Fico della Mirandola

  • Una doccia fredda a Quarantoli

    Ci sono opere pubbliche che cambiano il volto di una città.
    Ponti, piazze, teatri.

    E poi ci sono quelle che cambiano la temperatura delle docce.

    A Quarantoli, nella palestra Muhammad Alì, l’epopea amministrativa degli spogliatoi ha raggiunto un nuovo capitolo. Tutto parte con una missione apparentemente semplice: sostituire dodici miscelatori doccia.

    Un intervento da 9.516 euro.
    Dodici docce. Dodici miscelatori. Fine della storia.

    O almeno così si pensava.

    Quando gli operai iniziano i lavori, rimuovono il rivestimento in maiolica e fanno una scoperta che definire sorprendente è poco: dietro le piastrelle le pareti in cartongesso sono deteriorate.

    Il muro, in sostanza, ha deciso di non fare più il muro.

    La determina spiega con tono sobrio che il deterioramento non era riscontrabile se non a seguito delle demolizioni.

    Tradotto dal burocratese:
    per capire che il muro era marcio bisognava prima demolirlo.

    A questo punto però nasce un piccolo problema tecnico.

    I nuovi miscelatori non possono essere installati perché le pareti non sono più affidabili. E quindi bisogna rifarle.

    Non un rattoppo.
    Una vera rinascita muraria:

    • demolizione del cartongesso deteriorato
    • smaltimento macerie
    • nuove pareti in Aquaroc cemento
    • impermeabilizzazione
    • nuovo rivestimento in ceramica
    • modifiche alle tubazioni.

    Insomma: per cambiare i rubinetti si rifà mezza doccia.

    Il Comune apre una trattativa diretta sul MEPA.

    Base d’asta: 12.000 euro.

    E qui il mercato dimostra una precisione quasi svizzera.

    L’offerta presentata è esattamente 12.000 euro.

    Non 11.950.
    Non 11.999.

    Dodicimila.
    Il libero mercato, quando vuole, sa essere preciso.

    Naturalmente l’incarico viene affidato alla stessa ditta che stava già lavorando. La determina spiega che far lavorare due imprese nello stesso spazio sugli stessi impianti sarebbe complicato e rischioso.

    Una prudenza comprensibile.

    Nessuno vuole assistere a una rissa edilizia negli spogliatoi della palestra, con idraulici e muratori che si contendono il soffione doccia come in una partita di pallanuoto.

    Il risultato finale è che il lavoro nato per sostituire dodici miscelatori da 9.516 euro si trasforma in un intervento complessivo da 24.156 euro.

    Ventiquattromila euro per dodici docce.

    Circa duemila euro a doccia.

    Una cifra che colloca gli spogliatoi di Quarantoli in una fascia di mercato molto interessante, a metà tra la spa alpina e il centro benessere termale.

    Naturalmente qualcuno potrebbe chiedersi perché i lavori siano stati affidati alla stessa ditta anche per l’intervento aggiuntivo. Il Comune però lo spiega con grande chiarezza giuridica: si tratta di lavori complementari, e avere due imprese nello stesso cantiere sarebbe stato troppo rischioso.

    Immaginate la scena: due squadre di operai nello stesso spogliatoio, una che smonta il cartongesso e l’altra che monta il miscelatore, con inevitabili conflitti di competenza e forse anche qualche regolamento di conti a colpi di cazzuola e chiave inglese.

    Per evitare questa guerra civile edilizia la determina richiama con solennità l’articolo 49 comma 4 del Codice degli Appalti, precisando inoltre che non si tratta in alcun modo di frazionamento artificioso.

    Del resto lo schema è semplice: prima un affidamento, poi un affidamento integrativo. Una pratica perfettamente comune nelle manutenzioni pubbliche, dove spesso il lavoro più interessante comincia proprio dopo che il lavoro è già iniziato.

    Anche perché la ditta incaricata è una termotecnica, chiamata inizialmente per cambiare dodici miscelatori, ma che nel frattempo si è ritrovata a demolire cartongesso, rifare pareti, impermeabilizzare muri e posare piastrelle. Segno che a Quarantoli, quando si parte per cambiare un rubinetto, si finisce inevitabilmente per rifare mezza doccia.

    Ma la vera perla della determina arriva alla fine, quando compare una tabella fiscale degna di un reattore nucleare: reverse charge, split payment e percentuali al centesimo applicate alle docce della palestra.

    Per lavarsi dopo l’allenamento servirà forse solo aprire il rubinetto.

    Per capire come funziona la contabilità, invece, probabilmente servirà un commercialista.

    Così a Quarantoli si compie l’ennesimo piccolo miracolo amministrativo:
    si parte per cambiare un miscelatore e si finisce per rifare il muro.

    E alla fine la vera domanda resta una sola.

    L’acqua sarà calda o fredda?

    Perché a giudicare dalla determina,
    la doccia fredda è già arrivata.


    Fonti

    Determinazione n. 178 del 05/03/2026
    Comune di Mirandola – Settore Territorio Ambiente e Lavori Pubblici
    Affidamento lavori aggiuntivi docce palestra Muhammad Alì, Quarantoli.

  • 🎭 TEATRO NUOVO

    Dramma teatrale in tre atti e quattro varianti

    Ci sono cantieri pubblici.
    E poi ci sono quelli che, con il passare degli anni, smettono di essere semplicemente cantieri e diventano una forma di teatro amministrativo permanente.

    Il Teatro Nuovo di Mirandola, a questo punto, appartiene chiaramente alla seconda categoria.

    Con la Determina n.171 del 5 marzo 2026 il Comune ha concesso un’ulteriore proroga dei lavori, fissando il nuovo termine al 31 luglio 2026.

