quando una mozione passa, ma la delibera non se ne accorge

A Mirandola, quando si parla di AIMAG, volano parole solenni: controllo pubblico, governance, Patto di Sindacato, indirizzo strategico, tutela del territorio.
Poi però arriva il momento più difficile.
Non trattare con Hera.
Non difendere il servizio pubblico.
Non scrivere un Patto di Sindacato.
No.
Contare.
La mozione sul controllo pubblico nel Patto AIMAG 2026-2031 viene votata così:
5 favorevoli
4 contrari
7 astenuti
Ora, il Regolamento del Consiglio comunale dice una cosa abbastanza semplice: gli astenuti contano per il numero legale, ma non si contano tra i votanti.
Quindi i votanti erano 9.
Cinque favorevoli.
Quattro contrari.
Traduzione per chi ha saltato la prima elementare:
5 è più di 4.
Non serve un parere legale, non serve la Corte dei Conti, non serve un consulente sulle partecipate: bastavano due mani, qualche dito e un adulto responsabile nei paraggi.
Invece la mozione viene dichiarata non approvata.
Passi, si fa per dire, l’errore nell’immediato, durante il Consiglio comunale, magari dentro la confusione del dibattito, con quella malcelata volontà della maggioranza di bocciare comunque una mozione evidentemente scomoda.
Ma vedere poi lo stesso errore messo nero su bianco in un documento ufficiale rende la vicenda ancora più assurda.
Perché un conto è sbagliare a caldo.
Un altro è avere il tempo di scrivere, controllare, rileggere, firmare digitalmente e pubblicare una delibera che cristallizza l’errore come se fosse verità amministrativa.
E questo, più ancora del pasticcio aritmetico, distrugge la fiducia fra cittadini e istituzioni: perché se nemmeno il risultato di una votazione pubblica viene riportato correttamente, come possiamo fidarci quando ci parlano di controllo pubblico su AIMAG?
Ed è qui che il semplice errore diventa qualcosa di più interessante: siamo davanti a una svista, o alla volontà politica di bocciare anche quello che il Consiglio aveva appena approvato?
Perché gli astenuti non sono contrari.
Sono astenuti.
Stanno lì, fanno numero legale, respirano, guardano il banco, ma non votano no.
A Mirandola, invece, sembrano diventare una nuova specie istituzionale: l’astenuto contrario postumo, quello che non dice no, però viene usato come se lo avesse detto.
E la catena degli errori non finisce qui.
Nella delibera sulla mozione protocollo 23103 del 20 maggio, quella effettivamente discussa, nel dispositivo finale spunta il protocollo 20063 del 30 aprile, cioè quello di un’altra mozione, già trattata nella delibera precedente.
Una delibera parte con una mozione, finisce con un’altra, e nel mezzo riesce pure a dichiarare respinto un voto finito 5 a 4 per i favorevoli.
Un piccolo capolavoro.
Mentre si parla di controllo pubblico su AIMAG, la prima cosa che sfugge al controllo pubblico è il risultato del voto pubblico.
Fico avrebbe tre domande semplici:
Con quale criterio una votazione finita 5 a 4 è stata proclamata come bocciatura?
In quale punto del Regolamento gli astenuti diventano contrari?
Perché nella delibera della mozione 23103 compare il protocollo 20063, come un invitato che sbaglia funerale ma firma comunque il registro?
La maggioranza, politicamente, non ha nemmeno avuto il coraggio di votare tutta contro: una parte ha votato no, una parte si è astenuta, poi però il risultato finale è stato confezionato come se l’astensione fosse una bocciatura compatta.
È la politica del:
“Non abbiamo detto no, però facciamo come se fosse no.”
Per la prossima seduta, Fico propone una piccola innovazione a costo zero: accanto agli scrutatori, nominare anche un bambino di sei anni, scelto a rotazione tra le scuole primarie, con il delicato compito di coadiuvare il Presidente del Consiglio comunale nelle più ardue operazioni di aritmetica democratica: sommare i favorevoli, sottrarre gli astenuti dai votanti e, nei casi di particolare complessità, stabilire se 5 sia maggiore o minore di 4.
Non risolverebbe AIMAG.
Ma almeno salverebbe l’aritmetica.

