🌳 LA ROBINIA FANTASMA

(ovvero: come diventare “green” cancellando le frazioni con un elenco)

A Mirandola succedono cose curiose. Ci sono alberi che vivono cent’anni, resistono a guerre, bonifiche e trattori, ma non resistono a una determinazione dirigenziale. È il caso della robinia di San Martino Spino: celebrata, raccontata, fotografata, ricordata da chi ci vive. Un albero vero, di quelli che non hanno bisogno di slogan. Poi però arriva il momento solenne, quello dell’atto ufficiale, della lista seria, dell’“abbiamo a cuore il patrimonio arboreo”. E puff. La robinia sparisce. Non perché non sia idonea, non perché bocciata, non perché manchi un requisito. Semplicemente non è stata inserita tra le alberature da proporre come monumentali. Un capolavoro di ecologia amministrativa: l’albero c’è, ma per il Comune no.

Nel frattempo la giunta si presenta vestita di verde brillante. Green come i comunicati, green come le parole giuste messe al posto giusto: tutela, memoria, valorizzazione, generazioni future. Peccato che questo verde funzioni come quei pannelli finti messi davanti ai cantieri: dietro, il paesaggio è fatto di ceppi a terra, tagli “necessari”, responsabilità sempre di qualcun altro e sostituzioni che, guarda caso, restano sempre un concetto teorico. Quando un albero cade, a Mirandola non è mai colpa di Mirandola. È del consorzio, dell’ente superiore, del parere tecnico, del vento cattivo. Il Comune prende atto, sospira, promette attenzione futura. Poi passa oltre, possibilmente con una determina verde in tasca.

Ed eccoci al punto. Con grande enfasi viene avviata la procedura per proporre alcuni alberi all’Elenco degli Alberi Monumentali. Atto serio, parole impegnative, pure la prospettiva di futuri finanziamenti. Tutto molto bello. Solo che la scelta di quali alberi proporre non è neutra. Racconta una geografia precisa: il centro c’è, le frazioni un po’ meno. E tra le frazioni, San Martino Spino — quella che non applaude sempre, quella che rompe le scatole, quella “ribelle” — guarda caso resta fuori. La robinia che per la comunità è simbolo, memoria, riferimento, diventa improvvisamente invisibile. Non entra nell’elenco, quindi non entra nella tutela, quindi non entra nella narrazione ufficiale. Fine della storia. Anzi no: inizio del greenwashing.

Perché così funziona meglio. Tu parli di alberi monumentali mentre continui a gestire il verde ordinario come un fastidio. Ti vanti della tutela mentre eviti di assumerti l’onere vero: proteggere anche ciò che non sta in centro, ciò che non è comodo, ciò che non serve a fare bella figura. Le frazioni restano buone per le sagre, per le foto col tramonto, per dire che “sono una risorsa”. Ma quando si tratta di mettere un nome in una lista ufficiale, di riconoscere un valore, di prendersi una responsabilità amministrativa, allora diventano improvvisamente periferia dell’anima.

La robinia di San Martino Spino, intanto, continua a stare lì. Fa ombra senza delibera, fa memoria senza determina, resiste senza ufficio stampa. Ma ogni volta che questa amministrazione userà la parola “verde”, basterà ricordare questo piccolo dettaglio: l’albero c’era, la lista no. E se un albero centenario può sparire da un elenco così facilmente, immaginate quanto valgono, per davvero, le frazioni nelle politiche di questa giunta.

🌳 Fico della Mirandola
(quello che distingue un albero monumentale da una foglia di fico)


📚 FONTI

  • Articolo: La robinia del Giappone da cento anni a San Martino Spino – Albarnardon.it
  • Comune di Mirandola, Determinazione n. 67 del 30/01/2026 – Proposta di attribuzione del carattere di monumentalità nazionale ad alberature presenti sul territorio comunale det_00067_30-01-2026
  • Regione Emilia-Romagna, Elenco proposte alberi monumentali (Allegato regionale – Comune di Mirandola)

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