    A prima vista sembra la solita proroga tecnica.

    Ma leggendo gli atti con un minimo di attenzione si scopre che questa proroga ha una funzione molto precisa: prendere tempo.

    Tempo per cosa?

    Per aspettare l’approvazione della Variante n.4.

    Il direttore dei lavori lo scrive con grande tranquillità nel proprio parere tecnico: la perizia è ancora in corso di approvazione, mentre la Regione Emilia-Romagna ha chiesto integrazioni alla documentazione presentata dal Comune.

    In altre parole: il cantiere è arrivato a un punto in cui alcune lavorazioni non possono essere completate senza quella variante.

    Quindi si proroga.

    Non perché il lavoro sia finito.

    Non perché il lavoro sia quasi finito.

    Ma perché il progetto non è ancora stabilizzato.

    E così la nuova data del 31 luglio 2026 assomiglia molto meno a una fine lavori e molto di più a una data di attesa burocratica: il tempo necessario perché la Variante n.4 venga approvata e il cantiere possa capire cosa deve fare davvero.

    Nel frattempo il clima attorno al teatro è diventato tutt’altro che sereno.

    Il Comune ha infatti appena dovuto ingoiare un lodo arbitrale superiore ai 900 mila euro complessivi proprio nella vicenda del Teatro Nuovo, perso contro l’impresa esecutrice.

    E come se non bastasse ha annunciato l’intenzione di avviare azioni legali contro progettisti e direzione lavori.

    Il risultato è un cantiere che si muove dentro un clima di sfiducia totale:

    • il Comune diffida dei tecnici
    • i tecnici difendono le proprie scelte
    • l’impresa ha già vinto un arbitrato
    • e nel mezzo resta il teatro.

    In questo contesto diventa molto più chiara anche una frase della determina di proroga: il rinvio dei termini viene concesso senza riconoscere nuovi diritti economici all’impresa.

    Traduzione molto semplice:
    il Comune non ha nessuna intenzione di aprire il portafoglio.

    Nel frattempo, sotto il livello delle determine, succede qualcosa di ancora più interessante.

    Nei sotterranei del teatro è comparsa acqua.

    Non una perdita banale.

    Non una tubazione individuata.

    Acqua.

    Nel settembre 2025 si verificano allagamenti nei locali seminterrati, nella zona della platea e della fossa orchestra.

    E il dettaglio più straordinario di tutta la vicenda è scritto nero su bianco negli atti: non è certa la provenienza delle infiltrazioni.

    C’è acqua.

    Ma non si sa da dove arrivi.

    Quando in un edificio storico compaiono infiltrazioni di origine ignota proprio nelle zone delle fondazioni, e la risposta tecnica è ordinare impermeabilizzazioni e perfino interventi di consolidamento strutturale sul prospetto sud, la parola “dramma” assume improvvisamente un significato molto concreto.

    E mentre sopra il teatro si discute di varianti, proroghe e responsabilità legali, nei sotterranei qualcuno prova a fare chiarezza.


    Intermezzo investigativo

    Scena: locali seminterrati del Teatro Nuovo. Una lampada da cantiere illumina un tavolo di plastica. Sopra il tavolo una provetta con un campione dell’acqua misteriosa.

    Entra in scena l’Agente n.20/bis della Polizia Ducale.

    Impermeabile troppo lungo.
    Taccuino d’ordinanza.
    Aria severa.

    Appoggia il fascicolo sul tavolo.

    Accende la lampada.

    Guarda la provetta.

    «Bene.»

    Pausa.

    «Cominciamo dalle cose semplici.»

    Sfoglia il fascicolo.

    «Nome.»

    L’acqua non risponde.

    L’agente annota.

    «Capisco. Collaborazione limitata.»

    Seconda domanda.

    «Da dove provieni?»

    Silenzio liquido.

    «Falda? Condotta? Infiltrazione geologica?
    Qualche passaggio segreto sotto le fondazioni lato sud?»

    L’acqua resta immobile.

    L’agente si avvicina.

    «Guarda che qui abbiamo già ordinato impermeabilizzazioni, consolidamenti strutturali e una Variante n.4 che non vede l’ora di conoscerti.»

    Nessuna risposta.

    L’agente sospira.

    Chiude il fascicolo.

    Prova l’ultima carta.

    Si piega verso la provetta.

    Abbassa la voce.

    «Va bene. Cambiamo argomento.»

    Pausa.

    «Tu per caso sai chi è il Fico?»

    Silenzio.

    L’acqua non tradisce nessuno.

    L’agente spegne la lampada e annota sul verbale:

    “Il campione d’acqua mantiene il massimo riserbo.
    Probabilmente molto ben informato.”


    Ultimo atto

    Così il Teatro Nuovo resta sospeso.

    I lavori aspettano la Variante n.4.
    La Variante n.4 aspetta le integrazioni.
    Le integrazioni aspettano gli uffici.

    Nel frattempo sotto il teatro scorre acqua di origine sconosciuta e sopra il teatro scorre una guerra legale tra Comune, tecnici e impresa.

    Per ora la nuova data scritta sul cartello del cantiere è 31 luglio 2026.

    Ma la sensazione, leggendo gli atti, è piuttosto chiara.

    Il teatro resta chiuso.

    E qui, a Mirandola, gli atti amministrativi diventano essi stessi lo spettacolo.


