ALTOLÀ. CON BIONDOTALCO ALZI IL BRACCIO SENZA PAURA

L’11 marzo 2026 la Giunta di Mirandola ha dovuto fare quello che nel 2024 il Consiglio non aveva voluto fare: fermarsi e ammettere che il regolamento ERP approvato due anni prima conteneva un criterio diventato indifendibile.


La delibera di giunta n. 51 dell 11 marzo 2026 richiama la sentenza n. 1/2026 della Corte costituzionale e mette nero su bianco il punto vero: la cosiddetta “residenza storica” dava un peso preponderante a una condizione “non direttamente collegata al bisogno abitativo”.
Non un dettaglio, non una virgola, non una limatura da tecnici: il cuore della questione. Perché se assegni punti premio agli anni di residenza, stai dicendo che nel diritto alla casa può contare di più da quanto tempo uno sta qui, rispetto a quanto bisogno ha davvero di un alloggio pubblico.

E infatti la Giunta ha riconosciuto che il regolamento del 2024 va modificato e ha perfino sospeso ulteriori assegnazioni sulla graduatoria in essere.


Tradotto dal burocratese: hanno dovuto tirare il freno su una graduatoria costruita anche su un criterio che la Consulta ha appena preso a schiaffi.

Ed è qui che il ritorno al 2024 diventa uno spettacolo di cattivo odore politico.
Perché il Biondo non fu uno che si trovò lì per caso, trascinato dalla corrente, distratto dallo smarphone o col braccio alzato per sbaglio.
No.
Il Biondo intervenne, parlò, rivendicò. Disse che erano “molto soddisfatti di questo regolamento” e difese la “valorizzazione dell’anzianità di residenza” come scelta ancora nelle mani dei Comuni.

Poi spiegò pure il senso della trovata: si passava dal vecchio punteggio massimo di 5 punti fino a 15 punti per chi risultava residente da oltre 25 anni in modo continuativo sul territorio comunale.
Cioè la casa popolare trasformata in raccolta punti del supermercato territoriale: più timbri hai sull’anagrafe, più avanzi in corsia.

E il bisogno abitativo? In coda, come un poveraccio senza tessera fedeltà.

La cosa più oscena, infatti, non è nemmeno il numero in sé.
È il principio politico che ci sta sotto: in un sistema che dovrebbe servire a dare una casa a chi sta peggio, il Biondo si compiaceva di un meccanismo che premiava la permanenza, non la necessità.

Non il disagio abitativo, non la fragilità sociale, non l’urgenza concreta di avere un tetto.

Prima viene il radicamento, poi forse il bisogno.

Una meraviglia da bottega ideologica: l’emergenza sociale trattata come se fosse un concorso per veterani della residenza.
E lui lì, sorridente, a spacciare quella roba come saggezza amministrativa.
Non era saggezza: era classismo pettinato.

Poi arrivò il voto. E il verbale è una fotografia che non ha bisogno di filtro: la proposta viene messa in votazione per alzata di mano e passa con 14 favorevoli, 0 contrari e 1 astenuta, cioè Canossa.

Tradotto: quello schifo se lo sono votati praticamente tutti.

Tutti dentro. Tutti allineati.
Tutti a benedire un criterio che faceva pesare l’anzianità di residenza più del bisogno reale di una casa.

Qui la scena è già pronta da sola: il Biondo, braccio teso, ascella bene in vista, che sembra il testimonial del suo deodorante in stick, il mitologico Biondotalco.
Alza il braccio (destro) senza paura.
Senza paura di mostrare l’ascella.
Senza paura dell’alone.
Senza paura, soprattutto, della puzza politica che usciva da quel sì.
Perché il problema non era il sudore: era il tanfo di un principio ingiusto travestito da regolamento serio.
E dietro di lui quasi tutto il consiglio, senza vergogna, a spalmarsi addosso lo stesso stick istituzionale.

Solo Canossa ha avuto il minimo gusto di non profumarsi con quella roba e di astenersi da tale schifo.

E allora la morale è semplice. Nel 2026 la Giunta è stata costretta ad ammettere che l’anzianità di residenza non può pesare più dell’effettiva necessità di un alloggio per chi ne ha diritto.
Nel 2024, invece, quasi tutto il Consiglio comunale si è accodato e ha votato quella schifezza senza battere ciglio.
Il Biondo la rivendicava, la vendeva e la profumava; gli altri gliel’hanno comprata al volo, uno dopo l’altro, alzando la mano come comparse di una televendita amministrativa.

Una sola eccezione: Canossa, che almeno non si è unita al coro. Quindi no, non siamo davanti a un banale incidente tecnico. Siamo davanti a una scelta politica collettiva, rivendicata in aula, votata quasi all’unanimità e poi smentita dai fatti, dal diritto e dal ridicolo.

Biondotalco: alzi il braccio senza paura. La puzza, tanto, resta agli atti.