Fico della Mirandola

  • Quinta proroga in cinque mesi

    La Determinazione n.142 del 24 febbraio non comunica la fine dei lavori del Municipio.
    Comunica che il Municipio esiste ancora.

    È infatti la quinta proroga del cantiere in cinque mesi

    E ormai il meccanismo è talmente regolare che la domanda non è più quando riapre,
    ma quando esce il prossimo episodio.

    Nuova data ufficiale: 15 marzo.

    Che non significa “finiremo il 15 marzo”.
    Significa: arrivederci a metà marzo per sapere perché non abbiamo finito.


    Il cantiere seriale

    Un tempo i cantieri avevano tre fasi:
    progetto → lavori → inaugurazione.

    Il Municipio ne ha sviluppata una quarta:
    progetto → lavori → proroga → stagione successiva.

    La determina non sposta la fine lavori.
    Mantiene viva la narrazione.

    Funziona così:

    • si fissa una data
    • la data dura circa un mese
    • la realtà la supera
    • nasce una nuova data

    Il cronoprogramma non è più una linea temporale.
    È un calendario da parete.


    Riassunto delle puntate precedenti

    Per chi si fosse perso le stagioni passate, ecco il riepilogo ufficiale:

    • fine lavori → 15 ottobre 2025 (Determina n.711/2025)
    • fine lavori → 30 novembre 2025 (Determina n.969/2025)
    • fine lavori → 31 dicembre 2025 (Determina n.1196/2025)
    • fine lavori → 15 febbraio 2026 (Determina n.14/2026)
    • fine lavori → 15 marzo 2026 (Determina n.142/2026)

    Cinque mesi, cinque finali annunciati, cinque speranze mal riposte.
    È il primo edificio storico restaurato a episodi.


    La frase più onesta del documento

    Nel testo compare la motivazione tipica dei lavori pubblici:
    circostanze impreviste e imprevedibili, a cui con un piccolo accenno di perfidia aggiungerei anche, ricorrenti.

    Che dopo cinque volte consecutive diventa una categoria filosofica:
    non l’imprevisto, ma la normalità.

    Poi arriva il passaggio più sincero:
    verrà rideterminato il cronoprogramma finanziario.

    Cioè: non sappiamo quando finirà il cantiere,
    ma aggiorneremo i conti quando lo scopriremo.

    La contabilità non accompagna più i lavori.
    Li insegue.


    Lo spoiler della Lety

    Durante il consiglio comunale arriva anche l’anticipazione ufficiale da parte della Lety:

    prima di maggio il municipio non sarà agibile, almeno per i consigli comunali.

    A quel punto la scadenza del 15 marzo cambia significato.

    Non è la fine dei lavori.
    È il trailer della prossima proroga.

    Le determine sono mensili.
    Gli spoiler istituzionali settimanali.


    La trasformazione finale

    All’inizio era un restauro post-sisma.
    Poi un intervento complesso.
    Poi un cantiere difficile.

    Ora è una serie.

    Ogni mese:
    nuova data
    nuova speranza
    nuova proroga

    Il pubblico non aspetta più l’inaugurazione.
    Aspetta la prossima puntata.


    Toto-proroga 🎯

    A questo punto apriamo il pronostico:

    • 15 aprile — episodio pasquale
    • 30 aprile — puntata speciale ponte
    • 15 maggio — finale di stagione?
    • giugno — rinnovo automatico

    Se la matematica continua a funzionare come finora,
    Mirandola potrebbe riuscire nell’adattamento amministrativo più fedele della storia locale:

    c’è chi prometteva 7 kg in 7 giorni

    noi possiamo offrire

    7 proroghe in 7 mesi.

  • Il Sorpasso a destra

    recensione critica con trama (vietata ai moderati)

    Il film si apre con una Mirandola agostana: tapparelle abbassate, bar aperti solo da infaticabili baristi cinesi.

    Il Biondo sta studiando per l’ennesima volta un regolamento — non perché gli piaccia, ma perché la regione continua a bocciare quelli in vigore — quando viene intercettato da François Vannaccy, che irrompe in scena con un’Alfa Romeo cabrio euro 0, chiaro segno di una crisi di mezz’eta.

    «Sali! La politica non si studia: si sorpassa.»

    Il Biondo tentenna.
    Poi sale.
    E da qui non scenderà più davvero.


    Prima tappa — la remigrazione

    Durante una deviazione tra i campi di meloni, Vannaccy introduce il suo primo grande piano geopolitico: la remigrazione .

    L’operazione però viene organizzata con la consueta precisione operativa degli ultra-nazionalisti:
    per errore reimigrano anche gli operai agricoli del Biondo.

    Seguono:

    • trattori abbandonati
    • motopompe orfane
    • meloni abbandonati al sole

    Il Biondo è inizialmente turbato.
    Poi Vannaccy gli spiega che ogni progetto ha una fase sperimentale.