    Fonti

    • Determinazione Comune di Mirandola n.171 del 05/03/2026 – proroga dei termini dei lavori del Teatro Nuovo
    • Parere del Direttore dei Lavori Arch. Henry Gallamini del 25/02/2026 sulla richiesta di proroga
    • Richiesta di proroga dell’impresa Edilstrade Building S.p.A. del 24/02/2026 con descrizione delle infiltrazioni e delle lavorazioni integrative
  • M.A.M.M.A.Museo Arte Moderna Mirandolese all’Aperto

    Titolo dell’opera:
    Mirandola Pulita

    Autore:
    Ignoto (scuola del “Scarica e scappa”)

    Anno:
    Contemporaneo (quasi 3 settimane)

    Tecnica:
    Elettrodomestico dismesso su pavimentazione urbana con installazione laterale di sacchi polimaterici.

    Descrizione dell’opera
    Questa potente installazione urbana indaga il rapporto tra civiltà domestica e spazio pubblico.
    La lavatrice, privata del proprio coperchio come un moderno sarcofago industriale, dialoga con i sacchi di rifiuti creando una composizione spontanea che riflette sul tema eterno della responsabilità collettiva.

    L’opera è stata realizzata secondo la più diffusa tecnica dell’arte contemporanea mirandolese: l’abbandono notturno anonimo.

    La collocazione in Via Cavour ne rafforza il valore simbolico: il centro cittadino diventa così galleria espositiva permanente di oggetti che hanno concluso il proprio ciclo di lavaggio.

    Nota curatoriale
    Il M.A.M.M.A. ricorda ai visitatori che opere di questo tipo non nascono da sole: qualcuno le trasporta, le posiziona e poi scompare nella notte.

    Forse, tra un interrogatorio e l’altro, anche la Polizia Ducale potrebbe dedicare qualche minuto alla ricerca dell’artista.
    Magari con una piccola retrospettiva sanzionatoria direttamente a domicilio.

  • 📬 LA NEWSLETTER STRATEGICA DELLA REPUBBLICA DI MIRANDOLA

    Il Comune di Mirandola ha deciso di innovare la comunicazione pubblica.

    Lo ha fatto con una determinazione dirigenziale del 27 febbraio 2026, con cui viene acquistata la piattaforma di email marketing Mailchimp per la gestione della newsletter dell’Indicatore Mirandolese.

    Una piattaforma professionale.

    Pensata per:

    • segmentazione avanzata degli utenti
    • automazioni di marketing
    • ottimizzazione degli orari di invio
    • test multivariati
    • gestione di pubblici multipli

    Una roba che normalmente usano aziende che vendono prodotti in mezzo mondo.

    Mirandola invece la usa per fare una cosa molto più sofisticata.

    Mandare una mail con i link degli articoli della settimana.


    📜 La determina

    Il documento amministrativo racconta una storia interessante.

    Nei primi mesi del 2026 il Comune attiva un piano Mailchimp da 1500 contatti per la gestione della newsletter dell’Indicatore Mirandolese, il periodico di informazione del Comune.

    Poi qualcuno guarda i numeri.

    E scopre che non serve.

    Perché la mailing list reale è molto più piccola.

    Così da marzo il piano scende a 500 contatti.

    Traduzione amministrativa:

    la newsletter dell’Indicatore Mirandolese, il periodico del Comune di Mirandola, ha meno di 500 iscritti (tra cui il sottoscritto).

    In una città da oltre 23.000 abitanti.


    📊 Il grande progetto digitale

    Nel frattempo il giornale cartaceo comunale dichiara con orgoglio:

    tiratura 16.000 copie.

    Quindi abbiamo questo sistema comunicativo:

    • 16.000 copie cartacee
    • meno di 500 email digitali

    La trasformazione digitale, ma con prudenza.


    🔁 Il contenuto della newsletter

    La newsletter si chiama:

    “7 giorni a Mirandola”.

    Dentro troviamo:

    • titolo dell’articolo
    • link
    • titolo dell’articolo
    • link
    • titolo dell’articolo
    • link.

    Fine.

    Sono esattamente gli stessi articoli che durante la settimana sono già comparsi:

    • sul sito del Comune
    • sulla pagina Facebook
    • su Instagram
    • spesso rilanciati da assessori e uffici vari.

    Poi arriva la newsletter.

    Che informa il cittadino di una cosa sorprendente:

    gli articoli esistono.


    🎭 INTERMEZZO TEATRALE

    (Ufficio comunicazione del Comune)

    LETY
    Allora, questa newsletter… è strategica?

    SOCIAL MEDIA MANAGER
    Molto strategica.

    LETY
    E cosa contiene?

    SOCIAL MEDIA MANAGER
    Gli articoli del sito.

    LETY
    Ma quelli non li abbiamo già pubblicati?

    SOCIAL MEDIA MANAGER
    Sì.

    LETY
    E sui social?

    SOCIAL MEDIA MANAGER
    Sì.

    LETY
    E allora perché la mandiamo?

    SOCIAL MEDIA MANAGER
    Per ricordare che esistono.

    LETY
    Geniale.

    (sipario)


    🧠 La tecnologia

    Mailchimp è una piattaforma progettata per fare marketing avanzato.

    Permette di:

    • segmentare gli utenti
    • personalizzare i contenuti
    • creare automazioni
    • costruire funnel di comunicazione.

    Qui invece viene utilizzata per:

    spedire una lista di link.

    È un po’ come comprare un Airbus A320 per andare a prendere il pane al forno di via Roma.

    Il mezzo funziona benissimo.

    Ma forse bastava la bicicletta.


    🧾 Il vero problema della determina

    Il punto non sono i 424 euro.

    Il punto è la distanza tra:

    i mezzi
    e
    la realtà.

    La determina parla di:

    • gestione automatizzata
    • analisi del pubblico
    • strumenti avanzati di comunicazione.

    Poi apri la newsletter.

    E trovi un indice settimanale del sito.


