Mettiamo subito le cose in chiaro: l’iniziativa dedicata alla prevenzione e alla gestione degli infestanti è seria, utile e persino necessaria.
È la data scelta a essere meravigliosa: 3 settembre, quando le zanzare avranno già trascorso l’intera estate a banchettare sui mirandolesi.
D’altra parte, la prevenzione non è mai troppo tardiva. Nel peggiore dei casi diventa una ricostruzione storica.
Per non escludere nessuno dal processo decisionale, il Comune ha quindi deciso di convocare anche i soggetti direttamente interessati: centinaia di rappresentanti di Culex pipiens e Aedes albopictus, provenienti da tombini, fossati, sottovasi e bidoni abbandonati di tutto il territorio comunale.
Le zanzare saranno rappresentate al tavolo dall’associazione di categoria “Sangue e Territorio”.
La portavoce della delegazione ha accolto favorevolmente l’iniziativa:
«Ringraziamo l’Amministrazione per la tempestività. Dopo appena tre mesi di punture, finalmente qualcuno ha deciso di ascoltarci. Chiediamo però che le politiche di prevenzione non abbiano efficacia retroattiva: quel che è stato punto è stato punto».
Tra le richieste avanzate dalla categoria:
• tutela dei ristagni d’acqua tradizionali; • riconoscimento del lavoro notturno; • sospensione dei trattamenti larvicidi durante la stagione riproduttiva; • istituzione di corridoi ecologici tra tombini, fossati e giardini privati; • divieto di utilizzo di repellenti culturali e discriminatori.
Il Comune promette ascolto, dialogo e soluzioni condivise per una convivenza pacifica tra cittadini e insetti ematofagi.
Una prima intesa sembra già raggiunta: le zanzare si impegnano a ridurre progressivamente la propria attività con l’arrivo del freddo; il Comune, in cambio, continuerà a parlare di prevenzione quando la stagione sarà praticamente terminata.
Il prossimo incontro operativo è previsto per la primavera del 2027. La data sarà comunicata, con la consueta tempestività, verso la fine di agosto.
Nel frattempo è già in preparazione il convegno di novembre:
☀️ “Crema solare: come prevenire le scottature durante le torride giornate sulle spiagge mirandolesi”.
Perché a Mirandola non arriviamo tardi: ci portiamo avanti per l’anno successivo.
📌 𝗣𝗢𝗦𝗧𝗜𝗟𝗟𝗔 𝗣𝗘𝗥 𝗖𝗛𝗜 𝗩𝗢𝗟𝗘𝗦𝗦𝗘 𝗙𝗜𝗡𝗚𝗘𝗥𝗘 𝗗𝗜 𝗡𝗢𝗡 𝗖𝗔𝗣𝗜𝗥𝗘
Questo post non critica l’iniziativa, che considero meritoria, utile e dedicata a un tema serio di salute pubblica. La satira riguarda esclusivamente la data scelta: parlare di prevenzione il 3 settembre, quando la stagione riproduttiva e l’attività delle zanzare sono già in corso da mesi, lascia legittimamente perplessi.
Proprio perché l’iniziativa è valida, un incontro organizzato in primavera avrebbe probabilmente avuto maggiore efficacia preventiva per la stagione 2026.
Chi desidera partecipare potrà farlo:
📅 Giovedì 3 settembre 2026 🕡 Ore 18:30 📍 Sala conferenze del Polo Culturale Il Pico Piazza Garibaldi 16, Mirandola
L’evento è organizzato dal Comune di Mirandola – Servizio CEAS “La Raganella”.
L’articolo firmato da Righetti e Russo sembra il referto di due medici che hanno visitato lo stesso paziente senza parlarsi neppure davanti alla macchinetta del caffè.
Comincia Righello Righetti: il tavolo sanitario nasce con una decisione già presa, il punto nascita è «definitivamente smantellato» e il doppio polo Carpi-Mirandola non sta in piedi. Tradotto: il paziente è morto, il funerale è fissato e il tavolo serve soltanto a scegliere i fiori.
Poche righe dopo arriva Massimiliano Russo e cambia completamente quadro clinico. Si dice certo che la sindaca Budri saprà «trattare e ottenere il meglio», si dichiara felice del patto con Carpi, festeggia la conservazione del pronto soccorso, intravede «potenziali eccellenze» e spera nei 40 posti letto promessi.
Il paziente che Righetti aveva appena dichiarato morto, per Russo gode dunque di promettenti prospettive cliniche.
Mettetevi almeno d’accordo sulla prognosi.
Per Righetti il tavolo è una messinscena perché la decisione fondamentale è già stata presa; per Russo è il luogo nel quale la Lety otterrà grandi risultati. Per Righetti il progetto Carpi-Mirandola non funziona; per Russo il patto con Carpi è motivo di soddisfazione. Per Righetti Mirandola viene smantellata; per Russo si prepara una stagione di eccellenze.