    Il Biondo annuisce.
    Per la prima volta.


    Seconda tappa — il pieno politico

    A metà viaggio l’Alfa resta a secco.
    Il Biondo paga il carburante.

    Da quel momento cambia tutto.

    Non è più passeggero: diventa alleato.

    Pretende un collegio blindato, primo in lista e possibilmente senza curve.
    Vannaccy accetta con entusiasmo:

    «Vedi? Stai imparando la politica dinamica.»

    Il Biondo ormai ride alle stesse battute.


    Terza tappa — la conversione

    Tra sagre, rstrade riasfaltate prive di segnalitica orizzontale e conferenze stampa che sembrano un banco di una gastronomia, il Biondo abbandona definitivamente la prudenza politica e il suo sembrare un moderato.


    Il finale

    Direzione sud.
    Costa tirrenica.
    Zona Livorno — luogo caro a Vannaccy per i suoi trascorsi aviolanciati.

    I due puntano verso la provincia di Littoria (che loro insistono a chiamare così).

    L’Alfa accelera mentre discutono del prossimo grande progetto nazionale.

    Il Biondo, ormai convinto:

    «Vai tranquillo.»

    C’è una curva.
    Non segnalata.
    Come tutte le conseguenze.

    L’inquadratura si interrompe.


    Giudizio

    Il film riesce nell’impresa di aggiornare il classico italiano:
    dalla spensieratezza economica degli anni ’60 alla sicurezza ideologica della provincia.

    Non è una commedia.
    È la commedia all’italiana che rinasce dalle sue ceneri come un araba fenice.

    ⭐⭐⭐⭐⭐☆
    Consigliato a chi crede che la politica sia una direzione di marcia.

  • IL MANIFESTO CHE ARRIVA DAL FUTURO

    Compaiono i manifesti ministeriali per la convocazione della Commissione Elettorale:
    nomina degli scrutatori per il referendum del 22-23 marzo.

    Fin qui tutto regolare: carta intestata, linguaggio notarile, spazi vuoti come da tradizione ministeriale.

    Poi però qualcuno, con spirito creativo degno di un futurista in vena di farsi due risate, decide di compilarli.

    Ed ecco il capolavoro amministrativo:

    la Commissione è convocata il 25 marzo alle ore 18

    Cioè due giorni dopo la fine delle votazioni.

    Ma non è finita.

    Il manifesto è datato 23 marzo.

    Ovvero il giorno dopo il referendum.


    LA DEMOCRAZIA RETROATTIVA

    Per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana,
    Mirandola sperimenta il voto a posteriori.

    Funziona così:

    1. prima si vota
    2. poi si nominano gli scrutatori
    3. infine si pubblica l’avviso

    Il tutto nel rispetto della nuova disciplina quantistica della pubblica amministrazione:
    la burocrazia retrocausale.

    Gli storici parleranno di “sistema amministrativo a flusso inverso”:
    la causa segue l’effetto, ma con determina allegata.

    Nel frattempo, secondo alcune interpretazioni particolarmente allarmate,
    il Fico venuto dal futuro continua la sua opera contro il sistema democratico, probabilmente responsabile anche della rotazione dell’orologio, delle pieghe dello spazio-tempo e — a questo punto — pure delle ferie dell’ufficio protocollo.


    INDAGINI IN CORSO

    La Polizia Locale, allarmata dalle anomalie temporali, starebbe già investigando.

    Secondo fonti non confermate, un autovelox di San Giacomo Roncole avrebbe immortalato:

    una DeLorean DMC-12
    lanciata a 88 miglia orarie

    direzione: Ufficio Elettorale.

    L’ipotesi investigativa è chiara:
    qualcunoi venuto dal futuro, dal presente oppure dal passato si diverte a far figuracce alla amministrazione.


    CONCLUSIONI

    Da oggi Mirandola non è più solo nella pianura padana.

    È anche nel futuro.
    E forse nel passato.

    Dipende da che determina si apre.
    O meglio: dipende solo dall’osservatore, nel più classico stile Schrödingeriano.

    Nel dubbio, quando vedete un manifesto comunale,
    non chiedetevi se è corretto.

    Chiedetevi in che epoca siete.

  • il William Wallace della bassa

    Dopo una interessantissima interpellanza in cui mi sono sentito coinvolto.
    tre leghisti su quattro hanno visto la luce… ma era quella del gruppo dei vannacciani.

    In comune della Lega ormai è rimasto solo lui.
    Solo.
    Con il vento della Bassa che gli scompiglia il ciuffo.

    L’Assesorelfo.

    L’ultimo dei leghisti mirandolesi.
    Il William Wallace della pianura: non combatte per la libertà…
    combatte per il quorum del direttivo.

