Categoria: Polizia Ducale

Ida Wells

  • LEGGE, ORDINE E SCHERMO ACCESO

    Nel febbraio 2023 il Comune vendeva la solita epopea della sicurezza: vigilanza privata “ampliata”, presidio del territorio “rafforzato”, edifici sorvegliati da 4 a 31, 150 chilometri ogni sera, due pattuglie, capoluogo e frazioni sotto occhio. Il messaggio era chiarissimo: più presenza, più passaggi, più controllo reale sul territorio. La Mirandola del pugno duro, delle ronde notturne, della legalità raccontata con il giubbotto catarifrangente addosso e lo sguardo da sceriffo della Bassa.

    Poi però arrivano gli atti veri, quelli che non si fanno scrivere dall’ufficio propaganda ma dalla contabilità. E lì il film cambia parecchio. Nel servizio prorogato fino al 31 marzo 2026 comparivano ancora il servizio ispettivo dinamico itinerante sul territorio di Mirandola e frazioni e perfino una voce autonoma di servizio di pattugliamento. Nel nuovo affidamento dal 1° aprile 2026, invece, il Comune restringe tutto a 12 sedi e dagli atti spariscono proprio i controlli in presenza: restano telesorveglianza, collegamenti con la centrale operativa, trasmissione allarmi, noleggio impianti. In altre parole: meno uomini che girano, meno passaggi, meno territorio battuto, meno occhi veri nella notte. La ronda se n’è andata. È rimasto il led acceso.

    Ed è questo il punto politico grosso come una casa: non hanno semplicemente “rimodulato” il servizio. Hanno contratto il controllo reale. Prima raccontavano due pattuglie che macinavano chilometri e presidio diffuso su edifici, vie e quartieri. Adesso il modello è un altro: se succede qualcosa, parte il collegamento, suona l’allarme, si guarda il telecontrollo. Altro che sicurezza rafforzata: questa è sicurezza da remoto. La destra dei controlli che alla fine taglia proprio i controlli.

    E la parte economica, paradossalmente, li aiuta ancora meno. Perché la restrizione del perimetro non produce nemmeno un risparmio proporzionale. Si passa da un canone mensile di 2.223 euro più IVA a 1.329,02 euro più IVA: circa il 40% in meno. Peccato che qui non sia sparito solo un pezzettino di servizio: si passa da un assetto con pattugliamento dinamico e un numero molto più ampio di strutture a un servizio limitato a 12 sedi e centrato sul telecontrollo. Insomma, il presidio si restringe in modo drastico, ma il risparmio no. E c’è di più: telesorveglianza e allarmi collegati c’erano già prima. Non è che abbiano sostituito la ronda con una tecnologia nuova e rivoluzionaria: i collegamenti, il pronto intervento, il ponte radio e gli allarmi facevano già parte del pacchetto precedente. Quindi qui non siamo davanti a un salto di modernizzazione. Siamo davanti a una sforbiciata sui controlli in presenza, mascherata da razionalizzazione.

    E allora la morale è semplice. Prima la fanfara: 150 chilometri ogni sera, due pattuglie, presidio rafforzato. Poi la realtà: meno sedi, niente pattugliamento dinamico, niente controllo itinerante in presenza, solo sorveglianza a distanza sugli immobili rimasti. Prima gli slogan da sceriffo, poi il Comune in modalità “telecomando e speriamo bene”. A forza di spendere soldi in tutto il resto, hanno tagliato proprio la parte più concreta della vigilanza notturna: quella fatta da esseri umani che girano, vedono, controllano e segnalano. Il resto è propaganda in differita.

    Di seguito le fonti spicca la perdita del controllo alla stazione ferroviaria…

  • L’ASSESSORELFO NON SEGUE IL FICO. LO STUDIA COL PENNARELLO IN MANO.

    In consiglio comunale l’assesorelfo ha regalato una delle scene più comiche degli ultimi mesi. Prima dichiara di non seguire la pagina del Fico della Mirandola. Poi però precisa che ogni tanto qualche post lo fa ridere. E già qui il numero da avanspettacolo sarebbe completo: non la segue, ma la legge; non la legge, ma la ricorda; non la ricorda, ma ne cita i contenuti. Un capolavoro di coerenza da manuale del piccolo amministratore permaloso.

    Poi infatti parte col campionario delle presunte “cattiverie”: la sindaca rappresentata come cane, il consigliere ubriacone, la consigliera raffigurata come maiale. Ora, uno che davvero non segue una pagina non è in grado di snocciolare a memoria esempi così precisi, così selezionati e pure così datati. Uno che fa così non è un estraneo: è uno che la pagina la conosce bene, la guarda, la digerisce male e se la porta dietro come un sassolino nella scarpa. Altro che “non la seguo”: questo è monitoraggio affettivo.