Non è una linea politica: è il Santa Maria Bianca di Schrödinger. Contemporaneamente morto e in ottima salute, a seconda della colonna che si sta leggendo.
Il sospetto è che i due parlino a pubblici diversi. Righello deve rassicurare gli elettori arrabbiati di Fratelli d’Italia: noi combattiamo, è tutta colpa di Regione e AUSL. Russo deve invece proteggere la sindaca sostenuta da Fratelli d’Italia: abbiate fiducia, la Budri sta trattando benissimo. Uno suona la sirena dell’allarme, l’altro distribuisce i dépliant della crociera.
Così Fratelli d’Italia riesce a essere contemporaneamente maggioranza e opposizione, favorevole e contraria, soddisfatta e indignata. Se il tavolo porterà qualcosa, sarà merito loro. Se non porterà nulla, Righetti potrà dire di averlo sempre saputo. Una strategia infallibile: basta occupare nello stesso momento entrambi i lati della barricata.
Poi c’è la meravigliosa questione delle promesse. Russo accusa il PD di avere fatto promesse mai mantenute e, due righe dopo, invita a «ben sperare» per altri 40 posti letto promessi. Evidentemente le promesse degli avversari sono menzogne, mentre quelle rivolte a Fratelli d’Italia sono già mezze inaugurazioni.
Rimane il piccolo dettaglio del punto nascita. La sua riapertura era una delle principali battaglie elettorali di FdI. Il centrodestra governa Mirandola dal 2019 e oggi gli stessi Fratelli d’Italia lo dichiarano definitivamente smantellato. Una promessa finita talmente bene che adesso festeggiano perché almeno rimarrebbe il pronto soccorso.
L’articolo si conclude con l’immancabile «vigileremo». Ottima idea.
Comincino vigilando l’uno sull’altro: magari Righetti e Russo riusciranno almeno a scoprire quale dei due ha letto il documento sbagliato.
A Mirandola siamo arrivati a un punto meraviglioso.
Non c’è abbastanza personale per seguire i cantieri. Non c’è abbastanza personale per finire le scuole nei tempi. Non c’è abbastanza personale per spiegare bene ai cittadini a che punto sono i lavori.
Però, evidentemente, c’è sempre abbastanza personale per spiegare in Consiglio comunale perché non bisogna spiegare niente a nessuno.
La consigliera Laura Bernaroli ha presentato una mozione abbastanza eversiva.
Non chiedeva l’abolizione della proprietà privata. Non chiedeva la nazionalizzazione dei geometri. Non chiedeva di mettere un commissario politico dentro l’Ufficio Tecnico con il cappello di Lenin.
Chiedeva una cosa molto più pericolosa: che sugli edifici scolastici comunali l’Amministrazione facesse periodicamente il punto.
Cioè:
a che punto sono i lavori;
quali sono i cronoprogrammi aggiornati;
dove ci sono ritardi;
perché ci sono ritardi;
se esistono riserve economiche o possibili contenziosi;
e soprattutto se un edificio è solo “finito come cantiere” oppure è davvero pronto, arredato, pulito, funzionale e utilizzabile da bambini, insegnanti e famiglie.
Apriti cielo.
La risposta della maggioranza è stata più o meno questa: “Eh no, così si sovraccaricano gli uffici”.
Anzi, peggio.
Lety ha parlato di “impegno fisso e imperituro”.
Fisso e imperituro.
Non una colata di cemento armato sulla scrivania del geometra. Non l’obbligo di incidere i cronoprogrammi su tavole di pietra. Non la condanna eterna del tecnico comunale a vagare per i corridoi con un faldone in mano, inseguito dallo spettro del PNRR.
Una relazione trimestrale.
Quattro volte l’anno.
Il terribile supplizio amministrativo di sapere, ogni tre mesi, a che punto sono le scuole dei bambini.
Poi è arrivato Tiramale, che ha parlato di “aggravio di lavoro” e di “richieste fisse”.
Perché evidentemente a Mirandola la cosa davvero pericolosa non è avere cantieri scolastici complicati, ritardi, traslochi, giardini non pronti, arredi da acquistare e cronoprogrammi elastici.
No.
La cosa pericolosa è chiedere al Comune di mettere tutto in fila ogni novanta giorni.
Infine il Biondo, che ha raggiunto una vetta quasi poetica: secondo lui una mozione del genere sarebbe un modo per “sviare l’impegno personale”, “sovraccaricando gli uffici tecnici”.
Traduzione: se un consigliere vuole sapere qualcosa, non chieda un metodo pubblico. Si arrangi. Passi dagli uffici. Mandi una mail. Bussi. Aspetti. Faccia il bravo. E magari ringrazi pure.
Quindi ricapitoliamo.
Per Lety, Tiramale e il Biondo, avere un quadro trimestrale dello stato degli edifici scolastici non è normale amministrazione.
È un trauma organizzativo.
Un Comune che gestisce milioni di euro di lavori pubblici, varianti, collaudi, traslochi, arredi, giardini, contenziosi e riaperture scolastiche, non dovrebbe essere disturbato dalla pretesa barbara di fare il punto quattro volte l’anno.
Quattro.
Non quaranta.
Quattro relazioni in dodici mesi.
Meno delle sagre. Meno delle inaugurazioni. Meno delle foto con la fascia. Meno dei post autocelebrativi in cui tutto è sempre bellissimo, tutto è sempre sotto controllo, tutto è sempre “in fase di completamento”.
Il Comune di Mirandola, secondo questa raffinata teoria gestionale, sarebbe in grado di amministrare cantieri complessi, ma non di riassumerne lo stato ogni novanta giorni.
È come dire: sappiamo pilotare l’aereo, ma non chiedeteci dov’è diretto, perché compilare il piano di volo ci stressa.
E qui sta il punto più ridicolo.
Una relazione trimestrale non serve solo alla Bernaroli. Non serve solo all’opposizione. Non serve solo ai genitori curiosi, ansiosi o rompiscatole.
Serve prima di tutto al Comune.
Serve alla Giunta per capire cosa sta succedendo. Serve agli assessori per non arrivare sempre dopo. Serve agli uffici per lavorare con metodo. Serve alla scuola per organizzarsi. Serve alle famiglie per non vivere appese alle mezze frasi. Serve perfino a Lety per evitare di scoprire in Consiglio che “fine cantiere” non significa “edificio utilizzabile”.
Un’Amministrazione seria non considera il monitoraggio un fastidio.
Lo considera il minimo sindacale.
Perché se hai un quadro aggiornato, governi meglio. Se hai un cronoprogramma aggiornato, comunichi meglio. Se conosci gli scostamenti, intervieni prima. Se sai dove si accumulano ritardi, non aspetti che esplodano. Se distingui “fine lavori” da “piena funzionalità”, eviti di vendere fumo con il fiocco tricolore.
Ma evidentemente qui il problema non è informare i cittadini.
Il problema è che per informare i cittadini bisognerebbe prima avere le idee chiare.
Il capolavoro logico, infatti, arriva proprio da Lety.
Per spiegare perché la mozione non andava bene, ha detto una cosa giustissima: che la fine di un cantiere non significa automaticamente che l’edificio sia utilizzabile il giorno dopo. Servono collaudi, certificazioni, pulizie, traslochi, arredi, finiture, approntamenti.
Brava.
Era esattamente uno dei punti della mozione.
Cioè la maggioranza ha respinto una mozione spiegando, nel merito, che la mozione aveva ragione.
Un numero di alta scuola.
È come dire: “Noi siamo contrari all’ombrello, perché quando piove ci si bagna”.
E attenzione: non stiamo parlando della sagra della frittella o della tinteggiatura del ripostiglio comunale.
Stiamo parlando di scuole.
Luoghi dove vanno bambini. Luoghi dove lavorano insegnanti. Luoghi dove le famiglie devono organizzare trasporti, orari, centri estivi, rientri, spostamenti, servizi.
Ma per la maggioranza una relazione trimestrale sarebbe troppo.
Meglio il metodo “quando qualcuno protesta, poi vediamo cosa rispondere”.
Che è un grande classico della scuola amministrativa mirandolese: prima si naviga a vista, poi quando arriva l’acqua alla cintura si comunica che il terreno era imbibito.
La verità è semplice.
La maggioranza non ha bocciato una mozione inutile.
Ha bocciato l’idea che la trasparenza diventi metodo.
Ha bocciato l’idea che sui cantieri scolastici l’Amministrazione debba rendere conto prima che i cittadini siano costretti a inseguire le informazioni.
Ha bocciato l’idea che il Comune debba sapere, ordinare e comunicare ciò che dovrebbe già sapere, ordinare e comunicare per amministrare decentemente.
Ha bocciato l’idea che la differenza tra “opera finita”, “opera collaudata”, “opera arredata”, “opera pulita”, “opera agibile” e “opera davvero utilizzabile” venga spiegata in modo chiaro, senza il solito gioco delle parole elastiche.
Perché a Mirandola le parole sono fondamentali.
“Finito” non vuol dire finito. “Pronto” non vuol dire pronto. “Utilizzabile” non vuol dire utilizzabile. “Trasparenza” non vuol dire informare.
Vuol dire: se proprio vuoi sapere, fai domanda.
E così la mozione è stata respinta.