    📌 Il risultato finale

    Alla fine la newsletter svolge una funzione molto precisa.

    Non informare.

    Non analizzare.

    Non comunicare.

    Ma semplicemente ricordare che:

    il sito è stato aggiornato.

    Una funzione nobile.

    Un po’ come se il Comune installasse un megafono in piazza per annunciare ogni venerdì:

    “Attenzione cittadini, su internet ci sono delle cose, scritte da noi che parlano bene di noi, che vi abbiamo già propinato in tutte le salse possibili.”


    🪶 Morale

    La determina parla di innovazione digitale.

    La newsletter parla di link.

    Nel mezzo c’è la macchina amministrativa che, con grande serietà, mette in moto una piattaforma di marketing internazionale per produrre:

    una mail con nove collegamenti ipertestuali.

    E così Mirandola entra nel futuro.

    Con calma.

    Molto lentamente.

    Come tutte le grandi rivoluzioni.


    Fonti

    • Determinazione del Settore I – Affari Generali, Controlli, Partecipate e Servizi Informatici n.160 del 27/02/2026: Affidamento della fornitura della licenza d’uso del software Mailchimp per la gestione della newsletter per l’annualità 2026
    • Preventivo Bitzen S.r.l. prot. n. 8993 del 25/02/2026 relativo alla licenza Mailchimp Standard
    • Newsletter settimanale “7 giorni a Mirandola” inviata tramite piattaforma Mailchimp
    • Sito web del periodico comunale: indicatoreweb.it
  • La vita difficile di soloMeh..rda

    Per tre giorni il moderatore automatico della pagina si è preso una piccola vacanza.

    Tre giorni.

    Il tempo necessario perché nei commenti comparisse tutto il repertorio:
    insulti personali, lezioni di morale, diagnosi psicologiche improvvisate.


    Il grande classico della retorica locale:

    👉 l’attacco personale.

    Per questo, onde evitare di essere accusato di censura, pubblico qui qualche perla comparsa sotto i post.

    Così anche il povero soloMeh..rda potrà finalmente godersi
    la meritata visibilità.

    Del resto Mirandola è un paese piccolo.
    E bisogna aiutare i più sfortunati.

  • Ogni albero conta

    (ma qualcuno continua a contarli male)

    A Mirandola sta accadendo una cosa curiosa.

    Il Comune ha deciso di piantare nuovi alberi.

    Una notizia che, dopo la stagione delle motoseghe di Via Piave e Viale Gramsci, è stata accolta con una certa prudenza dalla popolazione.

    Non entusiasmo.
    Prudenza.

    Perché a Mirandola gli alberi hanno ormai sviluppato una forma di esistenza particolare:

    prima vengono abbattuti,
    poi discussi,
    poi ripiantati,
    poi ridiscussi.


    Il mistero delle due pianificazioni

    I documenti raccontano una storia interessante.

    Da una parte c’è il progetto della Ciclovia del Sole, gestito dalla Provincia.

    Dall’altra il Comune che avvia un appalto per nuove piantumazioni.

    Due interventi distinti.
    Due pianificazioni parallele, che come ci hanno insegnato alle medie non si incontrano mai.
    Due uffici che, apparentemente, hanno scoperto l’esistenza reciproca con lo stesso stupore con cui gli esploratori medievali scoprivano nuove rotte commerciali.

    Il dialogo tra i due livelli istituzionali sembra infatti essere iniziato solo dopo la grande ondata emotiva seguita agli abbattimenti di Via Piave e Viale Gramsci.

    Tradotto:

    prima si sega,
    poi si parla.

    Una procedura amministrativa molto efficiente, figlia di una politica che non fa quello deve fare: coordinare e supervisionare, possibilmente prima che la frittata venga fatta.


    Via Piave: il viale botanico sperimentale

    Il caso di Via Piave merita un capitolo a parte.

    Se il piano verrà realizzato come indicato nei documenti, il viale rischia di diventare una sorta di esperimento agronomico a cielo aperto.

    La situazione prevista è questa:

    da un lato del viale continueranno a vivere le robinie superstiti.

    Dall’altro lato arriveranno i carpini previsti dal progetto della ciclovia.

    E qua e là compariranno anche qualche leccio previsto dall’appalto comunale.

    Tre specie diverse nello stesso viale.

    Una soluzione sicuramente interessante per un orto botanico.

    Un po’ meno per un viale urbano, dove normalmente si tende ad avere una specie dominante, in modo da garantire:

    • coerenza paesaggistica
    • crescita uniforme
    • gestione agronomica più semplice.

    Ma Mirandola non è una città qualsiasi.

    Mirandola è una città che sperimenta.


    Piazza Costituente e Via Pico: quando i numeri non tornano

    Unaltro problema emerge però nel centro storico.

    Il Fico ha fatto una cosa estremamente radicale.

    Ha contato gli alberi.

    Sul listone risultano mancanti cinque piante:

    • una davanti a Casa Focherini
    • una poco dopo Busuoli
    • una quasi di fronte al Teatro
    • due nella zona più vicina al Municipio

    Totale:

    cinque alberi mancanti.

    Peccato che nel frattempo la realtà urbana abbia seguito un’altra strada.

    Tre delle aiuole che ospitavano questi alberi sono state cancellate.

    Una è stata portata a raso e riempita di ghiaia. (azione che sembra propedeudica ad una asfaltatura)

    Le altre due sono state ricoperte con la pietra della pavimentazione.

    Un intervento urbanistico molto efficace.

    Prima sparisce l’albero.

    Poi sparisce l’aiuola.

    Infine sparisce anche il ricordo che lì dovesse esserci qualcosa di vivo.


