
Fare politica significa davvero interrogarsi su come organizzare la nostra società affinché il maggior numero possibile di persone possa vivere meglio. È una domanda seria, forse la più importante per chi ricopre un incarico pubblico. Proprio per questo, leggendo l’intervento della consigliera Lisa Maini, ci si sarebbe aspettati almeno una risposta concreta: un progetto, una proposta, un servizio migliorato, un’iniziativa pensata per le famiglie, i lavoratori, i giovani, gli anziani o le frazioni.
Invece nulla.
Non viene indicata una, dico una, iniziativa a favore dei cittadini. Nessun problema affrontato, nessuna soluzione proposta, nessun risultato raggiunto. Lo spazio riservato ai gruppi consiliari viene utilizzato quasi interamente per lamentarsi della satira, delle critiche, dei profili non istituzionali e di chi esercita un controllo civico sull’attività dell’amministrazione.
Curioso modo di rispondere alla domanda iniziale sul benessere collettivo: non spiegare cosa si stia facendo per migliorare la vita dei mirandolesi, ma indicare chi dovrebbe criticarne meno l’amministrazione.
Nell’articolo si parla di rispetto, confronto costruttivo, fatti reali e soluzioni concrete. Parole condivisibili. Peccato che non siano accompagnate da un solo fatto, da una cifra, da una data o da un esempio verificabile. Si condannano le presunte “favole”, ma non se ne cita neppure una. Si denuncia la disinformazione, ma non si corregge alcuna informazione. Si accusano altri di cercare visibilità, senza rispondere nel merito delle questioni sollevate.
La satira può essere scomoda, feroce e talvolta perfino ingenerosa. Ma non è la satira a firmare delibere, approvare spese, accumulare ritardi o assumere decisioni amministrative. Chi governa dispone dello strumento più efficace per smentirla: i risultati. Sarebbe bastato raccontarli.
Anche il controllo civico non dovrebbe essere confuso con la propaganda. Leggere gli atti, confrontare promesse e risultati, evidenziare contraddizioni e chiedere spiegazioni non significa screditare le istituzioni. Significa riconoscere che le istituzioni appartengono ai cittadini, non a chi temporaneamente le amministra.
I canali ufficiali del Comune sono fondamentali per consultare atti e comunicazioni, ma non possono diventare l’unica interpretazione ammessa della realtà. La trasparenza non consiste nel chiedere ai cittadini di ascoltare soltanto la voce dell’amministrazione. Consiste nel mettere a disposizione documenti e rispondere alle domande, comprese quelle scomode.
Alle famiglie e ai lavoratori interessano certamente i problemi concreti del territorio. Proprio per questo sarebbe stato utile conoscere quali soluzioni la maggioranza abbia proposto per loro. Non lo sappiamo, perché si è preferito consumare spazio e inchiostro per discutere di satira e visibilità mediatica.
La domanda iniziale rimane dunque senza risposta: come fare stare meglio il maggior numero possibile di persone?
Forse cominciando a parlare dei loro problemi, invece che di chi li racconta.


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