Undici contrari. Sei favorevoli.
La maggioranza ha scelto il modello amministrativo del buio con accesso agli atti.
Noi, modestamente, continuiamo a preferire la luce.
Anche trimestrale.
Fonti: Deliberazione del Consiglio Comunale n. 24 del 29/04/2026. Trascrizione del dibattito allegata alla delibera C.C. n. 24 del 29/04/2026.
Piccolo derby tra la Lety e la Seppia finito nel verbale ufficiale
I verbali amministrativi sono documenti meravigliosi. Scritti con la stessa vivacità narrativa del manuale della caldaia, dovrebbero raccontare solo cose tecniche: numeri, programmazioni, slide.
E invece ogni tanto succede un piccolo miracolo: tra una riga e l’altra si intravede la politica vera.
È quello che accade nel Comitato di Distretto del 2 febbraio, dove si parlava di un tema serissimo: servizi e politiche per la disabilità nell’Area Nord.
Tema importante. Tema delicato. Tema che meriterebbe molto più di qualche slide.
Ma nel mezzo della discussione emerge una parola interessante:
il forum.
Il forum che spunta dal nulla
Dal verbale si scopre che gli assessori ai servizi sociali avevano iniziato a lavorare a un’idea: creare un forum sulla disabilità con le associazioni del territorio.
Bellissimo.
Partecipazione. Condivisione. Ascolto.
Peccato che a un certo punto si capisca anche un’altra cosa:
i sindaci non erano esattamente stati coinvolti prima.
E infatti il presidente del distretto ricorda che servirebbe:
maggiore coordinamento tra assessori e sindaci.
Traduzione dal dialetto amministrativo della Bassa:
prima di organizzare tavoli politici, magari fate un fischio a chi dovrebbe guidare il distretto.
La Lety rincara la dose
A questo punto interviene la Lety, con la calma istituzionale che si addice a una sindaca e con quella sua nota passione per il puntiglio, che nelle assemblee diventa spesso una sua vera arte marziale.
Ricorda che:
serve coordinamento tra assessori e sindaci
gli inviti alle associazioni devono essere condivisi
bisogna evitare di vanificare il lavoro fatto.
Tutto molto elegante.
Ma il messaggio è chiarissimo:
la regia politica sta ai sindaci.
La Seppia chiarisce
Subito dopo prende la parola l’assessora ai servizi sociali di Mirandola, la Seppia, quasi a difendersi.
Ed è un dettaglio curioso: tra tutti gli assessori presenti è l’unica a intervenire durante quella parte della discussione.
Il suo intervento nel verbale è molto breve:
il lavoro svolto è stato informale.
Quattro parole, registrate così, senza ulteriori spiegazioni.
Una precisazione che arriva subito dopo l’intervento della Lety sul tema del coordinamento tra assessori e sindaci e sulla necessità che gli inviti alle associazioni siano condivisi.
Il forum e il piccolo mercato del consenso
Ed è qui che la faccenda diventa interessante.
Perché un forum con le associazioni sulla disabilità non è solo un tavolo tecnico.
Le associazioni su questi temi sono:
famiglie
volontari
operatori
reti sociali.
In altre parole: territorio vero.
E chi organizza tavoli, incontri e forum con quel mondo diventa inevitabilmente un riferimento politico per quella comunità.
Per questo il passaggio nel verbale assume un significato particolare.
Da una parte la Lety, che richiama il coordinamento tra sindaci e assessori. Dall’altra la Seppia, che precisa che il lavoro svolto con le associazioni è stato informale.
Il forum sulla disabilità, per un attimo, smette di essere soltanto un tavolo tecnico.
Diventa anche una questione di chi convoca, chi coordina e chi tiene i rapporti con il territorio.
Dettagli.
Ma nella politica locale sono proprio i dettagli che, qualche anno dopo, decidono chi guida il carro e chi porta la biada.
Arriva la burocrazia e mette pace
Per evitare che la seduta del distretto si trasformi in una discussione politica tra amministratori, interviene il presidente.
La soluzione è quella classica delle assemblee:
l’incontro con le associazioni verrà convocato ufficialmente dall’Ufficio di Piano.
Così:
la politica smette di pizzicarsi (almeno in distretto)
la burocrazia rimette il coperchio
Morale della riunione
Si parlava di disabilità. E per fortuna.
Ma per qualche minuto il verbale ha fatto intravedere anche un’altra cosa:
le dinamiche interne alla politica locale.
Quelle che nei documenti ufficiali non si raccontano mai davvero.
Ma che ogni tanto, tra una riga e l’altra, si leggono lo stesso.
Fonte
Verbale Comitato di Distretto di Mirandola – seduta del 2 febbraio 2026, protocollo Comune di Mirandola n. 7315/2026.