FIERA DI MAGGIO 2026: IL BALCONE PUÒ ASPETTARE

C’era chi (io) già si immaginava la scena: Lety affacciata dal balcone del Municipio, fascia tricolore ben tirata, sorriso da inaugurazione, mano pronta al saluto da cartolina, sotto la Fiera che rumoreggia tra bancarelle, fritto misto e autopromozione istituzionale.

Intermezzo teatrale.
Sipario.
Lety entra in scena, guarda verso Piazza Costituente, allarga le braccia e sussurra:
“Popolo mirandolese, eccomi, finalmente sul mio balcone…”
Ma dal fondo del palco compare il tecnico col faldone. Tossicchia. Apre l’atto. E con la delicatezza di una betoniera in retromarcia le ricorda che no, sindaca, il Municipio non è semplicemente in ritardo: è ancora appeso a un’altra variante da approvare.
Sipario che si richiude. Orchestra che attacca la Marcia della Proroga.

Perché il punto vero della determina n. 245 del 30 marzo 2026 non è solo che il termine dei lavori viene spostato al 30 aprile 2026. Il punto vero è che il Comune scrive nero su bianco che continuano a emergere problematiche tecniche “impreviste e imprevedibili” e che queste “necessitano di una variante”. Cioè: il cantiere non è nella fase “spolveriamo e apriamo”. È nella fase “serve ancora una variante”.

E infatti la richiesta dell’impresa del 2 marzo 2026, protocollata il 27 marzo, è ancora più esplicita: tra le lavorazioni da completare ci sono “alcune opere di variante preannunciate all’impresa, modifiche in corso d’opera, a cui farà seguito perizia di variante”. Non basta: la proroga fino al 30 aprile 2026 viene chiesta “a condizione dell’approvazione della perizia entro breve”. Tradotto dal cantierese al mirandolese corrente: per finire i lavori stanno aspettando che venga approvata un’altra variante.

Quindi la favoletta della riapertura in tempo per la Fiera di Maggio del 13-14-15-16-17 maggio 2026 comincia ad avere la consistenza di una nuvoletta di zucchero filato sotto il diluvio. Perché tra il 30 aprile e il 13 maggio, nel fantastico mondo della propaganda, dovrebbero stare comodamente dentro: approvazione della nuova perizia di variante, completamento delle opere residue, ultimi interventi collegati agli enti gestori, verifiche finali, pulizie, sistemazioni, allestimenti e magari pure la posa del tappeto rosso per la foto di rito. Sì, certo. Come no.

Il bello è che questa non è nemmeno la prima fermata del trenino. La determina ricorda che dopo la variante n. 1 del 2024, che aveva già concesso 450 giorni in più, sono arrivate proroghe su proroghe: ottobre, novembre, dicembre, febbraio, marzo, e adesso aprile. Ormai il vero monumento restaurato di Mirandola non è il Municipio: è la proroga, conservata benissimo, valorizzata con atto dirigenziale e riproposta in edizione stagionale.

Quindi no, cara Fiera di Maggio: salvo miracoli dell’ultim’ora, più che dal balcone del Municipio l’inaugurazione rischia di farsi col naso all’insù, guardando un cantiere che ancora aspetta la sua prossima benedizione burocratica.
E Lety, poverina, dal balcone per ora può fare solo una cosa: sognarlo.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *