ora la Ducale stronchi il terrorismo chantilly.

Il Comune firma l’ordinanza, gonfia il petto, parla di sicurezza, di pericolo, di controlli, di sanzioni, di rigore assoluto contro i fuochi pirotecnici nei locali pubblici; poi però, nel Ducato di Mirandola, basta infilare il bengala nella torta giusta e il miracolo è compiuto: ciò che sulla carta è vietato, in fotografia diventa improvvisamente edificante. E il capolavoro non è nemmeno l’infrazione in sé, già abbastanza ridicola; il capolavoro è il giornale comunale che la prende, la lucida e la mette beatamente in vetrina, come se il modo migliore per far rispettare un’ordinanza fosse pubblicarne la violazione con aria serena da bollettino parrocchial-istituzionale. Qui non siamo più all’incoerenza: siamo alla presa per i fondelli elevata a metodo di governo. Il cittadino normale si becca il sermone, il divieto, il tono marziale, la minaccia della multa; il bengala fotogenico invece viene assolto per manifesta simpatia iconografica. A Mirandola la legge non vale per tutti: vale per chi non ha il privilegio di finire impaginato nel giornalino del Palazzo. Per questo il Fico chiede alla Polizia Ducale di intervenire con la dovuta ferocia: non solo sulla torta eversiva e sulla scintilla abusiva, ma soprattutto su chi ha avuto la faccia come il marmo di trasformare un comportamento appena vietato dal Comune in materiale da propaganda sorridente. Perché il vero incendio, qui, non lo provoca la miccia sulla panna: lo provoca l’arroganza di un potere che prima fa l’ordinanza per il popolino e poi se la calpesta da solo, con tutta la tranquillità di chi è convinto che a Mirandola basti una foto ben impaginata per far sparire anche il ridicolo.
