Furti in chiesa, offerte che spariscono, portafogli volatilizzati. Ma per l’Assesorlefo c’è anche un lato positivo: “Almeno non rubano nelle case”.

A Mirandola si ruba pure in chiesa, ma guai a farsi prendere dal pessimismo. In una città dove ogni problema viene affrontato non risolvendolo, ma reinterpretandolo con sufficiente faccia tosta, anche i furti nei luoghi sacri possono diventare l’occasione per sfoderare una nuova perla di pensiero amministrativo creativo.
La notizia è semplice: ladri in chiesa, soldi spariti, offerte volatilizzate, portafogli che prendono la via della redenzione al contrario. Ma il punto non è tanto il furto. Il punto, a Mirandola, è sempre la capacità quasi artistica di prendere una figuraccia e trasformarla in una specie di successo laterale, di risultato obliquo, di vittoria immaginaria da raccontare con aria soddisfatta.
Ed è così che, mentre i fedeli cominciano a capire che per andare a messa ormai conviene vestirsi come per una perquisizione preventiva, l’amministrazione continua a trasmettere serenità. Non sicurezza, che sarebbe troppo. Serenità. Che costa meno e si produce meglio.
Per comprendere fino in fondo la raffinata profondità strategica di questa fase, abbiamo raggiunto l’Assesorlefo, visibilmente ispirato, con le orecchie tese verso l’infinito e lo sguardo perso in quel punto indefinito dove si incontrano la propaganda, il catechismo e il ridicolo.
Gli abbiamo chiesto se l’aumento dei furti in chiesa debba preoccupare i cittadini.
Lui ha sospirato, si è ricomposto il risvoltino istituzionale e ha risposto con quella calma ovattata che precede sempre una sciocchezza memorabile:
“Io inviterei tutti a non drammatizzare. Se i ladri vanno in chiesa, banalmente non stanno andando nelle case. È già una forma di contenimento territoriale del fenomeno.”
Contenimento territoriale del fenomeno. Capite il livello. A Mirandola non si prevengono i reati: si apprezza il fatto che cambino indirizzo.
Abbiamo allora chiesto se, oltre al vantaggio logistico, intravedesse anche un elemento umano, spirituale, magari perfino pastorale in questa nuova abitudine delinquenziale.
L’Assesorlefo, a quel punto, si è illuminato:
“Certamente. Entrare in chiesa, anche con intenzioni sbagliate, è comunque entrare in un luogo sacro. Noi crediamo che la frequentazione, nel medio-lungo periodo, possa favorire percorsi di consapevolezza e, chissà, persino di pentimento.”
Ecco dunque la nuova frontiera della sicurezza mirandolese: non più repressione, non più deterrenza, non più controllo del territorio. No. Evangelizzazione passiva del ladro.
Tu rubi il bancomat, intanto però respiri un po’ d’incenso, guardi un crocifisso, senti due letture e magari, mentre esci con le offerte e il portafoglio, cominci un percorso interiore.
Gli abbiamo fatto notare che, nel frattempo, i soldi spariscono davvero.
Lui ha annuito con l’aria grave di chi sta per dire una cosa enorme e invece sta solo guadagnando tempo:
“Ma il pentimento non è mai un processo immediato. Non possiamo aspettarci che uno entri ladro ed esca santo nella stessa mattinata. Serve pazienza. Serve fiducia. Serve accompagnamento.”
Accompagnamento. Al massimo, finora, si è visto l’accompagnamento del bancomat fino allo sportello.
A quel punto abbiamo provato a riportare la conversazione su un piano pratico. Cosa devono fare i fedeli? Come ci si deve comportare, ora che pure la chiesa entra ufficialmente nel circuito dei luoghi dove è bene controllarsi le tasche?
L’Assesorlefo non si è fatto trovare impreparato. Anzi, ha mostrato la consueta prontezza di chi ha sempre una non-soluzione da offrire:
“Il consiglio è semplice: andare in chiesa sprovvisti di denaro, gioielli e preziosi in genere. Meno tentazioni ci sono, meno occasioni si creano. Per quanto riguarda le offerte, oggi esistono strumenti moderni e pienamente compatibili con la fede, come il bonifico online.”
Ed eccola qui, la Mirandola del futuro.
Il fedele entra in chiesa alleggerito di tutto: niente contanti, niente portafoglio, niente orologio, niente catenina, niente anello, possibilmente niente borsa. Un cristiano essenziale, smaterializzato, quasi mistico. Le offerte si fanno da casa, col banking app. La devozione passa dallo SPID. Il Vangelo secondo l’home banking.
Restava un ultimo punto, inevitabile. In una città che da anni ama raccontarsi come presidio avanzato di ordine, controllo e cani poliziotto da dépliant, era lecito domandare: e Thor e Giasone?
L’Assesorlefo ha abbassato lo sguardo, col tono mesto di chi deve dare una brutta notizia alla cittadinanza:
“Purtroppo i due esemplari non hanno potuto intervenire. Da quanto mi è stato riferito, sarebbero rimasti temporaneamente storditi dall’incenso. È una criticità operativa che stiamo monitorando.”
Storditi dall’incenso.
I cani antidroga piegati dal turibolo. La grande macchina della sicurezza mirandolese neutralizzata da una nuvoletta liturgica. Altro che fiuto investigativo: qui basta una messa ben fatta per mandare in tilt l’unità cinofila.
E in fondo è l’immagine perfetta di tutta la faccenda. Da una parte i fedeli invitati a entrare in chiesa come in una zona a rischio, ripuliti di ogni avere. Dall’altra l’amministrazione che non ammette mai il fallimento, ma lo rilegge sempre come fase transitoria, occasione pedagogica, segnale incoraggiante. In mezzo, come sempre, Mirandola: una città dove i problemi non vengono mai affrontati di petto, ma accarezzati con parole vuote finché non sembrano quasi normali.
Così oggi il messaggio è chiaro: si può rubare in chiesa, ma con moderazione spirituale. Si possono portare via offerte e portafogli, purché resti aperta, da qualche parte, la speranza del ravvedimento. E se proprio i ladri non si convertono, pazienza: almeno, ci spiegano, non sono andati nelle case.
Una consolazione splendida. Quasi quanto un bonifico fatto ai missionari perché in chiesa non ci si fida più a lasciare nemmeno le monete.
fonti: resto del carlino 12/4/2026


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