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Ida Wells

  • il Biondo

    Quando sei così democratico che fai il video in piazza per dire “non festeggio la resistenza”, ma poi, appena qualcuno rielabora graficamente un frame del tuo stesso reel pubblico, scopri improvvisamente la Resistenza più moderna:

    la segnalazione per diritto d’autore.

    Non il confronto.
    Non la replica.
    Non la satira.
    No: copyright e ditino tremante.

    Il vannacciano da passeggio funziona così: in piazza fa il duro, sui social fa il nostalgico della censura.

    Perché la libertà d’espressione va benissimo.
    Finché parla lui.
    Quando ride il Fico, invece, arriva il Minculpop col modulo Meta.

    Biondotalco: alza il braccio senza paura.
    Ma solo per cliccare “segnala”.

  • La cosa più ridicola non è Biondalisa. È la faccia tosta.

    Per mesi a frignare contro la presunta “misoginia” del Fico, e adesso eccoli lì: caricature, targhettizzazione, sberleffi contro comuni cittadine colpevoli solo di leggere, commentare o apprezzare una pagina satirica. Non assessore, non sindaco, non potente di turno: cittadine normali. Comodissime da mettere nel mirino quando non tengono la bocca chiusa.

    Questa non è satira. È vigliaccheria travestita da ironia. È il solito repertorio da retrobottega: se una donna parla, va ridicolizzata; se dissente, va esposta; se non si allinea, va trasformata in macchietta.

    E il bello è che tutto questo arriverebbe da chi voleva fare la maestrina morale agli altri. Alla fine sotto la vernice “impegnata” resta solo un riflesso vecchio, rancoroso e parecchio miserabile: quello di una testa arretrata che usa le donne come bersaglio e poi pretende pure di passare per illuminata.

    Biondalisa misoginia a Km0

  • ELEMENTARE, BIONDALISA: LA PAGINA CHE DÀ LEZIONI A TUTTI E POI CONFONDE PURE LE SCUOLE

    C’è del genio, bisogna ammetterlo, nel pippone di Elementare, Biondalisa.
    Non il genio dell’analisi, sia chiaro.
    Il genio del depistaggio travestito da spiegazione.

    Perché qui non siamo davanti a una semplice cantonata.
    Qui siamo davanti a disonestà intellettuale con il grembiulino stirato.

    La domanda era semplice, persino per una pagina che si chiama Elementare:
    perché la cucina della scuola dell’infanzia Neri, comunale, non è operativa?

    Risposta di Biondalisa:
    una centrifuga di impianti condivisi, percentuali magiche, varianti, contatori, organismi integrati e altra fuffa tecnico-liturgica che riguarda in larga parte la Chiocciola/Lumaca, cioè un’altra struttura, un altro servizio, un altro problema.

    Capolavoro.

    È come se uno chiedesse perché la Panda non parte e il meccanico rispondesse con una conferenza sul cambio della corriera di linea.
    Lungo, solenne, pieno di paroloni.
    E totalmente fuori bersaglio.

    Ma il punto non è solo che Elementare, Biondalisa confonde volutamente la Neri con la Chiocciola/Lumaca.
    Il punto è come lo fa: con quel tono da maestrina saccente, da prima della classe del burocratese, da pagina convinta di stare distribuendo verità mentre in realtà sta solo impastando due questioni diverse per non rispondere a nessuna.

    E questa non è precisione.
    Non è rigore.
    Non è approfondimento.

    È il vecchio trucco della propaganda con gli occhialini dalle lenti azzurrate:
    quando il problema è imbarazzante, non lo chiarisci.
    Lo anneghi in una pozza di tecnichese, così i fedelissimi possono applaudire pensando di aver assistito a una lezione, mentre in realtà hanno visto solo una supercazzola con protocollo.

    La verità è molto più semplice del romanzo di Biondalisa:

    • la Neri è una scuola dell’infanzia a gestione comunale/statale
    • la cucina della Neri è il problema concreto
    • la Lumaca è un’altra partita, soprattutto sul fronte impianti e la ambivalenza fra affidamento a privati della gestione del nido e il sevizio cucina in mano comunale
    • mischiare tutto insieme non è chiarezza: è confusione interessata

    E quando la confusione non serve a capire ma a coprire, si chiama in un solo modo:
    disonestà intellettuale.

    Altro che pagina seria.
    Qui siamo davanti a una specie di maga del quadro economico, che agita il ditino, sventola un 18,15%, tira fuori due determine dal cappello e spera che nessuno si accorga che il coniglio è morto da tre paragrafi.

    🍐 Il Fico osserva:
    più che Elementare, Biondalisa, qui siamo a Confondare, Supercazzalisa: quella che entra in classe per correggere gli altri e poi sbaglia perfino il nome scritto sul quaderno.

  • Bengala vietato per editto, autorizzato per fotografia:

    ora la Ducale stronchi il terrorismo chantilly.

    Il Comune firma l’ordinanza, gonfia il petto, parla di sicurezza, di pericolo, di controlli, di sanzioni, di rigore assoluto contro i fuochi pirotecnici nei locali pubblici; poi però, nel Ducato di Mirandola, basta infilare il bengala nella torta giusta e il miracolo è compiuto: ciò che sulla carta è vietato, in fotografia diventa improvvisamente edificante. E il capolavoro non è nemmeno l’infrazione in sé, già abbastanza ridicola; il capolavoro è il giornale comunale che la prende, la lucida e la mette beatamente in vetrina, come se il modo migliore per far rispettare un’ordinanza fosse pubblicarne la violazione con aria serena da bollettino parrocchial-istituzionale. Qui non siamo più all’incoerenza: siamo alla presa per i fondelli elevata a metodo di governo. Il cittadino normale si becca il sermone, il divieto, il tono marziale, la minaccia della multa; il bengala fotogenico invece viene assolto per manifesta simpatia iconografica. A Mirandola la legge non vale per tutti: vale per chi non ha il privilegio di finire impaginato nel giornalino del Palazzo. Per questo il Fico chiede alla Polizia Ducale di intervenire con la dovuta ferocia: non solo sulla torta eversiva e sulla scintilla abusiva, ma soprattutto su chi ha avuto la faccia come il marmo di trasformare un comportamento appena vietato dal Comune in materiale da propaganda sorridente. Perché il vero incendio, qui, non lo provoca la miccia sulla panna: lo provoca l’arroganza di un potere che prima fa l’ordinanza per il popolino e poi se la calpesta da solo, con tutta la tranquillità di chi è convinto che a Mirandola basti una foto ben impaginata per far sparire anche il ridicolo.

  • La vita difficile di soloMeh..rda

    Per tre giorni il moderatore automatico della pagina si è preso una piccola vacanza.

    Tre giorni.

    Il tempo necessario perché nei commenti comparisse tutto il repertorio:
    insulti personali, lezioni di morale, diagnosi psicologiche improvvisate.


    Il grande classico della retorica locale:

    👉 l’attacco personale.

    Per questo, onde evitare di essere accusato di censura, pubblico qui qualche perla comparsa sotto i post.

    Così anche il povero soloMeh..rda potrà finalmente godersi
    la meritata visibilità.

    Del resto Mirandola è un paese piccolo.
    E bisogna aiutare i più sfortunati.