    Via Pico: il conto continua

    In Via Pico la situazione è più lineare.

    Le piante mancanti sono almeno due:

    • una vicino al civico 54
    • una davanti alla ex Locanda dei Pico

    Facendo la somma delle due strade il risultato sarebbe semplice:

    sette alberi mancanti.

    Se però si guardano gli spazi che non sono stati nel frattempo pietrificati o ghiaiati, i posti realmente disponibili fra il Listone e via Pico sembrano essere circa quattro.

    Ed è qui che arriva la magia amministrativa.


    Il misterioso numero sei

    Nel capitolato comunale le nuove piantumazioni previste per Piazza Costituente e Via Pico sono:

    sei alberi.

    Un numero affascinante.

    Perché:

    • non coincide con gli alberi mancanti storici (7)
    • non coincide nemmeno con gli spazi superstiti (circa 4).

    È un numero intermedio.

    Una via di mezzo tra memoria urbana e fantasia progettuale.

    Probabilmente il risultato di un’antica disciplina amministrativa molto diffusa nelle pianificazioni pubbliche:

    il ‘ndo cojo cojo.


    La variante di ottobre della Provincia

    C’è però un dettaglio tecnico che merita attenzione.

    Le ripiantumazioni previste lungo il tracciato della ciclovia non fanno parte del progetto originario.

    Arrivano infatti da una perizia di variante approvata nell’ottobre 2025 dalla Provincia di Modena, quando i lavori erano già in corso e, soprattutto, quando a Mirandola il rumore delle motoseghe aveva iniziato a produrre un effetto collaterale imprevisto:
    i cittadini che protestano.

    A quel punto è accaduto uno dei fenomeni più affascinanti della pubblica amministrazione.

    Gli alberi, improvvisamente, sono tornati a essere un tema.

    Le criticità emerse durante i lavori, unite alle osservazioni – diciamo così – piuttosto energiche arrivate dal territorio, hanno portato alla revisione del progetto.

    Nel caso di Mirandola la variante introduce alcune modifiche significative:

    • riduzione degli abbattimenti di alberature previsti inizialmente
    • previsione di nuove piantumazioni compensative decisamente più corpose rispetto al progetto originario.

    In altre parole: dopo lo scalpore delle proteste, qualcuno ha iniziato a chiedersi se forse, ma proprio forse, si potesse fare qualche aggiustamento.

    In particolare la variante prevede:

    • 35 platani resistenti al cancro colorato su Viale Gramsci
    • 38 carpini lungo Via Piave.

    Queste piantumazioni fanno quindi parte della variante di progetto, arrivata dopo il piccolo terremoto civico delle proteste.


    Cronologia delle motoseghe

    Per capire davvero cosa è successo basta mettere in fila i fatti.

    1. Progetto della ciclovia
      con abbattimenti di alberature lungo Via Piave e Viale Gramsci.
    2. Avvio dei lavori e abbattimenti
      che generano una forte reazione pubblica.
    3. Sopralluoghi e richieste dei Comuni
      che portano alla revisione del progetto,( tenuti nascosti alla popolazione ed ai comitati).
    4. Variante provinciale di ottobre 2025
      con nuove piantumazioni (idem come sopra).
    5. Appalto comunale per le nuove alberature
      che introduce ulteriori piantumazioni sul territorio, ma che non sembra tener conto della evoluzione della situazione ovverosia dei recentissimi cambiamenti avvenuti su le aiuole del listone e della modifica del progetto della provincia su via Piave

    Una sequenza molto istruttiva.

    Prima si sega.
    Poi si discute.
    Poi si corregge (male) il progetto.

    Perché tutto ciò?
    a causa di dipendenti cattivi?
    o per mancanza di coordinamenti sia esterno che interno?


    Il vero nodo: gli uffici che non si parlano

    Tutto questo porta alla domanda più importante.

    Prima Mirandola non ha parlato con la provincia e si è trovata a gestire abbattimenti e reazioni pubbliche.

    Dopodiché all’interno del comune esistono due funzioni che dovrebbero lavorare insieme:

    • Lavori Pubblici
    • Verde Urbano

    Formalmente il verde urbano è parte dello stesso settore.

    Nella pratica, a volte sembra una creatura che vive su un altro pianeta.

    Il risultato sono situazioni come queste:

    • alberi abbattuti prima di verificare se si potevano salvare
    • aiuole eliminate senza aggiornare i progetti di ripiantumazione
    • viali progettati con tre specie diverse senza una logica complessiva.

    Non serve un miracolo amministrativo per evitarlo.

    Basterebbe una cosa molto semplice.

    Far parlare tra loro gli uffici prima di accendere la motosega, o la stampante.
    E chi dovrebbe farlo?
    L’assessore, il sindaco oppure Thor?


    Una piccola vittoria

    Eppure, nonostante tutto, qualcosa è cambiato.

    Fino a pochi anni fa gli alberi venivano abbattuti senza che nessuno se ne accorgesse.

    Oggi invece:

    • si contano
    • si discutono
    • si pretendono ripiantumazioni.

    Il piano attuale è certamente sgangherato.

    Ma esiste.

    E se esiste è anche perché negli ultimi mesi qualcuno ha iniziato a ripetere con una certa ostinazione una frase molto semplice.

    Una frase che sembra aver iniziato a filtrare anche negli uffici comunali.

    La frase è questa:

    ogni albero conta.

    Anche quando qualcuno continua a contarli male.


    Fonti

    Provincia di Modena – Determinazione n. 2139 del 02/10/2025
    “Ciclovia del Sole Verona–Firenze – tronchi 7 e 9 – approvazione modifica contrattuale e nuovo quadro economico”.