    E qui arriva la perla sulle orecchie da elfo. L’assesorelfo ha provato a raccontare di essere preso in giro da più di due anni con le orecchie a punta. Peccato che pure gli archivi, quando non sono amministrati da lui, parlino chiaro: le orecchie elfiche gli sono spuntate il 3 aprile 2025. Tradotto: stanno per compiere un anno, non due. Ma si sa, nel magico mondo del Palazzo il tempo si dilata: le proroghe diventano eternità, i ritardi diventano abitudine e anche le orecchie da elfo invecchiano più in fretta dei cantieri.

    Poi il siparietto da finto moralista sulla bestemmia. Per costruire la sua indignazione, l’assesorelfo va a pescare un commento scritto al contrario da un profilo secondario del Fico, come se avesse scovato il Watergate tra i sottovasi del geranio. Però, stranamente, nel suo slancio etico si dimentica della bestemmia sentita benissimo in consiglio comunale il 29 luglio 2025, tirata da un consigliere della sua maggioranza. Quella no, quella sparisce. Niente memoria, niente scandalo, niente predica. Evidentemente alcune bestemmie, se arrivano dalla parte giusta dell’aula, diventano subito profumo d’incenso.

    E non manca nemmeno il colpo di teatro: dare del boomer al Fico. Detto da uno che gira in loden con l’aria da giovane funzionario nato vecchio, è quasi tenero. Più che un ragazzo moderno sembra il rappresentante sindacale del 1989 rimasto chiuso in una biblioteca di provincia. Il loden come manifesto politico del giovane vecchio che vuole fare il brillante ma finisce per sembrare il nipote triste di un assessore democristiano imbalsamato.

    Infine, il passaggio più spassoso di tutti: quello in cui spiega che, se il Fico dovesse vincere le prossime elezioni, allora dovrebbe rapportarsi con gli agenti di polizia locale. E grazie. È il livello zero dell’amministrazione pubblica, non una profezia di Nostradamus. Ma detto da lui suona come una specie di avvertimento da operetta, il sussurro del piccolo potere che vorrebbe farsi intimidazione e invece resta solo una posa goffa, gonfia e provinciale.

    La verità che emerge dal suo intervento è una sola, ed è bellissima: l’assesorelfo il Fico lo segue eccome. Lo legge, lo ricorda, lo mastica male e ogni tanto se lo sogna pure. E nel tentativo di negarlo, ha fatto la cosa più divertente possibile: ha dimostrato da solo di essere uno dei lettori più attenti della pagina.

    si parla del fico nei 30 minuti finali del consiglio comunale: https://mirandola.civicam.it/live107-Consiglio-Comunale-del-30-03-2026.html

  • FINALMENTE UN CASO RISOLTO. DECISIVI I CANI, IL VETERINARIO E IL MICROCHIP. GLI UMANI DELLA DUCale UN PO’ MENO

    Dopo le ormai leggendarie e a quanto pare infruttuose indagini sul Fico, la Polizia Ducale può finalmente appuntarsi una medaglia al collare: un caso è stato chiuso davvero.
    Non grazie a intuizioni fulminanti, non grazie a chissà quale acume investigativo, ma grazie a Thor e Giasone, ai loro due interpreti umani agente Zero e agente Carciofo, e pure al veterinario col lettore di chip, che in questa storia svolge il ruolo ingrato ma decisivo dell’unico strumento capace di arrivare davvero al nome del proprietario senza bisogno di tirare a indovinare.

    La scena è mirabile.
    Thor annusa, Giasone conferma, Zero e Carciofo traducono dal canese all’italiano d’ordinanza, poi entra in campo il veterinario con il suo lettore di microchip, una specie di oracolo elettronico che in pochi secondi riesce dove altre indagini, pare, si erano smarrite in sentieri assai più nebulosi.
    E miracolo: stavolta il filo non si spezza, non evapora, non diventa leggenda metropolitana.
    C’è una cucciola, c’è un chip, c’è un lettore, c’è un proprietario, c’è persino una soluzione.
    Roba enorme.
    Roba che da queste parti rischia quasi di sembrare fantascienza applicata.