    E mentre i clan cambiano tartan politico, lui resta lì, dipinto di verde padano, a cavallo tra una interrogazione e una mozione:

    “Potranno toglierci i consiglieri…
    ma non ci toglieranno MAI il cane antidroga!”

  • 🌳 MIRANDOLA: IL BOSCO DELLE PROMESSE

    Luglio 2025.
    Si abbattono 12 platani per la Ciclovia del Sole. Platani veri, maturi, alcuni quasi secolari.

    Carofiglio arriva la rassicurazione pubblica:
    ne pianteremo 60 (che poi si e scoperto da progetto essere in buona parte arbusti) lungo Viale Gramsci.

    Non un forse.
    Un futuro già raccontato.

    Passano i mesi.

    Degli alberi promessi — quelli legati all’intervento provinciale — non si vede nulla.
    Nemmeno l’ombra, letteralmente.

    Poi escono i documenti.


    LA VERSIONE DEL COMUNE (ATTI, NON INTERVISTE)

    Nel PIAO aggiornato compare una riga asciutta:

    Riqualificazione aree verdi Viale Gramsci e Via Europa — rinviata per mancanza di fondi

    Non finanziata.
    Non programmata.
    Non calendarizzata.

    Rinviata.

    Che in urbanistica significa: parcheggiata nel futuro.


    DUE REALTÀ DIVERSE

    Nel comunicato:

    il verde aumenta

    Nel bilancio:

    il verde aspetta

    Nel frattempo i platani non aspettano.


    LA TECNICA MIRANDOLESE

    Prima si taglia per necessità
    poi si annuncia la compensazione
    poi si scopre che il progetto non esiste

    È una filiera amministrativa perfetta:
    l’albero sparisce nel presente
    la sostituzione vive nel condizionale


    IL CAPOLAVORO

    Nessuno ha deciso di togliere il viale.
    Nessuno voterà mai contro gli alberi.

    Basta rinviare la riqualificazione abbastanza a lungo
    e la manutenzione farà il resto.

    Non è abbattimento.
    È erosione burocratica.


    CONCLUSIONE

    I 12 platani erano materia.
    I 60 alberi sono narrativa.
    L’atto è definitivo.

    A Mirandola il verde non si elimina:
    si aggiorna il documento e si aspetta.

    — Il Fico della Mirandola

    fonti: https://mirandola.trasparenza-valutazione-merito.it/web/trasparenza/papca-p/-/papca/display/1572334 documento monitoraggio Piao pag. 60

    Dichiarazioni luglio 2025 su abbattimenti lungo viale Gramsci: https://www.lapressa.it/articoli/la_provincia/mirandola-abbattimento-necessario-di-12-alberi-necessario-ne-pianterreno-60

  • Per una volta il Fico non fa satira.

    Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "2 TEC ressil L FL"

    Non perché abbia paura per sé — la sua posizione, nel bene e nel male, è relativamente solida — ma perché stavolta la questione è più grande di qualunque schermaglia politica.

    Un anno fa la Lety, a Roma, si dichiarava soddisfatta per la “risoluzione” della crisi Bellco.

    Oggi, a distanza quasi esatta di dodici mesi, basta spostarsi di quattrocento metri, attraversare quella linea immaginaria che separa la grande Mirandola dalla più modesta Medolla, e la storia si ripresenta. Peggiore.

    L’azienda è ancora più grande.

    Ancora più numerose le famiglie coinvolte.

    E temo — perché lo abbiamo già visto — che le maestranze più esperte saranno le prime invitate ad uscire, semplicemente perché costano di più.

    Lo sappiamo: nelle crisi industriali la politica locale ha margini limitati.

    Non decide i bilanci dei fondi internazionali, non controlla i gruppi multinazionali, non può impedire da sola le ristrutturazioni.

    Ma proprio per questo la domanda diventa un’altra.

    Davanti ai segnali ormai evidenti — fibrillazioni sempre più frequenti e sempre più violente del polo biomedicale — qual è la strategia di medio-lungo periodo?

    Basteranno le aule di bioingegneria?

    Basterà l’ITS?

    Oppure dovremmo iniziare ad affrontare con più decisione i fattori territoriali che tengono o allontanano gli investimenti?

    accesso alle reti di comunicazione realmente adeguate

    costo dell’energia

    infrastrutture logistiche

    attrattività per lavoratori qualificati

    Immagino, per esempio, una grande comunità energetica territoriale: non pensata come occasione finanziaria, ma come leva industriale — abbassare stabilmente il costo dell’energia per il polo biomedicale e renderne conveniente la permanenza.

    Perché oggi molti di questi grandi attori economici sono qui, ma sempre meno legati qui.

    E il problema vero non è la singola crisi aziendale.

    È quando iniziano ad assomigliarsi tutte.

    Allora non è più una vertenza.

    Diventa una traiettoria.

    E le traiettorie, se non cambiano da sole, vanno cambiate