 625 metri
    Via Mercadante: 150 metri

    Totale: 2.245 metri.

    Con incrocio e rotatoria siamo attorno a 2,4 / 2,5 km equivalenti di interventi.

    Il computo metrico è del 14 aprile 2026.
    La perizia viene sottoscritta il 22 aprile.
    La determina arriva il 28 aprile.

    Ora prendiamo la calcolatrice, quella vietata ai comunicati stampa.

    Dal 15 dicembre al 14 aprile passano circa 120 giorni.
    Per partorire circa 2,5 km equivalenti di variante.

    Risultato: circa 20 metri al giorno.

    Venti metri.

    Un miracolo di lentezza.
    Una lumaca con il caschetto avrebbe chiesto il subappalto.

    E qui non stiamo parlando del progetto del Ponte sullo Stretto, della galleria del Brennero o di una missione NASA su Marte.

    Stiamo parlando di strade già esistenti.
    Strade comunali.
    Asfalto.
    Binderino.
    Tappeto d’usura.

    La grande domanda progettuale, in fondo, era questa:

    “Qui riasfaltiamo o no?”

    Non bisognava inventare una nuova urbanistica della Bassa.
    Non bisognava disegnare Manhattan tra Via Di Mezzo e Via Baccarella.
    Non bisognava fondare Brasilia con il tombino in quota.

    Bisognava guardare una strada, verificare quanto era messa male, misurarla, computarla e decidere se passarci sopra col rullo.

    Eppure, dentro la sospensione, questa illuminazione tecnica avanza alla velocità gloriosa di 18-20 metri al giorno.

    Altro che lavori pubblici.
    Qui siamo alla Via Crucis del binderino: una stazione ogni venti metri, con il RUP che porta la croce, il direttore lavori che tiene il computo e il ribasso d’asta che viene flagellato a colpi di nuovo prezzo.

    E infatti il ribasso?

    Povero.

    Era nato libero.
    Era nato economia.
    Era nato 107.432,90 euro.

    Poi la variante lo ha visto passare e ha detto:

    “Vieni qua, bel risparmino, che ti trasformo in tappetino.”

    Dopo la variante restano 17.559,79 euro.

    L’importo contrattuale passa da 507.240,25 euro a 574.298,55 euro.
    La maggiore spesa complessiva della variante è 83.385,13 euro.

    Tutto sotto il limite del 15%, naturalmente.
    La variante si ferma al 13,22%.

    Che eleganza.
    Che disciplina.
    Che chirurgia.

    È come svuotare il frigo, lasciare un’oliva nel barattolo e dire:

    “Tecnicamente non ho finito tutto.”

    Poi c’è il futuro, che promette poesia nera.

    Perché tutto questo succede con il dirigente Ululì ancora formalmente in sella.
    Ma Ululì è dato in partenza verso Ululà.

    E allora la domanda nasce spontanea, come l’erba nelle crepe dell’asfalto:

    se con la macchina ancora intera, per decidere dove riasfaltare, servono mesi di sospensione e una resa amministrativa da 20 metri al giorno, cosa succederà quando inizierà il balletto del nuovo assetto?

    Chi firma?
    Chi segue?
    Chi apre il file?
    Chi sa dov’è Via Baccarella?
    Chi trova il computo?
    Chi spiega alla variante che il suo papà amministrativo è andato a comprare le sigarette?

    Intermezzo teatrale.

    Cittadino: “Scusate, i lavori stradali 2025 quando finiscono?”
    Comune: “Dipende dal meteo.”
    Cittadino: “Ma ora c’è il sole.”
    Comune: “Appunto, stiamo aspettando una variante nuvolosa.”
    Cittadino: “E il dirigente?”
    Comune: “Uluboh!.”

    La verità è semplice.

    La pioggia c’è stata.
    Il freddo pure.
    La sospensione iniziale aveva una logica.

    Ma quando un cantiere 2025 arriva ad aprile 2026, quando il ribasso evapora quasi tutto, quando una variante da oltre 83 mila euro nasce durante mesi di stop, quando per decidere se riasfaltare o no si viaggia alla velocità di 18-20 metri al giorno, allora non è più meteo.

    È metodo.

    Non pioveva soltanto acqua.
    Piovevano perizie.

    Non era nebbia.
    Era procedura in sospensione.

    Non era freddo.
    Era il ribasso d’asta che tremava, perché aveva capito come sarebbe finita.

    A Mirandola il risparmio pubblico ha una vita breve:
    nasce in gara, cresce nel quadro economico, muore asfaltato.

    Previsioni per i prossimi mesi:
    cielo variabile, ribassi in dissolvimento, varianti sparse, cantieri in decomposizione controllata e possibile peggioramento dirigenziale su tutto il territorio comunale.


    Fonti: Determina n. 357 del 28/04/2026; Relazione tecnico-illustrativa della perizia di variante; Computo metrico estimativo della variante; ricostruzione meteo sul periodo di sospensione lavori.

  • LA COMUNE DI PIAZZA GARIBALDI

    A Mirandola siamo ormai oltre il degrado amministrativo: siamo all’autogestione popolare per sopravvivenza. Mentre l’Assessorelfo e Carofiglio continuano a galleggiare tra comparsate, chiacchiere e vuoto pneumatico, in piazza Garibaldi i cittadini hanno capito una cosa semplicissima: se aspettano il Comune, fanno prima a invecchiare. E allora si sono organizzati da soli. Non per hobby, non per folklore, ma perché quando l’ente che dovrebbe amministrare sonnecchia, qualcuno deve pur rimediare ai suoi fallimenti.

    Nasce così la Comune di Piazza Garibaldi: enclave ribelle sorta sulle macerie dell’ordinaria incapacità municipale. Primo provvedimento del governo rivoluzionario: ripristino autonomo della segnaletica stradale. Sì, avete capito bene. I cittadini rifanno le righe per terra mentre quelli buoni per le foto continuano a vendersi la favoletta della città curata, seguita, presidiata. Presidiata da chi, di grazia? Dall’inerzia? Dalla propaganda? Dall’ufficio scaricabarile?

    Il punto è questo: quando una piazza arriva a doversi mantenere da sola, non siamo davanti a un gesto pittoresco. Siamo davanti a una certificazione popolare di sfiducia. È la città che guarda il Palazzo e gli dice: “Fate talmente poco che ormai conviene saltarvi direttamente”. Altro che partecipazione civica: questa è supplenza disperata di fronte a un’amministrazione che sembra capace solo di occupare le poltrone, non i problemi.

    E così Mirandola scopre la sua verità più comica e più tragica insieme: il Comune non governa più la città, la città tampona il Comune. Piazza Garibaldi prende vita, si autorganizza, si dà da fare, mentre dal municipio arrivano come sempre ritardo, fumo e facce da inaugurazione. La differenza è che qui almeno qualcuno una riga la tira davvero. Gli altri, al massimo, tirano a campare.