    Naturalmente, appena la macchina vera del risultato ha finito il suo lavoro, parte subito la macchina simbolica del comunicato. E infatti l’assessore si precipita a spiegarci che l’episodio “conferma l’importanza del presidio sul territorio”.
    E meno male: dopo tanto presidiare, perlomeno un cane smarrito, due cani operativi e un veterinario con scanner hanno prodotto qualcosa di misurabile.
    Viene poi celebrata l’“attività svolta dalla Polizia Locale”, formula elasticissima dentro cui finisce di tutto: il fiuto di Thor e Giasone, la traduzione di Zero e Carciofo, il lavoro del veterinario, il microchip che parla da solo e, a chiusura, il timbro poetico dell’assessorelfo che arriva quando ormai il più è fatto.

    Poi, come sempre, scatta la mano di vernice buona: “anche in materia di tutela degli animali”, addirittura “a servizio della comunità”.
    E qui il quadro si completa.
    Perché il recupero della cucciola viene gonfiato fino a diventare piccola epopea amministrativa, quando in realtà la morale più sincera sarebbe un’altra: appena la Ducale ha smesso di inseguire fantasmi ed è passata a un cane con microchip, con accanto due cani veri e un veterinario col lettore, il caso si è risolto da solo.

    Il capolavoro, però, resta politico.
    I cani trovano la pista, il veterinario legge il chip, il microchip fa il resto, Zero e Carciofo seguono la procedura, ma il trofeo narrativo se lo prende l’assessorelfo, che cala dall’alto il suo sigillo e trasforma una banale catena di competenze concrete in parabola edificante sul presidio del territorio. In sostanza: il cane l’hanno trovato Thor e Giasone, il proprietario l’ha trovato il lettore del veterinario,
    il comunicato invece l’ha trovato subito l’assessore.

  • Bengala vietato per editto, autorizzato per fotografia:

    ora la Ducale stronchi il terrorismo chantilly.

    Il Comune firma l’ordinanza, gonfia il petto, parla di sicurezza, di pericolo, di controlli, di sanzioni, di rigore assoluto contro i fuochi pirotecnici nei locali pubblici; poi però, nel Ducato di Mirandola, basta infilare il bengala nella torta giusta e il miracolo è compiuto: ciò che sulla carta è vietato, in fotografia diventa improvvisamente edificante. E il capolavoro non è nemmeno l’infrazione in sé, già abbastanza ridicola; il capolavoro è il giornale comunale che la prende, la lucida e la mette beatamente in vetrina, come se il modo migliore per far rispettare un’ordinanza fosse pubblicarne la violazione con aria serena da bollettino parrocchial-istituzionale. Qui non siamo più all’incoerenza: siamo alla presa per i fondelli elevata a metodo di governo. Il cittadino normale si becca il sermone, il divieto, il tono marziale, la minaccia della multa; il bengala fotogenico invece viene assolto per manifesta simpatia iconografica. A Mirandola la legge non vale per tutti: vale per chi non ha il privilegio di finire impaginato nel giornalino del Palazzo. Per questo il Fico chiede alla Polizia Ducale di intervenire con la dovuta ferocia: non solo sulla torta eversiva e sulla scintilla abusiva, ma soprattutto su chi ha avuto la faccia come il marmo di trasformare un comportamento appena vietato dal Comune in materiale da propaganda sorridente. Perché il vero incendio, qui, non lo provoca la miccia sulla panna: lo provoca l’arroganza di un potere che prima fa l’ordinanza per il popolino e poi se la calpesta da solo, con tutta la tranquillità di chi è convinto che a Mirandola basti una foto ben impaginata per far sparire anche il ridicolo.

  • Il Fico perdona, il PIAO no

    Quando la Lety ha pubblicato il PIAO  –AGGIORNAMENTO SEZIONE 1 – INFORMAZIONI GENERALI E MONITORAGGIO INFRANNUALE SEZIONE 4 su Amministrazione Trasparente, pare abbia sussurrato davanti allo schermo:

    “SPERIAMO CHE IL FICO NON LO LEGGA”.

    E bisogna riconoscerle una certa fiducia nella natura umana.

    Il PIAO infatti è un documento di oltre quattrocento pagine: tabelle fitte come un canneto delle valli, caratteri corpo 6 pensati per essere letti solo da stampanti industriali, e colonne numeriche che provocano nel cittadino medio la stessa reazione di una TAC con mezzo di contrasto.

    Il lettore prova ad aprirlo.
    Scorre.
    Zooma.
    Rizooma.
    Poi si arrende e va a vedere il meteo.

    Il Fico, notoriamente pigro — qualità che nella pubblica amministrazione è la forma più evoluta di intelligenza — ha deciso di affrontarlo con metodo scientifico:

    non leggere il PIAO.

    O meglio: non leggerlo come è stato scritto.

    Perché dentro il PIAO convivono due anime:

    • le tabelle, scritte per non essere capite
    • le relazioni dei dirigenti, scritte per non essere smentite

    E qui avviene la rivelazione.

    Le relazioni sono l’unico punto del documento dove un funzionario pubblico non sta programmando, promettendo o proiettando… ma sta spiegando perché le cose non funzionano.

    E quando — miracolo amministrativo — sono anche scritte in rosso, assumono direttamente la forma di un post del Fico, solo senza battute e senza minacce di querela.

    Così, in mezzo alla giungla normativa del PIAO, il Fico ha trovato la via:

    saltare tutto il resto.

    Cari lettori, comincia qui la prima parte di questo studio matto e disperatissimo:
    non analizzeremo il Comune come viene raccontato,
    ma come si racconta da solo quando pensa che nessuno lo legga.

    Parte I — Il Comune che si racconta da solo

    Avevamo lasciato il lettore davanti alla scoperta fondamentale:
    non leggere il PIAO, ma le relazioni.

    Perché nel PIAO il Comune pianifica.
    Nelle relazioni il Comune si giustifica.

    E infatti bastano poche righe per capire l’andamento dell’anno amministrativo:

    “Il quadro complessivo delle attività 2023 ha ancora risentito degli effetti del forte ricambio del personale subito nel triennio precedente”

    Il Comune non ha problemi.
    Ha conseguenze.


    Il personale: l’ente a tempo determinato

    Subito dopo arriva la stabilità:

    “Il pensionamento e relativa sostituzione, consentendo una prima stabilizzazione organizzativa”

    La stabilizzazione organizzativa è una fase molto importante della pubblica amministrazione:
    è quella in cui si capisce dove sono finiti gli uffici.

    Poi però compare la realtà:

    “per ragioni di equilibrio di spesa non è stato possibile dare corso all’assunzione di n. 2 tecnici al Servizio Fabbricati e verde pubblico”

    Traduzione amministrativa:
    i lavori pubblici continueranno a essere pubblici, ma meno lavori.


    Il servizio fabbricati: sopravvivenza operativa

    Ed ecco la frase che vale tutto il documento:

    “Il Servizio Fabbricati e verde pubblico continua a risentire dell’esiguità di personale e della scarsa esperienza di gran parte di esso”

    Non è una critica.
    È un’autobiografia.

    Subito dopo:

    “un rapporto di mole ingestibile ed articolato, con numerose situazioni critiche”

    Non esistono emergenze.
    Esiste l’ordinario.


    Il sismico spiegato meglio di qualsiasi articolo

    La relazione diventa improvvisamente narrativa:

    “l’attività in materia sismica è stata svolta in convenzione con l’Unione dei Comuni Terre di Castelli”

    Poi qualcosa cambia.

    “si è passato alla gestione diretta”

    E come?

    “convenzione con libero professionista individuato in contesto territoriale lontano da Mirandola”

    Le case dei cittadini sono controllate da qualcuno che probabilmente ha imparato la differenza tra Cividale e Cividale sul navigatore.

    E infine la frase perfetta:

    “Il provvedimento viene emesso sulla scorta di parere scritto del tecnico strutturista”

    Il Comune firma.
    La responsabilità arriva allegata.


    Gli interventi a rischio

    Poi compare una delle ammissioni più sincere mai pubblicate su Amministrazione Trasparente:

    “limitate capacità d’intervento in contesti a rischio (cantieri stradali, tetti, impianti sotto tensione, etc)”

    Il Comune interviene su tutto, purché non sia pericoloso.


    La manutenzione: storia locale

    Il settore mobilità:

    “recuperando il ritardo accumulatosi negli anni precedenti”

    Non si tratta di lavori arretrati.
    È patrimonio culturale.


    Il mondo moderno arriva in ufficio

    L’urbanistica affronta:

    “aumento delle pratiche per la gestione di impianti da fonte rinnovabile (fotovoltaico, biogas)”

    Il futuro energetico è arrivato.
    L’ufficio ha preso appuntamento.


    La frase finale

    Alla fine, il documento smette di essere un piano e diventa una definizione:

    “attività amministrative dirette limitate per personale disponibile”

    Non è una difficoltà.
    È il modello organizzativo.


    Fine prima parte

    Le tabelle raccontano cosa farà il Comune.
    Le relazioni raccontano perché non lo farà.

