Categoria: Mirandola

Ida Wells

  • IL MANIFESTO CHE ARRIVA DAL FUTURO

    Compaiono i manifesti ministeriali per la convocazione della Commissione Elettorale:
    nomina degli scrutatori per il referendum del 22-23 marzo.

    Fin qui tutto regolare: carta intestata, linguaggio notarile, spazi vuoti come da tradizione ministeriale.

    Poi però qualcuno, con spirito creativo degno di un futurista in vena di farsi due risate, decide di compilarli.

    Ed ecco il capolavoro amministrativo:

    la Commissione è convocata il 25 marzo alle ore 18

    Cioè due giorni dopo la fine delle votazioni.

    Ma non è finita.

    Il manifesto è datato 23 marzo.

    Ovvero il giorno dopo il referendum.


    LA DEMOCRAZIA RETROATTIVA

    Per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana,
    Mirandola sperimenta il voto a posteriori.

    Funziona così:

    1. prima si vota
    2. poi si nominano gli scrutatori
    3. infine si pubblica l’avviso

    Il tutto nel rispetto della nuova disciplina quantistica della pubblica amministrazione:
    la burocrazia retrocausale.

    Gli storici parleranno di “sistema amministrativo a flusso inverso”:
    la causa segue l’effetto, ma con determina allegata.

    Nel frattempo, secondo alcune interpretazioni particolarmente allarmate,
    il Fico venuto dal futuro continua la sua opera contro il sistema democratico, probabilmente responsabile anche della rotazione dell’orologio, delle pieghe dello spazio-tempo e — a questo punto — pure delle ferie dell’ufficio protocollo.


    INDAGINI IN CORSO

    La Polizia Locale, allarmata dalle anomalie temporali, starebbe già investigando.

    Secondo fonti non confermate, un autovelox di San Giacomo Roncole avrebbe immortalato:

    una DeLorean DMC-12
    lanciata a 88 miglia orarie

    direzione: Ufficio Elettorale.

    L’ipotesi investigativa è chiara:
    qualcunoi venuto dal futuro, dal presente oppure dal passato si diverte a far figuracce alla amministrazione.


    CONCLUSIONI

    Da oggi Mirandola non è più solo nella pianura padana.

    È anche nel futuro.
    E forse nel passato.

    Dipende da che determina si apre.
    O meglio: dipende solo dall’osservatore, nel più classico stile Schrödingeriano.

    Nel dubbio, quando vedete un manifesto comunale,
    non chiedetevi se è corretto.

    Chiedetevi in che epoca siete.

  • Il pantano dell’ex Centro Anziani

    L’ex centro anziani autogestito chiude nel 2017.

    Non per un improvviso cataclisma, ma per la classica morte amministrativa lenta: anni di piccole irregolarità sommate con cura, gestione sempre più distratta ed episodi via via meno difendibili. Sipario.

    Poi resta il guscio.

    Vuoto, ma solo sulla carta.

    Si tentano un paio di aste per la vendita.

    Vanno deserte.

    I costruttori leggono le carte, stimano costi e incognite, e applicano la più antica delle politiche edilizie: il passo indietro prudente.

    Passano gli anni.

    Sette, otto, nove.

    Nel frattempo succede esattamente ciò che succede ovunque, da sempre: il vuoto non rimane vuoto. Viene occupato dal tempo prima ancora che dalle persone. Intonaci che cedono, serramenti che spariscono, rifiuti che si accumulano, finestre rotte.

    E qui entra in scena la famosa teoria delle finestre rotte: quando un luogo appare abbandonato, comunica che non appartiene più a nessuno. E allora ogni comportamento diventa possibile, perché l’ordine non è più percepito come esistente.

    Di solito questa teoria si usa per giustificare interventi repressivi rapidi.

    Qui invece abbiamo fatto l’esperimento opposto: nove anni di incubazione controllata del degrado.

    Alla fine dentro ci si stabiliscono due disperati. Non un’organizzazione criminale, non un racket: due persone dentro un edificio fatiscente, senza utenze, in mezzo a ciò che l’abbandono aveva già prodotto.

    A quel punto l’apparato si attiva:

    unità cinofila, sgombero, DASPO urbani, ordine ristabilito.

    Applausi social, cuoricini blu.

    Il degrado è stato ufficialmente rimosso… dall’unica parte ancora viva del problema.

    Perché il punto non è lo sgombero — inevitabile prima o poi — ma la dinamica che lo ha reso inevitabile.

    La teoria delle finestre rotte dice che il degrado genera altro degrado.

    Qui la prima finestra rotta non è stata il gesto di qualcuno: è stata la scelta di lasciare un immobile pubblico marcire per quasi un decennio.