    Comune di Mirandola – Determinazione n. 144 del 24/02/2026
    Affidamento prestazione per nuove piantumazioni di specie arboree sul territorio comunale.

    Comune di Mirandola – Foglio Patti e Condizioni
    Servizio di piantumazione di specie arboree anno 2026.

  • 🐌 NASCE “LA LUMACA”

    (Asilo Nido Comunale – Specializzazione in ritardo strutturale)

    La Giunta lo ha chiamato “La Chiocciola”.

    Simbolo di protezione.
    Simbolo di lentezza consapevole.
    Simbolo di crescita rispettosa dei tempi.

    Una poesia.

    Peccato che la lentezza non sia un valore educativo.
    Sia una modus operandi.


    🎀 La favola ufficiale

    PNRR.
    Missione 4.
    Next Generation EU.
    Innovazione.
    Transizione verde.
    Futuro dei bambini.

    Poi apri le determine.

    E scopri che il futuro arriva… con calma.


    🔥 2024 – Fa caldo. Scoperta rivoluzionaria.

    In pieno cantiere compare una perizia di variante.

    Motivo?
    Serve l’impianto di raffrescamento.
    Serve rivedere la cucina.
    Serve sistemare impianti elettrici.

    • 80.776 euro oltre IVA.

    Traduzione: il nido era stato progettato senza prevedere adeguatamente che a luglio, in Emilia, si suda.

    La chiocciola suda.
    Il contribuente paga.


    🍽 2025 – La cucina esiste? Più o meno.

    Ad agosto 2025 si decide di comprare la cucina: 63.000 euro.

    Poi si affida un supporto al RUP per progettare arredi: 22.710 euro.

    Poi si scopre che il limite dell’1% non lo consente.
    E si annulla tutto in autotutela.

    Prima si fa.
    Poi si controlla la norma.
    Poi si finge rigore.

    La lumaca non è lenta.
    È distratta, e lascia una scia di bava.


    🧱 Luglio 2025 – “I lavori sono finiti”

    14 luglio 2025: fine lavori.

    Applausi.

    Dicembre 2025:
    “Opere di finitura esterna non previste in appalto”.

    Non previste.

    Parcheggi da rifare.
    Marciapiede cucina da allargare.
    Frangisole da aggiungere.
    Recinzione da sistemare.
    Fermaporte da montare.

    30.011 euro + IVA.

    I lavori erano finiti.
    Ma non erano finiti.

    È un concetto quantistico di cantiere.


    🎭 La responsabilità politica

    E qui arriva il punto.

    La Lety oggi fa la Sindaca.
    I lavori pubblici li ha seguiti anche prima.
    Non è una comparsa piovuta ieri.

    La narrazione è sempre la stessa:

    • “Abbiamo intercettato fondi.”
    • “Abbiamo rispettato le milestone.”
    • “Abbiamo portato servizi.”

    La realtà è più semplice:

    • Si progetta a metà.
    • Si integra dopo.
    • Si varia in corsa.
    • Si annulla quando qualcuno legge meglio.
    • Si aggiunge a fine lavori ciò che mancava fin dall’inizio.

    Non è lentezza educativa.
    È assenza di visione tecnica.


    🐌 La spirale vera

    La spirale non e quella del guscio chiocciola,
    non è neanche quella architettonica.
    È amministrativa.

    Gira su se stessa.
    Non avanza.

    E ogni giro lascia una scia:
    variante, integrazione, finitura, annullamento.

    Altro che “ambiente a misura di bambino”.

    Qui siamo a misura di rattoppo.


    🎯 Il punto finale

    “La Chiocciola” è il nome ufficiale.
    “La Lumaca” è la diagnosi.

    Perché quando un’opera pubblica PNRR:

    • scopre il raffrescamento in corso d’opera
    • affida e poi annulla per errore di impostazione
    • finisce i lavori e poi scopre che mancano pezzi

    non siamo davanti a una poesia pedagogica.

    Siamo davanti a un’amministrazione che corre solo nei comunicati stampa.

    Riuscirà ad aprire per l’anno scolastico 2026/2027?

    📚 Per chi ama i simboli (e i documenti)

    “La Chiocciola” è un nome ufficiale.
    “La Lumaca” è una sintesi tecnica.

    Le carte sono pubbliche, protocollate e firmate:

    • Deliberazione di Giunta n. 30 del 20/02/2026 – approvazione della denominazione del nuovo asilo nido “La Chiocciola”
    • Determinazione n. 932 del 04/11/2024 – Perizia di Variante n.1 con aumento lavori di € 80.776,13 oltre IVA
    • Determinazione n. 658 del 05/08/2025 – fornitura cucina attrezzata, base € 63.000
    • Determinazione n. 695 del 08/08/2025 – affidamento supporto RUP per arredi (€ 22.710,51)
    • Determinazione n. 804 del 12/09/2025 – annullamento in autotutela per superamento limite 1%
    • Determinazione n. 1297 del 30/12/2025 – opere di finitura esterna successive alla fine lavori
  • Il sopralluogo botanico

    Dopo il piano straordinario di manutenzione stradale sono arrivati i primi visitatori.

    Non per il casellino.
    Non per il museo.
    Per la striscie.

    Si inginocchiano, osservano, fotografano.
    Pensano sia un esperimento di integrazione tra natura e infrastruttura urbana.

    In effetti lo è.
    Solo che non è voluto.


    La segnaletica ecologica

    Qui la vernice non copre l’erba.
    La certifica.

    Perché per arrivare a verniciare sopra una pianta bisogna superare vari livelli amministrativi:

    • qualcuno esegue il lavoro
    • qualcuno dovrebbe guardarlo
    • qualcuno dovrebbe dire “no, rifai”

    Il terzo passaggio a Mirandola è diventato facoltativo.

