TRASPORTO PUBBLICO GP MIRANDOLA: CAROFIGLIO COME BINOTTO, “DOBBIAMO CAPIRE”

A Mirandola il trasporto pubblico non si decide. Si assaggia. Si annusa. Si monitora. Si ottimizza. Si rimodula. Si proroga. E poi, con l’aria grave del genio del muretto box, l’assessore Carofiglio si presenta davanti alla città e spiega che, prima di tutto, dobbiamo capire.

Il dettaglio comico è che questa non è una prova del weekend. La sperimentazione è stata approvata dalla Giunta il 25 maggio 2022 e il nuovo assetto è entrato in esercizio dal 20 giugno 2022. Quindi non stiamo parlando di una novità ancora da rodare: stiamo parlando di una “sperimentazione” che a marzo 2026 si porta sulle spalle quasi quattro anni di vita amministrativa.

La stessa delibera del 23 marzo 2026 ricostruisce la saga: conferma per luglio 2023–giugno 2024, modifiche in via sperimentale il 29 maggio 2024, ulteriore ottimizzazione proposta da aMo nel novembre 2024, modifica del programma per il primo semestre 2025 il 6 dicembre 2024, adozione anche per il secondo semestre 2025 l’8 agosto 2025, proroga per il primo trimestre 2026 il 28 gennaio 2026, e ora altra proroga fino a fine aprile 2026. Più che un servizio urbano, sembra una Ferrari in conferenza stampa permanente: sempre al prossimo aggiornamento, mai al traguardo.

Il passaggio più micidiale, però, è un altro. Dopo tutto questo tempo, l’atto scrive ancora che “durante il periodo di sperimentazione trascorso” sono state individuate alcune corse da sottoporre a monitoraggio diretto per capire se mantenerle o cancellarle. Tradotto dal burocratese al cristiano: dopo quasi quattro anni, il Comune è ancora alla fase in cui controlla se il servizio serve davvero. Non amministrano il TPL. Fanno i collaudatori eterni della linea 401 con la faccia seria di chi sta studiando il comportamento aerodinamico di un alettone.

Poi arrivano i soldi, che sono sempre la parte più educativa. La delibera richiama una rendicontazione di aMo relativa al primo semestre 2025 e quantifica il costo del servizio “così come in sperimentazione” in 93.951,76 euro oltre IVA, cioè 103.346,94 euro per sei mesi, da cui deriva un costo mensile di 17.224,49 euro. Per prorogare ancora fino alla fine di aprile 2026, il Comune mette a bilancio proprio 17.224,49 euro. Questo è il dato certo. Il dato non certo, e quindi da non spacciare come verità rivelata, è il totale cumulato dal 2022 a oggi: la delibera non lo dice. Ma già il solo fatto che una “sperimentazione” viaggi a oltre 17 mila euro al mese dovrebbe bastare a far alzare qualche sopracciglio anche senza telemetria.

Se poi uno vuole fare un semplice ragionamento aritmetico, non politico, basta moltiplicare quel costo mensile per dodici: a parità di importo si arriva a circa 206.693,88 euro l’anno. Non è un dato ufficiale della delibera, è l’annualizzazione del numero che l’atto stesso usa per il mese di proroga. Ed è qui che la domanda diventa legittima, feroce e soprattutto rigorosa: una sperimentazione così lunga e così costosa non è ormai un costo strutturale travestito da prova tecnica?

Ancora meglio: costa più di un servizio ordinario di linea, aggiornato e stabilizzato?
Su questo punto bisogna essere seri: la delibera del 23 marzo 2026 non fornisce il confronto diretto con un ipotetico servizio ordinario aggiornato. Quindi non si può scrivere onestamente “sì, costa di più” come fatto già dimostrato da questo atto. Si può però fare una domanda politica pesantissima, perché il precedente ufficiale esiste: nel comunicato comunale del 18 giugno 2022, con cui si annunciava l’avvio del nuovo assetto dal 20 giugno, il Comune scriveva che il nuovo sistema comportava “maggiori costi” e che il contributo comunale sarebbe stato “pari a circa 6 volte quello precedente”. Cioè: la sperimentazione nasce già dichiarata come più onerosa rispetto a prima.

E allora il punto satirico, ma neppure troppo, è questo: per quasi quattro anni Mirandola non ha avuto una scelta politica chiara sul trasporto urbano. Ha avuto Carofiglio in cuffia che esce dal box e recita il rosario del rinvio: dobbiamo capire, dobbiamo monitorare, dobbiamo ottimizzare, dobbiamo verificare, dobbiamo valutare. Sempre lì. Sempre un giro dopo. Sempre la prossima delibera. Sempre il prossimo trimestre. Sempre l’ennesima “eventuale rimodulazione”.

E intanto aMo incassa il suo pezzo di liturgia. Nel 2022 il Comune presentava il nuovo assetto come progetto elaborato da aMo in collaborazione con SETA e Comune, già accompagnato da costi più alti e da un contributo comunale circa sei volte il precedente. Nel 2026 la stessa aMo è ancora al centro della filiera della “sperimentazione” che viene nutrita con proroghe mensili da 17.224,49 euro. La domanda, quindi, non è solo se il servizio funzioni: la domanda è se a forza di non decidere si stia semplicemente trasformando una prova infinita in una mangiatoia ordinaria travestita da fase tecnica.

Il tocco finale è quasi poetico. Perché questa stessa aMo, mentre qui continua a essere foraggiata a colpi di proroghe “sperimentali”, è stata travolta negli ultimi mesi dalla vicenda dell’ammanco nelle sue casse. A luglio 2025 la stampa locale parlava di un ammanco di circa 460 mila euro; a febbraio 2026 la Gazzetta di Modena riportava che il “buco” era salito a 582 mila euro, mentre il Comune di Modena parlava ufficialmente di “azione sociale di responsabilità già avviata”. Quindi sì, è legittimo chiedersi se proprio questa agenzia dovesse essere foraggiata a 17.224,49 euro al mese grazie a Mirandola che prolunga la “sperimentazione” per inerzia amministrativa.

La morale, in stile Formula 1, è semplice.
A Mirandola il trasporto pubblico non arriva mai al capolinea. Arriva sempre al debrief.
E Carofiglio, novello Binotto delle corriere, non governa il servizio: lo commenta.

Perciò la domanda da lasciare appesa, come una bandiera nera sul rettilineo, è questa:

quanto ancora dobbiamo capire prima che qualcuno trovi il coraggio di dire se questo servizio va reso stabile, rifatto da capo o smesso di vendere come “sperimentale”?

Perché se nel 2022 il Comune ammetteva che il nuovo assetto costava di più e valeva circa sei volte il contributo precedente, e nel 2026 siamo ancora a 17.224,49 euro al mese per prorogare “in via sperimentale” un servizio nato quasi quattro anni prima, allora più che mobilità urbana questa è indecisione a trazione pubblica.

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