Categoria: Greenwashing

Ida Wells

  • QUANDO LA FORBICE COMUNALE SMETTE DI TAGLIARE NASTRI E COMINCIA A TAGLIARE PROGETTI

    C’è una cosa poeticamente mirandolese, quasi commovente, nel vedere un Comune che ama tanto raccontarsi amico della mobilità dolce, della sostenibilità, della città a misura di bici, e poi, quando arriva il momento della verità, decide che la cosa più semplice da tagliare non è il nastro inaugurale, ma direttamente la pista ciclabile.

    Succede così con l’intervento della pista ciclabile di via Emilia-Romagna e altri tratti: progetto approvato, progetto esecutivo già confezionato, aree pubbliche, intervento modesto, tempi brevi, soluzione tecnica lineare. Eppure niente. La Giunta, con atto del 1 aprile 2026, decide di interrompere l’iter, archiviare l’opera, recedere dai contratti e recuperare le somme vincolate per usarle altrove. Non perché il progetto fosse sbagliato. Non perché mancassero le aree. Non perché fossero emersi vincoli insormontabili. Semplicemente perché a un certo punto la ciclabile è diventata improvvisamente meno importante di altre cose.

    Ed è qui che il giochetto diventa interessante.

    Perché questa non era una fantasia da convegno sulla sostenibilità. Il progetto esecutivo del 2024 era già bello pronto: due tratti per complessivi circa 213 metri, uno da circa 50 metri tra via Piemonte e il percorso già esistente, e l’altro da circa 163 metri per collegare il bosco urbano al tratto ciclabile di via Emilia-Romagna. Tutto su aree pubbliche. Tutto tecnicamente piuttosto semplice.

    Il primo tratto era poco più che un collegamento in area verde tra recinzioni già esistenti, con larghezza compresa fra 2,25 e 2,35 metri, pavimentazione in asfalto rosso, tre caditoie e allaccio alla rete di smaltimento di via Piemonte. Il secondo tratto era ancora più disarmante nella sua semplicità: percorso in macadam naturale, qualche tombinamento di scoline, raccordo con il bosco urbano, niente grandi opere strutturali, niente montagne da spostare, niente archeologia perduta dell’impero romano. Perfino l’illuminazione era già prevista, con pali da 4 metri fuori terra e interasse di 20 metri.

    Insomma: non il ponte sullo Stretto, ma una ciclabile di quartiere già pensata, disegnata, verificata e validata. E con tempi pure ridicoli, nel senso buono del termine: il cronoprogramma stimava 21 giorni naturali per il primo tratto e 49 giorni naturali per il secondo. In pratica, meno tempo di certe proroghe con cui in questo Comune si spostano i cartelli di fine lavori.

    Eppure il Comune che ama i ciclisti ha deciso di fare una cosa ancora più innovativa: tagliare le piste ciclabili prima ancora di realizzarle.

    La delibera del 2026 è chiarissima. L’opera viene fermata perché bisogna conservare risorse comunali per interventi considerati prioritari. Tradotto dal burocratese: questa ciclabile, che fino a ieri era abbastanza importante da meritarsi un progetto esecutivo e un posto nella programmazione, oggi non è più abbastanza importante da meritarsi i soldi comunali. Però attenzione: non la seppelliscono del tutto. La mettono in naftalina, sperando magari di tirarla fuori un giorno e farla pagare a qualche bando esterno. Cioè: con i soldi nostri no, con i soldi degli altri forse.

    La parte più comica, naturalmente, è che nel frattempo qualche soldo l’hanno già speso. La delibera di stop dice che sul capitolo incarichi erano previsti 17.763,20 euro, di cui 6.796,96 euro già liquidati al professionista. E per uscire dal contratto bisognerà aggiungere anche 686,70 euro IVA compresa per il recesso. Quindi la città si ritrova con un progetto pronto, già pagato in parte, ma destinato al magnifico museo comunale delle opere approvate e poi lasciate a stagionare in attesa di tempi migliori.

    E questo è il punto politico vero: qui non siamo davanti a un progetto impossibile. Siamo davanti a un progetto facile, corto, modesto, interamente su aree pubbliche, con criticità tecniche apparentemente minime e tempi di esecuzione contenuti. Proprio per questo il taglio pesa di più. Perché se cominci a sforbiciare perfino le opere così, allora il messaggio è chiaro: appena il bilancio tira un po’, appena passano all’orizzonte due nuvole un po’ più nere del solito, il primo a saltare è il nastro verde della propaganda ciclabile.

    INTERMEZZO TEATRALE

    Sala Giunta. Fuori il cielo è grigio, plumbeo, metaforicamente contabile.
    La Lety entra con passo solenne, impugna una grossa forbice dorata da inaugurazione, la guarda un istante e poi sospira.

    “Signori, bisogna cominciare a stringere la cinghia.”

    Silenzio.

    “E a tagliare.”

    Un assessore, emozionato, si illumina:
    “Il nastro, sindaca?”

    La Lety scuote piano la testa, guarda l’orizzonte come una capitana che avvista la tempesta.
    “No. Ci sono nubi molto scure all’orizzonte.”

    Altro silenzio.

    “Da oggi,” continua grave, “si inaugura meno e si sforbicia di più.”

    Un tecnico prova timidamente:
    “Ma veramente questa era una ciclabile piccola, tutta su aree pubbliche, già progettata, tempi brevi…”

    La Lety alza la mano.
    “Appunto. È proprio dalle cose piccole che si vede il rigore.”

    “E i soldi già spesi?”

    “Quelli,” risponde lei con la serenità dei grandi statisti del rinvio, “servivano a capire se fosse il caso di non farla.”

    Sipario.

    Il capolavoro, in fondo, è tutto qui: prima si approva il progetto esecutivo, poi si verifica, poi si valida, poi si paga un pezzo di progettazione, e infine si scopre che la priorità era non farlo. Una meraviglia di amministrazione omeopatica: la mobilità sostenibile in dosi talmente piccole da scomparire del tutto.

    Il Comune amico dei ciclisti, per ora, si conferma soprattutto amico delle ciclabili purché restino sulla carta. Quelle non consumano asfalto, non impegnano cantieri e soprattutto si possono sempre tirare fuori alla bisogna, in attesa del prossimo bando, del prossimo slogan, del prossimo post sulla città green.

    Nel frattempo, forbice alla mano, si taglia dove è più facile: non i ritardi eterni, non i grandi pasticci, non i cantieri maledetti. No. Si taglia la pistina da 213 metri.
    Che è un po’ come vantarsi di fare la dieta saltando un grissino mentre si continua a divorare il resto del banchetto.

    Fonti: delibera di Giunta comunale n. 66 del 01/04/2026, “Intervento di realizzazione della pista ciclabile di via Emilia-Romagna e altri tratti. Atto di indirizzo per l’interruzione e archiviazione dell’intervento e contestuale rescissione unilaterale del contratto”; delibera di Giunta comunale n. 70 del 08/05/2024 di approvazione del progetto esecutivo; relazione generale e tecnica del progetto esecutivo “Pista ciclabile di via Emilia-Romagna e altri tratti”.