
A volte il Comune non va nemmeno criticato. Va lasciato parlare.
Con la determinazione n. 595 del 30 giugno 2026, Mirandola assume per sei mesi una dipendente del Comune di Finale Emilia: 6 ore alla settimana, destinazione Servizio Sociale.
Costo totale: 2.900,31 euro.
Quindi no, non è una questione di soldi. È una questione di stato di salute della macchina comunale.
L’atto dice che questa figura serve per la rendicontazione completa e integrale dei contributi assistenziali sisma: CAS, CCL, CDA, autonoma sistemazione, canone di locazione, disagio abitativo.
Poi arriva la frase che vale più di cento comunicati stampa:
il Servizio Sociale è “al momento in serie difficoltà”.
Non lo scrive il Fico. Lo scrive il Comune. Nei propri atti ufficiali.
E quando un’amministrazione mette nero su bianco che un settore delicato come il sociale è in difficoltà, non siamo davanti a una nota tecnica. Siamo davanti a una confessione amministrativa.
I Servizi Sociali non sono l’ufficio delle coccarde. Non sono il fondale per le foto. Sono uno dei punti più sensibili della macchina comunale: fragilità, bisogni, contributi, disagio abitativo, pratiche complesse e persone che non vivono di hashtag istituzionali.
Per questo quella frase pesa. Perché mentre fuori si racconta il Comune efficiente, ordinato, operativo, dentro una determina si ammette che per gestire una parte delicata del lavoro bisogna andare a cercare competenze fuori.
Sei ore alla settimana. Dal Comune vicino. A quattordici anni dal sisma.
E a proposito di difficoltà: non si fermano al Servizio Sociale. Arrivano fino alla firma dell’atto.
La determina non è firmata dal dirigente.
Non è firmata dal responsabile ordinario del Servizio Personale e Paghe.
Non è firmata nemmeno dall’altra figura apicale prevista.
Alla fine firma un funzionario incaricato in sostituzione temporanea, in caso di contemporanea assenza del Responsabile del Servizio Personale e Paghe e del Dirigente del Settore IV.
E il dettaglio è magnifico: chi firma non ricopre qualifica dirigenziale, ma viene indicata come Istruttore Direttivo Amministrativo, Area dei Funzionari ed Elevata Qualificazione.
Traduzione dal burocratese:
non firma il dirigente.
non firma il responsabile ordinario.
non firma il sostituto del responsabile ordinario.
alla fine, per chiudere l’atto, si pesca fra i dipendenti.
Sia chiaro, prima che parta il coro dei “ma è legittimo”: nessuno sta dicendo che l’atto sia illegittimo.
Stiamo dicendo una cosa politicamente molto più pesante.
La fotografia è devastante: un Servizio Sociale dichiarato “in serie difficoltà”, una competenza da recuperare fuori Comune, una toppa da sei ore settimanali, una determina firmata dal sostituto del sostituto del sostituto.
Altro che Comune efficiente.
Qui la macchina amministrativa non sembra guidata. Sembra spinta a mano.
E mentre la politica taglia nastri, pubblica sorrisi e lucida la vetrina, gli atti raccontano un’altra storia: uffici che arrancano, servizi delicati in difficoltà, competenze da cercare altrove e firme trovate nella catena di emergenza.
La domanda, quindi, non è quanto costano queste sei ore.
La domanda è: chi sta tenendo insieme davvero questa baracca?
Perché amministrare non significa fare comunicati stampa sulla normalità. Significa far funzionare gli uffici che contano.
E se perfino gli atti ufficiali parlano di “serie difficoltà”, forse il problema non è chi legge le determine.
Il problema è chi governa sperando che nessuno le legga.
Fonte: determinazione comunale n. 595 del 30/06/2026.

