Categoria: Esteri

Ida Wells

  • IL BONZANINI CHE GRIDAVA AI REEL

    Quando la comunicazione è spreco solo se non la fa tuo fratello

    C’è un momento, nella politica della Bassa, in cui la satira può smettere di inventare e limitarsi a leggere.

    A Carpi Giulio Bonzanini, consigliere comunale della Lega e vice segretario provinciale del partito, attacca il Comune perché spenderebbe oltre 17mila euro per reel e contenuti social. Secondo lui, da una parte ci sarebbe chi sostiene “le persone, le giovani famiglie e il diritto alla casa”; dall’altra chi investe in strumenti che rischiano di diventare “comunicazione autocelebrativa”.

    Poi arriva il colpo di teatro: come esempio virtuoso cita Mirandola.

    Mirandola.

    Cioè uno dei Comuni in cui la comunicazione autocelebrativa non è un inciampo: è una funzione amministrativa, una postura politica, una specialità locale, un prodotto tipico da promuovere con cartellonistica dedicata.

    A Mirandola ormai tutto diventa comunicazione. Il cantiere diventa racconto. La proroga diventa traguardo. Il bando fragile diventa visione. Il comunicato anticipa la realtà, la foto la lucida, il post la imbelletta.

    E infatti, aprendo gli atti, si scopre che il modello mirandolese ha un Servizio Comunicazione esterno che nel 2025 vale 70.000 euro solo per gli incarichi. Dentro ci sono Enrico Bonzanini, incaricato della comunicazione digitale per 37.000 euro nel 2025, e Nicola Pozzati, per 11.000 euro nel 2025. Totale Bonzanini-Pozzati: 48.000 euro.

    Quindi ricapitoliamo con calma, perché la scena merita.

    A Carpi 17mila euro per i social sono uno scandalo (ed in parte condivido).

    A Mirandola 70mila euro di incarichi comunicativi sono sobrietà istituzionale.

    A Carpi i reel sono rischio di propaganda.

    A Mirandola comunicati, social, news, sito, pagina istituzionale autocelebrativa ed autoreferenziale diventano servizio pubblico.

    Il dettaglio più gustoso, però, è un altro.

    Il Bonzanini carpigiano usa Mirandola come manganello politico contro Carpi. Solo che dentro il modello mirandolese portato a esempio c’è Enrico Bonzanini, suo fratello, incaricato della comunicazione digitale del Comune. Qui non siamo più al dibattito sulla comunicazione pubblica.

    Qui siamo alla comunicazione parentale comparata.

    Il fratello di Carpi denuncia i social di casa sua.

    Il fratello di Mirandola gestisce i social di casa d’altri.

    Il primo spiega che una buona amministrazione non si misura nella quantità di comunicazione prodotta.

    Il secondo lavora dentro una macchina che produce comunicati, aggiornamenti, contenuti, canali social e narrazione dell’azione amministrativa.

    Manca solo il tutorial:

    “Come criticare i reel altrui mentre in famiglia si presidia la comunicazione istituzionale del Comune modello.”

    E qui arriva la parte migliore: Bonzanini non si limita a dire che Carpi spende troppo. Costruisce una contrapposizione morale. Da una parte Carpi, città dei reel. Dall’altra Mirandola, città del mutuo, dell’affitto, della giovane coppia aiutata, del welfare concreto.

    Peccato che il famoso bando mirandolese, già criticato, abbia tutti i tratti del welfare da vetrina: graduatoria in ordine di arrivo, nessuna vera valutazione della situazione economica, bando riservato a i non residenti.

    Non “prima chi ha più bisogno”.

    Non “prima chi è più fragile”.

    Non “prima chi rischia davvero di restare fuori casa”.

    No.

    Prima chi arriva prima.

    Il welfare col cronometro.

    La politica abitativa in formato sportello numerato.

    Il sostegno sociale trasformato in mini click day con comunicato stampa incorporato.

    Così il Comune mette circa 20mila euro su una misura piccola, discutibile, politicamente spendibile, e poi quella misura viene usata per fare la morale a Carpi. Nel frattempo, però, Mirandola sostiene una struttura comunicativa da 70mila euro annui di incarichi esterni.

    Ventimila euro di bando.

    Settantamila euro di comunicazione.

    E Bonzanini riesce comunque a raccontarla come “mutui contro reel”.

    Complimenti.

    È un esercizio di equilibrismo politico notevole: tenere in mano la bandierina del welfare mentre dietro passa il camion della comunicazione istituzionale con sopra il cognome di famiglia.


    Intervista immaginata

    Giulio Bonzanini:
    “A Carpi spendono soldi pubblici per i social!”

    Fico:
    “Terribile. E Mirandola?”

    Giulio Bonzanini:
    “Mirandola aiuta le giovani coppie.”

    Fico:
    “Benissimo. E chi gestisce la comunicazione digitale di Mirandola?”

    Giulio Bonzanini:
    “Un professionista.”

    Fico:
    “Nome?”

    Giulio Bonzanini:
    “Enrico.”

    Fico:
    “Cognome?”

    Giulio Bonzanini:
    “Bonzanini.”

    Fico:
    “Parentela?”

    Giulio Bonzanini:
    “…”

    Fico:
    “Importo annuo?”

    Giulio Bonzanini:
    “…”

    Fico:
    “37mila euro solo lui. 48mila con l’amichetto Pozzati. 70mila il pacchetto incarichi comunicazione. Però a Carpi 17mila euro sono il disastro della pubblica amministrazione.”

    Giulio Bonzanini:
    “Ma a Mirandola è diverso.”

    Fico:
    “Certo. A Mirandola anche la propaganda cambia nome: si parentela.”


    La verità è molto semplice.

    Bonzanini dice una cosa giusta: la comunicazione autocelebrativa pagata con soldi pubblici è un problema serio.

    Perfetto.

    Allora partiamo da Mirandola.

    Perché Mirandola non è l’alternativa alla comunicazione autocelebrativa.

    Mirandola ne è il laboratorio.

    È il Comune dove ogni cosa deve diventare racconto edificante: il bando, il cantiere, l’inaugurazione, la mezza misura, la promessa, la proroga, la toppa, il rattoppo e perfino il silenzio quando gli atti non convengono.

    La comunicazione non accompagna più l’azione amministrativa.

    La precede.

    La veste.

    La trucca.

    La spinge in vetrina.

    Poi, quando qualcuno guarda dietro il fondale, trova determine, incarichi, costi, affidamenti, ruoli e cognomi.

    E allora il problema non sono i reel di Carpi.

    Il problema è la faccia tosta di chi usa Mirandola come modello anti-propaganda mentre Mirandola ha fatto della comunicazione autocelebrativa uno dei propri principali strumenti di governo.

    Conclusione:

    Bonzanini ha ragione.
    La comunicazione pubblica va controllata.
    Soprattutto quando chi denuncia quella degli altri ha un fratello pagato per fare quella del Comune portato a esempio.