    Non per filosofia zen.
    Per agenda piena.


    L’ufficio tecnico quantistico

    L’ufficio tecnico oggi funziona secondo il principio di indeterminazione:

    il tecnico o è in ufficio a firmare le carte
    o è fuori a vedere i lavori

    Le due cose contemporaneamente non sono più possibili.

    E siccome le determine vanno firmate davvero,
    i sopralluoghi diventano teorici.

    La strada viene controllata tramite l’immaginazione.


    Il ciclo della manutenzione moderna

    Una volta funzionava così:

    lavoro → controllo → pagamento

    Oggi:

    lavoro → pagamento → eventuale scoperta pubblica

    Il cittadino diventa il collaudatore gratuito.
    La vegetazione il verbale.


    Perché succede

    Non è l’operaio pigro.
    Non è l’impresa furba.

    È matematica:
    troppi interventi, troppo poco personale.

    Quindi si controlla dove capita.
    E dove non capita nascono capolavori.

    La striscia con l’erba non è un errore.
    È un opera d’arte senza una firma.



    Conclusione

    Quella non è una segnaletica fatta male.

    È una segnaletica non vista.

    La differenza è importante:
    la prima è colpa di qualcuno,
    la seconda è conseguenza di un sistema che non riesce più a stare dietro a se stesso.

    E quando l’amministrazione non riesce a controllare il territorio,
    il territorio controlla l’amministrazione.

    Infatti cresce.

    P.S. tecnico (per i romantici della vernice):
    prima si pulisce la superficie, poi si rimuove la vegetazione, poi — se serve — si ripristina l’asfalto ammalorato, solo dopo si traccia la segnaletica.
    Funziona esattamente come tinteggiare casa: se dipingi sopra muffa e intonaco che cade, non hai imbiancato il muro, hai solo colorato il problema.

    Qui abbiamo saltato direttamente alla fase decorativa.

  • Il Fico perdona, il PIAO no

    Quando la Lety ha pubblicato il PIAO  –AGGIORNAMENTO SEZIONE 1 – INFORMAZIONI GENERALI E MONITORAGGIO INFRANNUALE SEZIONE 4 su Amministrazione Trasparente, pare abbia sussurrato davanti allo schermo:

    “SPERIAMO CHE IL FICO NON LO LEGGA”.

    E bisogna riconoscerle una certa fiducia nella natura umana.

    Il PIAO infatti è un documento di oltre quattrocento pagine: tabelle fitte come un canneto delle valli, caratteri corpo 6 pensati per essere letti solo da stampanti industriali, e colonne numeriche che provocano nel cittadino medio la stessa reazione di una TAC con mezzo di contrasto.

    Il lettore prova ad aprirlo.
    Scorre.
    Zooma.
    Rizooma.
    Poi si arrende e va a vedere il meteo.

    Il Fico, notoriamente pigro — qualità che nella pubblica amministrazione è la forma più evoluta di intelligenza — ha deciso di affrontarlo con metodo scientifico:

    non leggere il PIAO.

    O meglio: non leggerlo come è stato scritto.

    Perché dentro il PIAO convivono due anime:

    • le tabelle, scritte per non essere capite
    • le relazioni dei dirigenti, scritte per non essere smentite

    E qui avviene la rivelazione.

    Le relazioni sono l’unico punto del documento dove un funzionario pubblico non sta programmando, promettendo o proiettando… ma sta spiegando perché le cose non funzionano.

    E quando — miracolo amministrativo — sono anche scritte in rosso, assumono direttamente la forma di un post del Fico, solo senza battute e senza minacce di querela.

    Così, in mezzo alla giungla normativa del PIAO, il Fico ha trovato la via:

    saltare tutto il resto.

    Cari lettori, comincia qui la prima parte di questo studio matto e disperatissimo:
    non analizzeremo il Comune come viene raccontato,
    ma come si racconta da solo quando pensa che nessuno lo legga.

    Parte I — Il Comune che si racconta da solo

    Avevamo lasciato il lettore davanti alla scoperta fondamentale:
    non leggere il PIAO, ma le relazioni.

    Perché nel PIAO il Comune pianifica.
    Nelle relazioni il Comune si giustifica.

    E infatti bastano poche righe per capire l’andamento dell’anno amministrativo:

    “Il quadro complessivo delle attività 2023 ha ancora risentito degli effetti del forte ricambio del personale subito nel triennio precedente”

    Il Comune non ha problemi.
    Ha conseguenze.


    Il personale: l’ente a tempo determinato

    Subito dopo arriva la stabilità:

    “Il pensionamento e relativa sostituzione, consentendo una prima stabilizzazione organizzativa”

    La stabilizzazione organizzativa è una fase molto importante della pubblica amministrazione:
    è quella in cui si capisce dove sono finiti gli uffici.

    Poi però compare la realtà:

    “per ragioni di equilibrio di spesa non è stato possibile dare corso all’assunzione di n. 2 tecnici al Servizio Fabbricati e verde pubblico”

    Traduzione amministrativa:
    i lavori pubblici continueranno a essere pubblici, ma meno lavori.


    Il servizio fabbricati: sopravvivenza operativa

    Ed ecco la frase che vale tutto il documento:

    “Il Servizio Fabbricati e verde pubblico continua a risentire dell’esiguità di personale e della scarsa esperienza di gran parte di esso”

    Non è una critica.
    È un’autobiografia.

    Subito dopo:

    “un rapporto di mole ingestibile ed articolato, con numerose situazioni critiche”

    Non esistono emergenze.
    Esiste l’ordinario.