    Ed è questo l’aspetto più notevole:

    non il cittadino che approfitta dell’abbandono, ma l’ente che lo produce.

    Il Comune, di fatto, diventa il promotore originario della dinamica che poi reprime.

    Prima crea il vuoto urbano.

    Poi interviene per ristabilire l’ordine nel vuoto che ha creato.

    E quindi la domanda finale non è morale ma amministrativa:

    se tieni un edificio abbandonato per lustri, senza funzione, senza progetto e senza presidio…

    stai combattendo il degrado

    o lo stai coltivando in attesa che qualcuno lo abiti?

  • 💘 MIRANDOLA IN LOVE

    💘 MIRANDOLA IN LOVE

    (e l’amore per la comunicazione… pagata due volte, ma senza sapere come)

    C’è una cosa che a Mirandola non manca mai:
    l’amore.

    L’amore per gli eventi,
    l’amore per le conferenze stampa,
    l’amore per i post sui social,
    e soprattutto l’amore per la comunicazione… esternalizzata.

    Per San Valentino 2026 arriva puntuale Mirandola in Love, sesta edizione: musica itinerante, grafica social, pianificazione Facebook e Instagram, gestione SIAE, amministrazione, cuoricini e sax romantico.
    Costo: 2.050 euro + IVA, affidamento diretto, tutto regolare.

    Fin qui, formalmente, nulla da dire.

    Se non fosse che il Comune di Mirandola è già dotato di un ufficio comunicazione corposo.
    Non simbolico.
    Non minimalista.
    Corposo.
    Ben tre addetti.

    E non solo corposo.
    Anche costoso.

    Perché tre addetti alla comunicazione non sono un hobby domenicale: sono stipendi, contributi, progressioni, costo fisso strutturale che ogni anno pesa sul bilancio comunale.

    E allora il Fico, ingenuo come un innamorato al primo appuntamento, si chiede:

    👉 Ma se abbiamo un ufficio comunicazione interno, numeroso e costoso… perché paghiamo ancora comunicazione e grafica all’esterno?

    La determina non lo spiega.
    Non dice che l’ufficio è sovraccarico.
    Non dice che mancano competenze.
    Non dice che il servizio esterno è inscindibile dalla musica.
    Non dice nulla.

    Semplicemente: si compra.

    Ma c’è di più.

    Nel provvedimento non viene mai specificato:

    • quanto della spesa sia destinato alla musica,
    • quanto alla comunicazione,
    • quanto alla grafica,
    • quanto alla pianificazione social.

    Un importo unico, a forfait, che rende impossibile capire:

    • se stiamo pagando soprattutto artisti,
    • oppure soprattutto post,
    • oppure un po’ di tutto, ma senza saperlo.

    E quando si parla di comunicazione, il vuoto diventa ancora più evidente.

    Non viene indicato:

    • un target da raggiungere,
    • un pubblico di riferimento,
    • un obiettivo minimo di diffusione,
    • un numero atteso di post,
    • di visualizzazioni,
    • di reazioni,
    • di interazioni.

    Niente KPI.
    Niente metriche.
    Niente risultati attesi.

    Si compra “comunicazione”, ma senza sapere cosa dovrebbe produrre.

    Così succede una cosa curiosa:

    • il Comune paga tre persone per comunicare;
    • e poi paga altri per comunicare lo stesso evento;
    • senza nemmeno chiarire chi fa cosa e con quali obiettivi.

    Un amore a tre, anzi a cinque, che però viene fatturato.

    Attenzione: nessuno mette in discussione la manifestazione, né i musicisti, né l’atmosfera romantica.
    Il problema non è San Valentino.
    Il problema è l’organizzazione.

    Perché se anche eventi semplici di promozione territoriale devono essere affidati all’esterno,
    se la comunicazione interna non viene usata,
    se quella esterna non viene misurata,

    allora viene spontanea un’altra domanda, ancora più scomoda:

    👉 L’ufficio comunicazione comunale del Comune di Mirandola… a cosa serve esattamente?

    Perché se serve solo per l’ordinario,
    e per lo straordinario si paga sempre qualcun altro,
    allora non è integrazione:
    è duplicazione.

    E guarda caso, proprio di duplicazioni ci dicono sempre che non ce ne possiamo più permettere.

    Mirandola in Love, sì.
    Ma il Comune sembra soprattutto innamorato dell’idea di pagare due volte la stessa cosa.


    📎 FONTI

    • Determinazione n. 81 del 04/02/2026 – Comune di Mirandola
      “Realizzazione della 6ª edizione di Mirandola in Love – anno 2026”
    • Allegato A – Preventivo DWB s.r.l. (importo complessivo € 2.050,00 + IVA)
    • Bilancio di previsione 2026–2028 e PEG – capitolo “Interventi per organizzazione manifestazioni varie”