    Fonti: https://mirandola.trasparenza-valutazione-merito.it/web/trasparenza/papca-p/-/papca/display/1572334

  • 🌳 Si impara a difendersi. Non a parlare.

    Il Comune ha deciso che gli agenti devono frequentare un corso sulle tecniche operative e mezzi difensivi.
    Sette ore.
    Non di comunicazione, non di gestione del conflitto, non di relazione col cittadino.

    Difensivi.

    La città non viene studiata per capirla, ma per gestirla quando diventa un problema.

    La pubblica amministrazione non sceglie mai davvero cosa fare:
    sceglie cosa teme.

    E qui non si teme l’incomprensione.
    Si teme l’interazione.


    La logica amministrativa

    Una volta la Polizia Locale:

    • spiegava le ordinanze
    • convinceva a spostare un’auto
    • faceva perdere tempo, ma evitava il resto

    Ora si studia la postura tattica.

    Non perché serva sempre.
    Perché quando servirà dovrà essere già legittima.

    Il diritto amministrativo moderno funziona così:
    prima si costruisce la copertura, poi eventualmente l’evento.


    Il vero destinatario del corso

    Non sono gli agenti.

    È il giudice tra due anni.

    Quando chiederà:

    “l’operatore era formato?”

    Il Comune potrà rispondere, sollevando la determina plastificata:

    “sette ore, vostra eccellenza”.


    🎭 Intermezzo teatrale (formazione sul campo)

    Interno giorno. Aula comunale. Lavagna a fogli mobili. Un cono arancione al centro della stanza.

    Istruttore
    Bene agenti, oggi simuliamo il soggetto ostile.
    Abbiamo scelto una figura neutra e non provocatoria.

    (entra un attore con costume da fico gigante)

    Agente 1
    È realistico.

    Istruttore
    Ricordate: approccio graduato.

    Agente 2
    Io ho studiato molto. Posso?

    Istruttore
    Prego.

    Agente 2 (prende posizione, concentratissimo)
    Finalmente posso dire di aver acquisito una competenza tecnica.
    Non è più una percossa: è una procedura.

    (colpisce il fico con metodo geometrico, ma anche con un certo gusto)

    Agente 2, entusiasta
    Precisione scientifica!
    Non vedo l’ora di applicarla!

    Istruttore
    Perfetto. Annotiamo: uso proporzionato della botanica.

    (sipario)


    Il senso politico della determina

    Ogni amministrazione sceglie un modello di città.

    Non lo scrive nei programmi.
    Lo scrive nella formazione.

    Se insegni relazione → ti aspetti cittadini
    Se insegni difesa → ti aspetti problemi

    Qui non si insegna a evitare lo scontro.
    Si insegna a gestirlo.


    La vera funzione

    Non è sicurezza.
    È responsabilità.

    La determina serve a dire:

    “Se succede qualcosa non è improvvisazione.
    È protocollo.”

    Un errore è colpa.
    Una procedura è amministrazione.


    Epilogo

    Il punto non è se il corso servirà.

    Il punto è che quando servirà
    sarà già stato deciso che serviva.

    La differenza tra prevenzione e previsione è sottile:
    la prevenzione evita i problemi,
    la previsione li mette a bilancio.

    Il Comune non sta preparando gli agenti al caso eccezionale.
    Sta rendendo l’eccezione amministrativamente normale.

    E quando una città diventa una procedura,
    il cittadino diventa una casistica.

    Il Fico, per prudenza, ha già iniziato ad allenarsi anche lui:
    non alla fuga — sarebbe eccessivo —
    ma almeno a compilare correttamente il modulo di lamentela.

    Il prossimo corso sarà su gli interrogatori?

    Fonti

    • Determinazione n.130 del 20/02/2026 — partecipazione al corso “Tecniche operative e utilizzo mezzi difensivi”
  • il William Wallace della bassa

    Dopo una interessantissima interpellanza in cui mi sono sentito coinvolto.
    tre leghisti su quattro hanno visto la luce… ma era quella del gruppo dei vannacciani.

    In comune della Lega ormai è rimasto solo lui.
    Solo.
    Con il vento della Bassa che gli scompiglia il ciuffo.

    L’Assesorelfo.

    L’ultimo dei leghisti mirandolesi.
    Il William Wallace della pianura: non combatte per la libertà…
    combatte per il quorum del direttivo.

    E mentre i clan cambiano tartan politico, lui resta lì, dipinto di verde padano, a cavallo tra una interrogazione e una mozione:

    “Potranno toglierci i consiglieri…
    ma non ci toglieranno MAI il cane antidroga!”