    Il sismico spiegato meglio di qualsiasi articolo

    La relazione diventa improvvisamente narrativa:

    “l’attività in materia sismica è stata svolta in convenzione con l’Unione dei Comuni Terre di Castelli”

    Poi qualcosa cambia.

    “si è passato alla gestione diretta”

    E come?

    “convenzione con libero professionista individuato in contesto territoriale lontano da Mirandola”

    Le case dei cittadini sono controllate da qualcuno che probabilmente ha imparato la differenza tra Cividale e Cividale sul navigatore.

    E infine la frase perfetta:

    “Il provvedimento viene emesso sulla scorta di parere scritto del tecnico strutturista”

    Il Comune firma.
    La responsabilità arriva allegata.


    Gli interventi a rischio

    Poi compare una delle ammissioni più sincere mai pubblicate su Amministrazione Trasparente:

    “limitate capacità d’intervento in contesti a rischio (cantieri stradali, tetti, impianti sotto tensione, etc)”

    Il Comune interviene su tutto, purché non sia pericoloso.


    La manutenzione: storia locale

    Il settore mobilità:

    “recuperando il ritardo accumulatosi negli anni precedenti”

    Non si tratta di lavori arretrati.
    È patrimonio culturale.


    Il mondo moderno arriva in ufficio

    L’urbanistica affronta:

    “aumento delle pratiche per la gestione di impianti da fonte rinnovabile (fotovoltaico, biogas)”

    Il futuro energetico è arrivato.
    L’ufficio ha preso appuntamento.


    La frase finale

    Alla fine, il documento smette di essere un piano e diventa una definizione:

    “attività amministrative dirette limitate per personale disponibile”

    Non è una difficoltà.
    È il modello organizzativo.


    Fine prima parte

    Le tabelle raccontano cosa farà il Comune.
    Le relazioni raccontano perché non lo farà.

    Fonti: https://mirandola.trasparenza-valutazione-merito.it/web/trasparenza/papca-p/-/papca/display/1572334

  • 🌳 Si impara a difendersi. Non a parlare.

    Il Comune ha deciso che gli agenti devono frequentare un corso sulle tecniche operative e mezzi difensivi.
    Sette ore.
    Non di comunicazione, non di gestione del conflitto, non di relazione col cittadino.

    Difensivi.

    La città non viene studiata per capirla, ma per gestirla quando diventa un problema.

    La pubblica amministrazione non sceglie mai davvero cosa fare:
    sceglie cosa teme.

    E qui non si teme l’incomprensione.
    Si teme l’interazione.


    La logica amministrativa

    Una volta la Polizia Locale:

    • spiegava le ordinanze
    • convinceva a spostare un’auto
    • faceva perdere tempo, ma evitava il resto

    Ora si studia la postura tattica.

    Non perché serva sempre.
    Perché quando servirà dovrà essere già legittima.

    Il diritto amministrativo moderno funziona così:
    prima si costruisce la copertura, poi eventualmente l’evento.


    Il vero destinatario del corso

    Non sono gli agenti.

    È il giudice tra due anni.

    Quando chiederà:

    “l’operatore era formato?”

    Il Comune potrà rispondere, sollevando la determina plastificata:

    “sette ore, vostra eccellenza”.


    🎭 Intermezzo teatrale (formazione sul campo)

    Interno giorno. Aula comunale. Lavagna a fogli mobili. Un cono arancione al centro della stanza.

    Istruttore
    Bene agenti, oggi simuliamo il soggetto ostile.
    Abbiamo scelto una figura neutra e non provocatoria.

    (entra un attore con costume da fico gigante)

    Agente 1
    È realistico.

    Istruttore
    Ricordate: approccio graduato.

    Agente 2
    Io ho studiato molto. Posso?

    Istruttore
    Prego.

    Agente 2 (prende posizione, concentratissimo)
    Finalmente posso dire di aver acquisito una competenza tecnica.
    Non è più una percossa: è una procedura.

    (colpisce il fico con metodo geometrico, ma anche con un certo gusto)

    Agente 2, entusiasta
    Precisione scientifica!
    Non vedo l’ora di applicarla!

    Istruttore
    Perfetto. Annotiamo: uso proporzionato della botanica.

    (sipario)


    Il senso politico della determina

    Ogni amministrazione sceglie un modello di città.

    Non lo scrive nei programmi.
    Lo scrive nella formazione.

    Se insegni relazione → ti aspetti cittadini
    Se insegni difesa → ti aspetti problemi

    Qui non si insegna a evitare lo scontro.
    Si insegna a gestirlo.


    La vera funzione

    Non è sicurezza.
    È responsabilità.

    La determina serve a dire:

    “Se succede qualcosa non è improvvisazione.
    È protocollo.”

    Un errore è colpa.
    Una procedura è amministrazione.


    Epilogo

    Il punto non è se il corso servirà.

    Il punto è che quando servirà
    sarà già stato deciso che serviva.

    La differenza tra prevenzione e previsione è sottile:
    la prevenzione evita i problemi,
    la previsione li mette a bilancio.

    Il Comune non sta preparando gli agenti al caso eccezionale.
    Sta rendendo l’eccezione amministrativamente normale.

    E quando una città diventa una procedura,
    il cittadino diventa una casistica.

    Il Fico, per prudenza, ha già iniziato ad allenarsi anche lui:
    non alla fuga — sarebbe eccessivo —
    ma almeno a compilare correttamente il modulo di lamentela.

    Il prossimo corso sarà su gli interrogatori?

    Fonti

    • Determinazione n.130 del 20/02/2026 — partecipazione al corso “Tecniche operative e utilizzo mezzi difensivi”